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Buona Pasquetta a tutti!! Come avete passato questi giorni di festa? Io in relax assoluto: complice il tempo, sono rimasta a casa, principalmente fra divano e cucina. A parte questa mattina, che ho fatto una camminata salutare, giusto per dire che ho fatto un pò di movimento per contrastare le libagioni festaiole!! Devo dire però che sono stata bene, sarà che io principalmente sono fatta per muovermi e uscire, ma con queste temperature e niente sole (tranne questa mattina) mi passa la voglia di vestirmi, di andare fuori, e quindi rimango bella felice in semi-pigiama, gironzolando per la casa, a sistemare qui e lì, a dormicchiare, pasticciare in cucina, eccetera...eccetera.... Da domani si ricomincia a sgambettare fra lavoro, palestra, corso CB, e naturalmente cucina, possibilmente dietetica!....mah....golosa come sono? vedremo.... Per gettare le basi (ehm....), oggi ho preparato la pasta frolla: ne ho fatta un bel pò e l'ho congelata per preparazioni future. Ci tenevo a raccontarvela qui, perchè l'ho già fatta ed è buona: è quella di Mister Carlo Cracco....e quindi....<3!! love love love!! hihi! A parte questa mia personale passione per lo chef, la sua frolla è davvero buona (già sperimentata...)!! Per due panetti da 490 gr circa: 500 gr farina 00 50 gr di farina di mandorle 175 gr di zucchero semolato 75 gr di tuorlo d'uovo (5 uova medie circa) 200 gr di burro morbido pizzico di sale In una ciotola mescolare le farine, con lo zucchero e trasferire nel robot da cucina. Lavorare il burro con i tuorli fino a fare una crema, aggiungendo anche un pizzico di sale. Versare nel robot con gli ingredienti secchi e impastare il tutto per 10 minuti. Trasferire in una spianatoia, raccogliere l'impasto con le mani e dividere in due parti uguali, per i due panetti da 490 gr. Utilizzare per biscotti, crostate, e tutto quello che volete di dolce! Vedremo cosa vi preparerò con questa frolla... ;) Buona serata e buon inizio settimana! Mari<3

Fonte: uncicloneincucina.blogspot.it

Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

LA RUSTICA® IN VACANZA Santa Margherita, Forte dei Marmi, Milano Marittima, Porto Cesareo La Rustica® San Carlo: aperitivo all’italiana nell’interpretazione di Chiara Maci e Gnam Box #rusticainvacanza Metti una sera d’estate. Metti un bicchiere di vino bianco, una centrifuga profumata allo zenzero o uno spritz, con gli amici al calar del sole. L’aperitivo è uno dei più consolidati riti sociali italiani, momento di incontro e di scoperta. E ogni buon drink deve essere accompagnato da un proposta gastronomica stimolante e audace a completamento dell’esperienza. La Rustica® San Carlo, sulla scia del progetto nato in collaborazione con lo chef stellato Carlo Cracco, ha iniziato a proporsi come soluzione originale per l’aperitivo come canapè sofisticato o semplicemente sfizioso. Grazie alle sue peculiari caratteristiche (taglio ondulato leggermente incurvato, il colore giallo dorato e le dimensioni più grandi, 60 – 80 mm di larghezza e 1,7 mm di spessore) la Rustica® San Carlo è la base ideale per ingredienti di qualità e accostamenti audaci. Chiara Maci e Gnam Box (Stefano e Riccardo), tra i più popolari food blogger italiani, sono stati i maestri di cerimonie degli aperitivi che la Rustica® ha ospitato in alcuni dei locali simbolo dell’estate italiana. Il Sabot di Santa Margherita Ligure, il Twiga di Forte dei Marmi, il Papeete di Milano Marittima, l’Isola Beach di Porto Cesareo sono stati i palcoscenici degli aperitivi/show-cooking in cui i blogger hanno dato vita alla versatilità della Rustica® con ricette semplici e divertenti da replicare anche a casa. “Carlo Cracco è uno dei principali interpreti della cucina italiana nel mondo – le parole di Susanna Vitaloni, Vice Presidente San Carlo Gruppo Alimentare - con lui condividiamo la ricerca dell’eccellenza, l’attenzione alla scelta delle materie prime, la professionalità e la passione per il gusto. Grazie al suo esempio abbiamo convinto gli italiani che tutti possono permettersi di osare in cucina insieme alla nostra rustica per esprimere la propria creatività. Il pubblico ha decisamente colto la sfida e ciò è dimostrato dalla sorprendente curiosità generata dalla campagna di comunicazione." “È la prima volta che utilizzo la Rustica, sempre presente nella dispensa come alleato per l'aperitivo, – dice Chiara Maci - ma l'idea di rivisitarla pensando all'estate e alla voglia di mare, mi stuzzicava. Pesce, quindi semplicità di esecuzione e replicabilità. Ho aperto il frigo e in pochi minuti il gioco era fatto.” “Abbiamo pensato al Mediterraneo – sottolineano gli Gnam Box – siamo andati alla ricerca di ingredienti facilmente reperibili e tipici delle tradizioni culinarie delle nostre coste. Un tocco di audacia nell’accostamento dei sapori e una forte componente visiva, che rende la Rustica® irresistibile. Perché un canapè ti cattura prima per il suo aspetto e poi ti convince per il suo gusto e il gioco è tanto più divertente se la base è costituita da un elemento che tutti hanno nel proprio immaginario quotidiano come la patatina.” Ricette di Chiara Maci per #rusticainvacanza Rustica San Carlo, stracciatella, gamberi rossi e salsa al basilico Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 20 gamberi rossi freschissimi 250 gr di stracciatella 1 mazzo di basilico 1 limone olio evo sale, pepe nero Con un frullatore a immersione frullate in un recipiente alto il basilico con olio, sale e pepe nero. Componete il vostro piatto con una Rustica piuttosto larga sulla quale adagiare la stracciatella, poi il gambero crudo e successivamente la salsa di basilico per condire. Rustica San Carlo, miniburger di salmone, avocado e panna acida Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 500 gr di salmone norvegese fresco 1 avocado maturo 1 limone salsa di soia panna acida senape dolce sale, pepe olio evo In una ciotola lavorate il salmone tritato al coltello con un cucchiaio di senape, un cucchiaio di soia, qualche goccia di limone. Tagliate a cubetto l’avocado e unitelo al salmone. Mescolate e fate piccoli burger. Servite il burger con sopra la panna acida sistemandolo tra due Rustica San Carlo come fosse un panino. Club sandwich con Rustica San Carlo Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 20 fette di pane da tramezzino lattuga 200 gr di petto di tacchino al forno maionese senape dolce 1 provola dolce 3 pomodori cuore di bue sale Tostate il pane, tagliate ogni fetta in quattro triangoli. Partendo dal basso, farcite con petto di tacchino, pomodoro, maionese, Rustica San Carlo, provola, lattuga e senape. Ricette di Gnam Box per #rusticainvacanza Rustica San Carlo, caprino, capperi e limone con pomodorino Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 250 g formaggio caprino fresco 50 capperi dissalati + 10 per servire 1 limone olio extra vergine sale pepe Tritate finemente i capperi e lavorateli con il caprino. Aggiungete poco sale, olio e la scorza di limone. Lavate e tagliate in quarti i pomodorini, conditeli con olio, sale e pepe. Componete ogni Rustica con un cucchiaino di formaggio, uno spicchio di pomodoro e un cappero. Spolverate con una macinata di pepe e servite. Rustica San Carlo con ricotta al rosmarino e fichi Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 250 g ricotta 3-4 fichi maturi e piccoli rosmarino fresco olio extra vergine di oliva sale pepe Passate la ricotta al setaccio per renderla più morbida e cremosa. Versate dell’olio in un bicchiere e aromatizzatelo con del rosmarino fresco. Tritate qualche ago di rosmarino e incorporatelo alla ricotta. Condite con olio aromatizzato, sale e pepe. Tagliate i fichi a spicchi non troppo grandi. Componete ogni Rustica con una base di ricotta, uno spicchio di fico e qualche ago di rosmarino. Se non trovate i fichi freschi potete usare in alternativa quelli secchi. Rustica San Carlo con guacamole al sedano Ingredienti per 4 persone: Rustica San Carlo pack da 180 gr 2 avocado maturi 2 gambi di sedano, circa 200 gr 4 peperoncino dolce 1 lime 1/4 cipolla rossa sale olio extra vergine di oliva pepe nero in grani Tagliate gli avocado a metà, privateli della buccia e tagliateli a pezzetti in una ciotola. Lavate e tritate grossolanamente il sedano e unitelo all'avocado. Con una forchetta mescolate il tutto schiacciandolo in una polpa grossolana. Aggiungete la cipolla tritata finemente e metà dei peperoncini ben sminuzzati. Mescolate bene con il succo di un lime, un filo di olio e aggiustate di sale. Componete ogni Rustica con una base di guacamole, qualche rondella di peperoncino dolce e un grano di pepe nero.

Fonte: thelunchgirls.blogspot.com.es

La sfida dell'MTC ormai, è uno di quegli appuntamenti che cambiano qualcosa nelle nostre vite. Che sia perché la sfida ci costringe a fare, cose folli come il croissant sfogliato in un periodo di calura estiva, sia che ci costringa a disossare un pollo quando mai ti saresti sognata, è certo che partecipare a queste sfide ti cambia. Di sicuro ti migliora nella tecnica, ma a volte succede qualcosa di più. Questa è proprio una di quelle volte. Scegliere un piatto per l'MTC, non è mai facile. Il livello di questa gara è altissimo, le concorrenti (ops! scusate ragazzi!) i concorrenti, molto agguerriti e anche se non partecipo per vincere, voglio comunque dare il meglio. Pertanto nello scegliere la zuppa, che è il tema di questo mese lanciato da Vittoria Traversa del blog "La cucina piccolina" , ho pensato: "ma che non sia la solita zuppa! Vorrei una cosa un po' più raffinata!" E la lampadina si è accesa! Infatti presento una ricetta che è una libera interpretazione, filtrata dai miei ricordi giovanili, di un piatto che adoravo, cucinato in un bellissimo ristorante di San Gimignano, molto in voga negli anni '80/90, "I cinque Gigli". Eh sì! Correvano gli anni '80 ed io ero una studentessa universitaria, interessata al cibo quel tanto che basta per sfamarsi ai tre pasti principali. Non sapevo niente di questa materia e sicuramente non consideravo la cucina uno dei piaceri della vita. In quegli anni vivevo in provincia ed avevo una incredibile "fame" di mondo: sognavo l'arte, la musica, la letteratura, l'architettura, la moda, il design, ma tutto il bello mi affascinava e ne ero attratta in un modo incredibile. Durante il periodo universitario, neanche vivere a Firenze mi aiutava granché, perché a parte tutta l'arte che respiravo e che mi dava vita, c'era tutto un mondo che mi era negato dalla mancanza di soldi. Essere studentessa nei dorati anni '80 era un grave handicap, ed io bramavo una vita diversa: lontano! Minimo Milano, meglio ancora Londra. Viaggiavo con la smania di chi il viaggio lo deve compiere dentro di se, ma non capendo, cerca fuori e ne ricava solo frustrazioni. Cercavo in tutti i modi il bello, l'arte, la storia, in ogni istante, e pensavo che se non me ne fossi andata, non sarei mai vissuta come desideravo. Ma la mia vita per motivi vari mi riportava sempre qui. Questa strettissima provincia riusciva sempre a farmi tornare a sé. I "ritorni" erano spesso legati a feste familiari e questo mi era ancora più penoso, perché per certi versi capivo la forza di questi legami, d'altra parte, io volevo essere "altro". La mia è una famiglia semplice, fatta di gente vera, concreta: da dove sbucavo io, così piena di sogni, di ambizioni e di voglia di essere così diversa da loro? Durante uno di questi "ritorni", non ricordo per quale motivo, mi sono trovata in questo posto "magico", nella campagna sangimignanese. Un ristorante assolutamente fuori dal comune: intanto di classe per lo standard dell'epoca dalle mie parti, gran cibo, molta cura dei dettagli, dalla location, alla divisa del personale, ma fortemente legato al territorio, gestito da ristoratori storici della zona. Riflettendoci oggi, credo di aver ricevuto proprio lì, alcuni degli input fondamentali che hanno portato la mia vita su questi binari rispetto ad altri. Ho molto amato quel luogo, ci andavo spesso nonostante le mie esigue finanze, perché mi sentivo in equilibrio: c'era il bello, il gusto, classe, eleganza ed era proprio lì da dove stavo fuggendo. Forse alcune domande sulla mia vita sono scaturite proprio a "I cinque Gigli". Il piatto che più amavo di questo ristorante era la zuppa del Granduca, non ricordo perché si chiamava così, ma c'entrano qualcosa i Medici o forse i Lorena (il Granduca Leopoldo)? Ho provato a ricordare, ad intervistare parenti ed amici, ma trent'anni sono davvero troppi per avere notizie certe. Comunque da Samuele Gigli, nipote dello chef sono risalita più o meno agli ingredienti principali della ricetta, ed il risultato è stato assolutamente commovente: un catartico tuffo nel passato, una full immersion nei miei sogni di ragazza. Un ringraziamento immenso a Giancarlo Gigli, chef patron de "I cinque Gigli",e all'MTC per questa bella esperienza. Ingredienti per 4 persone per il brodo: 1 galletto livornese o un pollo ruspante piccolino 5 l di acqua 1 cipolla 1 carota 1 sedano 1 mazzettino di prezzemolo 1 foglia di alloro una decina di grani di pepe 4 chiodi di garofano una manciata di sale grosso per la zuppa: 1 cipolla 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva 15 g di funghi secchi (quando è stagione freschi) 180 g di farro perlato sale pepe macinato tartufo fresco di stagione per la presentazione: 1 rotolo di pasta sfoglia da 230 g. (io la mia: la ricetta la trovate qui ) 1 uovo Nota sui tartufi: a seconda della stagione, i tartufi migliori sono di diverse tipologie. Dalla metà di settembre fino a dicembre il migliore è il tartufo bianco, da utilizzarsi prevalentemente crudo. Dal mese di dicembre, il tartufo nero, che si può usare anche cotto. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto c'è lo "scorzone" estivo, tartufo nero con una scorza ruvida e verrucosa e da ottobre a gennaio lo "scorzone" invernale. Preparazione: per il brodo In una grossa pentola inserire il galletto eviscerato, fiammeggiato e lavato. Pulire la carota, il sedano, il prezzemolo, l'alloro e legarli a formare il mazzetto aromatico, sarà così più facile eliminarli, dopo la cottura. Pulire la cipolla, tagliarla in 2 metà e steccarla con i chiodi di garofano. Porre le 2 metà, dalla parte del taglio steccato su una padella antiaderente e farle bruciare. Questa operazione di bruciatura della cipolla, serve a rendere il brodo meno torbido e non andrà chiarificato per la zuppa. E' un buon consiglio che ho adottato da Carlo Cracco "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno". Una volta bruciate aggiungere le 2 metà di cipolla, nella pentola del galletto insieme al mazzetto aromatico, al sale, ai grani di pepe e a 5 l di acqua. Lasciar cuocere per un paio d'ore, schiumando la superficie se necessario. Far raffreddare il brodo, togliere il galletto (o il pollo) e le verdure (che possono essere mangiati così oppure usati per altre preparazioni), filtrarlo con un colino rivestito di garza e metterlo in frigo per alcune ore. Toglierlo dal frigo e togliere il grasso in eccesso che si riesce a raccogliere in superficie. per la zuppa: In una pentola più piccola, tritare finemente la cipolla e lasciarla sudare nell'olio extra vergine di oliva a fiamma bassissima. Intanto, lavare accuratamente il farro perlato, tostarlo con la cipolla e poi unire i funghi secchi ammollati per 15/20 minuti in acqua e tritati. Lasciar insaporire alcuni minuti, poi aggiungere il brodo freddo almeno 1 litro e lasciar cuocere per circa 20 minuti da quando inizia a bollire. E' necessario comunque assaggiare il farro, per trovare il giusto grado di cottura. Se in cottura asciuga molto aggiungere brodo bollente. Quando il farro è cotto, spegnere la zuppa, aggiungere brodo bollente fino ad ottenere la consistenza che si vede in foto, aggiustare di sale e pepe. per la presentazione: La zuppa si serve in cocottine da forno individuali con lamelle di tartufo tagliate sottili. Per la presentazione: ritagliare un disco di pasta sfoglia di diametro 2 m più largo della cocottina, sigillando l'apertura ad effetto coperchio, ritagliare delle formine di pasta sfoglia con un taglia biscotti della forma desiderata per decorare la superficie. Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la sfoglia con l'uovo per lucidarla. Infornare a 220° in forno preriscaldato per 10 minuti o finché la sfoglia non è dorata. Servire immediatamente. Nota: E' un modo un po' vintage di presentare, ma è un piatto legato ai miei ricordi e l'ho voluto presentare esattamente come lo ricordavo. Con questa ricetta partecipo all'MTC N° 53 di gennaio

Fonte: architettandoincucina.blogspot.it

Allora si! Esiste un pò di giustizia a questo mondo? Forse... ...tanto per cominciare stasera a fare l'areosol e leggere la storia a Tommaso ci è andato il mio compagno, al contrario delle altre sere nelle quali sono sempre andata io!!!!!!!!!!!! Areosol come cura per la tosse, assieme a cortisone ed antibiotici, Tommaso e Gianmarco, entrambi sono malati....e per colpa di quest'influenza domani siamo costretti a rinunciare al primo pic nic della stagione! I nostri amici hanno organizzato una piccola gita fuori porta con tanto di borse termiche cariche di viveri, ma noi purtroppo siamo costretti a rimanere a casa e tenere i bimbi riguardati! Pazienza, speriamo comunque che si il primo pic nic di una lunga serie alle quali noi parteciperemo....in piena salute!!! Io, però mi consolo, perchè venerdì vado a Roma, a conoscere finalmente, le ragazze che ormai da qualche mese segue sul web!!!! Emozionata come al primo giorno si scuola, frastornata e felice!!!!! Ed ora (finalmente!) ecco una ricetta semplice e salutare per tutte quelli che come me, domani stanno a casina!!!! Ringrazio di cuore Paola per avermi inviato come premio per la vincita del suo contest ben 6 pacchi di riso Riserva San Massimo con il quale farò sicuramente altre ricette! Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso (io ho usato il Carnaroli Riserva San Massimo) 1 cipollotto 1 carota (bella grande) 60 gr di piselli 60 gr di fagiolini 100 gr di asparagi 100 gr di burrata olio evo sale pepe bianco 1 noce di burro Pulite e tagliate tutte le verdure a cubetti di mezzo cm circa. (Per essere precisi, professionali e in tema con la stagione, tagliate a primavera tutte le verdure) Mettete a bollire un litro di acqua, salatela con del sale grosso e sbiancate le verdure (tranne il cipollotto) per 3-4 minuti. Tuffatele in una bacinella con acqua freddissima e scolatele. Non buttate via l'acqua di cottura! Sarà un ottimo brodo per cuocere il riso! Scaldate due o tre cucchiai di olio in una casseruola e fate rosolare il cipollotto, aggiungete il riso e fate tostare dai 3 ai 5 minuti (come dice Cracco). Quando sarà diventato bello trasparente, sentirete anche il profumo della tostatura, a questo punto copritelo con l'acqua delle verdure e fate cuocere per circa 15 minuti. Se volete prima di aggiungete l'acqua potete sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco...io lo faccio raramente perchè in casa non ce l' ho quasi mai, ma è così che si dovrebbe fare un buon risotto! Spezzate con le mani o tagliate la burrata. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso aggiungete le verdure e la burrata e mescolate bene per far sciogliere il formaggio. Togliete dal fuoco, mantecate con una noce di burro e servite! SHARE:

Fonte: cucinascacciapensieri.blogspot.it

Piatti freschi... please! Siamo alle solite, quando arriva un po' di caldo e gente in giro con piumini e cappotti se ne vede sempre meno.. (stamattina ho incrociato per strada una tipa in infradito.. Oddio, abbiate pietà, vi prego!! Marzo, sole, sì ma... é pur sempre marzoooo) rieccoci... "ma chi c'ha voglia più di piatti fumanti che ti rigirano nello stomaco per tutto il pomeriggio e ti fanno annebbiare la mente ad ogni sussulto.. (ruttino và, avete capito) . Basta preparazioni pesanti dai . Non abbiamo più bisogno di troppe calorie, il nostro corpo ora si deve riscaldare meno e soprattutto con altre energie, per fortuna;-) E qui viene il bello, si mangia con più gusto perchè il cibo fresco rallegra la mente e i pensieri diventano migliori, più freschi appunto. Piaciuta? Ah quanta saggezza in un metro e sessanta... Un'idea per questo momento di transizione verso il caldo nonchè un aiuto contro la noia ai fornelli io ce l'ho: tonno di coniglio , antica e geniale preparazione contadina piemontese che mantiene i sapori della carne stupendamente, se conservata in ottimo olio extravergine d'oliva e aromi. Dopo averlo visto presentare da Federico ed Enrica in una delle ultime puntate di Masterchef mi sono chiesta perchè non pubblicare quello di casa mia, che facciamo da un secolo... ghiotto è ghiotto... e forse non ha niente da invidiare a quello della tv, già! Se solo Cracco assaggiasse il mio... TONNO DI CONIGLIO E PEPERONI INGREDIENTI per 4 persone: 300 gr. di tonno di coniglio ( ricetta qui ) 3 peperoni 1 ciuffo di prezzemolo 7-8 acciughe sott'olio 1 cucchiaino di olio all'aglio olio EVO q.b. fleur de sel q.b. PREPARAZIONE: Pulite i peperoni e arrostiteli in forno adagiandoli su carta forno per 30-40 minuti a 200° e rigirandoli un paio di volte. Quando la pelle sarà diventata nera, toglieteli dal forno e chiudeteli in un sacchetto di plastica per 10 minuti. Aprite in due i peperoni, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti; strofinateli con un panno per eliminare la parte abbrustolita e tagliateli a striscioline regolari; sistemateli in una terrina e conditeli con il prezzemolo tritato, l’olio all’aglio, un filo di olio EVO e un pizzico di sale. Composizione del piatto : a iutandovi con un coppapasta rotondo fate uno strato di peperoni e adagiatevi sopra alcuni pezzi di tonno di coniglio; completate con un pizzico di fleur de sel e la salsa di acciuga, ottenuta frullando con il minipimer le acciughe e un filo di olio EVO.

Fonte: feelcook.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Capita di rado, ma ogni tanto succede. Cerco di evitarlo come la peste, ma di quando in quando mi tocca. Che fare la spesa insieme (almeno quella grossa, mirata, magari per una cena) non equivale anche, per forza, a tornare a casa insieme…. Perché perlopiù ci si apparecchia (letteralmente) su binari completamente opposti. Tanto da far finire tutto a schifio . Che io vorrei prendere questo e lui quello. Io ho già pianificato il menu da almeno quattro settimane e lui mi suggerisce cambiamenti, aggiustatine, variazioni minime che però, per una perfettina-precisina-rompina, come me equivalgono a mettere in crisi tutto lo scibile in materia gastronomica. Cioè…quel poco che ne so, almeno. E soprattutto a smontare e rimaneggiare tutti quei gagliardi esperimenti che mi ero già prefigurata in testa, passaggio dopo passaggio. Partendo però da (poche) certezze inespugnabili, quindi tutto sommato andando sul (l’abbastanza) sicuro. Imparate in corso d’opera (a suon di esperimenti andati male), rubacchiate a vere esperte (con sedute ipnotiche si studio), assorbite da mamma e papà (infallibili in cucina), scribacchiate al volo da un programma tv (perché l’idea che poi le ricette si trovino comodamente pure in rete, ancora fatico a incamerarla...). Lui invece no: quando andiamo a fare la spesa insieme pare si diverta a minare, scientemente, tutto ciò. Uscendosene con proposte ai limiti della decenza (sempre gastronomica, s’intende). Variazioni (importanti) di ingredienti o metodi di cottura che manco Carlo Cracco in giacca e cappello da chef ce potrebbe da na mano a capì se siano fattibili o meno. Ma lui, l’amato bene, ama osare e qualche volta, bisogna ammettere per onestà, c’azzecca pure. Al di là di tutto ciò, comunque, andare a fare la spesa con lui riserva anche un enorme vantaggio: quello di non dover portare le sporte della spesa! Nemmeno mezza. Manco per sbaglio o solo per pochi metri. E non è poco. Diventa anzi anche un filo imbarazzante quando il mio Amatissimo Bene mi solleva dall’incombenza perfino di portare un sacchettino leggerissimo, che so, della farmacia. Si impunta e pretende di portare tutto lui. Dalla prima all’ultima busta, magari infilandone una dentro l’altra, adducendo come motivazione che così “bilancia il peso” (perché sì, noi a fare la spesa, come in tanti altri posti, andiamo a piedi!). La verità è che ho sposato un ineguagliabile gentiluomo e questo l’ho sempre saputo. Quello che ignoravo e che vivo ancora con una certa sorpresa è la portata del vantaggio di andarmene in giro libera e senza manco il peso della mia borsetta (perché nel fine settimana infilo tutto in tasca e mi concedo il lusso di non portarmi dietro manco la tracollina più striminzita) al fianco del mio gentiluomo carico invece come un mulo, che arranca sotto il peso di tutta la scorta di frutta e verdura per l’intera settimana e di svariate altre impedibili offerte come flaconi di detersivi e pacchi di farine varie.ù E la gente ci guarda (giustamente) un po' stralunata, prima di posare un'occhiataccia di rimprovero verso la viziatissima sottoscritta. Al che mi dico: ma quando sono sola come faccio? Semplice: mi carico pure io. E sono quella che fino a poco tempo fa si scaricava intere casse d’acqua dalla macchina, perché non è che per essere alta un cavoletto e mezzo e avere il fisico non proprio taurino (ma nemmeno patito) me ne stia con le mani in mano proprio sempre. E ho pure un certo orgoglio da difendere, che diamine. Perché scartoccio fili dell’antenna e aggiusto prese della corrente esattamente come un uomo, che ne sapete? Ma certo è che, quando capita di poterne approfittare, mi sento proprio una regina. Anzi, molto di più! E siccome tra tutte le sovrane e le regnanti di tutti i tempi quella che mi sta più simpatica è questa dal nome da cartone animato (per quanto la sua fama non fosse proprio brillante e priva di appannamenti ), mi è capitato di osservare che quella avrà avuto pure schiavetti e servitori, ma a quei tempi era la norma mentre ora, nel 2013, al confronto, scusate………..lei era proprio na poraccia! @@@@@@@@@@@ La caponata è sicuramente un piatto da re. Che non è ricetta da tutti i giorni, bensì pietanza arzigogolata che si prepara (rigorosamente almeno il giorno prima di consumarla) una, al massimo due volte l’anno e sempre in occasioni particolarissime e molto degne di nota; ma quando succede, signore mie, è una vera corsa agli avanzi. Anche perché è uno di quei piatti che più sta lì più diventa buono, s’insaporisce, dà il meglio del meglio di sé. Come è ovvio per tutte le ricette della tradizione, ognuno ha la sua di famiglia e in Sicilia varia perfino da città a città. Con le patate, con i peperoni, togli questo e aggiungi quello. Io sono da sempre abituata a mangiare questa versione che fa Papà: dolce ma non troppo, fatta solo di melanzane, sedano, olive e qualche capperetto. Tanta cipolla e moltissima dedizione nel farla. Un po’ laboriosa, ma provatela: ne vale davvero la pena!...Altro che regina Taitù! Ingredienti (per 8-10 persone) 2 kg di melanzane viola sode e compatte 2-3 coste di sedano piuttosto grandi 150 gr di olive verdi snocciolate e tagliate a metà 50 gr di capperi sotto sale 2 cipolle grandi bianche o dorate 1 barattolo grande (450gr) di pelati 1 cucchiaino colmo di zucchero ½ bicchiere di aceto bianco di vino Olio per friggere Olio extravergine d’oliva Sale grosso e fino Pepe Procedimento - Innanzitutto dissalare i capperi tenendoli a bagno nell’acqua per un’oretta cambiandola di tanto in tanto. - Poi lavare le melanzane, asciugarle, tagliare a tocchetti non troppo piccoli (con tutta la buccia) e lasciarle per un paio d’ore in uno scolapasta a strati intervallati da sale grosso, con un peso sopra (che può essere una pentola piena d’acqua), in modo che rilascino l’amarognolo e soprattutto in questo modo assorbano meno olio in cottura. - Tagliare il sedano a pezzetti (usare solo il gambo, non le foglie), metterlo in una pentola con poca acqua e farlo bollire finché quella non sarà diventata verde e lui si sarà ammorbidito (dall’inizio del bollore occorrerà davvero poco tempo). Scolarlo e metterlo da parte. - Pulire le cipolle, tritarle finemente e metterle ad appassire sul fuoco in una larga padella coperte a filo di acqua. Una volta assorbita quella, aggiungere un paio di cucchiai d’olio evo e farle imbiondire leggermente a fuoco molto dolce, stando attenti che non prenda troppo colore.. Unire quindi i pelati passati al passaverdura o leggermente frullati con il minipimer, aggiustare di sale e pepe, unire anche il sedano, le olive, i capperi scolati e sciacquati e far cuocere circa ¼ d’ora-20 minuti in modo che si restringa un po’ e si insaporisca il tutto. Aggiungere quindi lo zucchero e l’aceto, alzare la fiamma per farlo evaporare e poi riabbassarla e lasciar andare ancora qualche minuto. Preparare quindi le melanzane: sciacquarle, asciugarle bene e friggerle in abbondante olio finché non saranno dorate, dopodichè tirarle su e metterle a scolare su carta assorbente. Unire quindi le melanzane fritte, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti e quando sarà fredda trasferire la caponata in una ciotola di vetro, coprire con pellicola e lasciare riposare un’intera notte in frigorifero prima di consumarla. Dura anche una settimana, basta avere l’accortezza di tirare fuori dal frigo, di volta in volta, solo la quantità da mangiare, almeno un paio d’ore prima (ma anche di più) per poterla consumare a temperatura ambiente: non va mangiata fredda e non va riscaldata per nessun motivo!!!!

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Si potrebbe pensare che ci sia ormai leggermente venuto a noia. Che ci siamo quasi assuefatti. E quindi che lo lasciamo scivolare via così, tacciandolo di ricorrenza a uso commerciale, dicendoci che in fondo per noi è tutti i giorni, che non serve festeggiarlo e tanti saluti. Ma io sono pur sempre la tipa tutta cuori (fondenti, di caffarel) e baci (perugina). Mimose per la festa della donna e cene suicide con mamma e suocera per l’occasione. La regina degli stereotipi e delle feste commerciali insomma. Roba che con me gli sponsor del caso fanno i miliardi! E il nostro 22esimo san Valentino (il 3° da sposati) non poteva di certo fare eccezione…. E allora pure dopo 9 ore di lavoro e treni e metropolitane e smadonnamenti e stamattina-non -sono--manco-riuscita -a-rifare- il- letto- tanto-andavo- di -corsa è stato festeggiato come e più del solito. Senza fiori, che tanto quelli me li regala regolarmente durante tutto il corso dell’anno e con altrettanta regolarità salta questi appuntamenti fissi, perché è un tipo anticonformista lui. E ci si mette pure la fioraia che è amica sua e molto prosaicamente gli dice: “ domani non me venì a chiede i fiori che a parte che c’ho un casino, te li metto il doppio!...casomai viè dopodomani, il 15!” Senza regali ( no dai non ce li facciamo, non ho il tempo di andare in giro a cercarlo. ma tanto lo so che è un debole tentativo di depistaggio) Senza eccessi. Senza stravizi, né locali di lusso. Ma la nostra trattoria campagnola sì. Quella del matrimonio e dei gestori che sono nostri cari amici. Sperduta in campagna, divisa in 3 sale d’inverno e piazzale con veduta panoramica d’estate, ma con il “nostro” tavolo sistemato in quella più raccolta, piccolissima, accanto a un camino scoppiettante. E polenta con spuntature per cena. E i cuori e i nastri rosso fuoco e le candele e i cioccolatini sul tavolo come piccoli e fondamentali dettagli curati dalle donne del locale. Perché l’atmosfera sarà pure casereccia, ma il romanticismo alberga ovunque, signore mie! E per fortuna pure stavolta s’è allegramente derogato alla regola di non farci regali, che il regalo più bello alla fine è un pensiero pensato , una sciocchezza architettata e mica ci vuole tempo per andarla a cercare. Perché come dice saggiamente mio marito al collega parac...vento ( mi moje nun ce tiene a ste cose, so’ sicuro che se je faccio quarcosa s’arrabbia pure” ), una piccola sorpresa, anche in una festa ipercommerciale e solo consumistica come san valentino, in fondo all’anima potrebbe fare sempre, dannatamente piacere…. Allora mentre io ho giocato sul banalotto spinto presentandomi con un sacchetto pieno di dolciumi razziati da Castroni e consistenti precisamente in: una tavoletta di cioccolato fondente al 70% con cristalli di menta una piccola selezione di martellatine biologiche dai gusti “strani” un pacchetto di cookies “quelli veri”, che in realtà sono prodotti in Spagna ma noi li mangiavamo a New York per colazione allora per noi sono gli unici, inimitabili, autentici, americani, e tali saranno sempre, pure davanti all’evidenza certificata del marchio di fabbrica. E per finire un sacchetto di Baci che mica potevano mancare proprio quelli. Anche perché tutta la roba di cui sopra se la mangia lui (che con le marmellate ci fa colazione,la cioccolata se la centellina sera dopo sera un tocchettino per volta, i cookies se li sdraia in molto meno tempo il primo fine settimana utile), ma i baci no: li regalo a lui, ma in realtà me li magno io! Lui è stato come al solito molto più originale e intraprendente. Acuto e intuitivo. Premuroso e sorprendente. E dopo solo 20 volte che gli buttavo lì quanto mi piacesse e quanto mi struggessi nel desiderio di averlo mi ha fatto trovare, nella sua valigetta di lavoro che non apro (né aprirei mai) da sola, con la scusa di prendergli una cosa, l’ultimo libro di Carlo Cracco!!!! Condito pure del racconto successivo di tutto l’imbarazzo provato a dichiararne il titolo al telefono per non dover fare giri a vuoto in tutte le librerie: “ Scusi, vorrei un’informazione: vi è rimasta una copia dell’ultimo libro di Carlo G racco?” E il commesso dall’altra parte, certamente un po’ sadico, tanto più avendo sentito la voce di un uomo che è partito pure male scandendo a cavolo il cognome dell’autore: “ Mi può dire il titolo per favore? ” “ Ehm… Se vuoi fare il figo ….” – pausa, pensiero molesto da gestire velocemente: “ possibile che sia proprio questo? oddio mo se è sbagliato questo penserà mmmmm, er maniaco de turno… poi lavori in libreria, non lo sai l’ultimo libro di G racco come se chiama?! Te lo devo dì proprio io?! ” Sospiro. Via, tutto d’un fiato, che la parte più inverosimile della faccenda è andata: “… usa lo scalogno ! ” “Momento che controllo: sì, glielo lascio alla cassa, mi dice il nome?” Evvai, che per ritirarlo, basterà fornire solo le proprie generalità. @@@@@@@@@@@@@@@ Ricetta del solito Peppe, il mio guru in cucina, dal quale ho imparato e continuo a imparare tanti piatti. Facili, sorprendenti, buonissimi, sempre assolutamente sperimentati da lui in prima persona. E quindi niente di inventato o di buttato lì così. Questo l’ho fatto per una cena sotto le feste di Natale. Con i porcini dell’Etna sarebbe venuto sicuramente molto più buono, ma pure con gli champignon, come del resto aveva assicurato anche lui nella premessa, il risultato non è niente male. Riporto fedelmente la ricetta qua sotto (che nell'originale potete vedere qua ), con le mie piccole varianti fra parentesi. Ingredienti (per 4 persone) 700 g di fesa di tacchino tagliata a tocchetti 500 g di funghi porcini (io champignon) 1 cipolla media 2 spicchi d’aglio grosso 1 bicchiere di vino bianco 1 bicchiere di brodo vegetale (anche di dado) 1 cucchiaio di prezzemolo tritato (io un po’ di più) 40 g di burro (io l’ho omesso) Olio extravergine d’oliva Sale Pepe (io anche un po’ di peperoncino) Procedimento Per prima cosa tritate molto sottilmente la cipolla ed uno spicchio d’aglio (io l’ho messo intero per poi poterlo togliere). Poi, in una padella molto ampia, versate un po’ d’olio, fatelo scaldare, quindi unite il burro e fatelo sciogliere. Rosolateci dentro cipolla e aglio tritati ed appena la cipolla imbiondisce rosolateci pure la carne di tacchino rigirandola continuamente in maniera da far insaporire bene il tutto. A questo punto unite il vino bianco e mezzo bicchiere di brodo, coprite la padella e lasciate andare a fiamma bassa per 25 - 30 minuti. Nel frattempo mondate i funghi, affettateli sottilmente e, passandoli in una ciotola, conditeli con olio crudo (usando gli champignon ho saltato questo passaggio). Fatto ciò uniteli alla carne in cottura. Aggiungete l’altro spicchio d’aglio intero ed il prezzemolo tritato, aggiustate di sale e pepe e bagnate con il resto del brodo caldo. Continuate la cottura per un’altra mezz’ora circa, quindi spegnete il fuoco, lasciate riposare e servite il piatto caldo.

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Ciao golosastri! Questi sono i primi muffin che io abbia mai cucinato. Li ho fatti in occasione di una delle tante cenetta che organizzo con i miei amici. Cercavo un antipasto che si cuocesse da solo in modo da avere il tempo di preparare anche altro e così ho provato a fare questi muffin che fortunatamente sono venuti bene e sono piaciuti anche al mio Cracco personale, non che il mio moroso, il quale non perde occasione di valutare, nel bene o nel male, i piatti che gli propongo... No commet! Vediamo cosa ho combinato. INGREDIENTI PER 12 MUFFIN: - 120 gr di farina - 2 uova - 100 gr di ricotta - 80 gr di scamorza affumicata - 40 gr di noci sgusciate - 100 gr di prosciutto cotto a cubetti - 8 gr di lievito istantaneo - 1 cucchiaio di olio di semi - sale e pepe Iniziate sbattendo le uova e unitevi la ricotta e il prosciutto cotto, amalgamate bene. In un'altra ciotola unite la farina setacciata, la scamorza tagliata a pezzettini, le noci spezzettate e per ultimo il lievito. Unite poi quest'ultimo composto a quello precedente, mescolate bene, aggiungete sale e pepe. Versate l'impasto negli stampini fino a 2/3 della capacità. Infornate il tutto in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa (finchè saranno gonfi ). Buon appetite!

Fonte: thekitchennook.blogspot.it

Sembra una b analità, fare la pizza nel forno di casa. Pare semplice, ma tra la perfezione e la ciofeca il passo è breve, anzi brevissimo! Primo e più comune errore, usare troppo lievito. Purtroppo molti credono fermamente che la giusta dose di lievito sia un panetto intero, qualsiasi sia la ricetta. Io che impasto lievitati un giorno sì ed uno pure con un panetto ci campo un mese, just saying. Secondo errore la "farina di manitoba che lievita prima", ed effetto chewing gum assicurato. Terzo errore (anzi orrore), stenderla col mattarello. Ora, non voglio essere l'ennesima foodblogger a dichiarare di aver trovato la ricetta perfetta. Se poi mezzo mondo ci crede delle perfette imbecilli, più montate di Carlo Cracco, un motivo sotto sotto c'è... Ho però trovato la ricetta perfetta per me, quella che combina una lievitazione abbastanza lunga da potermi andare a fare un giro in centro con una pizza digeribile, profumata e buona! Ingredienti (per una teglia): - 340 di farina 00 - 340 gr di farina di semola rimacinata - 400 gr di acqua - 10 ml di olio extravergine di oliva - un cucchiaino di sale - 2 gr di lievito Per condire: - 300 gr di polpa di pomodoro - un cucchiaio di olio extra vergine di oliva - abbondante origano - 150 gr di mozzarella - altro a piacere Procedimento: Mescolate il lievito con l'acqua tiepida, fino a scioglierlo completamente, quindi unitevi l'olio, la farina ed il sale. Conviene sempre miscelare a parte farina e sale, così che quest'ultimo dia meno fastidio al lievito. Trasferite su un piano di lavoro, ed impastate rigorosamente a mano. Nel giro di qualche minuto otterrete un impasto omogeneo ed abbastanza liscio. Dopo aver formato una palla, spolveratelo di farina e mettetelo a lievitare a temperatura ambiente, in un contenitore coperto da un piatto. Nel caso sia particolarmente freddo, potete sfruttare il tepore del forno con la sola lampadina accesa. I tempi di lievitazione sono fondamentali per avere una pizza come si deve. Io impasto alle 10, quindi lascio più che raddoppiare di volume. Ci vogliono circa due ore, quindi sotto mezzogiorno rimetto l'impasto sul piano spolverato di farina, lo lavoro velocemente con la punta delle dita e, dopo aver di nuovo formato la palla, lo rimetto a lievitare. Trascorse altre due ore, quindi alle 14, stessa cosa: farina sul piano di lavoro, impasto con la punta delle dita, e ancora a palla. A questo punto, quindi dopo 4 ore di lievitazione a temperatura ambiente, trasferisco l'impasto in frigo fino a sera. Quando è ora metto di nuovo l'impasto sul piano di lavoro infarinato, e lo allargo con la punta delle dita, tirandolo delicatamente fino a fargli raggiungere la forma della teglia. Passiamo alla cottura. Preriscaldate il forno a 200°C, e nell'intanto lasciate alla pizza il tempo per riposare. Io cuocio la pizza sulla piastra refrattaria di Arrotino Rigotti , ma questa ricetta non delude neanche nelle normali teglie da forno. Mescolate insieme della polpa di pomodoro, abbondante origano e un filo d'olio, quindi distribuite sulla pizza. Cuocete una decina di minuti solo con questo condimento, prima di aggiungere il resto. Alla pizza che vedete nella foto sono stati aggiunti carciofini, salsiccia di manzo e ovviamente la mozzarella. Quest'ultima, è normale mozzarella messa a scolare per una mezz'ora. La mozzarella per pizza davvero non mi piace, e quella di bufala credo sia meglio mangiarla cruda. Il tempo di cottura totale per me è di circa 20 minuti, forno statico, teglia posizionata a metà altezza. Tolgo dal forno quando la pasta diventa bella dorata, sia ai lati che sotto. Com'è? Prima di tutto profumata, grazie alla lievitazione ed alla farina di semola. E' morbida e piena di bolle (alveolata, per chi ama i termini foodie), ma con una splendida crosticina dorata. Ovviamente non sa di lievito, e si digerisce alla perfezione! Insomma, perfetta per essere finita prima ancora che io dica "è pronto"! Consigli: Ho evitato volutamente l'uso di zucchero o miele, spesso aggiunti per "attivare" il lievito e velocizzarne l'azione. Non ce n'è davvero bisogno, nonostante il pochissimo lievito! Se come me usate una piastra refrattaria, ricordate di metterla nel forno prima di iniziare a scaldarlo, e di lasciarvela poi una ventina di minuti una volta raggiunta la temperatura giusta. In questo modo il materiale della piastra avrà modo di assorbire calore, ed essere davvero un'arma in più per una pizza perfetta. Se per cuocere u sate una "normale" teglia da forno, consiglio di ungerla appena con un filo d'olio per evitare c he la pizza si attacchi, soprat tutto se non è molto antiaderente. Conditela con quel che più vi piace. Solo vi prego, VI PREGO, niente ananas.

Fonte: langolodellacasalinga.blogspot.it

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