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Ingredienti 150 g Albume 100 g Cioccolato Bianco 250 g Panettone qb Saba (sciroppo D'uva) 4 g Tuorlo 50 g Zucchero Preparazione Montate 4 gr di tuorli con 50 gr di zucchero e aggiungete 250 gr di panettone frullato bene nel mixer. Sciogliete a bagnomaria 100 gr di cioccolato bianco e unitelo al composto di  panettone. Aggiungete delicatamente 150 gr di albumi montati a neve e versate tutto in 8 cocotte monoporzione imburrate e infarinate. Cuocete in forno a 200? per 6 minuti circa. Bottura serve tutto con la "saba" (la tipica salsa emiliana  di mosto cotto) ben ristretta a fiamma media.

Fonte: donnamoderna.com

Ingredienti 4 n Acciughe O Alici Sotto Sale qb Aceto Bianco 2 sp Aglio 1 n Cotechino 100 g Mollica Di Pane qb Mostarda qb Olio Di Oliva Extravergine 100 g Prezzemolo 700 g Vitello Biancostato 4 n Vitello Guancia 1 n Vitello Lingua 1 n Vitello Testina Preparazione 1 lingua di vitello 4 guance di vitello 1 testina di vitello 1 cotechino 700 gr di biancostato 2 spicchi d'aglio 4 acciughe "mascule di serragghia" (presidio Slow Food) 100 gr di mollica di pane aceto di vino bianco biologico 100 gr di prezzemolo olio extravergine d'oliva mostarda di mele campanine   Il bollito di Bottura e cotto sottovuoto a bagnomaria nello speciale forno misto vapore a 75? per 12 ore. In alternativa potete cuocere le carni in acqua bollente: biancostato e lingua per 2 ore, guance per 3 ore, testina per 5 ore, cotechino (da cuocere separatamente in acqua fredda) per 4 ore. Nel frattempo frullate nel mixer l'aglio, le acciughe e la mollica di pane rinvenuta nell'aceto. Aggiungete un po' d'olio extravergine d'oliva, il prezzemolo, sale e altro olio fino alla consistenza desiderata. Lavorate rapidamente per non scaldare la salsa. Servite la carne con la salsa verde e la mostarda di mele.

Fonte: donnamoderna.com

Bionda, rossa, ambrata, doppio malto la birra e' sempre di più una bevanda amata dalle donne, senza nulla togliere ai maschietti le signorine detengono il primato di migliori bevitrici a livello europeo, ma nn solo, sono quelle che bevono meglio scegliendo piccole produzioni artigianali. La birra artigianale Italiana con le sue caratteristiche e' entrata a dal parte della cultura gastronomica passando da bevanda da bere con il classico hamburger e patatine a degno accompagnamento a pietanze elaborate e direttamente nelle pentole per cucinare e valorizzata anche dagli chef stellati nei loro piatti. Ingredienti (12pz.) 200 gr trota o salmone affumicato 250 ml birra artigianale AMARCORD MI DONA 8 gr di gelatina in fogli 25 gr di zucchero foglioline tenere di crescione 70 gr salsa al rafano Procedimento Ingredienti per 4 persone: 125 ml di birra 3 gr di gelatina in fogli 25 gr di zucchero steli di erba cipollina Mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda. Versare la birra in un pentolino, unire lo zucchero e scioglietelo a fuoco basso senza portare ad ebollizione. Strizzare la gelatina ed aggiungerla al composto, allontanare dal fuoco e mescolate. Versare la gelatina su un vassoio rettangolare e riporre in frigorifero per 3/4h ore. Disporre un foglio di pellicola alimentare e rovesciarvi la gelatina rassodata, coprire con le fette sottili di trota affumicata. Spalmare sul lato più lungo la salsa al rafano e il crescione. Aiutandosi con la pellicola arrotolare delicatamente ottenendo una sorta di rotolo. Scottare l'erba cipollina in acqua bollente e con la stessa legare il rotolo (un nodo ogni 5/6cm) e tagliare a tronchetti. Ora nn vi resta che servirli agli amici accompagnati dalla stessa Birra Mi Dona AMARCORD Un paio di giovani amici appassionati del mondo della birra e della propria terra. Rimini: una grande città raccontata da un grande regista. Amarcord: il film del grande Federico Fellini vincitore del premio Oscar nel 1975 che per noi è storia di buoni antichi sapori, marchio e filosofia produttiva. Da questi semplici ingredienti nascono, negli anni Novanta, le Birre Amarcord. Acqua pura del cuore degli Appennini Centrali, alle pendici del Monte Nerone nel paese di Apecchio e luppoli pregiati, tradizione, artigianalità e tecnologia hanno fatto di Amarcord la Birra Artigianale più famosa e venduta in Italia. E bevuta anche da Massimo Bottura

Fonte: lalunasulcucchiaio.blogspot.it

con questa ricetta partecipo al contest: il coccio di aprile" un modo di cucinare molto particolare, che dà un risultato straordinario. la carne risulta saporitissima ma leggerissima. si taglia con la forchetta. non c'è olio, non c'è burro. solo tanto tempo senza toccarla mai. molti grandi chef utilizzano questa tecnica con qualche variazione, quindi non ho inventato niente. forse il primo chef che ha utilizzato le cotture sottovuoto è stato il grande Massimo Bottura, ma non lo so con certezza. io non dispongo di un apparecchio che mi permetta di creare un sottovuoto perfetto, quindi adatto la ricetta alle mie possibilità. il risultato è comunque meraviglioso. ingredienti: guanciale di manzo o di vitello, circa 300-400 gr a testa carota, sedano, cipolla aglio, rosmarino, salvia, alloro cannella, senape in grani, pepe in grani, ginepro, sale di Maldon, pepe nero sacchetti da microonde tagliare il guanciale a pezzetti, metterli su carta assorbente, rosolarli velocemente in un tegame antiaderente appena oliato con una carta unta perchè non attacchi. spegnere e aggiungere senape scura in polvere, un pò di cannella macinata, rosmarino, salvia e alloro non tritati, grani di pepe nero e di ginepro, mescolare bene. trasferirlo in un sacchetto da forno (particolarmente adatti quelli da microonde che reggono le alte temperature). aggiungere un aglio intero, una carota pelata, sedano, cipolla, il tutto a pezzi, non tritati. cercare di far uscire tutta l'aria possibile per creare un "sottovuoto casalingo", e chiudere con il laccetto in dotazione ai sacchetti. infornare in una pirofila e cuocere a 60° per 24 ore. non toccare mai, il consumo energetico è minimo. trascorso questo tempo, aprire il sacchetto e versare la carne e il sugo che si è creato in un tegame di coccio o rame a fuoco minimo, aggiungendo un pò di vino rosso e di brodo, sale di Maldon e pepe nero. tenere sul fuoco giusto il tempo di preparare la salsa. raccogliere carote, cipolle, sedano, ed eliminare le erbe aromatiche. passare gli ortaggi al frullatore senza farli diventare una crema, e aggiungerli alla carne. far amalgamare il tutto qualche minuto e servire. volendo si può servire la carne con la salsa a parte. * la caratteristica meravigliosa del sale di Maldon, scoperto per caso 2000 anni fa da schiavi romani mentre tenevano calda l'acqua di mare per il bagno termale del loro padrone, e non per niente utilizzato dai migliori chef di tutto il mondo, è che i suoi soffici cristalli bianchi sono privi di additivi artificiali, e non hanno nessun retrogusto amaro. questo sale ha un sapore fresco e pulito che esalta il sapore di tutti gli alimenti. è ancora prodotto artigianalmente, ed è bellissimo metterne qualche fiocco su una bistecca e vederlo sciogliersi.

Fonte: aglioeprezzemolo.blogspot.it

Un giorno mi capitò di leggere un'intervista ad un cuoco (di cui, purtroppo, non ricordo il nome) che spiegava come riuscisse a volare lontano con la mente e con l'immaginazione pur lavorando in una piccola cucina di un ristorante sperduto in un paesino italiano. Ecco, io questo chef, lo capisco a pieno. Perché la cucina è evasione, cucinare apre la mente ed un pochettino anche il cuore. Come vi avevo anticipato nel post precedente ho iniziato a lavorare in un ristorante da quasi un mese, non è importante saperne il nome o dire quale sia il suo piatto forte. È però importante dire che è da questo momento che inizi a capire se cucinare ti piace davvero, al cento per cento. Perché finché cucinavo a casa, anche per dieci persone, ero io a deciderlo. Io decidevo se volevo fare quella cena, io decidevo cosa fare e come farlo. Concepivo la cucina come puro divertimento. Certo, un po' di sacrificio c'era, perché quando ti impegni a fondo in qualcosa è impossibile che non ci sia sacrificio ma, certamente, non lo avvertivo principalmente come tale. Iniziare a lavorare in una cucina professionale significa fare ciò che ti dicono gli altri, che ti piaccia o no, significa umiltà (e credere di averne tanta è fin troppo facile!!), significa pensare di saper fare qualcosa e venire smentiti subito dopo, significa accettare critiche e ricominciare sempre, da capo, senza arrendersi mai. Significa sacrificio. Però, allo stesso tempo, non rinuncerei mai a quel sacrificio. E qui sta il punto. In questo mese di lavoro ho sbagliato (a volte nella pratica, a volte nell'atteggiamento) ma non ho mai pensato che sarebbe stata "troppo dura" per andare avanti o che sarebbe stato più facile rinunciare. La strada per inseguire i propri sogni è ripida sopratutto all'inizio ed io ora mi sento come Dante nel Paradiso Terreste: la vera e propria "scalata" non è ancora iniziata ma ho sicuramente già compiuto il primo passo. Nel frattempo, come vi avevo già anticipato, sfrutto i giorni liberi per continuare a sperimentare a casa ed uno dei miei ultimi "esperimenti" ve lo propongo proprio oggi. Personaggio principale di questo bel piatto: la triglia! Un pesce che non avevo mai considerato troppo ma che, una volta scoperto, dà grandissime soddisfazioni. Poche spine, polpa soda e dolce ed un colore che parla da solo. Tutte queste meravigliose caratteristiche insieme hanno contribuito a renderla un vero must nell'alta ristorazione: a partire da Massimo Bottura con la sua "Triglia alla livornese" (simbolo di Identità Golose 2015) fino ad un bellissimo piatto che ho visto proprio nella cucina del ristorante in cui lavoro. Un piatto di cui non conosco la ricetta, né il sapore.. Non ho nemmeno provato a rifarlo, ma mi è bastato vederlo ed innamorarmi di quel rosa/rosso acceso per pensare "devo fare la triglia!". Come? Lo vediamo subito! Triglia farcita alla Mediterranea con purè all'aglio dolce e salsa di pomodoro. Ingredienti per 6 persone: 6 triglie di scoglio olive taggiasche alici sott'olio capperi sotto sale 1 kg di patate 1 testa d'aglio 6 cucchiai di passata di pomodoro sale q.b. latte q.b. 2 cucchiai di parmigiano grattugiato 2 noci di burro olio e.v.o. q.b. Come prima cosa occupatevi delle triglie: nel caso in cui non fossero già perfettamente pulite squamatele (le squame verranno via molto facilmente anche solo usando le mani), evisceratele ed asciugatele. Con un coltello sfilettapesce dividete il pesce a metà (eliminando la colonna vertebrale con le relative spine) tenendolo però unito per la coda. In questo modo risulterà facile da farcire e manterrà anche la sua forma originaria. Preparate il ripieno: in un mixer tritate le olive taggiasche private del nocciolo, i capperi sotto sale ben sciacquati sotto acqua fredda, le alici, un po' d'olio delicato e un goccio d'acqua. Otterrete un composto piuttosto sapido, tenete presente che è una farcia quindi deve risultare un filo più salata del normale, nel caso lo trovaste troppo forte allungatelo ancora con un po' d'acqua. Ora potete passare al purè, ci tengo a specificare che in questo caso l'aglio è "dolce" non perché fatto bollire più volte nel latte ma perché viene cotto lungamente nel forno, questo rende il sapore meno forte e pungente riducendo l'aglio in una saporita purea. Prendete dunque la testa d'aglio intera e mettetela in forno a 140/150 gradi per un'oretta. Fate cuocere le patate (facendo attenzione che siano tutte della stessa grandezza) in pentola a pressione fino a che non risulteranno morbide. Eliminate la buccia e schiacciate le patate con uno schiacciapatate, ponete su fuoco basso, mescolate con una frusta e iniziate ad aggiungere il latte ben caldo, procedete poco alla volta in modo da ottenere un composto cremoso ma non troppo liquido. Tirate fuori l'aglio dal forno e schiacciate gli spicchi, la purea d'aglio uscirà facilmente. Mantecate il purè con il parmigiano, il burro e l'aglio, girate bene e lasciate riposare con il coperchio per qualche minuto. Intanto scaldate in un pentolino la passata di pomodoro (se dovete comprarla io vi consiglio la Mutti, a mio parere la migliore) e poi tenete in caldo. Farcite le triglie con il ripieno (senza esagerare), richiudetele bene, condite con un filo d'olio e infornate a 180 gradi ventilato per 2/3 minuti. Siete pronti per impiattare: fate una striscia di pomodoro sul piatto con un cucchiaio, ponete a un'estremità della striscia il purè all'aglio e dall'altra la triglia appena sfornata. Servite subito. Perdonatemi la foto non bellissime ma ho preparato questo piatto per una cena e la luce non era delle più favorevoli. Buon inizio di settimana, Valerie :)

Fonte: unpizzicodinocemoscata.blogspot.it

Milano capitale del mondo. L'Italia una grande casa che si apre per ospitare e mettere a tavola. Cosa può desiderare di più una che ama cucinare? Che sia un'iniziativa autentica, vera, nelle sue intenzioni e nei suoi modi. Che sia come una tavolata lunga sei mesi, che apre con la simpatia frizzante di un aperitivo che vuol mettere tutti a proprio agio, il calore di un primo che parli dell'energia che c'è dietro le persone che amano il cibo e fanno di esso poesia. Non a caso, apre Bottura. Una tavolata che prosegue con la sostanza di un secondo che dice la fatica e il sudore di chi le mani nella terra le mette per davvero. Che si contorni della gioia e del colore che sprizza da frutta e verdura. Che chiuda con la nota dolce di una più giusta distribuzione di cibo nel mondo, un rispetto vero per la terra e i suoi prodotti, un no deciso agli sprechi, la voglia di conoscere nuovi cibi e le persone che sono dietro quei cibi, per incontrarle. Una tavolata dalla quale ci si possa alzare portando a lungo in bocca il sapore di qualcosa fatto insieme, che riguarda tutti, che risveglia quella fede in un mondo buono che sembra scomparso ma forse è solo nascosto e ama muoversi senza farsi notare. Se avessi un angolo per un tavolo dentro ai padiglioni dell'Expo', cosa offrirei ai miei ospiti? Il piatto italiano per eccellenza, la pasta al pomodoro. Semplice vero? Non ne sono sicura. Il segreto: pochi ingredienti di ottima qualità, cottura veloce. Perché questo piatto? Perché in questo piatto non risalta il cuoco, canta la natura, con il grano della pasta, la carnosità dei pomodori del Sud, l'avvolgenza dell'olio extra vergine di oliva, lo sprint dell'aglio, il profumo del basilico. Per una volta l'uomo arretra, il cibo parla da solo. Il mio proposito è di ripetere questa ricetta una volta al mese da qui ad ottobre, declinandola in diverse versioni. E' un piccolo omaggio al mondo che viene a trovarmi a casa mia. SPAGHETTI AL POMODORO 1 per 6 persone: 420 g di spaghettoni di semola Senatore Capppelli bio 500 g pomodori pelati olio evo abruzzese 2 spicchi di aglio pepe foglie di basilico fresco Mettere a bollire l'acqua salata per la pasta. Quando si caleranno gli spaghettoni, scaldare a fuoco basso in una padella, l'olio extra vergine di oliva di buona qualità, con due spicchi di aglio schiacciati e privati del germe centrale. Tagliare i pomodori a filetti, unirli all'olio. Quando mancheranno quattro minuti alla cottura della pasta, trasferire gli spaghettoni nella padella del sugo e sempre a bassa temperatura, in modo che tutti i profumi penetrino nella pasta, arrivare a completare la cottura, mantenendo la pasta al dente. Aggiungere le foglie di basilico lavate e strappate con le mani e servire.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Quel filo che lega come un cordone ombelicale l'uomo alla sua terra, la stessa terra che nel 2012 ha messo in ginocchio un'intera regione: l'Emilia Romagna. Questa terra, madre di emblemi di italianità nel mondo, ha saputo rimettersi in gioco grazie proprio all'amore per la propria terra. Proprio il 20 aprile scorso, esattamente 10 giorni prima dell'apertura dell’Esposizione Universale di Milano EXPO2015 nel palcoscenico di campagnola sontuosità dell’Antica Corte Pallavicina della famiglia Spigaroli grazie all'impegno di CHEF TO CHEF Emilia Romagna cuochi e dei 50 Chef che ne fanno parte, è andata in scena la 4ª edizione di CENTOMANI DI QUESTA TERRA una grande festa in cui cuochi, produttori, gourmet, esperti del settore agroalimentare si confrontano sul futuro del cibo italiano e più precisamente delle grandi realtà presenti in questa regione. Arrivando è stato impossibile non percepire l’allegria pacifica tipica del carattere emiliano, camminando negli ambienti della Corte, fra cuochi che sciamavano da una parte all’altra, show cooking in ogni angolo, l’esposizione dei vini della regione, la presenza di 8 casari del Consorzio Parmigiano Reggiano prodotto da latte di vacche rosse, bianche e brune alimentate con foraggio ed erba autoprodotte e nella tensostruttura dedicata ai “Salumi da re” oltre ai profumi dei prodotti della manifattura emiliana, forse la migliore d’Italia con in primis il prosciutto crudo di Parma e il mitico Culatello di Zibello, si potevano percepire le tendenze degli artigiani che vogliono guardare lontano dopo la profonda crisi che ha minato il mercato insieme alla contraffazione di cui sono vittima sui mercati esteri, insomma davvero una grande festa che difficilmente dimenticherò. Personalmente ho ancora nitide davanti agli occhi le immagini insieme a profumi e sapori memorabili. Vi lascio alcuni scatti, una piccola parte di splendido evento Paolo Teverini Silene e pancetta dello Chef Paolo Teverini Massimo Spigaroli illustra la preparazione del carpaccio di suino nero con piccole verdure e maionese alla senape Alberto Migliari La terrina di anguilla con pesto di capperi e Taggiasche e cipolla all?aceto di lamponi il prosciutto crudo stagionato in barrique dell?Azienda Galloni il vero Culatello di Zibello La Chef Aurora Mazzuchelli Tortellini in brodo minuscoli di Aurora Mazzuchelli Pier Luigi Di Diego Acetosa e asparagi su crema di Carnaroli con olio ai fiori di alloro dello Chef Pier Luigi Di Diego Le mille sfumature di Parmigiano Reggiano in diverse stagionature i salumi di suino nero Lo Chef Valentino Marcattili CheftoChef emiliaromagnacuochi (www.cheftochef.eu) non è una delle tante associazioni ‘di categoria’, ma è un progetto culturale per far conoscere al mondo le qualità gastronomiche dell’Emilia Romagna, imperniata sul rapporto fra chef che fanno cucina d’autore e i grandi prodotti della Regione. CheftoChef è costituita dai 50 chef top della Regione, da oltre trenta aziende top della regione compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici (come il Parmigiano-Reggiano, il Culatello, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, i Salumi Tipici Piacentini, la Mortadella, ecc.) e i gourmet di riferimento. Presidente dell’associazione è Massimo Spigaroli, vice presidenti Massimo Bottura e Paolo Teverini. Arrivederci... www.cheftochef.eu Altri momenti di questa giornata e altro li puoi vedere seguendomi qui https://instagram.com/lalunasulcucchiaio /

Fonte: lalunasulcucchiaio.blogspot.it

Apro il 2016 con una ricetta festosa e calorica, come piace a me, in occasione della giornata nazionale della Mortadella . Potevo mai mancare? Ormai è un ingrediente che sento mio, visto che metà della mia vita l'ho trascorsa qui, a Bologna, dove la Mortadella viene prodotta da millenni. Per sapere tutto ma proprio tutto sulla mortadella vi rimando al sito Aifb; la mitica Francesca del blog Burro e Zucchero ci racconterà tantissime cose! La ricetta che vi propongo oggi è del mio compagno di corso Davide Balducci, uno dei nostri giovanissimi, che ha già all'attivo diverse esperienze come animatore nei villaggi turistici (doti che ha ampiamente mostrato durante tutto lo scorso anno, per nostra fortuna) e in importanti cucine, come il ristorante La Rosa a San'Agostino (Fe). Il ragazzo riesce sempre a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, come dimostra questa foto di repertorio. Tanti auguri, Baldo e ricordati degli amici, quando aprirai il tuo ristorante in Svizzera :D Balducci e Dio Bottura Ricetta per 4 persone Ingredienti: per lo sformato di mortadella: 250 ml di latte 50 g di farina 50 g di burro 100 g di Parmigiano Reggiano DOP 4 uova 250 g di Mortadella Bologna IGP per lo zabaione di Parmigiano Reggiano DOP 285 g di Parmigiano Reggiano DOP 22 g di zucchero 150 ml di brodo vegetale 4 tuorli d’uovo Inoltre: Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Procedimento: facciamo un roux con burro e farina in parti uguali ( rapporto 1:1). Maciniamo la mortadella, uniamola con il roux, aggiungiamo le uova a due a due alla volta e il Parmigiano Reggiano e amalgamiamo il tutto con una frusta, aggiungendo lentamente il latte. Mettiamo tutto il composto nei pirottini monoporzione o in stampini di silicone precedentemente imburrati o spennellati con olio d’oliva e cuociamoli in forno a bagnomaria e coperti per 20 minuti a 90° C a vapore, poi scopriamoli e lasciamoli in forno senza il vapore 5 minuti a 130° C Prepariamo lo zabaione di Parmigiano reggiano: Facciamo un caramello con 40 g di zucchero bianco in una bastardella a bagnomaria o una padella antiaderente con 10 cl d’acqua. Quando lo zucchero è caramellato, aggiungiamo il brodo e lasciamo raffreddare il tutto. Quando il composto è completamente freddo, aggiungiamo il Parmigiano e solo per ultimo i tuorli d’uovo. Mettiamo il composto in tegame antiaderente con i bordi alti e lasciamolo cuocere a fuoco minimo per 20-30 minuti finché non è omogeneo e cremoso. Servizio: su ogni piatto disponiamo un paio di cucchiai di zabaione, lo sformato di Mortadella e completiamo con alcune gocce di aceto balsamico. Abbinamento consigliato: Lambrusco rosé di Modena spumante DOC metodo classico - Cantina della Volta n.b. Trovate altre sfiziosissime ricette con la mortadella qui (uno sformato di patate) e qui (una deliziosa cotoletta!).

Fonte: bigshade.blogspot.it

Sono giorni un po' di corse questi, in cui il tempo da dedicare ai miei hobby di certo non abbonda.....non ho tempo di leggere, e mi dispiace molto, non ho tempo di provare nuovi cosmetici fai da te (e sì che sono tornata dal Marocco carica di "ingredienti" interessanti!), non ho tempo di dedicarmi ai miei piccoli angoletti del fai da te (anche se avrei duemila progetti), non ho soprattutto tempo di dedicarmi alla cucina con la calma e l'attenzione che la preparazione di piatti un po' più elaborati richiederebbe. L'altro giorno poi mi è arrivata una mail che mi segnalava una bellissima iniziativa, la Parmigiano Reggiano Night , che si terrà il 27 ottobre. Si tratta della prima cena web 2.0 della storia, di una serata virtuale completamente dedicata a una delle eccellenze del nostro Paese. In tutta Italia, da Nord a Sud, da Aosta a Siracusa, tutte le famiglie e gli amanti del Parmigiano saranno invitate a preparare una ricetta a scelta tra le numerose proposte del sito del Parmigiano Reggiano. Per chi invece avesse voglia di cimentarsi in una ricetta più elaborata c'è la possibilità di provare il Risotto cacio e pepe, ideato del celebre chef Massimo Bottura appositamente per la Parmigiano Reggiano Night. Lo scopo di questa iniziativa è quello di dare un contributo di solidarietà, metaforica e reale, alle famiglie interessate dal sisma dell'Emilia. Grazie al riso, cibo umile ma nutriente, protagonista della ricetta proposta dallo chef, e grazie al Parmigiano Reggiano, simbolo di una terra laboriosa e silenziosa, la Parmigiano Reggiano Night coinvolgerà uomini e donne, grandi e piccini, veneti e siciliani, abruzzesi e piemontesi, in un fantastico evento reso indimenticabile dal sapore della solidarietà. Date queste premesse per me era impossibile non aderire, ma tristemente non ho avuto modo nè di preparare una delle ricette proposte dal sito del Parmigiano Reggiano, nè tantomeno il capolavoro dello chef. Volevo però dare il mio contributo e così mi sono inventata un piatto per questo evento, in cui ho voluto mantenere l'accoppiata riso-Parmigiano. Eccolo: Tempo di preparazione: 30 minuti Ingredienti per 2 persone: 200 gr. di riso Carnaroli alcune cimette di broccolo una fetta di prosciutto semidolce tagliata spessa mezzo bicchiere di vino bianco un bicchiere di latte mezza cipolla 25 gr. di burro un cucchiaio di farina noce moscata brodo vegetale q.b. sale e pepe q.b. abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato In una casseruola far imbiondire la cipollina tritata in 10 gr. di burro. Unire il riso, farlo tostare fino a che non diventerà lucido, quindi sfumare con del vino bianco. A questo punto unire al riso le cimette di broccoli, lavate e ridotte in pezzettini, salare e portare a cottura aggiungendo via via del brodo vegetale caldo e mescolando spesso. Intanto preparare la crema di Parmigiano. In una ciotola mescolare accuratamente 10 gr. di burro a temperatura ambiente e un cucchiaio di farina. In un pentolino far scaldare il latte, farvi sciogliere il Parmigiano, legare con la crema di burro e farina ed insaporire con una piccola spolverata di noce moscata. Per le briciole invece, sminuzzare con la mezzaluna o con il tritatutto il prosciutto e farlo rosolare in una padella antiaderente senza aggiungere nè olio nè burro. Quando il risotto sarà cotto, farlo mantecare con cinque grammi di burro e una manciata di Parmigiano, quindi servirlo irrorato dalla salsa al formaggio e cosparso con le briciole croccanti di prosciutto. A piacere una macinata di pepe fresco. Buona Parmigiano Reggiano Night a tutti!

Fonte: thedreamingseed.blogspot.it

E’ stato come mettere l’ultimo pezzo di un puzzle e vedere il quadro completo. La ricetta pensata per Mangiare Matera è finalmente quel quadro. Qualche anno fa, prima di avere un blog e di avere la casa invasa di libri di cucina, andammo per una breve vacanza a Barcellona. Era il periodo della cenere del vulcano islandese dal nome improponibile che lasciava a terra i malcapitati che erano in giro con l'aereo e così, nonostante il mio ottimismo al riguardo, rimanemmo bloccati per 3 giorni per poi ripartire con una nave cargo stipata come solo i bastimenti degli emigranti alla volta di Livorno, per la gioia di Dario che si divertì un mondo. In quei 3 giorni decidemmo di lasciare la città per dirigerci verso Cadaques, seguendo le orme di Dalì che proprio nel piccolo borgo aveva una casa, ora un piccolo museo. Tra una passeggiata sulla spiaggia, il mare cristallino e i piccoli borghi vicini, ci fermammo a Roses per pranzo. Cercando tra i vari ristoranti e trattorie, vidi un locale diverso da tutti gli altri, mi colpì molto perché era elegante e molto riservato, tanto che dovetti appiccicare il naso al vetro per vedere qualcosa dentro....ma purtroppo era chiuso. Dopo, molto dopo, ho capito che quel ristorante era El Bulli di Ferran Adrià….. ho pensato tante volte che, se solo avessi saputo, avrei potuto fermarmi per cena, ma poi mi dico non ci sarebbe stato assolutamente posto, visto che le attese erano (uso il passato perché il locale ha definitivamente chiuso ed è diventato una fondazione ) di mesi. Girando sul web ( qui e qui da Mapi ) mi imbatto in una ricetta di Massimo Bottura tratta dal libro PRO. Attraverso tradizione e innovazione del 2006, che mi piace subito e, i cui ingredienti non sono così impossibili da trovare. Proprio quel Bottura che nel 2000 lo chef Ferran Adrià, invita nel proprio ristorante a Roses per imparare un nuovo modo di pensare la cucina. Ho pensato subito << questa ricetta deve essere mia>>. Con la farina Senatore Cappelli messa a disposizione da Mangiare Matera e una di lenticchie verdi che ho comprato tempo fa in attesa di una ricetta che ne valorizzasse le caratteristiche, ho semplificato rivisitato la ricetta di Bottura, utilizzando anche i fagioli verdolini di Sarconi IGP del precedente contest Iochef. Per la pasta : Semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli 200 g Farina di lenticchie verdi 100 g Uova 3 1 pizzico di sale Per il ripieno : 1 cotechino piccolo (se avanza potete mangiarlo con un pò di purè) ½ l Lambrusco Per la salsa di fagioli : Fagioli Verdolini di Sarconi IGP 50 g Rosmarino 1 rametto Brodo vegetale 3 bicchieri Lardo 50 g Aglio 1 spicchio Mettere il cotechino, bucato con una forchetta, a cuocere in acqua fredda, portare a ebollizione, e far bollire per 1 ora e mezza. Trasferire il cotechino nella vaporiera dove al posto dell’acqua si è messo il lambrusco (io ho usato la pentola per la pasta che ha il colino incorporato) e far cuocere al vapore del vino per un’altra ora e mezzo: il cotechino si sgrasserà ulteriormente e ne assorbirà i profumi diventando anche di un rosso più intenso. Al termine della cottura farlo raffreddare, tritarlo bene e metterlo in una ciotola. Per la pasta disporre la semola e la farina di lenticchie mescolate a fontana sulla spianatoia, rompervi al centro le uova, aggiungere un pizzico di sale poi sbattere leggermente per far incorporare le farina a poco a poco, cominciare a impastare fino ad ottenere un composto piuttosto compatto, oppure, utilizzare un mixer e versare gli ingredienti nello stesso ordine. Formare una palla e far riposare per almeno 30 minuti (io una notte in frigo). Stendere la pasta in una sfoglia sottile e distribuire dei mucchietti di ripieno distanziandoli bene. Ricoprire con un’altra sfoglia, sigillare i contorni di ciascun mucchietto con un tagliapasta tondo. Tritare il lardo e metterlo in una casseruola con un rametto di rosmarino e l’aglio in camicia e far rosolare a fuoco dolce per qualche minuto. Unire i fagioli precedentemente fatti rinvenire in acqua per 12 ore e farli insaporire qualche istante, poi versare quasi tutto il brodo caldo e far bollire per un’ora circa, fino a cottura. A cottura ultimata, togliere l’aglio e il rosmarino, frullare e passare al setaccio. Tenere in caldo. Lessare i ravioli per circa 10 minuti ma dipenderà dalla sfoglia e condirli con la salsa ai fagioli. Con questa ricetta partecipo al Concorso " Mangiare Matera ":

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Ingredienti: per 4 persone 250 g di lardo di Mora Romagnola 200 g di Parmigiano Reggiano 36 mesi 2 spicchi di aglio fresco 3 rametti di rosmarino pepe nero Ogni “azdora” che si rispetti ha la sua ricetta per la piadina romagnola. E cambia, sensibilmente, spostandosi lungo la costa. Più si scende verso le Marche più il “pane di Enea” si assottiglia e si fa leggero nell’impasto. La piadina romagnola sopravvisse fino al medioevo quando, a causa delle tasse sul pane e delle quote di grano da versare al signorotto di turno, il pane divenne sempre meno consumato a favore di queste focaccine che potevano essere preparate anche con farina di altri cereali. Preparazione : 45’ + 1 ora e 30’ di cottura Si impastano gli ingredienti per una decina di minuti, realizzando una palla. Si avvolge la sfera con la pellicola e la si lascia riposare per 15-20 minuti. Si passa poi alla formazione di piccole pagnottelle di circa 100 grammi ognuna (saranno le vostre piadine!), e con il mattarello si formano dischi di uno spessore che può variare a piacere dai 4 agli 8 centimetri (ma anche più sottile, se si preferisce, idem per il diametro: tra i 20 ai 30 centimetri). La piadina si pone sul “testo” (di terracotta, ma se proprio non l’avete potete arrangiarvi con una padella di ghisa o antiaderente, anche se in Romagna non ve lo consiglieranno) e la si punzecchia con la punta della forchetta. Dopo 30 secondi (un minuto al massimo), la si gira. Lo si fa due volte per lato, e poi la si toglie. La si posiziona in verticale (tra due bottiglie, andrà benissimo), affinché non diventi molliccia, lasciandola riposare per un minuto. Poi la si taglia e la si farcisce, mangiandola subito. Per farcirla, spazio alla fantasia. Con il classico ripieno di prosciutto crudo, squacquerone e rucola non si sbaglia. Ma se volete una ricetta gourmet, ecco quella di Massimo Bottura, realizzata per l’ultima edizione di Rimini Street Food. Preparazione: tritare il lardo a coltello fino a ottenerne un battuto. Lavare il rosmarino e ricavarne le foglie. Sbucciare gli spicchi d’aglio fresco, togliendone l’anima. Mettere l’aglio e rosmarino su un tagliere di legno e battere finemente, realizzando una pasta quasi uniforme. Mescolare il trito al battuto di lardo e aggiungere il pepe macinato al momento amalgamando bene. Appena la piadina è pronta stendere il pesto su un lato della piadina. Grattare il Parmigiano non troppo fine sul pesto che sta fondendo. Chiudere la piadina in quattro, come uno spicchio. E mangiarla. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Qualche giorno fa ero in coda alla posta e per passare il tempo mi sono messo a curiosare in uno dei libri in vendita....lo so non si fa....ovviamente il mio occhio è caduto su un libro di cucina e più precisamente su una raccolta economiche elaborate da grandi Chef. Appena ho visto il risotto preparato con questa tecnica dal grande Bottura sono rimasto folgorato sulla via di Damasco.....Ho, spero senza peccare di superbia, modificato la ricetta per renderla un poco mia e sicuramente l'utilizzo del miglior riso al mondo, Acquerello, ha contribuito al fantastico risultato. Ingredienti (x2): 160 riso Carnaroli Acquerello 200 Pecorino Romano DOP 165 gr. Parmigiano Reggiano DOP 1 litro acqua minerale naturale pepe di Sichuan grissini alle olive 4 filetti di acciughe sottolio Nostromo olio evo Preparazione: La cucina è chimica e questo procedimento ne è la dimostrazione lampante. Dobbiamo separare il formaggio in tre componenti diversi, parte grassa, liquida e solida. Come fare? Misceliamo 1 litro di acqua minerale naturale con il pecorino ed il parmigiano grattati. Mettiamo la miscela in una pentola d'acciaio dal fondo spesso e portiamo molto lentamente alla temperatura di 80 gradi. Quando il formaggio sul fondo diventa filante spegniamo la fiamma e lasciamo raffreddare. Copriamo con la pellicola trasparente a contatto e mettiamo in frigo per tutta la notte. Alla fine avremo uno strato supperficiale di materia grassa, che raccoglieremo con un colino; una parte liquida che andremo a filtrare e sul fondo della pentola uno strato duro di formaggio che potremo usare per fare delle croccantissime chips. Sbricioliamo i grissini, facciamo sciogliere le acciughe in olio evo e tostiamo i grissini tritati. Scaldiamo a fuoco dolce l'acqua di formaggio. Tostiamo il riso con un filo d'olio evo e cuociamo aggiungendo un mestolo alla volta di acqua di formaggio calda. A 3/4 di cottura iniziamo ad aggiungere il "burro" di formaggio. Quando il riso è pronto, spegniamo il fuoco e mantechiamolo con il burro rimasto. Mescoliamo energicamente sino ad avere un riso molto cremoso. LLasciamo riposare 5 minuti a pentola coperta. Impiattiamo con il crumble e con il pepe di sichuan ppestato al mortaio. BUON APPETITO!!!!!!!!!!!!!!!!! "Questa ricetta partecipa al contest Rice Blogger 2014"

Fonte: desperatehousecooker.blogspot.it

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