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Ingredienti 1.5 l Brodo Di Carne Varia 40 g Bue Midollo 50 g Burro 1 n Cipolla 70 g Grana 4 fo Oro Alimentare 320 g Riso 1 dl Vino Bianco 1 bu Zafferano Preparazione 320 g di riso superfino 40 g di midollo di bue 50 g di burro 70 g di grana padano grattugiato 1,5 litri di brodo di carne una cipolla un dl di vino bianco secco una bustina di zafferano 4 foglie d'oro per uso alimentare (in vendita nei colorifici) 1) Tritate la cipolla e soffriggetela a fiamma bassa in una casseruola con 20 g di burro e il midollo. Aggiungete il riso e fatelo tostare. Versate il vino, alzate il fuoco e lasciatelo evaporare, poi iniziate a unire il brodo bollente, in piccole quantita, lasciandolo assorbire prima di aggiungerne altro. Verso la fine della cottura, incorporate lo zafferano. 2) Quando il riso e cotto, incorporate fuori dal fuoco il burro rimasto e meta del grana. Lasciatelo riposare un paio di minuti, suddividetelo nei piatti singoli, cospargetelo con il grana rimasto e completate con le foglie d'oro. Un nuovo classico L'oro sul giallo intenso dello zafferano crea un gradevole effetto cromatico. L'originale interpretazione, ormai divenuta familiare, della ricetta classica, e del famoso chef Gualtiero Marchesi. © Riproduzione riservata

Fonte: donnamoderna.com

Oggi avrei da riversare fiumi di parole, anzi oceani. Ma le sensazioni sono tutte così forti e diverse tra loro che anche raccontare sarebbe difficile. Tranquilli, né sono impazzita né ho appena vinto alla lotteria. Sono "solo" appena tornata da Colorno, paesino vicino a Parma, dove ha sede l'Alma, la scuola di cucina italiana di Gualtiero Marchesi. Oggi, insieme a tanti altri giovani, ho assistito alla presentazione del corso di Tecniche Base e di quello di Cucina Italiana Superiore oltre ad aver visitato l'intera struttura. Il posto, come vedete dalle foto, è già incantevole di per sé con lo splendido giardino all'italiana e l'imponente Palazzo Ducale di Colorno. L'aspetto più bello, però, riguarda l'interno di questo palazzo. Le aule. Gli odori. Gli studenti e le loro divise, bianchissime. Come ci si può non innamorare di un posto del genere? Molti dei ragazzi che ho visto oggi cucinare, diretti da diversi docenti, stanno certamente realizzando il loro sogno e questo risulta subito chiaro dall'impegno che si riflette nei loro volti, nei loro gesti. Non starò a sbrodolare sulla scuola, sui corsi e sugli esami (esiste un sito che vi può spiegare tutto meglio di me), mi limiterò a condividere con voi qualche foto di questo posto magico, con la speranza che, un giorno, potrò dire di stare, anche io, realizzando il mio sogno :) Crema al pistacchio con crumble di cioccolato Ingredienti per 5 persone: 250 ml di panna liquida 90 gr di latte condensato 60 gr di pistacchi salati 1 cucchiaio di latte 2 gr di colla di pesce 50 gr di farina 00 20 gr di cacao amaro in polvere 40 gr di zucchero di canna 30 gr di burro un pizzico di sale Mettete a mollo il foglio di gelatina in acqua fredda. In un pentolino scaldate la panna facendole sfiorare il bollore. Nel frattempo preparate la pasta di pistacchi: sgusciate i pistacchi e metteteli nel mixer, aggiungete un cucchiaio (massimo un cucchiaio e mezzo) di latte e frullate fino ad ottenere una pasta verde (deve avere all'incirca la consistenza del pongo). Compattatela con le mani e mettetela da parte. Strizzate bene la colla di pesce dall'acqua e scioglietela nella panna calda mescolando con una frusta. Lasciate raffreddare e poi aggiungete il latte condensato continuando a mescolare. A questo punto unite la pasta di pistacchi e frullate il tutto con il minipimer ad immersione (la pasta di pistacchi si deve ben amalgamare con il resto). Otterrete un composto abbastanza liquido ma non preoccupatevi, è normale. Suddividetelo in 5 bicchieri riempendoli poco più di metà (io ho usato dei calici da Moscato ma potete scegliere cosa preferite, basta che non siano troppo grossi) e poneteli in frigo per almeno tre ore. Una mezz'ora prima di servire la vostra crema preparate il crumble. Accendete il forno a 180 gradi. In una ciotola ponete la farina setacciata, il cacao amaro setacciato, lo zucchero e il pizzico di sale. Aggiungete il burro freddo da frigo a tocchetti e iniziate a impastare "pizzicando" l'impasto: dovrete formare delle briciole di varia misura. Una volta ottenuto quest'effetto, mettete le vostre briciole su una teglia foderata di carta forno e fate cuocere per 12 minuti. Al termine della cottura fate raffreddare bene e, appena prima di servire, cospargete la vostra crema con delle briciole croccanti! P.s. La pasta di pistacchi la trovate già pronta anche nei supermercati più forniti ma è piuttosto costosa e farla in casa non è poi così difficile! A me piace particolarmente con i pistacchi salati (non credete che si senta molto la differenza) ma la scelta è ovviamente vostra! Buon appetito e buona Pasqua, Valerie :)

Fonte: unpizzicodinocemoscata.blogspot.it

Oggi alla nostra tavola siederà un ospite particolare. E’ un personaggio genuino, con i piedi per terra, sportivo, sexy e tatuatissimo. Diplomato all’ ALMA di Gualtiero Marchesi come Chef internazionale di cucina italiana. Chef del momento grazie a “ Unti e Bisunti ” su DMAX . Ospite della nostra tavola è oggi… Chef Rubio , alias Gabriele Rubini ! Ho avuto l’onore di scambiare con lui quattro chiacchere. Ma non perdiamo altro tempo..ecco cosa ci ha raccontato… Tu sei uno chef ma hai anche un passato da rugbista professionista in serie A. Cosa ci puoi raccontare del tuo lato sportivo? Del mio lato sportivo…mi sono divertito molto, mi sono tolto quasi tutte le soddisfazioni che mi volevo togliere. Tranne la soddisfazione della nazionale maggiore per via degli infortuni sportivi che mi hanno rallentato un pò nella carriera, però…dalle giovanili fino alle Under21, ho fatto tutte le nazionali, sono andato a giocare all’estero, insomma…mi sono divertito. La tua passione per la cucina è nata prima della passione per lo sport? Beh..si..è sempre stata presente poi, di conseguenza, è andata avanti comunque anche nei momenti della mia vita in cui ero impegnato nel rugby. Sono cose che si possono fare di pari passo, non è che una andava contro l’altra. Infatti dopo una partita la fame si sente e spesso in una squadra si cucina insieme, quindi non c’era occasione migliore per allenarsi. Il tuo soprannome “Rubio” com’è nato? Nasce dal mio cognome storpiato affettivamente dagli amici, che è diventato nickname, e poi da lì sulla giacca, per rendere il tutto meno dissacrante e prendermi meno sul serio. Scherzando con un mio amico poi abbiamo fatto il blog ( www.fishechip.com ) e ha continuato sempre di ben in meglio, fino a quando, attualmente, a questo nomignolo mi ci sono affezionato. E’ diventato il tuo simbolo… Si si, rappresenta la mia persona ma in maniera migliore. E il modo più strano in cui ti hanno chiamato? “Ahh Biondo!!” ciò riferito al promo. Perché qui c'era una avvenente datata prostituta che mi doveva dare delle indicazioni e mi chiamava “Ahh Biondo!!!”. Diverse persone dalla prima ripresa alla seconda, sino ad ora, anche per strada, mi hanno chiamato così proprio in onore del promo che abbiamo girato prima del programma. Ti reputi un anti-chef per eccellenza, puoi spiegarci meglio… Il nomignolo o l’epiteto “anti-chef” mi è stato dato da altri, ma non mi ritengo tale. Se faccio delle cose che vanno o che nascono in frangenti che sono controcorrente è solo perché sono così, non è che lo faccio a posta. Se poi divento “anti-chef” mi tengo pure anche questo “anti-chef Rubio”. Però credo che sia solo per via del mio modus operandi, che ha fatto si che i giornalisti, o chi per loro, mi definisse “anti-chef”, ma io non mi ci rivedo in questo. Qual è, tra tutti, il cibo che in assoluto preferisci cucinare? Mi piace molto lavorare il pesce e di conseguenza tutto ciò che riguarda la frangia della cucina giapponese…del sushi. Quindi come posso, se dò una cena con amici, preferisco lavorare il pesce, se poi ho tempo e voglia, allora preparo del sushi. E a cosa non riusciresti a rinunciare in cucina? Alla musica. Che tipo? Beh dipende dalla giornata, dalla preparazione e dallo stato d'animo. Comunque spesso rock, a volte reggae, qualche volta hip pop, dipende... Il sottofondo musicale non deve mai mancare… Diciamo che…tutto sembra più grigio altrimenti. Che tipo di menù creeresti per una occasione importante o una serata indimenticabile? Un menù non impiattato che va dalla padella alle bocche dei commensali...quindi molto informale...non seduti...magari in un ambiente-cucina in cui si può stare in piedi o si fanno gli assaggi continui. Assolutamente non seduto. Qualche esempio? Ma no…così su due piedi…non so che tipo di piatti mi verrebbero in mente, perché occorre conoscere i vari gusti dei commensali…comunque qualcosa che si possa mangiare con le mani, ovviamente senza sporcarsi. Si dovrebbe essere liberi dalle posate...magari una bella carne in stile coreano oppure a livello sushi o si possono fare tante altre cose... Quindi ci sono molti piatti a disposizione… Un piatto dove si parla, si ascolta musica, si beve, si cucina e si fanno i piatti. L’importante è stare bene… E' quella la cosa importante. Che menù proporresti ad una famiglia italiana media, visto anche i tempi che corrono e dato che, purtroppo, la crisi si sente anche in cucina? Sicuramente un qualcosa con pasta e fagioli, che è un piatto ricco, ad alto contenuto nutrizionale e proteico, e che ha un costo bassissimo. C’è la pasta, magari si potrebbe usare anche la pasta spezzata, i fagioli e la cotica del maiale. Assolutamente non costa denaro e la si può fare anche facendo altre cose...la si mette sul fuoco e va da sola. Quindi un piatto, che oltre al risparmio, dia anche una bella soddisfazione al palato. Piatti di una volta, piatti che la gente dovrebbe riscoprire… Si, assolutamente si. Riscoprire o scoprire, perché magari qualcuno non ha avuto la fortuna che la nonna li facesse quel tipo di piatto. Seguo la tua trasmissione e ad essere sincera mi fa venire moltissima fame. Ma qual è il piatto che ti ha dato maggiore soddisfazione da quanto era gustoso? Di quello che ho già provato...non mi stancherò mai di ripetere il panino con la milza, in assoluto su tutti. E' il più appetitoso, secondo me minimo tre te ne devi mangiare perché uno va giù da solo. Grazie a “Unti e Bisunti” giri l’Italia in cerca del migliore piatto street food. Ci puoi raccontare qualche aneddoto o un “dietro le quinte” della trasmissione? Ci sarà lo speciale. Però sicuramente a Salerno c'è stato un piccolo incidente all'interno del caseificio...lascio immaginare… Da quanto ho potuto vedere i tatuaggi sono la tua passione. Hanno un particolare significato per te? Si, ma non è che ho una passione smodata. Ho solo fatto i tatuaggi nel momento in cui mi andava di farli, perché è l'unico modo per rappresentare uno stato d'animo. Quello a cui sei più affezionato? No, non c'è ne. Sono tutti importanti. Hai dei programmi futuri? Prima della registrazione della seconda serie, dovrò concludere un libro che ho iniziato a scrivere due anni fa, insieme ad una dottoressa, che riguarda la dieta mediterranea e che ha come consegna agosto. Quindi questo è l'impegno più imminente, poi c'è la seconda serie di “Unti e Bisunti”. Domanda di rito: un saluto ai lettori di “Ajò a Pappai!!!”… Me raccomando mangiate sempre con le mani! -------------- Ringrazio Chef Rubio per la sua gentilezza nel rilasciare questa intervista. In attesa dell’uscita del suo libro, vi ricordo di non perdervi le puntate di “ Unti e Bisunti ” su DMAX ogni domenica alle 22:05. Foto da: www.dmax.it

Fonte: ajoapappai.blogspot.it

Molti, credo tutti, conoscono il nome dei Ginori e molti ma....forse non proprio tutti, lo associano esclusivamente alle porcellane. La Manifattura Ginori, infatti, nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1737, in una villa di sua proprietà a Doccia, località oggi inglobata in Sesto Fiorentino, fu una delle più prestigiose manifatture di porcellana a livello europeo. I discendenti del marchese Carlo continuarono ad esserne i proprietari e a dirigerla fino al 1896, quando avvenne la fusione con la Soc. Ceramica Richard di Milano. In un blog di cucina sembrerebbe assolutamente scontato che a tale famiglia ed alla manifattura di porcellane si possa e debba far riferimento. Solo che i Ginori erano e sono una dinastia dalle mille ramificazioni, i cui appartenenti coltivavano, con professionalità, dedizione, passione e spirito imprenditoriale i propri interessi. Nel 1904, grazie al matrimonio con Adriana de Larderel, rampolla di una delle più facoltose famiglie toscane, Piero Ginori Conti divennne proprietario ed amministratore della ditta di estrazione di acido borico, fondata dal bisnonno della moglie, a Larderello, frazione del comune di Pomarance, nell'attuale provincia di Pisa. A Larderello si produce, ancor oggi, il 10% dell'energia geotermica mondiale. Si narra - il pettegolezzo non nasce da un rotocalco dell'epoca ma da un'anziana signora fiorentina, amica di mia nonna e nostra vicina di ombrellone che, nella giovinezza, aveva lavorato nella ditta a conduzione familiare dei marchesi Ginori Conti - si narra, dicevo, che nelle cucine della famiglia Ginori Conti si sfornasse un "budino" del quale la sopra citata signora aveva ottenuto la ricetta strappandola dalla viva voce del cuoco. Sotto l'ombrellone, si sà, corrono un sacco di allegre e spensierate chiacchere e, nella totale distensione, è facile parlare di ristoranti, cibo, dolci e, dunque, anche....di questo budino la cui ricetta, anni fa, ci era stata trasmessa proprio da quella signora che oggi non frequenta più la spiaggia. Invero, nel disordine dei mei appunti di cucina, il foglietto era andato disperso e ogni tanto ci rammaricavamo di non avere alcuna possibilità di recuperare le indicazioni per rifare quel dolce salvo conoscere qualche fiorentino che ne avesse una lontana quanto imprevista memoria. Qualche sera fa, dopo anni di malinconici lamenti,....tra le pagine del "Cucchiaio d'Argento" ed. 1962, ecco spuntare..... l'agognato foglietto. Beh, ho avuto un tuffo al cuore. Forte di qualche nozione culinaria acquisita recentemente, posso dire che il termine budino, in questo caso, è usato in maniera impropria poichè, nella realtà, di uno "sformato" trattasi ma per rendere onore all'anziana signora che ce lo ha tramandato, mi pare giusto continuare a chiamarlo "budino". Nel proposito di postarlo sul blog, tuttavia, ne ho progettato un rammodernamento che vi propongo ma che, a mio giudizio, può essere oggetto di ulteriori revisioni. Comunque, al momento, non ho voluto allontanarmi troppo dalle indicazioni originarie. Per rammodernare la ricetta, rendedola anche gluten free, ho utilizzato amido di mais, fecola e farina di mandorle anzichè la comune farina di grano prevista in origine. La dose di zucchero, a mio giudizio, paga lo scotto dell'età: evidentemente negli anni '30 - '40 non era così scontato l'uso di questo ingrediente e gli 80 gr indicati dall'amica della nonna sono proprio pochini. Gli appunti in mio possesso non prevedevano aromatizzazione alcuna ma, anche ad usare la farina di grano, io qualcosa aggiungerei. Avendo utilizzato farina di mandorle, ho aggiunto dell'amaretto. Infine, tocco proprio moderno è la salsa al caffè che nella foto sopra non si vede perchè, nella logistica di questo dolce, realizzato "per uso non domestico" ;-), non la potevo aggiungere senza crearmi ulteriori problemi di trasporto. Sia il blog che la casa editrice dal quale la ricetta di questa salsa è tratta, sono una garanzia. Budino Ginori - Conti Ingredienti : Per il budino gr. 20 fecola gr. 30 amido di mais gr. 50 farina di mandorle (la ricetta originale prevede gr. 100 farina: tutta quà la differenza!) cl. 500 latte gr. 150 zucchero (la ricetta originale gr. 80 ma....è troppo poco) 4 uova gr. 150 burro 2 cucchiai di amaretto altri gr 80 di zucchero per il caramello (così non ci sono problemi a sformarlo!) Stampo da ciambella cm. 22 Per la salsa caramellata al caffè (presa da qui ma con dosi da me ricalcolate) gr 400 di panna gr. 150 di zucchero di canna ml 50 di acqua 3 cucchiaini di caffè solubile gr- 24 di burro 1/2 bacca di vaniglia Procedimento : Rivestite uno stampo da ciambella con il caramello. Ora...... non chiedetemi come si fa a carmellare lo zucchero perchè trattasi di uno di quei miracoli che, con mia enorme sorpresa, ogni volta si ripropongono ai miei occhi. Io lo caramello direttamente nello stampo, operazione empiricamente dedotta dall'osservazione attenta di mia nonna e di mia madre, quando rivestivano gli stampi per fare la creme caramel. Invero, uno dei migliori aiuti.... l'ho appreso da qui Con il burro, le farine ed il latte fate una besciamelle. Ovvero sciogliete il burro, amalgamatevi le farine e quindi versate, poco per volta, il latte preventivamente scaldato. Separate i tuorli dagli albumi e montate i primi con lo zucchero sino ad ottenere una montata bella chiara e spumosa. Unite la montata di tuorli alla besciamelle raffreddata , incorporate anche il cucchiaio di amaretto ed, infine, incorporate delicatamente anche gli albumi montati a neve. Versate il composto nella stampo caramellato e collocatelo dentro ad una teglia con acqua ad un'altezza pari a circa la metà dello stampo. Infornate a 180 ° per circa 45 min. L'amica della nonna aveva indicato: "sino a quando il composto non si stacca dalle pareti dello stampo" Salsa al caffè : scaldare l'acqua e farvi sciogliere il caffè solubile. Porre in una casseruola tutti gli ingredienti compreso il caffè e i semini grattati dalla mezza bacca di vanioglia e, sempre mescolando, portare a bollore per una decina di minuti o, comunque, sin quando la salsa si addensa. Godetevi l'armonia dei sapori! Giulietta Con questo dolce partecipo al contest Ricette a spasso nel tempo di Ricette di Cultura

Fonte: secucinosorrido.blogspot.it

Gli uomini hanno fatto Dio a similitudine di loro... E lo hanno conciato pel dì delle feste... Francesco Domenico Guerrazzi ( 1804-1873) Tanto per cominciare bene la settimana oggi propongo un primo semplice che richiede poco tempo per la sua preparazione ma...... Gli ingredienti debbono essere di prima qualità....quindi occhio, per prima cosa, alla scelta della pasta e noi in Italia non abbiamo che l'imbarazzo della scelta: Voiello, De Cecco, Garofalo, Rummo , Barilla tanto per citare qualche ditta produttrice.. Va da sé che non stata sponsorizzata da nessuna di queste aziende.. Ricordo ancora, quando ero ad Ann Arbor ( Michigan) quanto fui contenta di trovare in un piccolo supermercato gestito da iraqueni di Baghdad un unico tipo di pasta italiana...la Rummo ..la spaghettata in programma sarebbe stata un successo... E poi cosa prevede l'amatriciana?? il GUANCIALE!!! E la vaschetta che appare più sotto, contenente 60 gr (io ne usate due), conteneva l'ingrediente perfetto per preparate un'Amatriciana come si deve.. Sono anche andata a sfogliare il grande libro di Gualtiero Marchesi..tanto per andare sul sicuro ma poi ho apportato delle piccole modifiche alla sua ricetta ( lo scalogno, una maggior quantità di pomodorini e del prezzemolo aggiunto all'ultimo momento)... Pochi minuti di preparazione per un piatto davvero speciale!!! INGREDIENTI per 4 persone 280-320 gr di bucatini ( a seconda dell'appetito) 120 gr di guanciale stagionato Terre Ducali 1 scalogno 12-15 Pomodorini di Pachino IGP 1 ciuffo di prezzemolo pecorino romano q.b. Ecco qui sotto come si presenta la bella confezione del guanciale stagionato .. La tentazione di mangiarlo così come è con il pane è stata grande!!! Per prima cosa porre sul fuoco una pentola per la cottura della pasta... Appena raggiunge l'ebollizione buttare la pasta, in questo caso i bucatini e salare con moderazione.... Mentre la pasta cuoce in un largo tegame antiaderente far soffriggere in pochissimo olio lo scalogno tritato fine con il guanciale un poco sfilacciato... Lavare ed asciugare i pomodorini... Tagliarli a metà e farli saltare in padella con il soffritto... Occorreranno pochi minuti di cottura.. Ora scolare la pasta al dente e versarla nella padella facendola saltare per bene in modo che si insaporisca ... Aggiungere una bella spolverata di pecorino romano e del prezzemolo tritato... La ricetta non sarà molto rispettosa della tradizione ma vi assicuro che è stata comunque gradita molto... A tutte le amiche auguro un buon inizio di settimana!!!

Fonte: atavolaconmammazan.blogspot.com

Preparare la pasta fresca mi riporta alle domeniche mattina di tanti anni fa, quando mio padre –che in cucina mette piede solo per mangiare :P – decideva di mettersi all’opera. Le uniche cose che preparava erano gli gnocchi e la pasta fresca, reclutava me e le mie sorelle come piccole aiutanti e mamma come supervisore. Ricordo tagliatelle stese ad asciugare e farina ovunque, ma che divertimento! Quando ho visto che tra le farine che il mulino Grassi mi aveva inviato per il contest Impastando di impara c’era anche la farina di semola per pasta fresca non ho saputo resistere alla tentazione di fare la sfoglina. Una volta aperta la confezione, seconda sorpresa: una farina semi-integrale e profumatissima. Ho iniziato a impastare pensando a come esaltarla: volevo che la sfoglia fosse al centro dell’attenzione, più importante di tutti gli altri ingredienti. Ho pensato a una lasagna assemblata al momento e mi sono ricordata del raviolo aperto di Gualtiero Marchesi, così ho deciso di richiamare la sua idea, anche se con ingredienti meno nobili, per dirgli grazie per quello che ha regalato alla cucina italiana. La sfoglia va tirata sottile, eppure resta consistente e porosa, il sapore intenso del grano Kronos non è coperto, ma soltanto accompagnato dagli altri (pochissimi) ingredienti. È un piatto perfetto per le feste in arrivo: saporitissimo, di stagione, comodo da preparare in anticipo ed elegante. Ravioli aperti con broccoli e gamberi Ingredienti Per la sfoglia 1 uovo medio 100 g di semola Kronos di Molino Grassi Per i ravioli (per quattro persone) 8 sfoglie di pasta fresca quadrate 20 gamberi 1 broccolo Bisque di gamberi Procedimento Per la sfoglia Formare una fontana con la farina nella ciotola della planetaria. Mescolare le uova tra loro con una forchetta, versarle al centro della fontana di farina e incorporarle con una forchetta. Azionare la planetaria col gancio K e lavorare fino a ottenere un impasto omogeneo, ribaltando un paio di volte. Rovesciare l’impasto su una spianatoia spolverata con un po’ di semola e lavorarlo brevemente ma energicamente con le mani umide (in questo modo l’impasto assorbirà altra acqua se gli è necessaria) impasto liscio ed omogeneo. Riporre l’impasto sotto una ciotola di vetro a campana per mezzora. Stendere la pasta sottilmente e ricavarne dei quadrati di 10cm x 10cm. Sbianchire la pasta in acqua bollente per 10 secondi, scolarla con una schiumarola e farla asciugare su un telo. La pasta così preparata può essere conservata in un contenitore ermetico in frigorifero per una giornata, o in congelatore per diversi mesi. Per i ravioli Lessare i broccoli in acqua bollente salata, lasciandoli al dente, scolarli conservando l’acqua di cottura e passarli subito in una ciotola con acqua e ghiaccio per mantenere il colore brillante. Scolare i broccoli dall’acqua fredda, tenerne da parte alcune cimette per la decorazione e frullare il resto con un po’ di acqua di cottura fino a ottenere una crema liscia. Scaldare la crema e tenerla in caldo. Sgusciare i gamberi (teste e carapaci possono essere usati per realizzare la bisque) e privarli del filetto nero, sciacquarli e saltarli in padella aggiungendo soltanto qualche cucchiaio di bisque. Tenerli in caldo. Lessare la pasta al dente, scolarla con una schiumarola, quindi porre la metà delle sfoglie in una padella con un filo d’olio e spadellarle con delicatezza in modo da asciugarle e renderle lucide. Metterle da parte e versare nella padella un paio di cucchiai di bisque, aggiungere il resto delle sfoglie e spadellarle fino a che non diventano scure e leggermente caramellate. Disporre sul fondo di un piatto caldo la sfoglia scura, coprirla con un cucchiaio di crema di broccoli, disporre quattro gamberi negli angoli della sfoglia, completare con le cimette di broccoli tagliate a fette e coprire con l’altra sfoglia ruotata di 45° (come si vede nelle foto).Disporvi al centro un cucchiaino di bisque e decorare con i gamberi e le cimette di broccoli avanzate. Servire subito. Note La bisque, la sfoglia e la crema di broccoli possono essere preparati un giorno prima. I gamberi e la pasta possono essere cotti con mezzora di anticipo, al momento di servire basterà effettuare il passaggio delle sfoglie in padella e assemblare i ravioli. Con questa ricetta partecipo al contest di Molino Grassi:

Fonte: anexperimentalcook.blogspot.it

Oggi vi portiamo in giro alla scoperta di meravigliosi profumi...quei profumi che ci regalano le stupende erbe aromatiche sparse ovunque nella nostra incantevole penisola! Il tema di questa puntata della rubrica dell'Italia nel piatto è infatti: Erbe aromatiche e profumi di fine estate Le focacce qui da noi dominano le nostre tavole, ne trovate di tutti i gusti, si mangiano a pranzo, a merenda, a cena e...a colazione anche! Nella mia cucina trovate oggi un'aromatica focaccia con le patate e rosmarino , morbida, fragrante e soprattutto profumatissima, un'alternativa della classica focaccia pugliese con pomodori ed origano. Il legame che unisce la Puglia ed il rosmarino è il sole caldo ed avvolgente ed il mare di un azzurro fantastico, questa pianta aromatica cresce spontanea nei terreni asciutti e luminosi, sulle coste ed in riva al mare. L'origine del nome pare derivi dal latino da rosa e maris cioè rosa del mare , secondo altri da rhusus e maris cioè arbusto di mare oppure ros e maris cioè rugiada del mare. In cucina trova ampio spazio in molte ricette ed insaporisce molto gli arrosti , a rametti o con gli aghi tritati. Le foglie, fresche o secche, l'olio essenziale come pianta medicinale. Bellissime anche come piante ornamentali nei giardini come macchie, bordure o nei vasi su balconi e terrazze. un abbraccio MILENA Focaccia con patate e rosmarino Ingredienti: 150 g. di semola rimacinata 150 g. di farina 00 2 patate piccole lesse 10 g. di lievito di birra 1/2 cucchiaio di sale fino 1 cucchiaino di zucchero 200 ml. circa di acqua tiepida olio evo patate a fette q.b. rosmarino sale fino Procedimento. Preparare l'impasto mettendo sulla spianatoia la farina a fontana, al centro il sale fino, le patate lesse passate, lo zucchero ed il lievito sciolto in poca acqua tiepida. Aggiungere poi man mano la restante acqua tiepida ed iniziare ad impastare, regolarsi con la quantità di acqua, a volte le patate sono più acquose e quindi diminuire la quantità di acqua, l'impasto deve risultare ne troppo liquido ne duro ma abbastanza morbido. Ungere bene di olio evo una teglia ed adagiarvi il panetto, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per circa 1 ora e mezza nel forno spento. Una volta che l'impasto è lievitato spargere un pò di olio evo sulla superficie ed eventualmente allargare con le mani fino a coprire il tegame, salare leggermente e coprire con delle fette sottili di patate crude, salare leggermente anche queste ed infine spolverare con aghi di rosmarino. Infornare a 230° circa per circa mezz'ora o fino a cottura e doratura. https://www.facebook.com/LItaliaNelPiatto http://litalianelpiatto.blogspot.it/ Andiamo a scoprire i profumi delle altre regioni: Piemonte: Timballo di verdure grigliate al profumo di menta di Pancalieri http://j.mp/ timballo-verdure-grigliate Friuli-Venezia Giulia: Gnocchi di rape rosse http:// ilpiccoloartusi.weebly.com/ litalia-nel-piatto/g nocchi-di-rape-rosse-fonduta-d i-latteria-fresco-san-daniele- croccante-per-litalia-nel-piat to. Lombardia: Frittata di erbe fini di Gualtiero Marchesi http://www.kucinadikiara.it/ 2015/09/ frittata-alle-erbe-fini-di-gual tiero.html Emilia Romagna: Liquore al basilico http:// zibaldoneculinario.blogspot.com /2015/09/ liquore-al-basilico-per-litalia -nel.html Liguria: torta di zucchine al profumo di maggiorana http:// arbanelladibasilico.blogspot.co m/2015/09/ litalia-nel-piatto-erbe-aromati che-e.html Toscana: Acciughe sotto pesto http:// acquacottaf.blogspot.com/2015/ 09/acciughe-sotto-pesto.html Umbria: Bocconcini di maiale al serpollo http:// www.dueamicheincucina.ifood.it/ 2015/09/ bocconcini-di-maiale-al-serpoll o.html Puglia: Focaccia con patate e rosmarino http:// breakfastdadonaflor.blogspot.co m/2015/09/ cucina-pugliesefocaccia-con-pat ate-e.html Calabria: L'origano selvatico calabrese http:// ilmondodirina.blogspot.com/ 2015/09/ lorigano-selvatico-calabrese-pr oprieta.html Sardegna: Su Pistu..." Fregau " http://blog.alice.tv/ dolci-tentazioni-d-autore/2015/ 09/15/su-pistu-fregau/ Il nostro blog - http:// litalianelpiatto.blogspot.it/

Fonte: breakfastdadonaflor.blogspot.it

Seduta in rigoroso ed irreale silenzio, ascolto il susseguirsi di note che nascono da un pianoforte a coda durante un concerto. Emozione allo stato puro, mischiata alla morbosa curiosità di sapere quale sarà il brano successivo e la consecutiva sequenza di accordi. Nella musica, come nella cucina, esistono note che si legano perfettamente tra di loro, che vanno d'accordo, e che dalla loro unione nasce un'armonia. Sapori ed ingredienti che devono per forza stare insieme, impossibile separarli, l'uno deve obbligatoriamente accompagnare l'altro. Nascono così in natura ingredienti delicati, poco decisi, con colori tenui, altri invece più vivaci, spiccati , profumati e particolari. Nella costruzione di un piatto, come di un'armonia, cerco di accostare intensità e gusti diversi tra loro, creando un contrasto, certa che dalla loro unione nasca il piatto perfetto. La mozzarella di bufala, dolce, delicata, accompagnata dal pomodoro più acido e dal croccante dei taralli pugliesi. Tutta per voi la mia caprese un pò chic , la mia perfetta armonia... " Cosi come per saper suonare Chopin devi conoscere bene la musica, per saper cucinare un pesce devi conoscere la qualità della sua carne ..." G. Marchesi Vino consigliato: Fiano di Ciro Picariello Ingredienti per 2 persone: 1 bufala campana 200 gr di pomodorini ciliegia 10 taralli 1 pizzico di origano secco 6 foglie di basilico fresco olio evo sale , pepe Riducete la bufala a pezzettoni e lasciatela sgocciolare per 10 minuti in un colino ( foto 1 ). Lavate i pomodorini e tagliatene un paio a metà ed i restanti in 4 spicchi ( foto 2 ). Avvolgete i taralli in un foglio di carta da forno e spezzettateli grossolanamente con un batticarne. In una ciotola emulsionate 2 cucchiai di olio con un pizzico origano secco, 4 foglie di basilico, sale e pepe. Alternate gli strati nei bicchieri partendo dai pomodorini a spicchi, bufala e taralli. Completate con i pomodorini tagliati a metà, irrorate con l'emulsione preparata in precedenza e decorate con 1 foglia di basilico fresco ( foto 3 ). foto 1 foto 3 foto 2

Fonte: lacucinadistagione.blogspot.it

Buon lunedì, e come ogni lunedì che si rispetti partiamo con una ricetta Light and Tasty , giusto per aiutare chi ha delle buoni intenzioni! Oggi si parlerà di UOVA... ingrediente bistrattato a causa della concentrazione elevata di colesterolo, presente nel tuorlo, ma io ricordo che quando ero piccolina del colesterolo non ne parlava nessuno... sembrava non fosse mai esistito...poi è ha preso il sopravvento (stessa storia dello spread in economia ...e chi lo conosceva prima di Monti????) e in un attimo abbiamo demonizzato uova, burro e carne. Ora si inizia a valutare meglio. Questi prodotti presentano anche elementi positivi, le uova per esempio sono ricche di vitamine e colina, per la crescita dei bambini sono consigliati, il pediatra di mio figlio diceva almeno due alla settimana. Sostengo quindi che, con moderazione, tutto possa e debba essere consumato in modo da dare al nostro organismo giusti apporti nutritivi, per star bene io seguo la regola "alimentazione varia il più possibile".... Ma passiamo alla ricetta...ho optato per le uova sode, in modo da evitare qualsiasi tipo di grasso in cottura, ma attenzione a prepararle come si deve! Le uova sode non devono presentare quell'alone verdognolo che a volte capita di vedere...quello è solfuro di ferro! Il calore troppo elevato o per troppo tempo fa in modo che il solfuro di idrogeno presente nell'albume si combini con il ferro del tuorlo. Questo comporta una perdita di ferro e una peggiore digeribilità, la mia nonna parlava addirittura di tossicità! Quindi per evitare questo rischio lascio un paio di metodi di cottura, entrambi corretti e degni di nota oltre ad una ricetta veloce e colorata da utilizzare come piatto unico in caso di dieta, o come secondo piatto o come antipasto estivo, naturalmente conteggianod mezzo uovo a testa.... Ingredienti per 1 persona (320 kcal) 2 uova 20g di peperone rosso 20g di peperone giallo 1 oliva (10g) 1 acciuga (10g) 2 cucchiaini di olio evo (10g) sale insalata Rassodare le uova, che devono essere a temperatura ambiente. Come fare? Ecco due possibilità... Immergerle in acqua bollente e cuocerle per 10 minuti esatti. Finita la cottura dell'uovo, passare subito sotto l'acqua fredda, in modo da bloccare la cottura. far bollire l'acqua, immergere delicatamente far riprendere il bollore. Spegnere e attendere 30 minuti. Passato il tempo immergerle in acqua fredda e ghiaccio per fermare la cottura (Metodo Gualtiero Marchesi) Nel frattempo tagliare a cubetti piccoli i peperoni, scaldare l'olio e saltare velocemente le verdure per qualche minuto. Far raffreddare. Tagliare a cubetti piccoli pure l'oliva e l'acciuga. Togliere il guscio, tagliare a metà, recuperare il tuorlo rassodato, metterlo in un piatto, aggiungere i peperoni, l'acciuga e l'oliva. Aggiustare di sale e aggiungere il cucchiaino di olio, mescolare in modo da condire al meglio. Riempire gli albumi con questa farcia e posizionarli in un piatto fondo con insalatina fresca scondita. Ma vediamo le altre proposte delle foodblogger appartenenti al gruppo... Yrma del blog A fiamma dolce: Uova ripiene alla crema bianca light Cinzia del blog Cinzia ai fornelli: Uovo in camicia con porri vinaigrette e prosciutto di Parma Eva del blog In cucina da Eva: Polpettone con uova sode Carla Emilia del blog Un'arbanella di basilico: Omelette soffiata ai finocchi Tania del blog Cucina che ti passa: Omelette di soli albumi ai funghi

Fonte: zibaldoneculinario.blogspot.it

Gualtiero Marchesi docet: la controversia tra il brodo e il lesso da Oltre il fornello Il procedimento per ottenere un buon brodo ha il principio di estrarre dalla carne tutte le sostanze solubili e quindi anche il sapore. Per questo motivo la carne va immersa in acqua fredda e portata lentamente fino quasi a bollire. Il liquido poi viene poi schiumato e aromatizzato con verdure (sedano, carota e cipolla), spezie (chiodo di garofano) e erbe aromatiche (gambo di prezzemolo, maggiorana). E' consigliato utilizzare pezzi piccoli di carne. Il procedimento per ottenere un buon bollito invece è esattamente il contrario. E' necessario impedire la dispersione dei succhi nutritivi contenuti nella carne. Bisogna quindi preparare in precedenza un brodo aromatizzato con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie e immergere la carne nel liquido bollente. In questo modo si forma una superficie protettiva sulla carne che evita la fuoriuscita delle sostanze estrattive. Per lo stesso motivo è bene utilizzare tagli grossi. Per entrambe le preparazioni la cottura deve essere controllata (bassa temperatura), non deve superare i 94/95 gradi. Deve quindi sobbollire. In questo modo da una parte si ottiene un brodo limpido che non necessita della chiarificazione con l'albume che porta via sapore, Dall'altra parte la bassa temperatura consente una penetrazione calibrata del calore nella carne, rendendola, così, tenera senza essere filacciosa e asciutta. Un buon lesso non deve essere stracotto. L'operazione di schiumatura è da ripetere frequentemente, in modo da mantenere il brodo sempre limpido. La prima schiumatura è tuttavia la più importante e va eseguita con tempismo, altrimenti il brodo si intorbidirebbe e le sue qualità organolettiche verrebbero compromesse e con queste, anche quelle della carne. Altro elemento importante è il sale. Riguardo al brodo, se si sbaglia la salatura iniziale, questo viene irrimediabilmente compromesso. E' consigliabile salarlo alla fine, soprattutto se si deve fare un brodo ristretto. Per ottenere una carne più digeribile, è meglio non salare il brodo ma condirla con sale grosso macinato al momento. E' vero che un buon brodo impoverisce la carne che lo produce, togliendone parte del sapore, ma non per questo deve andare buttata. Si può utilizzare nella preparazione di polpette o di fresche insalate oppure in umido. Stessa cosa vale per il brodo prodotto per ottenere il bollito. Non sarà sicuramente adatto per i tortellini, ma potrà essere impiegato per cucinare gustosi risotti o aggiunto alla preparazione di arrosti e stracotti. Insalata con tonno di coniglio e limoni aromatizzati alle olive Ricetta di Cristiana di Beuf à la mode I limoni alle olive: 3 limoni non trattati 8 olive nere 3 cucchiai di succo di limone 1/2 cucchiaio di sale grosso 1/2 peperoncino Lavate i limoni, tagliateli a metà per il senso della lunghezza. Affettateli molto sottilmente nel senso della larghezza. Trasferite le fettine in una ciotola che le possa contenere tranquillamente. Tritate finemente le olive, aggiungetevi il succo di limone, il peperoncino e il sale. Unite gli ingredienti ai limoni e rigirateli in modo tale che la pasta alle olive ricopra in maniera uniforme le fettine di limone. Coprite e trasferite in frigorifero per un paio di giorni. Il tonno di coniglio: 1kg di coniglio pulito 1 carota 1 sedano 1 cipolla 3 chiodi di garofano timo olio extra vergine di oliva sale e pepe mie aggiunte: 2 bacche di ginepro, i semi di una bacca di cardamomo, pepe lungo e Sichuan, due rametti di maggiorana, due gambi di prezzemolo, un pezzetto di foglia di lemon grass, una foglia di alloro Sbucciate e lavate le verdure. Portate a bollore l'acqua con le verdure, le erbe aromatiche e le spezie. Quando l'acqua avrà raggiunto il bollore unite il coniglio e fate cuocere per circa un'ora a fiamma bassissima. Spegnete la fiamma e fate raffreddare la carne all'interno del liquido. Una volta freddo disossate il coniglio e fatelo asciugare lasciandolo su un tagliere in pendenza per un paio d'ore. Prendete un barattolo di vetro sterilizzato per confetture. Come procedere per sterilizzare in modo corretto e sicuro ne parlo qui: http://lesmadeleinesdiproust.blogspot.it/2011/07/sterelizzazione-e-invasamento-caldo.html Trasferitevi il coniglio riducendolo in piccoli pezzi con l'aiuto delle mani. Dovrete alternare il coniglio all'olio, condite ogni strato con del sale. Pressate bene affinché la carne sia ben compatta. Chiudete il barattolo e trasferite in frigorifero per un giorno. Trascorso un giorno riprendete il coniglio, toglietelo dal barattolo e trasferitelo in un altro, sempre sterilizzato, alternando questa volta alla carne le fettine di limone e qualche grano di pepe. Riponete in frigorifero ancora per un giorno prima di consumarlo. Si mantiene per un paio di settimane, avendo l'accortezza di mantenere la superficie coperta di olio. Se invece volete conservarlo, immergete i vasetti in abbondante acqua fredda, che li ricopra abbondantemente e fate bollire per 40/60 minuti, poi spegnete e lasciate che si raffreddino all'interno dell’acqua e conservateli per 5 o 6 mesi al massimo. L'insalata: songino ( io radicchi di campo) crostini di pane (quadrati di pane leggermente unti con olio extra vergine di oliva e passati in forno) olive nere tonno di coniglio con fettine di limone maggiorana Assemblate l'insalata unendo i vari ingredienti secondo il proprio gusto. Condite con olio extra vergine di oliva, sale, pepe e le foglioline di maggiorana. Cara Cris, so perfettamente che ti saresti immaginata una bella coda alla vaccinara per il tuo The Recipe-tionist , ma ahimè sono a dieta e il coniglio è più indicato, visto che, come te, sul blog ci va quello che cucino al momento e le foto sono quelle fatte al piatto sulla tavola apparecchiata. Non credere però di non avermi fatta contenta (ma..la doppia negazione???? :))) perché è una vita che volevo fare il tonno di coniglio ed è proprio capitato a fagiolo. Domani parto per un fine settimana lungo con la mia adorata Cindystar e questo è proprio un gran bel cibo pronto all'uso da lasciare al mio compagno che in cucina non sa fare nulla. Grazie di cuore a te per le bellissime ricette (tutte perfette) e alla cara Flavia che ci ospita ogni mese con il suo entusiasmo contagioso. Un abbraccio. Questa ricetta partecipa a The Recipe-tionist di marzo-aprile.

Fonte: lesmadeleinesdiproust.blogspot.it

Avete presente quante vite può avere un arrosto? Basta un profumo a cambiarne la sorte. (Gualtiero Marchesi) Non sono una grandissima amante della carne, ma non la disdegno, diciamo che due volte a settimana in casa la carne viene mangiata, ma tra tutte le preparazioni quella che amo di più sono gli arrosti. Amo le lente cotture e ancor di più amo la loro praticità, la comodità di poterlo cucinare prima non ha prezzo. Succulento, morbido e prelibato, l’arrosto di vitello è il sapore delle feste, delle domeniche in famiglia, dei pranzi in compagnia, quelli gustosi pieni di cose buone. Può essere gourmet, ma anche leggero o sfizioso, facile o elaborato da preparare. Va comunque cucinato con pazienza ed attenzione, ma il risultato sarà sempre qualcosa di speciale che conquisterà tutti i commensali, dal più godereccio al più sofisticato. Oggi vi propongo una ricetta facile da preparare la cui resa dipende soprattutto dalla qualità della materia prima, e anche dal taglio che sceglierete, i tagli di carne più adatti per ottenere un arrosto di vitello morbido e succulento sono la noce, la sottofesa o lo scamone. Per comodità vi consiglio di farlo legare dal macellaio con la rete apposita, così la carne conserverà bene la forma durante la cottura. L'arrosto di vitello cotto in pentola, è la preparazione ideale per chi non ha voglia, tempo o possibilità di utilizzare il forno, l'importante sarà “ sigillare ” all'inizio della cottura il pezzo di carne nell'olio e nel burro così da conservarne all'interno i sughi e gli umori, poi si aggiungeranno le verdure e si procederà con la cottura vera e propria. Ingredienti 1 kg di vitello (noce, sottofesa o scamone) 40 gr di burro Olio extravergine di oliva q.b. 100 gr di sedano pulito e tritato 100 gr di cipolla pulita e tritata 150 gr di carote pulite e tritate 350 ml di vino bianco secco 100 ml di Marsala sale q.b. 1 lt di brodo vegetale n.b Tutti i pesi delle verdure sono al netto degli scarti Procedimento Pulite e tritate grossolanamente la cipolla, le carote e i gambi di sedano e teneteli da parte. Prendete una pentola abbastanza capiente e versate dell'olio extravergine d'oliva e il burro, non appena saranno caldi mettete l’arrosto nella pentola e, con l’ausilio di due palette di legno, fatelo rosolare in modo uniforme su tutti i lati, comprese le estremità del taglio di carne: in questo modo l'arrosto conserverà il suo sapore e resterà morbido e succulento. (Mi raccomando durante la cottura non bucate mai l’arrosto con la forchetta ne perderebbe in morbidezza). Salate, sfumate con il Marsala e aggiungete il trito di verdure, distribuendolo uniformemente nel tegame con la carne. Unite 100 ml di vino e fate cuocere l’arrosto coperto e a fuoco basso per circa un’ora e mezza, girando ogni tanto l’arrosto su sé stesso. Durante questo tempo, man mano che il fondo di cottura si asciuga, aggiungete poco per volta il restante vino, e ed eventualmente se necessitasse per i proseguo della cottura, qualche mestolo di brodo caldo. Se non siete molto esperte nella preparazione degli arrosti, per il controllo della cottura della carne, determinante per una riuscita perfetta del vostro piatto, vi consiglio l’utilizzo di un termometro da carne per misurare la temperatura “al cuore” (il punto più profondo del pezzo di carne). Ricordate che, nel caso cuoceste un pezzo di carne molto grosso, lasciare la carne leggermente indietro di cottura al centro permette di averla perfettamente cotta altrove. Ogni carne ha una cottura diversa, in questo caso Il vitello è “ rosa ” quando è a 60°, al punto a 68° e ben cotto a 75°. Mentre nel caso cuoceste del manzo, sarebbe cotto a puntino quando la temperatura al cuore fosse di 58-60°, mentre è da considerarsi più o meno al sangue dai 44° ai 55° e ben cotto da 65° a 68°. Quindi, a fine cottura della carne, togliete l'arrosto dalla pentola e avvolgetelo ben stretto nella carta stagnola, facendo così si disperderà lentamente il calore dall'interno del pezzo, mantenendo di conseguenza tutta la sua morbidezza. Nel frattempo seguitate a cuocere le verdure nel fondo di cottura, aggiungendo altro brodo, fino a quando non saranno quasi sfatte. Trasferite a questo punto le verdure in un recipiente alto per poterle frullare con l'ausilio di un mixer ad immersione, così da ottenere una salsa vellutata. Tagliate l'arrosto in fette e servitelo abbondantemente salsato. Potrete conservare l'arrosto di vitello in frigo per 3 giorni al massimo, coperto con pellicola trasparente o all'interno di un contenitore ermetico. Prima di consumarlo, riscaldate il sugo e adagiateci dentro le fettine, per servirlo ben caldo. Buon appetito! Buona vita e alla prossima ricetta!

Fonte: lacucinadiesme.blogspot.it

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