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Ingredienti 6 n Ciliegie Sciroppate 6 n Kiwi 6 cu Liquore All' Arancia 4 n Pompelmo Rosa 4 hg Ribes Rosso 4 hg Sorbetto Al Limone 2 hg Sorbetto D'arancia Preparazione 4 pompelmi rosa 400 g di ribes 200 g di sorbetto di arancia 400 g di sorbetto di limone 6 piccoli kiwi 6 ciliegie sciroppate 6 cucchiai di liquore all'arancia. Mettete in frigo per mezz'ora 6 grossi bicchieri a calice o coppe. Nel frattempo sbucciate i pompelmi al vivo e pelate al vivo anche gli spicchi, raccogliendo in una ciotola il succo che colera durante l'operazione. Mettete gli spicchi in una c i o t o l a , spruzzateli con il liquore all'arancia e lasciateli macerare per mezz'ora. Sbucciate e tagliate a ventaglietti i kiwi. Mettete sul fondo dei bicchieri gelati gli spicchi di pompelmo con il loro succo di macerazione, copriteli con uno strato di sorbetto di limone (dello spessore di 2 dita) e su questo fate uno strato con i ribes, prima sgranati con una forchetta e lavati. Posate nel centro dei ribes una pallina di sorbetto di arancia e tutt'attorno disponete i kiwi. Decorate con una ciliegia sciroppata, snocciolata. A piacere, potete disporre tra i vari strati di gelato e frutta un dischetto di pan di Spagna oppure uno strato di meringnette sbriciolate. In tal caso, sostituirete il sorbetto di limone con sorbetto di menta, per avere una maggiore variazione di colori.

Fonte: donnamoderna.com

Cucina Malese, tutto quello che avreste voluto sapere. Il viaggio non è viaggio se conosci il posto dove sei, perchè alla base di tutto deve esserci lo stupore, che di solito nasce dalle cose che non conosci. Visitare la Malesia, mi ha ridato, dopo tanti viaggi in oriente, quello stupore gastronomico che da tempo provavo. La sua popolazione è il risultato di migrazioni storiche, colonizzazione da parte di potenze straniere e per la sua posizione geografica, all'interno della più vasta regione del sud-est asiatico, abbiamo grandi comunità cinesi, indonesiane oltre naturalmente ad un grande retaggio euroasiatico. Pertanto lo stile culinario della Malesia al giorno d'oggi è soprattutto una mescolanza di tradizione malese, cinese, indiana, indonesiana ed etnica del Borneo, con pesanti influenze thai, arabo, portoghese, olandese e inglesi, insomma c'è tutto ma anche di più e per questo motivo, in questa multirazziale torre di Babele, le rispettive cucine si sono fuse generando nuove sinfonie di sapori e rendendo l'odierna cucina malese molto complessa. Il c ibo malese è forte, piccante e aromatico, con una ricca miscellanea di erbe e spezie, non per niente Malacca, città a sud della capitale Kuala Lumpur, è stata uno dei più grandi centri del commercio delle spezie, fin dal 15 ° secolo, questo perchè, fin dal 12° secolo, ogni rotta commerciale acquatica, diretta verso oriente transita dalla Malesia. I m ercanti cinesi che trafficavano con l'India, facevano scalo in Malesia, così come i commercianti del Medio Oriente diretti in Cina, o le golette spagnole dirette alle Filippine, tutte le loro rotte si intersecavano facendo affari e arricchendo città come Malacca e Penang. E coi traffici arrivarono anche le persone, la Malesia ha visto importanti migrazioni dalla Cina e dall'India fin 1 ° secolo dC. Nei secoli successivi, molti migranti cinesi, diventarono stanziali e sposarono donne malesi, i loro discendenti sono conosciuti come Peranakan e la loro cucina, con tradizioni ed innovazioni è quella dei Baba e delle Nyonya , le loro spose. Quindi abbiamo gruppi malesi, gruppi cinesi, gruppi indiani e una popolazione cinese-malese, distinti, questo ancora prima che arrivassero gli Europei, i portoghesi nel 1511, poi gli olandesi nel 1643, per ultimi gli inglesi che fecero base a Penang dal 1786 mantenendo una presenza fino a dopo la seconda guerra mondiale. In parole povere, la popolazione oggi è di un 50% di etnia malay, 25% cinese, e il 7% indiana; alcuni elementi delle rispettive tradizioni e cucine si sono fusi ed evoluti, mentre altri sono rimasti ben distinti. La presenza indiana sulla penisola malese ha avuto il suo massimo incremento nel 19 ° secolo, dopo che i britannici scalzarono i coloni portoghesi e olandesi prendendo il controllo commerciale della penisola malese e favorendo l'immigrazione indiana di massa da impiegare come manodopera nelle nuove piantagioni di gomma, importate dal Brasile, nella costruzione di nuove strade, acquedotti e della importante rete ferroviaria. La loro presenza sul territorio malese diede vita ad una nuova cucina indiana, che non si mangia in India, caratterizzata da un diverso utilizzo delle erbe e delle spezie rispetto la tradizionale cucina Mughlai, quella dell'antica aristocrazia indiana Moghul. Dal 1511 per i 130 anni successivi, Malacca fu uno dei tre punti chiave, con Goa in India, Hormuz nel Golfo Persico, delle rotte portoghesi per il controllo dei commerci asiatici. Poi arrivarono gli olandesi poi gli inglesi , lasciandosi alle spalle secoli di matrimoni misti tra coloni e donne locali che generarono una razza mista eurasiatica, i Kristang, i cristiani. Questa nuova comunità adottò religione, lingua, costumi e cultura portoghese e anche la sua cucina. I coloni portoghesi a Malacca, avevano da tempo acquisito il gusto per il cibo piccante, trasformarono la loro cucina campagnola in una cucina speziata di base orientale. Uno dei piatti tramandatici è il famoso Debel Curry o Devil Curry , piccante oltre ogni limite! Essendo una comunità prevalentemente marinara ha una preferenza per pesce e frutti di mare anche conservati, sotto sale o salamoia. Il cibo euroasiatico che si mangia in Malesia è, in generale, un amalgama di cucine europee, portoghesi, olandesi e inglesi, con ingredienti locali e influenze Malay, indiane, cinesi e Nyonya, hanno nomi locali, inglesi o portoghesi; nomi portati dai viaggi o dai ricordi di casa, piatti come il Porku Sal Pementer, sono una mescolanza di parole portoghesi, romane e latine, oppure il Tahu Brangku Fugar, Tahu è tofu in Malay, Brangku in dialetto portoghese significa bianco e Fugar, saltato in padella sempre in dialetto portoghese. Di ispirazione olandese i Bergedel , crocchette di patate con carne macinata, o il Semur, evoluzione di un piatto classico di Goa chiamato Sorpotel, probabilmente ha avuto origine dal Sarrabulho portoghese, che è una sorta di spezzatino di maiale stufato con il suo sangue. I primi coloni cinesi arrivarono a Malacca intrecciando rapporti commerciali e diplomatici, a seguito del matrimonio tra la principessa Hang Li Po e il Sultano di Malacca. Molti di questi primi coloni si sposarono donne malesi e formarono una nuova comunità, i Peranakan. Tuttavia, è stato solo nel corso del 1800, che i cinesi arrivarono in massa nella penisola malese, per lavorare nelle miniere di stagno sfruttate dagli inglesi, pensando di ritornare un giorno in patria con le proprie famiglie. E così fu, quando, nel 1957, la Malesia ottenne l'indipendenza dagli inglesi, molti cinesi tornarono alla loro patria ma molti decisero di rimanere. I cinesi portarono con sé un tipo di cucina più delicato rispetto alla malese o indiana, ma che assunse, grazie alle influenze territoriali, un tocco piccante reinventando i piatti classici cinesi. La cucina cinese più popolare è quella cantonese, dove il cibo è rapidamente saltato in padella con poco olio e un risultato fresco e croccante. Il grande rispetto, quasi religioso, per le proprie tradizioni come la condivisione del pasto al centro del tavolo, o il bilanciamento degli ingredienti Yin e Yang hanno reso subito molto popolare questo tipo di cucina in tutto il territorio Malese. Possiamo trovare ovunque ottimi ristoranti cinesi, bancarelle e negozi di alimenti oltre ai famosi caffè "Kopi Tiams ", dove si servono semplici pasti e bevande come caffè, tè e il Milo, una bibita al cioccolato estremamente popolare nel Sud-Est asiatico. La cucina Nyonya, cioè quella di seconda generazione, è ecletticamente fusion, e risente, al nord del paese, dell'influenza thai, quindi piccante ed acida, mentre al sud, di quella indonesiana e si fa più dolce e speziata. Se si devono elencare le due cose che maggiormente caratterizzano la cucina malese dobbiamo mettere al primo posto il Belacan, un pasta di gamberi fermentati, dall'odore pungente ed un'alta sapidità, che viene utilizzata per dare carattere e forza a qualsiasi piatto si debba cucinare. Al secondo posto troviamo il Sambal, una miscela di peperoncino, succo di lime e Belacan, che è servita con, in o accanto ad ogni piatto. Kuala Lumpur è il luogo migliore dove poter gustare la vera cucina Baba. L'alta concentrazione di popolazione cinese ha dato vita ad un grande e frenetico quartiere, commerciale ma soprattutto gastronomico, dove, ristoranti e bancarelle offrono l'ottima cucina dei Peranakan. Il locale che ne è rappresentanza assoluta, simbolo della tradizione della comunità cinese è l' Old China Cafè .

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

L'alternativa di quest'estate è la pioggia ... o meglio mi correggo quest'estate è incontinente!!! Vabbé non è che si possa far molto a proposito, ci prendiamo quel che viene. Possiamo consolarci con un piatto che di estivo non ha niente ... Via gli ingredienti leggeri, da parte le insalate, le capresi, i carpacci, le paste fredde, i gelati ... Torniamo all'autunno ed ai suoi prodotti!! W il calore delle pentole e dei forni accesi!!! Perché? Perché anche se la chiamano estate, non lo sembra poi tanto!! Padellaccia di funghi, patate e salsiccia 1 salsiccia a capa (a testa, a persona) patate funghi (champignons e porcini - i primi in quantità maggiore dei secondi) 1 carota tritata 1 aglio tritato olio extravergine d'oliva sale q.b. Prepariamo gli ingredienti. Sbucciamo le patate, tagliamole a spicchi non troppo grossi e mettiamole in una ciotola piena d'acqua fredda così che perdano un pò d'amido. Tagliamo anche i funghi a fettine, le salsicce a tocchetti. Tritiamo l'aglio e la cipolla. In una padella facciamo soffriggere nell'olio l'aglio e la cipolla. Aggiungiamo poi le patate, dopo una decina di minuti i funghi. Facciamo cuocere fino a che l'acqua che i funghi hanno prodotto durante la cottura sia completamente evaporata. A questo punto mettiamo in pentola i tocchetti di salsiccia e facciamo cuocere fino a completa cottura della carne. Aggiungiamo sale se ce n'è bisogno e portiamo in tavola caldissimo. E tutta questa pioggia mi porta alla mente questa splendida canzone di Pino Daniele, ancora più bella nella versione live cantata a Piazza Del Plebiscito nel 2008 ... il video lo trovate dopo il testo!! Quanno Chiove E te sento quanno scinne 'e scale 'e corza senza guarda' e te veco tutt'e juorne ca ridenno vaje a fatica' ma mo nun ride cchiù. E luntano se ne va tutt'a vita accussì e t'astipe pe nun muri'. E aspiette che chiove l'acqua te 'nfonne e va tanto l'aria s'adda cagna' ma po' quanno chiove l'acqua te 'nfonne e va tanto l'aria s'adda cagna'. Se fa scuro e parla 'a luna e te vieste pe' senti' pe' te ogne cosa po' parla' ma te restano 'e parole e 'o scuorno 'e te 'ncuntra' ma passanno quaccheduno votta l'uocchie e se ne va. E aspiette che chiove l'acqua te 'nfonne e va tanto l'aria s'adda cagna' ma po' quanno chiove l'acqua te 'nfonne e va tanto l'aria s'adda cagna'. Rosa "Un cuoco è formato anche da momenti piccoli, come andare nell’orto" Ciccio Sultano

Fonte: cookinginrosa.blogspot.it

La settimana scorsa mi trovavo in traferta per motivi di lavoro a Francoforte; lontano dai miei ometti cercavo consolazione tra le delizie locali, forse un bello stinco alla birra avrebbe potuto alleviare la mia malinconia. Ahimè la fila per entrare nella tipica birreria (ben ricercata su internet) era spaziale...così insieme ai miei compagni di avventura ci siamo imbattuti in un ristorantino turco mooolto chic dove abbiamo mangiato davvero bene...ho scoperto alla fine che il piatto che avevo mangiato si chiamava "Delizia del sultano"...potevo forse non preparare il piattino al mio sultano casalingo? <3 Ecco qui la versione speciale per il mio maritino (e per il nostro zio Andre!) Delizia del sultano Ingredienti per 4 persone 1 kg di coscia di agnello 2 cipolle 1 peperone rosso 2 melanzane medie 3 pomodori molto maturi concentrato di pomodoro 450 ml di latte intero 3 cucchiai farina bianca aglio in polvere 180 g di burro 120 g di formaggio kasar (o scamorza...si fa quello che si può!) 160 g di riso a chicco lungo 50 g di pinoli olio EV sale pepe noce moscata cannella Per preparare lo spezzatino: Tagliare a pezzettini di 1-2 cm la carne. Tuffare in acqua bollente i pomodori per 3 minuti, quindi pelarli, svuotarli dei semi e tagliarli a cubetti piccoli piccoli. Mondare il peperone e tagliarlo a cubetti della stessa grandezza dei pomodori. Frullare le cipolle. Nella vostra cocotte grande scaldare 80 g di burro circa e 3 cucchiai di olio EV, aggiungere la cipolla, lasciarla scaldare un attimo e quindi buttare la carne. Lasciarla rosolare 5/6 minuti ben bene, quindi aggiungere pomodoro e peperoni. Lasciar asciugare il liquido, aggiustare di sale e pepe; aggiungere 1/2 cucchiaino di aglio in polvere. Aggiungere 400 ml di acqua bollente, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro e lasciar cuocere a fuoco lento per circa un'ora, girandolo di tanto in tanto. Alla fine della cottura aggiungere un pizzico di cannella ed eventualmente aggiustare di sale. Per preparare la purea di melanzane: Accendere il forno a 180°C con funzione grill. Quando è ben caldo mettere le melanzane intere e girarle di tanto in tanto finchè la buccia è ben sbruciacchiata me l'interno è bello morbido. (Ci vorranno circa 20-25 minuti, ma dipende dalle dimensioni delle melanzane). Una volta abbrustolite, aprirle a metà e lasciarle raffreddare. Strizzarle un pochino tra le mani per far uscire l'acqua di vegetazione (che è amarognola), frullarla bene bene nel frullatore; se si forma dell'acqua eliminarla. Scaldare il latte senza portarlo ad ebollizione. In un altro pentolino preparare una roux: sciolgliere 90 g di burro in un pentolino antiaderente, toglierlo dal fuoco e aggiungere 3 cucchiai di farina bianca e mescolare finchè non si forma una palla che si stacca bene dai bordi. Eventualmente aggiungere pochissima farina alla volta. Rimettere il pentolino sul fuoco e aggiungere un mestolo di latte, mescolando ben bene finchè non viene tutto assorbito dalla roux. Aggiungere la melanzana tritata, mescolare bene. Aggiungere un po' alla volta il latte mescolando bene, finchè si forma una bella besciamella di melanzane. A questo punto aggiungere il formaggio a pezzetti, sale e noce moscata in abbondanza. Per il riso: far bollire il riso in abbondante acqua salata. Nel mentre far tostare in una pentola antiaderente i pinoli. Scolare il riso, aggiungere un fiocchetto di burro e i pinoli. Mescolare ben bene...già pronto! Un po' laborioso ma davvero una delizia per sultani, principesse e scimmiette annesse!

Fonte: cucinareconlaghisa.blogspot.it

"...Allora Sheherazade disse a sua sorella di prestarle attenzione: e rivoltasi quindi a Schahriar diede principio alla narrazione della prima novella, la quale, non essendo terminata con lo spuntar del sole, fu però capace d’interessar tanto la curiosità del Sultano, che le permise di raccontarla il giorno appresso, e così interrottamente di Novella in Novella poté la Favorita, col suo stratagemma, invogliare quel Sire ad ascoltarla per mille e una notte......." Sheherazade è stata un mito della mia infanzia insieme a Candy Candy,Goldrake e le Charlie's Angels.Nella mia mente di bimba ero deliziata dalle storie che raccontava .La immaginavo vestita di veli,con degli smaglianti occhi azzurri,l'unica cosa visibile del suo viso.e sentivo odori,sapori d'Oriente ad ogni pagina che sfogliavo. Oggi da adulta una volta appurato che Candy Candy era un pò troppo sfigatella e che Goldrake non esiste (che trauma infantile!Ero convinta che la montagna vicino casa mia fosse il suo rifugio segreto) beh,il mito che ancora mi è rimasto è proprio lei,Sheherazade.La vedo ancora con quegli occhi penetranti che mi guarda e so anche che è un prototipo di donna che mi piace.Una donna che usa la sua intelligenza,la sua astuzia,inventa,non attacca,ma pensa e si salva ....non la trovate di una sconcertante modernità questa figura? Non posso fare a meno di pensarla quando preparo qualche piatto di vago sentore orientale come questo pollo,che riempie la mia dimora di profumi inebrianti,che sanno di mistero e di lontano..... Con questa ricetta partecipo al contest del blog Fool For Food Pollo alle olive,zafferano e uvetta Ingredienti: !00 gr olive verdi petto di pollo intero (non a fette) farina 1 bustina di zafferano olio burro 1 spicchio di aglio sale pepe bianco 50 gr uvetta vino bianco brodo di verdure(1 bicchiere) 1\2 cucchiaino di cannella Fate rinvenire l'uvetta in una tazza con dell'acqua tiepida.tagliate a dadini il pollo e infarinatelo.In una padella fate soffriggere un pò di burro,1 cucchiaio di olio e lo spicchio di aglio.Aggiungete il pollo,il vino,fate sfumare mantenendo però sempre un buon livello di umidità.Aggiungete le olive tagliate a rondelle,il sale e una spruzzata di pepe bianco.Unire un bicchiere di brodo di verdure e lo zafferano.Mettete il coperchio (essenziale perchè il pollo mantenga la sua morbidezza) e portate a cottura con la fiamma al minimo.Cinque minuti prima di spegnere unite l'uvetta e la cannella (se vi piace).Mi raccomando di mantenere sempre un buon livello di liquidi.Il fondo di cottura che accompagna questo pollo è il segreto della sua bontà!

Fonte: lemporio21.blogspot.it

Godersela prima della fine Trentadue chef scelgono in un tweet il miglior piatto e il miglior vino. A un passo dall'apocalisse Dinner in the sky : a Londra si può mangiare appesi a una gru a 50 metri da terra. Reggerà alla fine del mondo? Abbiamo chiesto a 32 cuochi l'ultimo desiderio in caso i Maya avessero ragione e domani il mondo dovesse finire: cosa bevi? cosa mangi? eventualmente, in quale ristorante? Occorreva rispondere nelle dimensioni di un tweet da 140 battute. Buona fine del mondo. Andrea Alfieri , Majestic Gourmet, Madonna di Campiglio (Trento) La variazione di foie gras di Norbert Niederkofler con una Cuvée Anna Clementi Rosé Stefano Baiocco , Villa Feltrinelli, Gargnano (Brescia) Farei un bagno dentro a una pasta e fagioli con cotiche, salsicce e costine di maiale. E ci berrei volentieri un 50&50 Avignonesi & Capannelle Italo Bassi , Enoteca Pinchiorri, Firenze I Passatelli in brodo di cappone di mia mamma, insuperabili. E Krug Clos du Mesnil 1988. Come posto, vorrei tornare al Trigabolo di Argenta Cristina Bowerman , Glass Hostaria, Roma Pasta e piselli di mia nonna con tanta pancetta: yummie! Barbera Mossa di Monbaruzzo : mia suocera Elena la cita sempre con occhi sorridenti Chicco Cerea , Da Vittorio, Brusaporto (Bergamo) Con la mia famiglia, pane cotto a legna a fette con burro di malga e acciughe, mortadella, salame, fegato grasso. E un calice di bollicine Lorenzo Cogo , El Coq, Marano Vicentino (Vicenza) Costata di rubia gallega con Viktor Arguinzoniz e una bottiglia di vino tinto. Per concludere, un bicchiere di Alpestre Christian Costardi , Cinzia, Vercelli Mi farei fare un dolce da mio fratello Manuel : Nutella, funghi e tartufo, con un Yquem 1978. Oppure ultima cena dai Troigros a Roanne Pietro D'Agostino , La Capinera, Taormina (Siracusa) Un buon rosè italiano e minestra di pesci, crostacei e chicchi di grano tumminia : le tradizioni sopravvivono al tempo e alle catastrofi Antonio Facciolo , La Brisa, Milan Acciughe, fetta di tortilla de patatas e pane di Altamura tostato. Poi un gin tonic e un Prosecco Millesimato Col Vetoraz . A Minorca Danilo Ingannamorte , Erba Brusca, Milano Mi cucinerei la parmigiana come la faceva mia nonna e comprerei un barattolo enorme di acciughe. Accanto, una cassa di champagne Egly Ouriet mista Antonia Klugmann , L’Argine, Dolegna del Collio (Gorizia) Spaghetti al pomodoro con un bel po' di Grana. Altrimenti, qualunque piatto di Parini . Vino: Montepulciano d'Abruzzo di Valentini Pino Lavarra , Rossellinis a Palazzo Sasso, Ravello (Salerno) Il polpettone di mia mamma oppure una cena da Zuma a Londra. Vino, un Waterbrook 2006, prodotto nello stato di Washington Mauro Mattei , Piazza Duomo, Alba (Cuneo) Se proprio dovessi schiattare, eviterei il ristorante. Scogli, ricci crudi e Wehlener Sonnenhur Auslese di J.J. Prum . Mi basta poco, in fondo Aurora Mazzucchelli , Marconi, Sasso Marconi (Bologna) Vorrei invitare tutti quelli che amo e preparare un piatto di tortellini in brodo, simbolo racchiuso del bene che provo per loro Riccardo Monco , Enoteca Pinchiorri, Firenze Barolo Cannubi San Lorenzo 2003: una bomba. Col panino di piccione del nostro sous chef Alessandro Della Tommasina , il più succulento mai assaggiato Giorgio Nava , 95 Keerom, Città del Capo (Sudafrica) Risotto giallo con ossobuco con un gran Gaja Sperss nel mio ristorante con tutto il mio staff e gli amici più cari Alessandro Negrini , Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano Alle Fiji con Spaghetti pommarola e basilico, champagne, De Andrè e fidanzata. Il giorno dopo cappuccio e gazzetta perché i Maya hanno torto Davide Oldani , D’O, Cornaredo (Milano) Per curiosità, certi Salti in Padella. E un calice di rosso da Bricco in cartone ;) Questo perché, dopo il 21, non potrò che godere di cose migliori Simone Padoan , I Tigli, San Bonifacio (Verona) Con mia figlia e mia moglie all'Ecailler du Bistrot di Parigi a mangiare ostriche annaffiate da un Macon Quintaine Guillemot-Michel Pasquale Palamaro , Indaco del Regina Isabella, Ischia (Napoli) La parmigiana di coniglio di mia nonna e berrei Perrier-Jouët nel ristorante Noma di Copenhagen Alessandro Pipero , Pipero al Rex, Roma Per me tutti i giorni è il 20 dicembre. Se devo scegliere, Clos du Mesnil e spaghetti con telline, pure con sabbia, tanto le mangi uguale Francesco Frank Rizzuti , Cucina del Sud, Potenza La lasagna "fineomunn" che fa mia mamma, insuperabile. Da bere, un Oenothèque 96 di Dom Pérignon Marcello Spadone , La Bandiera, Civitella Casanova (Pescara) La matriciana di mia madre, passata a miglior vita, davanti al focolare di casa, sorseggiando un Montepulciano di Valentini del 1990 Marco Stabile , Ora d’Aria, Firenze Un bel Romanée Conti del 1973, mio anno di nascita, assieme a uno spettacolare tortellino alla crema di parmigiano di Massimo Bottura Ciccio Sultano , Duomo, Ragusa Un Rosso del Conte 1987 (e io nel 1995), con il conte accanto che me lo racconta. E l'agnello di Mario Lo Menzo , l'ultimo dei monzù Simone Tondo , Roseval, Parigi La sarda Cordula con piselli di mia nonna: stomaco, intestino e pancia di agnello con Malvasia di Bosa 2006 di Columbu . Al Su Gologone Pasquale Torrente , Il Convento, Cetara (Sa) Pane, burro e alici al Convento, con uno champagne di Jacques Selosse Matteo Torretta , Al V Piano, Milano Pizza, pata negra, gin tonic con un botto di lime a San Sebastian. Il nostro sommelier Alberto Tasinato pinot nero 2009 Casavyc e lasagne della nonna Mauro Uliassi , Uliassi, Senigallia (Ancona) A casa coi miei cari, spenderei un botto di soldi per qualche kg di caviale beluga malossol iraniano e qualche cassa di Jacques Selosse Rosè Viviana Varese , Alice, Milano Una minestra di verdure e legumi da mangiare a casa con la mia dolce metà Matteo Vigotti , Peck, Milano La Sfogliatella con ricotta di bufala e amarene del ristorante Nonna Sceppa di Paestum. Mai provato un dolce così buono Ilario Vinciguerra , Ilario Vinciguerra, Gallarate (Varese) Gli gnocchi alla sorrentina di mia moglie Marika con un Barolo di Conterno . Sul balcone di casa mia, con vista Monte Rosa Gabriele Zanatta classe 1973, laurea in Filosofia, giornalista freelance, coordina i contenuti del presente sito web, della Guida ai Ristoranti di Identità Golose e collabora con diverse testate pubblicato il 20-12-2012 in PRIMO PIANO

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Oramai, in ogni angolo d’Italia, ogni massaia, marietta o cesarina può improvvisarsi maestra di cucina ed organizzare corsi, a casa propria, a casa vostra o in qualsiasi sede disponibile. Ma per tutti quelli che non si accontentano più della solita ‘quiche lorraine’, e magari guardano con curiosità alla cucina innovativa dei ristoranti stellati, perché non calarsi direttamente nel ventre della balena ed il corso farlo da veri tirocinanti della cucina, fianco a fianco a chef professionisti e di fama mondiale, in un vero ristorante, con veri clienti? Da nord a sud ecco dove tutto ciò è possibile: San Cassiano in Alta Badia (BZ) Norbert Niederkofler al Restaurant St. Hubertus insegna a preparare un menù stellato che poi potrete degustare, direttamente accanto ai fornelli. http://www.n-n.it/corsi-cucina-alta-badia.htm Seregno (MB) Teoria e pratica in cucina con Giancarlo Morelli. A seconda del tema trattato nella lezione è previsto un momento di esperienza sul campo in cucina e un momento pratico di lavoro manuale alle proprie postazioni. E poi si degusta in compagnia anche di amici pigri che vi accompagnano solo negli assaggi. http://www.pomiroeu.com/scuola/ Milano Ogni sabato, Sergio Mei spiega i segreti della cucina di classe. Si potranno preparare menù sempre diversi che potrete degustare a fine lezione. http://www.fourseasons.com/milan/dining/restaurants/il_teatro/ Orta San Giulio (NO) Osservare e apprendere i segreti della cucina due stelle Michelin dello Chef Cannavacciuolo , tutti i giorni presso le cucine con l'intera brigata di Villa Crespi. Degustazione, ricettario e certificato di partecipazione a completare il corso. http://www.villacrespi.it/ita/corsi_di_cucina_new.htm Porto Ercole (GR) Al Pellicano Hotel Antonio Guida, chef premiato con 2 stelle dalla guida Michelin e 3 forchette Gambero Rosso vi accoglie nella sua cucina per lezioni a tema: Pasta, Risotti e Zuppe oppure Pane, Focaccia e Panzanella o ancora Dolci e Piccola Pasticceria. E se non ne avete abbastanza frequentate anche la Cocktail Class per conoscere la storia dei cocktail classici e le leggende che li accompagnano e naturalmente degustarli. http://www.pellicanohotel.com/it/corsi-alta-cucina.html Roma Una vera e propria scuola per amatori o professionisti. Docenti d'eccellenza, didattica innovativa e aule tecnologiche che simulano la cucina di un grande ristorante. Angelo Troiani, chef de Il Convivio, ha aperto Coquis con un corpo insegnanti stellare, da Anthony Genovese a Francesco Apreda, da Claudio Sadler a Cristina Bowerman. http://coquis.it/ Castel di Sangro (AQ) Niko Romito, presso il suo Casadonna, è l’anima del centro di alta formazione professionale. E per appassionati gourmet apre le porte con corsi periodici di 3 o 7 ore. Anche qui con attestato di partecipazione e grembiule. http://www.nikoromitoformazione.it/ Casamicciola Terme (Isola d'Ischia – NA) La superba arte di deliziar cucinando dello chef Nino Di Costanzo e la sua brigata si impara sul campo, con menù a scelta tra cui la pizza tradizionale napoletana e il pane fatto in casa. http://www.termemanzihotel.com/corsi-di-cucina-ischiatana-napoletana&lang=it Sorbo Serpico (AV) Paolo Barrale, chef siciliano d'origine e irpino d'adozione, tiene periodicamente delle lezioni presso il ristorante stellato delle cantine Feudi di San Gregorio, il Marennà. Preparerete un menù completo, abbinato al talento e alla simpatia dello chef. http://www.feudi.it/marenna/ Sant'Agata sui Due Golfi (NA) La storica famiglia Iaccarino offre corsi di cucina mediterranea, tra creatività e tradizione, e grande attenzione alla scelta e valorizzazione dei prodotti campani. http://www.donalfonso.com/it/cooking_school.htm Napoli Si impara la cucina napoletana con Lino Scarallo a Palazzo Petrucci. Per qualche ora sarete parte della sua brigata, imparandone ogni segreto. http://palazzopetrucci.it/in-cucina-con-lo-chef-corso-di-cucina/ Licata (AG) Dalle 9 alle 12, nella cucina di Pino Cuttaia, acquistando familiarità con il lavoro, per poi realizzare tre piatti del menù. http://www.ristorantelamadia.it/ungiornoincucina.php Ragusa Ospiti a casa di Ciccio Sultano per apprendere, passo passo, i segreti e le ricette della sua cucina. http://www.cicciosultano.it/scuola-di-cucina

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

La cucina araba è molto ricca e varia , così come profondamente diversi sono i paesi che appartengono al mondo arabo. Per comodità possiamo dividere questo mondo in tre grandi regioni: il Mashreq, l'Oriente che comprende l'Arabia Saudita, gli Stati del Golfo, lo Yemen, l'Irak, la Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania e il Maghreb, l'Occidente, che comprende il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, la Libia, senza dimenticare Sudan ed Egitto che in un certo senso collegano l'Occidente all'Oriente. Ogni regione esprime nella cucina le sue tradizioni ed il suo passato. Nell'Arabia Saudita il montone arrostito deriva chiaramente da una civiltà beduina dedita alla pastorizia e al nomadismo. 1.- Tabulè di cuscus con cozze e finocchio. 2.- Tabulè con tofu e peperoncini. 3.- Tabulè alla frutta. 4.- Cous Cous con verdure e pollo. 5.- Delizia del sultano. 6.- Il caffè turco è diffuso in buona parte dei paesi del medio oriente, della penisola balcanica e del mondo arabo. 7.- Cuscus freddo con pomodori e cipollotti. 8.- Cuscus vegetariano con salsa alla tahina. 9.- Come preparare un tipico piatto di tutto il Maghreb: la shorba. 10.- Cous cous con ceci e asparagi. 11.- Couscous alle seppioline. Se ti è piaciuta la ricetta , iscriviti al feed cliccando sulla maglietta per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Tantissime ricette della cucina araba , dedicate a tutti coloro che amano i sapori ricchi di gusto e che rimandano a terre lontane. Le ricette arabe hanno ingredienti particolare ma non sempre facilissimi da trovare: in questa sezione vedremo insieme come realizzare a casa propria dei piatti particolari, anche rivisitati in chiave occidentale che piaceranno a tutta la famiglia. Si tratta di una cucina particolare, perfetta ad esempio per stupire i vostri ospiti durante una cena particolare e dai gusti forti. 1.- Verdure ripiene di couscous e pomodori. 2.- Tabulè di cuscus con cozze e finocchio. 3.- Tabulè con tofu e peperoncini. 4.- Tabulè alla frutta. 5.- Cous Cous con verdure e pollo. 6.- Delizia del sultano. 7.- Il caffè turco è diffuso in buona parte dei paesi del medio oriente, della penisola balcanica e del mondo arabo. 8.- Cuscus freddo con pomodori e cipollotti. 9.- Cuscus vegetariano con salsa alla tahina. 10.- La cucina nigeriana risulta quanto meno sorprendente, per l’uso d’ingredienti per noi sconosciuti e per il modo in cui sono cucinati. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Come disse Margaret Lee Runbeck, ' Imparare è sempre ribellione. Ogni brandello di nuove verità scoperte è rivoluzionario rispetto a ciò che si era creduto prima.' Ed oggi, in occasione della giornata nazionale dello Strudel promossa da Aifb- e patrocinata da Leyla Farella , posso dire di aver scoperto molte cose relative a questo pezzo di tradizione Altoatesina. Lo Strudel infatti, pur essendo di diritto un simbolo della pasticceria del Trentino-Alto Adige, sembra affondare le sue origini nell'antico impero Ottomano, e derivare dal Baclava, dolce che fu diffuso dal 1500 circa, attraverso il Sultano Solimano il Magnifico che l'avrebbe portato nei vari territori conquistati fino ad arrivare all'impero Austro-Ungarico, dove fini pasticceri Austriaci perfezionarono la ricetta dello Strudel per finire quindi ai nostri giorni. Lo Strudel, di cui esistono molteplici versioni, è di sicuro il più noto ed apprezzato fra i dolci tradizionali della cucina di montagna. Possiamo trovarlo al Rabarbaro, ai Frutti di bosco, alle Pere, tra tutti però la mela rimane la regina indiscussa di questo dolce, coltivata nelle valli, di cui forse fra tutti la più famosa è La Val di Non, non smette di stupire, deliziosa nello strudel, da il meglio di sè profumata con un pò di cannella. Un vecchio detto Austriaco riguardo alla sottigliezza della sfoglia, narra che è pronta solo quando è talmente trasparente che ponendovi sotto una lettera d'amore, se ne devono leggere le parole. Ogni famiglia in Alto Adige ha la sua ricetta, e quella che voglio proporre ha il profumo speciale di casa, questo dolce infatti viene preparato con amore da Pamela, mia sorella, per ogni famiglia ospite nella sua casa, che si trova nella frazione di Casatta , in Val Floriana, da cui appunto il suo nome - Strudel di Casatta. Ingredienti: Ingredienti per la pasta (dose per 2 strudel) : · 300 gr. Farina “00” · 50 gr. Zucchero · 1 Uovo · 75 gr. Burro · 100 ml. latte Ingredienti per il ripieno (dose per 1 strudel) : · 1 ½ kg. Mele (circa 6-7 mele grandi) · 100 gr. Mandorle · 100 gr. Noci · 3 cucchiai di zucchero · 1 bicchierino di grappa · 100 gr. Uva passa · 1 tazza di Thè · cannella Procedimento per il ripieno : · Mettere in ammollo l’uvetta in 1 tazza di thè caldo · Tritare le mandorle e le noci · In una ciotola mette le mandorle e le noci tritate ed aggiungere 3 cucchiai di zucchero · Unire al composto le mele pelate e tagliate a fettine · Aggiungere l’uvetta precedentemente ammollata nel thè · Unire la cannella (quantità a proprio gusto) e la grappa · Far macerare il tutto per 30 minuti/1 ora Procedimento per la pasta: · Setacciare la farina · Unire lo zucchero · Mettere al centro l’uovo sbattuto, il burro fuso e il latte · Lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto liscio · Lavorarlo energicamente per 5 minuti · Far riposare per 30 minuti in frigorifero Stendere la pasta ottenendo un rettangolo (va steso molto fine deve risultare trasparente), distribuire al centro (per tutta la lunghezza) il ripieno, ripiegare i bordi della pasta verso l’interno arrotolando così la preparazione su se stessa, bucherellare la parte sopra dello strudel con una forchetta e distribuirvi sopra un po’ di cannella (se piace). Infornare (a forno già caldo) a 180° per circa 50-60 minuti. Quando si è raffreddato cospargerlo di zucchero a velo.

Fonte: lecucinedicasanostra.blogspot.it

Magari lo cucino con le mandorle del campo della mia famiglia, con le arance biologiche e con il cioccolato equo e solidale? Il gusto alla mandorla, arancia e cioccolato... di CalogeroM <a data-pin-do="embedUser" href="http://www.pinterest.com/CMRicette/"data-pin-scale-width="80" data-pin-scale-height="200" data-pin-board-width="400">Visita il profilo di Calogero su Pinterest.</a><!-- Please call pinit.js only once per page --><script type="text/javascript" async src="//assets.pinterest.com/js/pinit.js"></script> Stupendo l'abbinamento frutta secca - agrumi di Gilles Carbone della gelateria Il Geko di piazza Morbegno (Milano) con il Gelato del sultano ... <blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Mandorla, arancia e cioccolato, Castello Sforzesco, Milano, Gelato Festival <a href="https://twitter.com/CMViaggi">@CMViaggi</a> <a href="https://twitter.com/CalogeroMira">@CalogeroMira</a>... <a href="http://t.co/r4cWojYvdQ">http://t.co/r4cWojYvdQ</a></p>&mdash; CMRicette (@CMRicette) <a href="https://twitter.com/CMRicette/statuses/473922702181269504">3 Giugno 2014</a></blockquote> <script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script> Panna oltre al latte qui? <!-- Place this tag in your head or just before your close body tag. --> <script type="text/javascript" src="https://apis.google.com/js/plusone.js"></script> <!-- Place this tag where you want the widget to render. --> <div class="g-post" data-href="https://plus.google.com/108207171961009482025/posts/ZKsPhvNf83t"></div> Vi piace questo variegato al cioccolato? Martedì tre giugno '14

Fonte: CMRicette.blogspot.com

SI È SVOLTA IERI PRESSO IL TEATRO ELISEO DI ROMA LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DI 50 TOP ITALY Sono stati svelati i nomi al vertice di 50 Top Italy la guida on-line, consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana. Un progetto firmato LSDM (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro. Lunedì 2 dicembre, alTeatro Eliseo di Roma, uno dei templi della cultura italiana, è andata in scena la cerimonia finale di premiazione de I Migliori Ristoranti d’Italia 2020, suddivisi per quattro fasce di prezzo: Low Cost, Trattoria/Osteria, ristorazione fino a 120 euro e oltre 120 euro. Diversi premi speciali sono stati inoltre conferiti nel corso della serata. Tra questi: il Premio S.Pellegrino & Acqua Panna Valorizzazione del Territorio 2020 assegnato allo chef Ciccio Sultano del ristorante Duomo di Ragusa, mentre al giovane Marco Ambrosino, alla guida del locale 28 Posti di Milano, va il Premio D’Amico Cucina Mediterranea 2020. Sul palco dell’Eliseo sono state premiate le top 10 delle 4 categorie previste dalla guida, dopo che i classificati dalla 50esima alla 11esima posizione sono stati svelati sul sito 50topitaly.it. Gli indirizzi recensiti, in totale, sono i migliori duecento da Nord a Sud della Penisola. A dare i voti, nel pieno rispetto dell’anonimato, dell’autonomia e, ovviamente, pagando il conto, una giuria composta da 130 ispettori. Rivoluzionario il metodo di giudizio, con grande rilievo dato al servizio e all’accoglienza, elementi fondamentali di una ristorazione attenta alla propria clientela. Hanno ritirato il premio, anche i primi tre classificati (già annunciati nelle precedenti settimane) de I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, sezione internazionale della guida, curata da Guido Barendson, che ha visto trionfare il ristorante Passerini a Parigi, dello chef Giovanni Passerini. Seconda e terza posizione per Don Alfonso 1890 Toronto in Canada, e Heinz Beck Restaurant Tokyo in Giappone. PREMI SPECIALI Premio S.Pellegrino & Acqua Panna Valorizzazione del Territorio 2020: Ciccio Sultano del ristorante Duomo di Ragusa Premio S.Pellegrino e Acqua Panna Cuoco del Futuro: Davide Guidara di Sum Restaurant, a Catania Premio D’Amico Cucina Mediterranea 2020: Marco Ambrosino del 28 Posti di Milano Premio Olitalia Modello d’Ispirazione: Umberto Bombana, di 8 ¹⁄₂ Otto e Mezzo Bombana a Hong Kong Premio Olitalia Ospitalità nel Mondo: Don Alfonso 1890 a Toronto Premio Olitalia Comunicare il Vino: Alessandro Scorsone Premio Emme Prodotti Tipici, Accoglienza in Italia: Pashà di Conversano Premio Emme Prodotti Tipici, Costanza nel Tempo: Oasis Sapori Antichi Premio Emme Prodotti Tipici, Ospitalità Alberghiera: Grupppo Baglioni Hotels Premio Birrificio Valsugana Riso all’Italiana: Supplizio Premi Birrificio Valsugana Servire il Vino in Italia: Maurizio Paparello di Roscioli Salumeria con Cucina di Roma Premio Birrificio Valsugana Sala Contemporanea: Giuseppe Palmieri dell’Osteria Francescana di Modena Premio D’Amico alla Costanza nel Tempo all’estero: Acquarello, Monaco di Baviera Premio D’Amico alla Valorizzazione del Made in Italy: Orlando Food Sales Premio Kimbo Filiera Controllata: Panificio Bonci di Roma Premio Mandara Innovazione e Sostenibilità: St. Hubertus di San Cassiano Premio Mandara Cultura del Vino in Italia: ristorante Consorzio di Torino. Premio Mulino Caputo Miglior Servizio di Sala nel Mondo: Heinz Beck Restaurant, Tokyo Premio Mulino Caputo Miglior Format dell’anno 2020: Exit Gastronomia Urbana di Milano Premio Mulino Caputo Pasticceria Contemporanea: Il Pagliaccio, Roma. Premio del Consorzio Tutela del Prosecco DocCultura del Vino all’estero: ristorante Era Ora di Copenhagen Premio Del Consorzio Tutela Prosecco Doc Servire vino all’estero: Salvatore Salerno, Il Lago Premio Pastificio dei Campi, Primo Piatto dell’anno: Saverio Sbaragli per Gnudi ricotta e spinaci, burro alla salvia e coulis di pomodoro (Tosca, Ginevra) Premio Famiglia Italiana: La Tradizione di Vico Equense Premio Formare il Futuro: ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana Menzione Speciale in Ricordo di Lella Granito: ritirato da Peppe Guida. LA TOP 10 DELLE QUATTRO CATEGORIE 1 Panificio Bonci, Roma (low cost) Antica Osteria del Mirasole, S. Giovanni in Persiceto (trattoria/osteria) L’Argine a Vencò, Dolegna del Collio (ristorazione fino a 120 euro) Osteria Francescana, Modena (ristorazione oltre i 120 euro) 2 Anikò, Senigallia (low cost) Trippa, Milano (trattoria/osteria) Lido 84, Gardone Riviera (ristorazione fino a 120 euro) Uliassi, Senigallia (ristorazione oltre 120 euro) 3 Generi Alimentari da Panino, Modena (low cost) Roscioli Salumeria con Cucina, Roma (trattorie/osterie) 28 Posti, Milano (ristoranti fino a 120 euro) St. Hubertus, San Cassiano in Badia (ristorazione oltre 120 euro) 4 ‘Ino, Firenze (low cost) La Brinca – Genova (trattoria/osteria) Gucci Osteria da Massimo Bottura, Firenze (ristorazione fino a 120 euro) Danì Maison, Ischia (ristorazione oltre 120 euro) 5 Supplizio, Roma (low cost) Ristorante Consorzio, Torino (trattoria/osteria) Pascucci al Porticciolo, Fiumicino (ristorazione fino a 120 euro) Piazza Duomo, Alba (ristorazione oltre 120 euro) 6 Masoni Macelleria & Bistrot, Viareggio (low cost) Retrobottega, Roma (trattoria/osteria) Antica Osteria Nonna Rosa, Vico Equense (ristorazione fino a 120 euro) Duomo, Ragusa (ristorazione oltre 120 euro) 7 Nud e Crud, Rimini (low cost) Exit Gastronomia Urbana, Milano (trattoria/osteria) Materia, Cernobbio (ristorazione fino a 120 euro) La Pergola, Roma (ristorazione oltre 120 euro) 8 La Tradizione, Vico Equense (low cost) Al Convento, Cetara (trattoria/osteria) Oasis Sapori Antichi, Vallesaccarda (ristorazione fino a 120 euro) Taverna Estia, Brusciano (ristorazione oltre 120 euro) 9 Fud Bottega Sicula, Catania (low cost) Nù Trattoria Italiana dal 1960, Acuto (trattoria/osteria) DaGorini, San Piero in Bagno (ristorazione fino a 120 euro) Enrico Bartolini al Mudec, Milano (ristorazione oltre 120 euro) 10 Trapizzino, Roma (low cost) Braceria Bifulco, Ottaviano (trattoria/osteria) La Tana Gourmet, Asiago (ristorazione fino a 120 euro) Vun Andrea Aprea, Milano (ristorazione oltre 120 euro) Partner dell’iniziativa: Olitalia, Birrificio Valsugana, Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, S.Pellegrino & Acqua Panna, Kimbo, D’Amico, Mandara, EMME Prodotti Tipici, Pastificio dei Campi, Mulino Caputo.

Fonte: mmmbuonissimo.blogspot.it

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