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il risotto allo zafferano del Bistrot Canacacciuolo lalunasulcucchiaio.blogspot.it Chissà perché ci sono stata tante volte ma non mi sono mai soffermata a guardarle per bene. Ed ora eccoli lì l'alfiere e la regina, immobili nella nebbia che si scioglie come per magia lasciandoli liberi di stagliarsi nell'azzurro del cielo. Con i suoi 121 mt. d'altezza San Gaudenzio è da sempre il simbolo di Novara. Un simbolo che accomuna tutti, senza distinzioni, che cattura lo sguardo anche passando sull'asse autostradale che collega Milano a Torino: impossibile non vederla sovrastare la città. Mi sento ancora più piccola qui sotto con il naso all'insù lalunasulcucchiaio.blogspot.it dopo essere salita sino al secondo balcone della cupola, uno dei più significativi monumenti dell'architettura italiana frutto del genio di Alessandro Antonelli, aperto alle visite, e della suggestiva Sala del compasso, l'enorme strumento antico lungo ben 11 mt. che venne utilizzato dall'Antonelli per disegnare in scala 1:1 le volte che sorreggono la cupola. lalunasulcucchiaio.blogspot.it A 45 m. d'altezza si gode il panorama delle Alpi e degli ampi spazi della pianura padana non a caso Novara è definita Dolceterra tra i due fiumi, il Sesia e il Ticino per indicarne, non solo la dolcezza del panorama, ma anche la ricchezza di prodotti gastronomici che questa terra produce come i rinomati Biscottini di Novara originari del 1500, sono biscotti piuttosto semplici fatti di una pasta senza grassi lalunasulcucchiaio.blogspot.it composta solo di farina, zucchero e uova che dal 1852 il biscottificio Camporelli produce, secondo la ricetta originale, nel piccolo laboratorio proprio nel nucleo storico della città a due passi dalla Basilica, per trovarlo basta seguire il profumo, qui si sfornano 100000 biscottini al giorno, praticamente uno per ogni abitante della città. bicottificio Camporelli lalunasulcucchiaio.blogspot.it Ma la gastronomia di Novara è caratterizzata anche dal riso, dai formaggi e dai salumi; una cucina che per la sua semplicità si discosta da quella opulenta, variata e ricca tipica di Torino, del Monferrato o delle Langhe, qui il riso è ingrediente principe nella cucina, la ricetta più classica è la Paniscia, un primo piatto preparato con riso rosolato in un battuto di lardo, cipolla, burro e salame della duja, salume tipico conservato nel grasso, e fatto cuocere nel brodo vegetale con tutte le verdure impiegate nella preparazione del brodo stesso, come mi spiega con entusiasmo lo chef Gianpiero Cravero del Ristorante Convivium Chef Giampiero Cravero lalunasulcucchiaio.blogspot.it Ristorante Convivium, sempre in città, in una bella costruzione in stile liberty degli anni '30, Gianpiero definisce la sua cucina "trasversale", da assaggiare qui i piatti tipici del territorio reinterpretati in chiave moderna, il riso è proposto in diverse varietà prodotte in zona, come la polenta di riso Carnaroli con la casola leggera o il baccalà con riso rosso e giardiniera fatta in casa. riso rosso con baccalà e giardiniera leggera Giampiero Cravero allunasulcucchiaio.blogspot.it Ma continuando a parlare di riso e risaie, Luca dell'Azienda Rizzotti di Vespolate mi porta per mano nel magico mondo nascosto dietro un semplice chicco di riso, in questa piccola azienda nulla è lasciato al caso, è infatti una delle uniche aziende che esegue il processo di essiccazione naturale con l'uso di pellet. risi Rizzotti Vespolate lalunasulcucchiaio.blogspot.it Certo questo novarese sa anche conservare i preziosi sapori autentici come la gallina ripiena, un piatto ricco e laborioso che compare sulla tavola dei più nelle grandi occasioni; prevede un ripieno di carne di maiale, carne di vitello, spinaci, erbe aromatiche, uova fresche e le frattaglie della gallina stessa o la fideghina, salume tradizionale che annovera il fegato tra gli ingredienti, parente stretto del salam de la duja, quello della Paniscia per capirci, conservato nel grasso. Le mani esperte di Paola Naggi si muovono sicure e veloci mentre, nella sua cucina del Ristorante Impero, disossa la gallina ruspante e prepara l'impasto per la farcitura. Paola Naggi Ristorante Impero Sizzano lalunasulcucchiaio.blogspot.it Lavorando racconta delle sue avventure televisive, è stata una dei primi partecipanti alla trasmissione "la prova del cuoco", della sua infanzia passata in un angolo della cucina di questo che era il ristorante di famiglia, la gallina ripiena di Paola Naggi lalunasulcucchiaio.blogspot.it nelle sue parole si percepisce il profondo legame con la madre e con la zia e sorridendo dice: "e io che questo lavoro non lo volevo fare, ho studiato filosofia..." Tra le sue parole la malcelata emozione che ritrovo nei suoi piatti che comunicano passione, serenità e soddisfazione, professionalità, tradizione ed concretezza. Paola ha raggiunto la maturità e la consapevolezza di ciò che vuole e di tutto quello che non le piace in questo mondo della cucina troppo patinata. lo sformatino di cardi con fonduta al gorgonzola lalunasulcucchiaio.blogspot.it lalunasulcucchiaio.blogspot.it la mosse al cioccolato su crema di cachi di Paola Naggi lalunasulcucchiaio.blogspot.it Anche i formaggi sono importanti da queste parti il principale e a denominazione d’origine controllata è il gorgonzola, che deve essere prodotto e stagionato nella zona per assumerne la denominazione. Il gorgonzola è un formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, le cui screziature verdi sono dovute al processo di erborinatura, cioè alla formazione di muffe. Gorgonzola dolce e piccante di Palzola lalunasulcucchiaio.blogspot.it Si presenta quindi cremoso e morbido con sapore particolare e caratteristico, leggermente piccante il tipo dolce, sapore più deciso e forte il tipo piccante la cui pasta risulta più erborinata, consistente e friabile. Per goderne il massimo della cremosità è bene toglierlo dal frigorifero almeno mezz’ora prima di consumarlo. come nasce il gorgonzola DOP Palzola lalunasulcucchiaio.blogspot.it Entrambe sono prodotti con latte pastorizzato proveniente da stalle situate nella zona di origine con aggiunta di fermenti lattici e muffe selezionate che conferiscono le caratteristiche venature. la lavorazione manuale del gorgonzola Palzola lalunasulcucchiaio.blogspot.it La stagionatura si protrae per almeno 50 giorni per il tipo dolce ed oltre 80 giorni per il tipo piccante ma all'Azienda PALZOLA del Cosorzio Gorgonzola il profondo rispetto di questo prodotto viene prolungata la stagionanatura a 80 e 120 giorni per portare sul mercato un prodotto dalle qualità eccezionali; qui parte della lavorazione è ancora eseguita a mano con pazienza e amore. Lascio solo immaginare la cremosità all'assaggio. lalunasulcucchiaio.blogspot.it Questo ci insegna che ancora oggi possiamo, nonostante sia ritenuto poco attuale anche nell’agricoltura moderna, lavorare sempre più manualmente anche preservando la storicità di chi si è impegnato prima di noi in questa bellissima realtà. A Boca, poco distante, affascina la coltivazione della vite detta a maggiorina, il tradizionale sistema di allevamento formato da quattro viti che si sviluppano secondo i quattro punti cardinali, è ancora presente in molte vigne e facilmente riconoscibile, anche se buona parte di esse è stata convertita a sistemi più moderni e maggiormente diffusi. Azienda Le Piane Boca vigneto coltivato a maggiorina lalunasulcucchiaio.blogspot.it Starei ore ad ascoltare i racconti della Signora Chiara dell'Azienda Le Piane, mi spiega che qui il terreno porfido di origine vulcanica, ghiaioso in superficie è unico nel suo genere in Italia Il clima mite delle Prealpi con autunni caldi, privi di nebbia e il sole dell’esposizione a sud, ma con escursioni termiche importanti, sono le basi per una ottima maturazione dell’uva. Le colline a nord impediscono l’arrivo dei venti freddi. Rese basse favoriscono uve sane e mature. Tutte le vigne sono immerse nei boschi di un parco naturale che favorisce il ricco sviluppo di flora e fauna. Boca, Maggiorina e Mimmo solo alcune delle prestigiose etichette prodotte. Maggiorina Le Piane lalunasulcucchiaio.blogspot.it Prestigioso è anche il Bistrot Canavacciuolo, il nuovo indirizzo in città, proprio sotto i portici del Teatro Coccia. Ottima l’idea di Antonino di affiancare all’impegno principale quello del due stelle Micheline Villa Crespi e alle tre collaborazioni: Il Boscareto Resort a Serralunga d’Alba, Villa Cordevigo Wine Relais a Cavaion Veronese, Laqua Charme & Boutique a Meta di Sorrento), il nuovo Canavacciulo caffè & bistrot nello spazio completamente ristrutturato del Teatro Coccia. Bistrot Canavacciuolo Novara lalunasulcucchiaio.blogspot.it Pelle, ottone, resine, onice messi assieme in un mix eclettico fanno da cornice alla cucina: lo stile è quello a cavallo tra i '50 e i '60 con un accostamento inaspettato di materiali, non nascondo che in alcuni pezzi mi sono rivista bambina, un locale multitasking dalla colazione, e vi assicuro che la sfogliatella napoletana c’è, al dopo teatro passando dalla veloce pausa-pranzo all'aperitivo, con contorno di centrifughe, caffè e cocktail. sfogliatelle del Bistrot Canavacciuolo lalunasulcucchiaio.blogspot.it Dal menù la parmigiana partenopea con una mousse di Grana Padano e un milanesissimo risotto allo zafferano e l'immancabile bunet piemontese. Una pausa di relax non può mancare, un angolo silenzioso immerso nella natura a cinque minuti dal centro, a Lumellogno, alla Torre dei Canonici, un antico casale del'400 ristrutturato con gusto, dove coccolarsi e ritrovare i sapori del territorio a colazione. altare dei Canonici a Lumellogno lalunasulcucchiaio.blogspot.it Ma c'è un luogo in questo variegato territorio in cui io, e sicuramente tanti altri, mi sono persa, ad Orfengo, a due passi da Novara c'è la sede di Sambonet Paderno S.p.A, per chi ama cucinare è il paese di Bengodi dove nascono pentole, padelle, posate e ogni altro tipo di accessorio per la cucina e la tavola. La sede della Sambonet-Paderno Spa lalunasulcucchiaio.blogspot.it Sambonet, fondata nel 1856 dall'orafo Giuseppe Sambonet, ha dimostrato negli anni una decisa aspirazione verso la modernità. Per questo la ricerca dello stile, della forma, della funzionalità e l’adattamento ai nuovi stili di vita è sempre stata imprescindibile dalla ricerca del riconoscimento del mercato. Per favorire questa ricerca di concordanze tra design-industria e mercato, è stato costituito un centro di progettazione Sambonet, formato da un gruppo di giovani designer che si avvalgono dei più avanzati strumenti di disegno e prototipazione. Risalente al 1925 e rilevata dai fratelli Pierluigi e Franco Coppo nel 1979, attuali proprietari del Gruppo, Paderno rappresenta oggi il partner di riferimento per i professionisti della ristorazione e per appassionati gourmant, grazie alla vasta gamma di articoli da cucina, di pentolame e utensili affini. la produzione della posateria Sambonet lalunasulcucchiaio.blogspot.it Con la gentilissima Giulia ho avuto modo di vedere da vicino la produzione e di stupirmi davanti alla cura dei minimi dettagli, come per le posate forgiate una alla volta. Che dire vorrei essere dimenticata nell'outlet, anche se già mi perdo nel sito sambonet.it . Pentolame Sambonet-Paderno lalunasulcucchiaio.blogspot.it Che dire: un Novara che non ti aspetti e dove sicuramente tornare perché le cose da scoprire non sono finite. Un ringraziamento particolare per la simpatia e la gentilezza a Paola, barbara e Paola di ATL Novara Baluardo Quintino Sella, 40 Novara e alla presidente Maria Rosa Fagnoni. www.turismonovara.it www.facebook.com/atlnovara Ristorante Convivium Baluardo Lamarmora Novara Bistrot Canavacciuolo Piazza Martiri della Libertà Novara Caffè Ristorante Impero Via Roma 13 Sizzano No www.palzola.it Azienda Le Piane Boca No www.sambonet.it www.risorizzotti.com www.latorredeicanonici.com Altri momenti di questa e altre esperienze le puoi vedere seguendomi qui https://instagram.com/lalunasulcucchiaio/ https://www.facebook.com/Lalunasulcucchiaio https://mobile.twitter.com/sul_luna

Fonte: lalunasulcucchiaio.blogspot.it

Non maledire ciò che viene dal cielo. Inclusa la pioggia. Non importa cosa ti precipiti addosso, non importa quanto violento il nubifragio o gelida la grandine; non rifiutare quello che il cielo ti manda! Elif Shafak, La bastarda di Istanbul “Giornata uggiosa…” sospira la mia voce a bitchy , mentre si avvolge nel suo boa di struzzo. “Ti correggo, giornata piovosa assai. Tempo da libri, the o cioccolato caldo…al massimo scrivo un po’ per il blog, che ho ignobilmente trascurato” rispondo. “Se fosse una creatura vivente e senziente, sarebbe morta di fame e di sete…” ribatte la mia voce a bitchy , mentre si accende la sua Gauloaise “Ma chi? Ma cosa? Il Blog?” rispondo tossicchiando, perché mi ha sbuffato del fumo in faccia. “In effetti…sono stata una madre ignobile in queste ultime settimane e recupererò! – continuo – “ma potresti, per favore smettere di sbuffarmi del fumo in faccia? Non è da te essere così poco elegante” ribatto. “Va bene…ma, dopo che hai scritto, vai ad impastare qualcosa di buono, vero?” mi sussura la mia voce a bitchy , piegando lievemente la testa da un lato e sorridendo – la sua intenzione è quella di essere gentile, ma ha lo sguardo del gatto che ha ingoiato il canarino. Canarini permettendo, il silenzio dal blog non è dovuto ad una pausa, perché in realtà nelle scorse settimane, tra le tante cose, ho fatto del cucinaggio matto e disperatissimo. Intanto, questo 2016 è iniziato con i festeggiamenti per i 50 anni di matrimonio dei genitori della sottoscritta, come avevo scritto nel post della Bakewell Tart . Quindi, il giorno dell’Epifania abbiamo festeggiato in quel di Roma, con tanto di cerimonia nella chiesa dove 50 anni fa i miei genitori dissero sì. Il giorno prima fu una giornata assai ricca di pioggia, ma il 6 gennaio il sole ci diede un caldo abbraccio, rendendo i festeggiamenti ancora più piacevoli. Le settimane successive ci hanno visto – perché ha partecipato anche la mia voce a bitchy – impegnate nei preparativi per la cresima del mio uomo piccolo e anche dei miei ragazzi del mercoledì. Però, in veste di mamma il mio obiettivo era quello di preparare in casa tutta la festa, sacchetti per i confetti inclusi, e di farla ovviamente senza glutine, senza lattosio e senza proteine del latte. A parte la torta, perché l’uomo piccolo desiderava ardentemente il Profiterole e per me la pasta choux è un Himalaya da scalare, ma ci arriverò. Comunque preparare un buffet per 16 persone, con ricette tipiche veneziane, è stata una bella avventura Curiosi di sapere il menù? Eccolo. § Per la ricetta del primo mi sono liberamente ispirata ad una ricetta dello chef Antonino Cannavacciuolo. §§Per queste ricette tipiche mi sono affidata alle conoscenze di mia suocera, che mi ha insegnato a farle in un intenso pomeriggio di cucinaggio matto e disperatissimo. Mia suocera, mia mamma ed io, tutte e tre davanti ai fornelli, cucinando senza glutine senza lattosio e senza proteine del latte, con tantissimo gusto e tanto divertimento. La cerimonia è stata celebrata il 24 gennaio ed è stata intensa, anche grazie alla presenza del Patriarca e alle sue parole gentili e forti. La festa a casa, con la famiglia di sangue e di cuore, cui mancava solo il pezzo americano, ardentemente presente nei nostri pensieri e cuori, è stata bellissima, piena di risate, ciacole e affetto…con un piccolo incidente di percorso, perché il Profiterole non era ripieno di crema al cioccolato…abbiamo sfiorato la crisi. A parte l’incidente diplomatico del profiterole, è stata proprio la festa che l’uomo piccolo desiderava, come ciliegina sulla torta di un suo momento di vita importante. Anche il buffet è stato gradito da tutti, a riprova che cucinare #senza non significa affatto senza gusto! Anzi! Finito Gennaio, è arrivato Febbraio. Purtroppo, causa malanni stagionali e anche piogge il Carnevale quest'anno non lo abbiamo celebrato, se non fosse che il penultimo giorno, febbricitante e con l'emicrania, mi sono messa a friggere le castagnole marchigiane , ma con una farina diversa ( Il Pane di Anna per dolci senza glutine e senza lattosio e senza proteine del latte) e ho fatto i galani o crostoi! Sono venuti talmente buoni che non ho fatto in tempo a fotografarli. Sarà per il prossimo Carnevale. Per farmi perdonare, qualche scatto dello scorso anno...martedì grasso 2015 con un sole meraviglioso. Lasciando che il sole brilli sempre nel cuore, ringrazio tutti coloro che sono passati a trovarmi qui sul blog e sulla mia pagina di Facebook , grazie per l'affetto! Sono ritornata e ho anche un sacco di ricette. Buona settimana, cari!

Fonte: fabipasticcio.blogspot.it

Gragnano, nell’antica piazza S.Leone, oggi Piazza Marconi, all’interno della galleria commerciale Garofalo, che fu sede dell’omonimo pastificio. E’ qui, che lo chef Giulio Coppola, 29 enne, con le idee ben chiare, ha caparbiamente voluto il suo ristorante, che da circa 3 anni gestisce con la fidanzata Camilla. Allievo dello stellato Antonino Cannavacciuolo, come lui ha frequentato l’istituto alberghiero di Vico Equense e, ricorda, già dall’età di 13 anni guardava affascinato sua mamma o sua nonna cucinare e cominciava a rubare i segreti di cucina. Fortemente attaccato alla sua città e al suo territorio, realmente sostenitore del Km 0 per i prodotti che usa nella sua cucina: nessun nome ampolloso per le sue forniture, Giulio si affida ai piccoli produttori locali, e così, e non potrebbe essere altrimenti, anche e soprattutto per la pasta, che manco a dirlo, è quella dei pastifici locali. Ci accomodiamo nella bella sala, non ampia, ma accogliente, alle pareti quadri della Gragnano e della Valle dei Mulini dei tempi andati. Inusuale, ma non troppo, considerato il posto, una parete che dà all’esterno della sala: costituita da una vetrina con vari tipi di pasta, contribuisce a dare luminosità alla sala, mentre un’altra parete è caratterizzata da bottiglie vuote- Ci accomodiamo, e sbirciamo con malcelata indifferenza nei piatti degli altri commensali, cominciando ad avere già l’acquolina..qui non c’è menù, tutto dipende dalla disponibilità del giorno, per cui ci affidiamo allo Chef. Giulio ci conquista subito con lo “ scalda animo ”: una sorprendente quanto delicata versione di un cibo di strada, che si veste di nuova eleganza: il brodo di polipo con gamberi di nassa, seppia cruda, vongole e rosmarino, accompagnato da un crostino di pane caldo, il tutto fatto fuori in men che non si dica… ci vorrebbe il bis… cosi, nell’attesa della seconda portata ci buttiamo sui pani, giunti in tavola ancora caldi e fragranti: un bell’assortimento di gusti, pani morbidi o croccanti, ci sono anche frittelle e focaccia… Le pietanze che seguono, alcune dalla presentazione molto singolare, sono un crescendo di sapori e profumi, che si snodando in un singolare percorso tra mare, terra e cucina povera, tra semplicità e garbo, talvolta un tocco di glamour dato dai petali di tartufo bianco, o dalle tecniche di cottura che rendono accattivanti ingredienti non proprio tali… Seppia scottata, su tagliatella di zucca e sfumature al nero di seppia…la tecnica di scottatura della zucca, la rende particolarmente appetibile… Bocconcino di cernia rossa con verdurine disidratate: i profumi si diffondono non appena si rompe la crosta che chiude ermeticamente il contenitore di cottura… Polipo scottato su maionese di cavolfiore, con pomodoro confit, limone e (un’eterea) cialda al nero di seppia… un tantino di limone in meno, non sarebbe stato male… Calamaro dorato con insalatina croccante di carciofi: ideale il punto di frittura e la croccantezza del calamaro, troppo accentuato il gusto di limone della marinatura dei carciofi. Ma qui va chiarito, per quelli che ancora non lo sanno, che Milady non ama molto i sapori acidi, quindi è una questione di gusto personale, considerato che per l’altra commensale, la preparazione era abbastanza equilibrata. Uovo in purgatorio: una versione bianca, “nobilitata” da petali di tartufo bianco, e con uno sfizioso sughetto con cipolle, che ci ha letteralmente obbligato alla “scarpetta”: si, non è fine, ma… quann ‘nce vo’ , nce vo’. i primi: dai classici Paccheri di Gragnano con sfoglie di seppia, vongole, cime di rapa e pomodorini, alla “munnezzaglia”, la pasta mista con ceci, baccalà e lattuga di mare: la croccantezza di quest’ultima aggiunge sfiziosità alla cremosità dei ceci. A questo punto preghiamo Giulio di fermarsi, siamo ormai piene e vorremmo passare ai dolci, ma ecco che arrivano ancora due secondi: Una scaloppa di ricciola, su vellutata di zucca con panna acida e lamelle di tartufo bianco, e un insuperabile agnello in doppia cottura, tenero e delicato e non secco, cosa non frequente per questo tipo di carni. Ma ora, reclamiamo a gran voce i dolci, Giulio è costretto a capitolare: Una sfiziosa bruschetta alla nocciola e pistacchio, affogata al caffè, un classico, delizioso pasticciotto crema e amarena di frolla allo strutto, tiepido e fragrante e un vassoio di piccola pasticceria della casa, che costituirà la nostra…doggy bag. Prima di congedarci, Giulio Coppola ci presenta il suo aiutante in campo, Carmine Sorrentino, e ci strappa la promessa di tornare ad assaggiare altre sue specialità… torneremo, senza ombra di dubbio!!! qui troverete altre foto della giornata. La Galleria Ristorante Piazza Guglielmo Marconi, interno Galleria Garofalo Telefono +39 081 873 30 29 . [email protected] Gragnano [Napoli] si parcheggia facilmente in strada.

Fonte: maisonmilady.blogspot.it

Una pasta come la famosa "Benedetto Cavalieri" merita un po' di impegno, soprattutto la Prima Volta . Acquistata una domenica uggiosa di primavera, -giusto nel momento in cui il tempio dei gastrofighetti Eataly! Manco a dirlo; -) pullulava di annoiati vogliosi di dare un senso alla propria giornata- è precipitata nella dispensa di casa, tra le altre altezzose del gruppo... Lei però, pur essendo l'ultima arrivata, si è fatta fin da subito un po' notare... (enoooorme... migliorassero un pochetto stò packaging, non sarebbe male!). Avendo questo gioellino in casa, la scelta di assaggiarla quanto prima è diventata una priorità. Pacchetto alla mano, l'ho girato e rigirato tra le mani un po' perplessa sul da farsi; buttarla nella cesta della spesa è stato semplice, pensare a cosa realizzarci poi, lì per lì non mi è passato neanche per la testa. L'idea mi è venuta in seguito, insieme ad un grande appetito, guardando in tv il mitico Chef Antonino Cannavacciuolo (esilarante personaggio a mio avviso, oltre che Maestro indiscusso). Io ho apportato qualche modifica di mio gusto al piatto e mi tocca riconoscere che il risultato ha reso onore alla qualità della pasta in questione. Grazie Chef! SPAGHETTONI CON CREMA DI MELANZANE, POMODORINI E FETA INGREDIENTI per 4 persone: 300 gr. di spaghettoni ( Benedetto Cavalieri ) 1 melanzana viola (grande) 10-15 pomodorini datterino 50 gr. di feta 2 rametti di origano fresco 100 ml. di brodo vegetale 1 cucchiaino di olio all'aglio olio EVO q.b. sale e pepe q.b. PREPARAZIONE: lavate e spuntate la melanzana, tagliatela in due nel senso della lunghezza e ungetela con un filo di olio EVO; sistematela in una teglia e infornate a 170° per circa un'ora. Trascorso il tempo di cottura, prelevate la polpa della melanzana aiutandovi con un cucchiaio. Trasferite la polpa in un frullatore, unite qualche fogliolina di origano, l'olio all'aglio e frullate aggiungendo del brodo fino a raggiungere una consistenza cremosa; infine unite un filo di olio EVO e regolate di sale e pepe. Riempite una pentola di acqua e portatela ad ebollizione, salatela e cuocete gli spaghettoni. Nel frattempo, lavate i pomodorini, tagliateli a metà, salateli e fateli saltare in padella con un filo di olio EVO per 3-4 minuti; aggiungete qualche fogliolina di origano fresco e metà della crema di melanzane. Appena la pasta sarà cotta, scolatela e mantecatela direttamente nella padella con i pomodorini e la crema. Sistemate sul fondo di ogni piatto un velo di crema di melanzane, adagiate sopra gli spaghettoni e terminate il piatto con un filo di olio EVO e la feta sbriciolata.

Fonte: feelcook.blogspot.it

Antonino Cannavacciuolo Villa Crespi Dal Sud al Nord Italia, fusione di sapori e piaceri: Antonino Cannavacciuolo Antonino Cannavacciuolo Chef patron del Ristorante Hotel Villa Crespi ad Orta San Giulio, pluripremiato con due stelle Michelin, e riconoscimenti nelle guide italiane più importanti che lo annoverano tra gli chef più distinti. Un uomo, un ragazzo dal temperamento forte e determinato…allegria, costanza, passione, istinto. Un’artista: si destreggia con abilità giocando con i prodotti della Sua amata terra partenopea, integrandoli, mixandoli e combinandoli con quelli Piemontesi, terra del suo amore, terra di sua moglie. Niente limiti, niente scrupoli, osa, cambia, tenta….un crescendo di approvazioni, consensi e sorrisi da parte dei commensali: il regalo per lui più grande. Ascolta consigli, accetta le critiche e non lascia nulla al caso, la cosa più importante per lui è che il messaggio dei suoi piatti venga compreso. Le presentazioni delle sue creazioni, sono il suo modo di comunicare quello che sente, la sua interiorità, la sua arte. Chi con una canzone, chi con una poesia, chi con film…lo Chef Antonino Cannavacciuolo è un artista che coinvolge gli spettatori con i colori, gli accostamenti ed i sapori. Non abbandona la tradizione e la semplicità dei sapori, cucina mai banale, sempre sorprendente, utilizzo di materie prime d’eccellenza fusine tra il passato ed il presente per una cucina mediterraneo -creativa d’eccellenza. Non scorda mai le sue origini, il duro inizio nelle cucine, la “gavetta”; la determinazione a crescere, la volontà di imparare; nel 2000 ha effettuato importanti stage in rinomati ristoranti francesi come l’”Auberge de l’Ille” 3 stelle Michelin a Illerhausen e il “Ristorante Buerehiesel” sempre 3 stelle Michelin. E poi la fermezza, la tenacia, la costanza….una ricerca continua, volontà di sorprendere e sorprendersi, giocando, ispirandosi, crescendo, e come il suo amato mare, in costante fermento e movimento…il bello, è, che non ha ancora finito! A scuola di cucina da Antonino Cannavacciuolo Osservare e apprendere i segreti della cucina due stelle Michelin dello Chef Cannavacciuolo con due ore di corso di cucina per imparare a preparare deliziosi piatti e metterli subito in pratica per sorprendere i Vostri ospiti a casa. Tutti i giorni su richiesta dalle ore 09.30 alle ore 11.30 presso le cucine con l'intera brigata di Villa Crespi. Muniti di grembiule personalizzato, ricettario e certificato di partecipazione affronterete una lezione ricca di curiosità e aneddoti dell'arte culinaria. A fine corso è possibile abbinare il pranzo proprio con le portate preparate durante la lezione. Tariffe per persona con pranzo (bevande non incluse): * Euro 230,00 se cliente individuale * Euro 180,00 se due persone * Euro 120,00 da tre a sei persone Tariffe per persona per il solo corso di cucina: * Euro 145,00 se cliente individuale * Euro 120,00 se due persone * Euro 95,00 da tre a sei persone Per ricevere maggiori informazioni e/o per prenotazioni, scriveteci a [email protected] La cucina economica ha selezionato per voi una ricetta di Antonino Cannavacciolo, riso affumicato con broccoli e vongole . Ingredienti per 4 persone Per i broccoli 4 broccoli 2 spicchi d’aglio olio extravergine di oliva sale e pepe Per il limone candito 3 limoni ½ l di sciroppo al 50% Per il risotto 400 g di riso Carnaroli Acquerello 2 l di brodo vegetale 150 g di cime di rapa 1 kg di vongole veraci 100 g di burro 100 g di Grana Padano grattugiato 1 cucchiaio di succo di limone olio all’aglio (ottenuto frullando aglio crudo senz’anima in olio exravergine nella proporzione di 1 a 3) 1 spicchio d’aglio senz’anima peperoncino vino bianco olio extravergine di oliva sale e pepe Per l’ “affumicatura” 2 mozzarelle affumicate PROCEDIMENTO Per i broccoli Sbollentare in acqua salata i broccoli e raffreddarle in acqua e ghiaccio. Soffriggere l’aglio nell’olio, unire i broccoli e portare a cottura con il coperchio. Frullare, regolare di sale e di pepe e passare al setaccio. Per il limone candito Tagliare il frutto in 8 parti, privarlo dei semi e sbianchirlo più volte in acqua bollente. Coprire i limoni di sciroppo e candirli finché non diventano traslucidi. Aprire le vongole classicamente con olio e vino bianco. Per il risotto Tostare il riso a secco, bagnare con il brodo vegetale e l’acqua di vongole, a ¾ di cottura aggiungere le cime di rapa, precedentemente sbollentate e saltate con olio, aglio e peperoncino, poi 4 cucchiai di purea di broccoli. Quando il riso sarà cotto incorporare il burro, il Grana Padano, 40 g di limone candito a brunoise, il succo di limone, qualche goccia di olio all’aglio e dell’olio extravergine di oliva. Regolare di sale e di pepe. Per l’"affumicatura" Spezzettare grossolanamente le mozzarelle affumicate, metterle in una ciotola di vetro, coprirle di pellicola da cucina e passarle nel microonde a velocità minima fino al rilascio della parte liquida. Finitura Inserire il risotto mantecato sulle fondine dentro un disco del diametro di 10 cm, appoggiare sopra le vongole aperte e con l’ausilio di due cucchiai creare una quenelle di purea di broccoli. Sfilare il cerchio e colmare lo spazio intorno al riso con il siero affumicato. credit/ilgustoperlaricerca.org/villacrespi.it

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Ho conosciuto questo chef attraverso la televisione e sono rimasta affascinata dalla genialità con cui trasforma la semplicità e la freschezza in piccoli capolavori. Aggiungo volentieri anche le sue ricette a quegli "esercizi" cui voglio applicarmi per imparare a cucinare. Speriamo bene! RISOTTO CACIO E PEPE 300 g riso Carnaroli brodo vegetale 50 g pecorino 50 g Parmigiano reggiano 40 g burro sale e pepe prezzemolo Tostare il riso in una casseruola ampia senza condimento muovendo spesso con un cucchiaio di legno. Aggiungere gradualmente il brodo vegetale caldo e portare a a cottura da tenere al dente. Completare fuori fuoco con i formaggi grattugiati, il burro e una generosa macinata di pepe. Lasciar mantecare qualche minuto e servire con scaglie di pecorino, un'altra macinata di pepe, qualche ciuffo di verde per dare colore.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Ci siamo innamorati di questo panino a prima vista, è stato presentato da Antonino Cannavacciuolo in una delle puntate di cucine da incubo...ed eccolo adesso realizzato da me per il compleanno di mio figlio...non lo lascerò più! Per 8 panini servirà... 24 fette di pane da tramezzino con fetta grande...spennellare di burro e private della crosta esterna...infornate sotto il gril per dorarle... pomodori tagliati a fette ...uovo cotto all'occhio di bue...insalata lattuga con dentro petto di tacchino grigliato e tagliato a listarelle e condita con solo maionese...bakon arrostito in padella...

Fonte: cucinachetipassa.blogspot.it

Quante volte sfogliando una rivista di alta cucina o gironzolando nel web ci siamo imbattuti in piatti golosi creati da noti chef e ci è venuta voglia di riassaporarli a casa, a me è capitato spesso. Ma la mancanza della ricetta e soprattutto degli ingredienti utilizzati rende difficile l'impresa. Proprio lo stesso pensiero che ha spinto un gruppo di amici a dare vita ad un progetto ambizioso, quello di rendere disponibile, a casa propria, uno chef virtuale, una ricetta stellata, con gli ingredienti esclusivi, scelti con cura, è nata così L’ Architettura del Gusto . Sono nate così ricette di facile esecuzione e di sicuro successo, che gli Chef si sono prestati a video registrare, per rendere ancora più semplice la loro reinterpretazione. Antipasti, primi piatti, secondi e dessert firmati da proporre agli amici per sentirsi un po' chef, come questi tagliolini davvero golosi I tagliolini all'uovo con zuppetta di pomodorini alla maggiorana, carciofi o violetto di Brindisi e quenelle di ricotta di pecora è il primo piatto pensato da Fabrizio Tesse , milanese di origine, si diploma alla scuola alberghiera di Arona e qui inizia la sua carriera presso la “Taverna del Pittore”, che ai tempi vantava una stella Michelin. In questi anni impara la disciplina di brigata, l’organizzazion e le regole fondamentali del lavoro di gruppo. E’ però il “Caffè Groppi” di Trecate che segna una svolta importante nella sua carriera, infatti, dopo una breve esperienza come chef all’Hotel “La Bussola”, decide di ritornarvi. Le sinergie tra lo chef e lo storico staff regalano al locale la prima stella Michelin. Dopo un’esperienza formativa ed illuminante in Spagna, tornato in Italia, si trasferisce in Liguria, prima ad Arma di Taggia al ristorante “La Conchiglia” e successivamente ai “Balzi Rossi” di Ventimiglia. L’arrivo al “Villa Crespi” di Orta San Giulio segna il suo ritorno in Piemonte dove la sua fantasia può prendere forma, grazie anche all’appoggio dello chef Antonino Cannavacciuolo, fregiato di due stelle Michelin, che lo definisce “un purosangue nato" attualmente è lo chef della Locanda d'Orta con una stella Michelin. Nella confezione per la ricetta dello chef Fabrizio Tesse della “ Locanda d'Orta ”, Orta San Giulio (NO) ci sono: Tagliolini all’uovo 250 g.
Pomodorini 370 g.
Carciofini di Brindisi 310 g.
 Ingredienti aggiuntivi da reperire: 120 g di ricotta di pecora
aglio
maggiorana
aneto e fiori edibili per guarnizione
sale e pepe q.b. La video-ricetta http://www.architetturadelgusto.com/index.php/it/videoricette/10-videoricette/15-locanda-di-orta-videoricetta
 Procedimento (X 4 pers.) Scolare i pomodorini e saltarli in una padella antiaderente precedentemente riscaldata. Successivamente, con l’ausilio di un frullatore a campana, frullare i pomodori aggiungendo maggiorana fresca e olio extra vergine di oliva, ottenendo un’emulsione. Passare la salsa in un passino a maglie fini. Scolare i carciofi dall’olio, utilizzare quest’ultimo come base per la preparazione dei tagliolini. Riscaldare l’olio con due spicchi d’aglio privati dell’anima: una volta dorato aggiungere i carciofi tagliati a julienne. Portare ad ebollizione una pentola di acqua precedentemente salata ed immergervi i tagliolini. Dopo pochi minuti di cottura scolarli ed unirli ai carciofi facendoli saltare in padella per qualche minuto, regolando di sale e pepe. Impiattare in una fondina mettendo la salsa, ottenuta con i pomodorini grigliati e maggiorana, leggermente intiepidita ed adagiarvi i nidi di tagliolini ed i carciofi. Per la finitura: con l’ausilio di due cucchiai da minestra formare delle quenelles di ricotta ed adagiarne una sui tagliolini. Guarnire con qualche cimetta di aneto fresca, fiori edibili e portare in tavola. Nella confezione è presente anche il vino in abbinamento consigliato dallo chef Langhe Arneis Doc, Azienda Agricola del Cavaliere, da servire ad una temperatura di 8/10º C gradi. Insomma un kit completo per vivere un'emozione prima ai fornelli poi a tavola. I fratelli Cerea, Davide Palluda, Enrico Bartolini, Paola Naggi, Fabio Barbaglini e molti altri nomi noti ogniuno con il proprio piatto da portare sulla tua tavola, io sto già pensando alla mia prossima cena tra amici. Qui trovi tutte le informazioni per ricevere le confezioni comodamente a casa www.architetturadelgusto.com

Fonte: lalunasulcucchiaio.blogspot.it

Lenticchie e salsiccia . Come dire il cacio sui maccheroni. E non solo perché insieme stanno proprio bene, come la sottoscritta davanti ad una Sacher, ma per via di quella leggera brezza che ci schiaffeggia appena mettiamo il naso fuori di casa. Condizioni atmosferiche esagerate? Ma no, solo che nella piazza del paese ormai prendono l'aperitivo le lepri artiche e stamattina un bue muschiato mi ha fatto ciao con la zampa. Quisquilie, direbbe Totò. Quisquilie che risolvo con un piatto robusto e caldo, come le lenticchie e salsicce della mia amica Roberta. Partiamo da un grande preambolo. Il fatto che io abbia un blog non vuol dire che io sia Cannavacciuolo senza barba e panza (oddio per la panza...)

Fonte: lemporio21.blogspot.it

INGREDIENTI 8 Gamberi rossi 350 g Riso n° 1 Cipolla n° 2 Carote n° 2 coste di Sedano 100 g Prezzemolo n° 1 Limone n° 1 Arancia Sale q.b. Pepe q.b. Olio q.b. PREPARAZIONE Pulite i gamberi e privateli della testa. Mettete in una pentola olio, cipolla, carote e sedano. Fate soffriggere leggermente e aggiungete le teste dei gamberi. Versate dell'acqua fredda e aggiungete prezzemolo, una buccia di limone e una di arancia. Portate quindi a ebollizione. Togliete infine le impurità del gambero. Fate cuocere per 20 minuti, passate al colino e filtrate. Fate tostare il riso in una padella calda, aggiungete il brodo e portare a cottura. Mantecate con olio, sale, buccia grattugiata di arancia e limone, succo di limone. Fate una tartare di gamberi, metteteli in una ciotola. Quindi aggiungete olio e sale. Impiattate il riso, aggiungete del prezzemolo e delle quenelle fatte con i gamberi. Tratto da Antonino Cannavacciuolo in "Il piatto forte è l’emozione - 50 ricette dal sud al nord” Ed. Einaudi Stile Libero Extra

Fonte: pescheriabonito.blogspot.it

Io e la fantasia siamo come il polo Sud e il polo Nord, ci amiamo forse ci stimiamo anche ma solo da lontano, ecco perché avrei fatto bene a non partecipare a questa sfida di mtc e stava per succedere. Una sfida dove la fantasia dovrebbe essere al primo posto e so che ci saranno delle vere meraviglie, potevo saltarla il mio posto in classe me l’ero guadagnato con la sfida precedente, ma solo mettendosi in gioco anche in sfide che non ci rappresentano possiamo crescere e poi la cucina è gioia bisogna pur esprimerlo. La mia proposta è semplice e poco fantasiosa, però è gioiosa mi piacerebbe solo non deludere e ottenere almeno la sufficienza. La sfida consisteva in una MysTeryCloche : creare una ricetta con 4 dei 7 ingredienti proposti, FRAGOLE, RISO, FARAONA, TRIGLIA, PISTACCHI, CAFFE’, LIMONE, più qualche ingrediente base disponibile. Dovendo eliminare faraona e triglie, per l’impossibilità di trovarle o per il periodo o per lontananza da un buon mercato del pesce, ho dovuto concentrarmi sugli altri ingredienti. GELEE CON FRAGOLE, CHIPS DI RISO E CRUMBLE AI PISTACCHI Cubo di gelee con fragole 500 g di fragole 9 g di gelatina in fogli 100 g di zucchero 1 bicchierino di grappa alla fragola Buccia limone a filamenti brinati Ammorbidite in acqua fredda i fogli di gelatina. Frullate 200 g di fragole, mettetele in un pentolino, aggiungete lo zucchero e fatelo sciogliere. Portate ad ebollizione poi togliete dal fuoco e incorporate i fogli di gelatina ben strizzata, mescolate bene e aggiungete la grappa alle fragole e lasciate raffreddare. Tagliate a fettine le altre fragole e mettetele in una coppa, aggiungete il passato di fragole con la gelatina, amalgamate bene poi trasferite nello stampo o in stampini monodose e mettete a raffreddare per una notte. Chips di riso 100 g di riso Roma 350 ml di acqua buccia di un limone timo limone olio di girasole per friggere Questa è un procedimento/ricetta preso da un video dello chef Cannavacciuolo In un pentolino fate cuocere il riso, con le bucce di limone e l’acqua fino a quando avrà assorbito tutta l’acqua e sarà perfettamente cotto, eventualmente aggiungete ancora un goccio d’acqua. Frullate il riso cotto con le scorze di limone fino a quando otterrete una crema vellutata. Spalmate la crema di riso in uno strato sottilissimo su un tappetino in silicone o su della carta forno appoggiata su una teglia. Infornate la teglia e il tappetino in forno preriscaldato a 100 °C per circa un ora o fino a quando la sfoglia sarà asciutta. Quando volete usare la sfoglia di riso, rompetela in pezzi grossolani, riscaldate a 170 °C l’olio di girasole e friggete i pezzi di cialda per pochi secondi, si accartocceranno e gonfieranno in pochi secondi diventando croccantissimi, scolateli trasferiteli su della carta da cucina o per fritti. Le chips di riso sono pronte Crumble ai pistacchi 50 g di burro 50 g di zucchero di canna 50 g di pistacchi (tritati molto sottili) 50 g di farina Amalgamate tutti gli ingredienti, poi coprite l’impasto con della pellicola e trasferite in freezer a raffreddare. Preriscaldare il forno a 160 °C. Prendete l’impasto di pistacchi e grattugiatelo su un foglio di carta forno e infornate per circa 10 minuti, non deve colorare troppo. Sfornate e fate raffreddare. Servire appoggiando sul piatto un po’ di crumble al pistacchio, poi aggiungere una chips di riso su cui appoggeremo un cubo di fragole. Decorare a superficie del cubo con dei pistacchi tritati sottili e qualche fiammifero brinato di limone. Decorare il piatto con qualche altra chips di riso, una fragola a fettine qualche fiorellino di timo limone. Un grazie alla mitica Mai che riesce sempre a stupire con i suoi meravigliosi banner Stampa tutto il post

Fonte: profumiecolori.blogspot.it

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