crema pasticcera con due uova | zuccotto gelato misya | rotolo di frittata misya | lumaconi ripieni misya | tomini elettrici chiaverano | anatra all arancia misya | amrenas onde comprar
Login

Accedi per ricette999 per salvare le tue ricette preferite

Se non sei ancora registrato, registrati ora!

Password Dimenticata?

Ingredienti 150 g Albume 100 g Cioccolato Bianco 250 g Panettone qb Saba (sciroppo D'uva) 4 g Tuorlo 50 g Zucchero Preparazione Montate 4 gr di tuorli con 50 gr di zucchero e aggiungete 250 gr di panettone frullato bene nel mixer. Sciogliete a bagnomaria 100 gr di cioccolato bianco e unitelo al composto di  panettone. Aggiungete delicatamente 150 gr di albumi montati a neve e versate tutto in 8 cocotte monoporzione imburrate e infarinate. Cuocete in forno a 200? per 6 minuti circa. Bottura serve tutto con la "saba" (la tipica salsa emiliana  di mosto cotto) ben ristretta a fiamma media.

Fonte: donnamoderna.com

Ingredienti 4 n Acciughe O Alici Sotto Sale qb Aceto Bianco 2 sp Aglio 1 n Cotechino 100 g Mollica Di Pane qb Mostarda qb Olio Di Oliva Extravergine 100 g Prezzemolo 700 g Vitello Biancostato 4 n Vitello Guancia 1 n Vitello Lingua 1 n Vitello Testina Preparazione 1 lingua di vitello 4 guance di vitello 1 testina di vitello 1 cotechino 700 gr di biancostato 2 spicchi d'aglio 4 acciughe "mascule di serragghia" (presidio Slow Food) 100 gr di mollica di pane aceto di vino bianco biologico 100 gr di prezzemolo olio extravergine d'oliva mostarda di mele campanine   Il bollito di Bottura e cotto sottovuoto a bagnomaria nello speciale forno misto vapore a 75? per 12 ore. In alternativa potete cuocere le carni in acqua bollente: biancostato e lingua per 2 ore, guance per 3 ore, testina per 5 ore, cotechino (da cuocere separatamente in acqua fredda) per 4 ore. Nel frattempo frullate nel mixer l'aglio, le acciughe e la mollica di pane rinvenuta nell'aceto. Aggiungete un po' d'olio extravergine d'oliva, il prezzemolo, sale e altro olio fino alla consistenza desiderata. Lavorate rapidamente per non scaldare la salsa. Servite la carne con la salsa verde e la mostarda di mele.

Fonte: donnamoderna.com

con questa ricetta partecipo al contest: il coccio di aprile" un modo di cucinare molto particolare, che dà un risultato straordinario. la carne risulta saporitissima ma leggerissima. si taglia con la forchetta. non c'è olio, non c'è burro. solo tanto tempo senza toccarla mai. molti grandi chef utilizzano questa tecnica con qualche variazione, quindi non ho inventato niente. forse il primo chef che ha utilizzato le cotture sottovuoto è stato il grande Massimo Bottura, ma non lo so con certezza. io non dispongo di un apparecchio che mi permetta di creare un sottovuoto perfetto, quindi adatto la ricetta alle mie possibilità. il risultato è comunque meraviglioso. ingredienti: guanciale di manzo o di vitello, circa 300-400 gr a testa carota, sedano, cipolla aglio, rosmarino, salvia, alloro cannella, senape in grani, pepe in grani, ginepro, sale di Maldon, pepe nero sacchetti da microonde tagliare il guanciale a pezzetti, metterli su carta assorbente, rosolarli velocemente in un tegame antiaderente appena oliato con una carta unta perchè non attacchi. spegnere e aggiungere senape scura in polvere, un pò di cannella macinata, rosmarino, salvia e alloro non tritati, grani di pepe nero e di ginepro, mescolare bene. trasferirlo in un sacchetto da forno (particolarmente adatti quelli da microonde che reggono le alte temperature). aggiungere un aglio intero, una carota pelata, sedano, cipolla, il tutto a pezzi, non tritati. cercare di far uscire tutta l'aria possibile per creare un "sottovuoto casalingo", e chiudere con il laccetto in dotazione ai sacchetti. infornare in una pirofila e cuocere a 60° per 24 ore. non toccare mai, il consumo energetico è minimo. trascorso questo tempo, aprire il sacchetto e versare la carne e il sugo che si è creato in un tegame di coccio o rame a fuoco minimo, aggiungendo un pò di vino rosso e di brodo, sale di Maldon e pepe nero. tenere sul fuoco giusto il tempo di preparare la salsa. raccogliere carote, cipolle, sedano, ed eliminare le erbe aromatiche. passare gli ortaggi al frullatore senza farli diventare una crema, e aggiungerli alla carne. far amalgamare il tutto qualche minuto e servire. volendo si può servire la carne con la salsa a parte. * la caratteristica meravigliosa del sale di Maldon, scoperto per caso 2000 anni fa da schiavi romani mentre tenevano calda l'acqua di mare per il bagno termale del loro padrone, e non per niente utilizzato dai migliori chef di tutto il mondo, è che i suoi soffici cristalli bianchi sono privi di additivi artificiali, e non hanno nessun retrogusto amaro. questo sale ha un sapore fresco e pulito che esalta il sapore di tutti gli alimenti. è ancora prodotto artigianalmente, ed è bellissimo metterne qualche fiocco su una bistecca e vederlo sciogliersi.

Fonte: aglioeprezzemolo.blogspot.it

Un giorno mi capitò di leggere un'intervista ad un cuoco (di cui, purtroppo, non ricordo il nome) che spiegava come riuscisse a volare lontano con la mente e con l'immaginazione pur lavorando in una piccola cucina di un ristorante sperduto in un paesino italiano. Ecco, io questo chef, lo capisco a pieno. Perché la cucina è evasione, cucinare apre la mente ed un pochettino anche il cuore. Come vi avevo anticipato nel post precedente ho iniziato a lavorare in un ristorante da quasi un mese, non è importante saperne il nome o dire quale sia il suo piatto forte. È però importante dire che è da questo momento che inizi a capire se cucinare ti piace davvero, al cento per cento. Perché finché cucinavo a casa, anche per dieci persone, ero io a deciderlo. Io decidevo se volevo fare quella cena, io decidevo cosa fare e come farlo. Concepivo la cucina come puro divertimento. Certo, un po' di sacrificio c'era, perché quando ti impegni a fondo in qualcosa è impossibile che non ci sia sacrificio ma, certamente, non lo avvertivo principalmente come tale. Iniziare a lavorare in una cucina professionale significa fare ciò che ti dicono gli altri, che ti piaccia o no, significa umiltà (e credere di averne tanta è fin troppo facile!!), significa pensare di saper fare qualcosa e venire smentiti subito dopo, significa accettare critiche e ricominciare sempre, da capo, senza arrendersi mai. Significa sacrificio. Però, allo stesso tempo, non rinuncerei mai a quel sacrificio. E qui sta il punto. In questo mese di lavoro ho sbagliato (a volte nella pratica, a volte nell'atteggiamento) ma non ho mai pensato che sarebbe stata "troppo dura" per andare avanti o che sarebbe stato più facile rinunciare. La strada per inseguire i propri sogni è ripida sopratutto all'inizio ed io ora mi sento come Dante nel Paradiso Terreste: la vera e propria "scalata" non è ancora iniziata ma ho sicuramente già compiuto il primo passo. Nel frattempo, come vi avevo già anticipato, sfrutto i giorni liberi per continuare a sperimentare a casa ed uno dei miei ultimi "esperimenti" ve lo propongo proprio oggi. Personaggio principale di questo bel piatto: la triglia! Un pesce che non avevo mai considerato troppo ma che, una volta scoperto, dà grandissime soddisfazioni. Poche spine, polpa soda e dolce ed un colore che parla da solo. Tutte queste meravigliose caratteristiche insieme hanno contribuito a renderla un vero must nell'alta ristorazione: a partire da Massimo Bottura con la sua "Triglia alla livornese" (simbolo di Identità Golose 2015) fino ad un bellissimo piatto che ho visto proprio nella cucina del ristorante in cui lavoro. Un piatto di cui non conosco la ricetta, né il sapore.. Non ho nemmeno provato a rifarlo, ma mi è bastato vederlo ed innamorarmi di quel rosa/rosso acceso per pensare "devo fare la triglia!". Come? Lo vediamo subito! Triglia farcita alla Mediterranea con purè all'aglio dolce e salsa di pomodoro. Ingredienti per 6 persone: 6 triglie di scoglio olive taggiasche alici sott'olio capperi sotto sale 1 kg di patate 1 testa d'aglio 6 cucchiai di passata di pomodoro sale q.b. latte q.b. 2 cucchiai di parmigiano grattugiato 2 noci di burro olio e.v.o. q.b. Come prima cosa occupatevi delle triglie: nel caso in cui non fossero già perfettamente pulite squamatele (le squame verranno via molto facilmente anche solo usando le mani), evisceratele ed asciugatele. Con un coltello sfilettapesce dividete il pesce a metà (eliminando la colonna vertebrale con le relative spine) tenendolo però unito per la coda. In questo modo risulterà facile da farcire e manterrà anche la sua forma originaria. Preparate il ripieno: in un mixer tritate le olive taggiasche private del nocciolo, i capperi sotto sale ben sciacquati sotto acqua fredda, le alici, un po' d'olio delicato e un goccio d'acqua. Otterrete un composto piuttosto sapido, tenete presente che è una farcia quindi deve risultare un filo più salata del normale, nel caso lo trovaste troppo forte allungatelo ancora con un po' d'acqua. Ora potete passare al purè, ci tengo a specificare che in questo caso l'aglio è "dolce" non perché fatto bollire più volte nel latte ma perché viene cotto lungamente nel forno, questo rende il sapore meno forte e pungente riducendo l'aglio in una saporita purea. Prendete dunque la testa d'aglio intera e mettetela in forno a 140/150 gradi per un'oretta. Fate cuocere le patate (facendo attenzione che siano tutte della stessa grandezza) in pentola a pressione fino a che non risulteranno morbide. Eliminate la buccia e schiacciate le patate con uno schiacciapatate, ponete su fuoco basso, mescolate con una frusta e iniziate ad aggiungere il latte ben caldo, procedete poco alla volta in modo da ottenere un composto cremoso ma non troppo liquido. Tirate fuori l'aglio dal forno e schiacciate gli spicchi, la purea d'aglio uscirà facilmente. Mantecate il purè con il parmigiano, il burro e l'aglio, girate bene e lasciate riposare con il coperchio per qualche minuto. Intanto scaldate in un pentolino la passata di pomodoro (se dovete comprarla io vi consiglio la Mutti, a mio parere la migliore) e poi tenete in caldo. Farcite le triglie con il ripieno (senza esagerare), richiudetele bene, condite con un filo d'olio e infornate a 180 gradi ventilato per 2/3 minuti. Siete pronti per impiattare: fate una striscia di pomodoro sul piatto con un cucchiaio, ponete a un'estremità della striscia il purè all'aglio e dall'altra la triglia appena sfornata. Servite subito. Perdonatemi la foto non bellissime ma ho preparato questo piatto per una cena e la luce non era delle più favorevoli. Buon inizio di settimana, Valerie :)

Fonte: unpizzicodinocemoscata.blogspot.it

Sono giorni un po' di corse questi, in cui il tempo da dedicare ai miei hobby di certo non abbonda.....non ho tempo di leggere, e mi dispiace molto, non ho tempo di provare nuovi cosmetici fai da te (e sì che sono tornata dal Marocco carica di "ingredienti" interessanti!), non ho tempo di dedicarmi ai miei piccoli angoletti del fai da te (anche se avrei duemila progetti), non ho soprattutto tempo di dedicarmi alla cucina con la calma e l'attenzione che la preparazione di piatti un po' più elaborati richiederebbe. L'altro giorno poi mi è arrivata una mail che mi segnalava una bellissima iniziativa, la Parmigiano Reggiano Night , che si terrà il 27 ottobre. Si tratta della prima cena web 2.0 della storia, di una serata virtuale completamente dedicata a una delle eccellenze del nostro Paese. In tutta Italia, da Nord a Sud, da Aosta a Siracusa, tutte le famiglie e gli amanti del Parmigiano saranno invitate a preparare una ricetta a scelta tra le numerose proposte del sito del Parmigiano Reggiano. Per chi invece avesse voglia di cimentarsi in una ricetta più elaborata c'è la possibilità di provare il Risotto cacio e pepe, ideato del celebre chef Massimo Bottura appositamente per la Parmigiano Reggiano Night. Lo scopo di questa iniziativa è quello di dare un contributo di solidarietà, metaforica e reale, alle famiglie interessate dal sisma dell'Emilia. Grazie al riso, cibo umile ma nutriente, protagonista della ricetta proposta dallo chef, e grazie al Parmigiano Reggiano, simbolo di una terra laboriosa e silenziosa, la Parmigiano Reggiano Night coinvolgerà uomini e donne, grandi e piccini, veneti e siciliani, abruzzesi e piemontesi, in un fantastico evento reso indimenticabile dal sapore della solidarietà. Date queste premesse per me era impossibile non aderire, ma tristemente non ho avuto modo nè di preparare una delle ricette proposte dal sito del Parmigiano Reggiano, nè tantomeno il capolavoro dello chef. Volevo però dare il mio contributo e così mi sono inventata un piatto per questo evento, in cui ho voluto mantenere l'accoppiata riso-Parmigiano. Eccolo: Tempo di preparazione: 30 minuti Ingredienti per 2 persone: 200 gr. di riso Carnaroli alcune cimette di broccolo una fetta di prosciutto semidolce tagliata spessa mezzo bicchiere di vino bianco un bicchiere di latte mezza cipolla 25 gr. di burro un cucchiaio di farina noce moscata brodo vegetale q.b. sale e pepe q.b. abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato In una casseruola far imbiondire la cipollina tritata in 10 gr. di burro. Unire il riso, farlo tostare fino a che non diventerà lucido, quindi sfumare con del vino bianco. A questo punto unire al riso le cimette di broccoli, lavate e ridotte in pezzettini, salare e portare a cottura aggiungendo via via del brodo vegetale caldo e mescolando spesso. Intanto preparare la crema di Parmigiano. In una ciotola mescolare accuratamente 10 gr. di burro a temperatura ambiente e un cucchiaio di farina. In un pentolino far scaldare il latte, farvi sciogliere il Parmigiano, legare con la crema di burro e farina ed insaporire con una piccola spolverata di noce moscata. Per le briciole invece, sminuzzare con la mezzaluna o con il tritatutto il prosciutto e farlo rosolare in una padella antiaderente senza aggiungere nè olio nè burro. Quando il risotto sarà cotto, farlo mantecare con cinque grammi di burro e una manciata di Parmigiano, quindi servirlo irrorato dalla salsa al formaggio e cosparso con le briciole croccanti di prosciutto. A piacere una macinata di pepe fresco. Buona Parmigiano Reggiano Night a tutti!

Fonte: thedreamingseed.blogspot.it

E’ stato come mettere l’ultimo pezzo di un puzzle e vedere il quadro completo. La ricetta pensata per Mangiare Matera è finalmente quel quadro. Qualche anno fa, prima di avere un blog e di avere la casa invasa di libri di cucina, andammo per una breve vacanza a Barcellona. Era il periodo della cenere del vulcano islandese dal nome improponibile che lasciava a terra i malcapitati che erano in giro con l'aereo e così, nonostante il mio ottimismo al riguardo, rimanemmo bloccati per 3 giorni per poi ripartire con una nave cargo stipata come solo i bastimenti degli emigranti alla volta di Livorno, per la gioia di Dario che si divertì un mondo. In quei 3 giorni decidemmo di lasciare la città per dirigerci verso Cadaques, seguendo le orme di Dalì che proprio nel piccolo borgo aveva una casa, ora un piccolo museo. Tra una passeggiata sulla spiaggia, il mare cristallino e i piccoli borghi vicini, ci fermammo a Roses per pranzo. Cercando tra i vari ristoranti e trattorie, vidi un locale diverso da tutti gli altri, mi colpì molto perché era elegante e molto riservato, tanto che dovetti appiccicare il naso al vetro per vedere qualcosa dentro....ma purtroppo era chiuso. Dopo, molto dopo, ho capito che quel ristorante era El Bulli di Ferran Adrià….. ho pensato tante volte che, se solo avessi saputo, avrei potuto fermarmi per cena, ma poi mi dico non ci sarebbe stato assolutamente posto, visto che le attese erano (uso il passato perché il locale ha definitivamente chiuso ed è diventato una fondazione ) di mesi. Girando sul web ( qui e qui da Mapi ) mi imbatto in una ricetta di Massimo Bottura tratta dal libro PRO. Attraverso tradizione e innovazione del 2006, che mi piace subito e, i cui ingredienti non sono così impossibili da trovare. Proprio quel Bottura che nel 2000 lo chef Ferran Adrià, invita nel proprio ristorante a Roses per imparare un nuovo modo di pensare la cucina. Ho pensato subito << questa ricetta deve essere mia>>. Con la farina Senatore Cappelli messa a disposizione da Mangiare Matera e una di lenticchie verdi che ho comprato tempo fa in attesa di una ricetta che ne valorizzasse le caratteristiche, ho semplificato rivisitato la ricetta di Bottura, utilizzando anche i fagioli verdolini di Sarconi IGP del precedente contest Iochef. Per la pasta : Semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli 200 g Farina di lenticchie verdi 100 g Uova 3 1 pizzico di sale Per il ripieno : 1 cotechino piccolo (se avanza potete mangiarlo con un pò di purè) ½ l Lambrusco Per la salsa di fagioli : Fagioli Verdolini di Sarconi IGP 50 g Rosmarino 1 rametto Brodo vegetale 3 bicchieri Lardo 50 g Aglio 1 spicchio Mettere il cotechino, bucato con una forchetta, a cuocere in acqua fredda, portare a ebollizione, e far bollire per 1 ora e mezza. Trasferire il cotechino nella vaporiera dove al posto dell’acqua si è messo il lambrusco (io ho usato la pentola per la pasta che ha il colino incorporato) e far cuocere al vapore del vino per un’altra ora e mezzo: il cotechino si sgrasserà ulteriormente e ne assorbirà i profumi diventando anche di un rosso più intenso. Al termine della cottura farlo raffreddare, tritarlo bene e metterlo in una ciotola. Per la pasta disporre la semola e la farina di lenticchie mescolate a fontana sulla spianatoia, rompervi al centro le uova, aggiungere un pizzico di sale poi sbattere leggermente per far incorporare le farina a poco a poco, cominciare a impastare fino ad ottenere un composto piuttosto compatto, oppure, utilizzare un mixer e versare gli ingredienti nello stesso ordine. Formare una palla e far riposare per almeno 30 minuti (io una notte in frigo). Stendere la pasta in una sfoglia sottile e distribuire dei mucchietti di ripieno distanziandoli bene. Ricoprire con un’altra sfoglia, sigillare i contorni di ciascun mucchietto con un tagliapasta tondo. Tritare il lardo e metterlo in una casseruola con un rametto di rosmarino e l’aglio in camicia e far rosolare a fuoco dolce per qualche minuto. Unire i fagioli precedentemente fatti rinvenire in acqua per 12 ore e farli insaporire qualche istante, poi versare quasi tutto il brodo caldo e far bollire per un’ora circa, fino a cottura. A cottura ultimata, togliere l’aglio e il rosmarino, frullare e passare al setaccio. Tenere in caldo. Lessare i ravioli per circa 10 minuti ma dipenderà dalla sfoglia e condirli con la salsa ai fagioli. Con questa ricetta partecipo al Concorso " Mangiare Matera ":

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

Avanguardia a tavola, nuovi mix ed effetti speciali: quando la cucina diventa spettacolo CULINARIA - IL GUSTO DELL’IDENTITÀ Decima Edizione Sabato 20 e domenica 21 febbraio 2016 al Capitol Club di Roma (in via Giuseppe Sacconi 39, a due passi dal Museo MAXXI) torna “Culinaria - Il gusto dell'Identità” , l'appuntamento che ogni anno riunisce nella Capitale il gotha dell’enogastronomia - organizzato da Francesco Maria Pesce e Fabrizio Darini - con “Uno spettacolo di cucina”, ispirandosi al Futurismo a 85 anni dal lancio del “Manifesto della Cucina Futurista”. A differenza delle altre avanguardie internazionali, il Futurismo perseguiva una visione estetica globale, che oltrepassava i campi dell'arte e della letteratura, per coinvolgere tutte le varie forme di espressione e di comunicazione, fino all'esperienza politica e sociale. Dal campo pittorico letterario, l'impegno futurista investe ben presto tutte le altre discipline con una serie successiva di manifesti che vanno da quello dei musicisti a quello dei drammaturghi, della donna futurista della cinematografia della danza fino al “ Manifesto della Cucina Futurista” di Filippo Tommaso Marinetti . “Mangiare con arte per agire con arte” , sosteneva Marinetti. Culinaria , in occasione della sua decima edizione , vuole stravolgere il classico, essere anticonformista e riproporre il concetto di “Cibosofia” in cui odore, sapore, colore e forma si fondono in ricette eccentriche, visionarie e all’avanguardia, per portare un nuovo ottimismo a tavola. Tra le idee alla base della cucina Futurista , infatti, si ritrovano quelli che sono i cardini della cucina moderna come l’ abolizione del volume e del peso, il diverso modo di concepire e valutare il nutrimento, la sostituzione delle tradizionali miscele per sperimentarne di nuove e apparentemente assurde, il rifiuto del ‘quotidianismo mediocrista’ nei piaceri del palato . Massimo Bottura, Atsushi Tanaka, Yoji Tokuyoshi, Cristina Bowerman, Leonardo Leuci, Giovanni Passerini, Chef Rubio, Terry Giacomello, , Walter Musco, Riccardo Camanini, Vladimir Mukhin, Kotaro Noda, Anthony Genovese, Roy Caceres, Franco Pepe e Paolo Lopriore , si alterneranno sul palco del Capitol Club, la nuova location , per realizzare spettacoli culinari d’avanguardia. Gli chef presenteranno le ultime tendenze creative e le nuove frontiere enogastronomiche giocando con le consistenze e sperimentando nuove tecniche, senza mai dimenticare la tradizione. Perché alla base della cucina futurista - oltre all'avanguardia e alla creatività, all'abolizione del volume, del peso e delle miscele classiche in favore di nuove miscele apparentemente incompatibili - resta la tradizione della tavola intesa come convivialità, allegria e consolidamento delle relazioni. Ci saranno performance artististiche durante gli spettacoli musicali, proiezioni e gli chef con i loro piatti per vivere un’esperienza in cui siano coinvolte più forme di arte , musica, testro, poesia e cucina, “ mangiare con arte per agire con arte ” come affermava Marinetti nel suo manifesto. Sabato sera Culinaria incontra il jazz con l'incantevole e vibrante voce di Niki Nicolai accompagnata dall'estro di Stefano di Battista e del suo quartetto jazz. Domenica la colonna sonora sarà a cura del DJ romano Stefano Gamma accompagnato dal sax di Michael Rosen. Ci saranno inoltre l’area Quisimangia e la zona Quisibeve , in puro stile futurista, dove sarà possibile mangiare e degustare birre artigianali, vini e bollicine. L’area Quisimangia di sabato ospiterà Solocrudo , il ristorantino di Food Confidential con Arcangelo Dandini e la Pasticceria Bompiani . Domenica sarà la volta di Fernanda Osteria , Doozo , e Uovo a Pois . Culinaria vuol dire anche solidarietà. Quest'anno testimonial dell'iniziativa solidale, ribattezzata " Culinaria per Leo ", saranno il campione olimpico di sciabola Aldo Montano e Chef Rubio. Leo è Leonardo, un bimbo di 7 anni che ha combattuto con grande coraggio la sua battaglia contro il medulloblastoma. Leo è stato accompagnato dalle dottoresse Debora Rasio, specialista in oncologia e ricercatrice nutrizionista presso la Sapienza Università di Roma e l’Azienda Ospedaliera S. Andrea, e Domenica Elia, biologo nutrizionista e dietista dell’Ospedale Pediatrico di Roma “Bambino Gesù”. Saranno proprio le dottoresse a spiegare al pubblico l’importanza dell'alimentazione sana, insieme a Chef Rubio che realizzerà per l'occasione un menù basato sui principi di un’alimentazione salutare, strizzando l’occhio al Futurismo. Con Chef Rubio, infatti, Leo ha costruito un legame sincero e costante, fatto di momenti privati e spassosi. Parte del ricavato della manifestazione sarà devoluto a "Vite Coraggiose" la campagna di comunicazione sociale e di raccolta fondi a sostegno della Ricerca Scientifica per le malattie rare dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ( www.donaora.it ). Informazioni: Culinaria - Il gusto dell'Identità www.culinaria.it quando: sabato 20 febbraio 2016 dalle 13.00 alle 2.00; domenica 21 febbraio 2016 dalle 12.00 all’1.00 dove: Capitol Club di Roma, via Giuseppe Sacconi 39 Ingresso: 10 € (gratuito per i bambini sotto i 13 anni) 15 € carnet sabato + domenica (acquisto solo online) Ufficio Stampa FoodConfidential Nerina Di Nunzio +39 3351332711; [email protected] Fabiana Magrì +39 3930139848; +972 528752945; [email protected]

Fonte: mmmbuonissimo.blogspot.it

Magari fossero i tortellini di Massimo Bottura! Sono solo un mio tentativo di imitazione mediato da Dissapore . I tortellini li so fare ma ho voluto seguire questa ricetta leggermente diversa dalla mia nelle dosi del ripieno. Poi ho voluto fare una cosa bella a vedersi e ho ridotto le misure della pasta: un tortellino il cui ripieno si posa su un fazzolettino di pasta di 2 cm per 2 cm non è un tortellino, è un gioiellino e come tale è stato apprezzato. Inserisco anche la ricetta della crema, che purtroppo non ho fotografato, anche se l'ho sentita un po' troppo invadente sul sapore dei tortellini. Mi sa che prima o poi ci dovrò andare davvero dal signor Massimo per capire come sono questi tortellini!! TORTELLINI IN CREMA DI PARMIGIANO DI MASSIMO BOTTURA per 8 persone: per la pasta: 4 uova 400 g farina 00 1 pizzico di sale per il ripieno: 100 g lonza di maiale 100 g di prosciutto crudo 100 g di mortadella 60 g parmigiano Reggiano 2 uova sale e noce moscata brodo di carne per la cottura per la crema: 300 g di Parmigiano reggiano 24 mesi (io 30 mesi) 200 g panna fresca Per la pasta: impastare tutto nella planetaria e lasciar riposare coperta da una ciotola per 1 ora. Ripieno: tagliare la lonza a striscioline poi saltarla in una padella antiaderente caldissima. In un tritacarne macinare lonza, il suo sugo, prosciutto e mortadella, poi unire sale, noce, uova e formaggio e amalgamare molto bene con le mani. Tirare la sfoglia, ricavare i quadratini di 2 cm per 2 cm, mettere al centro il ripieno e richiuderli prima a triangolo unendo i vertici opposti del quadrato, poi unendo gli alti due vertici attorno al dito indice. Lasiar riposare sopra alle griglie asciugapasta e coprire con un canovaccio quando saranno ben seccati Per la crema; portare la panna a 60°, unire il Parmigiano e ridurre il tutto a crema con un mixer. Riportare sul fuoco fino a 80° e condire i tortellini già immersi in brodo bollente e scolati.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Oggi voglio lasciare appesi al chiodo mestoli, forchette e il grembiule da “cuochina” e raccontarvi l’esperienza che ho vissuto domenica 11 marzo presso “Culinaria – Il Gusto dell’Identità”, un evento gastronomico giunto quest’anno alla sua settima edizione e che ha come leit motiv “la qualità” , riferita ai prodotti utilizzati dagli chef e dagli addetti alla ristorazione/distribuzione. La manifestazione si è svolta in tre giornate, è stata farcita da congressi, dimostrazioni, degustazioni, e condita dall’entusiasmo degli chef che vi hanno preso parte e dalla curiosità dei partecipanti (esperti del settore o semplici appassionati di cucina). Gli spazi espositivi sono stati quelli della Coldiretti di Campagna Amica di Roma, posti nella splendida cornice di Via San Teodoro, adiacente al Circo Massimo e a pochi passi dall’affascinante Bocca della Verità. Su questo scenario si è svolto, nel corso dei tre giorni di Culinaria, un dialogo ideale tra produttori, chef e consumatori. Appena arrivata, ho fatto un giro veloce per capire “dove mi trovavo”; poi, in punta di piedi, ho preso coraggio, mi sono avvicinata agli stand e mi sono lanciata in due piccole degustazioni (un pezzetto di crostata alla marmellata di zucca alla vaniglia, e un biscotto cantuccio artigianale). Ho poi gustato un caffè espresso di notevole qualità, preceduto da un bicchiere di acqua minerale di altrettanto valore e prestigio. Poi, verso le ore 14.00, sono approdata in un bosco incantato. Proprio così: entro all’interno di uno stand dove il pavimento è un manto erboso (vero), le pareti sono rivestite di piantine aromatiche, le sedie e il tavolo dello chef consistono in pezzi di tronchi d’alberi. Il “folletto del bosco” (per quel pomeriggio) è un giovane chef dallo sguardo vivace e dalla folta chioma: dall’opuscolo, che mi è stato consegnato all’ingresso, scopro che si chiama Franco Aliberti, fa lo chef pasticcere dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura, sita in Modena, ed ha un passato di cuoco (tra le altre cose…) presso il Ristorante Vite di San Patrignano. Di quest’ultima esperienza a tutto tondo, umana e non solo professionale, parla, commosso e coinvolto, lo chef, durante la sua dimostrazione. Rimango ad osservare i suoi movimenti, studiati e attenti, nel preparare sul tavolo i suoi attrezzi, fialette, erbe aromatiche, e piccole ciotoline con pozioni (magiche?) e ingredienti perfettamente dosati. Lo vedo staccare pezzi di muschio dalle pareti per trasformarli in piccoli vassoi naturali. Salta subito all’occhio il suo sentirsi completamente a suo agio, in quell’ambiente verde. La sensazione trasmessami da questa scenografia mi spinge a restare. Chiedo ad una gentile signora che si trova al mio fianco se sta avendo inizio una qualche dimostrazione culinaria e ho fatto proprio bingo!! Nel senso che la signora in questione è proprio la mamma dello chef che sta allestendo il tavolo. Mi racconta un po’ di cose di sé, di suo figlio, della campagna, di Pompei (dove vive), mi chiede della mia vita e io le racconto della mia passione per la cucina e la scrittura: insomma ci intratteniamo in un piacevole dialogo in attesa che Franco inizi a mostrarci la sua arte. Alle 14.30 si parte con l’esibizione. Prima però, Franco chiede al pubblico il permesso di togliersi le scarpe, per godere del contatto con il prato: una scelta di libertà e di benessere che fa sorridere e intenerire tutti. Questa sua attrazione verso tutto ciò che è naturale, emerge anche dalla risposta che dà ad una mia domanda: “Franco, ricollegandomi al titolo della manifestazione che è “Ognuno è ciò che ricerca” volevo chiederti che cosa ricercavi, tu, all’inizio del tuo cammino professionale, e che cosa invece hai trovato, senza che tu lo stessi cercando?” Sul primo quesito mi risponde, sicuro, che lui ha sempre cercato il contatto con la Natura e su questo basa la sua filosofia mentre elabora e crea i suoi piatti. Quanto al secondo, raccontandoci un episodio in cui doveva creare delle bolle di sapone “alimentari”, ci fa intuire che ciò che trova e che affronta ogni giorno, anche in cucina, sono delle sfide, da affrontare con creatività, curiosità e pazienza. I due dolci illustrati sono molto scenografici e anche molto buoni. Il momento della degustazione lascia tutti senza parole, con gli occhi che trovano appagamento prima ancora delle papille gustative. Eh sì…perché i dolci preparati dallo chef sono opere d’arte, non solo del gusto. Il modo in cui sono presentati è sublime: uno (il Monte Bianco) adagiato sopra un cucchiaio, a sua volta appoggiato su un piccolo vassoio di legno (perché, come spiega Franco, è importante anche la superficie dove si appoggiano le pietanze. Perché un cibo lo si possa vedere, sentire, e poi assaggiare, appagando tutti i sensi) e l’altro (l’Hurricane) un cilindro di sfoglia con il cuore di fragola, (fortemente) svettante su un piccolo (e fragile) vassoio di cartone (quasi a simboleggiare la forza naturale dell’uragano rispetto alla fragilità umana). Non sono solo piatti da mangiare: sono esperienze. Il Monte Bianco è una sorta di scalata ideale verso la cima di una montagna, iniziando la camminata dalla morbidezza della mousse di castagne, per farsi poi sorprendere dalla freschezza delle erbe (appunto di montagna), e infine lasciarsi travolgere da una valanga di mousse dolce, resa croccante da cialdine di meringata e biscotto croccante. L’ Hurricane è invece il dolce che racchiude in sé sia il fiore all’occhiello dello chef (una sorta di biscotto di sfoglia caramellata), che il suo personale uragano emotivo, vissuto da quando è approdato al ristorante del grande Bottura. Il piacevole ripieno dell’hurricane è un cuore di fragola, a rappresentare la passione: per la cucina, la natura, la propria identità e la continua ricerca. Sicuramente mi sono ritrovata per un giorno immersa in un ambiente a me congeniale. Pur non facendone parte è in mezzo alla creatività culinaria e alla natura che si rispecchia una (buona) parte di me. Le altre (intendo le altre parti di me…) sono sempre alla ricerca di nuovi specchi in cui potersi riflettere…o meglio, in cui, potere spontaneamente esprimersi. Ecco in uno scatto lo chef Franco Aliberti, con l'aiuto chef giapponese dell'Osteria Francescana.

Fonte: terryesprime.blogspot.it

Molti di noi hanno ricevuto l’invito a partecipare alla Parmigiano Reggiano Night, una cena virtuale con lo scopo di unire tutta l’Italia proponendo una ricetta, magari una rielaborazione di quelle che si trovano sul sito del parmigiano o addirittura quella dello chef Massimo Bottura, il risotto cacio e pepe, ideata da lui proprio per questa occasione. Ho accettato volentieri perché già da tempo mi frullava in testa di cimentarmi in una rielaborazione della cacio e pepe, ma mi perdoni il grande Bottura, quella dello chef, anche lui grande, Antonello Colonna. Secondo il suo concetto, per la buona riuscita della cacio e pepe sono necessari ingredienti di prima qualità(ma questo vale per la buona riuscita di tutte le ricette) e la manualità del cuoco; infatti la cacio e pepe di Colonna bisogna mantecarla come un risotto. La rielaborazione di questa ricetta sta nel Parmigiano Reggiano al posto del Pecorino. Ho utilizzato un parmigiano di 36 mesi per avere la garanzia di ottenere la classica cremina della mantecatura a differenza di quello più giovane che mi avrebbe compromesso la buona riuscita del piatto, magari con il rischio che filasse Ingredienti 500 g di bucatini 250g di Parmigiano Reggiano Pepe nero macinato Preparazione Mettere a bollire l’acqua, versare i bucatini e dopo pochi secondi, quando inizia la schiumetta dell’amido con un mestolo togliere quasi tutta l’acqua e trasferirla in un pentolino a parte, che va tenuto su una fiamma vicina alla pentola dove cuociono i bucatini. Durante la cottura mantecare continuamente i bucatini come fosse un risotto, aggiungendo quando è necessario, l’acqua tenuta da parte. A fine cottura, spegnere e girando aggiungere gradualmente il parmigiano e infine il pepe. Impiattare e completare con un’altra spolverata di pepe.

Fonte: latrappolagolosa.blogspot.it

Qualche giorno fa ero in coda alla posta e per passare il tempo mi sono messo a curiosare in uno dei libri in vendita....lo so non si fa....ovviamente il mio occhio è caduto su un libro di cucina e più precisamente su una raccolta economiche elaborate da grandi Chef. Appena ho visto il risotto preparato con questa tecnica dal grande Bottura sono rimasto folgorato sulla via di Damasco.....Ho, spero senza peccare di superbia, modificato la ricetta per renderla un poco mia e sicuramente l'utilizzo del miglior riso al mondo, Acquerello, ha contribuito al fantastico risultato. Ingredienti (x2): 160 riso Carnaroli Acquerello 200 Pecorino Romano DOP 165 gr. Parmigiano Reggiano DOP 1 litro acqua minerale naturale pepe di Sichuan grissini alle olive 4 filetti di acciughe sottolio Nostromo olio evo Preparazione: La cucina è chimica e questo procedimento ne è la dimostrazione lampante. Dobbiamo separare il formaggio in tre componenti diversi, parte grassa, liquida e solida. Come fare? Misceliamo 1 litro di acqua minerale naturale con il pecorino ed il parmigiano grattati. Mettiamo la miscela in una pentola d'acciaio dal fondo spesso e portiamo molto lentamente alla temperatura di 80 gradi. Quando il formaggio sul fondo diventa filante spegniamo la fiamma e lasciamo raffreddare. Copriamo con la pellicola trasparente a contatto e mettiamo in frigo per tutta la notte. Alla fine avremo uno strato supperficiale di materia grassa, che raccoglieremo con un colino; una parte liquida che andremo a filtrare e sul fondo della pentola uno strato duro di formaggio che potremo usare per fare delle croccantissime chips. Sbricioliamo i grissini, facciamo sciogliere le acciughe in olio evo e tostiamo i grissini tritati. Scaldiamo a fuoco dolce l'acqua di formaggio. Tostiamo il riso con un filo d'olio evo e cuociamo aggiungendo un mestolo alla volta di acqua di formaggio calda. A 3/4 di cottura iniziamo ad aggiungere il "burro" di formaggio. Quando il riso è pronto, spegniamo il fuoco e mantechiamolo con il burro rimasto. Mescoliamo energicamente sino ad avere un riso molto cremoso. LLasciamo riposare 5 minuti a pentola coperta. Impiattiamo con il crumble e con il pepe di sichuan ppestato al mortaio. BUON APPETITO!!!!!!!!!!!!!!!!! "Questa ricetta partecipa al contest Rice Blogger 2014"

Fonte: desperatehousecooker.blogspot.it

Ricette999 is a recipe search engine that find recipes with advanced filters like ingredients, categories and keywords.
Ricette999 does not host recipes, only links to other sites. | FAQ | Privacy
Copyright 2020 ® - Contatti