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Buona Pasquetta a tutti!! Come avete passato questi giorni di festa? Io in relax assoluto: complice il tempo, sono rimasta a casa, principalmente fra divano e cucina. A parte questa mattina, che ho fatto una camminata salutare, giusto per dire che ho fatto un pò di movimento per contrastare le libagioni festaiole!! Devo dire però che sono stata bene, sarà che io principalmente sono fatta per muovermi e uscire, ma con queste temperature e niente sole (tranne questa mattina) mi passa la voglia di vestirmi, di andare fuori, e quindi rimango bella felice in semi-pigiama, gironzolando per la casa, a sistemare qui e lì, a dormicchiare, pasticciare in cucina, eccetera...eccetera.... Da domani si ricomincia a sgambettare fra lavoro, palestra, corso CB, e naturalmente cucina, possibilmente dietetica!....mah....golosa come sono? vedremo.... Per gettare le basi (ehm....), oggi ho preparato la pasta frolla: ne ho fatta un bel pò e l'ho congelata per preparazioni future. Ci tenevo a raccontarvela qui, perchè l'ho già fatta ed è buona: è quella di Mister Carlo Cracco....e quindi....<3!! love love love!! hihi! A parte questa mia personale passione per lo chef, la sua frolla è davvero buona (già sperimentata...)!! Per due panetti da 490 gr circa: 500 gr farina 00 50 gr di farina di mandorle 175 gr di zucchero semolato 75 gr di tuorlo d'uovo (5 uova medie circa) 200 gr di burro morbido pizzico di sale In una ciotola mescolare le farine, con lo zucchero e trasferire nel robot da cucina. Lavorare il burro con i tuorli fino a fare una crema, aggiungendo anche un pizzico di sale. Versare nel robot con gli ingredienti secchi e impastare il tutto per 10 minuti. Trasferire in una spianatoia, raccogliere l'impasto con le mani e dividere in due parti uguali, per i due panetti da 490 gr. Utilizzare per biscotti, crostate, e tutto quello che volete di dolce! Vedremo cosa vi preparerò con questa frolla... ;) Buona serata e buon inizio settimana! Mari<3

Fonte: uncicloneincucina.blogspot.it

Durante le festività natalizie, tutti abbiamo a casa del salmone affumicato. Quest'anno io ne avevo una baffa intera e per di più affumicata artigianalmente. Vi lascio immaginare quanto buono fosse! Così ho deciso di andare oltre ai soliti crostini e ai tagliolini panna e salmone, buonissimi, ma troppo classici. Abbiamo sperimentato col pasticcio, che vi pubblicherò domani, e con il risotto... qualcosa di meraviglioso! Per 4 persone: 320 gr. di riso vialone nano 200 gr. di salmone affumicato 1 cipolla piccola 1 cuore di brodo knorr al pesce Per prima cosa preparate il brodo, utilizzate i cuor di brodo piuttosto che il granulare perchè trovo che sia più buono, potete usare anche un brodo vegetale, ma trovo che col brodo di pesce il risultato abbia uno sprint in più. Tritate la cipolla e fatela soffriggere con dell'olio di oliva, attenti a non farla bruciare e caramellare perchè poi prenderà quel sapore dolciastro che non vogliamo. Ora aggiungete il riso e tostatelo per 3 minuti, come ci insegna il caro Cracco (per chi non lo conoscesse, cercatelo su google o guardatevi Masterchef!), non oltre perchè altrimenti brucia. A questo punto unite il brodo un po' per volta, aggiungetene altro soltanto quando il liquido messo in precedenza si sarà assorbido e portate il riso a cottura. Mentre il riso cuoce, tritate il salmone affumicato. Una parte lasciatela così com'è e la userete come guarnizione al piatto, l'altra unitela al riso quando quest'ultimo sarà cotto, insieme al prezzemolo. Mi raccomando, unitelo a fiamma spenta, perchè non vogliamo cuocerlo; si cuocerà man mano con il solo calore del riso. Lasciate riposare qualche minuto e servite decorando con il salmone tenuto da parte. Buon appetito!

Fonte: cucinaconvaleria.blogspot.it

Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

Alcuni giorni fa, entrata da Feltrinelli, mi dirigo come mio solito, agli scaffali dei libri di cucina e tra le varie proposte noto anche l'ultimo e probabilmente anche il primo libro dello chef Carlo Cracco. Diciamolo: l'uomo sarà anche bello ma, a mio giudizio, non brilla per simpatia, per cui prima di assumere l'iniziativa di sfogliare le pagine del volumetto, ho dovuto proprio accertarmi che non vi fosse niente in grado di suscitare il mio interesse. Stavo, dunque, per scendere le scale dando per scontata l'inutilità della visita, quando un misto di curiosità e scetticismo hanno stancamente condotto la mia mano a sollevare una copia del libro ed a sfogliarlo con opaco interesse. Cosa mi ha improvvisamente fatto cambiare idea? Il libro è un misto tra accenni di vita personale e ricette semplici: si parte da alcune indicazioni di base attraverso vere e proprie lezioni di cucina, si prosegue con l'indicazione di una determinata ricetta ed al termine viene aggiunto "il tocco dello chef" in grado di far brillare di luce nuova piatti che, ad una veloce scorsa, possono apparire scontati. Insomma, non si tratta della solita raccolta di ricette da chef, dai nomi carichi di straordinarie promesse ed elaborate con una creatività spesso inarrivabile ma di un nuovo modo, molto moderno ed intelligente, di riproporre ricette che se non sono della nonna, hanno ormai spazio nella elaborazione culinaria di chiunque nutra un minimo di interesse per la cucina e cerchi di praticarla. La "lezione di cucina" dissipa dubbi e risponde ad interrogativi che talvolta si pongono di fronte ad eventuali errori e fallimenti ed il "tocco dello chef" ridona novità, attualizzandoli, a piatti che potrebbero andare incontro ad un lento abbandono. Insomma mi è piaciuto, l'ho comprato e l'ho letto. Tra quelle pagine mi ha incuriosito ed affascinato un "tocco": l'accoppiamento di carote e curcuma. Il libro contiene una ricetta di crema di carote dalla quale mi sono del tutto distaccata nel desiderio di ottenere qualcosa di un pochino più saporito rispetto a quanto mi è parso emergesse dalle indicazioni di Cracco ma non mi sono sottratta all'aggiunta della curcuma che non avevo mai provato in vita mia. Chiedendo in giro mi sono state date indicazioni su dove avrei potuto acquistare questa spezia e, una volta trovatala, mi sono detta che se la curcuma ha raggiunto Genova, significa che non è proprio più possibile sottrarsi alle "contaminazioni" esotiche subite dalla cucina negli ultimi venti anni. Inutile, la classe di uno chef non è acqua: una spolverata di curcuma è in grado di rendere questa ricetta semplice e dal sapore quasi banale, un piatto davvero interessante e tale da poter essere preso in considerazione per una cena tra amici raffinata e leggera. Quella che vi indico non è neanche lontanamente la ricetta di Cracco ma solo una mia personale elaborazione, frutto di spicciola ed elementare esperienza. Da Cracco ho tratto solo l'idea di aromatizzare la crema con la curcuma (lui fresca, io.... in polvere) e se non avessi avuto il libro, non avrei mai potuto pensarci.  Crema di carote e curcuma Ingredienti (per 4 persona). 500 gr carote 1 scalogno 1 porro di media grandezza 500 ml acqua sale olio 20 gr burro 50 ml panna 2 gr curcuma in polvere 200 gr di filetto di nasello Tagliare a rondelle sottili le carote ed il porro e metterli da parte. Bollire il nasello. In una pentola larga e dai bordi alti, versare un po' di olio e la noce di burro facendovela sciogliere a fuoco dolcissimo. Aggiungere lo scalogno tritato finemente sino a farlo stufare sempre mantenendo il fuoco bassissimo. A questo punto versare nella pentola le fettine di carota e porro e lasciare che si insaporiscano aggiungendo il sale; quando le verdure si saranno leggermente insaporite, aggiungere l'acqua e portare a bollore. Appena il composto si sarà disfatto, togliere dal fuoco per ridurlo in crema con l'aiuto del frullatore ad immersione. aggiungere la panna e la curcuma. Porre la crema in una zuppiera o porzionarla nei singoli piatti decorando con la polpa sfaldata del nasello. Condire il tutto con un giro di olio a crudo che, a mio giudizio, è essenziale per completare il piatto. .......Sentirete la bontà, la delicatezza e la raffinatezza del sapore. n.d.r.: Cracco consiglia la curcuma fresca: io non solo l'avevo in polvere ma non me la sono sentita di utilizzarla nella quantità che lui sembrerebbe suggerire Per correttezza e per interesse che credo, a questo punto, di aver potuto suscitare, vi trascrivo la ricetta originale dello chef: Ingredienti (per 4 persone) n. 6 carote (cica 500 gr) 20 gr di curcuma fresca (un po' meno se in polvere) (n.d.r.:lascio a voi commenti e riflessioni) olio sale Lavate le carote senza pelarle e fatele cuocere in acqua bollente salata. Quando saranno morbide, scolatele e schiacciatele con una forchetta fino a ridurle in poltiglia e, se necessario, utilizzare anche un mixer o un frullatore ad immersione. Otterrete una purea setosa ed impalpabile, molto liscia che volendo, potrete ultilizzare anche in accompagnamento a carne o pesce....Se invece preferite una crema aggiungete un po' d'acqua o del brodo vegetale. Completare con un filo di olio. Cracco propone l'abbinamento della crema con i canestrelli ovvero capesante in miniatura tipiche della laguna di Venezia. E non ti vado a scoprire che il colore del contest Food & Colors di Essenza in Cucina del mese di novembre 2012 è proprio l'arancio? Anche se allo scadere dei termini, partecipo anch'io perchè questa crema val la pena di essere reclamizzata...

Fonte: secucinosorrido.blogspot.it

Questa ricetta viene direttamente dal libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno" di Carlo Cracco... lo consiglio a tutti perché è veramente molto semplice, utile, con ricette alla portata di tutti!!! Ingredienti: 125 g di albume 190 g zucchero semolato 150 g zucchero a velo Versare in una planetaria (o in una ciotola e utilizzare uno sbattitore elettrico) l'albume con lo zucchero semolato e sbattere finché il composto non si gonfia, a quel punto continuare a lavorare il composto aggiungendo un po' alla volta lo zucchero a velo e finire di montare la meringa (ci vorranno 10-12 minuti). Trasferire la meringa in una sac à poche con beccuccio piccolo e liscio. Su una placca coperta di carta forno creare dell piccole meringhe (dimensione di un centesimo). Porre la teglia vicino al termosifone o nel forno preriscaldato e spento... ovviamente ci vorrà qualche ora perché queste si asciughino. Cercate di dare alle meringhe sempre la stessa dimensione, in questo modo asciugheranno in modo uniforme, quando sono pronte si staccheranno da sole dalla carta forno! Sono molto carine per decorare dolci, da inzuppare nella cioccolata calda o da mangiare da sole... e perché no per fare un simpatico regalo!!! Se non volete impazzire nel pesare gli albumi... ecco un'altra ricetta per preparare gustosissime meringhe ma che rende la vita un po' più semplice!!!

Fonte: cuordiciambella.blogspot.it

In generale tutte le parti del maiale si accostano bene alla frutta che dona morbidezza e sapore. In particolare il maiale con le mele ha le sue origini nel XIV secolo, quando nelle corti rinascimentali si credeva fosse opportuno servire la carne abbinata a ciò di cui si nutrivano gli animali stessi e, nel caso del maiale, questo all'epoca si nutriva prevalentemente di mele. Indubbiamente il sapore dolciastro della frutta si abbina perfettamente alla carne del maiale, ma leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di ripensare a una assai più recente riportata su un sito e riguardante una presunta dichiarazione di Cracco sul suo A gnello in lacrima d’agnello : “ Il segreto è insaporirlo da vivo: preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell’agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale." Ovviamente è tutta una montatura del sito per far ridere (o inorridire). Tornando alla nostra ricetta dell' Arrosto di Maiale al Forno con Erbe Aromatiche e Mele c'è da dire che si rivela un piatto eccezionale: semplice e ricercato al tempo stesso, delicato, saporito e perfetto da servire anche in occasione di una cena particolare. Ingredienti: 800 g di lonza 2 mele golden 120 g di pancetta tesa alloro salvia rosmarino 1 spicchio di aglio 250 ml di vino bianco olio evo sale pepe fecola di patate Procedimento: Insaporire l'arista con sale e pepe. Incidere profondamente l'arista ricavando delle fette non troppo sottili e senza arrivare a tagliarle completamente. Distanziarle e condirle con sale e pepe e lasciare insaporire. Tagliare le mele, private del torsolo, a fettine dello spessore di circa 5mm, inserirle nei tagli di carne e coprire con la pancetta. Con uno spiedo infilzare l'arrosto per tenerlo compatto oppure legarlo con un spago da cucina. Trasferire la carne in una pirofila oleata profumando con salvia, alloro, rosmarino e uno spicchio d'aglio in camicia. Disporre le restanti mele intorno alla carne. Passare in forno a 180°, dopo 10' irrorare con il vino bianco e coprire con un foglio di alluminio. Proseguire la cottura per circa 1 h irrorando con il suo liquido ogni tanto. Terminata la cottura togliere la carne dalla pirofila e lasciare riposare coperta con l'alluminio. Addensare il fondo di cottura aggiungendo mezzo cucchiaino di fecola e facendo ridurre la salsa per qualche minuto. Servire la carne nappando con la salsa testo Giuli Foodie

Fonte: giulifoodie.blogspot.it

Piatti freschi... please! Siamo alle solite, quando arriva un po' di caldo e gente in giro con piumini e cappotti se ne vede sempre meno.. (stamattina ho incrociato per strada una tipa in infradito.. Oddio, abbiate pietà, vi prego!! Marzo, sole, sì ma... é pur sempre marzoooo) rieccoci... "ma chi c'ha voglia più di piatti fumanti che ti rigirano nello stomaco per tutto il pomeriggio e ti fanno annebbiare la mente ad ogni sussulto.. (ruttino và, avete capito) . Basta preparazioni pesanti dai . Non abbiamo più bisogno di troppe calorie, il nostro corpo ora si deve riscaldare meno e soprattutto con altre energie, per fortuna;-) E qui viene il bello, si mangia con più gusto perchè il cibo fresco rallegra la mente e i pensieri diventano migliori, più freschi appunto. Piaciuta? Ah quanta saggezza in un metro e sessanta... Un'idea per questo momento di transizione verso il caldo nonchè un aiuto contro la noia ai fornelli io ce l'ho: tonno di coniglio , antica e geniale preparazione contadina piemontese che mantiene i sapori della carne stupendamente, se conservata in ottimo olio extravergine d'oliva e aromi. Dopo averlo visto presentare da Federico ed Enrica in una delle ultime puntate di Masterchef mi sono chiesta perchè non pubblicare quello di casa mia, che facciamo da un secolo... ghiotto è ghiotto... e forse non ha niente da invidiare a quello della tv, già! Se solo Cracco assaggiasse il mio... TONNO DI CONIGLIO E PEPERONI INGREDIENTI per 4 persone: 300 gr. di tonno di coniglio ( ricetta qui ) 3 peperoni 1 ciuffo di prezzemolo 7-8 acciughe sott'olio 1 cucchiaino di olio all'aglio olio EVO q.b. fleur de sel q.b. PREPARAZIONE: Pulite i peperoni e arrostiteli in forno adagiandoli su carta forno per 30-40 minuti a 200° e rigirandoli un paio di volte. Quando la pelle sarà diventata nera, toglieteli dal forno e chiudeteli in un sacchetto di plastica per 10 minuti. Aprite in due i peperoni, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti; strofinateli con un panno per eliminare la parte abbrustolita e tagliateli a striscioline regolari; sistemateli in una terrina e conditeli con il prezzemolo tritato, l’olio all’aglio, un filo di olio EVO e un pizzico di sale. Composizione del piatto : a iutandovi con un coppapasta rotondo fate uno strato di peperoni e adagiatevi sopra alcuni pezzi di tonno di coniglio; completate con un pizzico di fleur de sel e la salsa di acciuga, ottenuta frullando con il minipimer le acciughe e un filo di olio EVO.

Fonte: feelcook.blogspot.it

Veramente questi quadrotti, semplicissimi e veloci, sono stati per me una grande grande soddisfazione. Si fanno in un attimo, non sono per nulla difficili, e sono veramente una cosa squistita, morbida.. pastosi, vellutati, e inoltre fanno un figurone. Ero stanca di cimentarmi in preparazioni di cui forse, anzi, senza forse, non sono all'altezza, di provare a far dolci elaborati cercando di emulare gente che impasta e fa dolci di professione e da una vita, dolci che a volte mi vengono, a volte no, e in cui le volte che vengono bene sono ancora troppo dovute al caso e al cosiddetto "culo" alias fortuna, alias destino, fato, karma o come diavolo altro piuttosto che ad un'effettiva acquisita bravura e dimestichezza con tecniche pasticciere. La crostata frangipane del post precedente, poi, mi ha dato la botta finale. Tentando di emulare il maestro Montersino ho sfornato una schifezza molle che solo il buon cuore di Luca ha avuto il coraggio di mandare giù e di dire pure "che buona!" Ed è stato proprio a veder proprio Luca, e questa sua prova di stoicismo, nel vederlo mandare giù bocconate di impiastro molle e colante col sorriso sulle labbra come se mandasse giù ambrosia allo stato puro, che mi è venuto in mente un libro di dolci che mi aveva regalato a Natale. Una raccolta Mondadori, dal titolo abbastanza anonimo, "Il libro d'oro dei dolci". In effetti, appena regalatomi, non è che avessi dato grande peso a questo libro.."un altro libro di dolci" pensavo, con boriosa sufficienza. Non ne avevo forse già abbastanza, di libri di dolci e dolcetti, e per di più blasonati, firmati...libri che vanno da Montersino, a Salvatore De Riso, senza contare Paco Torreblanca alla modica cifra di 80 euri comprato al 50% in periodo natalizio?? Per non contare altri nomi quali Donna Hay, Laurendon, Cracco e poi libri e raccolte e libretti comprati qua e là, passando per Benedetta Parodi, Suor Germana, Yogananda e la critica della ragion pura di Kant! E quindi, dopo i ringraziamenti da copione, carichi di "oooohhhh che bello...che bei dolciii...sicuramente li farò tuttiiii.-)), urlati con voce squillante e sorriso stampato sulle labbra, il bel librotto era finito nel dimenticatoio, insieme alle altre tonnellate di suoi pari (libri dimenticati). Ma appunto, dopo la waterloo della crostata franagipane, mi era venuta di nuovo voglia di dolci casalinghi. Sì, dolci casalinghi, come le classiche tortone da forno, oggi variamente denominate alias "torte da inzuppo", "torte da credenza", oppure le classiche crostate con marmellata o crema, frittelle, brioches, insomma, dolci semplici, senza fronzoli, senza boria....E così, ho sfogliato il libretto, che anche nello foto richiama alla semplicità ed ai dolci casalinghi. Guardo le foto, leggo qua e là.....certo che è carina questa crostatina, deve essere saporita questa torta al caramello ..e anche questi dolcetti al burro e pistacchi, e questi quadrotti ...questi quadrotti...MA QUESTO LIBRO E' FORTISSIMO!!! Ci sono un mare di ricette furbe e succulente!!! E questi quadrotti poi, con questo strato di meringa sopra, e questa voluttuosa crema al latte condensato e limone....li voglio fare subito! E li ho fatti. Senza tanti sbattimenti. Senza misurare temperature, bollire a 45 gradi, sterilizzare un bel fico secco di niente, nulla. Solo un sano impasto di sablée o come diavolo altro si chiama, con una crema squisita ma veloce. Solo un semplice e genuino dolce casalingo. Grazie, Luca ! ;-) P.S.: sono di una bontà indicibile...e fanno un figurone! E..sono pure semplici da fare! Che posso altro dire? Fateli e mi darete ragione! QUADROTTI ALLA CREMA DI LIMONE CON MERINGA MORBIDA (da "Il libro d'oro dei dolci", ed. Mondadori) Ingredienti: 150 gr di farina 00 50 gr amido di mais (Maizena) 125 gr di burro (io burro salato) a temperatura ambiente 2 cucchiai di zucchero semolato (circa 40 gr) sale (da non mettere se, come me, utilizzate burro salato) facoltativo: 1 cucchiaino raso di lievito (io l'ho messo) Per la guarnizione di limone e meringa: 1 lattina (400 gr) di latte condensato zuccherato 2 uova cat. " grandissime" (extra, di circa 60 gr l'una), i tuorli separati dagli albumi - oppure piccole 2 cucchiai di buccia di limone grattugiata finemente 1,25 dl di succo di limone (il succo di un limone e mezzo o due, circa) 50 gr di zucchero semolato 75 gr di mandorle a scaglie ESECUZIONE: Preriscaldate il forno a 180°. Imburrate una teglia da forno di cm 28 x 18 (io 30 x020). Se non utilizzate uno stampo antiaderente, o foderate lo stampo, bordi compresi, con della carta forno oppure imburrate e infarinate lievemente lo stampo. Mescolate la farina, la maizena, il lievito e un pizzico di sale (non mettendo il sale se, come me, utilizzate il burro salato) in una terrina. Lavorate il burro e lo zucchero in un frullatore elettrico ad alta velocità fino a ottenere una crema; incorporate poi, a bassa velocità, gli ingredienti secchi e formate una pasta dura (io ho messo tutti gli ingredienti nel robot con le lame fino ad ottenere delle briciole, poi ho continuato a impastare velocemente a mano). Riempite la teglia con il composto, premendo bene e formando uno strato liscio e uniforme e fate cuocere per 12/15 minuti o finchè non sarà leggermente dorato (n.b. il composto, essendo molto ricco di burro e quindi molto morbido, è difficile da stendere con il mattarello, come una crostata: occorre invece stenderlo a mano direttamente nella teglia). Mescolate intanto il latte condensato, i tuorli, la scorza e il succo di limone in una terrina. Versate il composto sulla base del dolce e fate cuocere per 8/10 minuti o finchè sarà sodo. Abbassate la temperatura del forno a 170°. Con un frullatore elettrico a media velocità montate gli albumi a spuma, aumentate la velocità e aggiungete gradualmente lo zucchero, montando gli albumi a neve. Con una sottile spatola metallica spalmate uniformemente la meringa sul dolce e cospargetelo di mandorle (facoltative). Proseguite la cottura per altri 20-25 minuti o finchè la meringa non risulterà asciutta (attenzione, non si tratta della meringa asciutta, secca, quella fatta cuocere a bassa temperatura per lungo tempo, ma di una meringa MORBIDA e spumosa, dalla consistenza quasi cremosa). Fate raffreddare il dolce nella teglia prima di sfornarlo, meglio ancora una notte intera, a temperatura ambiente, poi tagliatelo a barrette o quadrotti. n.b.: 1) lo strato di meringa, durante la cottura, si dora diventando di un colore ambrato. Se preferite "nascondere" tale bruniture, potete o spolverare il dolce - prima di tagliarlo a quadrotti - di zucchero a velo, oppure, una volta tiepido, coprirlo a contatto con una pellicola. Una volta freddo, togliendo con delicatezza la pellicola, insieme ad essa verrà via anche il primo strato di meringa. 2) la base di pasta è molto friabile, quindi, se non riposa qualche ora, sarà molto difficile, se non impossibile, da tagliare in pezzi regolari. Per questo è consigliabile preparare il dolce il pomeriggio prima di consumarlo.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Ebbene sì, dopo tante trattative, ecco approdato alla mia mensa il pluristellato chef e giudice di Masterchef, Carlo Cracco!!!Non ci crede nessuno vero? Però la bufala non è del tutto "bufala" perché Carlo Cracco è venuto davvero a casa mia, e ha persino cucinato per me e la mia famiglia. Lo ha fatto dalle pagine del suo libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno" (ecco, magari sul titolo ci si poteva lavorare un po'...) ed. Rizzoli. L'acquisto è di domenica scorsa. Di solito il pomeriggio della domenica lo dedichiamo a qualche giretto fra le nostre colline per poi concludere in una libreria. Cerco di controllarmi sull'acquisto dei libri di cucina perchè credo di essere malata. Domenica però la libreria mi ha accolto così: "Sconti su tutti i libri di cucina..."e come potevo deludere tanta generosità. Così, complice la generosità di mio marito (non mi ha mai limitato in questi "vizi"), il signor Cracco è scivolato in una bella shopper di carta, dritto dritto, fino alla mia cucina. Il libro è interessante. Sottotitola: "Dalla pratica alla grammatica: imparare a cucinare in 60 ricette". Mi sono cimentata in base al tempo che avevo a disposizione. Ho scelto una ricetta del gruppo II di difficoltà, ho seguito tutte le istruzioni e....guardate cosa mi ha portato il signor Cracco per ringraziarmi dell'ospitalità che gli avevo concesso? Un bel mazzo di...grissini! Macché, non è vero nemmeno questa! I grissini me li sono preparata da sola ma le istruzioni date dal suo libro erano così chiare e semplici che quasi i grissini si facevano da soli! GRISSINI PIEMONTESI 480 g. farina 00 220 ml di acqua 75 ml di olio evo 15 g. lievito di birra (ho usato quello granulare, una bustina) 1 cucchiaino di miele (lui suggerisce il malto ma non lo avevo) 10 g. di sale 3 g. di zucchero Per rifinire: acqua olio evo parmigiano paprika dolce Non ho seguito alla lettera il suo procedimento ma il risultato è stato davvero buono. Mettere acqua, olio e sale nell'impastatrice. Aggiungere la farina, il miele, il lievito e lo zucchero. Impastare a velocità 1 (Ken...)per 10 minuti circa.Mettere a lievitare per tre ore circa, in una terrina ricoperta di pellicola e in un posto lontano da correnti d'aria (forno con la luce accesa). Prendere l'impasto, sgonfiarlo, dividerlo in tre filoni e con una spatola rigida, cominciare a dividerli in tanti bastoncini lunghi. Completare il confezionamento dei grissini con le mani, cercando di tenere lo stesso spessore per tutta la lunghezza. Si evitano così spiacevoli sorprese in cottura. Appoggiare i grissini su una placca da forno ricoperta di cartaforno. Per diversificare i gusti dei grissini rifinire in questo modo: - con un pennello bagnare il grissino con poco olio in cui è stata sciolta paprika (dolce p piccante, a piacere) - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di parmigiano - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di semi pi papavero. Cuocere a 190° per 10 minuti circa. Servire accompagnando con prosciutto cotto, crudo e, come va dalle mie parti, cicciolata. PS: povero Cracco, la prima ricetta e già tante variazioni...speriamo non se la prenda troppo e torni presto a cena da me!

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Quando ho letto il post scritto da Teresa sul suo splendido Blog: "Peperoni e patate", ho avuto subito il desiderio di provare la ricetta. Avevo letto della marinatura con zucchero e sale sul libro di Cracco regalatomi dai figli a Natale (lezione n. 19) utilizzata per marinare il salmone, ma non mi era venuto in mente di usarla per il tonno e penso che sia ottima anche con la palamita. Appena ho avuto l'occasione di trovare del tonno freschissimo ne ho congelato una piccola parte per una settimana onde evitare il malefico anisakis. Per la preparazione indicata ho adoperato aromi diversi da quelli usati da Teresa. Origano fresco e timo nella marinata; peperoncino, origano fresco, timo ed aglio per avvolgerlo alla fine. Era delizioso, purtroppo ne avevo preparato troppo poco! Una volta pronto lo ho servito tagliandolo a fettine sottili con una spruzzata di limone ed olio e.v.o con rucola, cipolla di Tropea ed olio e.v.o. ed ho preparato anche una deliziosa insalata di riso venere che troverete al seguente link: http://picetto.blogspot.it/2013/07/insalata-di-riso-venere-con-tonno.html Ringrazio Teresa per aver pubblicato la sua ricetta, mi ha dato l'opportunità di provare un piatto buonissimo e di grande effetto. Per i dettagli della stessa vi rimando al suo blog http://www.peperoniepatate.com/2013/05/tonno-marinato-o-salume-di-tonno.html?showComment=1373045709227#c6772048765921723028 Un saluto a tutti M.G.

Fonte: picetto.blogspot.it

P { margin-bottom: 0.21cm; } Vorrei chiudere la settimana con della verdura: l’indivia belga, ma cotta. L’ho stufata con dello scalogno (in fondo anche il maestro Cracco ritiene faccia figo…) e l’ho cotta abbastanza perché mi pareva sempre troppo al dente. Appena pronta mi dava l’idea di un amarognolo troppo intenso, ma dopo una notte di riposo devo dire che si era insaporita per bene con le olive, motivo per cui ve la propongo fiduciosa che la apprezzerete. Buon we! INGREDIENTI Dosi per 4 persone 500 gr di indivia belga ½ scalogno 10 olive ½ tazzina di aceto Sale, pepe e olio evo Affettate e soffriggete lo scalogno con 3 cucchiai d’olio, aggiungete l’indivia affettata e, a fuoco vivace, rimestate per qualche minuto. Versate l’aceto e sempre mescolando fate evaporare. Affettate le olive, aggiungetele alla verdura e proseguite con la cottura. Salate e pepate.

Fonte: scamorzeaifornelli.blogspot.it

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