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Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

In generale tutte le parti del maiale si accostano bene alla frutta che dona morbidezza e sapore. In particolare il maiale con le mele ha le sue origini nel XIV secolo, quando nelle corti rinascimentali si credeva fosse opportuno servire la carne abbinata a ciò di cui si nutrivano gli animali stessi e, nel caso del maiale, questo all'epoca si nutriva prevalentemente di mele. Indubbiamente il sapore dolciastro della frutta si abbina perfettamente alla carne del maiale, ma leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di ripensare a una assai più recente riportata su un sito e riguardante una presunta dichiarazione di Cracco sul suo A gnello in lacrima d’agnello : “ Il segreto è insaporirlo da vivo: preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell’agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale." Ovviamente è tutta una montatura del sito per far ridere (o inorridire). Tornando alla nostra ricetta dell' Arrosto di Maiale al Forno con Erbe Aromatiche e Mele c'è da dire che si rivela un piatto eccezionale: semplice e ricercato al tempo stesso, delicato, saporito e perfetto da servire anche in occasione di una cena particolare. Ingredienti: 800 g di lonza 2 mele golden 120 g di pancetta tesa alloro salvia rosmarino 1 spicchio di aglio 250 ml di vino bianco olio evo sale pepe fecola di patate Procedimento: Insaporire l'arista con sale e pepe. Incidere profondamente l'arista ricavando delle fette non troppo sottili e senza arrivare a tagliarle completamente. Distanziarle e condirle con sale e pepe e lasciare insaporire. Tagliare le mele, private del torsolo, a fettine dello spessore di circa 5mm, inserirle nei tagli di carne e coprire con la pancetta. Con uno spiedo infilzare l'arrosto per tenerlo compatto oppure legarlo con un spago da cucina. Trasferire la carne in una pirofila oleata profumando con salvia, alloro, rosmarino e uno spicchio d'aglio in camicia. Disporre le restanti mele intorno alla carne. Passare in forno a 180°, dopo 10' irrorare con il vino bianco e coprire con un foglio di alluminio. Proseguire la cottura per circa 1 h irrorando con il suo liquido ogni tanto. Terminata la cottura togliere la carne dalla pirofila e lasciare riposare coperta con l'alluminio. Addensare il fondo di cottura aggiungendo mezzo cucchiaino di fecola e facendo ridurre la salsa per qualche minuto. Servire la carne nappando con la salsa testo Giuli Foodie

Fonte: giulifoodie.blogspot.it

La sfida dell'MTC ormai, è uno di quegli appuntamenti che cambiano qualcosa nelle nostre vite. Che sia perché la sfida ci costringe a fare, cose folli come il croissant sfogliato in un periodo di calura estiva, sia che ci costringa a disossare un pollo quando mai ti saresti sognata, è certo che partecipare a queste sfide ti cambia. Di sicuro ti migliora nella tecnica, ma a volte succede qualcosa di più. Questa è proprio una di quelle volte. Scegliere un piatto per l'MTC, non è mai facile. Il livello di questa gara è altissimo, le concorrenti (ops! scusate ragazzi!) i concorrenti, molto agguerriti e anche se non partecipo per vincere, voglio comunque dare il meglio. Pertanto nello scegliere la zuppa, che è il tema di questo mese lanciato da Vittoria Traversa del blog "La cucina piccolina" , ho pensato: "ma che non sia la solita zuppa! Vorrei una cosa un po' più raffinata!" E la lampadina si è accesa! Infatti presento una ricetta che è una libera interpretazione, filtrata dai miei ricordi giovanili, di un piatto che adoravo, cucinato in un bellissimo ristorante di San Gimignano, molto in voga negli anni '80/90, "I cinque Gigli". Eh sì! Correvano gli anni '80 ed io ero una studentessa universitaria, interessata al cibo quel tanto che basta per sfamarsi ai tre pasti principali. Non sapevo niente di questa materia e sicuramente non consideravo la cucina uno dei piaceri della vita. In quegli anni vivevo in provincia ed avevo una incredibile "fame" di mondo: sognavo l'arte, la musica, la letteratura, l'architettura, la moda, il design, ma tutto il bello mi affascinava e ne ero attratta in un modo incredibile. Durante il periodo universitario, neanche vivere a Firenze mi aiutava granché, perché a parte tutta l'arte che respiravo e che mi dava vita, c'era tutto un mondo che mi era negato dalla mancanza di soldi. Essere studentessa nei dorati anni '80 era un grave handicap, ed io bramavo una vita diversa: lontano! Minimo Milano, meglio ancora Londra. Viaggiavo con la smania di chi il viaggio lo deve compiere dentro di se, ma non capendo, cerca fuori e ne ricava solo frustrazioni. Cercavo in tutti i modi il bello, l'arte, la storia, in ogni istante, e pensavo che se non me ne fossi andata, non sarei mai vissuta come desideravo. Ma la mia vita per motivi vari mi riportava sempre qui. Questa strettissima provincia riusciva sempre a farmi tornare a sé. I "ritorni" erano spesso legati a feste familiari e questo mi era ancora più penoso, perché per certi versi capivo la forza di questi legami, d'altra parte, io volevo essere "altro". La mia è una famiglia semplice, fatta di gente vera, concreta: da dove sbucavo io, così piena di sogni, di ambizioni e di voglia di essere così diversa da loro? Durante uno di questi "ritorni", non ricordo per quale motivo, mi sono trovata in questo posto "magico", nella campagna sangimignanese. Un ristorante assolutamente fuori dal comune: intanto di classe per lo standard dell'epoca dalle mie parti, gran cibo, molta cura dei dettagli, dalla location, alla divisa del personale, ma fortemente legato al territorio, gestito da ristoratori storici della zona. Riflettendoci oggi, credo di aver ricevuto proprio lì, alcuni degli input fondamentali che hanno portato la mia vita su questi binari rispetto ad altri. Ho molto amato quel luogo, ci andavo spesso nonostante le mie esigue finanze, perché mi sentivo in equilibrio: c'era il bello, il gusto, classe, eleganza ed era proprio lì da dove stavo fuggendo. Forse alcune domande sulla mia vita sono scaturite proprio a "I cinque Gigli". Il piatto che più amavo di questo ristorante era la zuppa del Granduca, non ricordo perché si chiamava così, ma c'entrano qualcosa i Medici o forse i Lorena (il Granduca Leopoldo)? Ho provato a ricordare, ad intervistare parenti ed amici, ma trent'anni sono davvero troppi per avere notizie certe. Comunque da Samuele Gigli, nipote dello chef sono risalita più o meno agli ingredienti principali della ricetta, ed il risultato è stato assolutamente commovente: un catartico tuffo nel passato, una full immersion nei miei sogni di ragazza. Un ringraziamento immenso a Giancarlo Gigli, chef patron de "I cinque Gigli",e all'MTC per questa bella esperienza. Ingredienti per 4 persone per il brodo: 1 galletto livornese o un pollo ruspante piccolino 5 l di acqua 1 cipolla 1 carota 1 sedano 1 mazzettino di prezzemolo 1 foglia di alloro una decina di grani di pepe 4 chiodi di garofano una manciata di sale grosso per la zuppa: 1 cipolla 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva 15 g di funghi secchi (quando è stagione freschi) 180 g di farro perlato sale pepe macinato tartufo fresco di stagione per la presentazione: 1 rotolo di pasta sfoglia da 230 g. (io la mia: la ricetta la trovate qui ) 1 uovo Nota sui tartufi: a seconda della stagione, i tartufi migliori sono di diverse tipologie. Dalla metà di settembre fino a dicembre il migliore è il tartufo bianco, da utilizzarsi prevalentemente crudo. Dal mese di dicembre, il tartufo nero, che si può usare anche cotto. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto c'è lo "scorzone" estivo, tartufo nero con una scorza ruvida e verrucosa e da ottobre a gennaio lo "scorzone" invernale. Preparazione: per il brodo In una grossa pentola inserire il galletto eviscerato, fiammeggiato e lavato. Pulire la carota, il sedano, il prezzemolo, l'alloro e legarli a formare il mazzetto aromatico, sarà così più facile eliminarli, dopo la cottura. Pulire la cipolla, tagliarla in 2 metà e steccarla con i chiodi di garofano. Porre le 2 metà, dalla parte del taglio steccato su una padella antiaderente e farle bruciare. Questa operazione di bruciatura della cipolla, serve a rendere il brodo meno torbido e non andrà chiarificato per la zuppa. E' un buon consiglio che ho adottato da Carlo Cracco "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno". Una volta bruciate aggiungere le 2 metà di cipolla, nella pentola del galletto insieme al mazzetto aromatico, al sale, ai grani di pepe e a 5 l di acqua. Lasciar cuocere per un paio d'ore, schiumando la superficie se necessario. Far raffreddare il brodo, togliere il galletto (o il pollo) e le verdure (che possono essere mangiati così oppure usati per altre preparazioni), filtrarlo con un colino rivestito di garza e metterlo in frigo per alcune ore. Toglierlo dal frigo e togliere il grasso in eccesso che si riesce a raccogliere in superficie. per la zuppa: In una pentola più piccola, tritare finemente la cipolla e lasciarla sudare nell'olio extra vergine di oliva a fiamma bassissima. Intanto, lavare accuratamente il farro perlato, tostarlo con la cipolla e poi unire i funghi secchi ammollati per 15/20 minuti in acqua e tritati. Lasciar insaporire alcuni minuti, poi aggiungere il brodo freddo almeno 1 litro e lasciar cuocere per circa 20 minuti da quando inizia a bollire. E' necessario comunque assaggiare il farro, per trovare il giusto grado di cottura. Se in cottura asciuga molto aggiungere brodo bollente. Quando il farro è cotto, spegnere la zuppa, aggiungere brodo bollente fino ad ottenere la consistenza che si vede in foto, aggiustare di sale e pepe. per la presentazione: La zuppa si serve in cocottine da forno individuali con lamelle di tartufo tagliate sottili. Per la presentazione: ritagliare un disco di pasta sfoglia di diametro 2 m più largo della cocottina, sigillando l'apertura ad effetto coperchio, ritagliare delle formine di pasta sfoglia con un taglia biscotti della forma desiderata per decorare la superficie. Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la sfoglia con l'uovo per lucidarla. Infornare a 220° in forno preriscaldato per 10 minuti o finché la sfoglia non è dorata. Servire immediatamente. Nota: E' un modo un po' vintage di presentare, ma è un piatto legato ai miei ricordi e l'ho voluto presentare esattamente come lo ricordavo. Con questa ricetta partecipo all'MTC N° 53 di gennaio

Fonte: architettandoincucina.blogspot.it

Allora si! Esiste un pò di giustizia a questo mondo? Forse... ...tanto per cominciare stasera a fare l'areosol e leggere la storia a Tommaso ci è andato il mio compagno, al contrario delle altre sere nelle quali sono sempre andata io!!!!!!!!!!!! Areosol come cura per la tosse, assieme a cortisone ed antibiotici, Tommaso e Gianmarco, entrambi sono malati....e per colpa di quest'influenza domani siamo costretti a rinunciare al primo pic nic della stagione! I nostri amici hanno organizzato una piccola gita fuori porta con tanto di borse termiche cariche di viveri, ma noi purtroppo siamo costretti a rimanere a casa e tenere i bimbi riguardati! Pazienza, speriamo comunque che si il primo pic nic di una lunga serie alle quali noi parteciperemo....in piena salute!!! Io, però mi consolo, perchè venerdì vado a Roma, a conoscere finalmente, le ragazze che ormai da qualche mese segue sul web!!!! Emozionata come al primo giorno si scuola, frastornata e felice!!!!! Ed ora (finalmente!) ecco una ricetta semplice e salutare per tutte quelli che come me, domani stanno a casina!!!! Ringrazio di cuore Paola per avermi inviato come premio per la vincita del suo contest ben 6 pacchi di riso Riserva San Massimo con il quale farò sicuramente altre ricette! Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso (io ho usato il Carnaroli Riserva San Massimo) 1 cipollotto 1 carota (bella grande) 60 gr di piselli 60 gr di fagiolini 100 gr di asparagi 100 gr di burrata olio evo sale pepe bianco 1 noce di burro Pulite e tagliate tutte le verdure a cubetti di mezzo cm circa. (Per essere precisi, professionali e in tema con la stagione, tagliate a primavera tutte le verdure) Mettete a bollire un litro di acqua, salatela con del sale grosso e sbiancate le verdure (tranne il cipollotto) per 3-4 minuti. Tuffatele in una bacinella con acqua freddissima e scolatele. Non buttate via l'acqua di cottura! Sarà un ottimo brodo per cuocere il riso! Scaldate due o tre cucchiai di olio in una casseruola e fate rosolare il cipollotto, aggiungete il riso e fate tostare dai 3 ai 5 minuti (come dice Cracco). Quando sarà diventato bello trasparente, sentirete anche il profumo della tostatura, a questo punto copritelo con l'acqua delle verdure e fate cuocere per circa 15 minuti. Se volete prima di aggiungete l'acqua potete sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco...io lo faccio raramente perchè in casa non ce l' ho quasi mai, ma è così che si dovrebbe fare un buon risotto! Spezzate con le mani o tagliate la burrata. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso aggiungete le verdure e la burrata e mescolate bene per far sciogliere il formaggio. Togliete dal fuoco, mantecate con una noce di burro e servite! SHARE:

Fonte: cucinascacciapensieri.blogspot.it

Il vitello tonnato , o vitel tonnè, è un antipasto di origine piemontese preparato utilizzando il magatello di vitello e accompagnato con una salsa a base di tonno, acciughe capperi, tuorli e fondo di cottura della carne. Come tutte le ricette tradizionali, le versioni sono molteplici e si rischia di perdersi ma per la mia preparazione ho attinto soprattutto dai consigli dello chef Carlo Cracco contenuti nel libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno". Il segreto è tagliare le fettine molto sottili, sarebbe preferibile utilizzare l'affettatrice, e io ho cercato di fare del mio meglio manualmente. Tovaglietta americana Boston Creativitavola Ingredienti: 1,3 Kg di magatello di vitello 1 carota 1 cipolla 1 costa di sedano 1 bicchiere di vino bianco 50 g di burro sale q.b. 200 g di tonno al naturale sgocciolato 6 acciughe 15 capperi dissalati 3 tuorli d'uovo Preparazione: Sigillate la carne nel burro fuso per alcuni minuti. Unite il trito di carote, sedano e cipolla, versate un bicchiere di vino bianco e lasciate evaporare. Incoperchiate, aggiungendo acqua calda al bisogno, e cuocete per circa 2 ore. Togliete la carne dal fondo di cottura e fate raffreddare. Nel frattempo preparate la salsa tonnata frullando con il mixer il tonno, le acciughe, i capperi, i tuorli e aggiungendo qualche mestolo di fondo di cottura filtrato. Io preferisco una crema più soda ma se la preferite più liquida aggiungete ancora brodo Tagliate la carne fredda in fettine sottili, meglio se con l'affettatrice, disponetela sul piatto da portata, coprite con la salsa e decorate con qualche cappero. Mettete in frigo qualche ora prima di servire. In cucina con me: Creativitavola

Fonte: dolciperpassionesalatiperamore.blogspot.it

Capita di rado, ma ogni tanto succede. Cerco di evitarlo come la peste, ma di quando in quando mi tocca. Che fare la spesa insieme (almeno quella grossa, mirata, magari per una cena) non equivale anche, per forza, a tornare a casa insieme…. Perché perlopiù ci si apparecchia (letteralmente) su binari completamente opposti. Tanto da far finire tutto a schifio . Che io vorrei prendere questo e lui quello. Io ho già pianificato il menu da almeno quattro settimane e lui mi suggerisce cambiamenti, aggiustatine, variazioni minime che però, per una perfettina-precisina-rompina, come me equivalgono a mettere in crisi tutto lo scibile in materia gastronomica. Cioè…quel poco che ne so, almeno. E soprattutto a smontare e rimaneggiare tutti quei gagliardi esperimenti che mi ero già prefigurata in testa, passaggio dopo passaggio. Partendo però da (poche) certezze inespugnabili, quindi tutto sommato andando sul (l’abbastanza) sicuro. Imparate in corso d’opera (a suon di esperimenti andati male), rubacchiate a vere esperte (con sedute ipnotiche si studio), assorbite da mamma e papà (infallibili in cucina), scribacchiate al volo da un programma tv (perché l’idea che poi le ricette si trovino comodamente pure in rete, ancora fatico a incamerarla...). Lui invece no: quando andiamo a fare la spesa insieme pare si diverta a minare, scientemente, tutto ciò. Uscendosene con proposte ai limiti della decenza (sempre gastronomica, s’intende). Variazioni (importanti) di ingredienti o metodi di cottura che manco Carlo Cracco in giacca e cappello da chef ce potrebbe da na mano a capì se siano fattibili o meno. Ma lui, l’amato bene, ama osare e qualche volta, bisogna ammettere per onestà, c’azzecca pure. Al di là di tutto ciò, comunque, andare a fare la spesa con lui riserva anche un enorme vantaggio: quello di non dover portare le sporte della spesa! Nemmeno mezza. Manco per sbaglio o solo per pochi metri. E non è poco. Diventa anzi anche un filo imbarazzante quando il mio Amatissimo Bene mi solleva dall’incombenza perfino di portare un sacchettino leggerissimo, che so, della farmacia. Si impunta e pretende di portare tutto lui. Dalla prima all’ultima busta, magari infilandone una dentro l’altra, adducendo come motivazione che così “bilancia il peso” (perché sì, noi a fare la spesa, come in tanti altri posti, andiamo a piedi!). La verità è che ho sposato un ineguagliabile gentiluomo e questo l’ho sempre saputo. Quello che ignoravo e che vivo ancora con una certa sorpresa è la portata del vantaggio di andarmene in giro libera e senza manco il peso della mia borsetta (perché nel fine settimana infilo tutto in tasca e mi concedo il lusso di non portarmi dietro manco la tracollina più striminzita) al fianco del mio gentiluomo carico invece come un mulo, che arranca sotto il peso di tutta la scorta di frutta e verdura per l’intera settimana e di svariate altre impedibili offerte come flaconi di detersivi e pacchi di farine varie.ù E la gente ci guarda (giustamente) un po' stralunata, prima di posare un'occhiataccia di rimprovero verso la viziatissima sottoscritta. Al che mi dico: ma quando sono sola come faccio? Semplice: mi carico pure io. E sono quella che fino a poco tempo fa si scaricava intere casse d’acqua dalla macchina, perché non è che per essere alta un cavoletto e mezzo e avere il fisico non proprio taurino (ma nemmeno patito) me ne stia con le mani in mano proprio sempre. E ho pure un certo orgoglio da difendere, che diamine. Perché scartoccio fili dell’antenna e aggiusto prese della corrente esattamente come un uomo, che ne sapete? Ma certo è che, quando capita di poterne approfittare, mi sento proprio una regina. Anzi, molto di più! E siccome tra tutte le sovrane e le regnanti di tutti i tempi quella che mi sta più simpatica è questa dal nome da cartone animato (per quanto la sua fama non fosse proprio brillante e priva di appannamenti ), mi è capitato di osservare che quella avrà avuto pure schiavetti e servitori, ma a quei tempi era la norma mentre ora, nel 2013, al confronto, scusate………..lei era proprio na poraccia! @@@@@@@@@@@ La caponata è sicuramente un piatto da re. Che non è ricetta da tutti i giorni, bensì pietanza arzigogolata che si prepara (rigorosamente almeno il giorno prima di consumarla) una, al massimo due volte l’anno e sempre in occasioni particolarissime e molto degne di nota; ma quando succede, signore mie, è una vera corsa agli avanzi. Anche perché è uno di quei piatti che più sta lì più diventa buono, s’insaporisce, dà il meglio del meglio di sé. Come è ovvio per tutte le ricette della tradizione, ognuno ha la sua di famiglia e in Sicilia varia perfino da città a città. Con le patate, con i peperoni, togli questo e aggiungi quello. Io sono da sempre abituata a mangiare questa versione che fa Papà: dolce ma non troppo, fatta solo di melanzane, sedano, olive e qualche capperetto. Tanta cipolla e moltissima dedizione nel farla. Un po’ laboriosa, ma provatela: ne vale davvero la pena!...Altro che regina Taitù! Ingredienti (per 8-10 persone) 2 kg di melanzane viola sode e compatte 2-3 coste di sedano piuttosto grandi 150 gr di olive verdi snocciolate e tagliate a metà 50 gr di capperi sotto sale 2 cipolle grandi bianche o dorate 1 barattolo grande (450gr) di pelati 1 cucchiaino colmo di zucchero ½ bicchiere di aceto bianco di vino Olio per friggere Olio extravergine d’oliva Sale grosso e fino Pepe Procedimento - Innanzitutto dissalare i capperi tenendoli a bagno nell’acqua per un’oretta cambiandola di tanto in tanto. - Poi lavare le melanzane, asciugarle, tagliare a tocchetti non troppo piccoli (con tutta la buccia) e lasciarle per un paio d’ore in uno scolapasta a strati intervallati da sale grosso, con un peso sopra (che può essere una pentola piena d’acqua), in modo che rilascino l’amarognolo e soprattutto in questo modo assorbano meno olio in cottura. - Tagliare il sedano a pezzetti (usare solo il gambo, non le foglie), metterlo in una pentola con poca acqua e farlo bollire finché quella non sarà diventata verde e lui si sarà ammorbidito (dall’inizio del bollore occorrerà davvero poco tempo). Scolarlo e metterlo da parte. - Pulire le cipolle, tritarle finemente e metterle ad appassire sul fuoco in una larga padella coperte a filo di acqua. Una volta assorbita quella, aggiungere un paio di cucchiai d’olio evo e farle imbiondire leggermente a fuoco molto dolce, stando attenti che non prenda troppo colore.. Unire quindi i pelati passati al passaverdura o leggermente frullati con il minipimer, aggiustare di sale e pepe, unire anche il sedano, le olive, i capperi scolati e sciacquati e far cuocere circa ¼ d’ora-20 minuti in modo che si restringa un po’ e si insaporisca il tutto. Aggiungere quindi lo zucchero e l’aceto, alzare la fiamma per farlo evaporare e poi riabbassarla e lasciar andare ancora qualche minuto. Preparare quindi le melanzane: sciacquarle, asciugarle bene e friggerle in abbondante olio finché non saranno dorate, dopodichè tirarle su e metterle a scolare su carta assorbente. Unire quindi le melanzane fritte, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti e quando sarà fredda trasferire la caponata in una ciotola di vetro, coprire con pellicola e lasciare riposare un’intera notte in frigorifero prima di consumarla. Dura anche una settimana, basta avere l’accortezza di tirare fuori dal frigo, di volta in volta, solo la quantità da mangiare, almeno un paio d’ore prima (ma anche di più) per poterla consumare a temperatura ambiente: non va mangiata fredda e non va riscaldata per nessun motivo!!!!

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Ebbene sì, dopo tante trattative, ecco approdato alla mia mensa il pluristellato chef e giudice di Masterchef, Carlo Cracco!!!Non ci crede nessuno vero? Però la bufala non è del tutto "bufala" perché Carlo Cracco è venuto davvero a casa mia, e ha persino cucinato per me e la mia famiglia. Lo ha fatto dalle pagine del suo libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno" (ecco, magari sul titolo ci si poteva lavorare un po'...) ed. Rizzoli. L'acquisto è di domenica scorsa. Di solito il pomeriggio della domenica lo dedichiamo a qualche giretto fra le nostre colline per poi concludere in una libreria. Cerco di controllarmi sull'acquisto dei libri di cucina perchè credo di essere malata. Domenica però la libreria mi ha accolto così: "Sconti su tutti i libri di cucina..."e come potevo deludere tanta generosità. Così, complice la generosità di mio marito (non mi ha mai limitato in questi "vizi"), il signor Cracco è scivolato in una bella shopper di carta, dritto dritto, fino alla mia cucina. Il libro è interessante. Sottotitola: "Dalla pratica alla grammatica: imparare a cucinare in 60 ricette". Mi sono cimentata in base al tempo che avevo a disposizione. Ho scelto una ricetta del gruppo II di difficoltà, ho seguito tutte le istruzioni e....guardate cosa mi ha portato il signor Cracco per ringraziarmi dell'ospitalità che gli avevo concesso? Un bel mazzo di...grissini! Macché, non è vero nemmeno questa! I grissini me li sono preparata da sola ma le istruzioni date dal suo libro erano così chiare e semplici che quasi i grissini si facevano da soli! GRISSINI PIEMONTESI 480 g. farina 00 220 ml di acqua 75 ml di olio evo 15 g. lievito di birra (ho usato quello granulare, una bustina) 1 cucchiaino di miele (lui suggerisce il malto ma non lo avevo) 10 g. di sale 3 g. di zucchero Per rifinire: acqua olio evo parmigiano paprika dolce Non ho seguito alla lettera il suo procedimento ma il risultato è stato davvero buono. Mettere acqua, olio e sale nell'impastatrice. Aggiungere la farina, il miele, il lievito e lo zucchero. Impastare a velocità 1 (Ken...)per 10 minuti circa.Mettere a lievitare per tre ore circa, in una terrina ricoperta di pellicola e in un posto lontano da correnti d'aria (forno con la luce accesa). Prendere l'impasto, sgonfiarlo, dividerlo in tre filoni e con una spatola rigida, cominciare a dividerli in tanti bastoncini lunghi. Completare il confezionamento dei grissini con le mani, cercando di tenere lo stesso spessore per tutta la lunghezza. Si evitano così spiacevoli sorprese in cottura. Appoggiare i grissini su una placca da forno ricoperta di cartaforno. Per diversificare i gusti dei grissini rifinire in questo modo: - con un pennello bagnare il grissino con poco olio in cui è stata sciolta paprika (dolce p piccante, a piacere) - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di parmigiano - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di semi pi papavero. Cuocere a 190° per 10 minuti circa. Servire accompagnando con prosciutto cotto, crudo e, come va dalle mie parti, cicciolata. PS: povero Cracco, la prima ricetta e già tante variazioni...speriamo non se la prenda troppo e torni presto a cena da me!

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Gli gnocchi mi piacciono da impazzire, da sempre, sono in assoluto il piatto che ha accompagnato tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Era d'abitudine trovarli sulla mia tavola sin dalla mia tenera età tutte le settimane, non ricordo se il giovedì oppure il venerdì, per la gioia di grandi e piccini. Morbidissimi, gustosi, con quel sughetto piccantino di pomodoro che nonna Gina preparava, e che io non sono mai riuscita a replicare. Il vero segreto se l'è tenuto stretto. Era fantastico osservarla, con quel grembiule rosa tenue con la pettorina, gli occhiali appoggiati sul naso e la messa in piega sempre perfetta. Era incredibile come le sue mani, inizialmente appiccicose ed infarinate, mano a mano con la lavorazione diventassero sempre più pulite, e come potesse creare gnocchi perfettamente uguali, che andavano a ruba già da crudi. Oggi ho deciso di complicarmi la vita, di preparare gnocchi "alternativi", farciti di melanzane cotte al forno e profumate con erbe aromatiche, serviti con un sughetto di pomodorini, rana pescatrice e vongole veraci fresche. Un piatto della tradizione rielaborato e modernizzato, seguendo la fantasia, il gusto personale, e la creatività del momento, ma che rievoca dei profumi lontani. "Credo che l'olfatto sia uno dei sensi più belli perché consente di prendere il piatto in mano e di portarlo vicino al cervello". C. Cracco - chef. Ingredienti per 4 persone: 500 gr di patate per gnocchi 200 gr di farina bianca 50 gr di fecola 1 tuorlo 400 gr di melanzane tonde 3 spicchi di aglio 2 rametti di timo prezzemolo fresco 5/6 foglie di basilico fresco succo di 1 limone 500 gr di vongole veraci 200 gr pomodorini 250 gr di rana pescatrice 1/2 bicchiere di vino bianco olio evo sale , pepe Lavate le melanzane, tagliatele a metà nel senso della lunghezza. Con un coltello praticate delle incisioni nella polpa, salate, irrorate con il succo di limone, un filo d'olio, unite 1 rametto di timo e lo spicchio d'aglio tagliato a metà. Chiudetele con la carta alluminio ( foto 1 ) in un cartoccio e cuocete in forno a 170° per 45 minuti. Eliminate la pelle e tritate finemente la polpa. Stendetela su un panno ad asciugare per almeno una notte. Trasferite la purea ormai ben asciutta in una ciotola, unite il basilico tagliato a julienne, olio e regolate di sale e pepe. Mettete le vongole in acqua e lasciatele in ammollo per almeno 2-3 ore. Lessate le patate in abbondante acqua salata per 40 minuti circa. Lasciatele intiepidire e passatele allo schiacciapatate. Unite il sale, la farina, la fecola ed il tuorlo d'uovo. Impastate velocemente, stendete l'impasto ottenuto con l'aiuto di un mattarello in una sfoglia dello spessore di cm 0,5. Coppate dei dischi e disponete al centro la farcia di melanzane ( foto 2). Sovrapponete un altro disco e chiudete bene. In una casseruola soffriggete 1 spicchio d'aglio in olio evo, unite le vongole, coprite con un coperchio e fatele aprire a fuoco vivace scuotendo spesso la pentola. Scolatatele e tenete da parte il liquido, che filtrerete. In una padella soffriggete lo spicchio d'aglio con l'olio evo. Unite la rana pescatrice tagliata a dadini, sfumate con il vino bianco, e dopo pochi minuti unite i pomodorini tagliati in 4, regolate di sale, pepe. Aggiungete 1 mestolino di acqua delle vongole, le vongole ( foto 3 ) e qualche foglia di prezzemolo tritato. Nel frattempo mettete a bollire abbondante acqua salata, lessate gli gnocchi per pochi minuti, uniteli delicatamente al sughetto di pesce e servite. foto 1 foto 3 foto 2

Fonte: lacucinadistagione.blogspot.it

Io normalmente non amo rivisitare i piatti, la mia cucina non è innovativa, creativa o all'avanguardia e quando mi confronto con dei classici della cucina tendo ad eseguire con reverenza e non a stravolgere. Però poi mi viene fatto presente che su Youcook c'è una gara per la quale bisogna cucinare la carbonara ovviamente più originale è tanto meglio è. Io più che per la gara in se ho voluto partecipare proprio per sviluppare questa idea, che mi è balenata in testa con una immediatezza e una forza tale che non mi ha abbandonata e mi ha costretta nonostante sia stra-super-impegnata con gli esami imminenti a ritagliarmi un po' di tempo a sviluppare questa sorta di carbonara scomposta e rivisitata . Concettualmente questo piatto è nato pensando alle patatine fritte che a casa mia mangiamo con l'uovo fritto e che possibilmente pucciamo all'interno del tuorlo morbido . Così immediatamente le patatine sono diventate la tria pugliese ossia la pasta fritta che si mangia assieme alla pasta e ceci mentre l'uovo che io solitamente mescolo con i formaggi in questo caso si sono totalmente separati andando ad essere le salsine ideali per la pasta fritta. Poi però, non avendo mai mangiato ciceri e tria e non sapendo che consistenza avesse la pasta fritta ho temuto che fosse troppo dura e secca e così ho optato per un tipo di pasta della quale ricordavo l'esistenza e che ho rivisto qui le Pincinelle, un tipo di pasta marchigiana che viene fatta con l'impasto del pane, quindi un impasto lievitato, per le quali ho utilizzato il mio licoli. Ho infatti pensato che utilizzando un impasto lievitato, in frittura sarebbe rimasto più morbido.. Dunque, partiamo: pancetta PER LE PINCINELLE: 65gr di lievito madre idratato al 100% 235gr di farina 100gr di acqua olio per friggere PER IL TUORLO FRITTO: 2 tuorli pangrattato olio per friggere PER LA FONDUTA: parmigiano qb pecorino qb latte qb pepe nero Per prima cosa ho preparato i tuorli, in due pirottini usa e getta di alluminio ho messo una cucchiaiata di pangrattato, ho creato una conca all'interno e vi ho adagiato molto delicatamente il tuorlo, li ho ricoperti con altro pangrattato e li ho messi in frigo per una notte. Questo ovviamente è il procedimento che lo chef Cracco ha più volte spiegato nel suo libro e non solo. L'indomani ho preparato la pasta sciogliendo il lievito nell'acqua, aggiungendo la farina e impastando tutto per bene fino ad ottenere un impasto liscio. Ho lasciato lievitare fino al raddoppio e poi cercando di non sgonfiare molto l'impasto ho ricavato delle striscioline di pasta assottigliandole tra le mani ho fritto in abbondante olio ho scolato su carta cucina e intanto ho rosolato la pancetta a cubetti in una pentola antiaderente fino a renderla croccantissima. L'ho sollevata con una schiumarola e l'ho fatta asciugare su della carta cucina. (l'altra quella che rimane va lessata e condita normalmente) Intanto mi sono dedicata alla fondutina scaldando il latte e aggiungendoci poi i formaggi grattugiati, ho atteso che il formaggio fondesse e il latte si ritirasse un po', nel frattempo ho girato con la frusta, poi una volta pronta ho messo a raffreddare in una ciotolina ed ho aggiunto il pepe. Ho iniziato a comporre il piatto mettendo ai lati del piatto la fonduta, e al centro la pasta fritta e leggermente salata, proprio all'ultimo ho delicatamente prelevato i tuorli dai pirottini e li ho fritti per pochissimi secondi fino a rendere l'esterno croccante. Ho posizionato i tuorli sulla fonduta e ho completato con la pancetta croccante. Ah, ovviamente il tuorlo era liquido ;)     Se avete un account su youcook e vi fa piacere "slurpare" la mia ricetta vi lascio il link e poi qualche altra foto del tuorlo liquido nel caso non vi sembri abbastanza liquido :D Che ne pensi di ciò che hai appena letto? Fammelo sapere lasciando un commento.. E per essere sempre aggiornato seguimi su Twitter , Facebook , Pinterest , Instagram, Tumblr , Google+

Fonte: polpadigranchio.blogspot.it

foto di Brambilla Serrani E anche quest'anno sono riuscita a fare un passaggio veloce a Identità Golose. Purtroppo davvero un passaggio perché l'influenza mi ha colpita e affondata (sono ancora a casa col naso colante!!!) e sono rimasta solo poche ore. Appena arrivata, mi sono precipitata nella Sala Auditorium, ma lo chef Cracco aveva già fatto il tutto esaurito: merito del piccione? Lo staff di Identità Golose ci ha cortesemente ricordato che avremmo potuto seguire gli interventi dalla comodissima sala stampa riservata a blogger e giornalisti. Io ho preferito aspettare, appena un'ora. Nel frattempo ho letto il programma e ho fantasticato sul tema di IG 2016: la forza della libertà . Per me la forza della libertà risiede nella conoscenza, nello studio, nella costanza. E avrei tanto da dire ma è arrivato il momento in cui il bel ragazzone in smoking ci butta dentro. Ascolto così l'intervento dello chef Paolo Lopriore che ha presentato la sua "alta cucina conviviale", un nuovo modo di intendere la sala e il servizio grazie anche ai curiosi strumenti di cottura (possiamo chiamarle pentole?) del designer Andrea Salvetti che permettono allo chef di portare la cucina direttamente sulla tavola degli avventori del suo prossimo ristorante. Da quello che ho capito, saranno i clienti stessi a prepararsi il pasto, e lo chef potrà concentrarsi sulle materie prime, senza lo stress dell'impiattamento. Mi piacerebbe un ristorante così? bisognerebbe far l'esperienza prima di pronunciarsi! Applausi e premi per Lo Priore e Salvetti. Applausi anche per la giovanissima e talentuosa Fabiana Scarica, chef del ristorante Villa Chiara - Orto e Cucina a Vico Equense (Na), che si aggiudica il premio "Vent'anni San Pellegrino". E si, quest'edizione più che mai è stata l'edizione delle donne, che in cucina, diciamocelo, non hanno mai avuto vita facile. Brava Fabiana! andrai di certo lontano! E dopo uno chef emergente, è il turno di Bottura, o meglio, della sua voce che, fuori scena, accompagna i gesti di Takahiko Kondo e Davide Di Fabio che danno vita al piatto “A volte pernice, a volte germano... un po' bollito”. Lo chef supremo, con la voce a tratti tremante, ci parla di alcuni dei temi che più ha a cuore come memoria, tradizione e innovazione. Nel suo intervento Bottura parla di creatività che definisce "un inciampo felice" e ricorda che "in una vita piena di obbligazioni dove perdi di vista lo scopo, i punti di riferimento, il segreto è riuscire a tenere un piccolo spazio aperto per la poesia e potercisi tuffare dentro e realizzare ciò che per i più è inimmaginabile". Dopo il discorsone, Bottura si manifesta e dopo aver ringraziato il suo staff, lo chef ricorda i grandi progetti sociali a cui sta lavorando dai tempi dell'Expo con il refettorio ambrosiano: anche a Bologna la mensa dell'Antoniano, che già a pranzo serve ogni giorno più di 130 pasti, aprirà anche alla sera, con la collaborazione dei colleghi dell'associazione Chef to Chef. Bottura non si ferma e ha già in mente di replicare l'esperienza a Modena e persino in Brasile. Food for Soul si chiama il suo ambizioso progetto e cerca sponsor e volontari. Fatevi avanti. Tantissimi altri interventi interessanti in Auditorium, ma capisco che è tardi. E faccio un giro. A sentir parlare di cibo viene sempre un certo languorino: per fortuna mi imbatto nel bel carrettino di Merenda Italiana, con lo street food d'autore stracolmo di arancini! Gli chef Pino Cuttaia e Luciano Tona dispensano risate e mezze arancine. Ma insomma! arancine o arancini? non lo scopriremo mai. E poi, davvero Chef ti sei portato le arancine nelle valigie? comunque buonissime, ma io ci mettevo un poco meno di zafferano :D Ancora il tempo per un assaggio, anzi due: allo stand del Molino Quaglia Giorgio Damini propone un cannolo con farina di segale farcito con un misto crudo di diaframma di manzo di razze diverse, ricotta di bufala, vaccina e pecora e pomodoro, capperi, olive. Fresco e sfizioso, ma non propriamente il mio genere. Il panino con pastrami e salsa di fagioli neri e tahini mi ha invece davvero conquistata. La punta di petto di manzo marinata tre giorni in salamoia e successivamente cotta a bassa temperatura è morbida come burro. Delizioso! Decido di passare le ultime ore di nuovo per conferenze. La scelta è ardua. Ci sono diversi interventi in contemporanea. Opto per la pizza e mi ritrovo in Danimarca insieme a Christian Puglisi e il suo staff. Lo chef Puglisi, classe '82, gestisce il ristorante Relæ e il Bæst a Copenaghen. Puglisi ama prodursi le materie prime: si prepara il fiordilatte con latte danese e si prepara il suo salame con i maiali danesi. La sua pizza è strepitosa. E' il turno di Lello Ravagnan della pizzeria veneta Grigoris che con un filo di voce ci ricorda che la libertà è cultura (giusto, chef!) e se non è condivisa è libertà sterile. Il suo staff ci prepara una pizza alle primizie con un cappero candito arrivato direttamente dalla Sicilia e un cannolo d'ispirazione assenziana (dal grande maestro Corrado Assenza) con baccalà sfilacciato e burrata, con un pomodorino confit al centro. Peccato non sia riuscita ad assaggiarlo, ma sarà presto in carta. E' la volta buona che visito Venezia. E' già ora d'andare. Mi metto in cammino. L'anno prossimo cercherò di fare almeno due giorni. Uno è davvero troppo poco. Arrivederci Milano. Ma quanta gente avete invitato quest'anno?

Fonte: bigshade.blogspot.it

Era una vita che volevo fare la tortilla, ma ogni volta facevo la frittata di patate Ma non è una frittata di patate Poi è arrivata Mai, del blog Il colore della curcuma, che con la sfida n 72, mi ha introdotta nel meraviglioso mondo della tortilla. Con questa sfida l'Mtc cambia veste rispetto a come è stato strutturato per ben otto anni e prende tutta un'altra strada, rimanendo sempre una scuola di cucina. Si chiude allo stesso modo di come cominciò, infatti "In principio fu l'uovo", ma come dice Alessandra Gennaro, mente acuta e fautrice di questa meravigliosa macchina che ha fatto scuola in questi anni, si chiude solo il primo tomo della storia dell?Mtc. E anche io chiudo allo stesso modo di come furono i miei inizi, chiedendo l'intervento dell'amico-cugino-blogger Pasquale Alberico, I Sapori del Mediterraneo. Questo non è un post a quattro mani ma a tre mani. Si leggete bene Purtroppo ho il braccio destro ingessato dal 2 aprile.......ma ho voluto cucinare comunque Pasquale si è occupato delle foto e di eseguire la tortilla classica, molto più laboriosa della versione creativa. Sbucciare tutte quelle patate e ridurle a tocchetti irregolari e poi girare la tortilla e poi ancora fotografare...... E siamo tornati così ai vecchi tempi, agli inizi; insieme abbiamo ricordato di quando facemmo le arancine e di quante lui ne mangiò in auto sulla strada del ritorno; e poi la pasqualina e poi ancora i pici con il nostro coniglio all'ischitana. Devo dire la verità quei tempi dell'Mtc mi mancano davvero tanto. Ma dobbiamo essere aperti al nuovo, a nuove strade da percorrere, con uno spirito di umiltà e tanta voglia di imparare. Ho molta difficoltà a scrivere con la sinistra per cui termino questo post con l'augurio di percorrere ancora tanta altra sreda i nsieme La tortilla classica (Ricetta eseguita da Pasquale Alberico con la "supervisione" di Golino Antonietta - per essere sicuri che si facesse come lei voleva) Ingredienti (per una padella di 25 cm di diametro) Kg 1,2 di patate al netto degli scarti 11 uova 1 cipolla doreta grande olio extra vergine sale Foto di Mai Esteve Foto di Mai Esteve Lavate le patate e sbucciatele, tagliatele a pezzi irregolari, friggetele con dell' olio e dopo 5 minuti aggiungete la cipolla tagliata a fettine molto sottili. Già qui ci sono diversi tipi di pensieri su come deve essere il taglio delle patate. Salate mentre friggono e girate ogni tanto per non bruciarle, sarebbe meglio farle saltare per non spappolarle troppo. In una ciotola sbattete le uova e salate. Quando le patate e la cipolla sono cotte e dorate, versatele dentro il recipiente con le uova sbattute, tenendo cura di non versarci l'olio ma lasciarlo nella padella e amalgamare. A questo punto versate il composto nella padella, a fuoco basso. e controllare di tanto in tanto con un mestolo di legno che non bruci. Adesso arriva la parte più temuta... GIRARLA! Ma niente panico. Dovete soltanto avere un piatto abbastanza grande da coprire giusto la padell a: appoggiate la mano sopra mentre con l'altra mano reggete la padella e giriate, accompagnando con il piatto. Fate cuocere all'altro lato. Far scivolare la tortilla dalla padella su un piatto da portata e servite. A questo punto Mai dice: Una cosa la quale ci tengo a dire, alla quale magari molti di voi arrufferete il naso, è che la tortilla non deve mai risultare secca a o ben cotta dentro, deve risultare "bavosa", "umidiccia" … insomma un po' cruda! Termine che nel dialetto antico di Marcianise si traduceva " Aunosa" La tortilla creativa con patata in oleocottura, camicia di albume, tuorlo fritto e confettura di cipolle al miele (ricetta eseguita da Golino Antonietta) Nella versione creativa ho voluto usare gli stessi ingredienti della tortilla classica, ad eccezione di qualche piccola aggiunta, destrutturandola e utilizzando metodi di cottura differenti. Il tuorlo fritto, è ormai noto, è di Cracco. Era da tempo che volevo provare questa procedura e quale migliore occasione di questa! Come era da tempo che volevo provare l'oleocottura applicata a un vegetale. Mentre la camicia di albume è semplicemente un uovo in camicia senza tuorlo e qui mi è stato prezioso l'Mtc di ottobre 2013 quando imparai finalmente a fare l' uovo alla Benedict Confettura di cipolle? No questa non è nuova per me: amo fare queste "cose strane" Per la patata in oleocottura 1 - 2 grosse patate un padellino da 12 cm di diametro un coppapasta da 5 cm di diametro olio di girasole Affettare la patata e ricavarne due dischi alti poco più di 2 cm. Trasferirli nel padellino, coprire di olio e posizionarlo su una fiamma bassa o una piastra elettrica mantenendo la temperatura tra 70 e 80° per almeno 90 minuti. Scolare le fette di patata, adagiarle su carta assorbente e far raffeddare Scaldare di nuovo l'olio e portarlo a 175°, riprendere le fette di patata una alla volta e friggerle giusto il tempo di ottenere una crosticina dorata (circa 1 minuto) Rimettere su carta per fritti Per il tuorlo fritto 2 uova pangrattato olio di girasole Sgusciare le uova in due ciotoline separate, prelevare i tuorli e adagiarli su del pangrattato; coprire con altro pangrattato e trasferire in freezer per 5 ore A questo punto adagiare un tuorlo alla volta su un ragno e friggere per almeno 30 secondi a 170* Per la camicia di albume 2 albumi In una casseruola da 24 cm di diametro, versare circa 5 cm di acqua e scaldarla a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola. Versare delicatamente un albume alla volta sulla superficie dell'acqua, lasciando che vada dolcemente a fondo. Far cuocere per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare eventualmente dal fondo della pentola. Con un mestolo forato togliete gli albumi dall'acqua scolandoli molto bene e se fosse necessario tamponare il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso. Per la confettura di cipolla 1 cipolla da 120 g circa 50 g di miele millefiori 50 ml di acqua 1 pizzico di sale 1 pizzico di pepe Pulire la cipolla, tagliarla a fette sottili e tritarla Trasferirla in una piccola casseruola e aggiungere il resto degli ingredienti Lasciar cuocere a fuoco dolce e coperto per 30 minuti Assemblaggio Posizionare su un piatto da portata le fette di patata, adagiare sopra l'albume e poi il tuorlo Guarnire con la confettura di cipolla e volendo dell'erba cipollina Con questa ricetta partecipo alla sfida n 72 dell'Mtc

Fonte: latrappolagolosa.blogspot.it

A giudicare dalle varie bacheche sui diversi social, questa quarantena ha riportato alla luce le doti culinarie di chef e panettieri nascosti tra le mura domestiche. Riprendere in mano il mio blog in questo periodo, quindi, si è rivelata una scelta allineata alla massa. Ma d'altronde, se si ha un po' di interesse per la cucina o per il cibo in generale, credo sia una reazione automatica ad un avanzo di tempo in cui si può finalmente provare quella ricetta letta anni fa o concedersi la soddisfazione di preparare in casa cibi che normalmente siamo abituati a comprare. Si innesca e si accende inoltre la vecchia battaglia dei puristi che "va bene a casa solo se è fatto a mano" (armata invisibile della quale facevo parte anche io qualche tempo fa, lo ammetto!) contro chi fa uso osceno di planetarie di varia foggia e misura. Io, dopo anni a sostegno dell'impasto come unico sforzo fisico concesso, delle mattinate passate a mescolare, pesare e amalgamare con il solo ausilio di ciotole di ogni forma e grandezza e una piccola bilancia a batterie, oggi uso il Bimby. Lo ammetto. E ne faccio un uso costante e al massimo delle sue potenzialità. Praticamente al posto delle pentole, della bilancia, delle fruste, della vaporiera e del frullatore. Mi sono convertita un paio di anni fa verificando con le mie stesse mani che è un aiuto enorme nella gestione del tempo, nell'ottimizzazione degli attrezzi e nella resa finale, ma anche che chi cucina resti tu. Cioè, se non sapevi cucinare prima, non diventi Cracco solo acquistando una planetaria. Ci sono però cose che non ha senso preparare con il Bimby magari perchè richiedono quantità troppo ridotte o erchè davvero i passaggi sono così semplici da non necessitare di alcun supporto in cucina. Oggi vi parlo di una ricetta così, per accontentare i puristi degli stumenti, ma indispettire quelli delle ricette...Una carbonara non carbonara, senza guanciale, ma con le zucchine. Super semplice, super gustosa. Preparata con i metodi classici e spazzolata in tempi flash! Perchè il bello in cucina è che ognuno fa quello che gli pare! :) Carbonara di zucchine e speck (condimento per 4 persone) 1 zucchina 1 scalogno 3 cucchiai di olio evo 1/2 bicchiere d'acqua 2 cucchiai di latte 50 gr di speck 2 uova 2 cucchiai di parmigiano grattugiato pepe 300 gr di pasta Iniziamo tritando lo scalogno e mettendolo in una padella con l'olio evo per farlo rosolare. Aggiungiamo la zucchina grattugiata e lasciamo cuocere a fuoco lento e con coperchio per qualche minuto. Appena si sarà asciugato, aggiungiamo 1/2 bicchiere d'acqua e facciamo continuare la cottura. Intanto in una ciotola sbattiuamo le uova, aggiungiamo il latte e il parmigiano e teniamo da parte. Cuociamo la pasta in abbondante acqua salata e aggiungiamo lo speck tagliato a listarelle nella padella con la zucchina a due minuti dal termine di cottura. La difficoltà della carbonara sta nei tempi per cui i prossimi passaggi sono cruciali per la corretta riuscita della ricetta.. Prepariamo una ciotola dove assemblare tutti gli ingredienti (non potrà essere la pentola della pasta o la padella delle zucchine perchè se troppo calde rischiamo di cuocere troppo l'uovo e farlo addensare eccessivamente) Scoliamo la pasta e immediatamente la passiamo nella ciotola pronta aggiungendo l'uovo sbattuto e mescoliamo vigorosamente affinchè la temperatura della pasta non scenda troppo: la cottura dell'uovo dipende da questo, se resta troppo indietro crea uno spiacevole effetto viscido. Aggiungiamo poi la zucchina con lo speck e una spolverata di pepe finale. Una goduria! PS: nella mia foto si distinguono poco gli ingredienti perchè ho a che fare con dei commensali difficili e ho scelto, per quieto vivere, di frullare il condimento di zucchine e speck prima di aggiungerlo alla pasta..

Fonte: zenzeroecaffe.blogspot.it

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