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Tommaso de Mottoni e Nicola Santini preparano un'insalata di sedano e fagioli cannellini a Benvenuti al Gambero Rosso di Francesca Barberini. Nel video e rip...

Si sa, il cioccolato è da sempre considerato il cibo degli Dei. Dai Maya il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero "cibo degli Dei", e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). I maya amavano la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Il cioccolato viene prodotto nelle forme più svariate; la più comune è la tavoletta, ma, sia industrialmente che artigianalmente, il cioccolato viene modellato in forme diverse, specie in occasione di ricorrenze o festività - come nel caso delle uova di Pasqua . Oltre a ciò, il cioccolato è anche un ingrediente di svariati dolciumi, tra cui gelati , torte , biscotti e budini . Un'azienda che è interprete della tradizione del cioccolato di qualità con prodotti competitivi per l’Italia e per i mercati di tutto il mondo è Walcor azienda leader dal 1954, nella produzione di cioccolato, dalle monete di cioccolato alle uova di pasqua, dagli ovetti di cioccolato ai soggetti cavi di cioccolato, e tanti prodotti ancora. E' interprete della tradizione del cioccolato di qualità con idee e prodotti che incontrano i gusti dei golosi nei mercati di tutto il mondo. Fondata da Walter Corsanini, dalle cui iniziali l'azienda prende il nome, Walcor trova le sue radici in un piccolo laboratorio artigianale che produceva il classico “Graffione” cremonese per poi specializzarsi in Monete di cioccolato, Soggetti cavi eUova di Pasqua. Walcor è gestita dagli anni '80 dai due nipoti Carlo e Aldo Santini, che hanno continuato l'opera del nonno, accrescendo la presenza sul mercato e facendo decollare il fatturato. Il successo crescente ha portato l’azienda a lasciare la sua sede originaria in centro a Cremona e trasferirsi nel nuovo millennio in una nuova zona industriale a Pozzaglio ed Uniti, vicino a Cremona, espandendosi in un’area di 80 mila metri quadri. Vi mostro quali squisitezze l'azienda mi ha inviato: - Blocco cioccolato bianco da 200 gr; - Blocco cioccolato al latte da 200 gr ; - Blocco cioccolato extra-fondente da 1 Kg ; -T orta al cioccolato al latte con nocciole , qualità certificata, materie prime selezionate e il packaging salvafreschezza sono i fattori di successo per questo prodotto goloso e irresistibile. Walcor è un'azienda che usa materie prime selezionate, affiancata da serissimi e costanti controlli di qualità. Walcor è presente in tutto il mondo: dall’Europa all’Asia, dall’Australia alla Nuova Zelanda e all’America del nord. L’azienda è presente nei più importanti eventi fieristici internazionali del settore. La quota di esportazione sul fatturato è coperta in larga parte dalla produzione di monete di cioccolato. Vi invito a visitare anche la loro pagina Fb oltre che al loro sito . Walcor è presente in tantissimi supermercati della vs città! A presto Chicca

Fonte: chiccainthekitchen.blogspot.it

Ciao a tutti, eccomi a voi dopo la bellissima esperienza di Vero Tv! Mi sembra di essere ancora lì, lo studio, luminoso e caldo, tutte le persone gentili che mi hanno seguito: Nicola Santini, mio fidato tutor :-D; Maria Teresa Ruta e Cristina Quaranta, simpatiche, semplici e sempre sorridenti; il cuoco Roberto Valbuzzi e Carmen, semplicemente bravissimi; lo staff che mi ha fatto rilassare e detto di non preoccuparmi; e, ultime ma non ultime,le truccatrici e parrucchiere, che su di me hanno fatto un miracolo hahahahaha. Ebbene sì, ho scoperto di essere un animale da palcoscenico (non so se avete visto certe mie espressioni impegnate.... venute naturali ma taaanto assurde hahahahaha). Dopo l'incertezza iniziale, vi assicuro che avevo il cuore in gola, è filato tutto liscio, come se l'avessi sempre fatto (merito loro ovviamente ;-D. Pensavo che la cadenza veneta si sentisse molto di più, ma a parte qualche parola con la r masticata, tutto sommato... sufficiente meno meno hahahahaha. E' stato semplicemente... STU-PEN-DO!!!! Chi mi ha visto (per chi non mi ha visto ecco uno spezzone ), io ero quella "meno smilza" sul divanetto (hahahahaha), sa che ho parlato di biscotti all'olio di rosa.... ebbene... tadàààààààààà, oggi ve li propongo :-D Partiamo da un antefatto. Mia mamma (detta Madre, ormai lo saprete, mia fedele accompagnatrice in questa avventura - compresa l'andata in treno dove, dopo appena cinque minuti dalla partenza e con due ore e mezza di viaggio davanti, ero già verde dalla nausea hahahahah- e "compagna di 1000 avventure"), ha fatto il graaave errore di regalarmi la pistoletta spara biscotti.... praticamente come dare le caramelle ai bambini. Davanti a questo strumento strepitoso i miei occhi si sono fatti grandi grandi e mi sono lanciata nella scelta di una delle molteplici formine. Alla fine, volendo usare quest'olio alla rosa, inviato da Marina Colonna , ho optato per il fiorellino. Ingredienti: 100 gr di fecola di patate 130 gr di farina di mais fioretto 100 gr di yogurt alla vaniglia 100 gr di zucchero di canna ( io ne metterei 80 comunque) 25 ml di olio d'oliva alla rosa Marina Colonna 2 uova 1 cucchiaino di lievito 1pizzico di sale Gemma di Mare Latte qb (opzionale) Procedimento: Sbattete, in una ciotola, le uova con lo zucchero. Unite lo yogurt, l'olio e continuate a mescolare. Aggiungete ora il lievito, il sale e, un pò alla volta la fecola e la farina di mais. Il composto non deve risultare troppo denso o avrà dei problemi con la pistola spara biscotti (i n caso aggiungete un goccio di latte). Inserite l'impasto nella pistola e cominciate a creare i vostri biscotti, "sparandoli" in una teglia rivestita di carta da forno. Preriscaldate il forno a 170° e cuocete per circa 15 minuti (controllate comunque la doratura!). Otterrete dei biscotti profumatissimi e delicati, dove la dolcezza della vaniglia e della rosa ben si sposeranno con l'aspetto più rustico della farina di polenta. e... buon appetito!!!

Fonte: pannifriciusdelicius.blogspot.it

Come mi ero ripromessa, ogni primo del mese, nel periodo dell' Expò, voglio provare una versione diversa di uno dei nostri piatti simbolo; gli spaghetti al pomodoro. Un po' avanti nella giornata, eccomi a rispettare l'impegno che ho preso con me stessa. Li ho appena serviti a tavola e anche questa versione è stata gradita. La ricetta è presa dall'interpretazione di Nadia Santini, miglior chef donna del mondo 2013. E appunto "presa", significa che ho cercato di seguire le sue istruzioni, quanto al risultato....immagino che seppur piacevole, sia comunque lontano dal suo. Mi piacerebbe tantissimo provare in questi mesi la ricetta degli spaghetti al pomodoro di altre chef donna. Qualcuno mi aiuta a cercarle? SPAGHETTI AL POMODORO 2 per 4 persone: 280 g spaghettoni di semola Senatore Cappelli bio 4 pomodori ramati olio evo 2 cipollotti freschi 1 gambo di sedano basilico fresco sale Mettere a bollire una pentola di acqua salata. Quando giunge a bollore buttare gli spaghetti senza romperli. Allo stesso tempo, in una padella saltapasta, soffriggere in 3 - 4 cucchiai di olio evo, i due cipollotti e il sedano lavati e tritati. Unire anche i pomodori lavati, privati della parte centrale e tagliati a spicchi. Salare. A metà cottura della pasta, trasferirla nella padella con i pomodori in modo che completi nel sugo emesso dalle verdure, la sua cottura. Mescolare aiutandosi con due forchette per aiutare la pasta ad impregnarsi bene dei sapori. Eventualmente aggiungere poca dell'acqua di cottura della pasta per mantenere morbidezza e cremosità. Alla fine unire le foglie di basilico lavate e spezzettate con le mani e un filo di olio evo.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Non so se a voi e’ mai capitato, ma io sono davvero di umore nero. Nel trasferire le foto del mio viaggio di nozze, dal telefonino di marito alla scheda di memoria della macchina fotografica, qualcosa e’ andato storto. E più della metà delle mie foto, sono state sovra-scritte e cancellate completamente. Ed è per quello che non vi ho ancora mostrato molte immagini del viaggio. Mi rimangono quelle poche sul mio telefonino, quelle sul telefonino di marito, e quattro insulsi files recuperati dalla scheda… Quindi il giorno che e’ successo tutto questo, praticamente appena tornata dall'idilliaco viaggio, sono uscita di casa e, per consolarmi, mi sono recata dal pescivendolo. Ho comprato una bella gallinella grossa e, per rilassarmi, mi sono messa a cucinare. Dato che avevo poche idee e voglia di pensare a qualcosa originale, ho aperto il ricettario di Nadia Santini, unica donna chef 3 volte stellata dalla Guida Michelin in Italia, e ho preso spunto da un suo piatto per cucinare la mia gallinella fresca fresca. Ingredienti per 4 persone 2 gallinelle di mare circa 700 g in tutto 4 pomodori pelati, scolati dal loro liquido di conservazione 2 cucchiai di capperi dissalati Un cucchiaio di uvetta sultanina Un cipollotto 2 cucchiai di olive taggiasche denocciolate Un bicchiere di vino bianco secco Olio extravergine d’oliva q.b. Sale e pepe nero di mulinello q.b. Mettete a bagno l’uvetta in un poco di acqua tiepida per una decina di minuti, così da farla rinvenire. Lavate accuratamente le gallinelle sotto l’acqua corrente, quindi evisceratele e ricavatene 4 filetti e dividete ognuno a metà. Se non siete pratici, chiedete in pescheria di prepararli per voi. Mettete 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva in padella, quando sarà caldo, unite in cipollotto affettato sottilmente. Adagiate i filetti di pesce in padella, avendo cura di rosolarli prima dalla parte della polpa, successivamente, girandoli dalla parte della pelle. Aggiungete il vino bianco, fate sfumare e unite i pomodori pelati, spezzettati con le dita. Continuate la cottura a fuoco medio-basso per una decina di minuti, unite allora l’uvetta sultanina, i capperi e le olive e cuocete ancora una decina di minuti circa. Servite ben caldo.

Fonte: laraandthekitchen.blogspot.it

Tavole Accademiche di Pollenzo: nuovo concetto di mensa tra buon cibo e sostenibilità economica e ambientale Presentate a Bra (Cn) le Tavole Accademiche, il nuovo progetto dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che rivoluzionerà il modo di organizzare le mense, garantendo ottimo cibo a prezzi contenuti ed evitando lo spreco. Le Tavole vogliono dare un nuovo significato alla parola mensa, rimandando all’idea di cibo condiviso e a un momento di ritrovo. Saranno 25 gli chef chiamati ad animare le cucine della mensa universitaria a partire da gennaio 2013: da Antonio Santini a Niko Romito, da Ferran Adrià ad Alice Waters. In totale 22 Stelle Michelin da 9 nazioni. Innovativi i principi, a partire dal prezzo: «Il costo della materia prima a disposizione degli chef non dovrà superare i 5 euro», spiega Carlo Petrini, presidente dell’Università e ideatore delle Tavole. Ma attenzione, non ci si deve fermare al puro aspetto economico: «Punteremo anche e soprattutto sulla sostenibilità e sull’eliminazione degli sprechi, restituendo valore a un bistrattato sistema alimentare. E per garantire il successo di quest’iniziativa, abbiamo pensato ad alcuni accorgimenti, come ad esempio l’idea di vendere il cibo avanzato già dal pomeriggio». «In realtà tutta la ristorazione dovrebbe muoversi seguendo questi principi, limitando sprechi e costi. Solo così possiamo fare concorrenza alla crisi, creando una nuova sostenibilità del lavoro, non solo del cibo. Ho aderito immediatamente a questa iniziativa senza nemmeno rifletterci un attimo perché è semplicemente geniale!!», aggiunge Davide Scabin, patron del CombalZero di Rivoli (To), che aprirà le danze delle Tavole Accademiche. Tra i protagonisti di quest’avventura anche Ugo e Piero Alciati, gestori del ristorante Da Guido a Pollenzo, Maura Biancotto e Beppe Barbero, a capo del ristorante e dell’Albergo dell’Agenzia di Pollenzo, e quattro studenti dell’Università, Maya Sfair, Jacqueline Blazer, Lapo Querci e Andrea Riboni che faranno parte della brigata. «L’apertura delle cucine dedicate a Lidia e Guido Alciati, nel complesso dell’Agenzia, permette di ripensare alla mensa e di sganciarla dalla visione odierna come luogo asettico in cui il cibo ha perso il suo carattere di convivialità e bontà», conclude il Rettore dell’Università Piercarlo Grimaldi. Le ricette e le testimonianze dei cuochi entreranno a far parte dei Granai della Memoria, il grande progetto dell’Università volto a tutelare storie e tradizioni italiane. Accanto alle Tavole Accademiche, l’Università ospiterà anche la Scuola di alta cucina domestica italiana, un corso per imparare a cucinare i piatti simbolo della ricca tradizione gastronomica italiana. Oltre all’aspetto pratico ci sarà una parte teorica, con un docente dell’Università che illustrerà la storia e i fattori culturali della tradizione gastronomica della regione in questione. Sia le Tavole Accademiche che la Scuola di alta cucina domestica italiana sono stati pensati seguendo i principi del ridotto impatto ambientale e consumo energetico, in linea con i valori promossi dal concetto di eco-gastronomia, promosso da Slow Food. Scarica il calendario delle Tavole Accademiche http://goo.gl/cf1gd e la cartella stampa completa http://goo.gl/zzmW4 – Ufficio Stampa Slow Food Via della Mendicità Istruita, 14 12042 BRA (Cn), Italia Tel +39 0172 419615/653/666/754 Fax +39 0172 411218

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Per la realizzazione di questa ricetta ho preso spunto dal libro " In cucina con Nadia e Giovanni Santini " della Guido Tommasi Editore. E' un libro a mio parere molto interessante, con tante ricette sfiziose e facilmente ripetibili anche in una cucina di casa. Finora ne ho provato svariate e sono venute sempre bene, ciò significa che è un libro attendibile e ben curato....sono proprio contenta di averlo acquistato!!! Ingredienti (dose per 2-3 persone): 1/2 carota piccola 1/2 costa di sedano 1/2 cipolla piccola 150 g verza 100 g salsiccia di prosciutto (n.1) 1 lt brodo vegetale 150 g riso Vialone Nano q.b. olio extravergine d'oliva q.b. sale e pepe Procedimento Tritare finemente sedano, carota e cipolla e tagliare la verza a listarelle. In un tegame con 2-3 cucchiai d'olio far rosolare il trito di verdure, aggiungere la verza e lasciarla insaporire. Unire la salsiccia sbriciolata e mescolare fino a farla sciogliere bene, coprire con il brodo bollente e cuocere a fuoco basso per 30 minuti. Versare il riso e cuocere per 15 minuti circa, mescolando ogni tanto. Se necessario aggiungere dell'acqua bollente. La preparazione dovrà risultare morbida e brodosa. Nota: per il brodo vegetale metto in una casseruola 1 carota, 1 costa di sedano, 1/2 cipolla e copro con un litro abbondante di acqua, faccio cuocere a fiamma bassa per 30 minuti dal bollore.

Fonte: meditandum.blogspot.it

Non so se a voi e’ mai capitato, ma io sono davvero di umore nero. Nel trasferire le foto del mio viaggio di nozze, dal telefonino di marito alla scheda di memoria della macchina fotografica, qualcosa e’ andato storto. E più della metà delle mie foto, sono state sovra-scritte e cancellate completamente. Ed è per quello che non vi ho ancora mostrato molte immagini del viaggio. Mi rimangono quelle poche sul mio telefonino, quelle sul telefonino di marito, e quattro insulsi files recuperati dalla scheda… Quindi il giorno che e’ successo tutto questo, praticamente appena tornata dall'idilliaco viaggio, sono uscita di casa e, per consolarmi, mi sono recata dal pescivendolo. Ho comprato una bella gallinella grossa e, per rilassarmi, mi sono messa a cucinare. Dato che avevo poche idee e voglia di pensare a qualcosa originale, ho aperto il ricettario di Nadia Santini, unica donna chef 3 volte stellata dalla Guida Michelin in Italia, e ho preso spunto da un suo piatto per cucinare la mia gallinella fresca fresca. Ingredienti per 4 persone 2 gallinelle di mare circa 700 g in tutto 4 pomodori pelati, scolati dal loro liquido di conservazione 2 cucchiai di capperi dissalati Un cucchiaio di uvetta sultanina Un cipollotto 2 cucchiai di olive taggiasche denocciolate Un bicchiere di vino bianco secco Olio extravergine d’oliva q.b. Sale e pepe nero di mulinello q.b. Mettete a bagno l’uvetta in un poco di acqua tiepida per una decina di minuti, così da farla rinvenire. Lavate accuratamente le gallinelle sotto l’acqua corrente, quindi evisceratele e ricavatene 4 filetti e dividete ognuno a metà. Se non siete pratici, chiedete in pescheria di prepararli per voi. Mettete 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva in padella, quando sarà caldo, unite in cipollotto affettato sottilmente. Adagiate i filetti di pesce in padella, avendo cura di rosolarli prima dalla parte della polpa, successivamente, girandoli dalla parte della pelle. Aggiungete il vino bianco, fate sfumare e unite i pomodori pelati, spezzettati con le dita. Continuate la cottura a fuoco medio-basso per una decina di minuti, unite allora l’uvetta sultanina, i capperi e le olive e cuocete ancora una decina di minuti circa. Servite ben caldo.

Fonte: laraandthekitchen.blogspot.it

Inizia con questa giornata di festa la settimana del calendario del cibo italiano Aifb dedicata alla pasta fresca, con la nostra ambasciatrice Sara Bardelli del blog Qualcosa di rosso . L'Italia è una meravigliosa tavola imbandita quando si parla di pasta fresca, ci sono mille preparazioni legate a curiose usanze e ricordi di famiglia. Io come al solito mi dedico alla mia regione le Marche; ho già in passato pubblicato una pasta molto particolare le Pincinelle che si fanno con la massa del pane, e oggi vi faccio conoscere i Frascarelli , cosa hanno in comune queste due preparazioni? La povertà degli ingredienti, la semplicità nel realizzarle. I "Frascarelli" sono semplicemente fatti con farina e acqua, con l'aiuto di una "frasca" o ramoscello che serve ad innaffiare la farina e un movimento rotatorio con la mano, fa si che si formino dei grumi; più semplice di così. Una volta fatti vanno cotti in acqua bollente salata sino a che non si forma una polenta grumosa e poi conditi con un semplice sugo finto. Piatto tipico del maceratese, ma lo ritroviamo anche nella zona di Fabriano, Sassoferrato e Arcevia (provincia Ancona). Curiosamente vengono chiamati anche " piccicasanti " perchè nell'aspetto assomigliano alla "colla" che si faceva con acqua e farina per appiccicare i santini o ancora "granetti delle puerpere" in quanto miracolosi per stimolare la produzione di latte. Ho scelto di utilizzare una farina tipo 2 perchè in realtà venivano fatti con il tritello, per il condimento il più semplice era il sugo finto, ma poi si andava dietro alle stagioni, quindi nel periodo di lavorazione del maiale il sugo diventava più ricco con salsiccia, costine, oppure insaporiti con i legumi appena raccolti piselli, fagioli, e ancora si poteva gustare come una polentina addolcita dall'"incotto" o vincotto. Se avanzavano, una volta freddi diventano molto sodi, si tagliavano a fette e rosolati in padella con un filo d'olio oppure tritati con il coltello e ripassati con olio e cipolla e una bella manciata di pecorino. ("Ricette , ricordi, racconti" M.Di Chiara) Ingredienti per 4 persone 400 g di farina tipo 2 200 ml di acqua Per il sugo finto lardo o olio extra vergine di oliva odori carota sedano cipolla ... salsa di pomodoro pecorino o parmigiano grattugiato sale Tritare a coltello del lardo con cipolla, carota sedano aglio, si fa rosolare in un tegame di terracotta e poi si aggiunge la passata di pomodoro si aggiusta di sale e lentamente si porta a cottura. Per la realizzazione dei Frascarelli ho fatto un breve video Cottura Tuffare i frascarelli in acqua bollente salata e cuocere per circa 15 minuti, molto dipenderà dalle dimensioni dei grumi. Non vanno scolati ma assorbiranno tutta l'acqua diventando una polenta grumosa, condire con sugo e formaggio grattugiato.

Fonte: ingredienteperduto.blogspot.it

Le levain significa “ lievito madre ”. È da queste due parole che Giuseppe Solfrizzi comincia la sua avventura, consacrando tutta la sua passione per la lievitazione e l’artigianalità nella sua massima espressione. Nel dicembre 2014 apre Le Levain , una boulangerie - pâtisserie di stampo francese, con un obiettivo ambizioso: riuscire a trasmettere vere e proprie emozioni ad ogni assaggio. Da Le Levain ogni prodotto è creato con estrema cura e passione. Vengono utilizzate solo materie prime eccellenti, valorizzate dal lavoro artigianale: nessun prodotto lavorato o semi-lavorato, nessun additivo, aroma o conservante. Tra i dolci più amati da Le Levain c’è l’ Éclair , un lungo pasticcino di pasta choux glassato e riempito con crema, disponibile al cioccolato oppure al caffè. È un prodotto dalla preparazione complessa ma dal gusto semplice e versatile, che lascia grande spazio alla creatività: ecco perché lo Chef Giuseppe Solfrizzi lo ha scelto per dedicargli una linea esclusiva in edizione limitata : Éclair Mon Amour Nasce così il progetto Éclair Mon Amour : 5 éclairs Speciali, ideati e creati dallo Chef Giuseppe Solfrizzi, che si susseguiranno uno dopo l’altro da Le Levain come “Speciale del mese”. Si comincia dal mese di marzo con L’ Éclair Exotique : un éclair con chutney d’ananas, cremoso al frutto della passione, mini babà al rhum ed una leggera mousse alla vaniglia. Ad aprile c’è l’ Éclair Mont Blanc : un éclair con marron glacé, crema chantilly alla fava di Tonka, meringa, vermicelli di marroni e zeste di lime. A maggio c’è l’ Éclair Django : ispirato all’oramai celebre dessert creato da Giuseppe Solfrizzi, è un éclair con pasta choux 100% cioccolato, confit di lampone, croccante al grue e mousse al cioccolato Valrhona, decorato con foglie d’oro commestibile. A giugno c’è l’ Éclair Caramel Vanille : un éclair con caramello al burro salato morbido, pralinato mandorla e nocciola, crema chantilly alla vaniglia del Madagascar e caramello croccante. Anche qui, ritroviamo un abbinamento molto caratterizzante nella linea di prodotti di Le Levain. A luglio c’è l’ Éclair Cheesecake Coccolime : un éclair dal gusto fresco, fatta con cremoso al lime, mousse fromage blanc, cocco e sablè cheesecake. Le Levain Via Luigi Santini, 22-23 Aperto tutti i giorni Lunedì - Sabato: 8.00 – 20.30 Domenica: 9.00 – 18.30

Fonte: mmmbuonissimo.blogspot.it

Il gruppo del l'Italia nel piatto dedica il mese di novembre alle zuppe. Di terra, di mare, vegetariane o vegane, le zuppe sono piatti caldi da gustare con il cucchiaio adatti ai primi freddi autunnali. Colgo al volo l'occasione per preparare un'acquacotta maremmana che volevo fare da tanto tempo, l'acquacotta a base di pomodori, sedano e cipolle, diversa da quella di casa mia, che è fatta con tante bietoline da foglia e che 11 anni fa scelsi per dare nome al mio blog (vedi qui ). Premetto che in Toscana esistono varie versioni di acquacotta, che tuttavia si possono ricondurre a quattro tipi principali : le acquacotte del Casentino , la valle tra Firenze e Arezzo, a base prevalentemente di funghi e salsiccia ; quelle della provincia di Siena , che non disdegnano l'uso di verdure o funghi ; e i due tipi della Maremma grossetana (Toscana meridionale): il tipo meno conosciuto è a base soprattutto di bietole (o spinaci) e sedano (l'acquacotta che scelsi per iniziare il mio blog), mentre il tipo più famoso, che è finito nella maggior parte dei ristoranti e dei libri di cucina nonché nel web, è a base soprattutto di sedano e pomodoro e non prevede bietole o altre verdure a foglia. Proprio questo tipo di acquacotta ho scelto per la ricetta di oggi. Immancabili le cipolle e l'olio 'bono' (come si dice in Toscana). Complemento indispensabile quasi ovunque, un uovo cotto nella zuppa, intero al centro del piatto o sbattuto . L'acquacotta esiste anche in Tuscia, in alto Lazio: qui si dà la preferenza alla cicoria (vedi qui l' acquacotta di Vetralla ) e si completa la zuppa con uovo oppure con ricotta o baccalà. Se qualcuno di voi ha visto in questa mia premessa una sorta di itinerario, ha visto bene. L'acquacotta è strettamente legata al fenomeno della transumanza : in autunno-inverno il bestiame doveva essere trasferito dalla montagna alla pianura, perché sui monti non avrebbe avuto di che alimentarsi. Nei mesi più caldi il percorso era inverso. Chi guidava il bestiame in questa transumanza (da trans + humus, cambio di territorio) erano i pastori e i mandriani, i cosiddetti butteri a cavallo maremmani. La vita all'aperto, lontano da casa, li costringeva a sfamarsi con ciò che poteva offrire la terra o che loro stessi potevano portare nel tascapane per inventarsi una zuppa fatta con acqua di fonte: il pane secco, le cipolle e qualche erba trovata nei campi. Ho avuto occasione di parlare con maremmani che sostenevano che la versione a base di pomodoro è la più antica e più autentica. Non sono affatto d'accordo, non solo perché il pomodoro ha avuto una larga diffusione solo nell'Ottocento, ma anche perché, facendo una ricerca in Google Libri ho trovato testimonianze molto antiche di acquecotte di sole erbe. Addirittura in testi del '500 e nel '600 la parola acquacotta è usata per indicare qualcosa di terapeutico, una sorta di tisana a base di foglie di finocchio, anice, coriandolo o altre erbe e spezie. Passano due secoli e troviamo l'acquacotta nel senso che ora usiamo. Riporto alcuni brani esemplificativi della vita dei pastori e del loro pasto quotidiano, l' acquacotta . >------------------------------ Fonte: Google Libri – Dagli Atti della Giunta per l’inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, 1884 , p. 601. « La panatica dei pastori consta di un chilogrammo di pane al giorno e di una certa quantità di olio e di sale per l’ acqua cotta . L'acqua cotta, che è il cibo ordinario dei pastori, è acqua con olio, sale, cipolla, erbe odorose, che si riscalda e che si versa poi in una scodella sopra fette di pan bruno . Frugalissima è, come si vede, la vita del pastore » . – Dall'Annuario della Sezione di Roma del Club alpino italiano 1892 , Montebove: « Coperti di pellicce che si preparano da loro stessi, filano e torcono la lana che serve pei loro vestiti, e parecchi lavorano anche le maglie e le calze grossolane per la stagione d’inverno. Quando sono in montagna dormono per lo più a ciel sereno, ravvolti nelle loro pellicce; la sera, in un luogo che chiamano stazzo, si adunano intorno ad un gran fuoco, riparato dal vento da una siepe circolare, e lì fanno il formaggio e preparano l’ acqua cotta . L'acqua cotta è la vivanda normale del pastore; come i tagliatori dei boschi, mangiano per lo più polenta e formaggio, così i pecorari si nutrono di questa specie di minestra, che consiste in un piatto di pane, con un po' d'olio e d'erbe» . – Dal Giornale botanico italiano, vol. 25, 1893 , p. 178: « Al centro trovasi una cavità in cui viene acceso il fuoco; ai lati di questo sono due colonnette di legno munite di fori a vari altezze per i quali passa un asse cilindrico di ferro (caviglia), destinato a sostenere un cilindro di legno che porta nel centro una catena di ferro per sostenere il caldaio per far bollire l’acqua destinata a preparare la così detta acqua cotta , specie di minestra consistente in una scodella di fette di pane in cui versano acqua bollente, salata ed aromatizzata con varie erbe tra cui a preferenza la mentuccia o nepetella (Calamintha parviflora Lam.) e condita con olio . L'acqua cotta è il cibo normale dei pecorai oltre la ricotta ed il pane asciutto di ottima qualità. Ai fianchi dello stazzo sono dei letti costituiti di frasche sostenute da colonnette e traverse di legno; sulle frasche vengono distese poche pelliccie e coperte » . – Dal Bollettino della Società geografica italiana, 1905 , p. 463: « I pastori menano qui una vita molto disagiata. Dormono all’aperto, avvolti nelle loro pelli, all’acqua al vento, alla neve, quando cade precoce. La sera si raccolgono negli stazzi, specie di piccoli recinti palizzati, aperti, in cui si scaldano, fanno l' acquacotta ( pane affettato, acqua calda salata, con erbe aromatiche ed olio ) e dormono, quando non devono stare alla guardia del gregge » . >------------------------------ È chiaro dunque che tra fine '800 e primi '900 l'acquacotta era una zuppa calda a base d'erbe (senza pomodoro!) che costituiva «il cibo normale dei pecorai». Analoga sarà stata l'acquacotta dei butteri a cavallo, cioè i mandriani dei bovini. Ovvio che nel corso della transumanza territori diversi hanno fatto sì che si aggiungessero o togliessero ingredienti , ma ritengo difficile che già nell'Ottocento popolazioni non troppo benestanti usassero il pomodoro come cibo quotidiano. È probabile invece che il pomodoro si sia aggiunto in epoca successiva in alcune zone quando l'acquacotta da piatto per così dire 'nomade' è divenuta piatto 'stanziale' da consumare in famiglia fra le mura domestiche . Scorrendo il volume di Aldo Santini, La cucina maremmana. Storia e ricette , che contiene una trentina di ricette di acquacotta, si nota che l' acquacotta al pomodoro senza erbe di campo si trova soltanto nei ristoranti di alcuni paesi sud-occidentali della Toscana, come Scansano, Marsiliana, Capalbio, Manciano e Montemerano (quindi bassa valle dell’Albegna e dintorni) , mentre l'acquacotta con erbe, verdure varie e, se mai, con una piccola quantità di pomodoro, è diffusa con molte varianti nel resto della provincia di Grosseto. Ed ecco infine la ricetta dell'acquacotta al pomodoro che, nonostante la minore diffusione rispetto all'altra, è quella che ha avuto maggiore successo al di fuori della provincia di Grosseto e nei ricettari moderni di cucina toscana. INGREDIENTI per 4 persone 700 g di cipolle 200 g di gambi di sedano con le foglie 1kg di pomodori (o circa 800 g di pomodori pelati) 500 ml (circa) di brodo vegetale o acqua 120 ml di olio e.v.o. 4 foglie di basilico (facoltativo) Sale Pepe (o peperoncino) 4 fette di pagnotta toscana 4 uova 40 g di pecorino o parmigiano grattugiato PROCEDIMENTO Versare l'olio in una larga padella con pareti alte (occorrerebbe la vecchia padella di ferro) e rosolarvi il peperoncino (a meno che non si preferisca aggiungere il pepe alla fine), le cipolle affettate finemente e il sedano tritato grossolanamente con le sue foglie. Quando le cipolle saranno appassite, unire i pomodori privati della buccia (o i pelati) e le foglie di basilico . Continuare a cuocere per circa mezz'ora aggiungendo il brodo vegetale o l'acqua necessari per ottenere una minestra abbastanza liquida. Aggiustare di sale . Unire pepe appena macinato se non si è usato il peperoncino. Cuocere le uova nella padella, dopo aver creato nella minestra quattro piccole cavità libere da verdure. In ogni scodella mettere una fetta di pane abbrustolito , se mai divisa in due, e bagnarla con la parte liquida della minestra. Aggiungere la parte solida (le verdure cotte) e al centro l' uovo . Si può completare con pecorino o parmigiano, un filo d' olio e, sull'uovo, ancora un po' di pepe . Per concludere, ecco i link ad altre zuppe regionali. Piemonte. Zuppa dei santi piemontese Liguria. Minestra di scarola Lombardia. Minestra di riso e prezzemolo - Ris e erborin Trentino-Alto Adige. Gerstsuppe - Zuppa d’orzo Veneto. Minestra di orzo e fagioli delle Dolomiti Friuli-Venezia Giulia. La panada friulana Emilia-Romagna. La zuppa del Priore Umbria. Zuppa di lenticchie e acciughe Marche. Minestra di ceci Lazio. Zuppa di ceci e castagne Abruzzo. Zuppetta di farro - ricetta abruzzese Molise. Zuppa di cipolle in crosta di caciocavallo Campania. Zuppa di patate e fagioli alla morconese Puglia. Zuppa di frutti mare Basilicata. Zuppa di legumi e cereali rappascione di Viggianello Calabria. Licurdia calabrese Sicilia. Zuppa di pane cotto alla siciliana Sardegna. Pisu cun castanza Pagina Facebook: www.facebook.com/LItaliaNelPiatto Instagram: @italianelpiatto: https://www.instagram.com/italianelpiatto/ Condividi Ottieni link Facebook Twitter Pinterest Email Altre app Etichette Acquacotta al pomodoro

Fonte: acquacottaf.blogspot.it

Da lunedì 8 a domenica 14 settembre a Piazza di Siena, Villa Borghese, Roma Vinòforum: il grande evento enogastronomico della Capitale illumina Piazza di Siena Oltre 800 cantine, 21 Temporary Restaurant con il meglio della ristorazione romana, 60 chef da tutta Italia, i grandi maestri pizzaioli e tutti gli appuntamenti delle prime due serate Si sta per alzare il sipario su Vinòforum 2025. Piazza di Siena si trasforma in un palcoscenico del gusto unico dove oltre 800 cantine, 60 tra chef e maestri pizzaioli, stampa, grandi esperti del vino e appassionati si incontrano per celebrare le migliori eccellenze del nostro Paese. Dai classici della cucina, agli incontri con i migliori produttori della Penisola, dalle cene esclusive guidate dagli chef fino al meglio del mondo della pizza, dell’Extravergine e degli spirits, per un calendario di incontri imperdibili tutti da vivere nel cuore verde della Capitale. “Il momento che aspettavamo è arrivato. Produttori, chef e tutti gli artigiani del gusto sono pronti a raccontarsi e a celebrare le grandi eccellenze del nostro Paese con una narrazione inedita e ricca di contenuti- racconta Emiliano De Venuti, organizzatore e CEO di Vinòforum - Vinòforum non è solo una rassegna enogastronomica: ci aspetta una settimana davvero coinvolgente che metterà al centro le storie delle persone che ogni giorno scrivono l’eccellenza delle produzioni del nostro Paese. Dialogo, condivisione, cultura e piacere nella degustazione per un’esperienza in grado di unire e appassionare, dal grande pubblico agli operatori del settore, il tutto arricchito dalla suggestiva atmosfera di Piazza di Siena che, dal tramonto, farà da preziosa cornice”. Oltre 3200 etichette in degustazione, rappresentative dell’Italia del vino e dei territori più affascinanti del panorama enologico internazionale, alle quali si affiancheranno importanti realtà consortili del territorio laziale e di spicco da diverse regioni come il Consorzio DOC Friuli , la ARSAC- Regione Calabria , il Consorzio Vini Piceni , la Città di San Benedetto del Tronto e la Strada del Barolo e dei Grandi Vini di Langa. Tra gli appuntamenti più attesi della settimana, da lunedì 8 a domenica 14 settembre, ci saranno The Night Dinner , le cene d’autore con protagonisti chef di altissimo livello che realizzeranno menu ispirati al mondo del cinema. Ad aprire il calendario, lunedì 8, Alfonso Crisci del Ristorante Oltremare di Maiori, con un percorso degustazione dedicato alla cucina mediterranea e ai sapori di mare, sulle scene del film “Quanto Basta”. Martedì 9 sarà la volta di Koji Nakai del Ristorante Nakai di Roma che porterà i profumi, le tecniche e l’essenza della cucina della giapponese nel cuore della Capitale tra le scene di “Mangiare bere uomo donna”. Tutti i piatti saranno abbinati ai vini selezionati da Dalle Vigne , rete di distribuzione d’eccellenza a livello nazionale. A questi incontri si aggiungono le serate Pizza D’Autore, organizzate in collaborazione con Molino Casillo, che avranno come protagonisti i maestri dell’arte bianca – pizzaioli e panificatori - e i loro menu realizzati a quattro mani. Nella serata di lunedì si incontrano Leonardo Lanza di Sfizio (Roma) e Francesco Arena di Arena Mastrofornaio (Messina), martedì invece ci saranno Gabriele Paradiso di Santini Bistrot (Roma) e Marco Lattanzi de Il Toscano Panificio (Corato). Le loro pizza saranno abbinate alla Birra d’Abbazia Leffe nelle varianti Rouge, Blonde, Ritual, Triple, Ambree. Vinòforum porta in scena il meglio della cucina romana e laziale nei Temporary Restaurant , ogni giorno con tre chef della Capitale e provenienti da tutta la regione. Nella prima serata ci saranno Flavio Pulicati di N’Antro Bistrot e L’Oste della Bon’Ora (Roma), Giuseppe Milana di Giù Upside Down Restaurant (Roma) e Alessandro Bizzotti di JappoRomano (Roma) mentre, martedì 9, toccherà a Riccardo Ulsi di La Bottega Frascatana (Frascati), Ciro Alberto Cucciniello di Carter Oblio (Roma) e Franklin Garcia di Garden Ristò (Roma). Protagoniste di ogni serata le migliori espressioni dell’enologia nazionale e non solo all’interno delle Top Tasting, le degustazioni esclusive guidate dagli esperti sommelier di AIS Lazio che si apriranno alle 21.30 con l’appuntamento i “ Migliori Vini bianchi Italiani”, un percorso tra Piemonte, Friuli, Toscana fino alla Campania, per conoscere i capolavori più premiati dell’enologia bianchista italiana. Per poi continuare martedì 9 con la degustazione i “ Tesori della Valpolicella ” per scoprire le più importanti espressioni enologiche di questo prezioso territorio. Le grandi masterclass continuano a Casa Barolo che ogni sera aprirà le porte ai visitatori sull’affascinante mondo delle Langhe con una doppia degustazione guidata tra le migliori etichette della denominazione e i vitigni più identitari del territorio. A Vinòforum si vola anche oltre confine con gli appuntamenti organizzati dall’ Ente Turistico Spagnolo, un vero e proprio tour per scoprire la storia, i vitigni e i territori enologici più affascinanti di questo Paese. Da non perdere, inoltre, le cene esclusive di Anima, signature Restaurant del The Rome EDITION con lo chef Antonio Gentile e i suoi piatti abbinati ai grandi Champagne; le degustazioni e i corsi di approfondimento sull’Extravergine organizzati da Evoo School e gli incontri nel Club Amici del Toscano. Anche per questa edizione si rinnova il progetto Acqua Orsini - Gocce di Eccellenza , cene spettacolo dedicate esclusivamente agli operatori del settore, in cui chef e bartender si incontrano e si confrontano regalando esperienze uniche. Nello Spazio Acqua Orsini, ogni incontro promette un viaggio culinario straordinario, dove l’eccellenza e la passione si fondono per offrire il meglio della tradizione gastronomica e della mixology. Con Orsini, Vinòforum inaugura anche il suo primo Soda Bar , in cui le Orsini Soda saranno protagoniste di una mixology contemporanea in grande stile, dedicata a tutti gli appassionati. COLPO D’OCCHIO SU VINÒFORUM Vinòforum nasce nel 2004 come il primo evento dedicato al vino organizzato nella città di Roma. Da ormai venti anni ospita le maggiori cantine italiane, lasciando sempre più spazio all’abbinamento con l’alta ristorazione. Dal 2018 si conferma, per numeri e per aziende partecipanti, la più grande manifestazione enogastronomica del Centro Sud Italia. DATE: 8 – 14 settembre LOCATION: Piazza di Siena (Villa Borghese) – Roma ORARI: dom – giov 19 – 24 // ven – sab 19 – 01 CENE D’AUTORE E TOP TASTING prenotabili online. Per info e prenotazioni www.vinoforum.it PARCHEGGIO CONSIGLIATO: Se arrivi in auto, consigliamo l’utilizzo del parcheggio Saba Piazza di Spagna – Villa Borghese in Viale del Muro Torto. Tutto il pubblico di Vinoforum potrà usufruire di una scontistica del 20% sulla tariffa oraria presentando alle casse del parcheggio, al momento del pagamento, il biglietto di ingresso alla manifestazione. Per maggiori info https://www.lospaziodelgusto.it/visita-la-manifestazione/

Fonte: mmmbuonissimo.blogspot.it

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