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Ingredienti 1.5 l Brodo Di Carne Varia 40 g Bue Midollo 50 g Burro 1 n Cipolla 70 g Grana 4 fo Oro Alimentare 320 g Riso 1 dl Vino Bianco 1 bu Zafferano Preparazione 320 g di riso superfino 40 g di midollo di bue 50 g di burro 70 g di grana padano grattugiato 1,5 litri di brodo di carne una cipolla un dl di vino bianco secco una bustina di zafferano 4 foglie d'oro per uso alimentare (in vendita nei colorifici) 1) Tritate la cipolla e soffriggetela a fiamma bassa in una casseruola con 20 g di burro e il midollo. Aggiungete il riso e fatelo tostare. Versate il vino, alzate il fuoco e lasciatelo evaporare, poi iniziate a unire il brodo bollente, in piccole quantita, lasciandolo assorbire prima di aggiungerne altro. Verso la fine della cottura, incorporate lo zafferano. 2) Quando il riso e cotto, incorporate fuori dal fuoco il burro rimasto e meta del grana. Lasciatelo riposare un paio di minuti, suddividetelo nei piatti singoli, cospargetelo con il grana rimasto e completate con le foglie d'oro. Un nuovo classico L'oro sul giallo intenso dello zafferano crea un gradevole effetto cromatico. L'originale interpretazione, ormai divenuta familiare, della ricetta classica, e del famoso chef Gualtiero Marchesi. © Riproduzione riservata

Fonte: donnamoderna.com

Preparare la pasta fresca mi riporta alle domeniche mattina di tanti anni fa, quando mio padre –che in cucina mette piede solo per mangiare :P – decideva di mettersi all’opera. Le uniche cose che preparava erano gli gnocchi e la pasta fresca, reclutava me e le mie sorelle come piccole aiutanti e mamma come supervisore. Ricordo tagliatelle stese ad asciugare e farina ovunque, ma che divertimento! Quando ho visto che tra le farine che il mulino Grassi mi aveva inviato per il contest Impastando di impara c’era anche la farina di semola per pasta fresca non ho saputo resistere alla tentazione di fare la sfoglina. Una volta aperta la confezione, seconda sorpresa: una farina semi-integrale e profumatissima. Ho iniziato a impastare pensando a come esaltarla: volevo che la sfoglia fosse al centro dell’attenzione, più importante di tutti gli altri ingredienti. Ho pensato a una lasagna assemblata al momento e mi sono ricordata del raviolo aperto di Gualtiero Marchesi, così ho deciso di richiamare la sua idea, anche se con ingredienti meno nobili, per dirgli grazie per quello che ha regalato alla cucina italiana. La sfoglia va tirata sottile, eppure resta consistente e porosa, il sapore intenso del grano Kronos non è coperto, ma soltanto accompagnato dagli altri (pochissimi) ingredienti. È un piatto perfetto per le feste in arrivo: saporitissimo, di stagione, comodo da preparare in anticipo ed elegante. Ravioli aperti con broccoli e gamberi Ingredienti Per la sfoglia 1 uovo medio 100 g di semola Kronos di Molino Grassi Per i ravioli (per quattro persone) 8 sfoglie di pasta fresca quadrate 20 gamberi 1 broccolo Bisque di gamberi Procedimento Per la sfoglia Formare una fontana con la farina nella ciotola della planetaria. Mescolare le uova tra loro con una forchetta, versarle al centro della fontana di farina e incorporarle con una forchetta. Azionare la planetaria col gancio K e lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo, ribaltando un paio di volte. Rovesciare l’impasto su una spianatoia spolverata con un po’ di semola e lavorarlo brevemente ma energicamente con le mani umide (in questo modo l’impasto assorbirà altra acqua se gli è necessaria) impasto liscio ed omogeneo. Riporre l’impasto sotto una ciotola di vetro a campana per mezzora. Stendere la pasta sottilmente e ricavarne dei quadrati di 10cm x 10cm. Sbianchire la pasta in acqua bollente per 10 secondi, scolarla con una schiumarola e farla asciugare su un telo. La pasta così preparata può essere conservata in un contenitore ermetico in frigorifero per una giornata, o in congelatore per diversi mesi. Per i ravioli Lessare i broccoli in acqua bollente salata, lasciandoli al dente, scolarli conservando l’acqua di cottura e passarli subito in una ciotola con acqua e ghiaccio per mantenere il colore brillante. Scolare i broccoli dall’acqua fredda, tenerne da parte alcune cimette per la decorazione e frullare il resto con un po’ di acqua di cottura fino a ottenere una crema liscia. Scaldare la crema e tenerla in caldo. Sgusciare i gamberi (teste e carapaci possono essere usati per realizzare la bisque) e privarli del filetto nero, sciacquarli e saltarli in padella aggiungendo soltanto qualche cucchiaio di bisque. Tenerli in caldo. Lessare la pasta al dente, scolarla con una schiumarola, quindi porre la metà delle sfoglie in una padella con un filo d’olio e spadellarle con delicatezza in modo da asciugarle e renderle lucide. Metterle da parte e versare nella padella un paio di cucchiai di bisque, aggiungere il resto delle sfoglie e spadellarle fino a che non diventano scure e leggermente caramellate. Disporre sul fondo di un piatto caldo la sfoglia scura, coprirla con un cucchiaio di crema di broccoli, disporre quattro gamberi negli angoli della sfoglia, completare con le cimette di broccoli tagliate a fette e coprire con l’altra sfoglia ruotata di 45° (come si vede nelle foto).Disporvi al centro un cucchiaino di bisque e decorare con i gamberi e le cimette di broccoli avanzate. Servire subito. Note La bisque, la sfoglia e la crema di broccoli possono essere preparati un giorno prima. I gamberi e la pasta possono essere cotti con mezzora di anticipo, al momento di servire basterà effettuare il passaggio delle sfoglie in padella e assemblare i ravioli. Con questa ricetta partecipo al contest di Molino Grassi:

Fonte: anexperimentalcook.blogspot.it

Oggi vi portiamo in giro alla scoperta di meravigliosi profumi...quei profumi che ci regalano le stupende erbe aromatiche sparse ovunque nella nostra incantevole penisola! Il tema di questa puntata della rubrica dell'Italia nel piatto è infatti: Erbe aromatiche e profumi di fine estate Le focacce qui da noi dominano le nostre tavole, ne trovate di tutti i gusti, si mangiano a pranzo, a merenda, a cena e...a colazione anche! Nella mia cucina trovate oggi un'aromatica focaccia con le patate e rosmarino , morbida, fragrante e soprattutto profumatissima, un'alternativa della classica focaccia pugliese con pomodori ed origano. Il legame che unisce la Puglia ed il rosmarino è il sole caldo ed avvolgente ed il mare di un azzurro fantastico, questa pianta aromatica cresce spontanea nei terreni asciutti e luminosi, sulle coste ed in riva al mare. L'origine del nome pare derivi dal latino da rosa e maris cioè rosa del mare , secondo altri da rhusus e maris cioè arbusto di mare oppure ros e maris cioè rugiada del mare. In cucina trova ampio spazio in molte ricette ed insaporisce molto gli arrosti , a rametti o con gli aghi tritati. Le foglie, fresche o secche, l'olio essenziale come pianta medicinale. Bellissime anche come piante ornamentali nei giardini come macchie, bordure o nei vasi su balconi e terrazze. un abbraccio MILENA Focaccia con patate e rosmarino Ingredienti: 150 g. di semola rimacinata 150 g. di farina 00 2 patate piccole lesse 10 g. di lievito di birra 1/2 cucchiaio di sale fino 1 cucchiaino di zucchero 200 ml. circa di acqua tiepida olio evo patate a fette q.b. rosmarino sale fino Procedimento. Preparare l'impasto mettendo sulla spianatoia la farina a fontana, al centro il sale fino, le patate lesse passate, lo zucchero ed il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Aggiungere poi man mano la restante acqua tiepida ed iniziare ad impastare, regolarsi con la quantità di acqua, a volte le patate sono più acquose e quindi diminuire la quantità di acqua, l'impasto deve risultare ne troppo liquido ne duro ma abbastanza morbido. Ungere bene di olio evo una teglia ed adagiarvi il panetto, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per circa 1 ora e mezza nel forno spento. Una volta che l'impasto è lievitato spargere un pò di olio evo sulla superficie ed eventualmente allargare con le mani fino a coprire il tegame, salare leggermente e coprire con delle fette sottili di patate crude, salare leggermente anche queste ed infine spolverare con aghi di rosmarino. Infornare a 230° circa per circa mezz'ora o fino a cottura e doratura. https://www.facebook.com/LItaliaNelPiatto http://litalianelpiatto.blogspot.it/ Andiamo a scoprire i profumi delle altre regioni: Piemonte: Timballo di verdure grigliate al profumo di menta di Pancalieri http://j.mp/ timballo-verdure-grigliate Friuli-Venezia Giulia: Gnocchi di rape rosse http:// ilpiccoloartusi.weebly.com/ litalia-nel-piatto/g nocchi-di-rape-rosse-fonduta-d i-latteria-fresco-san-daniele- croccante-per-litalia-nel-piat to. Lombardia: Frittata di erbe fini di Gualtiero Marchesi http://www.kucinadikiara.it/ 2015/09/ frittata-alle-erbe-fini-di-gual tiero.html Emilia Romagna: Liquore al basilico http:// zibaldoneculinario.blogspot.com /2015/09/ liquore-al-basilico-per-litalia -nel.html Liguria: torta di zucchine al profumo di maggiorana http:// arbanelladibasilico.blogspot.co m/2015/09/ litalia-nel-piatto-erbe-aromati che-e.html Toscana: Acciughe sotto pesto http:// acquacottaf.blogspot.com/2015/ 09/acciughe-sotto-pesto.html Umbria: Bocconcini di maiale al serpollo http:// www.dueamicheincucina.ifood.it/ 2015/09/ bocconcini-di-maiale-al-serpoll o.html Puglia: Focaccia con patate e rosmarino http:// breakfastdadonaflor.blogspot.co m/2015/09/ cucina-pugliesefocaccia-con-pat ate-e.html Calabria: L'origano selvatico calabrese http:// ilmondodirina.blogspot.com/ 2015/09/ lorigano-selvatico-calabrese-pr oprieta.html Sardegna: Su Pistu..." Fregau " http://blog.alice.tv/ dolci-tentazioni-d-autore/2015/ 09/15/su-pistu-fregau/ Il nostro blog - http:// litalianelpiatto.blogspot.it/

Fonte: breakfastdadonaflor.blogspot.it

Seduta in rigoroso ed irreale silenzio, ascolto il susseguirsi di note che nascono da un pianoforte a coda durante un concerto. Emozione allo stato puro, mischiata alla morbosa curiosità di sapere quale sarà il brano successivo e la consecutiva sequenza di accordi. Nella musica, come nella cucina, esistono note che si legano perfettamente tra di loro, che vanno d'accordo, e che dalla loro unione nasce un'armonia. Sapori ed ingredienti che devono per forza stare insieme, impossibile separarli, l'uno deve obbligatoriamente accompagnare l'altro. Nascono così in natura ingredienti delicati, poco decisi, con colori tenui, altri invece più vivaci, spiccati , profumati e particolari. Nella costruzione di un piatto, come di un'armonia, cerco di accostare intensità e gusti diversi tra loro, creando un contrasto, certa che dalla loro unione nasca il piatto perfetto. La mozzarella di bufala, dolce, delicata, accompagnata dal pomodoro più acido e dal croccante dei taralli pugliesi. Tutta per voi la mia caprese un pò chic , la mia perfetta armonia... " Cosi come per saper suonare Chopin devi conoscere bene la musica, per saper cucinare un pesce devi conoscere la qualità della sua carne ..." G. Marchesi Vino consigliato: Fiano di Ciro Picariello Ingredienti per 2 persone: 1 bufala campana 200 gr di pomodorini ciliegia 10 taralli 1 pizzico di origano secco 6 foglie di basilico fresco olio evo sale , pepe Riducete la bufala a pezzettoni e lasciatela sgocciolare per 10 minuti in un colino ( foto 1 ). Lavate i pomodorini e tagliatene un paio a metà ed i restanti in 4 spicchi ( foto 2 ). Avvolgete i taralli in un foglio di carta da forno e spezzettateli grossolanamente con un batticarne. In una ciotola emulsionate 2 cucchiai di olio con un pizzico origano secco, 4 foglie di basilico, sale e pepe. Alternate gli strati nei bicchieri partendo dai pomodorini a spicchi, bufala e taralli. Completate con i pomodorini tagliati a metà, irrorate con l'emulsione preparata in precedenza e decorate con 1 foglia di basilico fresco ( foto 3 ). foto 1 foto 3 foto 2

Fonte: lacucinadistagione.blogspot.it

Oggi è il giorno di Quanti modi di fare e rifare, la simpatica rubrica che ci porta nei diversi blog dei partecipanti a preparare una loro ricetta del cuore. Questo mese siamo da Marika del blog La stufa economica a preparare il Tucèn ed fa'sol e ov, cioè il "puccino" (sughetto) di fagioli con le uova, che come dice è un piatto della tradizione, di tanti anni fa, quando la carne era poca e la fame tanta...in questo modo consumavano un piatto completo e ricchissimo di proteine. Questo sughetto si preparava anche a casa mia, era la mia nonna che lo amava particolarmente, solo che invece di usare fagioli era a base di piselli e tonno (che era poco in proporzione, ma essenziale per dare sapore). Da qui la mia variante di oggi: fagioli, piselli e tonno... voi che ne dite? Vi ispira? Noi che lo abbiamo assaggiato siamo rimasti soddisfatti. Vi sottolineo che ho usato dei fagioli secchi di Lamon IGP, un tipo di fagiolo veneto coltivato fin dall'antichità, della famiglia dei borlotti, dal gusto deciso e aromatico. Ingredienti per 4 persone 220g di fagioli di Lamon secchi 250g di piselli già cotti 1cipolla 200g di passata di pomodoro 52g di tonno all'olio d'oliva sgocciolato 3 cucchiai di olio 4 uova rametto di rosmarino sale e pepe Mettere in ammollo in acqua per una notte o fagioli secchi. Il giorno successivo, mettere a cuocere i fagioli in acqua e un rametto di rosmarino per circa 1,5-2 ore. Tritare finemente la cipolla, soffriggerla con l'olio evo, bagnare con un poco di acqua in mdodo da renderla quasi trasparente, aggiungere la passata. Cuocere circa 15 minuti a fuoco basso. Nel frattempo rassodare le uova, che devono essere a temperatura ambiente. Come fare? Ecco due possibilità... Immergerle in acqua bollente e cuocerle per 10 minuti esatti. Finita la cottura dell'uovo, passare subito sotto l'acqua fredda, in modo da bloccare la cottura. far bollire l'acqua, immergere delicatamente far riprendere il bollore. Spegnere e attendere 30 minuti. Passato il tempo immergerle in acqua fredda e ghiaccio per fermare la cottura (Metodo Gualtiero Marchesi) Il mangiatore di fagioli di Annibale Carracci Nel sugo di pomodoro aggiungere i fagioli e i piselli già cotti, aggiustare di sale e pepe, lasciare insaporire cuocendo ancora 10 minuti. Aggiungere il tonno sgocciolato e le uova tagliate a metà. Servire tutto ben caldo, con tanto pane casereccio giusto per fare una golosa "scarpetta". Questa ricetta partecipa all'iniziativa Quanti modi di fare e rifare e ricordo che il prossimo mese ci troveremo tutte nel blog di Silvia Una stella tra i fornelli a cucinare i meravigliosi Pici all'aglione non li conoscete? Ma allora non sapete cosa vi siete persi finora! Coraggio provate a prepararli, noi v i aspettiamo!!!!!!!

Fonte: zibaldoneculinario.blogspot.it

La crostata che vi propongo, è realizzata con una frolla fantastica, la cui ricetta è descritta nel libro "L'arte del dolce" di Ernst Knam, pasticcere tedesco, milanese d'adozione, approdato in Italia nelle cucine di Gualtiero Marchesi. La frolla l'ho farcita con dell'ottima confettura e delle mandorle e il risultato è piaciuto moltissimo. Ingredienti (per 8 persone): per la frolla 300 gr di farina 00 150 gr di zucchero semolato 150 gr di burro bio da panna centrifugata 1 uovo biologico 6 gr di lievito per dolci in polvere estratto di vaniglia in polvere un pizzico di sale fino per la farcitura Confettura Extra di Pere Williams Antica Vignola di Cavazza 1898 mandorle a scaglie q.b. Come accompagnamento : un bel bicchiere fresco di Alpro Soia Cappuccino ! Lavorazione: In una planetaria (o a mano), impastare lo zucchero con il burro, a temperatura ambiente; unirvi l'uovo, la farina, il lievito setacciato, la vaniglia e il sale. Formare una palla, ricoprirla di pellicola trasparente e farla riposare nel frigorifero per 3-4 ore. Trascorso questo tempo, riprendere la frolla, tirarla in una sfoglia e porla in una teglia imburrata e infarinata (o rivestita di carta forno). Spalmarvi la confettura di pere e cospargervi le mandorle a scaglie. Decorare, con forme fatte con la pasta frolla e cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 40 minuti. Che golosità! Soddisfate la vostra curiosità e andate a visitare: Alpro http://www.alpro.com/it Cavazza 1898 http://www.cavazza1898.com/ ENGLISH VERSION Jam tart with pears and almond pastry Ernst Knam Ingredients (for 8 people): for the pastry 300 grams of flour 00 150 grams of caster sugar 150 grams of butter cream Organic centrifuged 1 organic egg 6 grams of baking powder vanilla extract powder a pinch of salt for the topping Extra Jam Pere Williams Ancient Vignola Cavazza 1898 flaked almonds taste As an accompaniment : a nice cool glass of Alpro Soya Cappuccino ! Processing: In a planetary (or by hand), mix the sugar with the butter, at room temperature; join the egg, flour, baking powder, sifted, vanilla and salt. Form a ball, cover with plastic wrap and let rest in the refrigerator for 3-4 hours. After this time, take the pastry, pull out the dough and place it in a baking pan greased and floured (or lined with parchment paper). Spalmarvi the pear jam and sprinkle the almond flakes. Decorate with shapes made with the pastry and bake in a preheated oven at 180 ° C for about 40 minutes. What goodies! Satisfy your curiosity and go to visit: Cavazza 1898 http://www.cavazza1898.com/ Alpro http://www.alpro.com/it

Fonte: lacucinadellaportaccanto.blogspot.it

Puntata Metti una sera... : 11 giugno 2013 Chef : Viviana Lapertosa Ricetta: Il raviolo aperto di Gualtiero Marchesi INGREDIENTI : Pasta fresca all'uovo q.b. Pasta fresca all'uovo verde q.b. Foglie di prezzemolo q.b. 4 capesante 1 cucchiaio abbondante di burro 1/2 bicchiere di vino bianco secco Radice di zenzero q.b. Sale q.b. Pepe q.b. Preparare la pasta fresca all'uovo utilizzando 100 g di farina e 1 uovo intero (o 2 tuorli) a persona. Preparare la pasta fresca all'uovo verde: fare sbollentare gli spinaci, tritarli finemente e poi mescolarli agli ingredienti classici della pasta fresca all'uovo. Appoggiare sulla spianatoia i due preparati, stenderli leggermente con le mani (foto1) e poi passarli uno alla volta nella macchina per la pasta, partendo dal livello 1 e arrivando fino al livello 7, passando la pasta per due volte e ripiegandola a metà per i primi due livelli. Ritagliare dei quadrati di pasta di 5x5 cm (foto2), togliere le nervature alle foglie di prezzemolo più belle e posizionarne una al centro di metà dei quadrati di pasta ottenuti (foto3). Sovrapporre perfettamente un altro quadrato di pasta e passare nuovamente nella macchina a livello 7 per una volta quindi appoggiarlo sulla spianatoia, tagliare parte delle estremità laterali con un coltello ben affilato e passare la pasta con la macchina a livello 8 per una volta nell'altro senso. Tagliare ancora una volta le estremità laterali e passare infine a livello 8 con la macchina per la pasta in modo da ottenere una sfoglia sottile che misura 10x10 cm dentro la quale si intravede la foglia di prezzemolo (foto4). Procedere così fino ad ottenere due ravioli di pasta fresca all'uovo gialla quindi ottenere dei quadrati senza foglia di prezzemolo dalla pasta fresca all'uovo verde. Togliere il guscio alle capesante (foto5) e sciacquarle delicatamente sotto l'acqua corrente per eliminare eventuali tracce di sabbia. Separare la noce dal corallo eliminando la parte più chiara del corallo che è filamentosa (foto6). Dividere anche la noce a pezzi (foto7). Mettere a bollire una pentola con acqua. In una padella scaldare il burro e quando diventa spumeggiante aggiungere le capesante tagliate (foto8) e farle saltare qualche secondo, appena iniziano a diventare dorate sfumare con il vino bianco, salare e pepare un pizzico e toglierle dalla padella con l'aiuto di una pinza per scolarle bene. Aggiungere ancora un goccio di vino dentro la padella, grattugiare un piccolo pezzetto di zenzero all'interno e lasciare addensare leggermente la salsa. Appena l'acqua nella pentola bolle adagiare all'interno i quadrati di pasta fresca e scolarli dopo appena un minuto di cottura prelevandoli dalla pentola con una pinza senza farli rompere e adagiandoli sopra un piatto (foto9). Servire adagiando un foglio di pasta verde sul fondo del piatto, guarnirlo con il ragù di capesante (foto10), ricoprire con il quadrato di pasta all'uovo gialla in modo che non coincidano i lati con il foglio sottostante, irrorare la superficie con la salsa al burro e servire (foto11).

Fonte: ricettetv.blogspot.it

Bisognerebbe solo i libri che mordono e pungono... Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno in testa..a che serve leggerlo? Franz Kafka ( 1883-1924) Mi è capitato d leggere su FB una feroce disputa tra due blogger . La prima rivendicava la "maternità" di una ricetta... L'altra la gabellava come sua... Ora non ho approfondito la questione in essere tra le due ma comunque, proprio per l'etica che deve regnare nel nostro " mondo" molto particolare e piuttosto competitivo, l'unica via da seguire è quella dell'onestà.. Se si decide di pubblicare una ricetta che non ci appartiene si deve sempre citare la fonte... A me qualche volta è capitato di non essere in grado di citare la fonte ma mi sono sempre premurata di scrivere nel corpo del post che se l'autore o l'autrice della ricetta in questione si riconoscesse in quanto da me postato di contattarmi affinché lo possa linkare correttamente.. E' molto semplice non trovate care amiche?? Per la ricetta che pubblico oggi devo ringraziare il mio caro Gualtiero Marchesi fonte di ispirazione non solo per questa ma anche per altre ricette che trovo nel suo magnifico ricettario che consulto a casa di mia figlia durante le mie sessioni di babysiteraggio che ultimanemente sono diventate frequenti!!! Sta accadento esattamente come capitava a me tanti anni fa... Non sapevo mai se al mattino uno o tutti e due i miei figli stavano bene e se quel giorno sarei riuscita ad andare a lavorare!! Scendendo nei particolari relativi alla salsa questa può accompagnare ed impreziosire non solo i gamberoni che avevo a disposizione ma anche del semplice riso pilaf o carni alla griglia.. Consiglio alle amiche di non modificare gli ingredienti: ognuno di essi ha il suo perché!!! Le foto sono state scattate un istante prima di andare in tavola.. e di fretta pure..altrimenti si raffreddava tutto!! Tempo di preparazione ; circa 30' ( soprattutto per la cottura della salsa) Costo: medio Difficoltà:* INGREDIENTI PER DUE PERSONE 20 GAMBERONI 2 SPICCHI D'AGLIO POCO OLIO EXTRAVERGINE E BURRO PER LA SALSA AL CURRY 2 CUCCHIAINI DI CURRY DOLCE O PICCANTE 1 PUNTINA DI CANNELLA 1 PUNTINA DI ZENZERO IN POLVERE 4 BACCHE DI CARDAMOMO 30 GR DI BURRO 1 PUNTINA DI ZUCCHERO 1 PUNTINA DI SALE 1 CIPOLLOTTO TRITATO 1 SPICCHIO D'AGLIO TRITATO Ecco qui sotto il cipolotto, privato della sua codina e lo spicchio d'aglio senza il germe centrale.. Vanno tritati finemente.. E fatti appassire dolcemente nel burro... Qui sotto si possono vedere i semini di 4 bacche di cardamomo.. Si devono pestare con un batticarne... E le altre spezie che rendono unica questa salsa.. I secondo piano il curry dolce acquistato al Salone dell'Oriente A sinistra lo zenzero in polvere e a destra la cannella.. Mescolare le 4 spezie e aggiungerle al trito di cipollotto e aglio ormai appassiti nel burro .. Cuocere sempre a fuoco medio mescolando con cura quindi aggiungere una tazza di acqua bollente.. Mescolare di tanto in tanto.. Passati circa 25'/30' filtrare il tutto e tenere in caldo... Ecco come si presenta la salsina al curry che, come ho scritto in precedenza può accompagnare sia del riso pilaf che delle carni o gamberoni grigliati.. Ed ecco qui sotto i gamberoni che non ho grigliato per motivi "tecnici" ma semplicemete fatti "saltare" in padella antiaderente.. Eliminare il carapace avendo cura di lasciare attaccate al corpo la testa e la codina.. Sciacquare e asciugare con carta da cucina.. Quindi farli salare con delicatezza in padella con olio, poco burro e un paio di spicchi d'aglio.. Accomodarli in un piatto da portata riscaldato.. E napparli con la salsa che deve essere ben calda.... Buona giornata a tutti!!!!

Fonte: atavolaconmammazan.blogspot.com

Gualtiero Marchesi docet: la controversia tra il brodo e il lesso da Oltre il fornello Il procedimento per ottenere un buon brodo ha il principio di estrarre dalla carne tutte le sostanze solubili e quindi anche il sapore. Per questo motivo la carne va immersa in acqua fredda e portata lentamente fino quasi a bollire. Il liquido poi viene poi schiumato e aromatizzato con verdure (sedano, carota e cipolla), spezie (chiodo di garofano) e erbe aromatiche (gambo di prezzemolo, maggiorana). E' consigliato utilizzare pezzi piccoli di carne. Il procedimento per ottenere un buon bollito invece è esattamente il contrario. E' necessario impedire la dispersione dei succhi nutritivi contenuti nella carne. Bisogna quindi preparare in precedenza un brodo aromatizzato con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie e immergere la carne nel liquido bollente. In questo modo si forma una superficie protettiva sulla carne che evita la fuoriuscita delle sostanze estrattive. Per lo stesso motivo è bene utilizzare tagli grossi. Per entrambe le preparazioni la cottura deve essere controllata (bassa temperatura), non deve superare i 94/95 gradi. Deve quindi sobbollire. In questo modo da una parte si ottiene un brodo limpido che non necessita della chiarificazione con l'albume che porta via sapore, Dall'altra parte la bassa temperatura consente una penetrazione calibrata del calore nella carne, rendendola, così, tenera senza essere filacciosa e asciutta. Un buon lesso non deve essere stracotto. L'operazione di schiumatura è da ripetere frequentemente, in modo da mantenere il brodo sempre limpido. La prima schiumatura è tuttavia la più importante e va eseguita con tempismo, altrimenti il brodo si intorbidirebbe e le sue qualità organolettiche verrebbero compromesse e con queste, anche quelle della carne. Altro elemento importante è il sale. Riguardo al brodo, se si sbaglia la salatura iniziale, questo viene irrimediabilmente compromesso. E' consigliabile salarlo alla fine, soprattutto se si deve fare un brodo ristretto. Per ottenere una carne più digeribile, è meglio non salare il brodo ma condirla con sale grosso macinato al momento. E' vero che un buon brodo impoverisce la carne che lo produce, togliendone parte del sapore, ma non per questo deve andare buttata. Si può utilizzare nella preparazione di polpette o di fresche insalate oppure in umido. Stessa cosa vale per il brodo prodotto per ottenere il bollito. Non sarà sicuramente adatto per i tortellini, ma potrà essere impiegato per cucinare gustosi risotti o aggiunto alla preparazione di arrosti e stracotti. Insalata con tonno di coniglio e limoni aromatizzati alle olive Ricetta di Cristiana di Beuf à la mode I limoni alle olive: 3 limoni non trattati 8 olive nere 3 cucchiai di succo di limone 1/2 cucchiaio di sale grosso 1/2 peperoncino Lavate i limoni, tagliateli a metà per il senso della lunghezza. Affettateli molto sottilmente nel senso della larghezza. Trasferite le fettine in una ciotola che le possa contenere tranquillamente. Tritate finemente le olive, aggiungetevi il succo di limone, il peperoncino e il sale. Unite gli ingredienti ai limoni e rigirateli in modo tale che la pasta alle olive ricopra in maniera uniforme le fettine di limone. Coprite e trasferite in frigorifero per un paio di giorni. Il tonno di coniglio: 1kg di coniglio pulito 1 carota 1 sedano 1 cipolla 3 chiodi di garofano timo olio extra vergine di oliva sale e pepe mie aggiunte: 2 bacche di ginepro, i semi di una bacca di cardamomo, pepe lungo e Sichuan, due rametti di maggiorana, due gambi di prezzemolo, un pezzetto di foglia di lemon grass, una foglia di alloro Sbucciate e lavate le verdure. Portate a bollore l'acqua con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie. Quando l'acqua avrà raggiunto il bollore unite il coniglio e fate cuocere per circa un'ora a fiamma bassissima. Spegnete la fiamma e fate raffreddare la carne all'interno del liquido. Una volta freddo disossate il coniglio e fatelo asciugare lasciandolo su un tagliere in pendenza per un paio d'ore. Prendete un barattolo di vetro sterilizzato per confetture. Come procedere per sterilizzare in modo corretto e sicuro ne parlo qui: http://lesmadeleinesdiproust.blogspot.it/2011/07/sterelizzazione-e-invasamento-caldo.html Trasferitevi il coniglio riducendolo in piccoli pezzi con l'aiuto delle mani. Dovrete alternare il coniglio all'olio, condite ogni strato con del sale. Pressate bene affinché la carne sia ben compatta. Chiudete il barattolo e trasferite in frigorifero per un giorno. Trascorso un giorno riprendete il coniglio, toglietelo dal barattolo e trasferitelo in un altro, sempre sterilizzato, alternando questa volta alla carne le fettine di limone e qualche grano di pepe. Riponete in frigorifero ancora per un giorno prima di consumarlo. Si mantiene per un paio di settimane, avendo l'accortezza di mantenere la superficie coperta di olio. Se invece volete conservarlo, immergete i vasetti in abbondante acqua fredda, che li ricopra abbondantemente e fate bollire per 40/60 minuti, poi spegnete e lasciate che si raffreddino all'interno dell’acqua e conservateli per 5 o 6 mesi al massimo. L'insalata: songino ( io radicchi di campo) crostini di pane (quadrati di pane leggermente unti con olio extra vergine di oliva e passati in forno) olive nere tonno di coniglio con fettine di limone maggiorana Assemblate l'insalata unendo i vari ingredienti secondo il proprio gusto. Condite con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e le foglioline di maggiorana. Cara Cris, so perfettamente che ti saresti immaginata una bella coda alla vaccinara per il tuo The Recipe-tionist , ma ahimè sono a dieta e il coniglio è più indicato, visto che, come te, sul blog ci va quello che cucino al momento e le foto sono quelle fatte al piatto sulla tavola apparecchiata. Non credere però di non avermi fatta contenta (ma..la doppia negazione???? :))) perché è una vita che volevo fare il tonno di coniglio ed è proprio capitato a fagiolo. Domani parto per un fine settimana lungo con la mia adorata Cindystar e questo è proprio un gran bel cibo pronto all'uso da lasciare al mio compagno che in cucina non sa fare nulla. Grazie di cuore a te per le bellissime ricette (tutte perfette) e alla cara Flavia che ci ospita ogni mese con il suo entusiasmo contagioso. Un abbraccio. Questa ricetta partecipa a The Recipe-tionist di marzo-aprile.

Fonte: lesmadeleinesdiproust.blogspot.it

Quando «Il Buon Riso» mi ha contattata per una nuova iniziativa, #ilbuonrisodimamma, sono stata subito entusiasta. Il motto di questa iniziativa, “ricorda, reinventa, condividi”, sembrava così connaturale con il mio concetto di cucina, che immaginavo avrei realizzato prestissimo quello che l'azienda chiedeva, creare un piatto con il loro riso in due versioni: – fedele alla ricetta della mamma – reinterpretata con un tocco contemporaneo nella scelta degli ingredienti, nella preparazione, nell'impiattamento. Al contrario delle mie (e forse delle loro) aspettative, la mia risposta non è stata affatto veloce. Ogni volta che provavo a reinventare un piatto di riso che cucinava la mamma, mi sembrava un tentativo subito fallito di comunicare ciò che l'azienda chiedeva, il “legame indissolubile che attraversa la vita di tutti noi” (cit. dalla lettera di accompagnamento ricevuta da Il Buon Riso, insieme ai loro prodotti). Ma pochi giorni fa, cercando fra le stoviglie di mamma, nella casa ormai disabitata che mi ha vista crescere, giocare, studiare e, perché no, cucinare i miei primi piatti con lei o senza di lei, ho trovato un piatto decorato con fiorellini rossi e foglioline verdi, un modestissimo piatto da cucina, marchiato S.C. Richard, la Società Ceramica Richard, che si fuse nel 1896 con la Manifattura dei Marchesi Ginori, da cui nacque la famosa ditta di ceramiche Richard-Ginori. Vista la data (un terminus ante quem ?), sarà stato un piatto della nonna? Non lo so, so solo che su quel tipo di piatti ci ho mangiato per tanti anni, prima che, insieme alla cucina nuova degli anni '70, i miei rinnovassero anche le stoviglie. Devo dire che mi si è 'stretto' il cuore. L'immagine di mamma giovane che mi portava il riso a letto, quando avevo la febbre per le solite influenze o per le malattie esantematiche infantili (non esistevano tutti i vaccini di oggi!), mi è subito tornata alla mente. In quel piatto ho rivisto il mucchietto di riso contornato dalla crema di riso fatta alla sua maniera, con il passaverdura, e negli anni successivi con quello strano e rumorosissimo aggeggio infernale che arrivò a velocizzare il lavoro in cucina, il frullatore. Se ricordo bene, da noi, nella Toscana degli anni '50 e '60, non arrivavano altro che il riso originario e il riso Arborio. Il riso Arborio , che prende il nome dall'omonima cittadina in provincia di Vercelli, è un riso a chicchi grandi che aumenta molto di volume perché assorbe benissimo il condimento. Lei lessava l'Arborio finché fosse abbastanza morbido per poterne ridurre una parte quasi a crema. A volte aggiungeva anche latte, perché lo riteneva un toccasana per dare proteine ai malati. Altre proteine venivano dai riccioli di burro e dalla neve di parmigiano, insomma, una poesia. E come tutte le poesie, inutile imitare, meglio solo ispirarsi e creare a nuovo. Così mi sono ispirata a quel piatto inteso non tanto come cibo, ma come contenitore, in particolare a quella delicata decorazione floreale sul bordo, che ho cercato di ricreare con un anello di riso decorato con il finocchietto e i chicchi della melagrana, perché mamma teneva moltissimo al melograno del nostro giardino. Anche la quenelle rosa è a base di succo di melagrana e crema di 'labna' che autoproduco dallo yogurt. La glassa è fatta con succo di melagrana e fecola. L'altra quenelle che arricchisce il piatto, che in questo modo da riso per malati diventa riso gourmet, è a base di polpa di tamarindo e ricotta. Lo sciroppo di tamarindo era all'epoca venduto in farmacia, ma ce n'era una versione più dolce che mettevamo sul gelato. Solo in tempi recenti ho scoperto il frutto, che ha una nota piuttosto aspra. A mamma sarebbe senz'altro piaciuto. E il parmigiano del piatto originario dove è finito? Non l'ho del tutto eliminato dal nuovo piatto. Riproducendo la cottura pilaf che, se ricordo bene, cominciò ad andare di moda in Italia alla metà degli anni '70, ho utilizzato un brodo né di verdura, né di carne, ma fatto con le croste di parmigiano. Una delizia! Tocco finale: rigatino croccante. Sul sito Foodpairing ho visto che il tamarindo viene abbinato al bacon. Qui invece l'ho accostato al rigatino toscano che, a differenza della pancetta (ottenuta dalla pancia del maiale), si ricava dalla parte che sta fra la schiena (da cui viene il lardo) e la pancia. INGREDIENTI per 1 piatto – Riso pilaf 75 g di riso Arborio ( riso superfino Arborio Il Buon Riso) 1 crosta di parmigiano (50 g) 500 ml di acqua finocchietto chiodo di garofano aglio Mezzo scalogno olio e.v.o. sale pepe – Quenelle rosa 10 ml di succo di melagrana 20 g di labna (crema spalmabile ottenuta dallo yogurt, vedi qui ) – Quenelle marrone 40 g di frutti di tamarindo (= 20 g di polpa) 20 g di ricotta di pecora – Glassa alla melagrana 150 ml di succo di melagrana 2 cucchiaini di fecola di patate – 25 g di rigatino – 5 germogli di finocchietto – 15 chicchi di melagrana – 15 g di pistacchi tritati finissimi PREPARAZIONE Preparare il brodo di croste di parmigiano : raschiare le croste, lavarle e metterle in acqua fredda con finocchietto, chiodo di garofano e una puntina d'aglio. Far bollire semi-coperto per un'ora in modo che restino almeno 150 ml di liquido. Filtrare il brodo e aggiustare di sale e pepe. Nel frattempo, preparare le quenelles con gli ingredienti indicati. Amalgamare labna e succo di melagrana in una tazza e conservare in frigorifero. Tritare e schiacciare la polpa di tamarindo e amalgamarla alla ricotta. Conservare in frigorifero. Accendere il forno a 200° C. Passare alla cottura pilaf del riso . Fra rosolare sul fornello, in un contenitore che può andare in forno (io ho usato una 'pignatta' di terracotta) lo scalogno, unire il riso , far insaporire (non importa tostare) e versarvi il brodo bollente. Trasferire in forno, coprire e lasciare coperto 15 minuti senza girare. A fine cottura sgranare il riso. Il chicco sarà asciutto, ma saporito all'interno. Mettere in forno anche il rigatino tritato finché è divenuto croccante. Nel frattempo, unire la fecola di patate al succo di melagrana , riscaldare per far addensare. Impiattare : sistemare il riso ad anello, deporvi le quenelles formate prelevando il composto con due cucchiai. Sovrapporre il rigatino. Decorare con fiorellini formati da finocchietto e chicchi di melagrana. Contornare di glassa alla melagrana e formare una striscia con i pistacchi.

Fonte: acquacottaf.blogspot.it

Questa di oggi non è una vera e propria ricetta; uso questo post per presentarvi una persona speciale, che ho avuto il piacere di conoscere grazie al mio lavoro. La farina e il mattarello l’hanno salvata da una carriera solitaria dietro una scrivania. Ora le tagliatelle sono la sua filosofia di vita. E' la “sfoglina” più rinomata d’Italia, Rina Poletti , maestra dell’impasto! Rina nasce a Finale Emilia nel 1951. Inizia a fare la sfoglina nel 1979. «Le mie mani sono da sempre strumento per impastare e stendere senza macchine, ma intraprendere questa carriera è stata una vera sfida. Inizialmente, tanti in paese non apprezzarono la mia idea. Piano piano cominciarono a fidarsi sempre di più, vedevano con i loro occhi quello che producevo, “proprio come la faccio io” dicevano. Mai avrei creduto di innamorarmi di questo lavoro che mi ha salvato; un grande successo personale ma anche grande sacrificio. La cucina è sacrificio, non è quella che ci fanno vedere in tv, con tutti questi programmi inflazionati». Nel maggio 2012, la vita di Rina viene improvvisamente sconvolta dal disastroso terremoto dell’Emilia. «Dovevo fare qualcosa per aiutare il mio territorio!». Nasce così l’associazione “Miss…ione Matterello” , da un vero e proprio spirito solidale. «Attraverso la sfoglia ho conosciuto persone fragili, forti, felici, tristi… Mi piace pensare che io non insegno solo a fare la pasta, ma insegno loro che la condivisione serve come sollievo per le preoccupazioni e le sofferenze. In questo modo si riesce a donare gioia a chi crede che non sia più possibile esser felici. Cucinare è un atto d'amore; la sfoglia è sacrificio fisico, richiede energia ed impegno. È un gesto di tenerezza, di affetto, è prendersi cura degli altri». Rina è in pensione da 10 anni. Dal 2010 è docente di “Alma - Scuola internazionale di Cucina di Gualtiero Marchesi” e gira il mondo tra conferenze, festival e dimostrazioni. Ma le sue sfide non finiscono qui: a novembre 2017 è partito il progetto dell'Accademia della sfoglia itinerante. “Via Emilia - Bottega Gastronomica” , a Milano, è la sede della prima scuola itinerante della Sfoglia in Lombardia, con l'intento di raggiungere tutte le regioni d'Italia. CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA...! Tagliatelle all'uovo tirate a mano Porcini secchi Crema di tartufo Olio piccante A META' DEL LAVORO... Il condimento è stato preparato con ingredienti locali a km zero: porcini e tartufo dell'azienda agricola "fungaia" Moretti, di Marino (Roma). PER SAPERNE DI PIU' Guardate la puntata di SIAMO NOI, il contenitore sociale di Tv2000, con l'intervista alla "sfoglina" Rina Poletti. https://www.tv2000.it/siamonoi/video/siamo-noi-lintervista-farina-e-mattarello-ecco-gli-strumenti-del-mio-successo/

Fonte: torsolo-di-mela.blogspot.it

Avete presente quante vite può avere un arrosto? Basta un profumo a cambiarne la sorte. (Gualtiero Marchesi) Non sono una grandissima amante della carne, ma non la disdegno, diciamo che due volte a settimana in casa la carne viene mangiata, ma tra tutte le preparazioni quella che amo di più sono gli arrosti. Amo le lente cotture e ancor di più amo la loro praticità, la comodità di poterlo cucinare prima non ha prezzo. Succulento, morbido e prelibato, l’arrosto di vitello è il sapore delle feste, delle domeniche in famiglia, dei pranzi in compagnia, quelli gustosi pieni di cose buone. Può essere gourmet, ma anche leggero o sfizioso, facile o elaborato da preparare. Va comunque cucinato con pazienza ed attenzione, ma il risultato sarà sempre qualcosa di speciale che conquisterà tutti i commensali, dal più godereccio al più sofisticato. Oggi vi propongo una ricetta facile da preparare la cui resa dipende soprattutto dalla qualità della materia prima, e anche dal taglio che sceglierete, i tagli di carne più adatti per ottenere un arrosto di vitello morbido e succulento sono la noce, la sottofesa o lo scamone. Per comodità vi consiglio di farlo legare dal macellaio con la rete apposita, così la carne conserverà bene la forma durante la cottura. L'arrosto di vitello cotto in pentola, è la preparazione ideale per chi non ha voglia, tempo o possibilità di utilizzare il forno, l'importante sarà “ sigillare ” all'inizio della cottura il pezzo di carne nell'olio e nel burro così da conservarne all'interno i sughi e gli umori, poi si aggiungeranno le verdure e si procederà con la cottura vera e propria. Ingredienti 1 kg di vitello (noce, sottofesa o scamone) 40 gr di burro Olio extravergine di oliva q.b. 100 gr di sedano pulito e tritato 100 gr di cipolla pulita e tritata 150 gr di carote pulite e tritate 350 ml di vino bianco secco 100 ml di Marsala sale q.b. 1 lt di brodo vegetale n.b Tutti i pesi delle verdure sono al netto degli scarti Procedimento Pulite e tritate grossolanamente la cipolla, le carote e i gambi di sedano e teneteli da parte. Prendete una pentola abbastanza capiente e versate dell'olio extravergine d'oliva e il burro, non appena saranno caldi mettete l’arrosto nella pentola e, con l’ausilio di due palette di legno, fatelo rosolare in modo uniforme su tutti i lati, comprese le estremità del taglio di carne: in questo modo l'arrosto conserverà il suo sapore e resterà morbido e succulento. (Mi raccomando durante la cottura non bucate mai l’arrosto con la forchetta ne perderebbe in morbidezza). Salate, sfumate con il Marsala e aggiungete il trito di verdure, distribuendolo uniformemente nel tegame con la carne. Unite 100 ml di vino e fate cuocere l’arrosto coperto e a fuoco basso per circa un’ora e mezza, girando ogni tanto l’arrosto su sé stesso. Durante questo tempo, man mano che il fondo di cottura si asciuga, aggiungete poco per volta il restante vino, e ed eventualmente se necessitasse per i proseguo della cottura, qualche mestolo di brodo caldo. Se non siete molto esperte nella preparazione degli arrosti, per il controllo della cottura della carne, determinante per una riuscita perfetta del vostro piatto, vi consiglio l’utilizzo di un termometro da carne per misurare la temperatura “al cuore” (il punto più profondo del pezzo di carne). Ricordate che, nel caso cuoceste un pezzo di carne molto grosso, lasciare la carne leggermente indietro di cottura al centro permette di averla perfettamente cotta altrove. Ogni carne ha una cottura diversa, in questo caso Il vitello è “ rosa ” quando è a 60°, al punto a 68° e ben cotto a 75°. Mentre nel caso cuoceste del manzo, sarebbe cotto a puntino quando la temperatura al cuore fosse di 58-60°, mentre è da considerarsi più o meno al sangue dai 44° ai 55° e ben cotto da 65° a 68°. Quindi, a fine cottura della carne, togliete l'arrosto dalla pentola e avvolgetelo ben stretto nella carta stagnola, facendo così si disperderà lentamente il calore dall'interno del pezzo, mantenendo di conseguenza tutta la sua morbidezza. Nel frattempo seguitate a cuocere le verdure nel fondo di cottura, aggiungendo altro brodo, fino a quando non saranno quasi sfatte. Trasferite a questo punto le verdure in un recipiente alto per poterle frullare con l'ausilio di un mixer ad immersione, così da ottenere una salsa vellutata. Tagliate l'arrosto in fette e servitelo abbondantemente salsato. Potrete conservare l'arrosto di vitello in frigo per 3 giorni al massimo, coperto con pellicola trasparente o all'interno di un contenitore ermetico. Prima di consumarlo, riscaldate il sugo e adagiateci dentro le fettine, per servirlo ben caldo. Buon appetito! Buona vita e alla prossima ricetta!

Fonte: lacucinadiesme.blogspot.it

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