rotolo di frittata vegetariano | crema pasticcera con due uova | zuccotto gelato misya | Amaretti morbidi misya | rotolo frittata vegetariano | conchiglioni ripieni | flan parisien bimby
Login

Accedi per ricette999 per salvare le tue ricette preferite

Se non sei ancora registrato, registrati ora!

Password Dimenticata?

Patatine, patatine, patatine . Ultimamente sono, per un motivo o per l'altro, davvero sulla bocca di tutti (bando ai doppi e ai tripli sensi). Di patatine, oggi, intendo parlarvi pure io; in particolare, mi preme confrontare - esprimendo opinioni personali - 3 prodotti, 3 testimonial e 3 campagne di comunicazione molto diverse tra loro, due delle quali sono ormai molto note al grande pubblico. Ma procediamo con ordine. Mercoledì 7 Maggio si è tenuta a Milano, presso QC Officine Eventi a Milano, la presentazione ufficiale ai media della prima campagna di comunicazione italiana di Lay’s , il brand di patatine del gruppo americano PepsiCo , che da febbraio ha raggiunto anche il mercato italiano. 5 gusti diversi, tra Lay's classiche, Lay's ricetta campagnola, Lay's XTRA (ossia XTRA ondulate, XTRA croccanti, XTRA gustose), nel gusto classico, Barbecue e Sour&Onion, verranno distribuiti anche nel Bel Paese, per allietare feste tra amici, allegre sgranocchiate davanti alla tv, aperitivi e, perchè no... trasferte allo stadio. Il piano di comunicazione, che tra Maggio e Luglio si articolerà a 360° su tv, web e social network, attività di sampling e teatralizzazione dei punti di vendita, vede infatti "scendere in campo" in qualità di testimonial ufficiali due palloni d'oro, l'argentino Leo Messi e l'italianissimo ex capitano della nazionale azzurra Fabio Cannavaro . Il messaggio che sottende il piano di comunicazione è #PiacereLays . "Piacere" come modo comunemente usato per presentarsi a chi ancora non si conosce ( "Piacere, Alessia! "), "piacere" come sensazione di gradevolezza al palato data dal consumo del prodotto stesso. E "piacere" , perchè no, legato al gioco del calcio. Lo spot verrà trasmesso sulle tv italiane a partire dal 18 Maggio. I privilegiati che hanno avuto modo di prenderne visione in anteprima in occasione della conferenza stampa - tra cui la sottoscritta - ne hanno potuto cogliere il lato leggero, ironico e giocoso. Quale sarà, in sintesi, il contenuto dello spot? Vedremo Messi in Brasile, che, in attesa che inizino i mondiali, passeggia spensieratamente per le strade di Rio, sgranocchiando le sue patatine preferite. Verrà avvicinato da alcuni fans che con la scusa del "Messi, foto!" non perderanno l'occasione di avvicinarsi sornioni soffiandogli via via tutte le patatine dal sacchetto. Rimasto a bocca asciutta, il calciatore incontrerà il collega Cannavaro, che a sua volta passeggerà amabilmente con in mano le sue Lay's. Messi, assimilato ormai il trucco usato dai fans, gli si avvicinerà a sua volta, chiedendogli una foto (e soffiandogli invece le patatine). Il resto dello spot lo scoprirete a tempo debito. Manca poco ormai. Ora, possiamo tornare a concentrarci sul fine ultimo di questo post. Il confronto tra 3 italiani doc, dotati ciascuno di un proprio charme (Cannavaro, Cracco, Siffredi), ben noti ovunque per professionalità e talenti diversi; su 3 prodotti grossomodo simili ed intercambiabili ; su 3 diversi messaggi e stili di comunicazione . Lay's l'abbiamo detto, se la gioca sul concetto di piacere . E chiama a rappresentarlo, per la campagna italiana, un calciatore nostrano noto in tutto il mondo. Come capita tra amici, nello spot, sulle note della canzone da villaggio turistico "Tchê Tcherere Tchê Tchê" di Gustavo Lima, che ti rimane incollata in testa per almeno 4/5 ore, ci si ruba le patatine a vicenda. Ci mancano i festaioli da carnevale di Rio e comparse che ballino la samba, poi c'è tutto. Ci si fa una risata, ci si fa un selfie (come quello mio - fortemente malriuscito - con Cannavaro durante la conferenza stampa) e poi tanti saluti e grazie. E' sottinteso che la patatina-chips resta quello che è: un prodotto goloso, che piace, da sgranocchiare ogni tanto, prettamente legato a momenti di evasione. Bon, ci sta. E' onesto. Passiamo ora a Siffredi . Rocco di patatine se ne intende, questo si sa. C'è da fidarsi, "di uno che le ha provate tutte" . I pubblicitari di Amica Chips Eldorada, con doppi sensi e battute - se vuoi, pure un po'scontate - degne della migliore osteria e dei peggiori bar di Caracas hanno toccato il nostro cuore, ci hanno strappato un sorriso e hanno creato un siparietto ironico che funziona. Nello spot uscito alcuni anni fa vediamo un Rocco Siffredi in formissima mangiarsi di gusto le sue Amiche Chips in vestaglia, circondato da donne avvenenti in piscina, durante una bella giornata di sole. Il doppio senso tra la patatina e le virtù più nascoste del gentil sesso è evidente, ma non si può che simpatizzare con il personaggio di Siffredi che è il primo a non prendersi sul serio. E, a noi, chi non si prende troppo sul serio ed è dotato del dono dell'autoironia ci piace assai. Anche qui, non si millanta nulla, la patatina resta una patatina: un prodotto accattivante, un preconfezionato che non vuole assurgere a niente di diverso da quello che in realtà è e che, anche in questo caso, si fa sinonimo di piacere, evasione, perchè no, voluttà. Sullo spot Amica Chips di Rocco, possiamo dirlo tranquillamente, l'attributo foodporn ci sta tutto e la campagna di comunicazione, giudicata sboccata (dai più bigotti) è comunque leale. Ed ora arriviamo a Cracco . La campagna mediatica che lo ha coinvolto in qualità di testimonial della rustica San Carlo la conosciamo ormai tutti. Carlo Cracco, chef stellato notoriamente legato a valori quali la ricercatezza degli ingredienti, l'esaltazione delle micro-produzioni e delle materie prime di qualità, decide, di comune accordo con gli astuti pubblicitari della San Carlo, di nobilitare la rustica - attraverso raffinati abbinamenti di gusto - ad ingrediente di alta cucina (ingrediente da chef stellato, oserei dire, senza correre il rischio di essere tacciata di inutili iperboli). Il prodotto è lo stesso, poco o nulla cambia, a voler ben vedere. Si parla pur sempre di una patatina. Una patatina che scrocchia, più o meno delle altre, che è più o meno ondulata delle altre, più o meno grossa, larga, spessa delle altre. Un cibo-sfizio da aperitivo o da cinema da concedersi con morigeratezza (e che tutti, suvvia, ci concediamo una volta ogni tanto. Non bisogna per forza essere Rocco Siffredi, per amare le patatine). Il messaggio Cracco-San Carlo è fuorviante e, francamente, non lo condivido: trasforma il prodotto in qualcosa che costituzionalmente non è. Pensate se una trovata simile l'avessi avuta io per prima, una comune ( blogger ) mortale: sarei stata probabilmente lapidata all'istante, non godendo di quella notorietà che, evidentemente, permette di concedersi diverse licenze poetiche. Molte di noi sono considerate out o poco affidabili anche solo per cucinare usando una melanzana a marzo, quindi vi ho detto tutto. Si scomoda un grande chef, che pure sta al gioco e si fa tranquillamente scomodare, che prepara stuzzichini con le patatine. Più o meno come facevamo noi quando eravamo universitari fuori sede e campavamo con quello che offrivano un frigo ed una credenza semivuota. Ma Cracco, è ovvio, lo fa con stile, con competenza. Con l'ovetto di quaglia che seduce, con hamburger esclusivamente di fassona. E, supportati dalla sua notorietà, i pubblicitari della San Carlo si riparano dietro il claim " ci vuole audacia in cucina ", quando, secondo me, non tanto di audacia c'è bisogno in cucina, quanto di un po' più di coerenza.

Fonte: menta-piperita.blogspot.it

Buona Pasquetta a tutti!! Come avete passato questi giorni di festa? Io in relax assoluto: complice il tempo, sono rimasta a casa, principalmente fra divano e cucina. A parte questa mattina, che ho fatto una camminata salutare, giusto per dire che ho fatto un pò di movimento per contrastare le libagioni festaiole!! Devo dire però che sono stata bene, sarà che io principalmente sono fatta per muovermi e uscire, ma con queste temperature e niente sole (tranne questa mattina) mi passa la voglia di vestirmi, di andare fuori, e quindi rimango bella felice in semi-pigiama, gironzolando per la casa, a sistemare qui e lì, a dormicchiare, pasticciare in cucina, eccetera...eccetera.... Da domani si ricomincia a sgambettare fra lavoro, palestra, corso CB, e naturalmente cucina, possibilmente dietetica!....mah....golosa come sono? vedremo.... Per gettare le basi (ehm....), oggi ho preparato la pasta frolla: ne ho fatta un bel pò e l'ho congelata per preparazioni future. Ci tenevo a raccontarvela qui, perchè l'ho già fatta ed è buona: è quella di Mister Carlo Cracco....e quindi....<3!! love love love!! hihi! A parte questa mia personale passione per lo chef, la sua frolla è davvero buona (già sperimentata...)!! Per due panetti da 490 gr circa: 500 gr farina 00 50 gr di farina di mandorle 175 gr di zucchero semolato 75 gr di tuorlo d'uovo (5 uova medie circa) 200 gr di burro morbido pizzico di sale In una ciotola mescolare le farine, con lo zucchero e trasferire nel robot da cucina. Lavorare il burro con i tuorli fino a fare una crema, aggiungendo anche un pizzico di sale. Versare nel robot con gli ingredienti secchi e impastare il tutto per 10 minuti. Trasferire in una spianatoia, raccogliere l'impasto con le mani e dividere in due parti uguali, per i due panetti da 490 gr. Utilizzare per biscotti, crostate, e tutto quello che volete di dolce! Vedremo cosa vi preparerò con questa frolla... ;) Buona serata e buon inizio settimana! Mari<3

Fonte: uncicloneincucina.blogspot.it

Durante le festività natalizie, tutti abbiamo a casa del salmone affumicato. Quest'anno io ne avevo una baffa intera e per di più affumicata artigianalmente. Vi lascio immaginare quanto buono fosse! Così ho deciso di andare oltre ai soliti crostini e ai tagliolini panna e salmone, buonissimi, ma troppo classici. Abbiamo sperimentato col pasticcio, che vi pubblicherò domani, e con il risotto... qualcosa di meraviglioso! Per 4 persone: 320 gr. di riso vialone nano 200 gr. di salmone affumicato 1 cipolla piccola 1 cuore di brodo knorr al pesce Per prima cosa preparate il brodo, utilizzate i cuor di brodo piuttosto che il granulare perchè trovo che sia più buono, potete usare anche un brodo vegetale, ma trovo che col brodo di pesce il risultato abbia uno sprint in più. Tritate la cipolla e fatela soffriggere con dell'olio di oliva, attenti a non farla bruciare e caramellare perchè poi prenderà quel sapore dolciastro che non vogliamo. Ora aggiungete il riso e tostatelo per 3 minuti, come ci insegna il caro Cracco (per chi non lo conoscesse, cercatelo su google o guardatevi Masterchef!), non oltre perchè altrimenti brucia. A questo punto unite il brodo un po' per volta, aggiungetene altro soltanto quando il liquido messo in precedenza si sarà assorbido e portate il riso a cottura. Mentre il riso cuoce, tritate il salmone affumicato. Una parte lasciatela così com'è e la userete come guarnizione al piatto, l'altra unitela al riso quando quest'ultimo sarà cotto, insieme al prezzemolo. Mi raccomando, unitelo a fiamma spenta, perchè non vogliamo cuocerlo; si cuocerà man mano con il solo calore del riso. Lasciate riposare qualche minuto e servite decorando con il salmone tenuto da parte. Buon appetito!

Fonte: cucinaconvaleria.blogspot.it

Benedetta Parodi ha preparato questa ricetta con lo chef Carlo Cracco nel suo nuovo programma i Menu' di Benedetta... Ho subito deciso di provarla, il sapore è davvero molto gradevole ma la realizzazione non è così semplice come sembra, anzi devo ammettere di aver perso qualche tuorlo durante la preparazione :-) INGREDIENTI PER 4 PERSONE: - 500 gr di spinaci - 4 uova ( io ne consiglio anche 6 per sicurezza) - pan grattato qb - sale - olio di semi per friggere la ricetta originale prevede anche una manciata di pinoli tostati e di uvetta da mettere con gli spinaci. Prendere 4 stampini da muffin adagiare un cucchiaio abbondante di pan grattato e sopra il tuorlo d' uovo, è importante riuscire a metterlo nel mezzo perchè se una parte del tuorlo tocca i bordi sarà poi complicato frigggerlo perchè non sarà ricoperto di pan grattato. Questo è il procedimento in cui io ho avuto più difficoltà. Ricoprire con altro pan grattato e metterli in frigo per circa un paio d' ore. Nel frattempo lavare gli spinaci e togliere la parte finale più dura del gambo. Farli saltare in padella con un goccio d' olio e salarli. Passate le due ore togliere delicatamente i tuorli dagli stampini e friggerli in abbondante olio caldo. Salarli e servirli sul letto di spinaci.

Fonte: imparandoacucinare.blogspot.it

La sfida dell'MTC ormai, è uno di quegli appuntamenti che cambiano qualcosa nelle nostre vite. Che sia perché la sfida ci costringe a fare, cose folli come il croissant sfogliato in un periodo di calura estiva, sia che ci costringa a disossare un pollo quando mai ti saresti sognata, è certo che partecipare a queste sfide ti cambia. Di sicuro ti migliora nella tecnica, ma a volte succede qualcosa di più. Questa è proprio una di quelle volte. Scegliere un piatto per l'MTC, non è mai facile. Il livello di questa gara è altissimo, le concorrenti (ops! scusate ragazzi!) i concorrenti, molto agguerriti e anche se non partecipo per vincere, voglio comunque dare il meglio. Pertanto nello scegliere la zuppa, che è il tema di questo mese lanciato da Vittoria Traversa del blog "La cucina piccolina" , ho pensato: "ma che non sia la solita zuppa! Vorrei una cosa un po' più raffinata!" E la lampadina si è accesa! Infatti presento una ricetta che è una libera interpretazione, filtrata dai miei ricordi giovanili, di un piatto che adoravo, cucinato in un bellissimo ristorante di San Gimignano, molto in voga negli anni '80/90, "I cinque Gigli". Eh sì! Correvano gli anni '80 ed io ero una studentessa universitaria, interessata al cibo quel tanto che basta per sfamarsi ai tre pasti principali. Non sapevo niente di questa materia e sicuramente non consideravo la cucina uno dei piaceri della vita. In quegli anni vivevo in provincia ed avevo una incredibile "fame" di mondo: sognavo l'arte, la musica, la letteratura, l'architettura, la moda, il design, ma tutto il bello mi affascinava e ne ero attratta in un modo incredibile. Durante il periodo universitario, neanche vivere a Firenze mi aiutava granché, perché a parte tutta l'arte che respiravo e che mi dava vita, c'era tutto un mondo che mi era negato dalla mancanza di soldi. Essere studentessa nei dorati anni '80 era un grave handicap, ed io bramavo una vita diversa: lontano! Minimo Milano, meglio ancora Londra. Viaggiavo con la smania di chi il viaggio lo deve compiere dentro di se, ma non capendo, cerca fuori e ne ricava solo frustrazioni. Cercavo in tutti i modi il bello, l'arte, la storia, in ogni istante, e pensavo che se non me ne fossi andata, non sarei mai vissuta come desideravo. Ma la mia vita per motivi vari mi riportava sempre qui. Questa strettissima provincia riusciva sempre a farmi tornare a sé. I "ritorni" erano spesso legati a feste familiari e questo mi era ancora più penoso, perché per certi versi capivo la forza di questi legami, d'altra parte, io volevo essere "altro". La mia è una famiglia semplice, fatta di gente vera, concreta: da dove sbucavo io, così piena di sogni, di ambizioni e di voglia di essere così diversa da loro? Durante uno di questi "ritorni", non ricordo per quale motivo, mi sono trovata in questo posto "magico", nella campagna sangimignanese. Un ristorante assolutamente fuori dal comune: intanto di classe per lo standard dell'epoca dalle mie parti, gran cibo, molta cura dei dettagli, dalla location, alla divisa del personale, ma fortemente legato al territorio, gestito da ristoratori storici della zona. Riflettendoci oggi, credo di aver ricevuto proprio lì, alcuni degli input fondamentali che hanno portato la mia vita su questi binari rispetto ad altri. Ho molto amato quel luogo, ci andavo spesso nonostante le mie esigue finanze, perché mi sentivo in equilibrio: c'era il bello, il gusto, classe, eleganza ed era proprio lì da dove stavo fuggendo. Forse alcune domande sulla mia vita sono scaturite proprio a "I cinque Gigli". Il piatto che più amavo di questo ristorante era la zuppa del Granduca, non ricordo perché si chiamava così, ma c'entrano qualcosa i Medici o forse i Lorena (il Granduca Leopoldo)? Ho provato a ricordare, ad intervistare parenti ed amici, ma trent'anni sono davvero troppi per avere notizie certe. Comunque da Samuele Gigli, nipote dello chef sono risalita più o meno agli ingredienti principali della ricetta, ed il risultato è stato assolutamente commovente: un catartico tuffo nel passato, una full immersion nei miei sogni di ragazza. Un ringraziamento immenso a Giancarlo Gigli, chef patron de "I cinque Gigli",e all'MTC per questa bella esperienza. Ingredienti per 4 persone per il brodo: 1 galletto livornese o un pollo ruspante piccolino 5 l di acqua 1 cipolla 1 carota 1 sedano 1 mazzettino di prezzemolo 1 foglia di alloro una decina di grani di pepe 4 chiodi di garofano una manciata di sale grosso per la zuppa: 1 cipolla 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva 15 g di funghi secchi (quando è stagione freschi) 180 g di farro perlato sale pepe macinato tartufo fresco di stagione per la presentazione: 1 rotolo di pasta sfoglia da 230 g. (io la mia: la ricetta la trovate qui ) 1 uovo Nota sui tartufi: a seconda della stagione, i tartufi migliori sono di diverse tipologie. Dalla metà di settembre fino a dicembre il migliore è il tartufo bianco, da utilizzarsi prevalentemente crudo. Dal mese di dicembre, il tartufo nero, che si può usare anche cotto. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto c'è lo "scorzone" estivo, tartufo nero con una scorza ruvida e verrucosa e da ottobre a gennaio lo "scorzone" invernale. Preparazione: per il brodo In una grossa pentola inserire il galletto eviscerato, fiammeggiato e lavato. Pulire la carota, il sedano, il prezzemolo, l'alloro e legarli a formare il mazzetto aromatico, sarà così più facile eliminarli, dopo la cottura. Pulire la cipolla, tagliarla in 2 metà e steccarla con i chiodi di garofano. Porre le 2 metà, dalla parte del taglio steccato su una padella antiaderente e farle bruciare. Questa operazione di bruciatura della cipolla, serve a rendere il brodo meno torbido e non andrà chiarificato per la zuppa. E' un buon consiglio che ho adottato da Carlo Cracco "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno". Una volta bruciate aggiungere le 2 metà di cipolla, nella pentola del galletto insieme al mazzetto aromatico, al sale, ai grani di pepe e a 5 l di acqua. Lasciar cuocere per un paio d'ore, schiumando la superficie se necessario. Far raffreddare il brodo, togliere il galletto (o il pollo) e le verdure (che possono essere mangiati così oppure usati per altre preparazioni), filtrarlo con un colino rivestito di garza e metterlo in frigo per alcune ore. Toglierlo dal frigo e togliere il grasso in eccesso che si riesce a raccogliere in superficie. per la zuppa: In una pentola più piccola, tritare finemente la cipolla e lasciarla sudare nell'olio extra vergine di oliva a fiamma bassissima. Intanto, lavare accuratamente il farro perlato, tostarlo con la cipolla e poi unire i funghi secchi ammollati per 15/20 minuti in acqua e tritati. Lasciar insaporire alcuni minuti, poi aggiungere il brodo freddo almeno 1 litro e lasciar cuocere per circa 20 minuti da quando inizia a bollire. E' necessario comunque assaggiare il farro, per trovare il giusto grado di cottura. Se in cottura asciuga molto aggiungere brodo bollente. Quando il farro è cotto, spegnere la zuppa, aggiungere brodo bollente fino ad ottenere la consistenza che si vede in foto, aggiustare di sale e pepe. per la presentazione: La zuppa si serve in cocottine da forno individuali con lamelle di tartufo tagliate sottili. Per la presentazione: ritagliare un disco di pasta sfoglia di diametro 2 m più largo della cocottina, sigillando l'apertura ad effetto coperchio, ritagliare delle formine di pasta sfoglia con un taglia biscotti della forma desiderata per decorare la superficie. Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la sfoglia con l'uovo per lucidarla. Infornare a 220° in forno preriscaldato per 10 minuti o finché la sfoglia non è dorata. Servire immediatamente. Nota: E' un modo un po' vintage di presentare, ma è un piatto legato ai miei ricordi e l'ho voluto presentare esattamente come lo ricordavo. Con questa ricetta partecipo all'MTC N° 53 di gennaio

Fonte: architettandoincucina.blogspot.it

Allora si! Esiste un pò di giustizia a questo mondo? Forse... ...tanto per cominciare stasera a fare l'areosol e leggere la storia a Tommaso ci è andato il mio compagno, al contrario delle altre sere nelle quali sono sempre andata io!!!!!!!!!!!! Areosol come cura per la tosse, assieme a cortisone ed antibiotici, Tommaso e Gianmarco, entrambi sono malati....e per colpa di quest'influenza domani siamo costretti a rinunciare al primo pic nic della stagione! I nostri amici hanno organizzato una piccola gita fuori porta con tanto di borse termiche cariche di viveri, ma noi purtroppo siamo costretti a rimanere a casa e tenere i bimbi riguardati! Pazienza, speriamo comunque che si il primo pic nic di una lunga serie alle quali noi parteciperemo....in piena salute!!! Io, però mi consolo, perchè venerdì vado a Roma, a conoscere finalmente, le ragazze che ormai da qualche mese segue sul web!!!! Emozionata come al primo giorno si scuola, frastornata e felice!!!!! Ed ora (finalmente!) ecco una ricetta semplice e salutare per tutte quelli che come me, domani stanno a casina!!!! Ringrazio di cuore Paola per avermi inviato come premio per la vincita del suo contest ben 6 pacchi di riso Riserva San Massimo con il quale farò sicuramente altre ricette! Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso (io ho usato il Carnaroli Riserva San Massimo) 1 cipollotto 1 carota (bella grande) 60 gr di piselli 60 gr di fagiolini 100 gr di asparagi 100 gr di burrata olio evo sale pepe bianco 1 noce di burro Pulite e tagliate tutte le verdure a cubetti di mezzo cm circa. (Per essere precisi, professionali e in tema con la stagione, tagliate a primavera tutte le verdure) Mettete a bollire un litro di acqua, salatela con del sale grosso e sbiancate le verdure (tranne il cipollotto) per 3-4 minuti. Tuffatele in una bacinella con acqua freddissima e scolatele. Non buttate via l'acqua di cottura! Sarà un ottimo brodo per cuocere il riso! Scaldate due o tre cucchiai di olio in una casseruola e fate rosolare il cipollotto, aggiungete il riso e fate tostare dai 3 ai 5 minuti (come dice Cracco). Quando sarà diventato bello trasparente, sentirete anche il profumo della tostatura, a questo punto copritelo con l'acqua delle verdure e fate cuocere per circa 15 minuti. Se volete prima di aggiungete l'acqua potete sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco...io lo faccio raramente perchè in casa non ce l' ho quasi mai, ma è così che si dovrebbe fare un buon risotto! Spezzate con le mani o tagliate la burrata. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso aggiungete le verdure e la burrata e mescolate bene per far sciogliere il formaggio. Togliete dal fuoco, mantecate con una noce di burro e servite! SHARE:

Fonte: cucinascacciapensieri.blogspot.it

Piatti freschi... please! Siamo alle solite, quando arriva un po' di caldo e gente in giro con piumini e cappotti se ne vede sempre meno.. (stamattina ho incrociato per strada una tipa in infradito.. Oddio, abbiate pietà, vi prego!! Marzo, sole, sì ma... é pur sempre marzoooo) rieccoci... "ma chi c'ha voglia più di piatti fumanti che ti rigirano nello stomaco per tutto il pomeriggio e ti fanno annebbiare la mente ad ogni sussulto.. (ruttino và, avete capito) . Basta preparazioni pesanti dai . Non abbiamo più bisogno di troppe calorie, il nostro corpo ora si deve riscaldare meno e soprattutto con altre energie, per fortuna;-) E qui viene il bello, si mangia con più gusto perchè il cibo fresco rallegra la mente e i pensieri diventano migliori, più freschi appunto. Piaciuta? Ah quanta saggezza in un metro e sessanta... Un'idea per questo momento di transizione verso il caldo nonchè un aiuto contro la noia ai fornelli io ce l'ho: tonno di coniglio , antica e geniale preparazione contadina piemontese che mantiene i sapori della carne stupendamente, se conservata in ottimo olio extravergine d'oliva e aromi. Dopo averlo visto presentare da Federico ed Enrica in una delle ultime puntate di Masterchef mi sono chiesta perchè non pubblicare quello di casa mia, che facciamo da un secolo... ghiotto è ghiotto... e forse non ha niente da invidiare a quello della tv, già! Se solo Cracco assaggiasse il mio... TONNO DI CONIGLIO E PEPERONI INGREDIENTI per 4 persone: 300 gr. di tonno di coniglio ( ricetta qui ) 3 peperoni 1 ciuffo di prezzemolo 7-8 acciughe sott'olio 1 cucchiaino di olio all'aglio olio EVO q.b. fleur de sel q.b. PREPARAZIONE: Pulite i peperoni e arrostiteli in forno adagiandoli su carta forno per 30-40 minuti a 200° e rigirandoli un paio di volte. Quando la pelle sarà diventata nera, toglieteli dal forno e chiudeteli in un sacchetto di plastica per 10 minuti. Aprite in due i peperoni, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti; strofinateli con un panno per eliminare la parte abbrustolita e tagliateli a striscioline regolari; sistemateli in una terrina e conditeli con il prezzemolo tritato, l’olio all’aglio, un filo di olio EVO e un pizzico di sale. Composizione del piatto : a iutandovi con un coppapasta rotondo fate uno strato di peperoni e adagiatevi sopra alcuni pezzi di tonno di coniglio; completate con un pizzico di fleur de sel e la salsa di acciuga, ottenuta frullando con il minipimer le acciughe e un filo di olio EVO.

Fonte: feelcook.blogspot.it

Veramente questi quadrotti, semplicissimi e veloci, sono stati per me una grande grande soddisfazione. Si fanno in un attimo, non sono per nulla difficili, e sono veramente una cosa squistita, morbida.. pastosi, vellutati, e inoltre fanno un figurone. Ero stanca di cimentarmi in preparazioni di cui forse, anzi, senza forse, non sono all'altezza, di provare a far dolci elaborati cercando di emulare gente che impasta e fa dolci di professione e da una vita, dolci che a volte mi vengono, a volte no, e in cui le volte che vengono bene sono ancora troppo dovute al caso e al cosiddetto "culo" alias fortuna, alias destino, fato, karma o come diavolo altro piuttosto che ad un'effettiva acquisita bravura e dimestichezza con tecniche pasticciere. La crostata frangipane del post precedente, poi, mi ha dato la botta finale. Tentando di emulare il maestro Montersino ho sfornato una schifezza molle che solo il buon cuore di Luca ha avuto il coraggio di mandare giù e di dire pure "che buona!" Ed è stato proprio a veder proprio Luca, e questa sua prova di stoicismo, nel vederlo mandare giù bocconate di impiastro molle e colante col sorriso sulle labbra come se mandasse giù ambrosia allo stato puro, che mi è venuto in mente un libro di dolci che mi aveva regalato a Natale. Una raccolta Mondadori, dal titolo abbastanza anonimo, "Il libro d'oro dei dolci". In effetti, appena regalatomi, non è che avessi dato grande peso a questo libro.."un altro libro di dolci" pensavo, con boriosa sufficienza. Non ne avevo forse già abbastanza, di libri di dolci e dolcetti, e per di più blasonati, firmati...libri che vanno da Montersino, a Salvatore De Riso, senza contare Paco Torreblanca alla modica cifra di 80 euri comprato al 50% in periodo natalizio?? Per non contare altri nomi quali Donna Hay, Laurendon, Cracco e poi libri e raccolte e libretti comprati qua e là, passando per Benedetta Parodi, Suor Germana, Yogananda e la critica della ragion pura di Kant! E quindi, dopo i ringraziamenti da copione, carichi di "oooohhhh che bello...che bei dolciii...sicuramente li farò tuttiiii.-)), urlati con voce squillante e sorriso stampato sulle labbra, il bel librotto era finito nel dimenticatoio, insieme alle altre tonnellate di suoi pari (libri dimenticati). Ma appunto, dopo la waterloo della crostata franagipane, mi era venuta di nuovo voglia di dolci casalinghi. Sì, dolci casalinghi, come le classiche tortone da forno, oggi variamente denominate alias "torte da inzuppo", "torte da credenza", oppure le classiche crostate con marmellata o crema, frittelle, brioches, insomma, dolci semplici, senza fronzoli, senza boria....E così, ho sfogliato il libretto, che anche nello foto richiama alla semplicità ed ai dolci casalinghi. Guardo le foto, leggo qua e là.....certo che è carina questa crostatina, deve essere saporita questa torta al caramello ..e anche questi dolcetti al burro e pistacchi, e questi quadrotti ...questi quadrotti...MA QUESTO LIBRO E' FORTISSIMO!!! Ci sono un mare di ricette furbe e succulente!!! E questi quadrotti poi, con questo strato di meringa sopra, e questa voluttuosa crema al latte condensato e limone....li voglio fare subito! E li ho fatti. Senza tanti sbattimenti. Senza misurare temperature, bollire a 45 gradi, sterilizzare un bel fico secco di niente, nulla. Solo un sano impasto di sablée o come diavolo altro si chiama, con una crema squisita ma veloce. Solo un semplice e genuino dolce casalingo. Grazie, Luca ! ;-) P.S.: sono di una bontà indicibile...e fanno un figurone! E..sono pure semplici da fare! Che posso altro dire? Fateli e mi darete ragione! QUADROTTI ALLA CREMA DI LIMONE CON MERINGA MORBIDA (da "Il libro d'oro dei dolci", ed. Mondadori) Ingredienti: 150 gr di farina 00 50 gr amido di mais (Maizena) 125 gr di burro (io burro salato) a temperatura ambiente 2 cucchiai di zucchero semolato (circa 40 gr) sale (da non mettere se, come me, utilizzate burro salato) facoltativo: 1 cucchiaino raso di lievito (io l'ho messo) Per la guarnizione di limone e meringa: 1 lattina (400 gr) di latte condensato zuccherato 2 uova cat. " grandissime" (extra, di circa 60 gr l'una), i tuorli separati dagli albumi - oppure piccole 2 cucchiai di buccia di limone grattugiata finemente 1,25 dl di succo di limone (il succo di un limone e mezzo o due, circa) 50 gr di zucchero semolato 75 gr di mandorle a scaglie ESECUZIONE: Preriscaldate il forno a 180°. Imburrate una teglia da forno di cm 28 x 18 (io 30 x020). Se non utilizzate uno stampo antiaderente, o foderate lo stampo, bordi compresi, con della carta forno oppure imburrate e infarinate lievemente lo stampo. Mescolate la farina, la maizena, il lievito e un pizzico di sale (non mettendo il sale se, come me, utilizzate il burro salato) in una terrina. Lavorate il burro e lo zucchero in un frullatore elettrico ad alta velocità fino a ottenere una crema; incorporate poi, a bassa velocità, gli ingredienti secchi e formate una pasta dura (io ho messo tutti gli ingredienti nel robot con le lame fino ad ottenere delle briciole, poi ho continuato a impastare velocemente a mano). Riempite la teglia con il composto, premendo bene e formando uno strato liscio e uniforme e fate cuocere per 12/15 minuti o finchè non sarà leggermente dorato (n.b. il composto, essendo molto ricco di burro e quindi molto morbido, è difficile da stendere con il mattarello, come una crostata: occorre invece stenderlo a mano direttamente nella teglia). Mescolate intanto il latte condensato, i tuorli, la scorza e il succo di limone in una terrina. Versate il composto sulla base del dolce e fate cuocere per 8/10 minuti o finchè sarà sodo. Abbassate la temperatura del forno a 170°. Con un frullatore elettrico a media velocità montate gli albumi a spuma, aumentate la velocità e aggiungete gradualmente lo zucchero, montando gli albumi a neve. Con una sottile spatola metallica spalmate uniformemente la meringa sul dolce e cospargetelo di mandorle (facoltative). Proseguite la cottura per altri 20-25 minuti o finchè la meringa non risulterà asciutta (attenzione, non si tratta della meringa asciutta, secca, quella fatta cuocere a bassa temperatura per lungo tempo, ma di una meringa MORBIDA e spumosa, dalla consistenza quasi cremosa). Fate raffreddare il dolce nella teglia prima di sfornarlo, meglio ancora una notte intera, a temperatura ambiente, poi tagliatelo a barrette o quadrotti. n.b.: 1) lo strato di meringa, durante la cottura, si dora diventando di un colore ambrato. Se preferite "nascondere" tale bruniture, potete o spolverare il dolce - prima di tagliarlo a quadrotti - di zucchero a velo, oppure, una volta tiepido, coprirlo a contatto con una pellicola. Una volta freddo, togliendo con delicatezza la pellicola, insieme ad essa verrà via anche il primo strato di meringa. 2) la base di pasta è molto friabile, quindi, se non riposa qualche ora, sarà molto difficile, se non impossibile, da tagliare in pezzi regolari. Per questo è consigliabile preparare il dolce il pomeriggio prima di consumarlo.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Quando ho letto il post scritto da Teresa sul suo splendido Blog: "Peperoni e patate", ho avuto subito il desiderio di provare la ricetta. Avevo letto della marinatura con zucchero e sale sul libro di Cracco regalatomi dai figli a Natale (lezione n. 19) utilizzata per marinare il salmone, ma non mi era venuto in mente di usarla per il tonno e penso che sia ottima anche con la palamita. Appena ho avuto l'occasione di trovare del tonno freschissimo ne ho congelato una piccola parte per una settimana onde evitare il malefico anisakis. Per la preparazione indicata ho adoperato aromi diversi da quelli usati da Teresa. Origano fresco e timo nella marinata; peperoncino, origano fresco, timo ed aglio per avvolgerlo alla fine. Era delizioso, purtroppo ne avevo preparato troppo poco! Una volta pronto lo ho servito tagliandolo a fettine sottili con una spruzzata di limone ed olio e.v.o con rucola, cipolla di Tropea ed olio e.v.o. ed ho preparato anche una deliziosa insalata di riso venere che troverete al seguente link: http://picetto.blogspot.it/2013/07/insalata-di-riso-venere-con-tonno.html Ringrazio Teresa per aver pubblicato la sua ricetta, mi ha dato l'opportunità di provare un piatto buonissimo e di grande effetto. Per i dettagli della stessa vi rimando al suo blog http://www.peperoniepatate.com/2013/05/tonno-marinato-o-salume-di-tonno.html?showComment=1373045709227#c6772048765921723028 Un saluto a tutti M.G.

Fonte: picetto.blogspot.it

Sembra una b analità, fare la pizza nel forno di casa. Pare semplice, ma tra la perfezione e la ciofeca il passo è breve, anzi brevissimo! Primo e più comune errore, usare troppo lievito. Purtroppo molti credono fermamente che la giusta dose di lievito sia un panetto intero, qualsiasi sia la ricetta. Io che impasto lievitati un giorno sì ed uno pure con un panetto ci campo un mese, just saying. Secondo errore la "farina di manitoba che lievita prima", ed effetto chewing gum assicurato. Terzo errore (anzi orrore), stenderla col mattarello. Ora, non voglio essere l'ennesima foodblogger a dichiarare di aver trovato la ricetta perfetta. Se poi mezzo mondo ci crede delle perfette imbecilli, più montate di Carlo Cracco, un motivo sotto sotto c'è... Ho però trovato la ricetta perfetta per me, quella che combina una lievitazione abbastanza lunga da potermi andare a fare un giro in centro con una pizza digeribile, profumata e buona! Ingredienti (per una teglia): - 340 di farina 00 - 340 gr di farina di semola rimacinata - 400 gr di acqua - 10 ml di olio extravergine di oliva - un cucchiaino di sale - 2 gr di lievito Per condire: - 300 gr di polpa di pomodoro - un cucchiaio di olio extra vergine di oliva - abbondante origano - 150 gr di mozzarella - altro a piacere Procedimento: Mescolate il lievito con l'acqua tiepida, fino a scioglierlo completamente, quindi unitevi l'olio, la farina ed il sale. Conviene sempre miscelare a parte farina e sale, così che quest'ultimo dia meno fastidio al lievito. Trasferite su un piano di lavoro, ed impastate rigorosamente a mano. Nel giro di qualche minuto otterrete un impasto omogeneo ed abbastanza liscio. Dopo aver formato una palla, spolveratelo di farina e mettetelo a lievitare a temperatura ambiente, in un contenitore coperto da un piatto. Nel caso sia particolarmente freddo, potete sfruttare il tepore del forno con la sola lampadina accesa. I tempi di lievitazione sono fondamentali per avere una pizza come si deve. Io impasto alle 10, quindi lascio più che raddoppiare di volume. Ci vogliono circa due ore, quindi sotto mezzogiorno rimetto l'impasto sul piano spolverato di farina, lo lavoro velocemente con la punta delle dita e, dopo aver di nuovo formato la palla, lo rimetto a lievitare. Trascorse altre due ore, quindi alle 14, stessa cosa: farina sul piano di lavoro, impasto con la punta delle dita, e ancora a palla. A questo punto, quindi dopo 4 ore di lievitazione a temperatura ambiente, trasferisco l'impasto in frigo fino a sera. Quando è ora metto di nuovo l'impasto sul piano di lavoro infarinato, e lo allargo con la punta delle dita, tirandolo delicatamente fino a fargli raggiungere la forma della teglia. Passiamo alla cottura. Preriscaldate il forno a 200°C, e nell'intanto lasciate alla pizza il tempo per riposare. Io cuocio la pizza sulla piastra refrattaria di Arrotino Rigotti , ma questa ricetta non delude neanche nelle normali teglie da forno. Mescolate insieme della polpa di pomodoro, abbondante origano e un filo d'olio, quindi distribuite sulla pizza. Cuocete una decina di minuti solo con questo condimento, prima di aggiungere il resto. Alla pizza che vedete nella foto sono stati aggiunti carciofini, salsiccia di manzo e ovviamente la mozzarella. Quest'ultima, è normale mozzarella messa a scolare per una mezz'ora. La mozzarella per pizza davvero non mi piace, e quella di bufala credo sia meglio mangiarla cruda. Il tempo di cottura totale per me è di circa 20 minuti, forno statico, teglia posizionata a metà altezza. Tolgo dal forno quando la pasta diventa bella dorata, sia ai lati che sotto. Com'è? Prima di tutto profumata, grazie alla lievitazione ed alla farina di semola. E' morbida e piena di bolle (alveolata, per chi ama i termini foodie), ma con una splendida crosticina dorata. Ovviamente non sa di lievito, e si digerisce alla perfezione! Insomma, perfetta per essere finita prima ancora che io dica "è pronto"! Consigli: Ho evitato volutamente l'uso di zucchero o miele, spesso aggiunti per "attivare" il lievito e velocizzarne l'azione. Non ce n'è davvero bisogno, nonostante il pochissimo lievito! Se come me usate una piastra refrattaria, ricordate di metterla nel forno prima di iniziare a scaldarlo, e di lasciarvela poi una ventina di minuti una volta raggiunta la temperatura giusta. In questo modo il materiale della piastra avrà modo di assorbire calore, ed essere davvero un'arma in più per una pizza perfetta. Se per cuocere u sate una "normale" teglia da forno, consiglio di ungerla appena con un filo d'olio per evitare c he la pizza si attacchi, soprat tutto se non è molto antiaderente. Conditela con quel che più vi piace. Solo vi prego, VI PREGO, niente ananas.

Fonte: langolodellacasalinga.blogspot.it

Sembra una b analità, fare la pizza nel forno di casa. Pare semplice, ma tra la perfezione e la ciofeca il passo è breve, anzi brevissimo! Primo e più comune errore, usare troppo lievito. Purtroppo molti credono fermamente che la giusta dose di lievito sia un panetto intero, qualsiasi sia la ricetta. Io che impasto lievitati un giorno sì ed uno pure con un panetto ci campo un mese, just saying. Secondo errore la "farina di manitoba che lievita prima", ed effetto chewing gum assicurato. Terzo errore (anzi orrore), stenderla col mattarello. Ora, non voglio essere l'ennesima foodblogger a dichiarare di aver trovato la ricetta perfetta. Se poi mezzo mondo ci crede delle perfette imbecilli, più montate di Carlo Cracco, un motivo sotto sotto c'è... Ho però trovato la ricetta perfetta per me, quella che combina una lievitazione abbastanza lunga da potermi andare a fare un giro in centro con una pizza digeribile, profumata e buona! Ingredienti (per una teglia): - 340 di farina 00 - 340 gr di farina di semola rimacinata - 400 gr di acqua - 10 ml di olio extravergine di oliva - un cucchiaino di sale - 2 gr di lievito Per condire: - 300 gr di polpa di pomodoro - un cucchiaio di olio extra vergine di oliva - abbondante origano - 150 gr di mozzarella - altro a piacere Procedimento: Mescolate il lievito con l'acqua tiepida, fino a scioglierlo completamente, quindi unitevi l'olio, la farina ed il sale. Conviene sempre miscelare a parte farina e sale, così che quest'ultimo dia meno fastidio al lievito. Trasferite su un piano di lavoro, ed impastate rigorosamente a mano. Nel giro di qualche minuto otterrete un impasto omogeneo ed abbastanza liscio. Dopo aver formato una palla, spolveratelo di farina e mettetelo a lievitare a temperatura ambiente, in un contenitore coperto da un piatto. Nel caso sia particolarmente freddo, potete sfruttare il tepore del forno con la sola lampadina accesa. I tempi di lievitazione sono fondamentali per avere una pizza come si deve. Io impasto alle 10, quindi lascio più che raddoppiare di volume. Ci vogliono circa due ore, quindi sotto mezzogiorno rimetto l'impasto sul piano spolverato di farina, lo lavoro velocemente con la punta delle dita e, dopo aver di nuovo formato la palla, lo rimetto a lievitare. Trascorse altre due ore, quindi alle 14, stessa cosa: farina sul piano di lavoro, impasto con la punta delle dita, e ancora a palla. A questo punto, quindi dopo 4 ore di lievitazione a temperatura ambiente, trasferisco l'impasto in frigo fino a sera. Quando è ora metto di nuovo l'impasto sul piano di lavoro infarinato, e lo allargo con la punta delle dita, tirandolo delicatamente fino a fargli raggiungere la forma della teglia. Passiamo alla cottura. Preriscaldate il forno a 200°C, e nell'intanto lasciate alla pizza il tempo per riposare. Io cuocio la pizza sulla piastra refrattaria di Arrotino Rigotti , ma questa ricetta non delude neanche nelle normali teglie da forno. Mescolate insieme della polpa di pomodoro, abbondante origano e un filo d'olio, quindi distribuite sulla pizza. Cuocete una decina di minuti solo con questo condimento, prima di aggiungere il resto. Alla pizza che vedete nella foto sono stati aggiunti carciofini, salsiccia di manzo e ovviamente la mozzarella. Quest'ultima, è normale mozzarella messa a scolare per una mezz'ora. La mozzarella per pizza davvero non mi piace, e quella di bufala credo sia meglio mangiarla cruda. Il tempo di cottura totale per me è di circa 25-30 minuti, forno statico, teglia posizionata a metà altezza. Tolgo dal forno quando la pasta diventa bella dorata, sia ai lati che sotto. Com'è? Prima di tutto profumata, grazie alla lievitazione ed alla farina di semola. E' morbida e piena di bolle (alveolata, per chi ama i termini foodie), ma con una splendida crosticina dorata. Ovviamente non sa di lievito, e si digerisce alla perfezione! Insomma, perfetta per essere finita prima ancora che io dica "è pronto"! Consigli: Ho evitato volutamente l'uso di zucchero o miele, spesso aggiunti per "attivare" il lievito e velocizzarne l'azione. Non ce n'è davvero bisogno, nonostante il pochissimo lievito! Se come me usate una piastra refrattaria, ricordate di metterla nel forno prima di iniziare a scaldarlo, e di lasciarvela poi una ventina di minuti una volta raggiunta la temperatura giusta. In questo modo il materiale della piastra avrà modo di assorbire calore, ed essere davvero un'arma in più per una pizza perfetta. Se per cuocere u sate una "normale" teglia da forno, consiglio di ungerla appena con un filo d'olio per evitare c he la pizza si attacchi, soprat tutto se non è molto antiaderente. Conditela con quel che più vi piace. Solo vi prego, VI PREGO, niente ananas.

Fonte: langolodellacasalinga.blogspot.it

Ricette999 is a recipe search engine that find recipes with advanced filters like ingredients, categories and keywords.
Ricette999 does not host recipes, only links to other sites. | FAQ | Privacy
Copyright 2020 ® v3 - Contatti