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Durante le festività natalizie, tutti abbiamo a casa del salmone affumicato. Quest'anno io ne avevo una baffa intera e per di più affumicata artigianalmente. Vi lascio immaginare quanto buono fosse! Così ho deciso di andare oltre ai soliti crostini e ai tagliolini panna e salmone, buonissimi, ma troppo classici. Abbiamo sperimentato col pasticcio, che vi pubblicherò domani, e con il risotto... qualcosa di meraviglioso! Per 4 persone: 320 gr. di riso vialone nano 200 gr. di salmone affumicato 1 cipolla piccola 1 cuore di brodo knorr al pesce Per prima cosa preparate il brodo, utilizzate i cuor di brodo piuttosto che il granulare perchè trovo che sia più buono, potete usare anche un brodo vegetale, ma trovo che col brodo di pesce il risultato abbia uno sprint in più. Tritate la cipolla e fatela soffriggere con dell'olio di oliva, attenti a non farla bruciare e caramellare perchè poi prenderà quel sapore dolciastro che non vogliamo. Ora aggiungete il riso e tostatelo per 3 minuti, come ci insegna il caro Cracco (per chi non lo conoscesse, cercatelo su google o guardatevi Masterchef!), non oltre perchè altrimenti brucia. A questo punto unite il brodo un po' per volta, aggiungetene altro soltanto quando il liquido messo in precedenza si sarà assorbido e portate il riso a cottura. Mentre il riso cuoce, tritate il salmone affumicato. Una parte lasciatela così com'è e la userete come guarnizione al piatto, l'altra unitela al riso quando quest'ultimo sarà cotto, insieme al prezzemolo. Mi raccomando, unitelo a fiamma spenta, perchè non vogliamo cuocerlo; si cuocerà man mano con il solo calore del riso. Lasciate riposare qualche minuto e servite decorando con il salmone tenuto da parte. Buon appetito!

Fonte: cucinaconvaleria.blogspot.it

Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

In generale tutte le parti del maiale si accostano bene alla frutta che dona morbidezza e sapore. In particolare il maiale con le mele ha le sue origini nel XIV secolo, quando nelle corti rinascimentali si credeva fosse opportuno servire la carne abbinata a ciò di cui si nutrivano gli animali stessi e, nel caso del maiale, questo all'epoca si nutriva prevalentemente di mele. Indubbiamente il sapore dolciastro della frutta si abbina perfettamente alla carne del maiale, ma leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di ripensare a una assai più recente riportata su un sito e riguardante una presunta dichiarazione di Cracco sul suo A gnello in lacrima d’agnello : “ Il segreto è insaporirlo da vivo: preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell’agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale." Ovviamente è tutta una montatura del sito per far ridere (o inorridire). Tornando alla nostra ricetta dell' Arrosto di Maiale al Forno con Erbe Aromatiche e Mele c'è da dire che si rivela un piatto eccezionale: semplice e ricercato al tempo stesso, delicato, saporito e perfetto da servire anche in occasione di una cena particolare. Ingredienti: 800 g di lonza 2 mele golden 120 g di pancetta tesa alloro salvia rosmarino 1 spicchio di aglio 250 ml di vino bianco olio evo sale pepe fecola di patate Procedimento: Insaporire l'arista con sale e pepe. Incidere profondamente l'arista ricavando delle fette non troppo sottili e senza arrivare a tagliarle completamente. Distanziarle e condirle con sale e pepe e lasciare insaporire. Tagliare le mele, private del torsolo, a fettine dello spessore di circa 5mm, inserirle nei tagli di carne e coprire con la pancetta. Con uno spiedo infilzare l'arrosto per tenerlo compatto oppure legarlo con un spago da cucina. Trasferire la carne in una pirofila oleata profumando con salvia, alloro, rosmarino e uno spicchio d'aglio in camicia. Disporre le restanti mele intorno alla carne. Passare in forno a 180°, dopo 10' irrorare con il vino bianco e coprire con un foglio di alluminio. Proseguire la cottura per circa 1 h irrorando con il suo liquido ogni tanto. Terminata la cottura togliere la carne dalla pirofila e lasciare riposare coperta con l'alluminio. Addensare il fondo di cottura aggiungendo mezzo cucchiaino di fecola e facendo ridurre la salsa per qualche minuto. Servire la carne nappando con la salsa testo Giuli Foodie

Fonte: giulifoodie.blogspot.it

Il vitello tonnato , o vitel tonnè, è un antipasto di origine piemontese preparato utilizzando il magatello di vitello e accompagnato con una salsa a base di tonno, acciughe capperi, tuorli e fondo di cottura della carne. Come tutte le ricette tradizionali, le versioni sono molteplici e si rischia di perdersi ma per la mia preparazione ho attinto soprattutto dai consigli dello chef Carlo Cracco contenuti nel libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno". Il segreto è tagliare le fettine molto sottili, sarebbe preferibile utilizzare l'affettatrice, e io ho cercato di fare del mio meglio manualmente. Tovaglietta americana Boston Creativitavola Ingredienti: 1,3 Kg di magatello di vitello 1 carota 1 cipolla 1 costa di sedano 1 bicchiere di vino bianco 50 g di burro sale q.b. 200 g di tonno al naturale sgocciolato 6 acciughe 15 capperi dissalati 3 tuorli d'uovo Preparazione: Sigillate la carne nel burro fuso per alcuni minuti. Unite il trito di carote, sedano e cipolla, versate un bicchiere di vino bianco e lasciate evaporare. Incoperchiate, aggiungendo acqua calda al bisogno, e cuocete per circa 2 ore. Togliete la carne dal fondo di cottura e fate raffreddare. Nel frattempo preparate la salsa tonnata frullando con il mixer il tonno, le acciughe, i capperi, i tuorli e aggiungendo qualche mestolo di fondo di cottura filtrato. Io preferisco una crema più soda ma se la preferite più liquida aggiungete ancora brodo Tagliate la carne fredda in fettine sottili, meglio se con l'affettatrice, disponetela sul piatto da portata, coprite con la salsa e decorate con qualche cappero. Mettete in frigo qualche ora prima di servire. In cucina con me: Creativitavola

Fonte: dolciperpassionesalatiperamore.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Capita di rado, ma ogni tanto succede. Cerco di evitarlo come la peste, ma di quando in quando mi tocca. Che fare la spesa insieme (almeno quella grossa, mirata, magari per una cena) non equivale anche, per forza, a tornare a casa insieme…. Perché perlopiù ci si apparecchia (letteralmente) su binari completamente opposti. Tanto da far finire tutto a schifio . Che io vorrei prendere questo e lui quello. Io ho già pianificato il menu da almeno quattro settimane e lui mi suggerisce cambiamenti, aggiustatine, variazioni minime che però, per una perfettina-precisina-rompina, come me equivalgono a mettere in crisi tutto lo scibile in materia gastronomica. Cioè…quel poco che ne so, almeno. E soprattutto a smontare e rimaneggiare tutti quei gagliardi esperimenti che mi ero già prefigurata in testa, passaggio dopo passaggio. Partendo però da (poche) certezze inespugnabili, quindi tutto sommato andando sul (l’abbastanza) sicuro. Imparate in corso d’opera (a suon di esperimenti andati male), rubacchiate a vere esperte (con sedute ipnotiche si studio), assorbite da mamma e papà (infallibili in cucina), scribacchiate al volo da un programma tv (perché l’idea che poi le ricette si trovino comodamente pure in rete, ancora fatico a incamerarla...). Lui invece no: quando andiamo a fare la spesa insieme pare si diverta a minare, scientemente, tutto ciò. Uscendosene con proposte ai limiti della decenza (sempre gastronomica, s’intende). Variazioni (importanti) di ingredienti o metodi di cottura che manco Carlo Cracco in giacca e cappello da chef ce potrebbe da na mano a capì se siano fattibili o meno. Ma lui, l’amato bene, ama osare e qualche volta, bisogna ammettere per onestà, c’azzecca pure. Al di là di tutto ciò, comunque, andare a fare la spesa con lui riserva anche un enorme vantaggio: quello di non dover portare le sporte della spesa! Nemmeno mezza. Manco per sbaglio o solo per pochi metri. E non è poco. Diventa anzi anche un filo imbarazzante quando il mio Amatissimo Bene mi solleva dall’incombenza perfino di portare un sacchettino leggerissimo, che so, della farmacia. Si impunta e pretende di portare tutto lui. Dalla prima all’ultima busta, magari infilandone una dentro l’altra, adducendo come motivazione che così “bilancia il peso” (perché sì, noi a fare la spesa, come in tanti altri posti, andiamo a piedi!). La verità è che ho sposato un ineguagliabile gentiluomo e questo l’ho sempre saputo. Quello che ignoravo e che vivo ancora con una certa sorpresa è la portata del vantaggio di andarmene in giro libera e senza manco il peso della mia borsetta (perché nel fine settimana infilo tutto in tasca e mi concedo il lusso di non portarmi dietro manco la tracollina più striminzita) al fianco del mio gentiluomo carico invece come un mulo, che arranca sotto il peso di tutta la scorta di frutta e verdura per l’intera settimana e di svariate altre impedibili offerte come flaconi di detersivi e pacchi di farine varie.ù E la gente ci guarda (giustamente) un po' stralunata, prima di posare un'occhiataccia di rimprovero verso la viziatissima sottoscritta. Al che mi dico: ma quando sono sola come faccio? Semplice: mi carico pure io. E sono quella che fino a poco tempo fa si scaricava intere casse d’acqua dalla macchina, perché non è che per essere alta un cavoletto e mezzo e avere il fisico non proprio taurino (ma nemmeno patito) me ne stia con le mani in mano proprio sempre. E ho pure un certo orgoglio da difendere, che diamine. Perché scartoccio fili dell’antenna e aggiusto prese della corrente esattamente come un uomo, che ne sapete? Ma certo è che, quando capita di poterne approfittare, mi sento proprio una regina. Anzi, molto di più! E siccome tra tutte le sovrane e le regnanti di tutti i tempi quella che mi sta più simpatica è questa dal nome da cartone animato (per quanto la sua fama non fosse proprio brillante e priva di appannamenti ), mi è capitato di osservare che quella avrà avuto pure schiavetti e servitori, ma a quei tempi era la norma mentre ora, nel 2013, al confronto, scusate………..lei era proprio na poraccia! @@@@@@@@@@@ La caponata è sicuramente un piatto da re. Che non è ricetta da tutti i giorni, bensì pietanza arzigogolata che si prepara (rigorosamente almeno il giorno prima di consumarla) una, al massimo due volte l’anno e sempre in occasioni particolarissime e molto degne di nota; ma quando succede, signore mie, è una vera corsa agli avanzi. Anche perché è uno di quei piatti che più sta lì più diventa buono, s’insaporisce, dà il meglio del meglio di sé. Come è ovvio per tutte le ricette della tradizione, ognuno ha la sua di famiglia e in Sicilia varia perfino da città a città. Con le patate, con i peperoni, togli questo e aggiungi quello. Io sono da sempre abituata a mangiare questa versione che fa Papà: dolce ma non troppo, fatta solo di melanzane, sedano, olive e qualche capperetto. Tanta cipolla e moltissima dedizione nel farla. Un po’ laboriosa, ma provatela: ne vale davvero la pena!...Altro che regina Taitù! Ingredienti (per 8-10 persone) 2 kg di melanzane viola sode e compatte 2-3 coste di sedano piuttosto grandi 150 gr di olive verdi snocciolate e tagliate a metà 50 gr di capperi sotto sale 2 cipolle grandi bianche o dorate 1 barattolo grande (450gr) di pelati 1 cucchiaino colmo di zucchero ½ bicchiere di aceto bianco di vino Olio per friggere Olio extravergine d’oliva Sale grosso e fino Pepe Procedimento - Innanzitutto dissalare i capperi tenendoli a bagno nell’acqua per un’oretta cambiandola di tanto in tanto. - Poi lavare le melanzane, asciugarle, tagliare a tocchetti non troppo piccoli (con tutta la buccia) e lasciarle per un paio d’ore in uno scolapasta a strati intervallati da sale grosso, con un peso sopra (che può essere una pentola piena d’acqua), in modo che rilascino l’amarognolo e soprattutto in questo modo assorbano meno olio in cottura. - Tagliare il sedano a pezzetti (usare solo il gambo, non le foglie), metterlo in una pentola con poca acqua e farlo bollire finché quella non sarà diventata verde e lui si sarà ammorbidito (dall’inizio del bollore occorrerà davvero poco tempo). Scolarlo e metterlo da parte. - Pulire le cipolle, tritarle finemente e metterle ad appassire sul fuoco in una larga padella coperte a filo di acqua. Una volta assorbita quella, aggiungere un paio di cucchiai d’olio evo e farle imbiondire leggermente a fuoco molto dolce, stando attenti che non prenda troppo colore.. Unire quindi i pelati passati al passaverdura o leggermente frullati con il minipimer, aggiustare di sale e pepe, unire anche il sedano, le olive, i capperi scolati e sciacquati e far cuocere circa ¼ d’ora-20 minuti in modo che si restringa un po’ e si insaporisca il tutto. Aggiungere quindi lo zucchero e l’aceto, alzare la fiamma per farlo evaporare e poi riabbassarla e lasciar andare ancora qualche minuto. Preparare quindi le melanzane: sciacquarle, asciugarle bene e friggerle in abbondante olio finché non saranno dorate, dopodichè tirarle su e metterle a scolare su carta assorbente. Unire quindi le melanzane fritte, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti e quando sarà fredda trasferire la caponata in una ciotola di vetro, coprire con pellicola e lasciare riposare un’intera notte in frigorifero prima di consumarla. Dura anche una settimana, basta avere l’accortezza di tirare fuori dal frigo, di volta in volta, solo la quantità da mangiare, almeno un paio d’ore prima (ma anche di più) per poterla consumare a temperatura ambiente: non va mangiata fredda e non va riscaldata per nessun motivo!!!!

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Io normalmente non amo rivisitare i piatti, la mia cucina non è innovativa, creativa o all'avanguardia e quando mi confronto con dei classici della cucina tendo ad eseguire con reverenza e non a stravolgere. Però poi mi viene fatto presente che su Youcook c'è una gara per la quale bisogna cucinare la carbonara ovviamente più originale è tanto meglio è. Io più che per la gara in se ho voluto partecipare proprio per sviluppare questa idea, che mi è balenata in testa con una immediatezza e una forza tale che non mi ha abbandonata e mi ha costretta nonostante sia stra-super-impegnata con gli esami imminenti a ritagliarmi un po' di tempo a sviluppare questa sorta di carbonara scomposta e rivisitata . Concettualmente questo piatto è nato pensando alle patatine fritte che a casa mia mangiamo con l'uovo fritto e che possibilmente pucciamo all'interno del tuorlo morbido . Così immediatamente le patatine sono diventate la tria pugliese ossia la pasta fritta che si mangia assieme alla pasta e ceci mentre l'uovo che io solitamente mescolo con i formaggi in questo caso si sono totalmente separati andando ad essere le salsine ideali per la pasta fritta. Poi però, non avendo mai mangiato ciceri e tria e non sapendo che consistenza avesse la pasta fritta ho temuto che fosse troppo dura e secca e così ho optato per un tipo di pasta della quale ricordavo l'esistenza e che ho rivisto qui le Pincinelle, un tipo di pasta marchigiana che viene fatta con l'impasto del pane, quindi un impasto lievitato, per le quali ho utilizzato il mio licoli. Ho infatti pensato che utilizzando un impasto lievitato, in frittura sarebbe rimasto più morbido.. Dunque, partiamo: pancetta PER LE PINCINELLE: 65gr di lievito madre idratato al 100% 235gr di farina 100gr di acqua olio per friggere PER IL TUORLO FRITTO: 2 tuorli pangrattato olio per friggere PER LA FONDUTA: parmigiano qb pecorino qb latte qb pepe nero Per prima cosa ho preparato i tuorli, in due pirottini usa e getta di alluminio ho messo una cucchiaiata di pangrattato, ho creato una conca all'interno e vi ho adagiato molto delicatamente il tuorlo, li ho ricoperti con altro pangrattato e li ho messi in frigo per una notte. Questo ovviamente è il procedimento che lo chef Cracco ha più volte spiegato nel suo libro e non solo. L'indomani ho preparato la pasta sciogliendo il lievito nell'acqua, aggiungendo la farina e impastando tutto per bene fino ad ottenere un impasto liscio. Ho lasciato lievitare fino al raddoppio e poi cercando di non sgonfiare molto l'impasto ho ricavato delle striscioline di pasta assottigliandole tra le mani ho fritto in abbondante olio ho scolato su carta cucina e intanto ho rosolato la pancetta a cubetti in una pentola antiaderente fino a renderla croccantissima. L'ho sollevata con una schiumarola e l'ho fatta asciugare su della carta cucina. (l'altra quella che rimane va lessata e condita normalmente) Intanto mi sono dedicata alla fondutina scaldando il latte e aggiungendoci poi i formaggi grattugiati, ho atteso che il formaggio fondesse e il latte si ritirasse un po', nel frattempo ho girato con la frusta, poi una volta pronta ho messo a raffreddare in una ciotolina ed ho aggiunto il pepe. Ho iniziato a comporre il piatto mettendo ai lati del piatto la fonduta, e al centro la pasta fritta e leggermente salata, proprio all'ultimo ho delicatamente prelevato i tuorli dai pirottini e li ho fritti per pochissimi secondi fino a rendere l'esterno croccante. Ho posizionato i tuorli sulla fonduta e ho completato con la pancetta croccante. Ah, ovviamente il tuorlo era liquido ;)     Se avete un account su youcook e vi fa piacere "slurpare" la mia ricetta vi lascio il link e poi qualche altra foto del tuorlo liquido nel caso non vi sembri abbastanza liquido :D Che ne pensi di ciò che hai appena letto? Fammelo sapere lasciando un commento.. E per essere sempre aggiornato seguimi su Twitter , Facebook , Pinterest , Instagram, Tumblr , Google+

Fonte: polpadigranchio.blogspot.it

- cliccare sulla foto per ingrandirla - Finalmente ce l'ho fatta! Ho cucinato un petto d'anatra, come andrebbe cucinato un petto d'anatra, era da giugno che volevo farlo, da quando mi sono trovata davanti la giuria di MasterChef e sono stata trattata come una pivellina che mangia hamburger tutte le sere, ah ah! E di quelli surgelati, per giunta! Li c'è spiegato tutto, nel post degli gnocchi viola :-D Stasera grande seratona MasterChef, ogni mercoledì sera noi seguaci ci apparecchiamo davanti alla tv sin dalle 20,30, con tanto di prole pigiamata e pronta ad andare a letto da sola, mariti che si inventano riunioni, o si rinchiudono in cucina, pur di non dare *fastidio* :-D Comunque la ricetta è molto semplice, e in linea di massima un buon petto d'anatra deve essere cotto il meno possibile, la carne deve rimanere bella rosa, e deve rimanere bella tenera e succosa. La ricetta che ho scelto io, ovviamente, è con il pepe rosa, dovrò pur ammortizzare il costosissimo barattolino comprato non a caso da Peck (visto che il Cracco/ristorante si trova nei paraggi, è oramai diventata tappa fissa, non si sa mai che riesco per caso ad incontrarlo) ma non c'è niente da fare neanche se rimanessi appostata li sul marciapiede 12 ore al giorno arriverei ad avere una tal *botta di fortuna* ma che il ristorante ha per caso un'entrata laterale??????? Vabbè veniamo alla ricetta, che tra l'altro, aggiungo io, neanche questa avrebbe soddisfatto i palati stra esigenti della super giuria di MasterChef, in quanto il succo della carne probabilmente ne è rimasto troppo poco, e il sapore dolce e speziato delle mele sovrastava completamente il sapore delicatissimo del petto d'anatra :-D Pero' è quella che volevo io, con le mele e il pepe rosa, anzi se andate a vedere il sito dell'alberghiera, dove l'ho presa, vedete la foto del petto d'anatra come dovrebbe essere, ancora più al sangue. Ingredienti per 4 persone: 2 petti d'anatra (peso totale di circa 700-800 gr) 2 grandi mele sale un bicchierino di cognac 4 cucchiai di zucchero di canna pepe rosa a piacere Incidete i petti d'anatra con delle x dalla parte della pelle. Salare e porre i petti d'anatra dal lato della pelle su una padella fatta precedentemente scaldare, senza esagerare: la pelle deve diventare croccante lentamente. Quando la pelle sarà dorata, giriamoli e teniamoceli per qualche minuto. Poi togliamo i petti e mettiamoli in forno per 5 minuti, senza il grasso di cottura. L'importante è usare una teglia di grandezza adeguata ai petti, deve essere della misura dei petti in modo che il succo che ne uscirà non verrà disperso o evaporerà nel forno. Togliere dalla padella l'eventuale grasso che si sarà formato e far caramellare le mele con lo zucchero di canna, fiammeggiare con il cognac e aggiungere un po' di acqua e il pepe, aggiustare di sale. Io ho impiattato mettendo al centro dei piatti 2-3 cucchiai di mele, le fettine di petto d'anatra attorno e il sughino sopra.

Fonte: unastellatraifornelli.blogspot.it

Buongiorno!! Ed eccomi qua, vi avevo detto che quest'anno volevo riproporre, ogni settimana, un piatto della mistery Box, di ogni puntata di Master Chef, ma, già dalla 2° mistery, ho capito che la cosa è praticamente impossibile: dove trovo l'uovo di struzzo o il plancton o i cibi del futuro?? Quindi?? Che si fa?? Ci rinuncio?? Ma nooo, troviamo la soluzione. Allora cambio rotta, ad ogni puntata, decido uno tra i vari argomenti trattati. Quindi, non potendo fare la mistery, ho deciso che per la 3° puntata, farò un piatto con uno tra tre ingrediente dell'invention Test: la ciuga, un salume, la pompia, un agrume candito, e la figata, un formaggio caprino. Ho optato per la ciuiga, che, in effetti, noi non abiamo, ma non avendo neanche gli altri due, questo mi sembra somigliare molto al nostro salamino di maialino, poco stagionato e molto morbido. Ed ecco il mio piatto, devo dire abbastanza semplice, fatto, a dire il vero, con ciò che avevo in frigo :-)....nella ricetta, visto i 10 anni di Master Chef, ci ho pure inserito LUI, il mitico, con il suo uovo!! INGREDIENTI Topinambur Cipolla zafferano ciuiga (o salamino fresco) 1 uovo pangrattato prezzemolo Per il brodo cipolla carota pomodorini sedano Per prima cosa, in un bicchiere, mettere alla base il pangrattato, praticare un solco e adagiarci, delicatamente, il tuorno di un uovo fresco, coprire con altro pangrattato e mettere in frigo almeno per due ore. Preparare il brodo: Mettere nell'acqua tutti gli ingredienti e cuocere aggiungendo il sale. In un bicchierino mettere un pò di brodo e aggiungere lo zaferano (io ho usato i miei pistilli) e lasciari li a riposare In un pentolino, far appassire la cipolla e aggiungere il topinambur a pezzetti (lasciarne 1 per friggerlo). Far insaporire bene e aggiungere il brodo. A cottura quasi ultimata aggiungere lo zafferano che avevamo sciolto e il prezzemolo. Frullare tutto con il mixer ad immersione. Affettare un topinambur e friggere qualche dischetto, per dare una nota croccante al nostro piatto. In un piccolo pentolino, mettere l'olio, tirare fuori il nostro tuorno e friggerlo a fiamma alta fino a doratura del pangrattato (mi raccomando, non molto altrimenti non rimarrà cremoso all'interno. Impiattare mettenzo la crema nel piatto, la ciuiga sfriciolata, le fettine di topinambur fritte e "l'uovo di Cracco" al centro. Vi faccio vedere anche il video con l'apertura dell'uovo.... Devo dire piatto demplice ma buono: la sapidità del salamino contrasta bene con la dolcezza del topinambur, poi il croccante del fritto e l'uovo divino!! Che dite, può andare?? Certo, forse non è all'altezza di master chef, ma può passare pensando che l'ho fatto con quello che avevo a casa! Ok, alla prossima con...GNOCCHI!!!!! E si, già ve lo anticipo visto che siamo in ritardo di una settimana!!

Fonte: leleccorniedidanita.blogspot.it

Buongiorno!! Avete visto la puntata di giovedì scorso di Masterchef?? Ehh ...appunto!! Cielo, mare, terra....Terry Giacomelli, no ma, avete visto gli ingredienti e i piatti dello chef?? Per questa puntata, veramente, ho avuto pure tante difficoltà a trovare ispirazione di un piatto!! Oltretutto sono molto impegnata con torte, biscotti e dolcetti da fare quindi ho deciso, alla fine, di scegliere come tema la carne ???? e, perdonatemi, un piatto fatto in passato ????‍♀️????....però c'è pure l'ananas che Aquila ha gentilmente ceduto al compagno! Ed ecco la ricetta: INGREDIENTI Chianina o carne di ottima qualità e fresca Capperi Olio Sale e pepe Ananas Pinoli Per l'uovo marinato alla Cracco Uovo Stessa quantità di sale e zucchero Cominciamo a preparare almeno 2 giorni prima l'uovo. Unire stessa quantità di sale e zucchero, mettere il composto in un contenitore, fare un incavo, mettere un tuorlo e coprire del tutto. Dopo due giorni levare il tuorlo, sciacquare sotto l'acqua e poggiare su carta assorbente. Prendere la carne tagliatela a striscioline e poi batterla con il coltello. Unire i capperi dissalati, olio, pepe e un pizzico di sale. Affettare l'ananas a fette sottilissime e, con un coppapasta, stratificate carne e ananas. Finire con striscioline di uovo marinato, erbette fresche e pinoli tostati. Davvero ottimo, con diverse consistenze e bellissime alternanze tra salato e dolce. E per questa settimana è andata così ???????? speriamo di trovare una buona ispirazione questa sera ????!

Fonte: leleccorniedidanita.blogspot.it

E dopo Cracco, posto una ricetta di Massimo Bottura, per iniziare l'anno ai massimi livelli. Come sempre, tv e giornali durante periodo delle feste ci propongono ricette, trucchi e suggerimenti per il riciclo e l'esaltazione degli avanzi di pranzi e cenoni. Quest'anno di vacche magre, addirittura, mi sembra che si sia partiti subito con i piatti da ricavare dagli avanzi, già settimane prima del Natale, senza aver proposto prima i piatti delle feste: avanzi di che, quindi? Comunque, di sicuro il panettone non è mancato in nessuna casa! Questa ricetta si basa sul dolce milanese e francamente lo esalta davvero, ne rimangono i profumi e anche per chi non amasse i canditi, se ne preserva l'aroma ma non la " fastidiosa" consistenza in bocca. Era la proposta "avanzi" di Massimo Bottura, pubblicata da una rivista femminile. INGREDIENTI - per 10 soufflé mono porzione . 300 g panettone . 6 uova . 40 g zucchero . 50 g burro . 100 g cioccolato bianco . Farina e burro per gli stampini PROCEDIMENTO Passare il panettone nel tritatutto e ridurlo ad una farina di grana grossa. In un pentolino sciogliere a bagnomaria il cioccolato bianco spezzettato e il burro. Separare tuorli ed albumi. Montare i tuorli con lo zucchero per ottenere una crema spumosa. Aggiungere a questa il cioccolato fuso e il panettone, mescolando bene per ottenere un composto ben omogeneo. Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale ed unirli poi con attenzione al resto del composto. Scaldare il forno a 180gradi. Imburrare ed infarinare degli stampini individuali (ma si può preparare anche un soufflè grande ovviamente) e riempirli avendo cura di lasciare dello spazio per l'espansione durante la cottura. Cuocere per 10-12 minuti circa - nel caso di uno stampo unico grande il tempo aumenta. I miei soufflè sono risultati soffici e morbidi dentro, li ho solo trovati un po' dolci, perchè lo era particolarmente il cioccolato bianco che ho usato. La prossima volta proverò saltando l'aggiunta del cioccolato fuso all'impasto ed aggiungendo solo un cubetto di cioccolato bianco al centro come nei miei tortini al cioccolato fondente .

Fonte: buonocomeilpane.blogspot.com

Quando cerchi ingredienti che inizino con una determinata lettera e, alla fine, è l'ingrediente che trova te! Infatti per la lettera C del Viaggio nel Mondo degli Ingredienti, mi ero segnata un paio di ricette da provare per il nostro Bel Paese ma, guardando la prima puntata della prima serie di DINNER CLUB, ho letteralmente fatto un salto sul divano! Infatti Chef Cracco e Fabio De Luigi hanno viaggiato sul Fiume Po, scendendo lungo le sue rive con una piccola barca e la prima tappa è stato ad un attracco dove, in compagnia di alcuni signori locali, hanno gustato una focaccia ricchissima di cipolle, chiamata TIRÒT (con l'accento sulla O!). Mi sono emozionata tanto perchè il Po non è quasi mai citato come méta turistica... E invece a me, già solo sentirlo menzionare, evoca CASA, la mia Ferrara, le gite in bicicletta.... Quindi, anche se questa focaccia è tipica del mantovano, mi ha conquistata subito e ho cercato la ricetta, scoprendo che, come sempre, una cosina così buona non poteva che nascere dalle necessità contadine! Infatti pare che venisse impastata dalle massaie la mattina per poi essere cotta e portata nei campi per pranzo o come merenda e che le cipolle dorate utilizzate siano, oggi come allora, proprio quelle coltivate in queste zone, fino alla provincia ferrarese. Quindi, inforchiamo la bicicletta e pedaliamo lungo le rive del Po per l' ITALIA ! TIRÒT - Focaccia con cipolle, di Felonica 500 g di farina "0" 500 g di cipolle dorate (peso pulite) 300 g di acqua 8 g di lievito di birra fresco 150 g di strutto 10 g di sale olio evo qb Ovviamente si può impastare a mano, ma io ho preferito la versione "pulita", ovvero lasciare lavorare la mia planetaria! ^___^ Per prima cosa, eliminare la pellicola dorata e i due "poli" delle cipolle, quindi affettarle più sottilmente possibile (io con la mandolina e qualche litro di lacrime...) e tenere da parte in un colino, così da eliminare il loro liquido. Montare il gancio a uncino, versare nella ciotola la farina, l'acqua e il lievito sbriciolandolo con le dita Avviare e lasciare impastare fino a quando è tutto amalgamato, aggiungendo a questo punto il sale e poi lo strutto morbido (a temperatura ambiente). Lasciare andare fino a che è incordato ma ancora molto morbido. Aggiungere ora le cipolle e dare qualche altro giro finchè sono bene amalgamate nell'impasto. Il tutto deve risultare morbido e poco appiccicoso. Trasferire in una ciotola unta con un velo di olio evo, coprire e lasciare lievitare almeno un'ora in luogo tiepido (io nel forno spento). A questo punto ungere molto bene una teglia rettangolare da pizza, oppure usare direttamente la leccarda del forno. Se come me avete un forno da 60 cm, preparate due leccarde o due teglie da pizza. Ribaltare l'impasto sulla teglia (o dividerlo a metà sulle due a disposizione), bagnarsi bene le dita con l'olio evo e allargarlo bene fino ai bordi, per avere uno strato sottile massimo mezzo cm. e senza bucarlo. Lasciarlo riposare ancora 20-30 minuti quindi infornare a forno già caldo a 200° per almeno 30 minuti o fino a quando è ben dorato in superficie. Il mio forno, che è vecchissimo, ci ha messo quasi 45 minuti! Ma tanto prima o poi lo estirpo... :DDD Inutile descrivere il profumo sparso per tutta casa... sembrava di stare in pizzeria o in una panetteria! E anche questa è finita nel mio quaderno delle ricette del cuore!! Come sempre, ricordo che potete seguire il nostro Viaggio così: FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/716181916730894 INSTAGRAM: #unmondodingredienti e #abcincucina

Fonte: gatadaplarr.blogspot.com

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