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Ingredienti 1.5 l Brodo Di Carne Varia 40 g Bue Midollo 50 g Burro 1 n Cipolla 70 g Grana 4 fo Oro Alimentare 320 g Riso 1 dl Vino Bianco 1 bu Zafferano Preparazione 320 g di riso superfino 40 g di midollo di bue 50 g di burro 70 g di grana padano grattugiato 1,5 litri di brodo di carne una cipolla un dl di vino bianco secco una bustina di zafferano 4 foglie d'oro per uso alimentare (in vendita nei colorifici) 1) Tritate la cipolla e soffriggetela a fiamma bassa in una casseruola con 20 g di burro e il midollo. Aggiungete il riso e fatelo tostare. Versate il vino, alzate il fuoco e lasciatelo evaporare, poi iniziate a unire il brodo bollente, in piccole quantita, lasciandolo assorbire prima di aggiungerne altro. Verso la fine della cottura, incorporate lo zafferano. 2) Quando il riso e cotto, incorporate fuori dal fuoco il burro rimasto e meta del grana. Lasciatelo riposare un paio di minuti, suddividetelo nei piatti singoli, cospargetelo con il grana rimasto e completate con le foglie d'oro. Un nuovo classico L'oro sul giallo intenso dello zafferano crea un gradevole effetto cromatico. L'originale interpretazione, ormai divenuta familiare, della ricetta classica, e del famoso chef Gualtiero Marchesi. © Riproduzione riservata

Fonte: donnamoderna.com

Avevo appeso lo gnocco al chiodo. Quello di patate ovviamente. E che diamine sono una foodblogger. Anzi una buongustaia prima di essere una scrittrice di cibo. E io gli gnocchi li adoro. Ma non mi riescono. Mai. Lo so. Giusta punizione per chi ha esclusivamente proteine nel sangue come la sottoscritta. Non ho fatto mai mistero di preferire i secondi piatti. Però ogni regola ha la sua eccezione. Appunto,gli gnocchi. Ma ahimè,erano andati a finire veramente appesi al chiodo.Insieme alle frittate. Maledette frittate. Perchè a casa mia la frittata va a nutrire esclusivamente le piastrelle della cucina . O in alternativa il pavimento. Le spatascio,le scaravento a terra o nell'atto di girarle,siccome mi sento nipote di primo grado di Gualtiero Marchesi,le appiccico sulle piastrelle. Avranno fame anche loro,cribbio ^_^!!. Ma grazie a due chiacchiere con una persona a me cara, è venuta fuori questa ricetta. Come non la conoscevi? No,mai sentita. E mi si è aperto un mondo. Perchè, se il segreto delle cose della vita è mediare,beh,io l'ho fatto. Addio alle patate. Acqua e farina a gogo. E voilà gli gnocchi. Consistenti,deliziosi,"ciccosi" il giusto. La prima versione è stata la più semplice.Acqua farina e sugo di pomodoro. Un successo. La seconda versione invece l'ho impreziosita con un prodotto dell'eccellenza italiana:la pancetta piacentina D.O.P. E lo gnocco è diventato uno scrigno che racchiude al suo interno un prodotto prezioso e genuino,un prodotto fiore all'occhiello del nostro territorio. Una raccomandazione:acqua e farina devono avere sempre lo stesso peso.Mi raccomando ,altrimenti non riuscite a lavorare l'impasto! Per quattro persone ho calcolato 700 grammi di farina e 700 ml di acqua.Sono venute fuori delle porzioni abbondanti.La pancetta ne avevo all'incirca un quattrocento grammi tagliata a dadini.Ovviamente è un lavoro certosino il riempire gli gnocchi uno per uno,ma credetemi,verrete ricompensate dalla fatica! Gnocchi all'acqua ripieni di pancetta piacentina D.O.P. 700 gr di farina 00 700 ml acqua 1 cucchiaio di olio 2 cucchiaini di sale pancetta piacentina D.O.P (quanta ne occorre) per condire: salsa al pomodoro e basilico In una pentola capiente mettete a bollire l'acqua,il sale e l'olio.Una volta raggiunto il bollore ,allontanate dal fuoco e versate tutta in una volta la farina,cercando di girare con un mestolo.Rimettete per alcuni istanti sul fuoco,continuando a girare.A questo punto dovreste aver ottenuto una palla di impasto.Mettetela sulla spianatoia e lasciatela raffreddare un pò. Trascorso il tempo necessario iniziate a lavorare l'impasto per renderlo omogeneo (ci vorranno pochi minuti). Staccate dei pezzi di impasto,lavorateli fino a formare un cordoncino e staccate degli gnocchi di medie dimensioni.Inserite a centro un pezzetto di pancetta,richiudete e procedete cosi via via con tutto l'impasto. Mettete a bollire dell'acqua salata e tuffatevi gli gnocchi preparati.Scolateli quando vengono a galla e conditeli con della salsa di pomodoro aromatizzata al basilico o all'origano.

Fonte: lemporio21.blogspot.it

Oggi un piatto semplice e veloce, perfetto per chi, come me si prepara il pranzo a casa al mattino e poi lo mangia freddo in facoltà o in ufficio. Mi ricorda un pò l'estate.... ^_^ Buon weekend!! cucchiaino Broggi della linea Marchesi Oppure perchè non proporlo per una delle prossime feste? Un bel pranzo di santo stefano con questo cous cous sarebbe perfetto! Sarebbe un pò contro la tradizione forse ma a volte un pò di innovazione ci vuole! E per fortuna a ricordarcelo c'è il seguente contest a cui invio questa ricetta: INGREDIENTI (per 1 persona) 70 gr di cous cous 6-7 pomodorini cigliegini Campisi 40gr di ricotta salata 1 filo di olio al limone Marina Colonna 5-6 capperi sale 1 presa pepe q.b. PROCEDIMENTO Mettete a bollire l'acqua per il cous cous. Quando bolle salatela. Mettete il cous cous in una terrina e versatevi l'acqua bollente poi coprite con un coperchio per alcuni minuti. Mecolare al cous cous gli ingredienti e condire con un filo di olio al limone che gli dona una freschezza unica...forse è stato questo a ricordarmi l'estate...e il magnifico colore di questi cigliegini! Bon appetit! B. Partecipo al contest di Elisa: Banner creato con immagine presa dal web

Fonte: fashionflavorscooking.blogspot.it

Oggi alla nostra tavola siederà un ospite particolare. E’ un personaggio genuino, con i piedi per terra, sportivo, sexy e tatuatissimo. Diplomato all’ ALMA di Gualtiero Marchesi come Chef internazionale di cucina italiana. Chef del momento grazie a “ Unti e Bisunti ” su DMAX . Ospite della nostra tavola è oggi… Chef Rubio , alias Gabriele Rubini ! Ho avuto l’onore di scambiare con lui quattro chiacchere. Ma non perdiamo altro tempo..ecco cosa ci ha raccontato… Tu sei uno chef ma hai anche un passato da rugbista professionista in serie A. Cosa ci puoi raccontare del tuo lato sportivo? Del mio lato sportivo…mi sono divertito molto, mi sono tolto quasi tutte le soddisfazioni che mi volevo togliere. Tranne la soddisfazione della nazionale maggiore per via degli infortuni sportivi che mi hanno rallentato un pò nella carriera, però…dalle giovanili fino alle Under21, ho fatto tutte le nazionali, sono andato a giocare all’estero, insomma…mi sono divertito. La tua passione per la cucina è nata prima della passione per lo sport? Beh..si..è sempre stata presente poi, di conseguenza, è andata avanti comunque anche nei momenti della mia vita in cui ero impegnato nel rugby. Sono cose che si possono fare di pari passo, non è che una andava contro l’altra. Infatti dopo una partita la fame si sente e spesso in una squadra si cucina insieme, quindi non c’era occasione migliore per allenarsi. Il tuo soprannome “Rubio” com’è nato? Nasce dal mio cognome storpiato affettivamente dagli amici, che è diventato nickname, e poi da lì sulla giacca, per rendere il tutto meno dissacrante e prendermi meno sul serio. Scherzando con un mio amico poi abbiamo fatto il blog ( www.fishechip.com ) e ha continuato sempre di ben in meglio, fino a quando, attualmente, a questo nomignolo mi ci sono affezionato. E’ diventato il tuo simbolo… Si si, rappresenta la mia persona ma in maniera migliore. E il modo più strano in cui ti hanno chiamato? “Ahh Biondo!!” ciò riferito al promo. Perché qui c'era una avvenente datata prostituta che mi doveva dare delle indicazioni e mi chiamava “Ahh Biondo!!!”. Diverse persone dalla prima ripresa alla seconda, sino ad ora, anche per strada, mi hanno chiamato così proprio in onore del promo che abbiamo girato prima del programma. Ti reputi un anti-chef per eccellenza, puoi spiegarci meglio… Il nomignolo o l’epiteto “anti-chef” mi è stato dato da altri, ma non mi ritengo tale. Se faccio delle cose che vanno o che nascono in frangenti che sono controcorrente è solo perché sono così, non è che lo faccio a posta. Se poi divento “anti-chef” mi tengo pure anche questo “anti-chef Rubio”. Però credo che sia solo per via del mio modus operandi, che ha fatto si che i giornalisti, o chi per loro, mi definisse “anti-chef”, ma io non mi ci rivedo in questo. Qual è, tra tutti, il cibo che in assoluto preferisci cucinare? Mi piace molto lavorare il pesce e di conseguenza tutto ciò che riguarda la frangia della cucina giapponese…del sushi. Quindi come posso, se dò una cena con amici, preferisco lavorare il pesce, se poi ho tempo e voglia, allora preparo del sushi. E a cosa non riusciresti a rinunciare in cucina? Alla musica. Che tipo? Beh dipende dalla giornata, dalla preparazione e dallo stato d'animo. Comunque spesso rock, a volte reggae, qualche volta hip pop, dipende... Il sottofondo musicale non deve mai mancare… Diciamo che…tutto sembra più grigio altrimenti. Che tipo di menù creeresti per una occasione importante o una serata indimenticabile? Un menù non impiattato che va dalla padella alle bocche dei commensali...quindi molto informale...non seduti...magari in un ambiente-cucina in cui si può stare in piedi o si fanno gli assaggi continui. Assolutamente non seduto. Qualche esempio? Ma no…così su due piedi…non so che tipo di piatti mi verrebbero in mente, perché occorre conoscere i vari gusti dei commensali…comunque qualcosa che si possa mangiare con le mani, ovviamente senza sporcarsi. Si dovrebbe essere liberi dalle posate...magari una bella carne in stile coreano oppure a livello sushi o si possono fare tante altre cose... Quindi ci sono molti piatti a disposizione… Un piatto dove si parla, si ascolta musica, si beve, si cucina e si fanno i piatti. L’importante è stare bene… E' quella la cosa importante. Che menù proporresti ad una famiglia italiana media, visto anche i tempi che corrono e dato che, purtroppo, la crisi si sente anche in cucina? Sicuramente un qualcosa con pasta e fagioli, che è un piatto ricco, ad alto contenuto nutrizionale e proteico, e che ha un costo bassissimo. C’è la pasta, magari si potrebbe usare anche la pasta spezzata, i fagioli e la cotica del maiale. Assolutamente non costa denaro e la si può fare anche facendo altre cose...la si mette sul fuoco e va da sola. Quindi un piatto, che oltre al risparmio, dia anche una bella soddisfazione al palato. Piatti di una volta, piatti che la gente dovrebbe riscoprire… Si, assolutamente si. Riscoprire o scoprire, perché magari qualcuno non ha avuto la fortuna che la nonna li facesse quel tipo di piatto. Seguo la tua trasmissione e ad essere sincera mi fa venire moltissima fame. Ma qual è il piatto che ti ha dato maggiore soddisfazione da quanto era gustoso? Di quello che ho già provato...non mi stancherò mai di ripetere il panino con la milza, in assoluto su tutti. E' il più appetitoso, secondo me minimo tre te ne devi mangiare perché uno va giù da solo. Grazie a “Unti e Bisunti” giri l’Italia in cerca del migliore piatto street food. Ci puoi raccontare qualche aneddoto o un “dietro le quinte” della trasmissione? Ci sarà lo speciale. Però sicuramente a Salerno c'è stato un piccolo incidente all'interno del caseificio...lascio immaginare… Da quanto ho potuto vedere i tatuaggi sono la tua passione. Hanno un particolare significato per te? Si, ma non è che ho una passione smodata. Ho solo fatto i tatuaggi nel momento in cui mi andava di farli, perché è l'unico modo per rappresentare uno stato d'animo. Quello a cui sei più affezionato? No, non c'è ne. Sono tutti importanti. Hai dei programmi futuri? Prima della registrazione della seconda serie, dovrò concludere un libro che ho iniziato a scrivere due anni fa, insieme ad una dottoressa, che riguarda la dieta mediterranea e che ha come consegna agosto. Quindi questo è l'impegno più imminente, poi c'è la seconda serie di “Unti e Bisunti”. Domanda di rito: un saluto ai lettori di “Ajò a Pappai!!!”… Me raccomando mangiate sempre con le mani! -------------- Ringrazio Chef Rubio per la sua gentilezza nel rilasciare questa intervista. In attesa dell’uscita del suo libro, vi ricordo di non perdervi le puntate di “ Unti e Bisunti ” su DMAX ogni domenica alle 22:05. Foto da: www.dmax.it

Fonte: ajoapappai.blogspot.it

Dolci e torte sì, ma biscotti fatti da lui non ne avevo mai vista l'ombra ... ho sempre pensato dipendesse dal fatto che tutto quello che è un po' più laborioso, nell'ambiente domestico, lo annoia o comunque gli possa togliere tempo al relax, a pennello gli calza la frase "massima resa con il minimo sforzo". La sua cucina è buona, pratica e senza tanti fronzoli, secondo lui la pasta, anzi gli spaghetti, si abbinano con tutto e comunque anche in bianco sono deliziosi quindi perché perderci troppo tempo? Ama fare i piatti della tradizione purché non necessitino di troppa attenzione, lui ha le sue regole e guai a contraddirlo anche se a dimostrare il contrario è Marchesi; il maiale al latte e l'arrosto sono sue specialità e ammetto che qui mi batte alla grande. Non cura il lato estetico e in spregio ai convenevoli, la tavola la prepara a modo suo perché oltre ad essere anticonformista, sostiene che il galateo o si rispetta in tutto e per tutto o l'ettichetta può anche andare a farsi benedire. Io, l'esatto suo contrario, con un pantagruelico senso dell'ordine, vivo tra schemi in continua rivoluzione e con un uomo, che per quanto sia impegnativo, mi fa sorridere e stare bene e che quando mi presenta i suoi primi biscotti, mi commuove. BISCOTTI ALLE MANDORLE Ingredienti per circa 20 biscotti 250 g pasta di mandorle 100 g zucchero a velo scorza di 1/2 limone non trattato grattugiata 1 albume mandorle pelate per decorare Come si preparano Con le mani, impastate al marzapane lo zucchero a velo, aggiungete l'albume leggermente sbattuto e la buccia di limone gratuggiata. Rendete l'impasto omogeneo e trasferitelo in frigo per almeno 2 ore. Dall'impasto ricavate tante palline grandi quasi come una noce, appiattitele leggermente e distribuitele sulla placca del forno rivestita di carta oleata. Su ciascun biscotto poggiate una mandorla e infornate a 160° per circa 15 minuti. Con i suoi biscotti partecipo al giveaway della dolce e amica Valentina, " Qualcosa di dolce ... che Vale "

Fonte: aspassoperingredienti.blogspot.it

Mi piace provare gli abbinamenti dolce/salato. Il risotto con le pere l'avevo già sperimentato e mi era piaciuto, quindi perché non provare un altro risotto con la frutta? È l'ultima domenica di novembre, in garage c'è una cassetta di cachi che rischiano di andare in deperimento... Detto fatto: ne prendo due bei maturi e via! Il riso è semplice e delicato( * ), il brodo non ce l'avevo (il dado non lo uso manco morto) quindi ho usato acqua bollente salata per cuocere il riso. D'altronde seguo la scuola del maestro Marchesi ... ;-) Non ho neppure usato il vino per sfumare il riso dopo la tostatura, mi pareva uno spreco aprire una bottiglia che poi non verrà bevuta... Risultato finale ottimo, questa volta non posso lamentarmi più di tanto. Il dolce del caco l'ho compensato con il salato della caciotta che ho usato per mantecare. Anche la mamma è stata sorpresa: "Mmmm, che buono!". Ingredienti Riso ( Carnaroli o Vialone nano ) 60 g Cachi 150 g Cipolla 30 g Formaggio per mantecare (caciotta, asiago, taleggio, stracchino) 30 g Acqua bollente 1 litro con 10 g di sale Preparazione Tritare la cipolla, tagliare i cachi e il formaggio a piccoli pezzi. Scaldare la cipolla coperta da un filo d'acqua per un paio di minuti in una casseruola. Aggiungere il riso e tostare per un paio di minuti finché non profuma e si attacca alla pentola. A questo punto bisognerebbe sfumare il riso con il vino (ho saltato questo passaggio). Aggiungere l'acqua salata bollente fino a coprire il riso e iniziare la cottura A 3-4 minuti dalla fine aggiungere i cachi. Sarebbe meglio riscaldarli per non bloccare la cottura del riso, io li ho aggiunti poco alla volta alzando la fiamma in modo da non raffreddare. A fine cottura spegnere il fuoco e mantecare con il formaggio. Far riposare un paio di minuti, quindi impiattare. Buon appetito! Dati nutrizionali Questo primo non rispetta i vincoli ASI, bisognerebbe aggiungere un ingrediente a basso apporto calorico (una verdura o ortaggio) per abbassare l'apporto calorico a 100 kcal/100 g. Calorie totali: 451 kcal Peso finale del piatto: 316 g Calorie per 100 g: 143 kcal Carboidrati: 69.8% Proteine: 10.5% Grassi: 19.7% (*) Digressione: papille gustative Mi piace non insaporire eccessivamente i piatti e riuscire ad apprezzare il gusto "naturale" degli ingredienti principali. Ad esempio mantecare un risotto "delicato" con burro e parmigiano mi pare di "ammazzarlo"... non saprebbe più di riso ma di formaggio! Sarà, ma io cerco di preservare i recettori delle mie papille gustative. ;-) Quando sono andato a New York sono stato impressionato da come mangiano gli americani: tutto salatissimo o dolcissimo e super condito! Da quanto sono abituati ai sapori saturi, recepiscono solo quelli! Dai loro un panino mozzarella e pomodoro ti diranno: "Ma che è sta roba?!? Non sa di niente!". Rendendomi conto di questa cosa, ho iniziato a salare meno (in qualche caso anche a fare a meno) per riuscire ad apprezzare maggiormente il sapore naturale della pietanza. Il problema è che ora certi piatti mi stomacano: qualche settimana fa degli amici hanno cucinato un risotto con dado + pancetta + mooooolto sale. Immangiabile per me, per loro era normale. Idem per i dolci. Non riesco a mangiare quelli con troppo zucchero. Ossia ne mangio una fetta sola anziché 4. :D:D:D Secondo me è importante (ri)educare la gente a non mangiare super saporito, in modo che possano apprezzare anche quei prodotti tipici il cui sapore non è particolarmente "deciso". Per forza che i bambini (se non gli adolescenti) non mangiano più il minestrone dopo che hanno assaggiato l'hamburger e le patatine del fast food... Per approfondire: qui e qui .

Fonte: lospadellatore.blogspot.it

Voglio recensire un locale presente in provincia di Parma: una terra ricca di tradizioni, buoni vini ed ottimi salumi. Sto parlando di una "bottega" (meglio una "Salsamenteria") di centenaria tradizione, sorta in un paese passato alla storia per aver dato i natali, per la precisione nella frazione di Roncole, a Giuseppe Verdi: si tratta appunto della " Salsamenteria Storica e Verdiana Baratta " di Busseto. Si tratta di un'antica "bottega" (vedi Non tutti sanno che... ) nella quale regna un clima unico ed irripetibile, dove la prima impressione che si coglie è quella di genuinità e non mi riferisco solamente alla qualità degli affettati, che la fanno da padroni, ma anche all'arredamento del locale ed all'atmosfera che vi si respira. Il locale, una stanza con una quarantina di posti a sedere, sembra essere un'ode a Verdi ed alle tradizioni agricole del territorio: fotografie di cantanti lirici, si alternano a stampe d'epoca e ad attrezzi legati al mondo contadino. Il tutto preziosamente accompagnato da arie verdiane che ci portano indietro nel tempo in un'epoca indefinibile fatta di ricordi nostalgici per un passato che non c'è più, ma che al tempo stesso ci offrono la consapevolezza che, anche solo per poche ore, quel passato si possa rivivere tra un bicchiere di vino, qualche fetta di culatello e del lardo pesto spalmato su pane piacentino. Non è raro che questo mix irripetibile inviti qualcuno, magari particolarmente dotato, ad accennare qualche romanza, o più semplicemente, a scherzare con gli altri commensali quasi fossimo davvero tutti invitati a casa di una famiglia di parenti od amici a cui sta particolarmente a cuore il nostro comfort... certo il vino in questo aiuta, ma perché negarselo? Ci sono stato già diverse volte da quando un collega me lo ha fatto conoscere ed ogni volta ne sono uscito entusiasta e pronto a tornarci presto... la prenotazione, che di solito si fa al termine della cena assieme ai doverosi complimenti al "padrone di casa" è quasi d'obbligo, vista l'unicità del locale. L'ultima volta è stata in occasione del compleanno di mio papà, a cui ho pensato di offrire per i suoi settantanni una cena a base di musica e buoni salumi. SALSAMENTERIA STORICA E VERDIANA "Baratta" Via Roma, 76 43011 Busseto (PR) Telefono: 0524.91066 Chiuso: Lunedì Prenotazione: consigliata Prezzo: € 12.00 / € 20.00 Sito Web Lunga è la lista degli affettati: culatello, prosciutto crudo, coppa, salame, strolghino, ciccioli, lardo pancettato, mortadella, pancetta, spalla cotta. Tutti accompagnati da pane piacentino e salse artigianali come quella di lardo pesto (con aglio, cipolla, prezzemolo e carote), peperoncini ripieni con acciughe e capperi, salsa rossa con carote e peperoni, salsa verde di prezzemolo e tante altre. Non mancano certo i vini: quelli rossi (gutturnio, lambrusco, bonarda secca e amabile, fortana, barbera) e quelli bianchi (monterosso, ortrugo, malvasia secca e dolce). E dopo i salumi non ci si può negare di certo i formaggi: parmigiano, pecorino toscano, provolone piccante, taleggio, gorgonzola serviti con le noci in caratteristici contenitori di legno. E per finire in dolcezza dolci caserecci di produzione propria come le crostate, la sbrisolona, la torta Luisa, la torta del Maestro e la spongata classica o al cioccolato. Che si gustano meglio se accompagnati da qualche liquore tipico locale come il bargnolino, il nocino, quello all'erba luigia, lo sburlon, il fragolino, il mirtillino, il prugnolino o il liquore alla liquirizia. L'apertura della bottega si perde nella notte dei tempi, all'epoca della costruzione del Castello dei Marchesi Pallavicino e dell'allegato Borgo, formato da maestosi palazzi e da caratteristici vicoli. Lungo uno di questi viene costruita la bottega-bazar, detta Salsamenteria, posto di ritrovo e ristoro di viandanti e pellegrini. Il cortile del locale era adibito alla macellazione di cavalli, asini e maiali, con raccolta del sangue che veniva cotto e servito caldo sui tavoli della bottega. Si vendeva e si mangiava ciccioli caldi, soppressate calde e pezzi vari di carne di maiale cotti e serviti caldi ai tavoli. Il tutto con contorno di salse di prezzemolo, peperoni, pomodoro con spolverata di sale grosso e pepe bianco, da cui appunto il nome Salsamenteria. Nel 1870 la famiglia Baratta (di provenienza dei crinali parmigiani che scendono al Mar Ligure) acquista la bottega e ne ordina la riapertura nel 1873. Sono passate le guerre d'Indipendenza, quelle Coloniali e due guerre mondiali, la bottega è sempre aperta, presente e piena di vitalità. Attualmente la gestione della bottega è affidata alla famiglia Concari che prosegue nella tradizione di un'offerta agli ospiti di ore felici fra arte, musiche e aneddotiche Verdiane, salumi stagionati e ottimi vini. Salsamenteria Baratta

Fonte: cuciniere.blogspot.com

La carne del petto di pollo è tra le più digeribili e al contempo ricca di proteine e di ferro. Già, perchè non è solo la carne rossa a essere una buona fonte di ferro, anche pollo e tacchino fanno la loro parte. Si cuoce in poco tempo e per il suo sapore neutro si presta a essere farcito. Questa ricetta è ricca ma leggera allo stesso tempo perchè, una volta che ho formato i pacchetti, li faccio cuocere in forno. Ma se avessi voglia di farli più golosi, e più calorici, posso impanarli o infarinarli e friggerli in una padella con olio e burro. Il sapore si accentuerà ancora di più. E' un secondo piatto adatto alla quotidianità ma anche a un pranzo tra amici, abbinato a un buon contorno può fare da piatto unico. Se non volete scaloppare voi il petto, ricavandone 8 fette a cuore, fatevelo fare dal macellaio. In abbinamento abbiamo stappato un Chianti Rufina DOCG Riserva del 2003, il Nipozzano dei Marchesi Frescobaldi, nonostante i 10 anni di invecchiamento ancora perfetto, vivo e gradevole. Dosi per 4 -ricetta- 600 g fette di petto di pollo 100 g prosciutto cotto (4 fette) 80 g provolone piccante in fettine maggiorana olio evo sale, pepe Stendo le fette di pollo sul tagliere e le batto leggermente. Su metà di loro spargo un po' di sale e poi metto fettine di formaggio e una fetta di prosciutto. Ricopro con un'altra fetta di petto di pollo e chiudo le due estremità con degli stecchini. Allineo i pacchetti su una placca rivestita di cartaforno e appena oliata, li condisco con un pizzico di sale e pepe e spargo alcune foglioline di maggiorana. Irroro con un filino di olio e metto in forno a 180° per circa 10' per parte, poi accendo il grill e faccio rosolare per altri 10'. Io li ho accompagnati con un'insalata di radicchio di Chioggia.

Fonte: dallacucinadijo.blogspot.it

Ciao a tutti e buona settimana. Dopo un fine settimana di fuoco, tra lavoro, feste di compleanno, lavatrici, ferri da stiro e un'avventura di pulizia nella giungla (ops scusate... camera) della pulce (sai quando entri non sai quando esci...), eccomi finalmente tornata ad una connessione umana. A casa non si riusciva a prendere neanche una misera tacchetta sigh sigh Qui si gela, ieri bora e gelo, oggi meno vento ma taaaaaanto freddo!!!! Non riesco a scaldarmi :-C Mi ci vorrebbe proprio una fettina di questa torta che ho preparato sabato pomeriggio E' un dolce semplice, che bene si accompagna al latte o lo yogurt per la colazione, ma che fa la sua degna figura anche davanti a una tazza di tea per la merenda del pomeriggio. Io l'ho provato in entrambe le occasioni... quindi parlo per esperienza ;-D L'ho chiamato Torta del bosco, perché ha i mirtilli, le nocciole... e mi fa ricordare le belle passeggiate di quest'estate.... è bello nelle giornate fredde scaldarsi il cuore con i bei ricordi! Ingredienti: 250 gr di yogurt biologico di mirtilli 100 gr di farina di avena integrale 100 gr di farina 00 100 gr di semolino di farro 100 gr di zucchero di canna 2 cucchiai di miele d'arancio 2 uova 50 ml di panna da montare 1 pizzico di sale 1 bustina di lievito 250 gr di cioccolato gianduia con le nocciole 100 gr di Philadelphia light Procedimento: Sbattete lo yogurt con lo zucchero ed il miele, fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungete le uova una alla volta, continuando a sbattere,inserendo la seconda solo quando la prima sarà ben amalgamata. Versate la panna liquida nel composto e con la frusta elettrica "montate" per qualche minuto. A parte setacciate le farine, con il lievito ed il sale ed aggiungetele un pò alla volta al composto, continuando a mescolare per evitare grumi ed amalgamare bene il tutto. Scaldate il forno a 180°, imburrate uno stampo rotondo diametro cm 24 e versatevi il composto. Cucinate per circa 45/50 minuti (Fate la prova dello stecchino). Nel frattempo sciogliete a bagnomaria la gianduia con il Philadelphia, finché non formeranno una crema morbida. Sfornate il dolce e mettetelo a raffreddare su una gratella. Posizionate un foglio di carta da forno sotto la gratella e, con una spatola, cominciate a spalmare la glassa sul dolce. Fate riposare in frigo per un'ora. Trascorso il tempo, mettete il dolce su un piatto di portata e servite. Il dolce è molto soffice, spumoso. Il gusto delicato dell'impasto viene arricchito dalla glassa corposa e golosa. Con l'occasione vi presento la mia nuova collaborazione Broggi Azienda di Passirano (Bs), nata nel 1818, specializzata nella produzione di posateria e vasellame: linea classica e moderna a rappresentare l'eccellenza del made in Italy. Le posate che vedete nelle foto sono della linea Gualtiero Marchesi. Dimenticavo... Volete una fetta? Con questo post partecipo al contest di Scorribande in cucina e La cucina che vale ed al contest di Prezzemolino

Fonte: pannifriciusdelicius.blogspot.it

Si parla spesso di obesità nei bambini e i dati fanno un pò paura: il 20 % dei bambini è in sovrappeso e la colpa è spesso della sedentarietà. Una pagina della Repubblica informa che in Pennsylvania , i bambini nella pagella si ritrovano oltre ai voti di inglese e matematica anche il Bmi (body mass index), indice di massa corporea; un provvedimento per combattere l'obesità ritenuta ormai un'epidemia. Provvedimento che sembra crei problemi e confusione nella testa dei bambini. Ma in dica33 , portale sulla salute e la medicina, un articolo mi ha davvero incuriosito. Sembra che tutto dipenda dell'atteggiamento che tiene la mamma nel nutrire il bambino e dalla sua preoccupazione sulla sua alimentazione. Uno studio pare abbia rilevato che i figli delle mamme preoccupate per il sovrappeso abbiano un'indice di massa corporeo più elevato, mentre i figli delle mamme preoccupate per il sottopeso tendono ad avere un minore indice di massa corporeo . Ho cercato, da quando sono nati i miei due bambini di abituarli a mangiare di tutto, lasciandoli comunque liberi di scegliere . Li ho allattati finché ho potuto e poi quando li ho svezzati ho curato nella loro dieta la quantità e le proporzioni, cercando il giusto rapporto tra proteine e carboidrati, lipidi e glucidi, ho cercato di dar loro alimenti genuini preparando io stessa passati e omogenizzati. Ho cercato, dico cercato, perchè non sono una mamma perfetta, di seguire le indicazioni dei pediatri e un po' anche quelle che il mio cuore di mamma mi suggeriva. Ho avuto i miei due bambini a distanza di 18 mesi . Messa in conto l'indole differente di ogni bambino avevo considerato l'ipotesi che, per quanto le cure da me profuse nei loro confronti siano state presso a poco identiche, i miei bambini avrebbero potuto comportarsi nei confronti del cibo in maniera assolutamente differente. E effettivamente: uno mangia pochissimo, solo pasta con l'olio e hamburgher, i miei minestroni non li vuole neanche vedere e le verdure non le mangerebbe neanche preparate da Gualtiero Marchesi, l'altra invece mangia di tutto, è un po in sovrappeso e sembra avere sempre fame. Adesso si che sono davvero preoccupata! Dove ho sbagliato? E con quale dei miei figli?

Fonte: giovannacaramelle.blogspot.com

Ingredienti 350 g di penne rigate 300 g di funghi misti 150 g di pancetta 2 scalogni un cucchiaio di olio extravergine di oliva 3 cucchiai di prezzemolo Preparazione Tagliare la pancetta a cubetti e farla rosolare in una padella con l'olio. Rosolare nel restante olio lo scalogno tritato, unire i funghi tagliati grossolanamente e il prezzemolo. Lasciar cuocere per 5 minuti con un mestolo di acqua di cottura della pasta. Cuocere le Penne Rigate in abbondante acqua salata e scolarle al dente. Condire la pasta con il sugo precedentemente preparato e servire. Vino abbinato Piatto piacevole, saporito, armonico e con buona succulenza; abbiniamo un vino rosso rubino, sentori di viola e di mandorla, gusto vellutato, pieno e sapido, con tannini piacevolmente morbidi. CHIANTI RUFINA DI NIPOZZANO RISERVA Marchesi De Frescobaldi

Fonte: initalyfood.blogspot.it

Ciao a tutti.... qui ancora gelo, poca gente in giro e per fortuna ultimo giorno di un mese davvero pesante. Speriamo che il vento si porti via questo malumore che mi opprime e porti nuove opportunità un pò in tutto. Se parli in giro di lavoro, sono ben pochi quelli contenti... anzi rarissimi. Chi lavora in proprio ha poco lavoro, chi è dipendente rischia la cassa integrazione o ci è già dentro, qualcuno è anche a casa.... caspita!!!! Ansie, su ansie... e i telegiornali che continuano a fare terrorismo. Confido proprio nel vento, mese nuovo vita nuova... in meglio naturalmente!!! Vabbé che alla sfiga non c'è mai fine... ma basta però!!! Ho voglia di primavera, di tepore, di profumi e di un pò di tranquillità :-D Oggi vi propongo questo risotto che ho preparato domenica, ottimo per un pasto a due, ma anche per la mia pulce che di verdure non ne vuole proprio sapere (le ho spacciato le carote per zucca... arancione con arancione...hahahahaha) Ingredienti (x3 persone): - 240 gr di riso (viene abbondante!!!) - 400 gr di zucca a pezzetti - 1 carota - mezza cipolla a pezzetti - timo qb - olio EVO qb - sale qb - 100 gr di formaggio Val Pusteria a pezzetti - Grana Padano qb - brodo di pollo qb - vino rosè (o a piacimento) qb - acqua qb Procedimento: Fate soffriggere la cipolla con la carota grattuggiata in una pentola con un filo d'olio ed un pò d'acqua (io ho grattuggiato per esigenze di pulce -occhio non vede cuore non duole- ma se volete potete lasciare i pezzetti). Quando sentite il profumo di cipolla nell'aria, versate la zucca nella pentola ed il timo e mescolate un pò per fare amalgamare i gusti. Dopo qualche minuto salate, versate un goccio di vino ed un pò d'acqua e portate a cottura. Quando la zucca è bella morbida versate il riso e portatelo a cottura mescolando, aggiungendo un pò alla volta il brodo per evitare che si asciughi troppo e si attacchi alla pentola, bruciandosi. A due minuti dal fine cottura, aggiungete il formaggio Val Pusteria, continuando a mescolare. Assaggiate e se pronto spegnete il fuoco e spolverate con un pò di Grana Padano. Servite ben caldo! E' un risotto delicato e cremoso, il cui gusto dolce della zucca e della carota ben si sposa con quello del formaggio, più deciso. Il cucchiaio che vedete nelle foto è della Broggi, linea Gualtiero Marchesi. Buon appetito!

Fonte: pannifriciusdelicius.blogspot.it

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