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Scopri su www.prometeoenergia.it tutto il gusto del "Made in Marche" con le ricette esclusive di Moreno Cedroni e ricorda che anche il gas e l'energia elettr...

Ci sono appuntamenti che sanno nutrire nel profondo. Non solo il corpo, ma anche il cuore, i sensi, la mente. Appuntamenti che solleticano il palato, che non sono solo gioia per gli occhi, ma anche per la mente. Spalancano mondi nuovi, ampliano i nostri ristretti orizzonti, consolidando magari alcune certezze, ma sono anche in grado di regalare stimoli nuovi , nuove prospettive, opportunità e tante altre piacevoli emozioni. Credo che Identità Golose per me sia stato un pò tutto questo e certamente anche più di questo. Un appuntamento a cui non ho voluto mancare, e ho fatto bene. Peccato solo sia stato troppo breve. Nonostante tutta la mia buona volontà, non sono riuscita a seguire tutti gli interventi che avrei voluto. Ho presenziato solo il 10 febbraio e g li appuntamenti interessanti erano moltissimi. Purtroppo per me molte sessioni a cui avrei voluto presenziare si sono svolte in contemporanea in sale diverse . Il dono dell'ubiquità non lo possiedo, per cui mi sono arresa e ho dovuto scegliere. Con un pò di rammarico, lo ammetto, per essermi persa qualche "golosa intelligenza" per strada! Non si poteva però fare diversamente. Per fortuna c'è il web che consente di recuperare almeno in modo virtuale, qualche intervento perso. Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina , ideato da Paolo Marchi e quest'anno giunto alla sua decima edizione . Il tema di quest'anno era una Golosa Intelligenza. La mia tabella di marcia è iniziata in un modo meraviglioso, perchè mi sono subito fatta un bellissimo regalo, sebbene già con un primo rammarico.. Scelta dettata dal cuore, e dalla mia grandissima stima ed ammirazione per quest'uomo: Moreno Cedroni che ha raccontato la sua "Identità di birra" Una birra protagonista del suo menù dall'aperitivo al dolce, declinato ad arte, che ho apprezzato, ammirato e degustato con immenso piacere. Per contro mi sono persa a quanto pare un grandissimo Niko Romito , che avrei ascoltato con altrettanto piacere, ma la sua sessione si svolgeva purtroppo proprio in contemporanea. Inusuale e particolarissima la scelta del cocktail di benvenuto di Moreno che inizia il suo menù con un sake alla birra servito in accompagnamento con un alchechengi intinto nel miele a stemperare l'amaro della birra usata "come cubetto di ghiaccio" nel sakè. Il secondo piatto composto d a due soli bocconcini, ma dal sapore davvero delizioso: una pluma di maiale iberico con salsa di finocchi e arancia con aglio nero, servita con schiuma della birra in accompagnamento. L'idea di utilizzare un aereatore per acquari per riprodurre la schiuma della birra l'ho trovata geniale e non solo io, visto che le due ciotole di "schiuma da bagno" messe sul tavolo in bella vista hanno incantato la platea ancora prima dell'inizio della degustazione! L'aglio nero che sporcava il piatto, è stato fatto girare in sala da Moreno perchè ne apprezzassimo le sue note di oliva nera e liquirizia. La chiosa poi è stata davvero degna di nota. Come lo stesso Cedroni sottolinea non è facile utilizzare la birra in un dolce, poichè non si deve snaturarne il gusto.... amaro. L'idea di questo dolce, racconta, nasce nel suo susci bar del Clandestino dove la birra accompagna spesso i suoi piatti, guardando la spiaggia del suo mare marchigiano, seduto al tavolino sorseggiando una birra e mangiando noccioline. Ecco dunque la proposta dolce di Cedroni: un pan di spagna cotto al microonde , poi essiccato in forno a 70°C in accompagnamento ad una gelatina di birra , fatta in purezza addensando solo la birra che mantiene quindi intatte tutte le sue caratteristiche. Il segreto è calibrare con sapienza le dosi degli ingredienti utilizzati. Il gelato al burro di arachidi servito sul pan di spagna, vi assicuro era davvero spettacolare! Dopo questo inizio di congresso così appagante non potevo mancare ad un appuntamento, che come potete immaginare, mi stava particolarmente a cuore: la panificazione. Mi sono quindi spostata di sala per andare a sentire una lezione di "Identità di Pane" tenuta da due donne meravigliose. Roberta Pezzella e Federica Rancinelli , che con la loro esperienza sensoriale del pane, partendo da un suono il "ciok" dell'impasto, che deve suonare in un modo ben specifico quando arriva al punto di pasta, ci hanno deliziato con l'assaggio di due pani fatti con germinato di grano saraceno. Il mio stupore però non si è fermato al gusto, sebbene l'assaggio di quel pane lo abbia ancora in mente, e chissà se mai riuscirò a sformare un pane così buono! La mia meraviglia accompagnata ovviamente da tantissima ammirazione, è stata incentrata sul loro grande amore, sulla grande passione che hanno dedicato alla panificazione . Sebbene i loro approcci siano stati diversi, queste due donne così determinate a raggiungere i loro obiettivi, raccontando la loro esperienza con il lievito madre, hanno fatto percepire a chi era in sala, come dietro a questo lavoro sia racchiusa una grande professionalità. Come sottolineava Federica, la panificazione è un mestiere che richiede testa e cuore , che non possono mai andare disgiunti! Tra le tante cose che hanno detto, ce n'è stata una che mi ha particolarmente colpito, forse perchè lo sostengo da sempre: "la mano di chi impasta fa la differenza. Il lievito madre cambia, non solo di giorno in giorno, ma di mano in mano!" Ed io aggiungerei: sacrosanta verità, che chi impasta sa. In un momento storico in cui per via delle diete ipocaloriche si demonizzano pane e pasta, tornare un pò indietro fa certamente bene. Tornare a mangiare il pane tutti i giorni, come ha detto Corrado Assenza e i dolci solo nelle feste, non il contrario come fanno tanti bimbi di oggi... Recuperare le sane abitudini di un tempo, mangiando per prima cosa un buon pane, fatto con farine vive, come suggeriva Federica, macinate a pietra e ricche di tutti i micronutrienti necessari al nostro benessere. E' stata poi la volta di "Identità di Pizza" con Simone Padoan e Franco Pepe due grandi maestri pizzaioli, che ho seguito con estremo interesse. La pizza come si sa è un piatto che per anni è stato bistrattato e tagliato fuori dall'alta cucina. Credo che grande merito vada a Paolo Marchi per aver "riabilitato" ridando "onore alla pizza" un piatto mediterraneo completo e diffuso in tutto lo stivale. Ha dato spazio a questi pizzaioli che al pari di altri grandi chef hanno dimostrato che una semplice pizza può diventare speciale, se fatta intanto con cura, attenzione e dedizione e poi con grandissima attenzione e studio dei minimi particolari. Dalla scelta delle materie prime ad un continuo studio, per migliorarsi e migliorare il proprio prodotto. Come ha fatto Franco Pepe , da Caiazzo, figlio di pizzaioli, che chiama un giovane amico agronomo per aiutarlo a scegliere, studiandone le caratteristiche peculiari, i prodotti della valle telesina da mettere sulla sua pizza. Gli ingredienti vengono reperiti in un corto raggio, sono tutti a 6 km di distanza dalla sua pizzeria. Racconta che i produttori li conosce tutti personalmente, e parla con fierezza della sua terra e delle sue eccellenze, dei suoi ingredienti, che mostra orgoglioso nella valigia che porta in sala per mostrarli a tutti. Le cipolle di Alife, l'oliva caiazzana, l'origano del matese, il pomodoro riccio... C'è un attento studio dietro tutto questo, come ci raccontano in sala. Infine lascia che ad impastare sia il figlio Stefano, a cui spera di trasmettere la sua passione, per questa pizza che impasta a mano come si faceva un tempo, nella madia in legno come suo nonno . Una pizza che si evolve come racconta Padoan, una evoluzione del gusto grazie al confronto con altri e agli stimoli che si rinnovano di anno in anno per chi ha voglia di mettersi sempre in gioco e andare sempre avanti. Prendendo ispirazione dagli amici o anche da se stessi copiandosi addirittura una pizza come racconta Simone. Come lui stesso dice il mondo è cambiato e molti oggi ricercano un prodotto sano, gustoso e genuino. Il sogno di Simone sarebbe provare a fare una stessa ricetta di pizza impastata a tante mani da tutti i suoi amici pizzaioli con sette lieviti diversi, ciascuno il suo, e poi procedere alla degustazione in cui la caratteristica del proprio lievito emerge, perchè sarebbe perfettamente riconoscibile! Esattamente come oggi accade con il vino! Riconoscere il proprio lievito, ma che idea carina! In bocca al lupo Simone e Franco. Come è risuonato spesso quest'anno a IG, bisogna forse ritornare un pò indietro. Gli chef stellati devono far parlare più il cibo che se stessi, devono lasciare spazio alla semplicità del gusto, perchè se una cosa è buona, non ha bisogno di alambicchi e fronzoli. E non è vero che una pizza non possa essere degna di entrare nell'alta cucina per raccontarsi o godere di eccellenza al pari di altri piatti molto più elaborati. Perchè come ha magistralmente ricordato Massimo Bottura , la vera sfida di ogni chef è capire se stesso, per migliorarsi, per capire chi è e cosa può regalare ad un suo piatto ... Perchè in cucina non ci sono cose nuove, esiste una memoria storica, un passato a cui anche inconsapevolmente ci rifacciamo continuamente, elaborando conoscenze che ci sono state tramandate. Noi "pensiamo mediterraneo" perchè così abbiamo respirato... Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia! E allora buona cucina a tutti! E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita! Grazie ad Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. Grazie a tutti. Alla prossima

Fonte: anastasiagrimaldi.blogspot.it

Ho pulito e lavato le alici e le ho fatte riposare a strati con poco salgemma integrale aromatizzato alle erbe. Al centro del piatto c'è una fettina di pane con sarda in saòr-fra e alici ho trovato anche una sarda (sarda sfilettata, infarinata e fritta in olio extravergine, dove poi ho fatto appassire due scalogni, bagnati poi con aceto balsamico e portati a cottura dolcissimamente aggiungendo acqua q.b. (si devono disfare); immancabile-per me- la guarnizione con due chicchi di uvetta ed un pinolo); alle ore 12 si vede un "alicino" (=panino di alici) ripieno di ricotta di pecora aromatizzata con menta e maggiorana. Procediamo poi in senso orario per trovare: rotolini alici-peperone grigliato e cappero di Pantelleria; pane, burro e alici (grazie a " La Ballera "); alici marinate di Cedroni (grazie a " Gourmet "); rotolini di alici e prosciutto di Parma. Tutte le alici sono rigorosamente CRUDE (e qui si conferma la fiducia nel pescivendolo).

Fonte: venereincucina.blogspot.com

Vado spesso a Senigallia a mangiare i panini di Moreno cedroni all' Anikò, se qualcuno è della zona conoscerà sicuramente, il mio panino preferito è salmone, mozzarella pomodoro e una vinaigrette balsamica.......ma nel menù troverete anche panini stranissimi come quello con mortadella, pere, cioccolato e gorgonzola.....non ho mai avuto il coraggio di assaggiarlo... .qui vi lascio il link del sito così potete andare a prendere ispirazione......mentre io oggi mi sono fatta il mio panino...ottimo e chi di noi non ama i panini, e ogni tanto è anche bello sostituirli ad un pasto, l'importante è che il panino sia sano, buono e gustoso.....ne sa qualcosa Moreno!!

Fonte: blogalpeperoncino.blogspot.com

Expo 2015 si è chiuso ed io, che mi ero ripromessa di visitarlo più volte, ho avuto problemi che mi hanno impedito di realizzare il mio progetto. Difficoltà che ho potuto considerare superate solo ad ottobre quando l'Area era ormai presa d'assalto da una marea di visitatori desiderosi di non perdersi questa opportunità. Se da un lato ero animata dalla "curiosità" di conoscere le specificità degli altri Paesi con riguardo al cibo, dall'altro intendevo comprendere il senso di una manifestazione di tal genere. La prima visita mi è stata utile per conoscere il "sito" e capire come fosse logisticamente organizzato Ma la vera svolta nella comprensione di Expo è avvenuta il 14 ottobre. In quella data, prima di accedere al padiglione CIBUS per un evento offertomi da DHL, ho avuto la possibilità di visitare il Biodiversity Park, Area Tematica di Expo Milano 2015 dedicata alla biodiversità. Nel prendere visione dei filmati previsti nel percorso, mi è tornata alla mente l'emozione vissuta ad ottobre 2014 quando avevo visto concretizzarsi la sinergia realizzatasi tra Slow Food e DHL per l'allestimento del Padiglione Terra Nostra all'interno del Salone del Gusto : cura e passione avevano animato il trasporto svolto da DHL non solo di sementi ma anche di prodotti freschi nati dal lavoro di contadini e piccoli produttori viventi in zone estreme dell'Asia e dell'Africa, nel desiderio di farne conoscere la specificità ad una società industrializzata come quella nella quale viviamo. Con la visita ad Expo, ho capito il significato dell'espressione "Nutrire il pianeta". Solo avendo grande cura della terra che abitiamo, avremo la possibilità di dare concretezza al diritto al cibo sano, sufficiente e nutriente che spetta ad ogni uomo. Un diritto fondamentale che può realizzarsi solo se vi sarà l'impegno a cessare ogni sfruttamento intensivo della terra, rendendole la possibilità di produrre ciò che le è specifico in quella determinata zona e creando le condizioni affinchè i campi situati nelle zone più sperdute del mondo possano essere irrigati in maniera equilibrata senza essere colpiti dalla bruciante siccità o da devastanti inondazioni. Solo diversificando le coltivazioni e recuperando la specificità di semenze che rischiano l'estinzione potremo davvero restituire alla terra la sua forza per nutrire tanto il Pianeta quanto la popolazione che lo abita, nel rispetto del clima, dell'assetto idrogeologico e delle proprietà organiche di ogni suolo. La Carta di Milano che potete leggere qui , proprio a questo si riferisce. E giunta a questo punto credo meriti una sottolineatura il grande dono che ha ricevuto l'Italia sin dalla creazione del mondo. La sua magnifica storia culturale, sociale, umana e ...culinaria affondano le proprie radici nel clima. L'Italia è uno dei pochi paesi al mondo che conosce davvero le quattro stagioni (e Vivaldi non avrebbe potuto comporre ciò che ha composto, se non fosse nato in Italia). Avere quattro stagioni, con l'equilibrio tipico della latitudine alla quale viviamo, ci ha permesso di sviluppare la creatività in moltissimi campi dello scibile umano e di essere quelli che siamo anche dal punto di vista dell'arte e della letteratura. A maggior ragione il nostro clima ci ha consentito di costruire una storia della cucina che nessun altro può permettersi. Abbiamo tra le mani un potenziale che potremmo far fiorire solo mettendoci a riflettere un attimo.... Da quella visita, io sono un'italiana più convinta che mai. Anzi, ho anche deciso di....smettere di lamentarmi del freddo: primavera, estate, autunno ed inverno come li abbiamo noi, sono esattamente la radice della nostra forza. Forse questa foto....di un cibo semplicissimo come le patate aiuta a comprendere cosa si intenda per biodiversità in Italia e nel mondo Ecco...la biodiversità riguarda ogni genere di semente. Quel 14 ottobre, colta da cotanta "illuminazione" ed invitata da DHL ho avuto l'opportunità di partecipare ad una sfida culinaria tra squadre di foodblogger sotto la guida di Moreno Cedroni, chef patron dei locali Madonnina del pescatore di Senigallia, il Clandestino di Portonovo e di Anikò sempre a Senigallia. Cedroni ha proposto alcuni piatti per la realizzazione dei quali, nel nostro ruolo di sfidanti, abbiamo dovuto sviluppare alcune componenti secondo le sue indicazioni. Qui potete godervi il video della serata :-) Poichè mi piace cucinare ma, non essendolo, non amo affatto darmi arie da professionista della cucina, vi proporrò una ricettina semplicissima. Un purè al lime. Sembra non particolarmente appagante l'abbinamento tra un filetto di pesce ed un purè di patate, ma la "sapienza" autentica sta nel saperne equilibrare i sapori ed allora anche un purè diventa un accompagnamento per creare un secondo piatto elegante ed equilibrato Carpaccio tiepido di orata, purè al lime, salsa rucola Sfilettate 500 g di orate togliendo le spine centrali e ricavatene fette sottili. Disponetele a cerchio sopra un foglio di carta da forno . Per il salmoriglio tritate 6 g di rosmarino ed unitelo a 100 g di olio extravergine, 20 g d’acqua, 2 g di succo di limone . Per il pure al lime 500 g di patate 40 g di olio extravergine di oliva 200 ml di latte sale lime cuocete le patate avvolte con la pellicola 7/8 minuti nel microonde, quindi sbucciatele e passatele nel passapatate, raccogliendole in un recipiente che vi consenta di amalgamare gi successivi ingredienti aiutandovi con una frusta. Unite l'olio extravergine e, a seguire, il latte tiepido sino ad ottenere la consistenza desiderata. Regolare di sale e grattate in maniera equilibrata le zeste di un lime. Per la salsa rucola, sbollentate 20 g di rucola poi aggiungete nel frullatore 50 g d’acqua 20 g di olio extravergine ed un pizzico di sale: frullate e passate al setaccio. Infornate il pesce a 180° per un paio di minuti, rovesciate sul piatto, aggiungete il salmoriglio, il purè al centro e la salsa di rucola intorno. .

Fonte: secucinosorrido.blogspot.it

Avete mica per caso notato che ultimamente mi è presa con le arance? Prima il riso Venere , poi le arance condite , ed ancora i fusilli integrali ...... I motivi sono molteplici: si tratta di frutta rigorosamente di stagione, si sposano con il dolce e con il salato, sono capaci di dare un aroma particolare anche a preparazioni molto semplici, sono sane e salutari......se non vi bastasse tutto ciò un incoraggiamento ulteriore in tal senso mi è arrivato da " La Cucina Italiana " , che ha lanciato una nuova, importante iniziativa: una collaborazione tra la rivista, lo chef Moreno Cedroni ( QUI potete scaricare le sue Ricette della Salute), i suoi Special Ambassadors (di cui sono onorata di fare parte!), e l'AIRC , a sostegno della campagna " Le arance della salute " . Come ormai da diversi anni, s abato 26 gennaio torna nelle piazze italiane l’appuntamento con le Arance della Salute. Con un contributo di 9 euro sarà possibile acquistare una cassetta da due chili e mezzo di arance rosse di Sicilia e un numero speciale della rivista dell'associazione, con i consigli e le ricette per una sana e gustosa alimentazione. Ecco quindi un altro piatto che vede protagonista l'arancia, ancora una volta sposata ai sapori del mare, a dar vita ad un risotto cremoso ed aromatico. Tempo di preparazione: 30 minuti Ingredienti per 2 persone: 200 gr. di riso Carnaroli un'arancia non trattata mezza cipolla piccola 20 gr. di burro 1/2 bicchiere di vino bianco secco brodo vegetale un piccolo trancio di bottarga (io di cefalo della Cooperativa dei Pescatori di Orbetello ) erba cipollina per guarnire (io, purtroppo, ho dovuto usare quella secca) sale e pepe q.b. In una casseruola far imbiondire la cipollina tritata con 10 gr. di burro. Unire il riso e lasciarlo tostare un paio di minuti. Sfumare con il vino bianco, lasciare evaporare e portare a cinque minuti dalla fine della cottura allungando con del brodo vegetale caldo e mescolando spesso. Cinque minuti prima della fine della cottura prevista, unire il succo filtrato di un'arancia, aggiustare se necessario di sale e finire di cuocere. Prima di servire, mantecare coni rimanenti 10 gr. di burro. Servire completando con la bottarga grattugiata al momento, con l'erba cipollina sminuzzata e, a piacere, con del pepe macinato al momento. E ricordatevi il 26 gennaio di andarvi a comprare le vostre Arance della Salute!

Fonte: thedreamingseed.blogspot.it

La ricetta di oggi l’ho tratta dal libro Caffè in cucina a cura di Debora Bionda e Carlo Vischi ricevuto grazie alla vincita del contest di Cinzia ed Elena : Tutti i sapori del caffè , nella sezione ricette salate con i Ravioli di sfoglia al caffè ripieni di zucca . Il libro Caffè in cucina nasce da un progetto editoriale di Lavazza con l’editore Gribaudo, curato da due esperti di gastronomia Debora Bionda e Carlo Vischi ed ha la prefazione firmata dallo chef catalano Ferran Adrià. Nel libro si possono trovare curiosità sulla scoperta, sull’origine del caffè fino alle quarantotto ricette proposte da ventiquattro chef italiani e non, solo per citare alcuni nomi: Massimo Bottura, Davide Scabin, Igles Corelli, Moreno Cedroni. Le ricette sono corredate dagli abbinamenti dei vini, da pensieri e ricordi legati al caffè, oltre che da belle foto dei piatti. Mi sono cimentata - è doveroso dire in punta di piedi - con una ricetta salata di Moreno Cedroni: Totani con finocchi, fonduta e polvere di caffè. Appena l’ho letta mi ha incuriosito l’abbinamento della fonduta e della polvere di caffè ai totani e ai finocchi; provandola, ho constato che hanno dato al piatto oltre a due note di colore anche un sapore e profumo molto gradevole. Non c’erano dubbi! Ricetta di Moreno Cedroni tratta da Caffè in cucina a cura di Debora Bionda e Carlo Vischi, Gribaudo, 2007 Ingredienti: 200 g di totani 300 g di finocchi 5 g di zucchero 5 g di soia 5 g di olio extra vergine di oliva caffè in polvere sale Per la fonduta: 50 g di fontina 1 dl di latte 1 tuorlo Preparazione: Si puliscono i totani e si tagliano a julienne. Si lavano i finocchi e si tagliano a fettine, si fanno sbollentarli per 10 secondi, si sgocciolano e si lasciano raffreddare. Si mettono in bicchiere del frullatore 200 g di finocchi con l'acqua, lo zucchero, e un pizzico di sale. Una volta frullato, si passa al setaccio la purea ottenuta. Si condiscono i rimanenti finocchi (100 g) con la soia e l'olio extravergine di oliva. Per la fonduta si taglia la fontina a dadini e si mette a bagnomaria con il latte. Quando il formaggio sarà sciolto si aggiunge il tuorlo e si amalgama. Si continua la cottura fino a raggiungere la temperatura di 85° C (Io non avendo il termometro, l'ho cotta fino a che non si è addensata un po'). Al termine della cottura si filtra ad un setaccio fine (io non l’ho filtrata) e si lascia raffreddare. In una padella antiaderente calda si scottano i totani, si salano e si aggiungono ai finocchi. Su un piatto si fa con un cucchiaio una striscia di fonduta e una striscia di salsa ai finocchi, nel centro si sistemano dei mucchietti di totani e finocchi. Infine si spolverizza il piatto con caffè in polvere. Ringrazio di cuore Cinzia ed Elena.

Fonte: sciroppodimirtilliepiccoliequilibri.blogspot.it

Moreno Cedroni Madonnina del Pescatore Moreno Cedroni con una mano sul cuore che batte di tradizioni culinarie marchigiane , e l’altra ad afferrare sogni surrealisti miroiani.Cedroni colpisce per la sua grande abilità nel creare nuovi piatti come un esploratore audace e al contempo estremamente accorto , minuzioso nello scavare tra le varie percezioni del nostro palato e tra ricordi ad esso legati .Ogni sua creazione è la narrazione del nostro passato con un vocabolario del futuro e le illustrazioni di una fiaba mai raccontata. Nel ristorante la Madonnina del Pescatore di Senigallia, lo chef Moreno Cedroni dirige una cucina esigente, un laboratorio modernissimo ispirato a questi concetti. L’architettura e l’ambientazione, progettata da Fabio Ceccarelli, riflettono una modernità prudente e attenta al servizio, flessibile e composta, secondo i criteri dell’essenzialità. La spiaggia e il mare rappresentano, per altri versi, la sopravvivenza di un paesaggio resistente alle ondate del turismo di massa lontano dalle raffinatezze della civilizzazione: laboratorio, ambienti artificiali e naturali rappresentano, quindi, i componenti del ristorante perfetto. La cucina economica ha selezionato per voi una ricetta di Moreno Cedroni, che figata! Ingredienti per 4 persone: Per le sfoglie di fico 4 fichi zucchero q.b. Per la gelatina 150 g di fichi 25 g di zucchero Per la frittata di fichi 100 g di uovo sbattuto 30 g di panna 1 g di sale Per il gelato allo Sherry 220 g di latte 80 g di zucchero 12 g di latte in polvere 2 g di farina di carrube 30 g di tuorli 20 g di Sherry dolce Per la granita di sakè 140 g di sakè 200 g di acqua 70 g di zucchero Per il prosciutto croccante 50 g di prosciutto crudo Per le patatine 100 g di patate olio di semi di girasole Procedimento: Per le foglie di fico Sbucciare i fichi, mettendo da parte la buccia. Adagiare ogni pezzo di polpa su un quadrato di carta da forno, coprire con pellicola da cucina e stendere con il matterello o a mano; riporre in frigorifero se l’utilizzo non è immediato. Cuocere le bucce con metà del loro peso in zucchero per 5 minuti. Per la gelatina Cuocere i fichi con lo zucchero fino a 105 °C; la gelatina si formerà spontaneamente. Per la frittata di fichi Cuocere in una padella antiaderente a fuoco lento 80 g di bucce cotte nello zucchero con l’uovo sbattuto, la panna e il sale, in modo da ottenere 4 frittatine. Per il gelato allo Sherry Portare a ebollizione il latte con lo zucchero, il latte in polvere e la farina di carrube; versare sui tuorli, mescolare e cuocere a 85 °C. Passare al setaccio e aggiungere lo Sherry dolce, poi mantecare a – 8 °C. Per la granita di sakè Portare a ebollizione l’acqua con lo zucchero, raffreddare e aggiungere il sakè, mescolare e congelare. Per il prosciutto croccante Tagliare il prosciutto a listarelle e passarle in forno a 180 °C fino a renderle croccanti. Per le patatine fritte Pelare le patate, ricavarne delle fettine sottili, tenerle a bagno, poi sbollentarle, asciugarle e friggerle a 130 °C, finché non diventano croccanti. Finitura Disporre alla base del piatto la frittata e le patatine rotte, adagiare sopra la pallina di gelato, la sfoglia di polpa di fico, la gelatina e il prosciutto croccante; versare la granita di sakè tutt’intorno al dolce, in modo che possa essere raccolta con il cucchiaio insieme agli altri elementi.

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Una buona prima colazione permette di iniziare bene la giornata, piace a tutte noi il momento del mattino, il profumo del caffè..della moka, un magico momento.Se al mattino andate di fretta, non rinunciate a qualcosa di buono e provate a preparare ciò che serve la sera prima come questo pane. Molte lo preparano, anch'io pur non avendo la macchina per il pane, probabilmente sono rimasta l'unica. Non è certo una questione di spesa oramai ce ne sono di tutti i prezzi, ma è pigrizia... ogni volta che le vedo mi dico ..la prossima volta la prendo e così..una prossima + una prossima , non è ancora arrivata nella mia cucina. Quindi il pane in cassetta che, si prepara nei forni è cotto, si, comunque a mio avviso un poco umido, e allora mi piace moltissimo tostarlo. La confettura è un regalo di Cedroni, sono stata con Mauro nel suo ristorante il 27 dicembre, domanica a pranzo, un'esperienza culinaria e di ospitalità molto "giusta". morenocedroni. morenocedroni madonnina Ingredienti: 250 g di farina tipo “0” Manitoba 175 g di latte 15 g di lievito di birra 1 cucchiaino di sale 1 cucchiaino di malto Preparazione: Sciogliete il lievito di birra nel latte appena stemprato. Aggiungete la farina già miscelata al sale e impastate fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo. Lasciate lievitare l'impasto per mezz'ora circa in luogo tiepido e coperto da uno strofinaccio umido. Poi, trasferite la pasta in uno stampo da plumcake imburrato ed infarinato . Lasciate lievitare per altri 45 minuti. Coprite gli stampini con un foglio di carta da forno, quindi cuocete in forno caldo a 180°C per 35 minuti. Alla fine togliete la carta da forno e cuocete ancora per 15 minuti. Una volta che si è raffreddato tagliatelo a fette e tostatelo in forno a 150° per 30 minuti girandole a metà cottura.

Fonte: coolchicstyleconfidential.blogspot.it

Un piatto semplice ma molto gustoso.....procediamo. Per 2 persone: 140 gr di maccheroni (o paccheri o quello che volete) cima di rapa (non so proprio dirvi quanto pesasse....diciamo che poteva essere un quarto di un cespo intero) 100 gr di salsiccia piccante sale Pulite, lavate tagliate le cime di rapa e fatele scottare per 10 minuti in acqua salata. Nel frattempo sgranate la salsiccia e mettetela a rosolare in una padella antiaderente (non è necessario aggiungere olio). Far cuocere per una decina di minuti, quindi aggiungere la cima e lasciar insaporire. Se necessario aggiustare di sale: direi che se usate la salsisccia piccante non dovrebbe essere necessario pepare (a meno che amiate i sapori moooolto piccanti), se la salsiccia è dolce a voi la scelta. Nel frattempo nella stessa acqua della cima fate cuocere la pasta. Una volta giunta a cottura trasferite la pasta con un pò di acqua di cottura nella padella del condimento e fate saltare qualche minuto per insaporire. Buon appetito! **************************** Ho bisogno un consiglio da voi? Secondo voi qual è il modo migliore per utilizzare una salsa di lamponi e zenzero....nei cui ingredienti sono presenti: olio evo, aceto di lamponi, lamponi, zenzero, senape? Io ho già in mente una cosa, ma vorrei qualche suggerimento da voi perchè siccome penso proprio sia una squisitezza (è di Moreno Cedroni) mi spiacerebbe proprio sprecarla! Graaaaaaazie!!!!!

Fonte: curiosandoincucina.blogspot.it

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