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Quando ero bambina, nel chiedere di organizzare una festa per il mio compleanno, alla quale invitare le "amichette", mi fu spiegato che la data del 27 luglio sarebbe stata del tutto inopportuna perché eventuali invitati sarebbero stati facilmente in vacanza, senza contare che le temperature non avrebbero consentito l'agevole organizzazione dell'evento. Tale poco allegra prospettiva, per quanto destinata ad incidere su tutti i compleanni della mia esistenza, mai ebbe a demoralizzarmi perché, con il sopraggiungere dell'età scolare, scorsi subito un evidente ed innegabile vantaggio: il 27 luglio io sarei stata sempre in vacanza e, dunque, in perenne stato di festeggiamento, mentre molti dei miei amici, nel giorno del loro compleanno, si trovavano addirittura costretti ad andare a scuola, cosa ai miei occhi del tutto sconsiderata ed assurda. Dunque, la fortunata ero io, non gli altri :-) Questa prospettiva mi ha sempre messo allegria! La soddisfazione, per la verità, permane anche oggi. Se, infatti, può accadere che nel giorno del mio compleanno, io sia impegnata nel lavoro, è pur vero che, sul finire del mese di luglio, soprattutto nella mia attività professionale, i ritmi lavorativi siano in netto rallentamento e tutto si svolga in un clima di sorridente serenità. Dunque, il 27 luglio si può e si deve festeggiare. Ora che sono adulta...all'organizzazione delle feste (al plurale!) ci penso io! Invero l'ambigua fortuna della fatidica data, quest'anno si è palesata con maggior evidenza visto che il 27 luglio cadeva addirittura di sabato, con grave appesantimento della situazione. Nonostante ciò, per non smentirmi, con estrema determinazione, ho voluto oppormi ad ogni rischio di oblio, "indicendo" la cena del mio compleanno con netto anticipo rispetto alla data canonica, previa emissione di regolare "grida" di manzoniana memoria (non sto scherzando :-D: della serie, cosa non si fa per "intrigare" i nipoti! ;-), onde dribblare le partenze di tutta la famiglia, nipoti in primis. ...E non preoccupatevi che mi sono successivamente rifatta con altre cene ed altri amici. Tornado al festeggiamento familiare, ho dovuto tener conto della calura estiva e, per non ammorbare me stessa e gli altri con il caldo infernale prodotto dalla cottura dei cibi, ho imbandito una tavola per sei persone, con alcuni piatti freddi. Questo il menù: gazpacho andaluso accompagnato da verdurine e da queste cialdine di pane cous cous con pesto agli agrumi di Filippo la Mantia e acciughe scottate nasello e verdure bollite accompagnate da maionese al basilico e dalla salsa Balkanaise di M. Roux (che oggi vi propongo). Cake semifreddo all'albicocca ed amaretto...che, pur essendo di una bontà inaudita, non vedrete sin quando non saranno state eliminate le defajances che, a mio giudizio, presenta ;-) Per oggi, dunque, accontentatevi della salsa Balkanaise di M. Roux che ben ha accompagnato tanto le verdure quanto le setose ed aeree polpe di un nasello freschissimo da Kg 2,100, bollito con un'oretta di anticipo rispetto alla cena e lasciato a raffreddare nella sua acqua. P.S. Il nasello non è presente in foto perché non ne era rimasto neppure un bocconcino, la leggerezza del menù ha, infatti, permesso il consumo integrale di tutte le portate, senza lasciare il gravoso strascico della eliminazione degli avanzi. ...e comunque immagino sappiate quale sia l'aspetto di un pesce bollito ;-) Salsa Balkanaise di M. Roux Ingredienti 1 tuorlo sodo 1 tuorlo crudo gr 300 yogurt bianco 1 buon pizzico di wasabi in polvere (io, 1/2 cucchiaino di rafano in crema) 1 limone (io, mezzo) sale Ricetta originale ( copia-incolla) : Passate al setaccio il tuorlo sodo versandolo in una ciotola capiente. Aggiungete il tuorlo crudo e poi la senape. Con una piccola frusta lavorate tutti gli ingredienti per amalgamarli bene. Mentre sbattete incorporate gradualmente lo yogurt al composto come fareste per una maionese. Quando sarà ben amalgamato aggiungete il wasabi , il succo del limone e salate a piacere. Coprite con la pellicola mettete in frigorifero fino al momento di servire: si conserva sino a tre giorni. la mia versione : Ho messo in una pentola due uova, uno l'ho tolto dopo tre minuti dall'ebollizione (tuorlo alla coque), l'altro dopo 10 minuti (tuorlo sodo). Mentre le uova cuocevano, ho spremuto il limone Con l'aiuto di una forchetta ho schiacciato il tuorlo sodo, unendovi anche quello alla coque e la senape. Ho lavorato con la frusta unendo gradualmente lo yogurt, il rafano in crema, il succo del mezzo limone ed ho salato. Quindi. ho riposto tutto in frigorifero, in attesa di servirmene all'ora di cena. n.d.r. a) Anche le verdure (carote, zucchine e patate) erano state bollite separatamente e con un po' di anticipo rispetto all'ora della cena e, quindi, servite a temperatura ambiente. b) E' ovvio che una salsa di tal genere possa essere utilizzata anche durante l'inverno con cibi caldi. Spero che la semplicità di questa ricettina risulti idonea ad accompagnare la lenta ripresa delle attività del blog e l'inesorabile ripristino degli orari lavorativi, nonostante il permanere della calura estiva. Giulietta
Fonte: secucinosorrido.blogspot.itEsistono delle persone con idee geniali....e mi creano invidia perché quelle idee geniali vorrei averle avute io. Girovagando tra libri e navigando in internet ho scoperto un pesto con il quale condire il cous cous e l'idea geniale è venuta allo chef Filippo La Mantia. E' un pesto che racchiude la Sicilia, dentro a sapori totalmente mediterranei, senza utilizzare cipolla ed aglio. Che è poi la filosofia di tutta la cucina di questo geniale e capace chef. In questo modo l'estate entra nel piatto e rinfresca il palato, contribuendo a rallegrare una serata tra amici senza creare pesantezza per il cibo ingerito e senza scaldare la cucina con fuochi accesi a lungo o forni tanto incandescenti quanto insopportabili in questa stagione. Mi sono avvicinata a questo pesto con circospezione: la menta mi insospettiva. Ho assemblato gli ingredienti cercando di mantenere un certo equilibrio: la ricetta rinvenuta non sempre è precisa nel declinare le quantità richieste. Ho condito il cous cous senza aggiungere tutto il pesto che avevo ricavato onde preservarne la consistenza: se l'avessi utilizzato tutto, con tutta probabilità avrei ottenuto una mistura "papposa" di cous cous e pesto. Ho ritenuto che il pesto avesse il solo scopo di condire il cous cous e non di coprirlo rendendolo irriconoscibile. La Mantia serve questo pesto con alcune sarde fritte con una doppia impanatura: in prima battuta utilizza una pastella di acqua e farina, ripassandole successivamente in un'impanatura classica con il pane grattugiato. Io non avevo le sarde e, avendo diramato un invito all'ultimo minuto, non avrei avuto neanche il tempo per friggere quella ventina di acciughe che stazionavano da qualche giorno in congelatore, pulite e pronte all'uso. Così le ho semplicemente scottate nell'acqua bollente e condite con una citronette di olio, limone e capperi. Ed ora passiamo alla descrizione di questa leggerissima bontà. Pesto di agrumi di Filippo La Mantia Ingredienti (per quattro persone) un mazzetto di basilico 20 foglie menta 2 arance gr. 100 mandorle pelate gr. 50 capperi sotto sale origano 1 pomodoro verde 2 cucchiai olio EVO gr. 250 cous cous precotto 20 acciughe fresche capperi sotto sale (una manciata) limone olio acqua sale Pesto di agrumi: pulire l'arancia a vivo raccogliendone il succo dentro al boccale del mixer; sciacquare dal sale i capperi; lavare il pomodoro e tagliarlo a pezzi; lavare le foglie di menta e di basilico. Unire tutti gli ingredienti all'interno del medesimo boccale aggiungendo anche le mandorle pelate, un pizzicone abbondante di origano e due cucchiai di olio EVO. Azionare il mixer ottenendo un pesto grossolano anche per la presenza delle mandorle. In un pentolino portare l'acqua ad ebollizione unire il sale necessario e versare alcuni mestoli di liquido sul cous cous raccolto dentro ad una ciotola da portare in tavola, sino a ricoprirlo. Chiudere il contenitore con un coperchio o un piatto attendendo che l'acqua venga assorbita ed il cous cous gonfi. A questo punto, con l'aiuto di una forchetta, sgranare la semola e condirla con cucchiaiate di pesto di agrumi. Acciughe "....scottate": pulire le acciughe aprendole a libro. Dissalare i capperi sotto l'acqua corrente e tritarli grossolanamente, spremere mezzo limone. In un pentolino che possa contenere anche le acciughe, portare ad ebollizione dell'acqua senza aggiungere sale. Spegnere il fuoco e immergere le acciughe, quando avranno cambiato colore divenendo bianche, scolarle e porle in un vassoietto da portata. Condire le acciughe con poco olio misto al limone ed una spolverata di trito di capperi. Portare in tavola offrendo il cous cous accompagnato dalle acciughe. n.d.r. 1) Le acciughe scottate nell'acqua bollente non sono ancora da considerarsi sicure per la salute. Una volta pulite, dunque, è cosa assai opportuna far loro trascorrere diverse ore in un congelatore secondo la seguente tabella: 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C prima di consumarle. L'anisakis, infatti, si annida nel pesce crudo con potenziale pericolosità per l'organismo e soprattutto per l'apparato digerente. 2) la presenza delle arance e del pomodoro potrebbero rendere questo pesto troppo liquido. Onde evitare di trovarsi nel piatto una pappa è bene unirlo gradatamente al cous cous. 3) al tempo stesso quel po' di liquido che è stato aggiunto al cous cous, con il trascorrere dei minuti tende a venirne assorbito e, pertanto, è bene tenerne una parte a portata di mano per integrare il condimento qualora se ne dovesse avvertire la necessità. 4) Io, come ho detto, ero prevenuta sulla presenza delle foglie di menta e.....le ho sostituite con un pizzico di foglie di menta secca, nell'unico intento di poterne regolare l'aroma ;-). La prossima volta, forse, ne aggiungerò un po' di più. 5) una spolverata di scorza di limone grattugiata, rifinisce il piatto come......il cacio sui maccheroni! Buon tempo di vacanze, se siete in ferie; buona sopportazione del caldo, se lavorate ma, comunque, rallegratevi per la bellezza dell'estate. Giulietta
Fonte: secucinosorrido.blogspot.itDopo aver letto che esistono più di 50 ricette diverse per ottenere questo splendido piatto a base di melanzane, mi sono lasciata tentare dalla ricetta di Filippo La Mantia. Forse perchè lui stesso ha detto di averla, sì trasformata, ma anche alleggerita. Che sia di buon auspicio per questa estate che stenta ad arrivare. Ingredienti 8 melanzane 2 kg pomodori rossi maturi 2 mazzi di basilico 30 g di origano 100 g di pinoli 100 g di mandorle 100 g di uvetta sultanina 100 g di capperi sotto sale 150 cc aceto di vino bianco 150 g di zucchero semolato Tagliate a cubetti le melanzane e immergele in acqua e sale per circa quindici minuti ( io le h lasciate per circa 1 ora) Preparare la salsa: tagliare i pomodori a quarti e metterli dentro un pentolone, aggiungendo del basilico, origano, qualche cappero e un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando il tutto sarà ben cotto trasferite il composto nel passa pomodoro e ricavatene una salsa abbastanza densa. Preparare un frullatore e trasferite la salsa aggiungendo qualche foglia di basilico. Frullate il tutto e ripassate in una pentola facendo cucinare a fiamma dolce per circa quindici minuti. A questo punto sciacquare le melanzane, tamponarle con un panno e preparate un tegame con olio extravergine sul fuoco. Quando l'olio raggiungerà una temperatura alta, e prima che inizi a fumare, iniziate a friggere i tocchetti di melanzane. Poi asciugatele ben bene con della carta assorbente in modo da eliminare più olio di frittura possibile. Trasferite il tutto in una casseruola capiente, aggiungere tutti gli ingredienti, compresa la salsa di pomodoro e rimescolare molto dolcemente. Servire questo meraviglios antipasto con dell'ottimo pane. La caponata può essere conservata in barattoli poichè lo zucchero e l'aceto ne facilitano la conservazione. Note : io, per due sole melanzane, ho usato 2 cucchiai di aceto ed 1 solo di zucchero ed ho omesso le mandorle. Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook
Fonte: croce-delizia.blogspot.itSì, sì, lo so che i cannoli siciliani li ho già postati una volta, ma ora, a riguardare il post a distanza di anni, mi sono sembrati talmente miseri, mal riusciti, con una foto così orribile che mi sembra persin impossibile aver avuto il coraggio di postare una schifezza del genere. Schifezza esteticamente, ovvio, perchè il gusto, da come mi ricordo, era assolutamente onesto e decoroso. Ma se riguardo l'immagine di quel post, oltre alla vergogna di cui sopra per la foto, il terribile piatto rosso, la composizione mal riuscita e la scorza del cannolo che tutto sembra meno quello che deve sembrare, provo anche un po' di soddisfazione. Soddisfazione per i "progressi" fatti. Per questi anni di spadellamenti furiosi, di "prove di laboratorio", di bignè collassati appena sfornati, di pan di Spagna che sapevano orribilmente di uovo, di uova pastorizzate con lo sciroppo di zucchero non esattamente a filo e che si sono subito trasformate in un ammasso di grumi invece che in una morbida crema alias "pate à bombe", di gnocchetti alla parigina trasformatisi anch'essi in una massa informe e molliccia che tra loro e le uova raggrumate, come schifo, non so chi fosse peggio, il tutto condito da cristonamenti vari e lanci nella spazzatura. Ma anche anni di gare, o meglio, "contest" - come si usa dire qui e guai a usare l'obsoleto termine "gara" o "sfida" o "singolar tenzone" che mi farebbero subito riconoscere come appartenente all'età medioevale, a cui in effetti appartengo, - e quindi "contest", in cui mi sono piazzata a volte malissimo, a volte benino, a volte benissimo, non so bene per quale santo. Anni di foto scartate, ritoccate, rifatte di sana pianta con la luce migliore, per presentare al meglio un piatto già meritevole di suo in quanto riuscito come Dio comanda o, al contrario, per aggiustare una preparazione pietosa e renderla presentabile. Ecco, ripensando ai "progressi" culinari che ho fatto, devo dire di essere contenta. Sono solo ricette di una dilettante, certo, ma anche queste richiedono cura e applicazione, come ogni attività umana, e il vedere tangibilmente dei miglioramenti, per quanto lievi, mi regala un attimo di gratificazione e soddisfazione. Come per questi cannoli. HO ritrovato la ricotta di pecora. Non solo. Ho imparato a riconoscere quando mi rifilano quella vecchia ormai già più vicina al trasformarsi in pecorino, con un vago afror di piedi che te lo raccomando, da quella veramente fresca, che è più morbida, acquosa, meno compatta e, soprattutto, non ha gusto di piedi nè di pecorino. E avendo trovato la ricotta di pecora, fresca, vuoi non rifare i cannoli siciliani? Certo che no! E poi ora ho anche imparato, toccando con mano in seguito a varie ricette provate, tipo la torta ricotta e pere di Salvatore De Riso o la sempreverde cassata siciliana, che passare la ricotta al setaccio serve veramente, e non è solo uno sbattimento per cuochi snob. Ma ho anche imparato che, anche se passi la ricotta al setaccio, una bella frullata finale col minipimer aggiusta tutto ancora meglio del setaccio regalandoti una bella crema morbida e vellutata che manco dieci setacci tutti assieme riuscirebbero a fare! Pratica. Esperienza. Un po' di furbizia. Gli anni che passano. E mi regalano questi cannoli. Grazie all'esperienza, ho ottenuto una crema di ricotta sofficissima e buonissima. Grazie alla furbizia .....stavolta ho comprato le scorze già fatte e io le ho solo più farcite! P.S: e non mi sento nemmeno in colpa! Per me, la scorza, nei cannoli siciliani, non ha un vero motivo di esistere, se non come mero contenitore della morbida crema. Molte volte, la lascio. Non mi fa impazzire. Ad ogni modo, la ricetta per la scorza la posto lo stesso, anche perché altrimenti come farei ad intitolare il post" cannoli siciliani"? E' di Filippo La Mantia, quindi la sua riuscita e la sua bontà sono assicurate, anche se questa volta non ho materialmente eseguito la ricetta. E oltretutto...le scorze acquistate pronte non erano manco buone! Quando li ho fatti io, magari i cannoli non erano esteticamente belli ma come gusto erano ottimi, mentre invece questa volta, invece della ricotta, mi hanno rifilato i cannoli, vecchi.....Va bè, godiamoci la crema, che è quella che conta!.-) CANNOLI SICILIANI (da Filippo La Mantia, "Oste e Cuoco") per 4 persone: Per la scorza : 400 gr di farina di grano duro 75 gr di strutto (o burro) 1 uovo e un tuorlo 40 gr di zucchero semolato 1/4 l di Malvasia aroma di vaniglia zucchero a velo olio extra vergine di oliva Per la farcia: 500 gr di ricotta 250 gr di zucchero semolato 100 gr di gocce di cioccolato fondente 5 foglioline di menta scorzette di arancia candite ESECUZIONE: Per la scorza: in una ciotola impastate a lungo farina, zucchero, strutto o burro, aroma di vaniglia, uova e Malvasia fino ad ottenere una pasta corposa (consigliato il riposo in frigo per una mezz'oretta per fare distendere la pasta e poterla poi stendere più agevolmente). Con il mattarello tirate delle sfoglie sottilissime, ritagliate dei quadrati (o dei cerchi di 10 cm di diametro) di circa 4 cm. di lato. Avvolgete ogni quadrato (o cerchio) su delle bacchette di metallo ( o cilindi di metallo per cannoli di diametro di 2,5 cm e lunghezza 12,5 cm, unti di olio) e con le dita unire i lembi dell'impasto che si incontrano, aiutandovi con un po' di albume; importante è non stringere troppo la pasta intorno ai cilindi, di modo che, in cottura, i cannoli abbiano modo di gonfiare leggermente. Intanto scaldate abbondante olio in una pentola e quando avrà raggiunto la giusta temperatura, immergete i cannoli per pochi minuti fin quando non avranno assunto un bel colore dorato. Estraeteli , metteteli a sgocciolare su un piatto rivestito con carta da cucina per assorbire l'olio in eccesso e , quando saranno quasi freddi, sfilate i cilindri di metallo. Per la crema di ricotta: Mescolate la ricotta (prima preventivamente passata una o due volte attraverso un setaccio a maglie fini) con lo zucchero (meglio ancora utilizzare il frullatore ad immersione, o minipimer, come ho fatto io), le gocce di cioccolato (io le ho omesse) e infine le foglie di menta lavate e tritate. Riempite i cannoli con la farcia solo al momento di servire, per non rendere molle la scorza, aiutandovi con un sac ò poche, mettete alle estremità un pezzetto di scorza di arancia candita e servite subito.
Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.itMai come quest’anno Roma ci ha regalato e ci sta regalando un autunno che sa d’estate, una lunghissima estate di San Martino con temperature alte, cielo azzurro e sole caldo, sicuramente una stagione anomala, ma bellissima! Queste meravigliose giornate di sole fanno in modo che il basilico del mio terrazzo sia ancora rigogliosissimo, e visto che al mercato sono già arrivate delle belle arance succose, quale momento migliore per preparare il delizioso pesto agli agrumi del mio chef siciliano preferito, Filippo La Mantia. Colui che si definisce un “oste cuoco” , un outsider che ha costruito il suo successo da autodidatta, colui che nella sua cucina ha bandito aglio e cipolla e che custodisce gelosamente il suo spiccato e meraviglioso accento palermitano. La storia personale di Filippo La Mantia prima di approdare ai fornelli, però, resta poco nota a molti. Di origini umili, palermitano trapiantato a Roma, prima fotoreporter e poi chef. In mezzo un’esperienza che ti cambia la vita. Un “soggiorno” all’Ucciardone, tra giugno e dicembre 1986. L’anno prima la mafia uccise il commissario di polizia Ninni Cassarà. Gli spari partirono da un appartamento dove Filippo aveva vissuto, ma che che da quasi otto mesi aveva lasciato. Per lui l’incubo iniziò così, sette mesi di ingiusta detenzione, poi finalmente la scarcerazione a firma di Giovanni Falcone. In quel periodo in carcere imparò a cucinare, per sé e per gli altri detenuti. Lui racconta così: “La cucina era totale evasione. Il profumo di un pomodoro cotto ti faceva volare oltre quelle sbarre. La cottura lentissima della salsa rossa profumata di basilico aveva un che di rituale”. Quei profumi e quei sapori semplici lo aiutarono a sopravvivere a quell’inferno e la cosa gli piacque talmente tanto, da decidere di aprire un ristorante, una volta tornato in libertà. Ora Filippo La Mantia è uno tra gli chef più acclamati in Italia e in questo semplice, ma particolare pesto ritroverete tutti i profumi e i sapori della sua splendida terra. Io vi lascio la ricetta base, ma le varianti preparate dallo chef nel tempo sono state tante, ad esempio si può aggiungere alla fine, dopo aver scolato la pasta ed averla ben amalgamata con il pesto: 80 gr di mollica di pane tostata, oppure una piccola melanzana fatta a fiammiferi o a tocchetti e fritta, oppure della bottarga...insomma liberate la fantasia ! Ingredienti 200 gr di tagliatelle all'uovo 2 arance 50 gr mandorle di Avola 1 mazzetto di basilico 30 gr di capperi sotto sale 2 filetti di acciuga 15 ml di olio evo 100gr di caciocavallo ragusano Procedimento Pelate le arance a vivo ed inserite la polpa nel mixer, aggiungete le mandorle, i capperi sciacquati, il basilico fresco in foglie, i filetti di acciuga e l’olio. Frullate bene il tutto finché non avrete formato un composto piuttosto omogeneo. Quando il vostro pesto di agrumi sarà pronto, lessate la pasta, scolatela al dente e versatela in una padella con il condimento appena preparato. Mescolate bene il tutto per qualche minuto, aggiungete se necessario un cucchiaio di acqua di cottura, quindi grattateci sopra il caciocavallo, ultima mescolata e poi impiattate, servite immediatamente. Buon appetito! Buona vita e alla prossima ricetta!
Fonte: lacucinadiesme.blogspot.itQuando ho notato questi ravioli sul banco frigo del supermercato non ho resistito, ho letto gli ingredienti ed ho subito deciso di acquistarli. Si tratta di una pasta fresca all’uovo realizzata con il 4% di mirtilli. Il ripieno è composto da ricotta e speck. Questi ravioli sono un prodotto tipico del Trentino, solitamente vengono conditi con burro e salvia , oppure con sughi saporiti a base di cacciagione. Io li ho conditi con un pesto che ricorda, per alcuni dei suoi ingredienti, il celebre pesto di Filippo La Mantia. Ingredienti per 4 persone : • 300 gr. di ravioli speck e mirtilli Valsugana Sapori • 1 cucchiaio di capperi Bonomo&Giglio • 2 cucchiai di mandorle affettate Life • 2 clementine bio • 4 grani di pepe rosa • 1 stelo di basilico • 1 stelo di prezzemolo • 4 fragole • olio Flaminio delicato extra vergine di oliva • condimento Flaminio mosto d’uva cotto • una noce di burro Procedimento : inserite nel vaso del mixer i capperi dissalati, le mandorle,il prezzemolo, il basilico,il pepe rosa, la buccia di una clementina , il succo di due clementine e l’olio extra vergine di oliva . Frullate sino ad ottenere un composto omogeneo. Cuocete in abbondate acqua salata i ravioli, scolateli al dente e fateli saltare con una noce di burro. A fuoco spento aggiungere il pesto di agrumi, capperi e mandorle, fate saltare velocemente. Presentazione: porre al centro del piatto i ravioli, sopra, al centro una fragole affettata e condita com qualche goccia di condimento Flaminio a base aceto balsamico e mosto d’uva cotto. Vino consigliato: Riesling Italico D.O.C Oggi 8 marzo è la festa della donna , dedico questa semplice ricetta a tutte le donne in particolare a queste donne che mi hanno gentilmente omaggiata con i loro premi : • Annaira L’angolo di Annaira • Rossella Ma che ti sei mangiato? • Silvia acquaefarina-sississima • Nikichan Zafeiry Recetas de una Gatita enamorada
Fonte: danieladiocleziano.blogspot.itOvvero, la cucina di Marcella. Ho la fortuna, infatti, di conoscere un’esteta, un’esperta nonché curatrice di arte moderna sia per mestiere che per diletto, la quale trasferisce questa sua passione per l’arte anche nel cibo, nella ricerca e nella preparazione di piatti nuovi, particolari, interessanti e …gourmands. Detto ciò, dopo aver ascoltato la rassegna delle prelibatezze da lei preparate per l’ultima cena con gli amici, le chiedo una ricettina da postare sul mio blog, qualcosa di carino, sfizioso, intrigante…Ed infatti non mi delude, non mi ero sbagliata. Eccola che il giorno dopo arriva con una barattolino per me! E dentro il barattolino…ecco il celebre pesto di agrumi di Filippo La Mantia. Celebre per chi non è una neofita della cucina come me, che, infatti, vado subito sulla rete ad informarmi sul medesimo. E scopro che, oltre ad essere un bell’uomo, ex fotografo di cronaca nera “stufo di vedere sempre e soltanto morti”, si è dato alla cucina..alla cucina della sua terra, la bella Sicilia, con un approccio nuovo, fresco, liberandola da quell’aura di cucina pesante, grassa, massiccia, bandendo soffritti vari, agli, cipolle e inserendo ingredienti freschi della sua isola, agrumi sopra tutto, e poi capperi, mandorle, melanzane, il tutto però rivisitato in modo leggero, dove gli olii e i condimenti non offuscano il sapore vero ed essenziale dei singoli ingredienti. Ed ecco quindi questo ottimo pesto che, leggo, è la base di molte preparazioni del nostro, che infatti declina in vari modi, arricchendolo di volta in volta con pomodorini, avocado, alici, pomodori secchi sott'olio e quant’altro l’ispirazione gli consigli. Io l’ho assaggiato, quello, appunto, regalatomi da Marcella: è veramente strepitoso, il sapore dolce ma leggeremente agro degli..agrumi (bel gioco di parole, eh?) contrasta col sapido dei capperi e la cremosità delle mandorle, il tutto legato dalla freschezza del basilico fresco. E’ una salsa veramente versatile, che si può utilizzare sopra a dei caldi spaghetti integrali (integrali perché esaltano maggiormente il sapoere di questo gustosissimo pesto, come consiglia lo stesso La Mantia, anche se nella mia foto vedete dei comuni spaghetti) oppure per insaporire cous cous, carni, pesce azzurro o croccanti insalate. Insomma, una salsa ottima…anche così, a cucchiate ☺ Ah, nelle foto che vedete, il pesto non ha il normale colore verdolino dato dal basilico in quanto, non essendoci in giro basilico “vero”, ruspante, ma solo di serra, cioè abbastanza insipido, Marcella, da brava chef, lo ha sostituito con due cucchiaini di basilico secco, buono sì, ma non colorato come quello fresco. La ricetta originale, comunque, prevede un mazzetto di basilico fresco, come sotto riportato. Con questa ricetta, inoltre, partecipo ad un contest a cui tengo più che ad altri. E’ il contest del blog "oggi pane e salame, domani…" , che raccoglie ricette in relazione ad una malattia femminile di cui forse non si parla ancora abbastanza, l’endometriosi, in collaborazione con due associazioni molto attive: la "Illa for people", associazione senza scopo di lucro che si propone di aiutare tutte le fasce di persone più deboli e sfortunate con una rete di solidarietà radicata sul territorio, e la A.P.E., associazione di donne che hanno sperimentato questa malattia sulla propria pelle e che si propone di creare una rete di aiuto e sostegno per chi è affetto da endometriosi. E a questo proposito, devo dire che la ricetta proposta per questo contest, o meglio, il suo autore, si adatta perfettamente a questi scopi benefici: Filippo La Mantia, infatti, è anche promotore dell’iniziativa. “ caponata for life” : chi la ordina, nel suo ristorante, regala automaticamente un euro ai bambini malati di Aids in Africa (circa10.000 euro/anno)! Cibi belli, ma anche...buoni! CONTEST "PER BENE" PESTO AGLI AGRUMI DI FILIPPO LA MANTIA Per 4 persone: 4 arance a spicchi a cui avrete tolto benissimo il filamento centrale bianco e amaro (togliere benissimo ogni parte bianca, amara, delle arance) 50 gr capperi sotto sale lasciati in ammollo a lungo (almeno mezz’ora) in acqua tiepida per dissalarli 200 gr di mandorle pelate un bel mazzetto di basilico fresco 50 cl di olio extra vergine di oliva Inserire gli ingredienti nel robot da cucina e frullare per circa due minuti, fino ad avere una crema omogenea. Utilizzare a crudo per condire pasta ma anche insalate, carni, pesce azzurro etc etc..
Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.itAlcuni giorni fa a Palermo si e'celebrato un matrimonio d'eccezzione ,tra la ballerina d'etoille Eleonora Abbagnato ed il calciatore del palermo Federico Balzaretti. Le cifre che girano attorno al matrimonio sono da capogiro,come possiamo immagginare...il vestito della sposa, una nuvola bianca del valore di 50.000€,di Dolce e Gabbana. La location e'stata la Cappella Palatina,cerimonia blindatissina!!! Tra i testimoni dello sposo,il calciatore bianconero Chiellini;le fedi sono state"scortate"dalle due bimbe di Balzaretti,di 5 e 3 anni. Volti noti tra gli invitati,tantissimi calciatori,il corpo di ballo dell'Operà di Parigi,i comici Ficarra e Picone, Eros Ramazzotti e Morgan. Ma passiamo a quello che, a noi food blogger, interessa di piu'..il banchetto nuziale!! Ma passiamo a quello che, a noi food blogger, interessa di piu'..il banchetto nuziale!! Paesagio bellissimo , si e'infatti tenuto a Mondello,Alle Terrazze,locale gestito dal cuoco Natale Giunta,volto noto per le settimanali partecipazioni alla trasmissione tv"La prova del Cuoco". Lo chef scelto dagli sposi,cui si e'affiancato Natale Giunta, e' Filippo La Mantia. La cucina vantava una brigata di almeno 20 persone!! il menu'e'un chiaro richiamo alla cucina e sapori tradizionali siciliani,in onore della sposa,tra le portate: Assaggini di cibo di strada Gambero rosso di Mazara con sorbetto di arancia sanguinella Parmigiana con cioccolato di Modica Timballetto di anelletti al forno Pasta col pesto di agrumi e la bottarga di tonno Tonno ammuttunnatu Il maialino di suino nero dei Nebrodi laccato con miele di zibibbo di Pantelleria e con insalatina di pomodorini e capperi. Segue poi un trionfo di pasticceria, sfoglie di cannolo, cassatelle, ed altro ancora. Il vino, bianchi e rossi rigorosamente siciliani, di una nota cantina. Mirtill@
Fonte: angolocottura.blogspot.itSedanini al pesto di agrumi Ingredienti: 300 g sedanini 2 arance Basilico 50 g di capperi sotto sale di Pantelleria 50 g di mandorle pelate di Avola 2 pomodorini di Pachino 2 acciughe sott’olio 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva 1 melanzana 100 g di caciocavallo ragusano Olio extravergine d’oliva Sale Cuocere la pasta in acqua bollente salata. Mettere l’olio a riscaldare in una padella. Tagliare le melanzane a fette e, quando l’olio è caldo, friggerle. Sbucciare le arance a vivo e mettere la polpa nel frullatore: aggiungere l’olio, il basilico, le mandorle, i capperi, le acciughe e i pomodori. Frullare per circa un minuto. Scolare la pasta e la mantecarle nel tegame sul fuoco con il pesto di agrumi, le melanzane fritte, una spolverizzata di caciocavallo grattugiato ed un filo di olio. Impiattare i sedanini aggiungendo il resto del caciocavallo grattugiato e qualche foglia di basilico. Questa ricetta è stata proposta dallo Chef Filippo La Mantia
Fonte: sianna-cuochi.blogspot.itEd ecco l'atteso (spero), ultimo (per ora) esperimento targato ricotta affumicata . Ma per questa miniserie nessun finale a sorpresa. Diciamo un finale aperto, considerato che sto cercando di farmi venire qualche altra ideuzza a tema. Del resto, lo avevo preannunciato che per un po' sarei stata insopportabilmente monotematica. Concludo, così (ma la ricotta affumicata tornerà. Un po' come Bobby Ewing in Dallas ^_^ ) con un risottino dai sapori contrastanti e irresistibili. Felice fine settimana! Maria Grazia Risotto affumicato ai fichi (per 3 persone) Ingredienti 300 g di riso Carnaroli 60 g di fondino di speck 30 g di ricotta affumicata 8 fichi 1/2 cipolla bianca 1/2 bicchiere di Pinot Rosa brodo vegetale (carota, sedano, cipolla, alloro) 3 cucchiai di olio extravergine di oliva olio extravergine di oliva qb (per saltare i fichi) Preparare il brodo vegetale con una piccola carota, un gambo di sedano, mezza cipolla bianca e una foglia di alloro. Tagliare la cipolla e tritarla finemente insieme allo speck. Far rosolare il trito in 3 cucchiai di olio evo per circa 5 minuti. Unire il riso e tostarlo per un paio di minuti, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno, affinché il riso non si attacchi al fondo del tegame. Unire il Pinot Rosa e continuare la cottura, bagnando regolarmente con qualche mestolo di brodo vegetale. Lavare i fichi, tagliarne a cubetti cinque ed unirli al riso a circa 5 minuti dalla fine della cottura. Una manciata di secondi prima di spegnere il fuoco, unire la ricotta affumicata grattugiata a lamelle (con una grattugia a fori grossi). In un padellino antiaderente e unto con poco olio extravergine di oliva, rosolare i fichi rimasti (e tagliati a fettine) per pochissimi secondi (non devono cuocere ma solo avere un aspetto lucido ). Impiattare il risotto e decorare ogni porzione con qualche fettina di fico. ~ Questa ricetta è stata selezionata da Chiara Maci e dallo chef Filippo La Mantia per Cuoco di Fulmine by Ponti. Sono così entrata a far parte della rosa dei cinque finalisti del web cooking game #BlindPlate Ponti
Fonte: cookinggrace-graceinthekitchen.blogspot.itTutte abbiamo l'idea di quale sapore... andiamo cucinando, con questo semplice condimento per la pasta dello chef Filippo La Mantia è tutta un'altra cosa.. una sorpresa di gusto da provare !! una felice settimana e baci grandi a tutti in particolare ai nuovi arrivati, grazie ♥ Filippo La Mantia è chef del ristorante dell' hotel Majestic a Roma E questa è una tra le ricetta preferite da sua moglie ( intervista a Elle ) quando le prepara un pranzo a casa ( chi non vorrebbe di tanto in tanto uno chef in cucina ... . ) è effettivamente un condimento per la pasta molto gustoso oltre che facile e veloce da preparare POMODORINI SECCHI MANDORLE E BASILICO dice lo chef : l'importanza della materia prima anche per una pasta al pomodoro "questo" deve essere ad doc per 4 persone : 280 g di linguine ( spaghetti ) 10 pomodorini secchi sott'olio 100 g di mandorle pelate caciocavallo ragusano ( caciocavallo ) basilico succo di un limone olio extra vergine d'oliva sale e pepe Tagliate a pezzetti i pomodorini secchi, tritate le mandorle e il basilico. Mettete tutto in una padella con un filo d'olio extra vergine d'oliva e il succo di limone. Mescolare bene con un cucchiaio di legno affinché tutti gli ingredienti si amalgamo bene. Intanto cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata e scolarla al dente. Versarla nella padella con il condimento, mantecare a fuoco basso e spolverare con caciocavallo. Aggiungere infine pepe macinato fresco e servire . images e recipe by me ♥
Fonte: coolchicstyleconfidential.blogspot.itQuesta è la settimana dei festeggiamenti per il cous cous, alimento di casa nella zona dell'Africa del nord occidentale, in Sicilia e in Sardegna. La prossima settimana avrebbe dovuto aver luogo a San Vito Lo Capo (Trapani) il tradizionale e festoso Cous cous fest, International Festival of Cultural Integration, all'insegna dell'invito "Change together", "Cambiate insieme ". Per motivi di sicurezza e nel rispetto delle misure anti-Covid la festa sarà rimandata a tempi migliori. Ma ci sarà. Nel frattempo non perdiamone lo spirito, cimentiamoci con questo alimento, facciamone ricette dolci o salate, da offrire ai nostri ospiti, pochi o tanti che siano. Perché il cous cous è un piatto che richiama lo stare insieme. me. Nel passato le donne si ritrovavano in gruppi per diversi giorni per lavorare la semola che avrebbe dato questi piccoli preziosi chicchi dorati che sarebbero poi stati conservati. Noi ce li troviamo già pronti, cuociono più rapidamente di pasta o riso. Li proviamo? Per la mia versione mi sono servita dei suggerimenti dello chef Filippo La Mantia. COUS COUS ALLE MAZZANCOLLE per 2 persone: 100 g di cous cous precotto 1 arancia un mazzetto di basilico 5 foglie di menta 50 g di mandorle pelate 10 g di capperi sotto sale 1 piccolo pomodoro verde origano olio evo di buona qualità 200 g di mazzancolle Mondare le mazzancolle privandole del carapace e del filo intestinale. Saltarle in padella con un filo di olio per pochi secondi, metterne da parte alcune intere e tagliare a tocchetti le altre. Pelare a vivo l'arancia, conservarne tre spicchi interi. In un frullatore mettere i rimanenti spicchi di arancia, la menta, il basilico, le mandorle, i capperi il pomodoro, l'origano, tre cucchiai di olio evo e, se occorre, un pizzico di sale. Regolatevi per la fluidità del pesto che volete ottenere aggiungendo eventualmente altro olio. Mettere il cous cous in una ciotola e coprirlo a filo con acqua leggermente salata già portata a bollore. Mettere un coperchio e attendere qualche minuto. Quando i chicchi avranno assorbito tutta l'acqua, sgranarli con una forchetta poi condirli con il pesto e i tocchetti di mazzancolle. Servire guarnendo ogni porzione con le mazzancolle intere e gli spicchi di arancia tenuti da parte e qualche fogliolina di menta.
Fonte: fatemicucinare.blogspot.it