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Questo è davvero un piatto delle grandi occasioni. L'ho preparato la settimana scorsa per una cena a casa mia ed è stato il top di tutta la serata... non a caso si ispira ad una ricetta proveniente direttamente dal San Domenico di Imola. E la userò per partecipare al mio primissimo contest! La pasta fatta in casa da me si fa continuamente, nello specifico io specializzata nella pasta ripiena. Questi fagottini (modello imitazione "chiusura Cracco", ergo in questo piatto ci sono le impronte di ben due stellati... e pensare che io sono appena appena un petardo) hanno un ripieno di morbidissimo e saporitissimo formaggio, e vanno impiattati su un velo di salsa ai funghi. FE-NO-ME-NA-LI. FAGOTTINI (ISPIRAZIONE SAN DOMENICO) NELLA SALSA DI FUNGHI per 4 persone Pasta: 300g farina 3 uova sale Farcia: 150 g di ricotta 100g di grana padano grattuggiato 200g di certosa 50 g di pecorino grattuggiato noce moscata sale e pepe bianco 1 tuorlo Salsa: 250 g di funghi misti 50g di chiodini 1 rametto di timo 1 scalogno 1 litro di brodo di pollo 300g di panna fresca 50g burro FAGOTTINI: In una ciotola unire alla ricotta il grana, il tuorlo, la certosa, il pecorino, noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Fare l'impasto e farlo riposare mezz'ora. Tirare la sfoglia e farla a quadrati di 6 cm, porvi un cucchiaino colmo di farcia e chiudere il fagottino congiungendo le punte e i lati tra loro in modo da formare una sorta di fagottino quadrato. Mettere in frigo, o ancora meglio in freezer. CREMA DI FUNGHI: Far appassire lo scalogno tritato con l'olio, burro e timo. aggiungere i funghi, brasare fino a far perdere tutta l'acqua, aggiungere il brodo caldo e la panna. Far bollire per 10/15 minuti, togliere il rametto di timo, frullare col mixer, salare e pepare. Saltare in padella i chiodini con un pò di burro. Scolare i fagottini e saltarli nella padella coi chiodini. Presentazione: Disporre salsa di funghi calda nel piatto, adagiarvi sopra i fagottini con i chiodini, una grattuggiata di grana misto a pecorino e un filo di olio buono. Con questa ricetta partecipo al contest:

Fonte: tacchiepeperosa.blogspot.it

COSMOFOOD, PREVISTI 300 ESPOSITORI (+100% RISPETTO AL 2013) AL SALONE DELL’ENOGASTRONOMIA ITALIANA Dall’1 al 4 novembre 2014 la società Mantova In srl organizza in Fiera di Vicenza il principale appuntamento nel Triveneto per il settore. In programma 75 eventi (quasi raddoppiati rispetto al 2013) e tra le novità le aree Cosmowine, Cosmobeer e Cosmotech. Dopo il successo della prima edizione, con i suoi 20.000 visitatori, Cosmofood 2014 ospiterà circa 300 espositori provenienti da tutte le regioni italiane, cresciuti del 100% rispetto al 2013, un incremento che ha indotto gli organizzatori ad allestire l’edizione di quest’anno all’interno dei 15 mila mq del nuovo Padiglione 7 di Fiera di Vicenza . E che accredita il Salone quale punto di riferimento per il settore enogastronomico triveneto e italiano. Cosmofood è la prima Manifestazione del settore in Triveneto a rivolgersi contemporaneamente ad appassionati ed addetti ai lavori, grazie ad un format interattivo che coinvolge i visitatori in 75 eventi tra corsi di degustazione e di cucina, seminari e show cooking, momenti di formazione e dimostrazioni dedicati al buon mangiare all’ innovazione in cucina. Un Evento che coinvolge le più importanti associazioni, come ONAF, ONAV, AIS, AIPO, AMIRA , varie scuole di cucina , foodblogger e rinomati chef , tra cui Carlo Cracco , che sarà presente allo stand Electrolux il pomeriggio di martedì 4 novembre, e Lorenzo Cogo , lunedì 3 novembre. Durante i quattro giorni di Cosmofood , visitatori e buyer potranno conoscere , assaggiare e acquistare le migliori produzioni di salumi, vino, formaggi, olio, dolci, e molti altri prodotti tipici provenienti dal territorio italiano e dal centro Europa . Saranno sette le aree tematiche in cui verrà suddiviso il padiglione fieristico. Oltre alle tre grandi novità del 2014, Cosmowine , Cosmobeer e Cosmotech , si aggiungono l’area food , l’area ristorazione , l’area bio-vegan-gluten free e l’area eventi .

Fonte: lecucinedicasanostra.blogspot.it

La sfida dell'MTC ormai, è uno di quegli appuntamenti che cambiano qualcosa nelle nostre vite. Che sia perché la sfida ci costringe a fare, cose folli come il croissant sfogliato in un periodo di calura estiva, sia che ci costringa a disossare un pollo quando mai ti saresti sognata, è certo che partecipare a queste sfide ti cambia. Di sicuro ti migliora nella tecnica, ma a volte succede qualcosa di più. Questa è proprio una di quelle volte. Scegliere un piatto per l'MTC, non è mai facile. Il livello di questa gara è altissimo, le concorrenti (ops! scusate ragazzi!) i concorrenti, molto agguerriti e anche se non partecipo per vincere, voglio comunque dare il meglio. Pertanto nello scegliere la zuppa, che è il tema di questo mese lanciato da Vittoria Traversa del blog "La cucina piccolina" , ho pensato: "ma che non sia la solita zuppa! Vorrei una cosa un po' più raffinata!" E la lampadina si è accesa! Infatti presento una ricetta che è una libera interpretazione, filtrata dai miei ricordi giovanili, di un piatto che adoravo, cucinato in un bellissimo ristorante di San Gimignano, molto in voga negli anni '80/90, "I cinque Gigli". Eh sì! Correvano gli anni '80 ed io ero una studentessa universitaria, interessata al cibo quel tanto che basta per sfamarsi ai tre pasti principali. Non sapevo niente di questa materia e sicuramente non consideravo la cucina uno dei piaceri della vita. In quegli anni vivevo in provincia ed avevo una incredibile "fame" di mondo: sognavo l'arte, la musica, la letteratura, l'architettura, la moda, il design, ma tutto il bello mi affascinava e ne ero attratta in un modo incredibile. Durante il periodo universitario, neanche vivere a Firenze mi aiutava granché, perché a parte tutta l'arte che respiravo e che mi dava vita, c'era tutto un mondo che mi era negato dalla mancanza di soldi. Essere studentessa nei dorati anni '80 era un grave handicap, ed io bramavo una vita diversa: lontano! Minimo Milano, meglio ancora Londra. Viaggiavo con la smania di chi il viaggio lo deve compiere dentro di se, ma non capendo, cerca fuori e ne ricava solo frustrazioni. Cercavo in tutti i modi il bello, l'arte, la storia, in ogni istante, e pensavo che se non me ne fossi andata, non sarei mai vissuta come desideravo. Ma la mia vita per motivi vari mi riportava sempre qui. Questa strettissima provincia riusciva sempre a farmi tornare a sé. I "ritorni" erano spesso legati a feste familiari e questo mi era ancora più penoso, perché per certi versi capivo la forza di questi legami, d'altra parte, io volevo essere "altro". La mia è una famiglia semplice, fatta di gente vera, concreta: da dove sbucavo io, così piena di sogni, di ambizioni e di voglia di essere così diversa da loro? Durante uno di questi "ritorni", non ricordo per quale motivo, mi sono trovata in questo posto "magico", nella campagna sangimignanese. Un ristorante assolutamente fuori dal comune: intanto di classe per lo standard dell'epoca dalle mie parti, gran cibo, molta cura dei dettagli, dalla location, alla divisa del personale, ma fortemente legato al territorio, gestito da ristoratori storici della zona. Riflettendoci oggi, credo di aver ricevuto proprio lì, alcuni degli input fondamentali che hanno portato la mia vita su questi binari rispetto ad altri. Ho molto amato quel luogo, ci andavo spesso nonostante le mie esigue finanze, perché mi sentivo in equilibrio: c'era il bello, il gusto, classe, eleganza ed era proprio lì da dove stavo fuggendo. Forse alcune domande sulla mia vita sono scaturite proprio a "I cinque Gigli". Il piatto che più amavo di questo ristorante era la zuppa del Granduca, non ricordo perché si chiamava così, ma c'entrano qualcosa i Medici o forse i Lorena (il Granduca Leopoldo)? Ho provato a ricordare, ad intervistare parenti ed amici, ma trent'anni sono davvero troppi per avere notizie certe. Comunque da Samuele Gigli, nipote dello chef sono risalita più o meno agli ingredienti principali della ricetta, ed il risultato è stato assolutamente commovente: un catartico tuffo nel passato, una full immersion nei miei sogni di ragazza. Un ringraziamento immenso a Giancarlo Gigli, chef patron de "I cinque Gigli",e all'MTC per questa bella esperienza. Ingredienti per 4 persone per il brodo: 1 galletto livornese o un pollo ruspante piccolino 5 l di acqua 1 cipolla 1 carota 1 sedano 1 mazzettino di prezzemolo 1 foglia di alloro una decina di grani di pepe 4 chiodi di garofano una manciata di sale grosso per la zuppa: 1 cipolla 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva 15 g di funghi secchi (quando è stagione freschi) 180 g di farro perlato sale pepe macinato tartufo fresco di stagione per la presentazione: 1 rotolo di pasta sfoglia da 230 g. (io la mia: la ricetta la trovate qui ) 1 uovo Nota sui tartufi: a seconda della stagione, i tartufi migliori sono di diverse tipologie. Dalla metà di settembre fino a dicembre il migliore è il tartufo bianco, da utilizzarsi prevalentemente crudo. Dal mese di dicembre, il tartufo nero, che si può usare anche cotto. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto c'è lo "scorzone" estivo, tartufo nero con una scorza ruvida e verrucosa e da ottobre a gennaio lo "scorzone" invernale. Preparazione: per il brodo In una grossa pentola inserire il galletto eviscerato, fiammeggiato e lavato. Pulire la carota, il sedano, il prezzemolo, l'alloro e legarli a formare il mazzetto aromatico, sarà così più facile eliminarli, dopo la cottura. Pulire la cipolla, tagliarla in 2 metà e steccarla con i chiodi di garofano. Porre le 2 metà, dalla parte del taglio steccato su una padella antiaderente e farle bruciare. Questa operazione di bruciatura della cipolla, serve a rendere il brodo meno torbido e non andrà chiarificato per la zuppa. E' un buon consiglio che ho adottato da Carlo Cracco "Se vuoi fare il figo, usa lo scalogno". Una volta bruciate aggiungere le 2 metà di cipolla, nella pentola del galletto insieme al mazzetto aromatico, al sale, ai grani di pepe e a 5 l di acqua. Lasciar cuocere per un paio d'ore, schiumando la superficie se necessario. Far raffreddare il brodo, togliere il galletto (o il pollo) e le verdure (che possono essere mangiati così oppure usati per altre preparazioni), filtrarlo con un colino rivestito di garza e metterlo in frigo per alcune ore. Toglierlo dal frigo e togliere il grasso in eccesso che si riesce a raccogliere in superficie. per la zuppa: In una pentola più piccola, tritare finemente la cipolla e lasciarla sudare nell'olio extra vergine di oliva a fiamma bassissima. Intanto, lavare accuratamente il farro perlato, tostarlo con la cipolla e poi unire i funghi secchi ammollati per 15/20 minuti in acqua e tritati. Lasciar insaporire alcuni minuti, poi aggiungere il brodo freddo almeno 1 litro e lasciar cuocere per circa 20 minuti da quando inizia a bollire. E' necessario comunque assaggiare il farro, per trovare il giusto grado di cottura. Se in cottura asciuga molto aggiungere brodo bollente. Quando il farro è cotto, spegnere la zuppa, aggiungere brodo bollente fino ad ottenere la consistenza che si vede in foto, aggiustare di sale e pepe. per la presentazione: La zuppa si serve in cocottine da forno individuali con lamelle di tartufo tagliate sottili. Per la presentazione: ritagliare un disco di pasta sfoglia di diametro 2 m più largo della cocottina, sigillando l'apertura ad effetto coperchio, ritagliare delle formine di pasta sfoglia con un taglia biscotti della forma desiderata per decorare la superficie. Sbattere l'uovo e con un pennello spennellare la sfoglia con l'uovo per lucidarla. Infornare a 220° in forno preriscaldato per 10 minuti o finché la sfoglia non è dorata. Servire immediatamente. Nota: E' un modo un po' vintage di presentare, ma è un piatto legato ai miei ricordi e l'ho voluto presentare esattamente come lo ricordavo. Con questa ricetta partecipo all'MTC N° 53 di gennaio

Fonte: architettandoincucina.blogspot.it

Allora si! Esiste un pò di giustizia a questo mondo? Forse... ...tanto per cominciare stasera a fare l'areosol e leggere la storia a Tommaso ci è andato il mio compagno, al contrario delle altre sere nelle quali sono sempre andata io!!!!!!!!!!!! Areosol come cura per la tosse, assieme a cortisone ed antibiotici, Tommaso e Gianmarco, entrambi sono malati....e per colpa di quest'influenza domani siamo costretti a rinunciare al primo pic nic della stagione! I nostri amici hanno organizzato una piccola gita fuori porta con tanto di borse termiche cariche di viveri, ma noi purtroppo siamo costretti a rimanere a casa e tenere i bimbi riguardati! Pazienza, speriamo comunque che si il primo pic nic di una lunga serie alle quali noi parteciperemo....in piena salute!!! Io, però mi consolo, perchè venerdì vado a Roma, a conoscere finalmente, le ragazze che ormai da qualche mese segue sul web!!!! Emozionata come al primo giorno si scuola, frastornata e felice!!!!! Ed ora (finalmente!) ecco una ricetta semplice e salutare per tutte quelli che come me, domani stanno a casina!!!! Ringrazio di cuore Paola per avermi inviato come premio per la vincita del suo contest ben 6 pacchi di riso Riserva San Massimo con il quale farò sicuramente altre ricette! Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso (io ho usato il Carnaroli Riserva San Massimo) 1 cipollotto 1 carota (bella grande) 60 gr di piselli 60 gr di fagiolini 100 gr di asparagi 100 gr di burrata olio evo sale pepe bianco 1 noce di burro Pulite e tagliate tutte le verdure a cubetti di mezzo cm circa. (Per essere precisi, professionali e in tema con la stagione, tagliate a primavera tutte le verdure) Mettete a bollire un litro di acqua, salatela con del sale grosso e sbiancate le verdure (tranne il cipollotto) per 3-4 minuti. Tuffatele in una bacinella con acqua freddissima e scolatele. Non buttate via l'acqua di cottura! Sarà un ottimo brodo per cuocere il riso! Scaldate due o tre cucchiai di olio in una casseruola e fate rosolare il cipollotto, aggiungete il riso e fate tostare dai 3 ai 5 minuti (come dice Cracco). Quando sarà diventato bello trasparente, sentirete anche il profumo della tostatura, a questo punto copritelo con l'acqua delle verdure e fate cuocere per circa 15 minuti. Se volete prima di aggiungete l'acqua potete sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco...io lo faccio raramente perchè in casa non ce l' ho quasi mai, ma è così che si dovrebbe fare un buon risotto! Spezzate con le mani o tagliate la burrata. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso aggiungete le verdure e la burrata e mescolate bene per far sciogliere il formaggio. Togliete dal fuoco, mantecate con una noce di burro e servite! SHARE:

Fonte: cucinascacciapensieri.blogspot.it

Piatti freschi... please! Siamo alle solite, quando arriva un po' di caldo e gente in giro con piumini e cappotti se ne vede sempre meno.. (stamattina ho incrociato per strada una tipa in infradito.. Oddio, abbiate pietà, vi prego!! Marzo, sole, sì ma... é pur sempre marzoooo) rieccoci... "ma chi c'ha voglia più di piatti fumanti che ti rigirano nello stomaco per tutto il pomeriggio e ti fanno annebbiare la mente ad ogni sussulto.. (ruttino và, avete capito) . Basta preparazioni pesanti dai . Non abbiamo più bisogno di troppe calorie, il nostro corpo ora si deve riscaldare meno e soprattutto con altre energie, per fortuna;-) E qui viene il bello, si mangia con più gusto perchè il cibo fresco rallegra la mente e i pensieri diventano migliori, più freschi appunto. Piaciuta? Ah quanta saggezza in un metro e sessanta... Un'idea per questo momento di transizione verso il caldo nonchè un aiuto contro la noia ai fornelli io ce l'ho: tonno di coniglio , antica e geniale preparazione contadina piemontese che mantiene i sapori della carne stupendamente, se conservata in ottimo olio extravergine d'oliva e aromi. Dopo averlo visto presentare da Federico ed Enrica in una delle ultime puntate di Masterchef mi sono chiesta perchè non pubblicare quello di casa mia, che facciamo da un secolo... ghiotto è ghiotto... e forse non ha niente da invidiare a quello della tv, già! Se solo Cracco assaggiasse il mio... TONNO DI CONIGLIO E PEPERONI INGREDIENTI per 4 persone: 300 gr. di tonno di coniglio ( ricetta qui ) 3 peperoni 1 ciuffo di prezzemolo 7-8 acciughe sott'olio 1 cucchiaino di olio all'aglio olio EVO q.b. fleur de sel q.b. PREPARAZIONE: Pulite i peperoni e arrostiteli in forno adagiandoli su carta forno per 30-40 minuti a 200° e rigirandoli un paio di volte. Quando la pelle sarà diventata nera, toglieteli dal forno e chiudeteli in un sacchetto di plastica per 10 minuti. Aprite in due i peperoni, eliminate il picciolo, i semi e i filamenti; strofinateli con un panno per eliminare la parte abbrustolita e tagliateli a striscioline regolari; sistemateli in una terrina e conditeli con il prezzemolo tritato, l’olio all’aglio, un filo di olio EVO e un pizzico di sale. Composizione del piatto : a iutandovi con un coppapasta rotondo fate uno strato di peperoni e adagiatevi sopra alcuni pezzi di tonno di coniglio; completate con un pizzico di fleur de sel e la salsa di acciuga, ottenuta frullando con il minipimer le acciughe e un filo di olio EVO.

Fonte: feelcook.blogspot.it

Veramente questi quadrotti, semplicissimi e veloci, sono stati per me una grande grande soddisfazione. Si fanno in un attimo, non sono per nulla difficili, e sono veramente una cosa squistita, morbida.. pastosi, vellutati, e inoltre fanno un figurone. Ero stanca di cimentarmi in preparazioni di cui forse, anzi, senza forse, non sono all'altezza, di provare a far dolci elaborati cercando di emulare gente che impasta e fa dolci di professione e da una vita, dolci che a volte mi vengono, a volte no, e in cui le volte che vengono bene sono ancora troppo dovute al caso e al cosiddetto "culo" alias fortuna, alias destino, fato, karma o come diavolo altro piuttosto che ad un'effettiva acquisita bravura e dimestichezza con tecniche pasticciere. La crostata frangipane del post precedente, poi, mi ha dato la botta finale. Tentando di emulare il maestro Montersino ho sfornato una schifezza molle che solo il buon cuore di Luca ha avuto il coraggio di mandare giù e di dire pure "che buona!" Ed è stato proprio a veder proprio Luca, e questa sua prova di stoicismo, nel vederlo mandare giù bocconate di impiastro molle e colante col sorriso sulle labbra come se mandasse giù ambrosia allo stato puro, che mi è venuto in mente un libro di dolci che mi aveva regalato a Natale. Una raccolta Mondadori, dal titolo abbastanza anonimo, "Il libro d'oro dei dolci". In effetti, appena regalatomi, non è che avessi dato grande peso a questo libro.."un altro libro di dolci" pensavo, con boriosa sufficienza. Non ne avevo forse già abbastanza, di libri di dolci e dolcetti, e per di più blasonati, firmati...libri che vanno da Montersino, a Salvatore De Riso, senza contare Paco Torreblanca alla modica cifra di 80 euri comprato al 50% in periodo natalizio?? Per non contare altri nomi quali Donna Hay, Laurendon, Cracco e poi libri e raccolte e libretti comprati qua e là, passando per Benedetta Parodi, Suor Germana, Yogananda e la critica della ragion pura di Kant! E quindi, dopo i ringraziamenti da copione, carichi di "oooohhhh che bello...che bei dolciii...sicuramente li farò tuttiiii.-)), urlati con voce squillante e sorriso stampato sulle labbra, il bel librotto era finito nel dimenticatoio, insieme alle altre tonnellate di suoi pari (libri dimenticati). Ma appunto, dopo la waterloo della crostata franagipane, mi era venuta di nuovo voglia di dolci casalinghi. Sì, dolci casalinghi, come le classiche tortone da forno, oggi variamente denominate alias "torte da inzuppo", "torte da credenza", oppure le classiche crostate con marmellata o crema, frittelle, brioches, insomma, dolci semplici, senza fronzoli, senza boria....E così, ho sfogliato il libretto, che anche nello foto richiama alla semplicità ed ai dolci casalinghi. Guardo le foto, leggo qua e là.....certo che è carina questa crostatina, deve essere saporita questa torta al caramello ..e anche questi dolcetti al burro e pistacchi, e questi quadrotti ...questi quadrotti...MA QUESTO LIBRO E' FORTISSIMO!!! Ci sono un mare di ricette furbe e succulente!!! E questi quadrotti poi, con questo strato di meringa sopra, e questa voluttuosa crema al latte condensato e limone....li voglio fare subito! E li ho fatti. Senza tanti sbattimenti. Senza misurare temperature, bollire a 45 gradi, sterilizzare un bel fico secco di niente, nulla. Solo un sano impasto di sablée o come diavolo altro si chiama, con una crema squisita ma veloce. Solo un semplice e genuino dolce casalingo. Grazie, Luca ! ;-) P.S.: sono di una bontà indicibile...e fanno un figurone! E..sono pure semplici da fare! Che posso altro dire? Fateli e mi darete ragione! QUADROTTI ALLA CREMA DI LIMONE CON MERINGA MORBIDA (da "Il libro d'oro dei dolci", ed. Mondadori) Ingredienti: 150 gr di farina 00 50 gr amido di mais (Maizena) 125 gr di burro (io burro salato) a temperatura ambiente 2 cucchiai di zucchero semolato (circa 40 gr) sale (da non mettere se, come me, utilizzate burro salato) facoltativo: 1 cucchiaino raso di lievito (io l'ho messo) Per la guarnizione di limone e meringa: 1 lattina (400 gr) di latte condensato zuccherato 2 uova cat. " grandissime" (extra, di circa 60 gr l'una), i tuorli separati dagli albumi - oppure piccole 2 cucchiai di buccia di limone grattugiata finemente 1,25 dl di succo di limone (il succo di un limone e mezzo o due, circa) 50 gr di zucchero semolato 75 gr di mandorle a scaglie ESECUZIONE: Preriscaldate il forno a 180°. Imburrate una teglia da forno di cm 28 x 18 (io 30 x020). Se non utilizzate uno stampo antiaderente, o foderate lo stampo, bordi compresi, con della carta forno oppure imburrate e infarinate lievemente lo stampo. Mescolate la farina, la maizena, il lievito e un pizzico di sale (non mettendo il sale se, come me, utilizzate il burro salato) in una terrina. Lavorate il burro e lo zucchero in un frullatore elettrico ad alta velocità fino a ottenere una crema; incorporate poi, a bassa velocità, gli ingredienti secchi e formate una pasta dura (io ho messo tutti gli ingredienti nel robot con le lame fino ad ottenere delle briciole, poi ho continuato a impastare velocemente a mano). Riempite la teglia con il composto, premendo bene e formando uno strato liscio e uniforme e fate cuocere per 12/15 minuti o finchè non sarà leggermente dorato (n.b. il composto, essendo molto ricco di burro e quindi molto morbido, è difficile da stendere con il mattarello, come una crostata: occorre invece stenderlo a mano direttamente nella teglia). Mescolate intanto il latte condensato, i tuorli, la scorza e il succo di limone in una terrina. Versate il composto sulla base del dolce e fate cuocere per 8/10 minuti o finchè sarà sodo. Abbassate la temperatura del forno a 170°. Con un frullatore elettrico a media velocità montate gli albumi a spuma, aumentate la velocità e aggiungete gradualmente lo zucchero, montando gli albumi a neve. Con una sottile spatola metallica spalmate uniformemente la meringa sul dolce e cospargetelo di mandorle (facoltative). Proseguite la cottura per altri 20-25 minuti o finchè la meringa non risulterà asciutta (attenzione, non si tratta della meringa asciutta, secca, quella fatta cuocere a bassa temperatura per lungo tempo, ma di una meringa MORBIDA e spumosa, dalla consistenza quasi cremosa). Fate raffreddare il dolce nella teglia prima di sfornarlo, meglio ancora una notte intera, a temperatura ambiente, poi tagliatelo a barrette o quadrotti. n.b.: 1) lo strato di meringa, durante la cottura, si dora diventando di un colore ambrato. Se preferite "nascondere" tale bruniture, potete o spolverare il dolce - prima di tagliarlo a quadrotti - di zucchero a velo, oppure, una volta tiepido, coprirlo a contatto con una pellicola. Una volta freddo, togliendo con delicatezza la pellicola, insieme ad essa verrà via anche il primo strato di meringa. 2) la base di pasta è molto friabile, quindi, se non riposa qualche ora, sarà molto difficile, se non impossibile, da tagliare in pezzi regolari. Per questo è consigliabile preparare il dolce il pomeriggio prima di consumarlo.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Domenica è sempre domenica ma con il caldo degli ultimi giorni stare ai fornelli è quasi proibitivo. Siccome la domenica la tavola deve essere in festa, ho concesso una coccola a marito e figlia e ho preparato dei semplici spaghetti alla chitarra al pomodoro , travestendoli da involtini... Una rivisitazione per cucinare la pasta alla norma senza frittura e con un filo d'olio a crudo per renderla più consona alla calura di questo 14 giugno. Ingredienti per 4 persone: 320 g di spaghetti alla chitarra 400 g di pomodorini uno spicchio d'aglio qualche foglia di basilico olio extra vergine d'oliva 2 melanzane tonde grandi 100 g di ricotta infornata grattugiata Per la preparazione degli spaghetti al pomodoro cliccate qui , la ricetta è dello chef Carlo Cracco, da quando l' ho provata non l' abbandono più, ma ho raddoppiato le dosi dei pomodorini. Ho grigliato due melanzane tonde grandi che ho utilizzato per avvolgere gli spaghetti. Prima di condire gli spaghetti ho messo da parte qualche cucchiaio di salsa che ho frullato grossolanamente con il frullatore a immersione, aggiungendo un pò di acqua di cottura della pasta. Ho disposto sul fondo del piatto qualche cucchiaiata di salsa, ho disposto tre involtini, ho irrorato con un filo di olio extra vergine d'oliva, ho cosparso con ricotta infornata grattugiata e servito. Ecco due scatti veloci... In cucina con me: Poloplast Cucinando a suon di...

Fonte: dolciperpassionesalatiperamore.blogspot.it

Maionese fatta in casa Ci sono alcune volte che sogno, ad occhi aperti, di potermi comprare un casale, di rimetterlo a posto e di trasformarlo in un B&B, magari sulle colline di Camaiore, con tanto verde intorno, viti e ulivi e potermi alzare la mattina presto, spalancare le finestre e vedere il mare. Sogno di coltivare il mio orto con le verdure di stagione tutto l’anno, di fare l’olio, il vino, avere delle galline ovaiole, una mucca per il latte che, sono sicura, finirebbe per morire di vecchiaia, degli asinelli, tanti fiori, alberi da frutto, cani e gatti. Sogno una cantina con i vini più pregiati e i liquori fatti in casa, i salumi appesi al soffitto, le marmellate e le conserve fatte da me, i formaggi. Sogno di alzarmi prestissimo la mattina e fare il pane, di vivere con il ritmo del sole e della natura, cucinare cose naturali, fatte a mano, fatte in casa. Troppo? Può darsi, ma i sogni, almeno quelli, non costano nulla. Sono cresciuta osservando tutti i giorni i gesti di mia madre in cucina, gesti semplici e veri di chi non usa la tecnologia e la chimica per cucinare, ma la sola forza delle braccia e di chi, per fare un piatto parte dall’inizio e non dal tutto pronto. L’ho vista impastare a mano, sempre, le ho visto, anno dopo anno, fare la conserva di pomodoro, talvolta il burro, la frutta sciroppata, il minestrone estivo ed invernale, tagliando una dopo l’altra tutte le verdure fresche, sgranare i fagioli e fare anche la maionese a mano. Lo so, lo faccio anch’io, è più facile mettere nel carrello un tubetto di maionese e poi conservarlo in frigo per molti giorni, ma si può anche fare la maionese fatta in casa, magari non utilizzando dosi eccessive, e consumandola in breve tempo, senza però aggiungere additivi e conservanti ma solo uova, olio e limone. La sorpresa è che, non solo è buonissima, ma ci vuole davvero poco tempo a farla. L’idea mi è venuta perché volevo fare un piatto che necessitava anche di maionese, perciò mi sono detta che potevo farla da me. Mia madre l’ha sempre fatta a mano e cioè con la frusta, mantenendo regolare il ritmo e il verso di rotazione per non farla impazzire con una mano e aggiungendo con l’altra, l’olio a filo. La tendinite al polso non me l’ha permesso e la mia, infatti, non è una versione handmade ma homemade, fatta, utilizzando il robot da cucina. Tuorli 2 uova codice 0 Olio di semi quanto riesce ad essere incorporato Olio evo 20 ml Limone 3 cucchiai di succo Sale Senape (facoltativa) mezzo cucchiaino Mettere i tuorli nel robot da cucina (con le fruste per montare) e sbatterli per 30 secondi poi aggiungere il sale e un pizzico di senape per evitare che la maionese possa impazzire (suggerimento di Carlo Cracco in una puntata di Masterchef Italia), a seguire unire l’olio a filo con calma. Aspettare che l’olio versato sia stato incorporato bene prima di aggiungerne altro. Quando la maionese avrà preso consistenza, aggiungere l’olio evo e il succo di limone, che aiuta la salsa a stabilizzarsi. Ho utilizzato uova del contadino di ottima qualità, d'altronde, decidere di fare un piatto fatto in casa, predispone necessariamente all’attenzione per gli ingredienti utilizzati. In precedenza, avevo adoperato solo l’olio evo ma il sapore della maionese era, decisamente, troppo forte, quasi amarognolo, per non parlare del colore che tendeva al giallo-verde.

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Capita di rado, ma ogni tanto succede. Cerco di evitarlo come la peste, ma di quando in quando mi tocca. Che fare la spesa insieme (almeno quella grossa, mirata, magari per una cena) non equivale anche, per forza, a tornare a casa insieme…. Perché perlopiù ci si apparecchia (letteralmente) su binari completamente opposti. Tanto da far finire tutto a schifio . Che io vorrei prendere questo e lui quello. Io ho già pianificato il menu da almeno quattro settimane e lui mi suggerisce cambiamenti, aggiustatine, variazioni minime che però, per una perfettina-precisina-rompina, come me equivalgono a mettere in crisi tutto lo scibile in materia gastronomica. Cioè…quel poco che ne so, almeno. E soprattutto a smontare e rimaneggiare tutti quei gagliardi esperimenti che mi ero già prefigurata in testa, passaggio dopo passaggio. Partendo però da (poche) certezze inespugnabili, quindi tutto sommato andando sul (l’abbastanza) sicuro. Imparate in corso d’opera (a suon di esperimenti andati male), rubacchiate a vere esperte (con sedute ipnotiche si studio), assorbite da mamma e papà (infallibili in cucina), scribacchiate al volo da un programma tv (perché l’idea che poi le ricette si trovino comodamente pure in rete, ancora fatico a incamerarla...). Lui invece no: quando andiamo a fare la spesa insieme pare si diverta a minare, scientemente, tutto ciò. Uscendosene con proposte ai limiti della decenza (sempre gastronomica, s’intende). Variazioni (importanti) di ingredienti o metodi di cottura che manco Carlo Cracco in giacca e cappello da chef ce potrebbe da na mano a capì se siano fattibili o meno. Ma lui, l’amato bene, ama osare e qualche volta, bisogna ammettere per onestà, c’azzecca pure. Al di là di tutto ciò, comunque, andare a fare la spesa con lui riserva anche un enorme vantaggio: quello di non dover portare le sporte della spesa! Nemmeno mezza. Manco per sbaglio o solo per pochi metri. E non è poco. Diventa anzi anche un filo imbarazzante quando il mio Amatissimo Bene mi solleva dall’incombenza perfino di portare un sacchettino leggerissimo, che so, della farmacia. Si impunta e pretende di portare tutto lui. Dalla prima all’ultima busta, magari infilandone una dentro l’altra, adducendo come motivazione che così “bilancia il peso” (perché sì, noi a fare la spesa, come in tanti altri posti, andiamo a piedi!). La verità è che ho sposato un ineguagliabile gentiluomo e questo l’ho sempre saputo. Quello che ignoravo e che vivo ancora con una certa sorpresa è la portata del vantaggio di andarmene in giro libera e senza manco il peso della mia borsetta (perché nel fine settimana infilo tutto in tasca e mi concedo il lusso di non portarmi dietro manco la tracollina più striminzita) al fianco del mio gentiluomo carico invece come un mulo, che arranca sotto il peso di tutta la scorta di frutta e verdura per l’intera settimana e di svariate altre impedibili offerte come flaconi di detersivi e pacchi di farine varie.ù E la gente ci guarda (giustamente) un po' stralunata, prima di posare un'occhiataccia di rimprovero verso la viziatissima sottoscritta. Al che mi dico: ma quando sono sola come faccio? Semplice: mi carico pure io. E sono quella che fino a poco tempo fa si scaricava intere casse d’acqua dalla macchina, perché non è che per essere alta un cavoletto e mezzo e avere il fisico non proprio taurino (ma nemmeno patito) me ne stia con le mani in mano proprio sempre. E ho pure un certo orgoglio da difendere, che diamine. Perché scartoccio fili dell’antenna e aggiusto prese della corrente esattamente come un uomo, che ne sapete? Ma certo è che, quando capita di poterne approfittare, mi sento proprio una regina. Anzi, molto di più! E siccome tra tutte le sovrane e le regnanti di tutti i tempi quella che mi sta più simpatica è questa dal nome da cartone animato (per quanto la sua fama non fosse proprio brillante e priva di appannamenti ), mi è capitato di osservare che quella avrà avuto pure schiavetti e servitori, ma a quei tempi era la norma mentre ora, nel 2013, al confronto, scusate………..lei era proprio na poraccia! @@@@@@@@@@@ La caponata è sicuramente un piatto da re. Che non è ricetta da tutti i giorni, bensì pietanza arzigogolata che si prepara (rigorosamente almeno il giorno prima di consumarla) una, al massimo due volte l’anno e sempre in occasioni particolarissime e molto degne di nota; ma quando succede, signore mie, è una vera corsa agli avanzi. Anche perché è uno di quei piatti che più sta lì più diventa buono, s’insaporisce, dà il meglio del meglio di sé. Come è ovvio per tutte le ricette della tradizione, ognuno ha la sua di famiglia e in Sicilia varia perfino da città a città. Con le patate, con i peperoni, togli questo e aggiungi quello. Io sono da sempre abituata a mangiare questa versione che fa Papà: dolce ma non troppo, fatta solo di melanzane, sedano, olive e qualche capperetto. Tanta cipolla e moltissima dedizione nel farla. Un po’ laboriosa, ma provatela: ne vale davvero la pena!...Altro che regina Taitù! Ingredienti (per 8-10 persone) 2 kg di melanzane viola sode e compatte 2-3 coste di sedano piuttosto grandi 150 gr di olive verdi snocciolate e tagliate a metà 50 gr di capperi sotto sale 2 cipolle grandi bianche o dorate 1 barattolo grande (450gr) di pelati 1 cucchiaino colmo di zucchero ½ bicchiere di aceto bianco di vino Olio per friggere Olio extravergine d’oliva Sale grosso e fino Pepe Procedimento - Innanzitutto dissalare i capperi tenendoli a bagno nell’acqua per un’oretta cambiandola di tanto in tanto. - Poi lavare le melanzane, asciugarle, tagliare a tocchetti non troppo piccoli (con tutta la buccia) e lasciarle per un paio d’ore in uno scolapasta a strati intervallati da sale grosso, con un peso sopra (che può essere una pentola piena d’acqua), in modo che rilascino l’amarognolo e soprattutto in questo modo assorbano meno olio in cottura. - Tagliare il sedano a pezzetti (usare solo il gambo, non le foglie), metterlo in una pentola con poca acqua e farlo bollire finché quella non sarà diventata verde e lui si sarà ammorbidito (dall’inizio del bollore occorrerà davvero poco tempo). Scolarlo e metterlo da parte. - Pulire le cipolle, tritarle finemente e metterle ad appassire sul fuoco in una larga padella coperte a filo di acqua. Una volta assorbita quella, aggiungere un paio di cucchiai d’olio evo e farle imbiondire leggermente a fuoco molto dolce, stando attenti che non prenda troppo colore.. Unire quindi i pelati passati al passaverdura o leggermente frullati con il minipimer, aggiustare di sale e pepe, unire anche il sedano, le olive, i capperi scolati e sciacquati e far cuocere circa ¼ d’ora-20 minuti in modo che si restringa un po’ e si insaporisca il tutto. Aggiungere quindi lo zucchero e l’aceto, alzare la fiamma per farlo evaporare e poi riabbassarla e lasciar andare ancora qualche minuto. Preparare quindi le melanzane: sciacquarle, asciugarle bene e friggerle in abbondante olio finché non saranno dorate, dopodichè tirarle su e metterle a scolare su carta assorbente. Unire quindi le melanzane fritte, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti e quando sarà fredda trasferire la caponata in una ciotola di vetro, coprire con pellicola e lasciare riposare un’intera notte in frigorifero prima di consumarla. Dura anche una settimana, basta avere l’accortezza di tirare fuori dal frigo, di volta in volta, solo la quantità da mangiare, almeno un paio d’ore prima (ma anche di più) per poterla consumare a temperatura ambiente: non va mangiata fredda e non va riscaldata per nessun motivo!!!!

Fonte: pizzafichiezighini.blogspot.it

Sembra una b analità, fare la pizza nel forno di casa. Pare semplice, ma tra la perfezione e la ciofeca il passo è breve, anzi brevissimo! Primo e più comune errore, usare troppo lievito. Purtroppo molti credono fermamente che la giusta dose di lievito sia un panetto intero, qualsiasi sia la ricetta. Io che impasto lievitati un giorno sì ed uno pure con un panetto ci campo un mese, just saying. Secondo errore la "farina di manitoba che lievita prima", ed effetto chewing gum assicurato. Terzo errore (anzi orrore), stenderla col mattarello. Ora, non voglio essere l'ennesima foodblogger a dichiarare di aver trovato la ricetta perfetta. Se poi mezzo mondo ci crede delle perfette imbecilli, più montate di Carlo Cracco, un motivo sotto sotto c'è... Ho però trovato la ricetta perfetta per me, quella che combina una lievitazione abbastanza lunga da potermi andare a fare un giro in centro con una pizza digeribile, profumata e buona! Ingredienti (per una teglia): - 340 di farina 00 - 340 gr di farina di semola rimacinata - 400 gr di acqua - 10 ml di olio extravergine di oliva - un cucchiaino di sale - 2 gr di lievito Per condire: - 300 gr di polpa di pomodoro - un cucchiaio di olio extra vergine di oliva - abbondante origano - 150 gr di mozzarella - altro a piacere Procedimento: Mescolate il lievito con l'acqua tiepida, fino a scioglierlo completamente, quindi unitevi l'olio, la farina ed il sale. Conviene sempre miscelare a parte farina e sale, così che quest'ultimo dia meno fastidio al lievito. Trasferite su un piano di lavoro, ed impastate rigorosamente a mano. Nel giro di qualche minuto otterrete un impasto omogeneo ed abbastanza liscio. Dopo aver formato una palla, spolveratelo di farina e mettetelo a lievitare a temperatura ambiente, in un contenitore coperto da un piatto. Nel caso sia particolarmente freddo, potete sfruttare il tepore del forno con la sola lampadina accesa. I tempi di lievitazione sono fondamentali per avere una pizza come si deve. Io impasto alle 10, quindi lascio più che raddoppiare di volume. Ci vogliono circa due ore, quindi sotto mezzogiorno rimetto l'impasto sul piano spolverato di farina, lo lavoro velocemente con la punta delle dita e, dopo aver di nuovo formato la palla, lo rimetto a lievitare. Trascorse altre due ore, quindi alle 14, stessa cosa: farina sul piano di lavoro, impasto con la punta delle dita, e ancora a palla. A questo punto, quindi dopo 4 ore di lievitazione a temperatura ambiente, trasferisco l'impasto in frigo fino a sera. Quando è ora metto di nuovo l'impasto sul piano di lavoro infarinato, e lo allargo con la punta delle dita, tirandolo delicatamente fino a fargli raggiungere la forma della teglia. Passiamo alla cottura. Preriscaldate il forno a 200°C, e nell'intanto lasciate alla pizza il tempo per riposare. Io cuocio la pizza sulla piastra refrattaria di Arrotino Rigotti , ma questa ricetta non delude neanche nelle normali teglie da forno. Mescolate insieme della polpa di pomodoro, abbondante origano e un filo d'olio, quindi distribuite sulla pizza. Cuocete una decina di minuti solo con questo condimento, prima di aggiungere il resto. Alla pizza che vedete nella foto sono stati aggiunti carciofini, salsiccia di manzo e ovviamente la mozzarella. Quest'ultima, è normale mozzarella messa a scolare per una mezz'ora. La mozzarella per pizza davvero non mi piace, e quella di bufala credo sia meglio mangiarla cruda. Il tempo di cottura totale per me è di circa 20 minuti, forno statico, teglia posizionata a metà altezza. Tolgo dal forno quando la pasta diventa bella dorata, sia ai lati che sotto. Com'è? Prima di tutto profumata, grazie alla lievitazione ed alla farina di semola. E' morbida e piena di bolle (alveolata, per chi ama i termini foodie), ma con una splendida crosticina dorata. Ovviamente non sa di lievito, e si digerisce alla perfezione! Insomma, perfetta per essere finita prima ancora che io dica "è pronto"! Consigli: Ho evitato volutamente l'uso di zucchero o miele, spesso aggiunti per "attivare" il lievito e velocizzarne l'azione. Non ce n'è davvero bisogno, nonostante il pochissimo lievito! Se come me usate una piastra refrattaria, ricordate di metterla nel forno prima di iniziare a scaldarlo, e di lasciarvela poi una ventina di minuti una volta raggiunta la temperatura giusta. In questo modo il materiale della piastra avrà modo di assorbire calore, ed essere davvero un'arma in più per una pizza perfetta. Se per cuocere u sate una "normale" teglia da forno, consiglio di ungerla appena con un filo d'olio per evitare c he la pizza si attacchi, soprat tutto se non è molto antiaderente. Conditela con quel che più vi piace. Solo vi prego, VI PREGO, niente ananas.

Fonte: langolodellacasalinga.blogspot.it

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