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Anche io sono un blogger contattata per partecipare a Averna Foodblogger VS La Mantia , se non sai cos’è te lo spiego subito, Il grandissimo Chef Filippo la Mantia ha preparato un menù incredibile per Natale con l’amaro Averna, Menù di natale made in Sicily tre ricette da copiare assolutamente, e Averna ci ha sfidato a creare dei piatti per una sfida virtuale, le nostre ricette saranno pubblicate e quella con più mi piace sarà la vincitrice… Facile no! Insomma… Ho cercato una ricetta che fosse proprio tipica del mio tavolo delle feste, il risotto alla melagrana (frutto buono, ma anche ricco di significati, e con un colore che fa risplendere il piatto) c’è tutti gli anni, a Natale se è a casa mia, oppure a capodanno. L’ho provato e sistemato per essere perfetto con l’Amaro Averna, che mi stupiva molto usato in cucina ma in verità nel risotto è perfetto. L’Amaro è stato bilanciato dal dolce del melograno, ma l’agro che sta dietro al sapore del melograno accentuato dal liquore non si bilanciava con una normale mantecatura, quindi qui arriva il gorgonzola, che però rende il risotto più denso e grasso al palato e da qui l’aggiunta finale, cioè l’aumento di chicchi di melograno crudi che rinfrescano la bocca. La riduzione di Amaro Averna richiama il contenuto del risotto, ed è deliziosa. ingredienti per 4 persone: 350gr di riso carnaroli 2 bicchieri da liquore di Amaro Averna 2 scalogni 1 melagana grande o 2 piccole, solo i chicchi 100gr gorgonzola 2 cucchiai di panna fresca brodo di verdura o di pollo per la riduzione di Amaro Averna 2 bicchieri da liquore di amaro 1 cucchiaio di zucchero In una grande padella antiaderente, metti a dorare lo scalogno con 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, appena è dorata aggiungi il riso, fallo tostare e quando è cambiato di colore, sfuma con il primo bicchierino di Amaro Averna. Porta a cottura il riso aggiungendo un paio di mestoli di brodo di verdura, mescolando spesso, circa a metà cottura aggiungi metà dei chicchi del melograno, e continua la cottura, alla fine aggiungi l’altro bicchierino di Amaro Averna mescola per bene e spegni il fuoco. Fai mantecare il risotto con la panna e il gorgonzola a pezzi. Mescola con cura e aggiungi anche gli altri chicchi di melograno (tienine alcuni a parte per decorare)metti il coperchio e aspetta 2-3 minuti circa. Per la riduzione, in un piccolo tegame antiaderente versa l’Amaro Averna e lo zucchero di canna, a fuoco medio mescola continuamente fino a che diventa denso e appiccicoso. Pronto. Se vuoi impiattarlo, come me, sistema un coppapasta grande (del diametro di 10cm) al centro di un largo piatto, riempi con il risotto e schiaccialo per bene con una forchetta, sfila il coppapasta, decora con ciuffetti di chicchi di melograno e goccioline di riduzione di Amaro Averna.

Fonte: ilricettariodicinzia.blogspot.it

Esistono delle persone con idee geniali....e mi creano invidia perché quelle idee geniali vorrei averle avute io. Girovagando tra libri e navigando in internet ho scoperto un pesto con il quale condire il cous cous e l'idea geniale è venuta allo chef Filippo La Mantia. E' un pesto che racchiude la Sicilia, dentro a sapori totalmente mediterranei, senza utilizzare cipolla ed aglio. Che è poi la filosofia di tutta la cucina di questo geniale e capace chef. In questo modo l'estate entra nel piatto e rinfresca il palato, contribuendo a rallegrare una serata tra amici senza creare pesantezza per il cibo ingerito e senza scaldare la cucina con fuochi accesi a lungo o forni tanto incandescenti quanto insopportabili in questa stagione. Mi sono avvicinata a questo pesto con circospezione: la menta mi insospettiva. Ho assemblato gli ingredienti cercando di mantenere un certo equilibrio: la ricetta rinvenuta non sempre è precisa nel declinare le quantità richieste. Ho condito il cous cous senza aggiungere tutto il pesto che avevo ricavato onde preservarne la consistenza: se l'avessi utilizzato tutto, con tutta probabilità avrei ottenuto una mistura "papposa" di cous cous e pesto. Ho ritenuto che il pesto avesse il solo scopo di condire il cous cous e non di coprirlo rendendolo irriconoscibile. La Mantia serve questo pesto con alcune sarde fritte con una doppia impanatura: in prima battuta utilizza una pastella di acqua e farina, ripassandole successivamente in un'impanatura classica con il pane grattugiato. Io non avevo le sarde e, avendo diramato un invito all'ultimo minuto, non avrei avuto neanche il tempo per friggere quella ventina di acciughe che stazionavano da qualche giorno in congelatore, pulite e pronte all'uso. Così le ho semplicemente scottate nell'acqua bollente e condite con una citronette di olio, limone e capperi. Ed ora passiamo alla descrizione di questa leggerissima bontà. Pesto di agrumi di Filippo La Mantia Ingredienti (per quattro persone) un mazzetto di basilico 20 foglie menta 2 arance gr. 100 mandorle pelate gr. 50 capperi sotto sale origano 1 pomodoro verde 2 cucchiai olio EVO gr. 250 cous cous precotto 20 acciughe fresche capperi sotto sale (una manciata) limone olio acqua sale Pesto di agrumi: pulire l'arancia a vivo raccogliendone il succo dentro al boccale del mixer; sciacquare dal sale i capperi; lavare il pomodoro e tagliarlo a pezzi; lavare le foglie di menta e di basilico. Unire tutti gli ingredienti all'interno del medesimo boccale aggiungendo anche le mandorle pelate, un pizzicone abbondante di origano e due cucchiai di olio EVO. Azionare il mixer ottenendo un pesto grossolano anche per la presenza delle mandorle. In un pentolino portare l'acqua ad ebollizione unire il sale necessario e versare alcuni mestoli di liquido sul cous cous raccolto dentro ad una ciotola da portare in tavola, sino a ricoprirlo. Chiudere il contenitore con un coperchio o un piatto attendendo che l'acqua venga assorbita ed il cous cous gonfi. A questo punto, con l'aiuto di una forchetta, sgranare la semola e condirla con cucchiaiate di pesto di agrumi. Acciughe "....scottate": pulire le acciughe aprendole a libro. Dissalare i capperi sotto l'acqua corrente e tritarli grossolanamente, spremere mezzo limone. In un pentolino che possa contenere anche le acciughe, portare ad ebollizione dell'acqua senza aggiungere sale. Spegnere il fuoco e immergere le acciughe, quando avranno cambiato colore divenendo bianche, scolarle e porle in un vassoietto da portata. Condire le acciughe con poco olio misto al limone ed una spolverata di trito di capperi. Portare in tavola offrendo il cous cous accompagnato dalle acciughe. n.d.r. 1) Le acciughe scottate nell'acqua bollente non sono ancora da considerarsi sicure per la salute. Una volta pulite, dunque, è cosa assai opportuna far loro trascorrere diverse ore in un congelatore secondo la seguente tabella: 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C prima di consumarle. L'anisakis, infatti, si annida nel pesce crudo con potenziale pericolosità per l'organismo e soprattutto per l'apparato digerente. 2) la presenza delle arance e del pomodoro potrebbero rendere questo pesto troppo liquido. Onde evitare di trovarsi nel piatto una pappa è bene unirlo gradatamente al cous cous. 3) al tempo stesso quel po' di liquido che è stato aggiunto al cous cous, con il trascorrere dei minuti tende a venirne assorbito e, pertanto, è bene tenerne una parte a portata di mano per integrare il condimento qualora se ne dovesse avvertire la necessità. 4) Io, come ho detto, ero prevenuta sulla presenza delle foglie di menta e.....le ho sostituite con un pizzico di foglie di menta secca, nell'unico intento di poterne regolare l'aroma ;-). La prossima volta, forse, ne aggiungerò un po' di più. 5) una spolverata di scorza di limone grattugiata, rifinisce il piatto come......il cacio sui maccheroni! Buon tempo di vacanze, se siete in ferie; buona sopportazione del caldo, se lavorate ma, comunque, rallegratevi per la bellezza dell'estate. Giulietta

Fonte: secucinosorrido.blogspot.it

Filippo La Mantia, cuoco siciliano, definisce il cus cus "cibo degli dei" (siamo arrivati alle citazioni culinarie... mamma mia: livello di invasamento altissimo!!!) e per quanto ci riguarda ha perfettamente ragione; questo piatto poi è semplicemente eccezionale. Ingredienti per 4 persone - 500 gr di cus cus - 200 gr di pistacchi di bronte (no salati!) - 500 gr di gamberi rossi - salsa di pomodoro - 1 cipolla - 2 spicchi d'aglio - scorza grattugiata di mezzo limone - cannella - peperoncino - prezzemolo - sale e olio d'liva Preparazione Per il brodo di gamberi 1. Armatevi di pazienza: sgusciare i gamberi e schiacciare bene le teste per recuperarne il contenuto in una ciotolina e tenete da parte pure i gusci... e ovviamente anche la polpa!! 2. In una padella versate un filo d'olio e tostate i gusci per qualche minuto fino a che prenderanno bene colore. 3. Si comincia a cucinare: preparate un trito con mezza cipolla, l'aglio, una manciata di prezzemolo e un pizzico di peperoncino e soffriggete il tutto con un po' d'olio insieme al contenuto delle teste dei gamberi . Mescolare e unite i gusci tostati, la salsa di pomodoro e mezzo litro d'acqua. Fate cucinare cucinare per 40 minuti aggiustate di sale e una volta terminata la cottura filtrate il brodo e coprite. Per il cus cus 1. tritate i pistacchi e unirli al cus cus, aggiungete la scorza di limone e un pizzico di cannella . 2. nel frattempo preparate un soffrittino con mezza cipolla, uno spicchio d'aglio; una volta pronto unire anch'esso al cus cus. 3. Poco prima di servire a tavola versare 3 mestoli di brodo bollente sul cus cus e mescolare per bene. Presentazione 1. Far saltare i gamberi in una padella unta d'olio; 2. Posare il cus cus sul piatto, magari aiutandovi con una formina, versare del brodo nel piatto e decorare con dei gamberi. Spolverateci sopra della grana di pistacchi avanzata, metteteci due pistacchi interi incima e portate a tavola.

Fonte: chiccodicaffecucina.blogspot.com

Dopo aver letto che esistono più di 50 ricette diverse per ottenere questo splendido piatto a base di melanzane, mi sono lasciata tentare dalla ricetta di Filippo La Mantia. Forse perchè lui stesso ha detto di averla, sì trasformata, ma anche alleggerita. Che sia di buon auspicio per questa estate che stenta ad arrivare. Ingredienti 8 melanzane 2 kg pomodori rossi maturi 2 mazzi di basilico 30 g di origano 100 g di pinoli 100 g di mandorle 100 g di uvetta sultanina 100 g di capperi sotto sale 150 cc aceto di vino bianco 150 g di zucchero semolato Tagliate a cubetti le melanzane e immergele in acqua e sale per circa quindici minuti ( io le h lasciate per circa 1 ora) Preparare la salsa: tagliare i pomodori a quarti e metterli dentro un pentolone, aggiungendo del basilico, origano, qualche cappero e un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando il tutto sarà ben cotto trasferite il composto nel passa pomodoro e ricavatene una salsa abbastanza densa. Preparare un frullatore e trasferite la salsa aggiungendo qualche foglia di basilico. Frullate il tutto e ripassate in una pentola facendo cucinare a fiamma dolce per circa quindici minuti. A questo punto sciacquare le melanzane, tamponarle con un panno e preparate un tegame con olio extravergine sul fuoco. Quando l'olio raggiungerà una temperatura alta, e prima che inizi a fumare, iniziate a friggere i tocchetti di melanzane. Poi asciugatele ben bene con della carta assorbente in modo da eliminare più olio di frittura possibile. Trasferite il tutto in una casseruola capiente, aggiungere tutti gli ingredienti, compresa la salsa di pomodoro e rimescolare molto dolcemente. Servire questo meraviglios antipasto con dell'ottimo pane. La caponata può essere conservata in barattoli poichè lo zucchero e l'aceto ne facilitano la conservazione. Note : io, per due sole melanzane, ho usato 2 cucchiai di aceto ed 1 solo di zucchero ed ho omesso le mandorle. Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Fonte: croce-delizia.blogspot.it

Quando un po' di settimane fa mi contattò Oriella di Cantiere per propormi una sfida, ne fui felice, poi ho scoperto chi dovevo sfidare... Filippo La Mantia.... La sfida era creare una o più ricetta utilizzando l' Amaro Averna ... La Mantia ha creato tutto un menù per Natale usando l' Averna , la ricetta che avrei voluto presentare era un'altra, più elaborata, però devo dire che anche questa mi ha dato soddisfazione. Una torta senza uova ne burro, con grano saraceno e al cioccolato per il nostro dolce della domenica ... un connubio che ho trovato ottimo e poi lo zabaglione... ho voluto provare a sostituire il vino liquoroso e devo dire che mi è piaciuto anche questo. A chi piace il gusto leggermente "amarognolo" dell'Amaro è ottimo e poi le fragoline regalano una nota di contrasto che rende il tutto amabile :-P Torta di Saraceno al Cacao (senza uova e senza burro) con Zabaglione all'Averna e Fragoline Per la torta: 100 gr di farina 00, 100 gr di farina di grano saraceno, 50 gr di cacao amaro, 250 gr di zucchero semolato, 250 ml di latte intero, mezza bustina di lievito per dolci, 1 cucchiaino di bicarbonato, zucchero a velo (per decorare) Per lo zabaglione all'Averna: 4 tuorli, 4 cucchiai di Amaro Averna, 100 gr di zucchero, fragoline di bosco (una manciata). Prepariamo la torta. In una ciotola setacciamo le due farine, uniamo il cacao (sempre setacciandolo) e lo zucchero. Uniamo il latte a filo mescolando con una frusta cercando di non far formare grumi. Unire il lievito e il bicarbonato setacciati, mescoliamo bene e versiamo in uno stampo da 20 cm di diametro e infornare a 180°C per 20 minuti (vale la prova stecchino). Sfornare, sformare e lasciar raffreddare. Preparare lo zabaglione. In una pentola antiaderente mettere i tuorli d'uovo, unire lo zucchero e sbattere a lungo con una frusta elettrica (o a mano) fino a che il composto risulti bello gonfio e spumoso. Unire l'Amaro Averna un cucchiaio per volta facendo assorbire bene. Trasferire la pentola sul fuoco a bagnomaria e sempre mescolando lasciar addensare lo zabaglione (non raggiungere il bollore). Togliere dal fuoco e lasciar intiepidire, unire le fragoline e servire da accompagnamento alla fetta di torta di grano saraceno spolverata abbondantemente di zucchero a velo.

Fonte: lacasadibetty.blogspot.it

Sì, sì, lo so che i cannoli siciliani li ho già postati una volta, ma ora, a riguardare il post a distanza di anni, mi sono sembrati talmente miseri, mal riusciti, con una foto così orribile che mi sembra persin impossibile aver avuto il coraggio di postare una schifezza del genere. Schifezza esteticamente, ovvio, perchè il gusto, da come mi ricordo, era assolutamente onesto e decoroso. Ma se riguardo l'immagine di quel post, oltre alla vergogna di cui sopra per la foto, il terribile piatto rosso, la composizione mal riuscita e la scorza del cannolo che tutto sembra meno quello che deve sembrare, provo anche un po' di soddisfazione. Soddisfazione per i "progressi" fatti. Per questi anni di spadellamenti furiosi, di "prove di laboratorio", di bignè collassati appena sfornati, di pan di Spagna che sapevano orribilmente di uovo, di uova pastorizzate con lo sciroppo di zucchero non esattamente a filo e che si sono subito trasformate in un ammasso di grumi invece che in una morbida crema alias "pate à bombe", di gnocchetti alla parigina trasformatisi anch'essi in una massa informe e molliccia che tra loro e le uova raggrumate, come schifo, non so chi fosse peggio, il tutto condito da cristonamenti vari e lanci nella spazzatura. Ma anche anni di gare, o meglio, "contest" - come si usa dire qui e guai a usare l'obsoleto termine "gara" o "sfida" o "singolar tenzone" che mi farebbero subito riconoscere come appartenente all'età medioevale, a cui in effetti appartengo, - e quindi "contest", in cui mi sono piazzata a volte malissimo, a volte benino, a volte benissimo, non so bene per quale santo. Anni di foto scartate, ritoccate, rifatte di sana pianta con la luce migliore, per presentare al meglio un piatto già meritevole di suo in quanto riuscito come Dio comanda o, al contrario, per aggiustare una preparazione pietosa e renderla presentabile. Ecco, ripensando ai "progressi" culinari che ho fatto, devo dire di essere contenta. Sono solo ricette di una dilettante, certo, ma anche queste richiedono cura e applicazione, come ogni attività umana, e il vedere tangibilmente dei miglioramenti, per quanto lievi, mi regala un attimo di gratificazione e soddisfazione. Come per questi cannoli. HO ritrovato la ricotta di pecora. Non solo. Ho imparato a riconoscere quando mi rifilano quella vecchia ormai già più vicina al trasformarsi in pecorino, con un vago afror di piedi che te lo raccomando, da quella veramente fresca, che è più morbida, acquosa, meno compatta e, soprattutto, non ha gusto di piedi nè di pecorino. E avendo trovato la ricotta di pecora, fresca, vuoi non rifare i cannoli siciliani? Certo che no! E poi ora ho anche imparato, toccando con mano in seguito a varie ricette provate, tipo la torta ricotta e pere di Salvatore De Riso o la sempreverde cassata siciliana, che passare la ricotta al setaccio serve veramente, e non è solo uno sbattimento per cuochi snob. Ma ho anche imparato che, anche se passi la ricotta al setaccio, una bella frullata finale col minipimer aggiusta tutto ancora meglio del setaccio regalandoti una bella crema morbida e vellutata che manco dieci setacci tutti assieme riuscirebbero a fare! Pratica. Esperienza. Un po' di furbizia. Gli anni che passano. E mi regalano questi cannoli. Grazie all'esperienza, ho ottenuto una crema di ricotta sofficissima e buonissima. Grazie alla furbizia .....stavolta ho comprato le scorze già fatte e io le ho solo più farcite! P.S: e non mi sento nemmeno in colpa! Per me, la scorza, nei cannoli siciliani, non ha un vero motivo di esistere, se non come mero contenitore della morbida crema. Molte volte, la lascio. Non mi fa impazzire. Ad ogni modo, la ricetta per la scorza la posto lo stesso, anche perché altrimenti come farei ad intitolare il post" cannoli siciliani"? E' di Filippo La Mantia, quindi la sua riuscita e la sua bontà sono assicurate, anche se questa volta non ho materialmente eseguito la ricetta. E oltretutto...le scorze acquistate pronte non erano manco buone! Quando li ho fatti io, magari i cannoli non erano esteticamente belli ma come gusto erano ottimi, mentre invece questa volta, invece della ricotta, mi hanno rifilato i cannoli, vecchi.....Va bè, godiamoci la crema, che è quella che conta!.-) CANNOLI SICILIANI (da Filippo La Mantia, "Oste e Cuoco") per 4 persone: Per la scorza : 400 gr di farina di grano duro 75 gr di strutto (o burro) 1 uovo e un tuorlo 40 gr di zucchero semolato 1/4 l di Malvasia aroma di vaniglia zucchero a velo olio extra vergine di oliva Per la farcia: 500 gr di ricotta 250 gr di zucchero semolato 100 gr di gocce di cioccolato fondente 5 foglioline di menta scorzette di arancia candite ESECUZIONE: Per la scorza: in una ciotola impastate a lungo farina, zucchero, strutto o burro, aroma di vaniglia, uova e Malvasia fino ad ottenere una pasta corposa (consigliato il riposo in frigo per una mezz'oretta per fare distendere la pasta e poterla poi stendere più agevolmente). Con il mattarello tirate delle sfoglie sottilissime, ritagliate dei quadrati (o dei cerchi di 10 cm di diametro) di circa 4 cm. di lato. Avvolgete ogni quadrato (o cerchio) su delle bacchette di metallo ( o cilindi di metallo per cannoli di diametro di 2,5 cm e lunghezza 12,5 cm, unti di olio) e con le dita unire i lembi dell'impasto che si incontrano, aiutandovi con un po' di albume; importante è non stringere troppo la pasta intorno ai cilindi, di modo che, in cottura, i cannoli abbiano modo di gonfiare leggermente. Intanto scaldate abbondante olio in una pentola e quando avrà raggiunto la giusta temperatura, immergete i cannoli per pochi minuti fin quando non avranno assunto un bel colore dorato. Estraeteli , metteteli a sgocciolare su un piatto rivestito con carta da cucina per assorbire l'olio in eccesso e , quando saranno quasi freddi, sfilate i cilindri di metallo. Per la crema di ricotta: Mescolate la ricotta (prima preventivamente passata una o due volte attraverso un setaccio a maglie fini) con lo zucchero (meglio ancora utilizzare il frullatore ad immersione, o minipimer, come ho fatto io), le gocce di cioccolato (io le ho omesse) e infine le foglie di menta lavate e tritate. Riempite i cannoli con la farcia solo al momento di servire, per non rendere molle la scorza, aiutandovi con un sac ò poche, mettete alle estremità un pezzetto di scorza di arancia candita e servite subito.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Quando ho notato questi ravioli sul banco frigo del supermercato non ho resistito, ho letto gli ingredienti ed ho subito deciso di acquistarli. Si tratta di una pasta fresca all’uovo realizzata con il 4% di mirtilli. Il ripieno è composto da ricotta e speck. Questi ravioli sono un prodotto tipico del Trentino, solitamente vengono conditi con burro e salvia , oppure con sughi saporiti a base di cacciagione. Io li ho conditi con un pesto che ricorda, per alcuni dei suoi ingredienti, il celebre pesto di Filippo La Mantia. Ingredienti per 4 persone : • 300 gr. di ravioli speck e mirtilli Valsugana Sapori • 1 cucchiaio di capperi Bonomo&Giglio • 2 cucchiai di mandorle affettate Life • 2 clementine bio • 4 grani di pepe rosa • 1 stelo di basilico • 1 stelo di prezzemolo • 4 fragole • olio Flaminio delicato extra vergine di oliva • condimento Flaminio mosto d’uva cotto • una noce di burro Procedimento : inserite nel vaso del mixer i capperi dissalati, le mandorle,il prezzemolo, il basilico,il pepe rosa, la buccia di una clementina , il succo di due clementine e l’olio extra vergine di oliva . Frullate sino ad ottenere un composto omogeneo. Cuocete in abbondate acqua salata i ravioli, scolateli al dente e fateli saltare con una noce di burro. A fuoco spento aggiungere il pesto di agrumi, capperi e mandorle, fate saltare velocemente. Presentazione: porre al centro del piatto i ravioli, sopra, al centro una fragole affettata e condita com qualche goccia di condimento Flaminio a base aceto balsamico e mosto d’uva cotto. Vino consigliato: Riesling Italico D.O.C Oggi 8 marzo è la festa della donna , dedico questa semplice ricetta a tutte le donne in particolare a queste donne che mi hanno gentilmente omaggiata con i loro premi : • Annaira L’angolo di Annaira • Rossella Ma che ti sei mangiato? • Silvia acquaefarina-sississima • Nikichan Zafeiry Recetas de una Gatita enamorada

Fonte: danieladiocleziano.blogspot.it

Che bello quando, con Marcella, andiamo da Eataly per la pausa pranzo. Marcella, come me, è appassionata di cucina, ma oltretutto è anche esperta di nuove tendenze, come dicevo in un post precedente dove presentavo il suo pesto agli agrumi mutuato da Filippo La Mantia, non solo in campo di arte moderna, che è la sua passione, oltre che il suo mestiere, ma anche in campo gastronomico culinario. E anche oggi, da Eataly, mentre tranquille come due pasque giravamo tra farine speciali, olii di ogni regione d'Italia, risi di ogni tipo, al limone, all'ortica, creme varie di cioccolato, gianduia, nocciole, marmellate, libri, biscotti e chi più ne ha più ne metta, insomma, mentre giravamo per questo paradiso, mi stupisce ancora una volta: "Sai, ho comprato l'utensile per fare gli spaghetti di carote, zucchini..." "ah" dico io, pensando a quei tristissimi banchetti nei mercatini dove vendono da trent'anni le solite "novità" alias mandoline per tagliare la verdura, coltelli per fare la medesima a striscioline e penso : "Beh, questa roba la conosco pure io, non è una novità". Ovviamente sbagliavo. Infatti, nel reparto libri, vedo subito che quello di cui parla Marcella è una nuova tendenza, molto..trendy (wow) in campo culinario: un ...coso che fa la verdura a mo ' di spaghetti, di filini, insomma, presenta la verdura in un modo molto invitante. E dopo questa botta di novità mi fa, così, come se niente fosse... "ah, sai, l'altra sera ho fatto il Danubio...". Argh! Il Danubio, lo punto da settimane, lo guardo, dico..gli devo sacrificare due giorni, accidenti, e poi chissà come viene, è difficile etc etc...e mentre io elucubro, lei l'hai già fatto, senza tante storie. Col bimby, trovando la ricetta qui su cookaround, da dove proviene anche la foto, in quattro e quattr'otto. E quella che vedete è la foto del suo Danubio bimbesco. Ma non mi trova sprovveduta, e infatti ribatto subito "e io sai che faccio stasera? La brioche Nanterre!" Evvai di lievitati dolci, è una moda anche questa. E quindi fiinisco qui questo post, devo andare a impastare la Nanterre (il panbrioche, mi corregge Marcella), di modo da potercela gustare domani. Giusto per dire, che i lievitati dolci mi stanno mooolto intrigando! A domani, con la Nanterre !

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Dopo aver letto che esistono più di 50 ricette diverse per ottenere questo splendido piatto a base di melanzane, mi sono lasciata tentare dalla ricetta di Filippo La Mantia. Forse perchè lui stesso ha detto di averla, sì trasformata, ma anche alleggerita. Che sia di buon auspicio per questa estate che stenta ad arrivare. Ingredienti 8 melanzane 2 kg pomodori rossi maturi 2 mazzi di basilico 30 g di origano 100 g di pinoli 100 g di mandorle 100 g di uvetta sultanina 100 g di capperi sotto sale 150 cc aceto di vino bianco 150 g di zucchero semolato Tagliate a cubetti le melanzane e immergele in acqua e sale per circa quindici minuti ( io le h lasciate per circa 1 ora) Preparare la salsa: tagliare i pomodori a quarti e metterli dentro un pentolone, aggiungendo del basilico, origano, qualche cappero e un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando il tutto sarà ben cotto trasferite il composto nel passa pomodoro e ricavatene una salsa abbastanza densa. Preparare un frullatore e trasferite la salsa aggiungendo qualche foglia di basilico. Frullate il tutto e ripassate in una pentola facendo cucinare a fiamma dolce per circa quindici minuti. A questo punto sciacquare le melanzane, tamponarle con un panno e preparate un tegame con olio extravergine sul fuoco. Quando l'olio raggiungerà una temperatura alta, e prima che inizi a fumare, iniziate a friggere i tocchetti di melanzane. Poi asciugatele ben bene con della carta assorbente in modo da eliminare più olio di frittura possibile. Trasferite il tutto in una casseruola capiente, aggiungere tutti gli ingredienti, compresa la salsa di pomodoro e rimescolare molto dolcemente. Servire questo meraviglios antipasto con dell'ottimo pane. La caponata può essere conservata in barattoli poichè lo zucchero e l'aceto ne facilitano la conservazione. Note : io, per due sole melanzane, ho usato 2 cucchiai di aceto ed 1 solo di zucchero ed ho omesso le mandorle. Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook

Fonte: croce-delizia.blogspot.it

Ed ecco l'atteso (spero), ultimo (per ora) esperimento targato ricotta affumicata . Ma per questa miniserie nessun finale a sorpresa. Diciamo un finale aperto, considerato che sto cercando di farmi venire qualche altra ideuzza a tema. Del resto, lo avevo preannunciato che per un po' sarei stata insopportabilmente monotematica. Concludo, così (ma la ricotta affumicata tornerà. Un po' come Bobby Ewing in Dallas ^_^ ) con un risottino dai sapori contrastanti e irresistibili. Felice fine settimana! Maria Grazia Risotto affumicato ai fichi (per 3 persone) Ingredienti 300 g di riso Carnaroli 60 g di fondino di speck 30 g di ricotta affumicata 8 fichi 1/2 cipolla bianca 1/2 bicchiere di Pinot Rosa brodo vegetale (carota, sedano, cipolla, alloro) 3 cucchiai di olio extravergine di oliva olio extravergine di oliva qb (per saltare i fichi) Preparare il brodo vegetale con una piccola carota, un gambo di sedano, mezza cipolla bianca e una foglia di alloro. Tagliare la cipolla e tritarla finemente insieme allo speck. Far rosolare il trito in 3 cucchiai di olio evo per circa 5 minuti. Unire il riso e tostarlo per un paio di minuti, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno, affinché il riso non si attacchi al fondo del tegame. Unire il Pinot Rosa e continuare la cottura, bagnando regolarmente con qualche mestolo di brodo vegetale. Lavare i fichi, tagliarne a cubetti cinque ed unirli al riso a circa 5 minuti dalla fine della cottura. Una manciata di secondi prima di spegnere il fuoco, unire la ricotta affumicata grattugiata a lamelle (con una grattugia a fori grossi). In un padellino antiaderente e unto con poco olio extravergine di oliva, rosolare i fichi rimasti (e tagliati a fettine) per pochissimi secondi (non devono cuocere ma solo avere un aspetto lucido ). Impiattare il risotto e decorare ogni porzione con qualche fettina di fico. ~ Questa ricetta è stata selezionata da Chiara Maci e dallo chef Filippo La Mantia per Cuoco di Fulmine by Ponti. Sono così entrata a far parte della rosa dei cinque finalisti del web cooking game #BlindPlate Ponti

Fonte: cookinggrace-graceinthekitchen.blogspot.it

Il Crumble profumato è un brillante protagonista nella pasta ! una ricetta ispirata dallo chef Filippo la Mantia Una insieme di tanti ingredienti profumati in una sola portata con giochi di colore , gusto e fragranza. Un sapore per questi spaghetti tutt'altro che scontato, semplici e veloci per un invito easy tra amici, ed è subito come si presenta a tavola un piatto conviviale. Sono sempre entusiasta quando una ricetta mi sorprende per caratteristiche insolite senza dimenticare una sfumatura di sapori rassicuranti, ha un profumo d'inverno e di vigilia del Santo Natale. Avevo delle perplessità quando ho letto tempo fa questa ricetta tutti questi ingredienti che con gli spaghetti non andavo a nozze .....secondo il metro di misura delle ricette romagnole. Qualcosa però mi ha convinta a prepararla è un idea culinaria ho pensato, mi piace, infatti è buonissima una vera fragrante delizia ! SPAGHETTI CON CRUMBLE PROFUMATO DI FRUTTA SECCA E ARANCE serve per preparare questa fragrante e profumata delizia : 400 g di spaghetti 2 arance succo e buccia grattata 1 arancia per guarnire pinoli pistacchi uva passa capperi rosmarino 2 fette di pane in cassetta olio extra verigine d'oliva sale pepe Sbriciolate il pane e mettetelo nel mixer tritatutto se lo volete molto fine oppure tritatelo col coltello se lo preferite grossolano come ho fatto nel mio caso, unite a filo l'olio extra vergine d'oliva ed il sale Preparate la buccia grattata delle due arance e il loro succo filtrato Mettete a bagno nell'acqua tiepida l'uva passa per lavarla e ammorbidirla una volta pronta passatela sotto l'acqua corrente e asciugatela con carta da cucina Lavate i capperi sotto l'acqua corrente ed asciugateli Tritate il rosmarino Pestate i pistacchi Tagliate afettine una mezze o più arancia per guarnire In una padella ampia dove poi si fanno saltare gli spaghetti, mettete il pane ab abbrustolire unite i capperi, i pistacchi e i pinoli con il succo d'arancia mandate sempre la fiamma a fuoco moderato , unite anche l'uva passa fate addensare il composto togliete dal fuoco e unite la buccia d'arancia il rosmarino e mescolate. Mettete a cuocere gli spaghetti scolateli al dente versateli nella padella e saltateli con il composto unite le fettine d'arancia e servite. Buon appetito !

Fonte: coolchicstyleconfidential.blogspot.it

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