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Preparare la pasta fresca mi riporta alle domeniche mattina di tanti anni fa, quando mio padre –che in cucina mette piede solo per mangiare :P – decideva di mettersi all’opera. Le uniche cose che preparava erano gli gnocchi e la pasta fresca, reclutava me e le mie sorelle come piccole aiutanti e mamma come supervisore. Ricordo tagliatelle stese ad asciugare e farina ovunque, ma che divertimento! Quando ho visto che tra le farine che il mulino Grassi mi aveva inviato per il contest Impastando di impara c’era anche la farina di semola per pasta fresca non ho saputo resistere alla tentazione di fare la sfoglina. Una volta aperta la confezione, seconda sorpresa: una farina semi-integrale e profumatissima. Ho iniziato a impastare pensando a come esaltarla: volevo che la sfoglia fosse al centro dell’attenzione, più importante di tutti gli altri ingredienti. Ho pensato a una lasagna assemblata al momento e mi sono ricordata del raviolo aperto di Gualtiero Marchesi, così ho deciso di richiamare la sua idea, anche se con ingredienti meno nobili, per dirgli grazie per quello che ha regalato alla cucina italiana. La sfoglia va tirata sottile, eppure resta consistente e porosa, il sapore intenso del grano Kronos non è coperto, ma soltanto accompagnato dagli altri (pochissimi) ingredienti. È un piatto perfetto per le feste in arrivo: saporitissimo, di stagione, comodo da preparare in anticipo ed elegante. Ravioli aperti con broccoli e gamberi Ingredienti Per la sfoglia 1 uovo medio 100 g di semola Kronos di Molino Grassi Per i ravioli (per quattro persone) 8 sfoglie di pasta fresca quadrate 20 gamberi 1 broccolo Bisque di gamberi Procedimento Per la sfoglia Formare una fontana con la farina nella ciotola della planetaria. Mescolare le uova tra loro con una forchetta, versarle al centro della fontana di farina e incorporarle con una forchetta. Azionare la planetaria col gancio K e lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo, ribaltando un paio di volte. Rovesciare l’impasto su una spianatoia spolverata con un po’ di semola e lavorarlo brevemente ma energicamente con le mani umide (in questo modo l’impasto assorbirà altra acqua se gli è necessaria) impasto liscio ed omogeneo. Riporre l’impasto sotto una ciotola di vetro a campana per mezzora. Stendere la pasta sottilmente e ricavarne dei quadrati di 10cm x 10cm. Sbianchire la pasta in acqua bollente per 10 secondi, scolarla con una schiumarola e farla asciugare su un telo. La pasta così preparata può essere conservata in un contenitore ermetico in frigorifero per una giornata, o in congelatore per diversi mesi. Per i ravioli Lessare i broccoli in acqua bollente salata, lasciandoli al dente, scolarli conservando l’acqua di cottura e passarli subito in una ciotola con acqua e ghiaccio per mantenere il colore brillante. Scolare i broccoli dall’acqua fredda, tenerne da parte alcune cimette per la decorazione e frullare il resto con un po’ di acqua di cottura fino a ottenere una crema liscia. Scaldare la crema e tenerla in caldo. Sgusciare i gamberi (teste e carapaci possono essere usati per realizzare la bisque) e privarli del filetto nero, sciacquarli e saltarli in padella aggiungendo soltanto qualche cucchiaio di bisque. Tenerli in caldo. Lessare la pasta al dente, scolarla con una schiumarola, quindi porre la metà delle sfoglie in una padella con un filo d’olio e spadellarle con delicatezza in modo da asciugarle e renderle lucide. Metterle da parte e versare nella padella un paio di cucchiai di bisque, aggiungere il resto delle sfoglie e spadellarle fino a che non diventano scure e leggermente caramellate. Disporre sul fondo di un piatto caldo la sfoglia scura, coprirla con un cucchiaio di crema di broccoli, disporre quattro gamberi negli angoli della sfoglia, completare con le cimette di broccoli tagliate a fette e coprire con l’altra sfoglia ruotata di 45° (come si vede nelle foto).Disporvi al centro un cucchiaino di bisque e decorare con i gamberi e le cimette di broccoli avanzate. Servire subito. Note La bisque, la sfoglia e la crema di broccoli possono essere preparati un giorno prima. I gamberi e la pasta possono essere cotti con mezzora di anticipo, al momento di servire basterà effettuare il passaggio delle sfoglie in padella e assemblare i ravioli. Con questa ricetta partecipo al contest di Molino Grassi:

Fonte: anexperimentalcook.blogspot.it

Seduta in rigoroso ed irreale silenzio, ascolto il susseguirsi di note che nascono da un pianoforte a coda durante un concerto. Emozione allo stato puro, mischiata alla morbosa curiosità di sapere quale sarà il brano successivo e la consecutiva sequenza di accordi. Nella musica, come nella cucina, esistono note che si legano perfettamente tra di loro, che vanno d'accordo, e che dalla loro unione nasce un'armonia. Sapori ed ingredienti che devono per forza stare insieme, impossibile separarli, l'uno deve obbligatoriamente accompagnare l'altro. Nascono così in natura ingredienti delicati, poco decisi, con colori tenui, altri invece più vivaci, spiccati , profumati e particolari. Nella costruzione di un piatto, come di un'armonia, cerco di accostare intensità e gusti diversi tra loro, creando un contrasto, certa che dalla loro unione nasca il piatto perfetto. La mozzarella di bufala, dolce, delicata, accompagnata dal pomodoro più acido e dal croccante dei taralli pugliesi. Tutta per voi la mia caprese un pò chic , la mia perfetta armonia... " Cosi come per saper suonare Chopin devi conoscere bene la musica, per saper cucinare un pesce devi conoscere la qualità della sua carne ..." G. Marchesi Vino consigliato: Fiano di Ciro Picariello Ingredienti per 2 persone: 1 bufala campana 200 gr di pomodorini ciliegia 10 taralli 1 pizzico di origano secco 6 foglie di basilico fresco olio evo sale , pepe Riducete la bufala a pezzettoni e lasciatela sgocciolare per 10 minuti in un colino ( foto 1 ). Lavate i pomodorini e tagliatene un paio a metà ed i restanti in 4 spicchi ( foto 2 ). Avvolgete i taralli in un foglio di carta da forno e spezzettateli grossolanamente con un batticarne. In una ciotola emulsionate 2 cucchiai di olio con un pizzico origano secco, 4 foglie di basilico, sale e pepe. Alternate gli strati nei bicchieri partendo dai pomodorini a spicchi, bufala e taralli. Completate con i pomodorini tagliati a metà, irrorate con l'emulsione preparata in precedenza e decorate con 1 foglia di basilico fresco ( foto 3 ). foto 1 foto 3 foto 2

Fonte: lacucinadistagione.blogspot.it

Oggi è il giorno di Quanti modi di fare e rifare, la simpatica rubrica che ci porta nei diversi blog dei partecipanti a preparare una loro ricetta del cuore. Questo mese siamo da Marika del blog La stufa economica a preparare il Tucèn ed fa'sol e ov, cioè il "puccino" (sughetto) di fagioli con le uova, che come dice è un piatto della tradizione, di tanti anni fa, quando la carne era poca e la fame tanta...in questo modo consumavano un piatto completo e ricchissimo di proteine. Questo sughetto si preparava anche a casa mia, era la mia nonna che lo amava particolarmente, solo che invece di usare fagioli era a base di piselli e tonno (che era poco in proporzione, ma essenziale per dare sapore). Da qui la mia variante di oggi: fagioli, piselli e tonno... voi che ne dite? Vi ispira? Noi che lo abbiamo assaggiato siamo rimasti soddisfatti. Vi sottolineo che ho usato dei fagioli secchi di Lamon IGP, un tipo di fagiolo veneto coltivato fin dall'antichità, della famiglia dei borlotti, dal gusto deciso e aromatico. Ingredienti per 4 persone 220g di fagioli di Lamon secchi 250g di piselli già cotti 1cipolla 200g di passata di pomodoro 52g di tonno all'olio d'oliva sgocciolato 3 cucchiai di olio 4 uova rametto di rosmarino sale e pepe Mettere in ammollo in acqua per una notte o fagioli secchi. Il giorno successivo, mettere a cuocere i fagioli in acqua e un rametto di rosmarino per circa 1,5-2 ore. Tritare finemente la cipolla, soffriggerla con l'olio evo, bagnare con un poco di acqua in mdodo da renderla quasi trasparente, aggiungere la passata. Cuocere circa 15 minuti a fuoco basso. Nel frattempo rassodare le uova, che devono essere a temperatura ambiente. Come fare? Ecco due possibilità... Immergerle in acqua bollente e cuocerle per 10 minuti esatti. Finita la cottura dell'uovo, passare subito sotto l'acqua fredda, in modo da bloccare la cottura. far bollire l'acqua, immergere delicatamente far riprendere il bollore. Spegnere e attendere 30 minuti. Passato il tempo immergerle in acqua fredda e ghiaccio per fermare la cottura (Metodo Gualtiero Marchesi) Il mangiatore di fagioli di Annibale Carracci Nel sugo di pomodoro aggiungere i fagioli e i piselli già cotti, aggiustare di sale e pepe, lasciare insaporire cuocendo ancora 10 minuti. Aggiungere il tonno sgocciolato e le uova tagliate a metà. Servire tutto ben caldo, con tanto pane casereccio giusto per fare una golosa "scarpetta". Questa ricetta partecipa all'iniziativa Quanti modi di fare e rifare e ricordo che il prossimo mese ci troveremo tutte nel blog di Silvia Una stella tra i fornelli a cucinare i meravigliosi Pici all'aglione non li conoscete? Ma allora non sapete cosa vi siete persi finora! Coraggio provate a prepararli, noi v i aspettiamo!!!!!!!

Fonte: zibaldoneculinario.blogspot.it

Dedicato a tutti gli amanti dei primi piatti, il sapore italiano per eccellenza, c'è Pastatrend, il primo grande salone che celebra la passione per la pasta. La città ospite è Bologna, da sempre capitale della tradizione gastronomica di casa nostra. Il quartiere fieristico del capoluogo emiliano si veste di sapori da sabato 24 a martedì 27 aprile e apre i battenti a visitatori e buyers provenienti da 40 Paesi. Ricca la serie di eventi collaterali, frutto del lavoro del direttore artistico Marisa Laurito: dalle lezioni degli chef "stellati" alle ricette delle sfogline di Casa Artusi, dai convegni medici sui "miracoli" della pasta per stare in buona salute agli happy hour dedicati alla pasta con l'immancabile "Miss tagliatella" La pasta italiana negli ultimi dieci anni ha visto più che raddoppiare il valore della produzione passando dai 2,5 miliardi di euro del 1997 ai 6,1 del 2007 (+144%). Oggi il comparto, che ha subito solo una lieve flessione nel 2009, dà lavoro a 30mila addetti frazionati in circa 6000 mila imprese, in gran parte artigianali. I dati sono il frutto di una ricerca di Nomisma, diffusi alla vigilia dell'apertura del salone bolognese. Ma sono tante le curiosità e gli eventi che animano il salone bolognese: tra questi, oltre al concerto inaugurale di Massimo Ranieri, segnaliamo i corsi quotidiani di Casa Artusi, il Centro di Cultura Gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana di Forlimpopoli (Fc), e dell'Associazione delle Mariette, dedicati alla preparazione della sfoglia. Si comincia con l'introduzione storica, quindi si studiano i differenti tagli della sfoglia, per arrivare alle paste colorate e a quelle ripiene. Domenica 25 aprile Luisanna Messeri, volto noto de "Il Club delle Cuoche" in onda su Alice e Premio Marietta ad honorem 2007, tiene per Casa Artusi un corso di cucina sulle ricette artusiane e sulla sua personale visione della cucina di casa. E non mancano le masterclass dimostrative in collaborazione con Alma, la scuola di cucina diretta da Gualtiero Marchesi. Tutti i giorni poi l'happy hour della pasta, realizzato in collaborazione con l'Enoteca Italiana di Siena, animata anche da Cocina Clandestina, lo storico duo radiofonico torinese composto da Marco Fedele e Francesco Forlani. Cocina Clandestina si trasforma per l'occasione in uno ShowCookingLive, spettacolo a contatto diretto con il pubblico in cui il ritmo della radio si accomuna al coinvolgimento del pubblico presente attraverso le letture, i deejay set con i classici vinile e la cucina dal vivo. Pasta in primo piano anche con Pasta&Company che cucina a bordo del nuovissimo APE "Pasta Mobile" legato al progetto Street Food di Qualità. Domenica 25 aprile chef e neurologi si confrontano poi in un originale dibattito: "Cucinare con il cervello" previsto alle ore 11.00 al Palacongressi. Moderati da Armando Basso e Fabio Calbucci si confrontano: il neurochirurgo Sergio Acampora "La Cucina e gli organi di Senso"; Giuseppe Neri, vice presidente della Sno (Società dei neurologi, neuroradiologi e neurochirurghi ospedalieri) "La vera degustazione avviene nel cervello". Ma si parla anche di "Sensazioni neuro-olfattive dei rapporti tra cibo e vino"; "Piatto a quattro mani: la musica in cucina"; "Anche l'occhio vuole la sua parte". Infine 23 realtà legate alla filiera della pasta, suddivise in 7 categorie, ricevono il Premio Golosario, riconoscimento attribuito sabato 24 dal giornalista Paolo Massobrio, autore del Golosario, il best seller dedicato alle cose buone d'Italia, Tra i premiati del Golosario non mancano i ristoranti che si sono distinti nell'utilizzo di pasta di qualità e realtà artigianali che, negli anni, si sono dedicate al complemento del primo piatto più amato del mondo con la produzione di salse e sughi. ORARI DI APERTURA DEL SALONE SABATO 24 APRILE E DOMENICA 25 APRILE 10.30 – 22.00 LUNEDI’ 26 APRILE E MARTEDI’ 27 APRILE 09.30 – 18.00 http://www.tgcom.mediaset.it/

Fonte: sianna-cuochi.blogspot.it

Oggi vi portiamo in giro alla scoperta di meravigliosi profumi...quei profumi che ci regalano le stupende erbe aromatiche sparse ovunque nella nostra incantevole penisola! Il tema di questa puntata della rubrica dell'Italia nel piatto è infatti: Erbe aromatiche e profumi di fine estate Le focacce qui da noi dominano le nostre tavole, ne trovate di tutti i gusti, si mangiano a pranzo, a merenda, a cena e...a colazione anche! Nella mia cucina trovate oggi un'aromatica focaccia con le patate e rosmarino , morbida, fragrante e soprattutto profumatissima, un'alternativa della classica focaccia pugliese con pomodori ed origano. Il legame che unisce la Puglia ed il rosmarino è il sole caldo ed avvolgente ed il mare di un azzurro fantastico, questa pianta aromatica cresce spontanea nei terreni asciutti e luminosi, sulle coste ed in riva al mare. L'origine del nome pare derivi dal latino da rosa e maris cioè rosa del mare , secondo altri da rhusus e maris cioè arbusto di mare oppure ros e maris cioè rugiada del mare. In cucina trova ampio spazio in molte ricette ed insaporisce molto gli arrosti , a rametti o con gli aghi tritati. Le foglie, fresche o secche, l'olio essenziale come pianta medicinale. Bellissime anche come piante ornamentali nei giardini come macchie, bordure o nei vasi su balconi e terrazze. un abbraccio MILENA Focaccia con patate e rosmarino Ingredienti: 150 g. di semola rimacinata 150 g. di farina 00 2 patate piccole lesse 10 g. di lievito di birra 1/2 cucchiaio di sale fino 1 cucchiaino di zucchero 200 ml. circa di acqua tiepida olio evo patate a fette q.b. rosmarino sale fino Procedimento. Preparare l'impasto mettendo sulla spianatoia la farina a fontana, al centro il sale fino, le patate lesse passate, lo zucchero ed il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Aggiungere poi man mano la restante acqua tiepida ed iniziare ad impastare, regolarsi con la quantità di acqua, a volte le patate sono più acquose e quindi diminuire la quantità di acqua, l'impasto deve risultare ne troppo liquido ne duro ma abbastanza morbido. Ungere bene di olio evo una teglia ed adagiarvi il panetto, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per circa 1 ora e mezza nel forno spento. Una volta che l'impasto è lievitato spargere un pò di olio evo sulla superficie ed eventualmente allargare con le mani fino a coprire il tegame, salare leggermente e coprire con delle fette sottili di patate crude, salare leggermente anche queste ed infine spolverare con aghi di rosmarino. Infornare a 230° circa per circa mezz'ora o fino a cottura e doratura. https://www.facebook.com/LItaliaNelPiatto http://litalianelpiatto.blogspot.it/ Andiamo a scoprire i profumi delle altre regioni: Piemonte: Timballo di verdure grigliate al profumo di menta di Pancalieri http://j.mp/ timballo-verdure-grigliate Friuli-Venezia Giulia: Gnocchi di rape rosse http:// ilpiccoloartusi.weebly.com/ litalia-nel-piatto/g nocchi-di-rape-rosse-fonduta-d i-latteria-fresco-san-daniele- croccante-per-litalia-nel-piat to. Lombardia: Frittata di erbe fini di Gualtiero Marchesi http://www.kucinadikiara.it/ 2015/09/ frittata-alle-erbe-fini-di-gual tiero.html Emilia Romagna: Liquore al basilico http:// zibaldoneculinario.blogspot.com /2015/09/ liquore-al-basilico-per-litalia -nel.html Liguria: torta di zucchine al profumo di maggiorana http:// arbanelladibasilico.blogspot.co m/2015/09/ litalia-nel-piatto-erbe-aromati che-e.html Toscana: Acciughe sotto pesto http:// acquacottaf.blogspot.com/2015/ 09/acciughe-sotto-pesto.html Umbria: Bocconcini di maiale al serpollo http:// www.dueamicheincucina.ifood.it/ 2015/09/ bocconcini-di-maiale-al-serpoll o.html Puglia: Focaccia con patate e rosmarino http://breakfastdadonaflor.blogspot.it/2015/09/cucina-pugliese-focaccia-con-patate-e.html Calabria: L'origano selvatico calabrese http:// ilmondodirina.blogspot.com/ 2015/09/ lorigano-selvatico-calabrese-pr oprieta.html Sardegna: Su Pistu..." Fregau " http://blog.alice.tv/ dolci-tentazioni-d-autore/2015/ 09/15/su-pistu-fregau/ Il nostro blog - http:// litalianelpiatto.blogspot.it/

Fonte: breakfastdadonaflor.blogspot.it

Puntata Metti una sera... : 15 maggio 2013 Chef : Viviana Lapertosa Ricetta: Risotto dell'umile Marchesi INGREDIENTI (per 2 persone): 160 g di riso carnaroli Scorza di limone q.b. Pane raffermo q.b. 3 cucchiai di burro 1 manciata di funghi secchi 4 fette di prosciutto crudo 1/4 cucchiaino di polvere di zafferano 1/2 cucchiaino di pistilli di zafferano 2 cucchiai di succo di limone Mettere a bollire una pentola con acqua salata e porre sul fuoco anche un altro tegame antiaderente a scaldare vuoto. Quando quest'ultimo è bello caldo versare il riso, farlo tostare pochi secondi e aggiungere un mestolo di acqua dell'altra pentola smuovendo il tegame e iniziare la cottura aggiungendo ogni tanto un mestolo d'acqua e mescolando il riso. Togliere la crosta ad un pezzo di pane casereccio e dividere la mollica interna in pezzi poi frullarla con la scorza di limone in modo da ottenere un composto grossolano che ricordi il formaggio grattugiato. Porre in una padella di piccole dimensioni un cucchiaio di burro e farlo sciogliere poi versare il pane frullato e renderlo dorato. Mettere nel mixer i funghi secchi e ridurli in polvere. Adagiare le fette di prosciutto crudo ben distese e separate su una placca da forno rivestita di carta da forno quindi ricoprirlo con un altro foglio di carta e con una teglia capovolta in modo da tenerlo ben pressato. Metterlo nel forno caldo per 15 minuti in modo da renderlo croccante (foto1) poi sbriciolarlo con le mani su un foglio di carta assorbente in modo da asciugarlo ulteriormente. Mettere in una ciotola due cucchiai di burro a temperatura ambiente con la polvere e i pistilli di zafferano, versare il succo di limone e lavorarlo con una forchetta poi porlo in frigorifero a raffreddare. Quando il riso sarà cotto inserire un cucchiaio abbondante di burro allo zafferano (foto2) e mantecare a fuoco spento poi lasciarlo riposare qualche minuto. Distribuire sui fondi dei piatti una spolverata di polvere di funghi e una di polvere di prosciutto, dividere il risotto mettendolo nel centro e con un movimento ondulatorio del braccio lasciarlo scivolare fino ai bordi in modo che le polveri sottostanti si intravedino. Ultimare con una spolverata di pane e servire (foto3). Ricetta: Golden Cocktail INGREDIENTI (per 2 persone): 1/2 cucchiaino di pistilli di zafferano 1/2 bottiglietta piccola di sake Martini q.b. 2 foglie d'oro alimentari Mettere sul fondo dei bicchieri da cocktail mezzo cucchiaino di pistilli di zafferano. Versare nel mixer qualche cubetto di ghiaccio, il sake, una spruzzata di martini e shakerare. Dividere il cocktail nei due bicchieri e porre al di sopra una foglia d'oro poi servire.

Fonte: ricettetv.blogspot.it

Quelli che vi propongo oggi sono in assoluto i migliori involtini di carne che io abbia mai fatto: non che abbiamo noente di particolare però sono venuti gustosissimi.......dipenderà probabilmente dall'ottima qualità della carne utilizzata. Eccovi la ricetta.... Per 2 persone: 4 fettine di manzo tagliato sottile (circa 280/300 gr in tutto) 300 gr di cicoria surgelata 50 gr di speck a fette 4 cucchiai di tripolo concentrato di pomodoro 1 spicchio d'aglio olio evo prezzemolo e basilico (in estate, quando le mie piantine sono nel pieno della produzione, li raccolto, li lavo, li trito e li congelo in modo da avere una bella scorta per l'inverno) sale e pepe Fate sbollentare la cicoria in acqua leggermente salata, quindi scolatela, strizzatela per bene e fatela intiepidire. Fate soffriggere lo spicchio d'aglio in un cucchiaio d'olio, aggiungete il triplo concentrato di pomodoro sciolto in un bicchiere di acqua. Fate cuocere per 20 minuti aggiungendo acqua calda se dovesse asciugare troppo. Nel frattempo preparate gli involtini. Allargate le fettine di carne su un piano. pepate, salate se lo desiderate, tenendo conto che lo speck è già bello saportio, coprite con le fettine di speck e quindi con la cicoria. Arrotolate cercando di chiudere bene il ripieno all'interno quindi fermate con degli stecchini per involtini oppure con stuzzicadenti. Aggiungeteli al sugo e fate cuocere per non meno di 45 minuti. A fine cottura il fondo dovrà risultare bello ristretto: aggiustate di sale, pepate e cospargete con il prezzemolo ed il basilico tritati. Servite ben caldo magari accompagnando con una polenta fumante oppure un purè di patate. Vi garantisco che erano davverto buonissimi!!! Con questa ricetta partecipo all' Abbecedario Culinario di Trottoria MuVara ...simao alla lettera I come Involtini ***************************************** Prima di lasciarvi volevo mostrarvi qualche foto fatta lunedì sera durante l'incontro a Bollate con Davide Oldani, di cui vi ho parlato qui ! Le foto sono inguardabili, la luce era davvero pessima.....ma quando mi ricapita.....quindi ve le mostro ugualmente. Davide ha parlato dei sui inizi, delle sue esperienze con grandi maestri come Marchesi e Ducasse, dei suoi sogni, di quelli già realizzati e di quelli ancora da realizzare, degli inizi del D'O, ha parlato....parlato....parlato (definendosi un pessimo oratore.....modesto!!!!) e noi abbiamo ascoltato.....ascoltato....ascoltato.....e cercato di assimilare qualcosina....io lo avrei ascoltato all'ìinfinito! Il signore che vedete di schiena è Tony Sarcina della scuola Altopalato di Milano : persona molto intelligente e ironica!!!!! Mi piacerebbe proprio partecipare ad uno dei loro corsi! Per concludere degnamente la serata.....mi sono avvicinata con discrezione, gli ho fatto i complimenti e...... mi sono fatta autografare il suo secondo libro....... Quello che vedete nella foto è stato un mio tentativo di rendere omaggio allo chef riproducendo il suo famosissimo Zafferano e riso.....tentativo miseramente fallito.....non mi spiego il perchè, ho seguito le indicazioni alla lettera......ve beh vuol dire che mi toccherà andarlo a mandare direttamente al D'O!!!!! A proposito: se siete interessanti le prenotazioni per le cene sono praticamente al completo fino a novembre 2010!!!!!! Ahhhhhhhhhh! Alla prossima!

Fonte: curiosandoincucina.blogspot.it

Ben ritrovate a tutte La vita qui all ’Emporio è senza regole. Ci sono settimane in cui tutto procede lento, ordinato come nell’ufficio di un commercialista svizzero. Poi all’ improvviso in quest’ordine transalpino irrompe il Carnevale di Rio. Ricchi premi e cotillons. Samba, rumba e cha cha cha. Ballati dalla sottoscritta per la precisione. E non si capisce più nulla. Impegni su impegni, giornate talmente piene da ridurmi alla fine come Dory l’amica del papà di Nemo. L’Emporio? Cos’è l’Emporio? Monica? E chi è? Ecco, perdo la memoria a breve termine. E quel santo subito del marito emporiano che mi rincorre con i post-it, le mie figlie che me li appiccicano anche sulla fronte. Quindi eccomi dopo una settimana e più di assenza, con la promessa di venirvi a trovare tutte J Ma veniamo a noi. Ho meditato a lungo se e come proporre questa ricetta e come scrivere questo post. E io giuro, questo post non lo volevo scrivere. Per due motivi. Il primo è che la mousse di banane è tanto buona quanto brutta. E’ grigina, e tale rimane anche dopo l’aggiunta del limone e della panna. Mi rimane il candeggio ma è notoriamente risaputo che le banane con la candeggina non vanno molto d’accordo. Quindi presentarla in foto è un rischio. Il secondo motivo è che dovrei parlare della banana… necessariamente. Ma anche qui è risaputo che è un terreno minato. Come ti muovi esce fuori un doppio senso. Non ci credete? Vi dovrei dire che è uno dei miei frutti preferiti (e uno). E’ il frutto dell’amore ( e due) Ma accidenti è vero! Perché è il primo frutto del quale ci si innamora. Sin da piccoli. E’ il frutto proibito (e tre) Ma è vero!! Siete mai state da un dietologo? Nella maggior parte dei casi il primo frutto che vi vieta è proprio la banana. Troppo zuccheri, troppe calorie. E la banana diventa la trasgressione (e quattro) Vi ho sconvolto? Bene. Non sono impazzita. Questo post è la risposta ad un'insopportabile orticaria che è sopraggiunta alla sottoscritta per due motivi. Il primo riguarda proprio noi, noi blogger: mi scoraggia andare in giro e vedere, anzi leggere, quante di noi si prendono troppo sul serio. Rispetto a quando ho iniziato..una manciata di anni fa.. trovo che si sia perso il senso della leggerezza. Il web è invaso da nipoti di quarto grado di Marchesi e cugine carnali di Cracco. Se sei brava te la devi tirare ? No. Non ne hai bisogno. Devono parlare le tue ricette, le tue foto, gli utenti che passano e ti ringraziano perchè hai dato una ricetta valida. Io ho il mio Olimpo personale. Quelle blogger che reputo il massimo. Avete mai visto prendersi troppo sul serio Lei , o Lei . O ancora Loro oppure L'Araba nazionale? E ,unico maschietto del gruppo, Lui? Nei loro blog si respira bravura ma a volte quasi inconsapevole. Perchè leggera, non autocelebrante. Questo è quello che vorrei trovare ovunque. Secondo motivo? Un'azienda pretendeva di farmi realizzare un lavoro sottopagandolo. L'arma per convincermi, secondo loro? La più becera. Facendo il solletico all'ego della sottoscritta ,anzi all'ego dell'Emporio. Il tuo è un blog che rientra nei top influencer. Abbiamo bisogno di te. Top influencer? Ma de che? Cos'è? Ma lo sanno cosa vuol dire? E' possibile che basti sparare quattro cazzate in croce per sottopagare un lavoro? Io non ci sto. Questo è un blogghino piccino e tutto storto. Non ha lustrini . E' la mia piccola oasi . E non sono capace di influenzare manco la mia gatta. E fondamentalmente, trovo meschino il concetto di influenzare le menti.. Quindi capite perchè non mi rimane altro che parlare di...banane? Veniamo alle cose serie.Cosa posso raccontarvi di questa ricetta? Che questa mousse è tanto semplice quanto buona. Nessun ingrediente particolare. Non ci sono uova né procedimenti complicati. Non ha doppi sensi lei. E’ buona come tutte le cose semplici! Mousse alla banana con coulis di fragole 300 grammi di banane (all’incirca tre) 250 millilitri di panna fresca 4 cucchiai di zucchero Per il coulis di fragole: 500 grammi di fragole 4 cucchiai di zucchero Qualche goccia di limone Panna montata per decorare Sbuccia le banane e pesale. Frullale con un goccino di limone. Monta la panna con lo zucchero. Aggiungila a poco a poco al composto di banane. Mescola delicatamente per non far smontare il composto. Dividi la mousse nelle coppe e metti in frigo per almeno due ore. Per la coulis: lava bene le fragole e tagliale a pezzetti. Mettile in un pentolino con lo zucchero. Porta a bollore (le fragole rilasceranno la loro acqua che ti aiuterà nella cottura). Spegni il fuoco e aggiungi qualche goccia di succo di limone. A questo punto puoi procedere come per la coulis tradizionale e allora filtrerai il tuo composto con un colino. Oppure fare come me: non ho filtrato nulla ma ho preferito lasciare le fragole a pezzetti per avere una diversa consistenza rispetto la mousse. In entrambi i casi, falla raffreddare bene prima di aggiungerla alla mousse Unisci la coulis alla mousse di banane. Completa con la panna montata

Fonte: lemporio21.blogspot.it

Gualtiero Marchesi docet: la controversia tra il brodo e il lesso da Oltre il fornello Il procedimento per ottenere un buon brodo ha il principio di estrarre dalla carne tutte le sostanze solubili e quindi anche il sapore. Per questo motivo la carne va immersa in acqua fredda e portata lentamente fino quasi a bollire. Il liquido poi viene poi schiumato e aromatizzato con verdure (sedano, carota e cipolla), spezie (chiodo di garofano) e erbe aromatiche (gambo di prezzemolo, maggiorana). E' consigliato utilizzare pezzi piccoli di carne. Il procedimento per ottenere un buon bollito invece è esattamente il contrario. E' necessario impedire la dispersione dei succhi nutritivi contenuti nella carne. Bisogna quindi preparare in precedenza un brodo aromatizzato con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie e immergere la carne nel liquido bollente. In questo modo si forma una superficie protettiva sulla carne che evita la fuoriuscita delle sostanze estrattive. Per lo stesso motivo è bene utilizzare tagli grossi. Per entrambe le preparazioni la cottura deve essere controllata (bassa temperatura), non deve superare i 94/95 gradi. Deve quindi sobbollire. In questo modo da una parte si ottiene un brodo limpido che non necessita della chiarificazione con l'albume che porta via sapore, Dall'altra parte la bassa temperatura consente una penetrazione calibrata del calore nella carne, rendendola, così, tenera senza essere filacciosa e asciutta. Un buon lesso non deve essere stracotto. L'operazione di schiumatura è da ripetere frequentemente, in modo da mantenere il brodo sempre limpido. La prima schiumatura è tuttavia la più importante e va eseguita con tempismo, altrimenti il brodo si intorbidirebbe e le sue qualità organolettiche verrebbero compromesse e con queste, anche quelle della carne. Altro elemento importante è il sale. Riguardo al brodo, se si sbaglia la salatura iniziale, questo viene irrimediabilmente compromesso. E' consigliabile salarlo alla fine, soprattutto se si deve fare un brodo ristretto. Per ottenere una carne più digeribile, è meglio non salare il brodo ma condirla con sale grosso macinato al momento. E' vero che un buon brodo impoverisce la carne che lo produce, togliendone parte del sapore, ma non per questo deve andare buttata. Si può utilizzare nella preparazione di polpette o di fresche insalate oppure in umido. Stessa cosa vale per il brodo prodotto per ottenere il bollito. Non sarà sicuramente adatto per i tortellini, ma potrà essere impiegato per cucinare gustosi risotti o aggiunto alla preparazione di arrosti e stracotti. Insalata con tonno di coniglio e limoni aromatizzati alle olive Ricetta di Cristiana di Beuf à la mode I limoni alle olive: 3 limoni non trattati 8 olive nere 3 cucchiai di succo di limone 1/2 cucchiaio di sale grosso 1/2 peperoncino Lavate i limoni, tagliateli a metà per il senso della lunghezza. Affettateli molto sottilmente nel senso della larghezza. Trasferite le fettine in una ciotola che le possa contenere tranquillamente. Tritate finemente le olive, aggiungetevi il succo di limone, il peperoncino e il sale. Unite gli ingredienti ai limoni e rigirateli in modo tale che la pasta alle olive ricopra in maniera uniforme le fettine di limone. Coprite e trasferite in frigorifero per un paio di giorni. Il tonno di coniglio: 1kg di coniglio pulito 1 carota 1 sedano 1 cipolla 3 chiodi di garofano timo olio extra vergine di oliva sale e pepe mie aggiunte: 2 bacche di ginepro, i semi di una bacca di cardamomo, pepe lungo e Sichuan, due rametti di maggiorana, due gambi di prezzemolo, un pezzetto di foglia di lemon grass, una foglia di alloro Sbucciate e lavate le verdure. Portate a bollore l'acqua con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie. Quando l'acqua avrà raggiunto il bollore unite il coniglio e fate cuocere per circa un'ora a fiamma bassissima. Spegnete la fiamma e fate raffreddare la carne all'interno del liquido. Una volta freddo disossate il coniglio e fatelo asciugare lasciandolo su un tagliere in pendenza per un paio d'ore. Prendete un barattolo di vetro sterilizzato per confetture. Come procedere per sterilizzare in modo corretto e sicuro ne parlo qui: http://lesmadeleinesdiproust.blogspot.it/2011/07/sterelizzazione-e-invasamento-caldo.html Trasferitevi il coniglio riducendolo in piccoli pezzi con l'aiuto delle mani. Dovrete alternare il coniglio all'olio, condite ogni strato con del sale. Pressate bene affinché la carne sia ben compatta. Chiudete il barattolo e trasferite in frigorifero per un giorno. Trascorso un giorno riprendete il coniglio, toglietelo dal barattolo e trasferitelo in un altro, sempre sterilizzato, alternando questa volta alla carne le fettine di limone e qualche grano di pepe. Riponete in frigorifero ancora per un giorno prima di consumarlo. Si mantiene per un paio di settimane, avendo l'accortezza di mantenere la superficie coperta di olio. Se invece volete conservarlo, immergete i vasetti in abbondante acqua fredda, che li ricopra abbondantemente e fate bollire per 40/60 minuti, poi spegnete e lasciate che si raffreddino all'interno dell’acqua e conservateli per 5 o 6 mesi al massimo. L'insalata: songino ( io radicchi di campo) crostini di pane (quadrati di pane leggermente unti con olio extra vergine di oliva e passati in forno) olive nere tonno di coniglio con fettine di limone maggiorana Assemblate l'insalata unendo i vari ingredienti secondo il proprio gusto. Condite con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e le foglioline di maggiorana. Cara Cris, so perfettamente che ti saresti immaginata una bella coda alla vaccinara per il tuo The Recipe-tionist , ma ahimè sono a dieta e il coniglio è più indicato, visto che, come te, sul blog ci va quello che cucino al momento e le foto sono quelle fatte al piatto sulla tavola apparecchiata. Non credere però di non avermi fatta contenta (ma..la doppia negazione???? :))) perché è una vita che volevo fare il tonno di coniglio ed è proprio capitato a fagiolo. Domani parto per un fine settimana lungo con la mia adorata Cindystar e questo è proprio un gran bel cibo pronto all'uso da lasciare al mio compagno che in cucina non sa fare nulla. Grazie di cuore a te per le bellissime ricette (tutte perfette) e alla cara Flavia che ci ospita ogni mese con il suo entusiasmo contagioso. Un abbraccio. Questa ricetta partecipa a The Recipe-tionist di marzo-aprile.

Fonte: lesmadeleinesdiproust.blogspot.it

Quando «Il Buon Riso» mi ha contattata per una nuova iniziativa, #ilbuonrisodimamma, sono stata subito entusiasta. Il motto di questa iniziativa, “ricorda, reinventa, condividi”, sembrava così connaturale con il mio concetto di cucina, che immaginavo avrei realizzato prestissimo quello che l'azienda chiedeva, creare un piatto con il loro riso in due versioni: – fedele alla ricetta della mamma – reinterpretata con un tocco contemporaneo nella scelta degli ingredienti, nella preparazione, nell'impiattamento. Al contrario delle mie (e forse delle loro) aspettative, la mia risposta non è stata affatto veloce. Ogni volta che provavo a reinventare un piatto di riso che cucinava la mamma, mi sembrava un tentativo subito fallito di comunicare ciò che l'azienda chiedeva, il “legame indissolubile che attraversa la vita di tutti noi” (cit. dalla lettera di accompagnamento ricevuta da Il Buon Riso, insieme ai loro prodotti). Ma pochi giorni fa, cercando fra le stoviglie di mamma, nella casa ormai disabitata che mi ha vista crescere, giocare, studiare e, perché no, cucinare i miei primi piatti con lei o senza di lei, ho trovato un piatto decorato con fiorellini rossi e foglioline verdi, un modestissimo piatto da cucina, marchiato S.C. Richard, la Società Ceramica Richard, che si fuse nel 1896 con la Manifattura dei Marchesi Ginori, da cui nacque la famosa ditta di ceramiche Richard-Ginori. Vista la data (un terminus ante quem ?), sarà stato un piatto della nonna? Non lo so, so solo che su quel tipo di piatti ci ho mangiato per tanti anni, prima che, insieme alla cucina nuova degli anni '70, i miei rinnovassero anche le stoviglie. Devo dire che mi si è 'stretto' il cuore. L'immagine di mamma giovane che mi portava il riso a letto, quando avevo la febbre per le solite influenze o per le malattie esantematiche infantili (non esistevano tutti i vaccini di oggi!), mi è subito tornata alla mente. In quel piatto ho rivisto il mucchietto di riso contornato dalla crema di riso fatta alla sua maniera, con il passaverdura, e negli anni successivi con quello strano e rumorosissimo aggeggio infernale che arrivò a velocizzare il lavoro in cucina, il frullatore. Se ricordo bene, da noi, nella Toscana degli anni '50 e '60, non arrivavano altro che il riso originario e il riso Arborio. Il riso Arborio , che prende il nome dall'omonima cittadina in provincia di Vercelli, è un riso a chicchi grandi che aumenta molto di volume perché assorbe benissimo il condimento. Lei lessava l'Arborio finché fosse abbastanza morbido per poterne ridurre una parte quasi a crema. A volte aggiungeva anche latte, perché lo riteneva un toccasana per dare proteine ai malati. Altre proteine venivano dai riccioli di burro e dalla neve di parmigiano, insomma, una poesia. E come tutte le poesie, inutile imitare, meglio solo ispirarsi e creare a nuovo. Così mi sono ispirata a quel piatto inteso non tanto come cibo, ma come contenitore, in particolare a quella delicata decorazione floreale sul bordo, che ho cercato di ricreare con un anello di riso decorato con il finocchietto e i chicchi della melagrana, perché mamma teneva moltissimo al melograno del nostro giardino. Anche la quenelle rosa è a base di succo di melagrana e crema di 'labna' che autoproduco dallo yogurt. La glassa è fatta con succo di melagrana e fecola. L'altra quenelle che arricchisce il piatto, che in questo modo da riso per malati diventa riso gourmet, è a base di polpa di tamarindo e ricotta. Lo sciroppo di tamarindo era all'epoca venduto in farmacia, ma ce n'era una versione più dolce che mettevamo sul gelato. Solo in tempi recenti ho scoperto il frutto, che ha una nota piuttosto aspra. A mamma sarebbe senz'altro piaciuto. E il parmigiano del piatto originario dove è finito? Non l'ho del tutto eliminato dal nuovo piatto. Riproducendo la cottura pilaf che, se ricordo bene, cominciò ad andare di moda in Italia alla metà degli anni '70, ho utilizzato un brodo né di verdura, né di carne, ma fatto con le croste di parmigiano. Una delizia! Tocco finale: rigatino croccante. Sul sito Foodpairing ho visto che il tamarindo viene abbinato al bacon. Qui invece l'ho accostato al rigatino toscano che, a differenza della pancetta (ottenuta dalla pancia del maiale), si ricava dalla parte che sta fra la schiena (da cui viene il lardo) e la pancia. INGREDIENTI per 1 piatto – Riso pilaf 75 g di riso Arborio ( riso superfino Arborio Il Buon Riso) 1 crosta di parmigiano (50 g) 500 ml di acqua finocchietto chiodo di garofano aglio Mezzo scalogno olio e.v.o. sale pepe – Quenelle rosa 10 ml di succo di melagrana 20 g di labna (crema spalmabile ottenuta dallo yogurt, vedi qui ) – Quenelle marrone 40 g di frutti di tamarindo (= 20 g di polpa) 20 g di ricotta di pecora – Glassa alla melagrana 150 ml di succo di melagrana 2 cucchiaini di fecola di patate – 25 g di rigatino – 5 germogli di finocchietto – 15 chicchi di melagrana – 15 g di pistacchi tritati finissimi PREPARAZIONE Preparare il brodo di croste di parmigiano : raschiare le croste, lavarle e metterle in acqua fredda con finocchietto, chiodo di garofano e una puntina d'aglio. Far bollire semi-coperto per un'ora in modo che restino almeno 150 ml di liquido. Filtrare il brodo e aggiustare di sale e pepe. Nel frattempo, preparare le quenelles con gli ingredienti indicati. Amalgamare labna e succo di melagrana in una tazza e conservare in frigorifero. Tritare e schiacciare la polpa di tamarindo e amalgamarla alla ricotta. Conservare in frigorifero. Accendere il forno a 200° C. Passare alla cottura pilaf del riso . Fra rosolare sul fornello, in un contenitore che può andare in forno (io ho usato una 'pignatta' di terracotta) lo scalogno, unire il riso , far insaporire (non importa tostare) e versarvi il brodo bollente. Trasferire in forno, coprire e lasciare coperto 15 minuti senza girare. A fine cottura sgranare il riso. Il chicco sarà asciutto, ma saporito all'interno. Mettere in forno anche il rigatino tritato finché è divenuto croccante. Nel frattempo, unire la fecola di patate al succo di melagrana , riscaldare per far addensare. Impiattare : sistemare il riso ad anello, deporvi le quenelles formate prelevando il composto con due cucchiai. Sovrapporre il rigatino. Decorare con fiorellini formati da finocchietto e chicchi di melagrana. Contornare di glassa alla melagrana e formare una striscia con i pistacchi.

Fonte: acquacottaf.blogspot.it

Questa di oggi non è una vera e propria ricetta; uso questo post per presentarvi una persona speciale, che ho avuto il piacere di conoscere grazie al mio lavoro. La farina e il mattarello l’hanno salvata da una carriera solitaria dietro una scrivania. Ora le tagliatelle sono la sua filosofia di vita. E' la “sfoglina” più rinomata d’Italia, Rina Poletti , maestra dell’impasto! Rina nasce a Finale Emilia nel 1951. Inizia a fare la sfoglina nel 1979. «Le mie mani sono da sempre strumento per impastare e stendere senza macchine, ma intraprendere questa carriera è stata una vera sfida. Inizialmente, tanti in paese non apprezzarono la mia idea. Piano piano cominciarono a fidarsi sempre di più, vedevano con i loro occhi quello che producevo, “proprio come la faccio io” dicevano. Mai avrei creduto di innamorarmi di questo lavoro che mi ha salvato; un grande successo personale ma anche grande sacrificio. La cucina è sacrificio, non è quella che ci fanno vedere in tv, con tutti questi programmi inflazionati». Nel maggio 2012, la vita di Rina viene improvvisamente sconvolta dal disastroso terremoto dell’Emilia. «Dovevo fare qualcosa per aiutare il mio territorio!». Nasce così l’associazione “Miss…ione Matterello” , da un vero e proprio spirito solidale. «Attraverso la sfoglia ho conosciuto persone fragili, forti, felici, tristi… Mi piace pensare che io non insegno solo a fare la pasta, ma insegno loro che la condivisione serve come sollievo per le preoccupazioni e le sofferenze. In questo modo si riesce a donare gioia a chi crede che non sia più possibile esser felici. Cucinare è un atto d'amore; la sfoglia è sacrificio fisico, richiede energia ed impegno. È un gesto di tenerezza, di affetto, è prendersi cura degli altri». Rina è in pensione da 10 anni. Dal 2010 è docente di “Alma - Scuola internazionale di Cucina di Gualtiero Marchesi” e gira il mondo tra conferenze, festival e dimostrazioni. Ma le sue sfide non finiscono qui: a novembre 2017 è partito il progetto dell'Accademia della sfoglia itinerante. “Via Emilia - Bottega Gastronomica” , a Milano, è la sede della prima scuola itinerante della Sfoglia in Lombardia, con l'intento di raggiungere tutte le regioni d'Italia. CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...! Tagliatelle all'uovo tirate a mano Porcini secchi Crema di tartufo Olio piccante A META' DEL LAVORO... Il condimento è stato preparato con ingredienti locali a km zero: porcini e tartufo dell'azienda agricola "fungaia" Moretti, di Marino (Roma). PER SAPERNE DI PIU' Guardate la puntata di SIAMO NOI, il contenitore sociale di Tv2000, con l'intervista alla "sfoglina" Rina Poletti. https://www.tv2000.it/siamonoi/video/siamo-noi-lintervista-farina-e-mattarello-ecco-gli-strumenti-del-mio-successo/

Fonte: torsolo-di-mela.blogspot.it

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