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L e zucchine alla scapece sono un piatto tipico della cucina campana. Si preparano friggendo zucchine piuttosto grandi tagliate a fette tonde e condendole con aceto, aglio e foglie di menta fresca. Il piatto è noto anche per essere citato in un film di Totò: in Un turco napoletano , infatti, il guappo Don Carluccio "uomo di ferro" stilando il contratto di nozze, elenca i piatti che non piacciono allo sposo , tra cui appunto questo, che chiama col suo nome napoletano: cocozzielli alla scapece . La preparazione a scapece è molto simile a quella "al carpione" (utilizzata in Piemonte) e "al saor" ( tipica del Veneto); tutte queste preparazioni, nacquero per meglio conservare gli alimenti e poi divennero ricette tipiche e tradizionali. Ingredienti: 1 kg di zucchine aceto di vino rosso 2 spicchi di aglio olio d'oliva olio di semi d'arachidi sale un mazzetto di menta fresca Procedimento: Laviamo bene le zucchine e tagliamole a rondelle non tanto spesse. Poniamole su un vassoio e lasciamole asciugare per un giorno, affinchè perdano un pò della loro acqua. Questo farà sì che assorbiranno meno olio in frittura. Appena pronte, in una padella abbastanza capiente, versiamo abbondante olio di semi di arachidi e procediamo alla frittura. Togliamole quando saranno dorate. Lasciamole raffreddare e poi procediamo alla marinatura. Quindi in un recipiente, metteremo uno strato di zucchine, sale, aglio schiacciato o a fettine secondo il gusto, olio d'oliva, un pò di aceto rosso a seconda il grado di acidità desiderato e, infine, le foglione di menta fresca. Procediamo nello stesso modo fino al termine delle zucchine. Lasciamo riposare in frigo almeno 24 ore prima di servire.

Fonte: profumidicucina.blogspot.it

Te lo ritrovi alle spalle quando meno te lo aspetti. Può preannunciarsi con una inconfondibile zaffata di ammoniaca che per un attimo ti fa pizzicare le narici arrivando a oscurare perfino il più aromatico attar di tutte le profumerie orientali. Lo puoi sorprendere assorto mentre alita su una delle tante placche di ottone sparse qui e là per poi passare a lucidarle, appunto con la pezzetta sempre al seguito. Oppure ti può capitare di trovarti a rincorrere quella porta girevole nella quale eri entrata sospingendola delicatamente… E di scoprire, solo gettando uno sguardo oltre il vetro, che è sempre lui che si sta adoperando per velocizzare il tutto, non tanto per galanteria (come saresti tentata di credere) quanto perché così, non appena ti sarai tolta di mezzo (possibilmente senza scapicollarti, che potresti lasciare segni per terra) lui potrà correre a togliere via tutte le ditate che sicuramente hai lasciato! Sarà per questo motivo che certi luoghi, a Dubai, si presentano così: E non si tratta di discoteche all’ultimo grido o di fascinose boutique di lusso, bensì di “semplici” stazione della metro. Che a confrontarle con quelle per le quali ogni giorno transitiamo per andare al lavoro ci potrebbe scendere perfino una lacrima… E mentre da noi ci sono segnali che invitano alla prudenza per evitare di rimanere vittime dei borseggiatori, lì si trovano fiabeschi cartelli di questo tipo: Le differenze tuttavia, a parte questi dettagli, non sono così sbilanciate e potrebbero esaurirsi tutto sommato, in un’ultima considerazione: da noi per prendere la metro bisogna scendere sottoterra, lì a segnalare la presenza di una stazione dedicata basta cercare questa forma a silurotto postmoderno sospeso per aria. Va da sé che se il buongiorno si vede dal mattino, lì, la prima impressione è davvero quella di un’intera città costantemente detersa, disinfettata, tirata a lucido. Sarà sempre per questa strana tendenza che anche dei comunissimi secchioni dell’immondizia hanno l’aspetto di prati fioriti Ma sempre diversi Tanto per non rischiare di annoiarsi o di farci l’abitudine. E se pensate che la questione sia meramente estetica vi sbagliate, perché dai bidoni in questione fuoriescono aromi di fragola, di vaniglia o di non meglio specificati bouquet floreali secondo i casi… Strana città Dubai: a metà tra Gotham City e un plastico di Playmobil. O ciò che meglio potrebbe corrispondere a una definizione stramba come quella di cattedrale nel deserto . Perché sì, in effetti intorno è proprio tutto deserto, come è evidente dalla sabbia sparsa un po’ ovunque, tra un grattacielo di uffici e l’altro o , in maniera più eclatante, da una prospettiva diversa e superiore (decisamente) quale quella che si abbraccia dal 124° piano del Burj Khalifa , l’edificio attualmente più alto del mondo (i cui biglietti, per inciso, vanno prenotati e acquistati rigorosamente in internet, per non spendere il doppio prendendoli sul posto e soprattutto per essere sicuri di riuscire a salire esattamente quel tale giorno…anche se poi l’ascesa sarà solo fino a metà e almeno un pochino lascerà delusi..) E la specifica temporale è d’obbligo, considerata la velocità con la quale il volto di questa città cambia. Cantieri attivi giorno e notte ci raccontano di un aspetto in continua evoluzione (e difatti trovare una guida o una mappa abbastanza chiare - e aggiornate- è impresa ardua). O al contrario, di ambiziosissimi progetti avviati ma ancora in alto mare (letteralmente), come testimonia il complesso delle World Islands , che affiora sornione dall’acqua, fermo e immobile come un enorme, gigantesco ippopotamo. Le distanze sono abissali, e tra una fermata e l’altra della metro possono passare tranquillamente anche 25 minuti buoni. Ma a parte i taxi, estremamente economici, e le gambe (perché pur non essendo, con ogni evidenza, una città concepita prevalentemente per i pedoni, con un minimo di programmazione è comunque accessibile) la metro è il mezzo più comodo e veloce per spostarsi, considerando che passa, puntualissima, ogni 5-7 minuti. Lo scenario cambia di continuo, pur avendo come filo conduttore i grattacieli visibili da ogni angolazione. E ce ne sono davvero di tutti i tipi E per tutti i gusti Poi c’è quell’altra trovata geniale e ipertecnologica della monorotaia, che arriva fino alla punta estrema di Palm Island , dove sorge (pure quello praticamente in alto mare) il complesso dell’Atlantis, con il suo acquario ultramegagalattico e tutti i particolari architettonici a tema….. E poi ci sono gli enormi, smisurati Malls, paradiso dello shopping ma prima ancora, essenzialmente, luoghi di ritrovo e di svago. Vere e proprie città al chiuso, refrigerate e illuminate anche quando fuori è tutto opaco di foschia, il termometro segna 50° all’ombra e stare all’aperto potrebbe risultare una fatica immane più che una piacevole digressione. Ognuno diverso dall’altro, con proprie attrattive e peculiarità. Dai più noti e gettonati come il Mall of the Emirates (quello con la pista da sci) O come il Dubai Mall , dove scarpinando fra le corsie dei suoi 1500 negozi, ci si imbatte improvvisamente nella visione di un enorme e suggestivo acquario O in quella, un po' inquietante, di una cascata con tanto di tuffatori androidi E (casomai a un certo punto ci si annoiasse di fare compere e si volesse uscire magari a respirare aria non condizionata) offre lo spettacolo, ogni 20 minuti a partire dal tramonto, delle fontane danzanti, stile Las Vegas. Se poi ci si sente storditi da gente e viali di negozi interminabili, suoni e luci di ogni tipo, ci si può sempre rifugiare nel più piccolo e caratteristico Souk al Bahar , proprio nelle vicinanze, appena oltre le fontane. E magari fermarsi a mangiare (tra le tante proposte) in un ristorantino tipico bellissimo, dai colori pastello e l’aria (certo percepibile a patto di un piccolo sforzo per astrarsi giusto un attimo dal contesto…) molto campagnola ( Zahr el-Laymoun , casomai capitaste da quelle parti per l’ora di pranzo o di cena). E allora il consiglio è di andare a hommos , come se piovesse, qualche intingolino di pane arabo nella zaatar (miscela di spezie in olio d’oliva) e shawarma a volontà, che non ve ne pentirete. Di malls però ce ne sono anche tanti altri meno famosi (perché più “vecchi” e ormai surclassati dalla fama dei più recenti) ma, per certi versi, anche più attraenti. Come l’ Ibn Batutta , suddiviso in 6 edifici corrispondenti ad altrettante regioni del mondo: dalla Persia all’India, dalla Cina all’Andalusia. Davvero indimenticabile. O il piccolo (si fa per dire) e raffinatissimo Wafi center , tutto in tema egizio e nei cui sotterranei si estende un bellissimo souk arabo con annesso ristorante tipico in cui è doveroso andare almeno una volta a bearsi della bellissima ambientazione, gustando cucina araba-persiana-libanese fra i vapori dolciastri della shisha ( Khan Murjan Restaurant ) . Il relax è totale davanti alla solita ciotolina di hommos da piluccare sempre con piccoli pezzi di (questa volta più autentico) pane arabo, disquisendo pigramente del più e del meno. Per poi passare mollemente a cannoncini di kebbeh E magari concludendo con una ciotol (in) a di gelato, rigorosamente arabo e inevitabilmente (anche) al pistacchio. Vere e proprie oasi di pace, fuori dal tempo, in cui fermarsi a riprendere fiato tra vetro, acciaio e tanta, tantissima luce. Fuori dai circuiti tecnologici, e per riprendere i contatti con una dimensione più umana, vale la pena farsi un giro lungo il Creek. Di giorno, nella calma assoluta che vi regna, o anche di sera, fra i bagliori tremuli delle luci, magari passando romanticamente da una riva all’altra a bordo di un abra di legno. Spingersi fino al souk delle spezie, tanto per lasciarsi inebriare dai profumi dell’ incenso e della mirra o a quello dell’oro, giusto per lustrarsi gli occhi… Per poi proseguire il vagabondaggio tra i vicoli del quartiere persiano di Bastakiya o fra “le meraviglie architettoniche del lungomare di Shindagha” (Lonely Planet docet). E per la mattina dopo, per l’appunto, programmare una mattinata sulla spiaggia, dove godere di una distesa bianca assolutamente invitante e di un’acqua magari non maldiviana ma nemmeno poi così repellente… E prima di congedarsi definitivamente dalla città, è bene fare un salto, ma senza troppe aspettative, a quell’Heritage village che, almeno a noi, è parso giusto un gradevole e simpatico allestimento per i turisti, così come la Madinat Jumeirah e il suo souk (ma sono gusti personali) dalla quale, se non altro, è possibile fare belle foto all’arcinoto e lussuosissimo albergo a forma di vela. Ma occhio alle suggestioni e ai preconcetti. Sarà una città strana e tutta artificiale, un complesso di dubbio gusto e a tratti non del tutto condivisibile, ma se per caso vi trovaste a vivere qualche giorno in un appartamentino di un qualunque complesso residenziale tenuto come se fosse un gioiello, e a girare per la città con agio e senza intoppi, vedendo che tutto scorre via tra regole precise e servizi che funzionano, poi magari faceste addirittura delle puntatine in vari supermercati (Carrefour, ma anche il locale Lu Lu Hypermarket), scoprendo amaramente che i prezzi di pane, latte, pesce e tante altre cose sono inferiori che da noi (e di gran lunga), compresi quelli di noti cioccolatini italiani, nonostante i costi di importazione (e questo vi farà arrabbiare moltissimo!)…potrebbe venirvi seriamente voglia di andarci a vivere per sempre, in quella strana città! Io un pensierino ce lo avrei fatto e se proprio dovessi scegliermi pure un impiego, vorrei, assolutamente, lavorare qui: gironzolando tutto il giorno con una parrucca rosa in testa, e le mani tra mille di queste dolcezze... Nota per gli amanti del caffè: pur girovagando per il mondo, come ormai noto, con al seguito sempre un fornelletto elettrico, un adattatore e una moka, ci capita (spesso) di avere voglia di una tazzina durante il giorno, lontani da tutto l'armamentario… Ecco, i prezzi di un espresso sono davvero esagerati (anche 2,50€) e ciononostante, molto spesso la qualità, anche di quelli di marchio italiano, lascia parecchio a desiderare. Percui il consiglio è, oltre a quello di sedersi comodi chiudendo gli occhi e respirando a fondo nella speranza che il desiderio passi, di rivolgersi, in caso di emergenza, ai seguenti due indirizzi (dove abbiamo trovato caffé dai prezzi sempre assurdi ma se non altro ottimi): - Lino’s coffee shop , Burjuman Mall (con una nota di merito per la meno patriottica, ma assolutamente stratosferica carrot cake!) - Carluccio’s, Dubai Marina Mall (dove pare facciano anche delle pizze molto buone, ma quelle non le abbiamo sperimentate)

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Mousse salata di lenticchie mantecate Carluccio LXXXIV (ottantaquattresimo), re dei Capogiri, possiede molte virtù e un unico neo: odia atavicamente e irrimediabilmente le lenticchie, che costarono la vita per indigestione al fondatore della sua stirpe, re Carletto I. Così, allorché all'altare incontra per la prima volta la sua promessa sposa, la principessa di Poponia, e scopre che il suo viso ne è costellato, rifiuta recisamente di sposarla. Ma quando, dopo dieci anni di guerra, dichiaratagli dal padre della sposa mancata, viene catturato, incarcerato e obbligato a mangiarle, scopre che sono un piatto delizioso; come pure la principessa, che infine sposa con un banchetto a base del pregiato legume: tra le portate delle nozze la zuppa di lenticchie trifolate e la mousse di lenticchie mantecata. Questo il riassunto della favola scritta e illustrata nel 1920 da quell'a rtista eclettico - attore, regista, scrittore, disegnatore, nonché fumettista e creatore del Signor Bonaventura - apparso per la prima volta nel 1917 sulle pagine del Corriere dei Piccoli - che è stato Sergio Tofano . La favola, riedita nel 2002 nella collana I cavoli a merenda ad opera della casa editrice Adelphi e con la collaborazione della Biblioteca centrale di Milano e di Sergio Pignatone, titolare della libreria antiquaria e della casa d'aste Little Nemo di Torino, contiene al suo interno altre due favole brevi, sempre illustrate da Tofano, Come furono inventati gli attaccapanni e Uno stomaco di calcestruzzo , sempre permeate da quello spirito elegantemente beffardo sotto l'apparenza fintamente ingenua che caratterizza l'opera di Tofano. Per per circa 8 nobili invitati al capodanno reale.. 200 gr di lenticchie secche 1 piccola carota mezza cipolla un pezzo di sedano 2/3 cucchiai d'olio mostarda di frutta mantovana (o comunque mostarda di frutta con i pezzi) polvere di curry e peperoncino qb. 10/12 fette di pane carré Mettere a bagno le lenticchie per un'ora e due in abbondante acqua. Tritare finemente carota, cipolla e sedano e metterli a soffriggere brevemente insieme all'aglio e a un cucchiaio d'olio nella pentola a pressione; aggiungere subito le lenticchie scolate, una quantità d'acqua doppia rispetto alle lenticchie, una foglia d'alloro, peperoncino in polvere e curry e sale e far cuocere per circa 10 minuti dall'entrata in pressione della pentola, poi lasciare raffreddare. Scolare le lenticchie, - conservando il brodo di cottura - e metterle nel frullatore, insieme all'olio. Frullare fino a ridurle in una morbida mousse, aggiungendo, se necessario un po' del brodo di cottura. Mettere la mousse in calici o coppette separate e conservate in frigo fino al momento di servire; decorare con pezzi di mostarda e servire con fette di pan carré tostato - magari tagliato con le formine dei biscotti - insieme a formaggi (per amici vegetariani) o in abbinamento a mousse di prosciutto e tonno o paté.

Fonte: lacuocacialtrona.blogspot.it

Care amiche ..Buongiorno!!!! Oggi propongo un post insolito ma sempre legato al cibo. Sono stata contattata pochi giorni fa da Carlo Candian che scrive per http://www.cibook.it e che mi ha proposto di ospitare nel mio blog un suo interessante articolo che, come il titolo del post suggerisce, elenca un'allarmate elenco di prodotti facilmente reperibili all'estero presso le catene di ristorazione e i grandi supermercati.. Ecco qui di seguito il suo articolo, fedelmente riportato, e le immagini relative ai prodotti oggetto del post. Allarme cibi taroccati L'Italia ha un patrimonio ricchissimo e nel mondo è conosciuta soprattutto per la sua tradizione culinaria. Avendo vissuto tre anni a Londra, ho capito quanto gli inglesi apprezzano i nostri prodotti e il modo unico che abbiamo di unirli creando sapori semplici e delicati. Essendo un popolo di migratori, ristoranti e caffetterie italiane si possono trovare facilmente all'estero, tuttavia spesso ci si trova a pagare una fortuna per ci ò che è lontanamente simile alla qualità nostrana. Strada, Pizza Express, Pizza Hut, Olive Garden e Carluccio's sono tra le catene di ristorazione pi ù conosciute nel Regno Unito le quali hanno saputo adattare i propri piatti alle richieste di un consumatore non proprio cosciente. Anche i grandi supermercati hanno a disposizione una vasta scelta per mangiare italiano con spiacevoli sorprese. Se un buon consiglio è quello di addentrarsi in nuovi sapori quando si è all'estero, questa galleria di immagini di cibi taroccati è uno spaccato vero, una reinterpretazione “moderna” di piatti tipici che diventano fast food per il consumatore alla ricerca di uno spuntino veloce. Tutti provengono da Tesco, il pi ù diffuso supermercato famoso per la sua scarsa qualit à e la sua grande convenienza. Dalla lasagna sandwich alla salsa alla carbonara che dura 2 anni, ecco cosa si sono studiati per farvi sentire a casa: Lasagna Sandwich Pasta Pasta Tutti i Giorni con uova e pancetta, ideale per colazione Pasta fredda con il pollo, i pomodori, il basilico e la maionese Pasta con il miele, la mostarda e il pollo Il ragù ma senza carne Il sugo alla carbonara che dura due anni I sughi pronti con la carne, come si conservano? Il parmigiano in barattolo che si conserva fuori dal frigo. Non contiene formaggio. Il Garlic Bread: pane con burro aromatizzato all'aglio. Alcuni sono convinti che sia un piatto tipico italiano Autore: Carlo Pandian è nato a Verona scrive per Cibook – asparagi ricette . Ama la cucina semplice e nostrana come gli Asparagi Bianchi di Santa Maria di Zevio (Verona) con le uova o la Nduja con le melanzane fritte. E con questa carrellata di immagini che penso abbiano inorridito tutte voi..me compresa...auguro una bella giornata!!!

Fonte: atavolaconmammazan.blogspot.com

Questa volta ho voluto realizzare una torta di carote del famoso chef britannico Jamie Oliver , formatosi nel ristorante del grande Antonio Carluccio . Si tratta di una torta di carote speziata veramente deliziosa che con il frosting può essere una torta degna di una occasione speciale. La ricetta originale la trovate qui , io ho modificato solo il frosting per la farcitura e la glassatura per renderla meno carica di zucchero. Ingredienti: (per 3 tortiere da 20 cm di diametro) Per le 3 basi 350 gr di zucchero di canna 350 gr di olio di semi di girasole 350 gr di farina 00 3 uova grandi 350 gr di carote bio sbucciate e grattugiate 1 cucchiaino e 1/2 di lievito in polvere 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio 2 cucchiaini di cannella in polvere 1 cucchiaino di zenzero in polvere 1 cucchiaino di essenza di vaniglia 75 gr di noci tritate finemente (o di uva sultanina per chi la preferisse) Per la farcitura e la glassatura 250 gr di mascarpone 200 gr di formaggio spalmabile 50 ml di crema di latte 170 gr di zucchero a velo qualche goccia di essenza d'arancia Per guarnire 50 gr di pistacchi sminuzzati grossolanamente (o come nella ricetta di Oliver gherigli di noci divisi a metà) Accendete il forno e fatelo scaldare a 170°C. In una ciotola miscelate insieme lo zucchero, l'olio e le uova con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto denso e liscio. In un'altro recipiente miscelate la farina con il bicarbonato di sodio, il lievito in polvere, cannella, zenzero e vaniglia. Setacciandolo unitelo al composto di uova un pò per volta fino ad averlo completamente amalgamato. Unite ora le carote grattugiate e le noci sminuzzate e mescolate bene. Dividete quindi il composto tra le 3 tortiere oleate e con il fondo ricoperto di carta da forno. Fate cuocere 30 - 35 minuti in forno preriscaldato a 170°C a metà altezza, controllando che uno stecchino ne esca asciutto. Una volta cotte lasciatele 5 minuti fuori dal forno e quindi toglietele dalle teglie e fatele raffreddare su una griglia. Nel frattempo preparate la glassatura montando con le fruste elettriche la crema di latte, aggiungendovi quindi il mascarpone, il formaggio spalmabile, lo zucchero a velo e l'essenza d'arancia montandoli con le fruste e ponendo la crema in frigorifero. Una volta che le torte si sono completamente raffreddate eliminate la carta da forno sotto ad ognuna, montarle con parte della crema tra uno strato e l'altro e coprendo completamente la torta ormai montata con il resto della glassa e guarnendo con i pistacchi sminuzzati grossolanamente. Ponete la torta in frigorifero fino al momento di servirla. Vi assicuro che merita davvero, semplicemente divina!! A presto! =^-^=

Fonte: le-tenere-dolcezze-di-resy.blogspot.it

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