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Buona Pasquetta a tutti!! Come avete passato questi giorni di festa? Io in relax assoluto: complice il tempo, sono rimasta a casa, principalmente fra divano e cucina. A parte questa mattina, che ho fatto una camminata salutare, giusto per dire che ho fatto un pò di movimento per contrastare le libagioni festaiole!! Devo dire però che sono stata bene, sarà che io principalmente sono fatta per muovermi e uscire, ma con queste temperature e niente sole (tranne questa mattina) mi passa la voglia di vestirmi, di andare fuori, e quindi rimango bella felice in semi-pigiama, gironzolando per la casa, a sistemare qui e lì, a dormicchiare, pasticciare in cucina, eccetera...eccetera.... Da domani si ricomincia a sgambettare fra lavoro, palestra, corso CB, e naturalmente cucina, possibilmente dietetica!....mah....golosa come sono? vedremo.... Per gettare le basi (ehm....), oggi ho preparato la pasta frolla: ne ho fatta un bel pò e l'ho congelata per preparazioni future. Ci tenevo a raccontarvela qui, perchè l'ho già fatta ed è buona: è quella di Mister Carlo Cracco....e quindi....<3!! love love love!! hihi! A parte questa mia personale passione per lo chef, la sua frolla è davvero buona (già sperimentata...)!! Per due panetti da 490 gr circa: 500 gr farina 00 50 gr di farina di mandorle 175 gr di zucchero semolato 75 gr di tuorlo d'uovo (5 uova medie circa) 200 gr di burro morbido pizzico di sale In una ciotola mescolare le farine, con lo zucchero e trasferire nel robot da cucina. Lavorare il burro con i tuorli fino a fare una crema, aggiungendo anche un pizzico di sale. Versare nel robot con gli ingredienti secchi e impastare il tutto per 10 minuti. Trasferire in una spianatoia, raccogliere l'impasto con le mani e dividere in due parti uguali, per i due panetti da 490 gr. Utilizzare per biscotti, crostate, e tutto quello che volete di dolce! Vedremo cosa vi preparerò con questa frolla... ;) Buona serata e buon inizio settimana! Mari<3

Fonte: uncicloneincucina.blogspot.it

Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

Queste capesante sono una vera leccornia, le faccio principalmente per le occasioni speciali, come ad esempio per San Valentino.... Le ho mangiate per la prima volta qualche hanno fa, preparate da un' amica di famiglia, la stessa del persico all'uva, questa donna (Assunta) è una fonte inesauribile di idee!!! Io però le ho preparate in due versioni, oltre a quella di Assunta, ho preso spunto da una puntata dei menù di Benedetta, dove era ospite Carlo Cracco, che ha preparato delle cozze ricreando i gusci con la pasta fillo, io qui ho cercato di ricreare i gusci delle capesante allo stesso modo. Vi lascio alla ricetta... LaMarcy Ingredienti per 2 persone: 4 capesante 100gr di porcini surgelati 1 spicchio d'aglio piccolo prezzemolo qb sale qb 4 cucchiai di marsala olio evo 2 cucchiai 1 foglio di pasta fillo pane grattuggiato qb Preparazione: Laviamo le capesante e le stacchiamo dai gusci che asciugheremo per bene, prendiamo un foglio di pasta fillo e lo inseriamo tra due gusci unti con dell'olio, ritagliamo l'eccesso che esce dai bordi e cuociamo in forno a 150° per 10 minuti. Nel frattempo soffriggiamo l'aglio con l'olio in una padella e uniamo i funghi e il prezzemolo, aggiustiamo di sale, aggiungiamo dell'acqua e lasciamo cuocere per 20 minuti, se occorre aggiungete ancora acqua. A cottura ultimata frulliamoli a crema. Nel fondo di cottura dei funghi passiamo le capesante per un paio di minuti e le sfumiamo col marsala. Sformiamo i nostri gusci di pasta, vi adagiamo sopra una capasanta, una cucchiaiata di funghi, una spolverata di pan grattato e un filo d'olio Appoggiamole nei gusci originali e inforniamo a 220° per 8/10 minuti. Per le classiche procediamo allo stesso modo e le lasciamo nei loro gusci. Cuoiamo insieme alle alle altre.

Fonte: cucinainprosa.blogspot.it

In generale tutte le parti del maiale si accostano bene alla frutta che dona morbidezza e sapore. In particolare il maiale con le mele ha le sue origini nel XIV secolo, quando nelle corti rinascimentali si credeva fosse opportuno servire la carne abbinata a ciò di cui si nutrivano gli animali stessi e, nel caso del maiale, questo all'epoca si nutriva prevalentemente di mele. Indubbiamente il sapore dolciastro della frutta si abbina perfettamente alla carne del maiale, ma leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di ripensare a una assai più recente riportata su un sito e riguardante una presunta dichiarazione di Cracco sul suo A gnello in lacrima d’agnello : “ Il segreto è insaporirlo da vivo: preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell’agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale." Ovviamente è tutta una montatura del sito per far ridere (o inorridire). Tornando alla nostra ricetta dell' Arrosto di Maiale al Forno con Erbe Aromatiche e Mele c'è da dire che si rivela un piatto eccezionale: semplice e ricercato al tempo stesso, delicato, saporito e perfetto da servire anche in occasione di una cena particolare. Ingredienti: 800 g di lonza 2 mele golden 120 g di pancetta tesa alloro salvia rosmarino 1 spicchio di aglio 250 ml di vino bianco olio evo sale pepe fecola di patate Procedimento: Insaporire l'arista con sale e pepe. Incidere profondamente l'arista ricavando delle fette non troppo sottili e senza arrivare a tagliarle completamente. Distanziarle e condirle con sale e pepe e lasciare insaporire. Tagliare le mele, private del torsolo, a fettine dello spessore di circa 5mm, inserirle nei tagli di carne e coprire con la pancetta. Con uno spiedo infilzare l'arrosto per tenerlo compatto oppure legarlo con un spago da cucina. Trasferire la carne in una pirofila oleata profumando con salvia, alloro, rosmarino e uno spicchio d'aglio in camicia. Disporre le restanti mele intorno alla carne. Passare in forno a 180°, dopo 10' irrorare con il vino bianco e coprire con un foglio di alluminio. Proseguire la cottura per circa 1 h irrorando con il suo liquido ogni tanto. Terminata la cottura togliere la carne dalla pirofila e lasciare riposare coperta con l'alluminio. Addensare il fondo di cottura aggiungendo mezzo cucchiaino di fecola e facendo ridurre la salsa per qualche minuto. Servire la carne nappando con la salsa testo Giuli Foodie

Fonte: giulifoodie.blogspot.it

La sfida dell'MTC ormai, è uno di quegli appuntamenti che cambiano qualcosa nelle nostre vite. Che sia perché la sfida ci costringe a fare, cose folli come il croissant sfogliato in un periodo di calura estiva, sia che ci costringa a disossare un pollo quando mai ti saresti sognata, è certo che partecipare a queste sfide ti cambia. Di sicuro ti migliora nella tecnica, ma a volte succede qualcosa di più. Questa è proprio una di quelle volte. Scegliere un piatto per l'MTC, non è mai facile. Il livello di questa gara è altissimo, le concorrenti (ops! scusate ragazzi!) i concorrenti, molto agguerriti e anche se non partecipo per vincere, voglio comunque dare il meglio. Pertanto nello scegliere la zuppa, che è il tema di questo mese lanciato da Vittoria Traversa del blog "La cucina piccolina" , ho pensato: "ma che non sia la solita zuppa! Vorrei una cosa un po' più raffinata!" E la lampadina si è accesa! Infatti presento una ricetta che è una libera interpretazione, filtrata dai miei ricordi giovanili, di un piatto che adoravo, cucinato in un bellissimo ristorante di San Gimignano, molto in voga negli anni '80/90, "I cinque Gigli". Eh sì! Correvano gli anni '80 ed io ero una studentessa universitaria, interessata al cibo quel tanto che basta per sfamarsi ai tre pasti principali. Non sapevo niente di questa materia e sicuramente non consideravo la cucina uno dei piaceri della vita. In quegli anni vivevo in provincia ed avevo una incredibile "fame" di mondo: sognavo l'arte, la musica, la letteratura, l'architettura, la moda, il design, ma tutto il bello mi affascinava e ne ero attratta in un modo incredibile. Durante il periodo universitario, neanche vivere a Firenze mi aiutava granché, perché a parte tutta l'arte che respiravo e che mi dava vita, c'era tutto un mondo che mi era negato dalla mancanza di soldi. Essere studentessa nei dorati anni '80 era un grave handicap, ed io bramavo una vita diversa: lontano! Minimo Milano, meglio ancora Londra. Viaggiavo con la smania di chi il viaggio lo deve compiere dentro di se, ma non capendo, cerca fuori e ne ricava solo frustrazioni. Cercavo in tutti i modi il bello, l'arte, la storia, in ogni istante, e pensavo che se non me ne fossi andata, non sarei mai vissuta come desideravo. Ma la mia vita per motivi vari mi riportava sempre qui. Questa strettissima provincia riusciva sempre a farmi tornare a sé. I "ritorni" erano spesso legati a feste familiari e questo mi era ancora più penoso, perché per certi versi capivo la forza di questi legami, d'altra parte, io volevo essere "altro". La mia è una famiglia semplice, fatta di gente vera, concreta: da dove sbucavo io, così piena di sogni, di ambizioni e di voglia di essere così diversa da loro? Durante uno di questi "ritorni", non ricordo per quale motivo, mi sono trovata in questo posto "magico", nella campagna sangimignanese. Un ristorante assolutamente fuori dal comune: intanto di classe per lo standard dell'epoca dalle mie parti, gran cibo, molta cura dei dettagli, dalla location, alla divisa del personale, ma fortemente legato al territorio, gestito da ristoratori storici della zona. Riflettendoci oggi, credo di aver ricevuto proprio lì, alcuni degli input fondamentali che hanno portato la mia vita su questi binari rispetto ad altri. Ho molto amato quel luogo, ci andavo spesso nonostante le mie esigue finanze, perché mi sentivo in equilibrio: c'era il bello, il gusto, classe, eleganza ed era proprio lì da dove stavo fuggendo. Forse alcune domande sulla mia vita sono scaturite proprio a "I cinque Gigli". Il piatto che più amavo di questo ristorante era la zuppa del Granduca, non ricordo perché si chiamava così, ma c'entrano qualcosa i Medici o forse i Lorena (il Granduca Leopoldo)? Ho provato a ricordare, ad intervistare parenti ed amici, ma trent'anni sono davvero troppi per avere notizie certe. Comunque da Samuele Gigli, nipote dello chef sono risalita più o meno agli ingredienti principali della ricetta, ed il risultato è stato assolutamente commovente: un catartico tuffo nel passato, una full immersion nei miei sogni di ragazza. Un ringraziamento immenso a Giancarlo Gigli, chef patron de "I cinque Gigli",e all'MTC per questa bella esperienza. Ingredienti per 4 persone per il brodo: 1 galletto livornese o un pollo ruspante piccolino 5 l di acqua 1 cipolla 1 carota 1 sedano 1 mazzettino di prezzemolo 1 foglia di alloro una decina di grani di pepe 4 chiodi di garofano una manciata di sale grosso per la zuppa: 1 cipolla 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva 15 g di funghi secchi (quando è stagione freschi) 180 g di farro perlato sale pepe macinato tartufo fresco di stagione per la presentazione: 1 rotolo di pasta sfoglia da 230 g. (io la mia: la ricetta la trovate qui ) 1 uovo Nota sui tartufi: a seconda della stagione, i tartufi migliori sono di diverse tipologie. Dalla metà di settembre fino a dicembre il migliore è il tartufo bianco, da utilizzarsi prevalentemente crudo. Dal mese di dicembre, il tartufo nero, che si può usare anche cotto. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto c'è lo "scorzone" estivo, tartufo nero con una scorza ruvida e verrucosa e da ottobre a gennaio lo "scorzone" invernale. Preparazione: per il brodo In una grossa pentola inserire il galletto eviscerato, fiammeggiato e lavato. Pulire la carota, il sedano, il prezzemolo, l'alloro e legarli a formare il mazzetto aromatico, sarà così più facile eliminarli, dopo la cottura. Pulire la cipolla, tagliarla in 2 metà e steccarla con i chiodi di garofano. Porre le 2 metà, dalla parte del taglio steccato su una padella antiaderente e farle bruciare. Questa operazione di bruciatura della cipolla, serve a rendere il brodo meno torbido e non andrà chiarificato per la zuppa. E' un buon consiglio che ho adottato da Carlo Cracco "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno". Una volta bruciate aggiungere le 2 metà di cipolla, nella pentola del galletto insieme al mazzetto aromatico, al sale, ai grani di pepe e a 5 l di acqua. Lasciar cuocere per un paio d'ore, schiumando la superficie se necessario. Far raffreddare il brodo, togliere il galletto (o il pollo) e le verdure (che possono essere mangiati così oppure usati per altre preparazioni), filtrarlo con un colino rivestito di garza e metterlo in frigo per alcune ore. Toglierlo dal frigo e togliere il grasso in eccesso che si riesce a raccogliere in superficie. per la zuppa: In una pentola più piccola, tritare finemente la cipolla e lasciarla sudare nell'olio extra vergine di oliva a fiamma bassissima. Intanto, lavare accuratamente il farro perlato, tostarlo con la cipolla e poi unire i funghi secchi ammollati per 15/20 minuti in acqua e tritati. Lasciar insaporire alcuni minuti, poi aggiungere il brodo freddo almeno 1 litro e lasciar cuocere per circa 20 minuti da quando inizia a bollire. E' necessario comunque assaggiare il farro, per trovare il giusto grado di cottura. Se in cottura asciuga molto aggiungere brodo bollente. Quando il farro è cotto, spegnere la zuppa, aggiungere brodo bollente fino ad ottenere la consistenza che si vede in foto, aggiustare di sale e pepe. per la presentazione: La zuppa si serve in cocottine da forno individuali con lamelle di tartufo tagliate sottili. Per la presentazione: ritagliare un disco di pasta sfoglia di diametro 2 m più largo della cocottina, sigillando l'apertura ad effetto coperchio, ritagliare delle formine di pasta sfoglia con un taglia biscotti della forma desiderata per decorare la superficie. Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la sfoglia con l'uovo per lucidarla. Infornare a 220° in forno preriscaldato per 10 minuti o finché la sfoglia non è dorata. Servire immediatamente. Nota: E' un modo un po' vintage di presentare, ma è un piatto legato ai miei ricordi e l'ho voluto presentare esattamente come lo ricordavo. Con questa ricetta partecipo all'MTC N° 53 di gennaio

Fonte: architettandoincucina.blogspot.it

Allora si! Esiste un pò di giustizia a questo mondo? Forse... ...tanto per cominciare stasera a fare l'areosol e leggere la storia a Tommaso ci è andato il mio compagno, al contrario delle altre sere nelle quali sono sempre andata io!!!!!!!!!!!! Areosol come cura per la tosse, assieme a cortisone ed antibiotici, Tommaso e Gianmarco, entrambi sono malati....e per colpa di quest'influenza domani siamo costretti a rinunciare al primo pic nic della stagione! I nostri amici hanno organizzato una piccola gita fuori porta con tanto di borse termiche cariche di viveri, ma noi purtroppo siamo costretti a rimanere a casa e tenere i bimbi riguardati! Pazienza, speriamo comunque che si il primo pic nic di una lunga serie alle quali noi parteciperemo....in piena salute!!! Io, però mi consolo, perchè venerdì vado a Roma, a conoscere finalmente, le ragazze che ormai da qualche mese segue sul web!!!! Emozionata come al primo giorno si scuola, frastornata e felice!!!!! Ed ora (finalmente!) ecco una ricetta semplice e salutare per tutte quelli che come me, domani stanno a casina!!!! Ringrazio di cuore Paola per avermi inviato come premio per la vincita del suo contest ben 6 pacchi di riso Riserva San Massimo con il quale farò sicuramente altre ricette! Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso (io ho usato il Carnaroli Riserva San Massimo) 1 cipollotto 1 carota (bella grande) 60 gr di piselli 60 gr di fagiolini 100 gr di asparagi 100 gr di burrata olio evo sale pepe bianco 1 noce di burro Pulite e tagliate tutte le verdure a cubetti di mezzo cm circa. (Per essere precisi, professionali e in tema con la stagione, tagliate a primavera tutte le verdure) Mettete a bollire un litro di acqua, salatela con del sale grosso e sbiancate le verdure (tranne il cipollotto) per 3-4 minuti. Tuffatele in una bacinella con acqua freddissima e scolatele. Non buttate via l'acqua di cottura! Sarà un ottimo brodo per cuocere il riso! Scaldate due o tre cucchiai di olio in una casseruola e fate rosolare il cipollotto, aggiungete il riso e fate tostare dai 3 ai 5 minuti (come dice Cracco). Quando sarà diventato bello trasparente, sentirete anche il profumo della tostatura, a questo punto copritelo con l'acqua delle verdure e fate cuocere per circa 15 minuti. Se volete prima di aggiungete l'acqua potete sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco...io lo faccio raramente perchè in casa non ce l' ho quasi mai, ma è così che si dovrebbe fare un buon risotto! Spezzate con le mani o tagliate la burrata. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso aggiungete le verdure e la burrata e mescolate bene per far sciogliere il formaggio. Togliete dal fuoco, mantecate con una noce di burro e servite! SHARE:

Fonte: cucinascacciapensieri.blogspot.it

Il vitello tonnato , o vitel tonnè, è un antipasto di origine piemontese preparato utilizzando il magatello di vitello e accompagnato con una salsa a base di tonno, acciughe capperi, tuorli e fondo di cottura della carne. Come tutte le ricette tradizionali, le versioni sono molteplici e si rischia di perdersi ma per la mia preparazione ho attinto soprattutto dai consigli dello chef Carlo Cracco contenuti nel libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno". Il segreto è tagliare le fettine molto sottili, sarebbe preferibile utilizzare l'affettatrice, e io ho cercato di fare del mio meglio manualmente. Tovaglietta americana Boston Creativitavola Ingredienti: 1,3 Kg di magatello di vitello 1 carota 1 cipolla 1 costa di sedano 1 bicchiere di vino bianco 50 g di burro sale q.b. 200 g di tonno al naturale sgocciolato 6 acciughe 15 capperi dissalati 3 tuorli d'uovo Preparazione: Sigillate la carne nel burro fuso per alcuni minuti. Unite il trito di carote, sedano e cipolla, versate un bicchiere di vino bianco e lasciate evaporare. Incoperchiate, aggiungendo acqua calda al bisogno, e cuocete per circa 2 ore. Togliete la carne dal fondo di cottura e fate raffreddare. Nel frattempo preparate la salsa tonnata frullando con il mixer il tonno, le acciughe, i capperi, i tuorli e aggiungendo qualche mestolo di fondo di cottura filtrato. Io preferisco una crema più soda ma se la preferite più liquida aggiungete ancora brodo Tagliate la carne fredda in fettine sottili, meglio se con l'affettatrice, disponetela sul piatto da portata, coprite con la salsa e decorate con qualche cappero. Mettete in frigo qualche ora prima di servire. In cucina con me: Creativitavola

Fonte: dolciperpassionesalatiperamore.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Si potrebbe pensare che ci sia ormai leggermente venuto a noia. Che ci siamo quasi assuefatti. E quindi che lo lasciamo scivolare via così, tacciandolo di ricorrenza a uso commerciale, dicendoci che in fondo per noi è tutti i giorni, che non serve festeggiarlo e tanti saluti. Ma io sono pur sempre la tipa tutta cuori (fondenti, di caffarel) e baci (perugina). Mimose per la festa della donna e cene suicide con mamma e suocera per l’occasione. La regina degli stereotipi e delle feste commerciali insomma. Roba che con me gli sponsor del caso fanno i miliardi! E il nostro 22esimo san Valentino (il 3° da sposati) non poteva di certo fare eccezione…. E allora pure dopo 9 ore di lavoro e treni e metropolitane e smadonnamenti e stamattina-non -sono--manco-riuscita -a-rifare- il- letto- tanto-andavo- di -corsa è stato festeggiato come e più del solito. Senza fiori, che tanto quelli me li regala regolarmente durante tutto il corso dell’anno e con altrettanta regolarità salta questi appuntamenti fissi, perché è un tipo anticonformista lui. E ci si mette pure la fioraia che è amica sua e molto prosaicamente gli dice: “ domani non me venì a chiede i fiori che a parte che c’ho un casino, te li metto il doppio!...casomai viè dopodomani, il 15!” Senza regali ( no dai non ce li facciamo, non ho il tempo di andare in giro a cercarlo. ma tanto lo so che è un debole tentativo di depistaggio) Senza eccessi. Senza stravizi, né locali di lusso. Ma la nostra trattoria campagnola sì. Quella del matrimonio e dei gestori che sono nostri cari amici. Sperduta in campagna, divisa in 3 sale d’inverno e piazzale con veduta panoramica d’estate, ma con il “nostro” tavolo sistemato in quella più raccolta, piccolissima, accanto a un camino scoppiettante. E polenta con spuntature per cena. E i cuori e i nastri rosso fuoco e le candele e i cioccolatini sul tavolo come piccoli e fondamentali dettagli curati dalle donne del locale. Perché l’atmosfera sarà pure casereccia, ma il romanticismo alberga ovunque, signore mie! E per fortuna pure stavolta s’è allegramente derogato alla regola di non farci regali, che il regalo più bello alla fine è un pensiero pensato , una sciocchezza architettata e mica ci vuole tempo per andarla a cercare. Perché come dice saggiamente mio marito al collega parac...vento ( mi moje nun ce tiene a ste cose, so’ sicuro che se je faccio quarcosa s’arrabbia pure” ), una piccola sorpresa, anche in una festa ipercommerciale e solo consumistica come san valentino, in fondo all’anima potrebbe fare sempre, dannatamente piacere…. Allora mentre io ho giocato sul banalotto spinto presentandomi con un sacchetto pieno di dolciumi razziati da Castroni e consistenti precisamente in: una tavoletta di cioccolato fondente al 70% con cristalli di menta una piccola selezione di martellatine biologiche dai gusti “strani” un pacchetto di cookies “quelli veri”, che in realtà sono prodotti in Spagna ma noi li mangiavamo a New York per colazione allora per noi sono gli unici, inimitabili, autentici, americani, e tali saranno sempre, pure davanti all’evidenza certificata del marchio di fabbrica. E per finire un sacchetto di Baci che mica potevano mancare proprio quelli. Anche perché tutta la roba di cui sopra se la mangia lui (che con le marmellate ci fa colazione,la cioccolata se la centellina sera dopo sera un tocchettino per volta, i cookies se li sdraia in molto meno tempo il primo fine settimana utile), ma i baci no: li regalo a lui, ma in realtà me li magno io! Lui è stato come al solito molto più originale e intraprendente. Acuto e intuitivo. Premuroso e sorprendente. E dopo solo 20 volte che gli buttavo lì quanto mi piacesse e quanto mi struggessi nel desiderio di averlo mi ha fatto trovare, nella sua valigetta di lavoro che non apro (né aprirei mai) da sola, con la scusa di prendergli una cosa, l’ultimo libro di Carlo Cracco!!!! Condito pure del racconto successivo di tutto l’imbarazzo provato a dichiararne il titolo al telefono per non dover fare giri a vuoto in tutte le librerie: “ Scusi, vorrei un’informazione: vi è rimasta una copia dell’ultimo libro di Carlo G racco?” E il commesso dall’altra parte, certamente un po’ sadico, tanto più avendo sentito la voce di un uomo che è partito pure male scandendo a cavolo il cognome dell’autore: “ Mi può dire il titolo per favore? ” “ Ehm… Se vuoi fare il figo ….” – pausa, pensiero molesto da gestire velocemente: “ possibile che sia proprio questo? oddio mo se è sbagliato questo penserà mmmmm, er maniaco de turno… poi lavori in libreria, non lo sai l’ultimo libro di G racco come se chiama?! Te lo devo dì proprio io?! ” Sospiro. Via, tutto d’un fiato, che la parte più inverosimile della faccenda è andata: “… usa lo scalogno ! ” “Momento che controllo: sì, glielo lascio alla cassa, mi dice il nome?” Evvai, che per ritirarlo, basterà fornire solo le proprie generalità. @@@@@@@@@@@@@@@ Ricetta del solito Peppe, il mio guru in cucina, dal quale ho imparato e continuo a imparare tanti piatti. Facili, sorprendenti, buonissimi, sempre assolutamente sperimentati da lui in prima persona. E quindi niente di inventato o di buttato lì così. Questo l’ho fatto per una cena sotto le feste di Natale. Con i porcini dell’Etna sarebbe venuto sicuramente molto più buono, ma pure con gli champignon, come del resto aveva assicurato anche lui nella premessa, il risultato non è niente male. Riporto fedelmente la ricetta qua sotto (che nell'originale potete vedere qua ), con le mie piccole varianti fra parentesi. Ingredienti (per 4 persone) 700 g di fesa di tacchino tagliata a tocchetti 500 g di funghi porcini (io champignon) 1 cipolla media 2 spicchi d’aglio grosso 1 bicchiere di vino bianco 1 bicchiere di brodo vegetale (anche di dado) 1 cucchiaio di prezzemolo tritato (io un po’ di più) 40 g di burro (io l’ho omesso) Olio extravergine d’oliva Sale Pepe (io anche un po’ di peperoncino) Procedimento Per prima cosa tritate molto sottilmente la cipolla ed uno spicchio d’aglio (io l’ho messo intero per poi poterlo togliere). Poi, in una padella molto ampia, versate un po’ d’olio, fatelo scaldare, quindi unite il burro e fatelo sciogliere. Rosolateci dentro cipolla e aglio tritati ed appena la cipolla imbiondisce rosolateci pure la carne di tacchino rigirandola continuamente in maniera da far insaporire bene il tutto. A questo punto unite il vino bianco e mezzo bicchiere di brodo, coprite la padella e lasciate andare a fiamma bassa per 25 - 30 minuti. Nel frattempo mondate i funghi, affettateli sottilmente e, passandoli in una ciotola, conditeli con olio crudo (usando gli champignon ho saltato questo passaggio). Fatto ciò uniteli alla carne in cottura. Aggiungete l’altro spicchio d’aglio intero ed il prezzemolo tritato, aggiustate di sale e pepe e bagnate con il resto del brodo caldo. Continuate la cottura per un’altra mezz’ora circa, quindi spegnete il fuoco, lasciate riposare e servite il piatto caldo.

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Ebbene sì, dopo tante trattative, ecco approdato alla mia mensa il pluristellato chef e giudice di Masterchef, Carlo Cracco!!!Non ci crede nessuno vero? Però la bufala non è del tutto "bufala" perché Carlo Cracco è venuto davvero a casa mia, e ha persino cucinato per me e la mia famiglia. Lo ha fatto dalle pagine del suo libro "Se vuoi fare il figo usa lo scalogno" (ecco, magari sul titolo ci si poteva lavorare un po'...) ed. Rizzoli. L'acquisto è di domenica scorsa. Di solito il pomeriggio della domenica lo dedichiamo a qualche giretto fra le nostre colline per poi concludere in una libreria. Cerco di controllarmi sull'acquisto dei libri di cucina perchè credo di essere malata. Domenica però la libreria mi ha accolto così: "Sconti su tutti i libri di cucina..."e come potevo deludere tanta generosità. Così, complice la generosità di mio marito (non mi ha mai limitato in questi "vizi"), il signor Cracco è scivolato in una bella shopper di carta, dritto dritto, fino alla mia cucina. Il libro è interessante. Sottotitola: "Dalla pratica alla grammatica: imparare a cucinare in 60 ricette". Mi sono cimentata in base al tempo che avevo a disposizione. Ho scelto una ricetta del gruppo II di difficoltà, ho seguito tutte le istruzioni e....guardate cosa mi ha portato il signor Cracco per ringraziarmi dell'ospitalità che gli avevo concesso? Un bel mazzo di...grissini! Macché, non è vero nemmeno questa! I grissini me li sono preparata da sola ma le istruzioni date dal suo libro erano così chiare e semplici che quasi i grissini si facevano da soli! GRISSINI PIEMONTESI 480 g. farina 00 220 ml di acqua 75 ml di olio evo 15 g. lievito di birra (ho usato quello granulare, una bustina) 1 cucchiaino di miele (lui suggerisce il malto ma non lo avevo) 10 g. di sale 3 g. di zucchero Per rifinire: acqua olio evo parmigiano paprika dolce Non ho seguito alla lettera il suo procedimento ma il risultato è stato davvero buono. Mettere acqua, olio e sale nell'impastatrice. Aggiungere la farina, il miele, il lievito e lo zucchero. Impastare a velocità 1 (Ken...)per 10 minuti circa.Mettere a lievitare per tre ore circa, in una terrina ricoperta di pellicola e in un posto lontano da correnti d'aria (forno con la luce accesa). Prendere l'impasto, sgonfiarlo, dividerlo in tre filoni e con una spatola rigida, cominciare a dividerli in tanti bastoncini lunghi. Completare il confezionamento dei grissini con le mani, cercando di tenere lo stesso spessore per tutta la lunghezza. Si evitano così spiacevoli sorprese in cottura. Appoggiare i grissini su una placca da forno ricoperta di cartaforno. Per diversificare i gusti dei grissini rifinire in questo modo: - con un pennello bagnare il grissino con poco olio in cui è stata sciolta paprika (dolce p piccante, a piacere) - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di parmigiano - con un pennello bagnare il grissino con un' emulsione di acqua e olio e cospargere di semi pi papavero. Cuocere a 190° per 10 minuti circa. Servire accompagnando con prosciutto cotto, crudo e, come va dalle mie parti, cicciolata. PS: povero Cracco, la prima ricetta e già tante variazioni...speriamo non se la prenda troppo e torni presto a cena da me!

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

P { margin-bottom: 0.21cm; } Vorrei chiudere la settimana con della verdura: l’indivia belga, ma cotta. L’ho stufata con dello scalogno (in fondo anche il maestro Cracco ritiene faccia figo…) e l’ho cotta abbastanza perché mi pareva sempre troppo al dente. Appena pronta mi dava l’idea di un amarognolo troppo intenso, ma dopo una notte di riposo devo dire che si era insaporita per bene con le olive, motivo per cui ve la propongo fiduciosa che la apprezzerete. Buon we! INGREDIENTI Dosi per 4 persone 500 gr di indivia belga ½ scalogno 10 olive ½ tazzina di aceto Sale, pepe e olio evo Affettate e soffriggete lo scalogno con 3 cucchiai d’olio, aggiungete l’indivia affettata e, a fuoco vivace, rimestate per qualche minuto. Versate l’aceto e sempre mescolando fate evaporare. Affettate le olive, aggiungetele alla verdura e proseguite con la cottura. Salate e pepate.

Fonte: scamorzeaifornelli.blogspot.it

Era una vita che volevo fare la tortilla, ma ogni volta facevo la frittata di patate Ma non è una frittata di patate Poi è arrivata Mai, del blog Il colore della curcuma, che con la sfida n 72, mi ha introdotta nel meraviglioso mondo della tortilla. Con questa sfida l'Mtc cambia veste rispetto a come è stato strutturato per ben otto anni e prende tutta un'altra strada, rimanendo sempre una scuola di cucina. Si chiude allo stesso modo di come cominciò, infatti "In principio fu l'uovo", ma come dice Alessandra Gennaro, mente acuta e fautrice di questa meravigliosa macchina che ha fatto scuola in questi anni, si chiude solo il primo tomo della storia dell?Mtc. E anche io chiudo allo stesso modo di come furono i miei inizi, chiedendo l'intervento dell'amico-cugino-blogger Pasquale Alberico, I Sapori del Mediterraneo. Questo non è un post a quattro mani ma a tre mani. Si leggete bene Purtroppo ho il braccio destro ingessato dal 2 aprile.......ma ho voluto cucinare comunque Pasquale si è occupato delle foto e di eseguire la tortilla classica, molto più laboriosa della versione creativa. Sbucciare tutte quelle patate e ridurle a tocchetti irregolari e poi girare la tortilla e poi ancora fotografare...... E siamo tornati così ai vecchi tempi, agli inizi; insieme abbiamo ricordato di quando facemmo le arancine e di quante lui ne mangiò in auto sulla strada del ritorno; e poi la pasqualina e poi ancora i pici con il nostro coniglio all'ischitana. Devo dire la verità quei tempi dell'Mtc mi mancano davvero tanto. Ma dobbiamo essere aperti al nuovo, a nuove strade da percorrere, con uno spirito di umiltà e tanta voglia di imparare. Ho molta difficoltà a scrivere con la sinistra per cui termino questo post con l'augurio di percorrere ancora tanta altra sreda i nsieme La tortilla classica (Ricetta eseguita da Pasquale Alberico con la "supervisione" di Golino Antonietta - per essere sicuri che si facesse come lei voleva) Ingredienti (per una padella di 25 cm di diametro) Kg 1,2 di patate al netto degli scarti 11 uova 1 cipolla doreta grande olio extra vergine sale Foto di Mai Esteve Foto di Mai Esteve Lavate le patate e sbucciatele, tagliatele a pezzi irregolari, friggetele con dell' olio e dopo 5 minuti aggiungete la cipolla tagliata a fettine molto sottili. Già qui ci sono diversi tipi di pensieri su come deve essere il taglio delle patate. Salate mentre friggono e girate ogni tanto per non bruciarle, sarebbe meglio farle saltare per non spappolarle troppo. In una ciotola sbattete le uova e salate. Quando le patate e la cipolla sono cotte e dorate, versatele dentro il recipiente con le uova sbattute, tenendo cura di non versarci l'olio ma lasciarlo nella padella e amalgamare. A questo punto versate il composto nella padella, a fuoco basso. e controllare di tanto in tanto con un mestolo di legno che non bruci. Adesso arriva la parte più temuta... GIRARLA! Ma niente panico. Dovete soltanto avere un piatto abbastanza grande da coprire giusto la padell a: appoggiate la mano sopra mentre con l'altra mano reggete la padella e giriate, accompagnando con il piatto. Fate cuocere all'altro lato. Far scivolare la tortilla dalla padella su un piatto da portata e servite. A questo punto Mai dice: Una cosa la quale ci tengo a dire, alla quale magari molti di voi arrufferete il naso, è che la tortilla non deve mai risultare secca a o ben cotta dentro, deve risultare "bavosa", "umidiccia" … insomma un po' cruda! Termine che nel dialetto antico di Marcianise si traduceva " Aunosa" La tortilla creativa con patata in oleocottura, camicia di albume, tuorlo fritto e confettura di cipolle al miele (ricetta eseguita da Golino Antonietta) Nella versione creativa ho voluto usare gli stessi ingredienti della tortilla classica, ad eccezione di qualche piccola aggiunta, destrutturandola e utilizzando metodi di cottura differenti. Il tuorlo fritto, è ormai noto, è di Cracco. Era da tempo che volevo provare questa procedura e quale migliore occasione di questa! Come era da tempo che volevo provare l'oleocottura applicata a un vegetale. Mentre la camicia di albume è semplicemente un uovo in camicia senza tuorlo e qui mi è stato prezioso l'Mtc di ottobre 2013 quando imparai finalmente a fare l' uovo alla Benedict Confettura di cipolle? No questa non è nuova per me: amo fare queste "cose strane" Per la patata in oleocottura 1 - 2 grosse patate un padellino da 12 cm di diametro un coppapasta da 5 cm di diametro olio di girasole Affettare la patata e ricavarne due dischi alti poco più di 2 cm. Trasferirli nel padellino, coprire di olio e posizionarlo su una fiamma bassa o una piastra elettrica mantenendo la temperatura tra 70 e 80° per almeno 90 minuti. Scolare le fette di patata, adagiarle su carta assorbente e far raffeddare Scaldare di nuovo l'olio e portarlo a 175°, riprendere le fette di patata una alla volta e friggerle giusto il tempo di ottenere una crosticina dorata (circa 1 minuto) Rimettere su carta per fritti Per il tuorlo fritto 2 uova pangrattato olio di girasole Sgusciare le uova in due ciotoline separate, prelevare i tuorli e adagiarli su del pangrattato; coprire con altro pangrattato e trasferire in freezer per 5 ore A questo punto adagiare un tuorlo alla volta su un ragno e friggere per almeno 30 secondi a 170* Per la camicia di albume 2 albumi In una casseruola da 24 cm di diametro, versare circa 5 cm di acqua e scaldarla a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola. Versare delicatamente un albume alla volta sulla superficie dell'acqua, lasciando che vada dolcemente a fondo. Far cuocere per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare eventualmente dal fondo della pentola. Con un mestolo forato togliete gli albumi dall'acqua scolandoli molto bene e se fosse necessario tamponare il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso. Per la confettura di cipolla 1 cipolla da 120 g circa 50 g di miele millefiori 50 ml di acqua 1 pizzico di sale 1 pizzico di pepe Pulire la cipolla, tagliarla a fette sottili e tritarla Trasferirla in una piccola casseruola e aggiungere il resto degli ingredienti Lasciar cuocere a fuoco dolce e coperto per 30 minuti Assemblaggio Posizionare su un piatto da portata le fette di patata, adagiare sopra l'albume e poi il tuorlo Guarnire con la confettura di cipolla e volendo dell'erba cipollina Con questa ricetta partecipo alla sfida n 72 dell'Mtc

Fonte: latrappolagolosa.blogspot.it

E dopo Cracco, posto una ricetta di Massimo Bottura, per iniziare l'anno ai massimi livelli. Come sempre, tv e giornali durante periodo delle feste ci propongono ricette, trucchi e suggerimenti per il riciclo e l'esaltazione degli avanzi di pranzi e cenoni. Quest'anno di vacche magre, addirittura, mi sembra che si sia partiti subito con i piatti da ricavare dagli avanzi, già settimane prima del Natale, senza aver proposto prima i piatti delle feste: avanzi di che, quindi? Comunque, di sicuro il panettone non è mancato in nessuna casa! Questa ricetta si basa sul dolce milanese e francamente lo esalta davvero, ne rimangono i profumi e anche per chi non amasse i canditi, se ne preserva l'aroma ma non la " fastidiosa" consistenza in bocca. Era la proposta "avanzi" di Massimo Bottura, pubblicata da una rivista femminile. INGREDIENTI - per 10 soufflé mono porzione . 300 g panettone . 6 uova . 40 g zucchero . 50 g burro . 100 g cioccolato bianco . Farina e burro per gli stampini PROCEDIMENTO Passare il panettone nel tritatutto e ridurlo ad una farina di grana grossa. In un pentolino sciogliere a bagnomaria il cioccolato bianco spezzettato e il burro. Separare tuorli ed albumi. Montare i tuorli con lo zucchero per ottenere una crema spumosa. Aggiungere a questa il cioccolato fuso e il panettone, mescolando bene per ottenere un composto ben omogeneo. Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale ed unirli poi con attenzione al resto del composto. Scaldare il forno a 180gradi. Imburrare ed infarinare degli stampini individuali (ma si può preparare anche un soufflè grande ovviamente) e riempirli avendo cura di lasciare dello spazio per l'espansione durante la cottura. Cuocere per 10-12 minuti circa - nel caso di uno stampo unico grande il tempo aumenta. I miei soufflè sono risultati soffici e morbidi dentro, li ho solo trovati un po' dolci, perchè lo era particolarmente il cioccolato bianco che ho usato. La prossima volta proverò saltando l'aggiunta del cioccolato fuso all'impasto ed aggiungendo solo un cubetto di cioccolato bianco al centro come nei miei tortini al cioccolato fondente .

Fonte: buonocomeilpane.blogspot.com

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