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Ingredienti 6 n Ciliegie Sciroppate 6 n Kiwi 6 cu Liquore All' Arancia 4 n Pompelmo Rosa 4 hg Ribes Rosso 4 hg Sorbetto Al Limone 2 hg Sorbetto D'arancia Preparazione 4 pompelmi rosa 400 g di ribes 200 g di sorbetto di arancia 400 g di sorbetto di limone 6 piccoli kiwi 6 ciliegie sciroppate 6 cucchiai di liquore all'arancia. Mettete in frigo per mezz'ora 6 grossi bicchieri a calice o coppe. Nel frattempo sbucciate i pompelmi al vivo e pelate al vivo anche gli spicchi, raccogliendo in una ciotola il succo che colera durante l'operazione. Mettete gli spicchi in una c i o t o l a , spruzzateli con il liquore all'arancia e lasciateli macerare per mezz'ora. Sbucciate e tagliate a ventaglietti i kiwi. Mettete sul fondo dei bicchieri gelati gli spicchi di pompelmo con il loro succo di macerazione, copriteli con uno strato di sorbetto di limone (dello spessore di 2 dita) e su questo fate uno strato con i ribes, prima sgranati con una forchetta e lavati. Posate nel centro dei ribes una pallina di sorbetto di arancia e tutt'attorno disponete i kiwi. Decorate con una ciliegia sciroppata, snocciolata. A piacere, potete disporre tra i vari strati di gelato e frutta un dischetto di pan di Spagna oppure uno strato di meringnette sbriciolate. In tal caso, sostituirete il sorbetto di limone con sorbetto di menta, per avere una maggiore variazione di colori.

Fonte: donnamoderna.com

"...Allora Sheherazade disse a sua sorella di prestarle attenzione: e rivoltasi quindi a Schahriar diede principio alla narrazione della prima novella, la quale, non essendo terminata con lo spuntar del sole, fu però capace d’interessar tanto la curiosità del Sultano, che le permise di raccontarla il giorno appresso, e così interrottamente di Novella in Novella poté la Favorita, col suo stratagemma, invogliare quel Sire ad ascoltarla per mille e una notte......." Sheherazade è stata un mito della mia infanzia insieme a Candy Candy,Goldrake e le Charlie's Angels.Nella mia mente di bimba ero deliziata dalle storie che raccontava .La immaginavo vestita di veli, con degli smaglianti occhi azzurri,l'unica cosa visibile del suo viso.E sentivo odori, sapori d'Oriente ad ogni pagina che sfogliavo. Oggi da adulta, una volta appurato che Candy Candy era un pò troppo sfigatella e che Goldrake non esiste (che trauma infantile!Ero convinta che la montagna vicino casa mia fosse il suo rifugio segreto) beh,il mito che ancora mi è rimasto è proprio lei,Sheherazade. La vedo ancora con quegli occhi penetranti che mi guarda e so anche che è un prototipo di donna che mi piace. Una donna che usa la sua intelligenza,la sua astuzia,inventa,non attacca,ma pensa e si salva ....non la trovate di una sconcertante modernità questa figura? Non posso fare a meno di pensarla quando preparo qualche piatto di vago sentore orientale come questo curry,che riempie la mia dimora di profumi inebrianti,che sanno di mistero e di lontano..... Curry di patate (fonte:ecurry) 2 cucchiai di olio vegetale 1 cucchiaino di semi di cumino 1 bastoncino di cannella 2 bacche di cardamomo (facoltativo) 1 cipolla media rossa 1\2 peperoncino verde 2 spicchi di aglio 1 cucchiaino colmo di zenzero tritato fresco 1 cucchiaino di coriandolo in polvere 1\2 cucchiaino di peperoncino rosso in polvere 1\2 cucchiaino di curcuma 1 tazza di pomodori freschi (o in scatola) tritati sale prezzemolo fresco Io preferisco cuocere le patate a parte ed aggiungerle solo durante gli ultimi minuti di cottura. Quindi le faccio bollire con la buccia e le tolgo quando ancora si possono tagliare agevolmente. Le faccio raffreddare un pò, poi le sbuccio e le taglio a dadini di media grandezza. Per il curry: per prima cosa tritate l'aglio e mescolatelo insieme allo zenzero fresco tritato. Prendete una padella (possibilmente il wok) e senza aggiungere olio,fate tostare (avendo cura di girare in continuazione) la cannella e i semi di cardamomo. Una volta che avranno sprigionato i loro profumi ed insaporito il fondo della padella,toglieteli. mettete l'olio ,fatelo scaldare e unite i semi di cumino. Fateli friggere,inizierete a sentire il loro aroma caratteristico. A questo punto unite la cipolla tritata e il peperoncino verde. Fatela soffriggere finchè diviene lucida, mescolando con cura. Aggiungere l'aglio e lo zenzero tritati e fate insaporire a fiamma bassa per cinque minuti. Aggiungere i pomodori . A questo punto unite anche il sale,la curcuma, il peperoncino in polvere e il coriandolo (io aggiungo i semini pestati anzichè la versione in polvere). Si fa evaporare l'acqua dei pomodori e si continua la cottura per una decina di minuti. Cinque minuti prima del termine della cottura unite le patate lessate e fate insaporire.Se dovesse restringersi troppo il fondo, unite dell'acqua. Guarnite con coriandolo fresco (se lo trovate) oppure prezzemolo tritato.

Fonte: lemporio21.blogspot.it

La cucina araba è molto ricca e varia , così come profondamente diversi sono i paesi che appartengono al mondo arabo. Per comodità possiamo dividere questo mondo in tre grandi regioni: il Mashreq, l'Oriente che comprende l'Arabia Saudita, gli Stati del Golfo, lo Yemen, l'Irak, la Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania e il Maghreb, l'Occidente, che comprende il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, la Libia, senza dimenticare Sudan ed Egitto che in un certo senso collegano l'Occidente all'Oriente. Ogni regione esprime nella cucina le sue tradizioni ed il suo passato. Nell'Arabia Saudita il montone arrostito deriva chiaramente da una civiltà beduina dedita alla pastorizia e al nomadismo. 1.- Tabulè di cuscus con cozze e finocchio. 2.- Tabulè con tofu e peperoncini. 3.- Tabulè alla frutta. 4.- Cous Cous con verdure e pollo. 5.- Delizia del sultano. 6.- Il caffè turco è diffuso in buona parte dei paesi del medio oriente, della penisola balcanica e del mondo arabo. 7.- Cuscus freddo con pomodori e cipollotti. 8.- Cuscus vegetariano con salsa alla tahina. 9.- Come preparare un tipico piatto di tutto il Maghreb: la shorba. 10.- Cous cous con ceci e asparagi. 11.- Couscous alle seppioline. Se ti è piaciuta la ricetta , iscriviti al feed cliccando sulla maglietta per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

"...Allora Sheherazade disse a sua sorella di prestarle attenzione: e rivoltasi quindi a Schahriar diede principio alla narrazione della prima novella, la quale, non essendo terminata con lo spuntar del sole, fu però capace d’interessar tanto la curiosità del Sultano, che le permise di raccontarla il giorno appresso, e così interrottamente di Novella in Novella poté la Favorita, col suo stratagemma, invogliare quel Sire ad ascoltarla per mille e una notte......." Sheherazade è stata un mito della mia infanzia insieme a Candy Candy,Goldrake e le Charlie's Angels.Nella mia mente di bimba ero deliziata dalle storie che raccontava .La immaginavo vestita di veli,con degli smaglianti occhi azzurri,l'unica cosa visibile del suo viso.e sentivo odori,sapori d'Oriente ad ogni pagina che sfogliavo. Oggi da adulta una volta appurato che Candy Candy era un pò troppo sfigatella e che Goldrake non esiste (che trauma infantile!Ero convinta che la montagna vicino casa mia fosse il suo rifugio segreto) beh,il mito che ancora mi è rimasto è proprio lei,Sheherazade.La vedo ancora con quegli occhi penetranti che mi guarda e so anche che è un prototipo di donna che mi piace.Una donna che usa la sua intelligenza,la sua astuzia,inventa,non attacca,ma pensa e si salva ....non la trovate di una sconcertante modernità questa figura? Non posso fare a meno di pensarla quando preparo qualche piatto di vago sentore orientale come questo pollo,che riempie la mia dimora di profumi inebrianti,che sanno di mistero e di lontano..... Con questa ricetta partecipo al contest del blog Fool For Food Pollo alle olive,zafferano e uvetta Ingredienti: !00 gr olive verdi petto di pollo intero (non a fette) farina 1 bustina di zafferano olio burro 1 spicchio di aglio sale pepe bianco 50 gr uvetta vino bianco brodo di verdure(1 bicchiere) 1\2 cucchiaino di cannella Fate rinvenire l'uvetta in una tazza con dell'acqua tiepida.tagliate a dadini il pollo e infarinatelo.In una padella fate soffriggere un pò di burro,1 cucchiaio di olio e lo spicchio di aglio.Aggiungete il pollo,il vino,fate sfumare mantenendo però sempre un buon livello di umidità.Aggiungete le olive tagliate a rondelle,il sale e una spruzzata di pepe bianco.Unire un bicchiere di brodo di verdure e lo zafferano.Mettete il coperchio (essenziale perchè il pollo mantenga la sua morbidezza) e portate a cottura con la fiamma al minimo.Cinque minuti prima di spegnere unite l'uvetta e la cannella (se vi piace).Mi raccomando di mantenere sempre un buon livello di liquidi.Il fondo di cottura che accompagna questo pollo è il segreto della sua bontà!

Fonte: lemporio21.blogspot.it

Godersela prima della fine Trentadue chef scelgono in un tweet il miglior piatto e il miglior vino. A un passo dall'apocalisse Dinner in the sky : a Londra si può mangiare appesi a una gru a 50 metri da terra. Reggerà alla fine del mondo? Abbiamo chiesto a 32 cuochi l'ultimo desiderio in caso i Maya avessero ragione e domani il mondo dovesse finire: cosa bevi? cosa mangi? eventualmente, in quale ristorante? Occorreva rispondere nelle dimensioni di un tweet da 140 battute. Buona fine del mondo. Andrea Alfieri , Majestic Gourmet, Madonna di Campiglio (Trento) La variazione di foie gras di Norbert Niederkofler con una Cuvée Anna Clementi Rosé Stefano Baiocco , Villa Feltrinelli, Gargnano (Brescia) Farei un bagno dentro a una pasta e fagioli con cotiche, salsicce e costine di maiale. E ci berrei volentieri un 50&50 Avignonesi & Capannelle Italo Bassi , Enoteca Pinchiorri, Firenze I Passatelli in brodo di cappone di mia mamma, insuperabili. E Krug Clos du Mesnil 1988. Come posto, vorrei tornare al Trigabolo di Argenta Cristina Bowerman , Glass Hostaria, Roma Pasta e piselli di mia nonna con tanta pancetta: yummie! Barbera Mossa di Monbaruzzo : mia suocera Elena la cita sempre con occhi sorridenti Chicco Cerea , Da Vittorio, Brusaporto (Bergamo) Con la mia famiglia, pane cotto a legna a fette con burro di malga e acciughe, mortadella, salame, fegato grasso. E un calice di bollicine Lorenzo Cogo , El Coq, Marano Vicentino (Vicenza) Costata di rubia gallega con Viktor Arguinzoniz e una bottiglia di vino tinto. Per concludere, un bicchiere di Alpestre Christian Costardi , Cinzia, Vercelli Mi farei fare un dolce da mio fratello Manuel : Nutella, funghi e tartufo, con un Yquem 1978. Oppure ultima cena dai Troigros a Roanne Pietro D'Agostino , La Capinera, Taormina (Siracusa) Un buon rosè italiano e minestra di pesci, crostacei e chicchi di grano tumminia : le tradizioni sopravvivono al tempo e alle catastrofi Antonio Facciolo , La Brisa, Milan Acciughe, fetta di tortilla de patatas e pane di Altamura tostato. Poi un gin tonic e un Prosecco Millesimato Col Vetoraz . A Minorca Danilo Ingannamorte , Erba Brusca, Milano Mi cucinerei la parmigiana come la faceva mia nonna e comprerei un barattolo enorme di acciughe. Accanto, una cassa di champagne Egly Ouriet mista Antonia Klugmann , L’Argine, Dolegna del Collio (Gorizia) Spaghetti al pomodoro con un bel po' di Grana. Altrimenti, qualunque piatto di Parini . Vino: Montepulciano d'Abruzzo di Valentini Pino Lavarra , Rossellinis a Palazzo Sasso, Ravello (Salerno) Il polpettone di mia mamma oppure una cena da Zuma a Londra. Vino, un Waterbrook 2006, prodotto nello stato di Washington Mauro Mattei , Piazza Duomo, Alba (Cuneo) Se proprio dovessi schiattare, eviterei il ristorante. Scogli, ricci crudi e Wehlener Sonnenhur Auslese di J.J. Prum . Mi basta poco, in fondo Aurora Mazzucchelli , Marconi, Sasso Marconi (Bologna) Vorrei invitare tutti quelli che amo e preparare un piatto di tortellini in brodo, simbolo racchiuso del bene che provo per loro Riccardo Monco , Enoteca Pinchiorri, Firenze Barolo Cannubi San Lorenzo 2003: una bomba. Col panino di piccione del nostro sous chef Alessandro Della Tommasina , il più succulento mai assaggiato Giorgio Nava , 95 Keerom, Città del Capo (Sudafrica) Risotto giallo con ossobuco con un gran Gaja Sperss nel mio ristorante con tutto il mio staff e gli amici più cari Alessandro Negrini , Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano Alle Fiji con Spaghetti pommarola e basilico, champagne, De Andrè e fidanzata. Il giorno dopo cappuccio e gazzetta perché i Maya hanno torto Davide Oldani , D’O, Cornaredo (Milano) Per curiosità, certi Salti in Padella. E un calice di rosso da Bricco in cartone ;) Questo perché, dopo il 21, non potrò che godere di cose migliori Simone Padoan , I Tigli, San Bonifacio (Verona) Con mia figlia e mia moglie all'Ecailler du Bistrot di Parigi a mangiare ostriche annaffiate da un Macon Quintaine Guillemot-Michel Pasquale Palamaro , Indaco del Regina Isabella, Ischia (Napoli) La parmigiana di coniglio di mia nonna e berrei Perrier-Jouët nel ristorante Noma di Copenhagen Alessandro Pipero , Pipero al Rex, Roma Per me tutti i giorni è il 20 dicembre. Se devo scegliere, Clos du Mesnil e spaghetti con telline, pure con sabbia, tanto le mangi uguale Francesco Frank Rizzuti , Cucina del Sud, Potenza La lasagna "fineomunn" che fa mia mamma, insuperabile. Da bere, un Oenothèque 96 di Dom Pérignon Marcello Spadone , La Bandiera, Civitella Casanova (Pescara) La matriciana di mia madre, passata a miglior vita, davanti al focolare di casa, sorseggiando un Montepulciano di Valentini del 1990 Marco Stabile , Ora d’Aria, Firenze Un bel Romanée Conti del 1973, mio anno di nascita, assieme a uno spettacolare tortellino alla crema di parmigiano di Massimo Bottura Ciccio Sultano , Duomo, Ragusa Un Rosso del Conte 1987 (e io nel 1995), con il conte accanto che me lo racconta. E l'agnello di Mario Lo Menzo , l'ultimo dei monzù Simone Tondo , Roseval, Parigi La sarda Cordula con piselli di mia nonna: stomaco, intestino e pancia di agnello con Malvasia di Bosa 2006 di Columbu . Al Su Gologone Pasquale Torrente , Il Convento, Cetara (Sa) Pane, burro e alici al Convento, con uno champagne di Jacques Selosse Matteo Torretta , Al V Piano, Milano Pizza, pata negra, gin tonic con un botto di lime a San Sebastian. Il nostro sommelier Alberto Tasinato pinot nero 2009 Casavyc e lasagne della nonna Mauro Uliassi , Uliassi, Senigallia (Ancona) A casa coi miei cari, spenderei un botto di soldi per qualche kg di caviale beluga malossol iraniano e qualche cassa di Jacques Selosse Rosè Viviana Varese , Alice, Milano Una minestra di verdure e legumi da mangiare a casa con la mia dolce metà Matteo Vigotti , Peck, Milano La Sfogliatella con ricotta di bufala e amarene del ristorante Nonna Sceppa di Paestum. Mai provato un dolce così buono Ilario Vinciguerra , Ilario Vinciguerra, Gallarate (Varese) Gli gnocchi alla sorrentina di mia moglie Marika con un Barolo di Conterno . Sul balcone di casa mia, con vista Monte Rosa Gabriele Zanatta classe 1973, laurea in Filosofia, giornalista freelance, coordina i contenuti del presente sito web, della Guida ai Ristoranti di Identità Golose e collabora con diverse testate pubblicato il 20-12-2012 in PRIMO PIANO

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Tantissime ricette della cucina araba , dedicate a tutti coloro che amano i sapori ricchi di gusto e che rimandano a terre lontane. Le ricette arabe hanno ingredienti particolare ma non sempre facilissimi da trovare: in questa sezione vedremo insieme come realizzare a casa propria dei piatti particolari, anche rivisitati in chiave occidentale che piaceranno a tutta la famiglia. Si tratta di una cucina particolare, perfetta ad esempio per stupire i vostri ospiti durante una cena particolare e dai gusti forti. 1.- Verdure ripiene di couscous e pomodori. 2.- Tabulè di cuscus con cozze e finocchio. 3.- Tabulè con tofu e peperoncini. 4.- Tabulè alla frutta. 5.- Cous Cous con verdure e pollo. 6.- Delizia del sultano. 7.- Il caffè turco è diffuso in buona parte dei paesi del medio oriente, della penisola balcanica e del mondo arabo. 8.- Cuscus freddo con pomodori e cipollotti. 9.- Cuscus vegetariano con salsa alla tahina. 10.- La cucina nigeriana risulta quanto meno sorprendente, per l’uso d’ingredienti per noi sconosciuti e per il modo in cui sono cucinati. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Ingredienti: per 6 persone 1 kg di spezzatino di coscia d’ agnello o spalla di manzo 2 cipolle 20 g di burro 2 spicchi d’ aglio 1 piccolo peperone verde dolce 2 grossi pomodori maturi da sugo 1,5 cucchiaini di sale 1/2 cucchiaino di pepe bianco macinato al momento La cucina araba è molto ricca e varia, così come profondamente diversi sono i paesi che appartengono al mondo arabo. Preparazione: Portate il forno a 200° C e fate cuocere le melanzane con la loro buccia, finché questa sarà bruciacchiata e l’interno del frutto completamente morbido. Nel frattempo, tritate finemente le cipolle e fatele appassire dolcemente in una casseruola con il burro. Aggiungete la carne e fatela rosolare a fuoco medio. Unite l’aglio tritato, mescolate, quindi mettete anche il peperone privato delle nervature e dei semini interni e tagliato a striscioline. A parte, scottate i pomodori nell’acqua bollente, privateli della buccia e dei semi, tritateli grossolanamente, aggiungeteli alla carne e proseguite la cottura finché saranno appassiti. Versate nella pentola 6 dl di acqua calda, aggiustate di sale e pepe, coprite e portate a ebollizione. Proseguite la cottura finché la carne sarà tenera. Preparate quindi la purea di melanzane facendo tostare la farina nel burro sciolto in un tegame antiaderente. Unite la polpa di melanzane, che avrete privato della buccia e schiacciato aiutandovi con una forchetta. Aggiustate di sale e mescolate con un cucchiaio di legno aggiungendo il latte caldo e successivamente il formaggio, fino a ottenere un composto morbido e ben amalgamato, che potrete aromatizzare spolverizzandolo di noce moscata. Servite la carne sul letto di purea di melanzane ben caldo. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Caffè Propaganda dopo il restyling degli spazi, ha riaperto le porte al pubblico il 19 aprile, inaugurando un nuovo corso avanguardista . Alle pareti, come nelle metropolitane parigine, le “carrelage métro” degli inizi del ‘900, riflettono la luce dei bellissimi lampadari a goccia, il pavimento alterna il fascino retrò delle cementine al parquet a listoni scuri. La parola d’ordine di Caffè Propaganda è “Avanguardia” , espressione di un contemporaneo concetto di accoglienza che si rispecchia anche negli spazi del locale che sono suddivisi per zone tematiche: il bar mixology ove al centro sono i grandi distillati e gli alchimisti Patrick Pistolesi e Livio Morena e il ristorante vero e proprio, guidato dal nuovo chef Fabio Pecelli, già executive chef di blasonati ristoranti della capitale. La sfida non è solo inventare qualcosa di nuovo nel piatto o nel bicchiere ma far sentire l’ospite parte integrante di un nuovo scenario catapultandolo in un mondo di alchimie alcoliche e di meraviglie create da una cucina rigorosa e personale, questo è l’obiettivo di Maurizio Bistocchi, Daniele Quattrini ed Edoardo Caracciolo . All’ingresso, la prima sala, rimane il regno del re del mixology romano Patrick Pistolesi , bar manager, coadiuvato da Livio Morena, bar tender, insieme al loro team. ”Hotel Avanguardia” , è la carta dei cocktails che farà attraversare il mondo intero tra racconti, suggestioni, profumi e sapori diversi, attraverso le camere d’albergo di varie nazioni e continenti, e in ognuna verrà presentato un whiskey o un rhum, una vodka o un gin accompagnato dal cocktail che più di ogni altro lo rappresenta. Della stessa stanza verrà presentata la sua evoluzione, cioè la sua anima all’avanguardia, con un cocktail di nuova concezione creato dal bar manager Patrick Pistolesi. Il percorso ovviamente non sarebbe completo se non fosse accompagnato da piatti che ne esaltassero le sensazioni olfattive e gustative: benché in quest’area la cucina abbia lasciato spazio al bar, lo chef Fabio Pecelli ha inserito in ogni stanza dell’Hotel Avanguardia una combinazione di piatti, lasciando all’ospite la libertà di scegliere ove sostare e quanto soffermarsi. Una selezione di proposte realizzate esclusivamente per il Bar completano la proposta gastronomica. Infine, ogni martedì e mercoledì si potranno degustare 14 distillati purissimi. Una porta in ferro e vetro ornata da una tenda rossa, introduce nella zona ristorante, regno dello chef Fabio Pecelli , giovane veterano delle cucine della capitale. Non ancora trentenne, ha importanti esperienze in ristoranti stellati (come il Reale di Niko Romito o il Giuda Ballerino), responsabilità da executive chef (Pastificio San Lorenzo) e da resident chef della scuola di formazione culinaria Coquis - Ateneo della Cucina Italiana. Decide da ragazzino che il suo posto è in cucina, racconta: “Non sono mai stanco: cucinare è per me continua meraviglia. Di ogni piatto provo a immaginare come renderlo degno di essere ricordato. Questo è ciò che desidero: scardinare idee pregresse su un piatto e provare a regalare forti sensazioni gustative”. Per il giovane chef, l’Avanguardia in cucina è aver fatto proprie le tradizioni e le tecniche per proporre piatti dal gusto immediato ma che rompano l’idea di un piatto come fosse un pregiudizio, donandogli in più un grafismo riconoscibile che riporta ai colori degli ingredienti. A sostenere la sua ricerca nelle materie prime, sono intervenuti i soci proprietari che hanno dato vita a Monterotondo a un vero e proprio orto biodinamico che rifornirà il Caffè Propaganda degli ortaggi e delle verdure necessarie come le misticanze. Partendo dalla selezione di farine, macinate a pietra, tutti gli alimenti utilizzati al Caffè Propaganda (tranne la pasta secca) vengono realizzati in cucina: dai pani ai grissini, dagli appetizer come il Sofficino ripieno o il Cono di broccoletti e pecorino a tutte le paste fresche. Per il pranzo viene offerto un menu più leggero e dinamico, nella Carta serale la ricerca e la dedizione dello chef trovano miglior espressione: il Tortello liquido di carbonara (una sfoglia che racchiude tutto il gusto della carbonara allo stato liquido, con zabaione salato e guanciale croccante); il Lenzuolo di seppia alla Luciana con pane nero cafone, la seppia viene ridotta quasi in polvere, poi ricostruita e unita con gli altri elementi classici del piatto come le patate e il pomodoro; la Quaglietta farcita , il suo sugo e il suo ovetto; la Pluma di maiale iberico, cenere, cipolla, mela e senape, carne cotta a bassa temperatura; infine, l ’ Ovo…Misù , che simboleggia la nascita del tiramisù, con un guscio croccante, tutto da assaggiare, che rappresenta una dedica particolare a Paolo Parisi e alle sue uova, le uniche utilizzate al Caffè Propaganda. I l pasto trova la sua conclusione con una deliziosa bomba fritta alla crema che arriva in tavola bollente, fritta al momento, incartata e sigillata dal suo adesivo “Boom!” : un richiamo divertente e fumettistico per raccontare un’esplosione di romanità per il palato. Due importanti e blasonati professionisti del settore completano il team: Enrico Camelio , formatore e professionista della sala, e Valerio Capriotti , già direttore di sala e sommelier presso il bistellato Ciccio Sultano del Duomo di Ragusa (eletto Sommelier dell’anno da Identità Golose). Via Claudia 15, 00184 Roma (+39) 06 9453 4255 Martedì - Domenica | 12:00 - 02:00 [email protected] www.caffepropaganda.it

Fonte: mmmbuonissimo.blogspot.it

In questi ultimi mesi mi sono adattata ad una nuova quotidianità. Lenta, piacevole, raccolta. Così, adesso che pare si sia tornati ad una parvenza di normalità , accade che ci siano mattine in cui faccia ancora un po' fatica ad uscire o che, traviata da questa insolita indolenza, non lo faccia affatto, anche quando dispensa e frigorifero iniziano a reclamare un nuovo rifornimento. Quando questa lentezza , che normalmente non mi appartiene, riesce a prendere il sopravvento, mi affido a piatti improvvisati " con quel che c'è ", quelli realizzati con ingredienti semplici ma capaci di dare forma ad un piatto gustosissimo. Cosi è stato con gli Spaghetti con Filetti di Tonno in Olio Extravergine di Oliva, Pomodori Piccadilly e Mandorle Tostate , delizia entrata di diritto nella categoria " veloci, dinamici, svelti...e buonissimi! " A presto! Maria Grazia Spaghetti, vanto tricolore che arriva da lontano Esistono diverse versioni che riguardano storia ed origine degli spaghetti. Partiamo da quella che inizia nel VI secolo a.C, nella Valle dell'Indo, in Asia Occidentale, il territorio che oggi corrisponde in buona parte alla zona occupata dal Pakistan. Pare che lo spaghetto fosse nato come semplice scarto della lavorazione della pasta preparata con un attento processo di essiccazione nelle cucine del Sultano di Bahavalpur. Considerato cibo di seconda scelta, era destinato ai pasti degli inservienti di corte. Un giorno, il figlio del Sultano, facendo visita alle cucine ed osservando quel particolare tipo di pasta, sembra fosse rimasto colpito da quanto questa fosse dritta e rigida e la paragonò al portamento impettito dei soldati del padre. Nella lingua locale, sipahee significa soldato e questo fu il nome con cui i cuochi di corte decisero di battezzare quel particolare tipo di pasta. Il viaggio degli spaghetti verso l'Italia inizia con Marco Polo che, nel XIII secolo, dopo averne gustato un piatto con i gamberi preparato per lui da un mercante turco, decise di diffonderne la ricetta, una volta rientrato nella sua Venezia. Il nome turco spahi si trasformò presto in spaghetti . Ma anche questa versione dell'origine degli spaghetti non è certa, in quanto pare che, secondo altre ricostruzioni, le prime tracce di questo formato risalirebbero a molto tempo prima della nascita di Marco Polo. Infatti, nel 1154, il geografo Al-Idrin fece cenno ad un " cibo di farina a forma di fili ", prodotto a Trabia, centro in provincia di Palermo. (altre informazioni su: La vera storia degli spaghetti , Chi ha inventato gli spaghetti? ) Spaghetti con Filetti di Tonno in Olio Extravergine di Oliva, Pomodori Piccadilly e Mandorle Tostate Ingredienti (per 4 persone) 320 g di spaghetti 500 g di pomodori Piccadilly 350 g di filetti di tonno in olio extravergine di oliva la scorza di 1 limone biologico 5 cucchiai di olio extravergine di oliva della Riviera Ligure 40 g di mandorle pelate 1 spicchio d'aglio Lavare i pomodori Piccadilly ed il limone biologico. Ricavare da quest'ultimo la scorza e dividere i pomodorini a metà. Scaldare un padellino dal fondo antiaderente, tostare le mandorle pelate e, coprendole con un tovagliolo di cotone, spezzettarle grossolanamente con l'ausilio di un batticarne. Durante il tempo di cottura degli spaghetti, scaldare l'olio extravergine di oliva in una larga padella dal fondo antiaderente, unire un piccolo spicchio d'aglio privato della radice interna, schiacciarlo leggermente, farlo rosolare rapidamente ed eliminarlo. Unire i pomodori Piccadilly, salare e cuocere per un paio di minuti. Unire i filetti di tonno ben sgocciolati e spezzettati, lasciar rosolare per qualche secondo. Scolare gli spaghetti piuttosto al dente e condirli subito con il sugo di tonno e pomodorini. Completare ogni porzione con le mandorle tostate e la scorza di limone. ~ Spaghetti, la cottura perfetta Non è difficile preparare un ottimo piatto di spaghetti cotti al dente. Bastano poche, infallibili mosse: scegliere una pentola alta ed utilizzare 1 litro d'acqua per ogni 100 g di pasta, utilizzare 10/12 g di sale grosso per litro d'acqua, afferrare gli spaghetti come fossero un mazzo di fiori ed immergerli nell'acqua al centro della pentola, lasciando che si aprano a ventaglio, piegarli leggermente con l'ausilio di un mestolo di legno facendo in modo che siano tutti immersi e mescolarli con un forchettone, far riprendere il bollore a fuoco vivo, abbassare la fiamma, mescolare frequentemente e controllare la cottura rispettando i tempi indicati sulla confezione, prima di scolarli, prelevare 2 mestoli di acqua di cottura, da utilizzare, eventualmente per la mantecatura, al momento di condirli, per un risultato ottimale, scolarli molto al dente o un paio di minuti prima della fine della cottura, da terminare in una larga padella. In questo modo, infatti, il condimento riesce ad amalgamarsi perfettamente alla pasta e si ottiene un sapore più intenso e pieno. (fonti: La Grande Cucina Italiana - Scuola di Cucina, Spaghetti che passione! di Giuliana Bonomo)

Fonte: cookinggrace-graceinthekitchen.blogspot.it

Il termine Çilbir in Turchia indica delle uova in camicia depositate su un letto di yogurt insaporito di aglio tritato ed aneto, a cui viene poi unito un burro aromatizzato con pepe di Aleppo, ma quando non è disponibile si può sostituire con la paprika affumicata o/e peperoncino. Nell'era ottomana, il termine çilbir indicava solamente le uova in camicia. Nel corso dei secoli, i cuochi affinarono la ricetta, diventando quella attualmente conosciuta che, all’inizio del XX secolo, era la preferita del sultano Abdul Hamid II. Çilbir l’ho accompagnato con il pane turco, il Bazlama . Ingredienti: 4 uova 8 cucchiai di yogurt intero 40 g di burro salato paprika affumicata 1 peperoncino a pezzetti 1 spicchio d'aglio barbe di finocchio o aneto prezzemolo sale aceto di vino bianco Preparazione: In una ciotola si mette lo yogurt, si aggiunge il sale, l’aglio schiacciato e le barbe di finocchio o aneto. Si mescola il tutto. In un pentolino si fa sciogliere il burro con la paprika affumicata, ed il peperoncino a pezzettini fino ad ottenere una salsa ambrata. Si fa bollire l’acqua si aggiunge un po’ di aceto di vino bianco. Si sguscia l’uovo su un piattino e prima di lasciarlo scivolare nell’acqua bollente, si gira quest’ultima con un cucchiaio facendo una sorta di mulinello. Si lascia rassodare l’albume intorno al tuorlo e si cuoce per 2-3 minuti. Si prende con una schiumarola l’uovo e si posa su un piano di lavoro; si procede alla stessa maniera con le altre uova. Su ogni ciotola o piatto si mette un po’ di salsa di yogurt, si aggiunge il burro alla paprika e peperoncino, sopra si deposita l’uovo in camicia. Si aggiunge altro burro alla paprika ed a piacere prezzemolo e barbe di finocchio o aneto.

Fonte: sciroppodimirtilliepiccoliequilibri.blogspot.it

A proposito di ricette di fine estate, grazie alle ultimissime pesche della stagione , registro sul mio Taccuino di Cucina un suggerimento semplice ma molto interessante in cui mi sono imbattuta un paio di settimane fa nella home di Facebook. Segni particolari: esecuzione rapidissima e risultato delizioso. Nulla di più appropriato in un insolito e passeggero momento di pigrizia culinaria . La pasta sfoglia pronta senza olio di palma, che uso in casi eccezionali in sostituzione della mia amatissima pasta matta , ha reso infatti la preparazione del dolce particolarmente veloce. Sebbene io non transiga (lo strudel è solo di mele), questa è una delle poche e fortunate concessioni che vale la pena di fare ad uno dei capisaldi della tradizione altoatesina. A presto! Maria Grazia Un avvolgente vortice di bontà Un fragrante e morbido vortice (questa è la traduzione dal tedesco della parola strudel ) ripieno di bontà. Lo strudel di mele è una vera e propria istituzione della tradizione gastronomica del Trentino Alto Adige e dell’Austria. Eppure le origini del dolce tipico arrivano da tempi remotissimi e da altri luoghi. Pare infatti che intorno all’VIII secolo a.C. in Mesopotamia si gustasse già un dolce composto da strati di sfoglia farcito con miele e noci. Intorno al III secolo a.c., anche in Grecia ed in Turchia i dolci arrotolati facevano parte della tradizione. In Turchia, erano composti da strati di pasta sottile, intrisi di miele o sciroppo di zucchero e ripieni di frutta secca. Erano i tradizionali baclava , tipici anche della cucina asiatica e balcanica. Molto più tardi, nel 1500, il sultano turco Solimano I, detto “il Magnifico” ne diffuse la ricetta nei paesi che aveva conquistato, tra i quali l’attuale Ungheria, Stato che diventò poi parte dell’Impero Austro – Ungarico nel 1699. Fu qui che il dolce venne battezzato con il nome di “strudel”. Nel corso del tempo, la ricetta di partenza subì alcune modifiche: le dimensioni del rotolo si fecero più grandi e, per quanto riguarda la farcitura, la frutta fresca si unì a quella secca. Più avanti, dopo il Congresso di Vienna del 1815, si diffuse nel Nord Est italiano. Le prime pagine su cui comparve la ricetta dello Apfelstrudel (vortice di mele) furono quelle del Grande Libro di Cucina Viennese di Anna Dorn. La ricetta originale prevede il classico ripieno, perlopiù a base di mele. Le più adatte sono le Golden Delicious della Val di Non, leggermente dolci o le Renette, sode e con una quasi impercettibile nota acidula. A completare la deliziosa farcitura, uvetta ammorbidita nel rum, noci (o pinoli), cannella e zucchero e, se piace, una leggerissima spolverata di pangrattato. Per quanto riguarda l’avvolgente involucro, la scelta è tra pasta sfoglia , pasta matta e pasta frolla . Perfetta per spessore la pasta sfoglia, che si realizza con farina, acqua e burro; la pasta frolla prevede, invece, l’utilizzo delle uova nel preparare l’impasto ed è più compatta. La pasta matta, la mia preferita, è sicuramente più leggera e sottile grazie a tre semplici ingredienti: farina, acqua e olio extravergine d’oliva. Non trascurabile il fatto che, essendo così fine, tutti i sapori del ripieno sono armoniosamente percepibili. Strudel di Pesche e Frutta Secca Ingredienti 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare (senza olio di palma) 2 pesche gialle (Sicilia) non troppo mature confettura di lamponi nocciole Piemonte tostate e mandorle pelate scaglie di mandorle pelate e tostate pangrattato zucchero grezzo di canna cannella in polvere Sistemare la pasta sfoglia sul piano di lavoro senza eliminare il foglio di carta da forno nel quale è avvolta. Stendere uno strato di confettura di lamponi al centro, distribuire un po’ di pangrattato, aggiungere le nocciole e le mandorle tritate precedentemente. Lavare le pesche, asciugarle, tagliarle a fettine e adagiarle sulla sfoglia sistemandole “in piedi” una dietro l’altra. Distribuire sopra di esse un poco di zucchero e cannella. Chiudere lo strudel dal lato lungo con l’ausilio della carta portandolo verso il centro, spennellarlo con acqua e ripetere l’operazione con il secondo lato lungo di pasta. Unire i due lati sigillandoli con cura e fare lo stesso lavoro anche con i due lati corti. Cuocere a 180º per 25/30 minuti e far raffreddare lo strudel. Nel frattempo, versare in un pentolino un po’ di confettura e qualche goccia d’acqua. Mescolare e non appena questa sorta di gelatina inizierà a bollire, spegnere il fuoco. Spennellarla sullo strudel freddo e distribuire sulla superficie le scaglie di mandorle tostate. A piacere, spolverare con zucchero a velo.

Fonte: cookinggrace-graceinthekitchen.blogspot.it

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