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Ingredienti 4 n Acciughe O Alici Sotto Sale qb Aceto Bianco 2 sp Aglio 1 n Cotechino 100 g Mollica Di Pane qb Mostarda qb Olio Di Oliva Extravergine 100 g Prezzemolo 700 g Vitello Biancostato 4 n Vitello Guancia 1 n Vitello Lingua 1 n Vitello Testina Preparazione 1 lingua di vitello 4 guance di vitello 1 testina di vitello 1 cotechino 700 gr di biancostato 2 spicchi d'aglio 4 acciughe "mascule di serragghia" (presidio Slow Food) 100 gr di mollica di pane aceto di vino bianco biologico 100 gr di prezzemolo olio extravergine d'oliva mostarda di mele campanine   Il bollito di Bottura e cotto sottovuoto a bagnomaria nello speciale forno misto vapore a 75? per 12 ore. In alternativa potete cuocere le carni in acqua bollente: biancostato e lingua per 2 ore, guance per 3 ore, testina per 5 ore, cotechino (da cuocere separatamente in acqua fredda) per 4 ore. Nel frattempo frullate nel mixer l'aglio, le acciughe e la mollica di pane rinvenuta nell'aceto. Aggiungete un po' d'olio extravergine d'oliva, il prezzemolo, sale e altro olio fino alla consistenza desiderata. Lavorate rapidamente per non scaldare la salsa. Servite la carne con la salsa verde e la mostarda di mele.

Fonte: donnamoderna.com

Semplici da fare ed ottime da mangiare! Preparatele per una merenda, per la colazione, per un buffet di dolci o per un pic nic all'aria aperta. Volete mettere, poi, riuscire a far mangiare la ricotta a dei bambini? L'ho già camuffata (con successo, devo dire) proprio qui . E se proprio non vi piace la farina integrale non fatevi problemi ad usare solo la 00 come ha fatto lei , che mi ha dato lo spunto per questi dolcetti!! Mani in pasta, forza, è l'ora delle ciambelline!!! "Ciambelline alla ricotta e cioccolato" Ingredienti per 20 ciambelline: 250 gr zucchero 1 uovo 100 ml latte 125 gr ricotta di Bufala 300 gr farina 00 50 gr farina di grano saraceno 1/2 bustina di lievito per dolci 50 gr burro 100 gr cioccolato fondente a scaglie scorzetta di un limone biologico Montiamo lo zucchero con l'uovo fino a farlo diventare spumoso (cambierà colore, passando da un giallo intenso ad un quasi bianco). Aggiungiamo il burro fuso e facciamo amalgamare, poi il latte e la ricotta di bufala e la buccia del limone. Setacciamo le farine con il lievito e aggiungiamo al composto amalgamando il tutto. Riempiamo le formine per le ciambelline aiutandoci con un cucchiaino. Ricordiamoci di non superare di troppo la metà di ogni stampo. Cuociamo in forno statico a 170° per 25 minuti circa. La mia colazione! Con questa ricetta partecipo al contest Gusto e Salute del blog Cuoco per Caso Rosa "Le contaminazioni sono per me un punto di partenza e non di arrivo, vanno avvicinate con curiosità e saggezza" Massimo Bottura

Fonte: cookinginrosa.blogspot.it

Cosa c'è di meglio che iniziare al giornata con un buon Caffè? E se poi è un espresso buono, caldo e con una delicata cremina in superficie non è ancora meglio? Per tutti quelli come me che amano il caffè espresso fatto nella comodità di casa propria n asce .... Éspria La semplicità in uno stile compatto La gamma macchine A Modo Mio di Lavazza si arricchisce di un nuovo sistema espresso Si chiama Éspria l’ultimo modello della gamma A Modo Mio , realizzata in partnership con Electrolux, leader internazionale degli elettrodomestici. Il sistema espresso casa di Lavazza si arricchisce così di una nuova macchina che ha nella compattezza e nella semplicità i suoi punti di forza. Éspria è studiata per adattarsi agli spazi e alle abitudini dei consumatori italiani , con una particolare attenzione all’eleganza. Grazie al suo design moderno ed essenziale, è profonda solo 32 cm e larga 12,8 cm: piccole dimensioni per grandi performance, un piccolo concentrato di tecnologia per garantire un espresso a regola d’arte. La qualità dell’espresso è garantita Lavazza . Éspria funziona, infatti, con le capsule dell’ampia gamma Lavazza A Modo Mio, in cui sono racchiusi oltre cento anni di passione ed esperienza dell’azienda torinese, per portare nelle case degli italiani il piacere di un espresso sempre perfetto. Qualità superiore e gusto autentico che rendono ogni tazzina un’esperienza unica e indimenticabile. A modo Mio offre una varietà di pregiate miscele che soddisfa tutte le sfumature di gusto : Intensamente, Deliziosamente, Cremosamente Dek, Appassionatamente, Divinamente, Magicamente, ¡Tierra! Intenso, Caffè Crema Lungo Dolcemente, Soavemente e la più recente Vigorosamente. Le miscele A Modo Mio sono apprezzate anche dai grandi chef italiani, come Davide Oldani, Massimo Bottura e Antonino Cannavacciuolo . Un’affinità elettiva costruita intorno a un unico snodo: la passione per la qualità. Differenti per stile, per filosofia e per approccio con la cucina d’autore, i tre chef trovano nell’eccellenza delle capsule Lavazza A Modo Mio la perfetta pausa da gustare personalmente. Maggiori informazioni su: http://espria.lavazzamodomio.it/ Il caffè è ancora più buono se bevuto in compagnia, vi aspetto ;-) Felice sabato e buonissima domenica a tutti voi. Ciaooooooo

Fonte: lacasadibetty.blogspot.it

Oggi vi scrivo davvero, davvero contenta. Sarà per il bel sole che splende fuori dalla finestra, sarà che sono proprio orgogliosa del pranzo che ho preparato.. sarà che ho tante, tante cose da raccontarvi! Come previsto il mio stage è finito due giorni fa e di colpo tre mesi e mezzo mi sono sembrati volati in un baleno. Ora, davanti a me, si aprono due mesi di incertezza. Il motivo per cui ho concluso proprio ora il mio stage è che presto dovrò subire una piccola operazione che avrà bisogno del suo periodo di degenza per cui prevedo di dovermi fermare per un mesetto. La data però non è ancora fissata ed io spero di saperla molto, molto presto. L'operazione non mi preoccupa in quanto non è nulla di grave, quanto più mi spaventa l'idea di fermarmi per così tanto tempo. Lo so, a molti un mese e mezzo di stop non sembrerà la fine ma, pur essendo a casa solo da ieri, già iniziano a venirmi le prime ansie.. Per certi aspetti conosco bene la pigrizia e so che mi appartiene ma preferirei fare qualsiasi cosa pur di non dover rimanere in casa ad aspettare di rimettermi in forma.. Malgrado ciò non perdo il mio ottimismo, so che una volta che avrò affrontato e superato questo momento mi aspetteranno tante altre esperienze meravigliose.. :) Intanto mi godo queste belle giornate recuperando tanti momenti persi con le amiche e preparando piatti che volevo preparare da troppo tempo.. Quello che vi propongo è stato il nostro pranzo di oggi e ha ricevuto l'approvazione dei miei fratelli (piuttosto esigenti se si parla di cibo)! La caratteristica di questo risotto, dal gusto sinceramente sorprendente, sono gli ingredienti: pochi, di qualità ma sopratutto economici. Sono la prima ad apprezzare determinati prodotti, eccellenti ma costosi, ma credo che sia importante anche valorizzare materie prime fantastiche a basso prezzo. Non so se avete avuto l'occasione di vedere l'intervento di Massimo Bottura a "Che tempo che fa" ieri sera ma le sue parole sullo spreco del cibo e sull'importanza di saper valorizzare tutti gli ingredienti sono state davvero di ispirazione. Quindi segnatevi questa lista e scommetto che nessuno riuscirà ad indovinare quante poche cose abbiate utilizzato per questo risotto! Risotto alle alici con briciole di rapa rossa e basilico fritto. Ingredienti per 4 persone: 400 gr di riso Carnaroli 2 noci di burro Occelli 1 vasetto di alici sott'olio 2 rape rosse bollite e spellate (volendo le vendono anche imbustate al supermercato) 4 fette di pane olio e.v.o. q.b. 1 goccio di panna fresca sale q.b. brodo vegetale q.b. 1 bicchiere abbondante di vino bianco 1 cipolla 8 foglie di basilico olio di semi per friggere Per prima cosa occupatevi delle rape: sminuzzatele con l'aiuto di un coltello ben affilato fino a che non saranno a dadini, conditele con un goccio d'olio, un pizzico di sale, disponetele in modo uniforme su una teglia con carta forno e infornate a 100 gradi per un'ora circa. Prelevate le alici dal vasetto (a peso sgocciolato dovrete averne circa 100 grammi) e dividetele in tre porzioni: due sminuzzatele velocemente al coltello (tanto poi si scioglieranno in cottura), la terza parte ponetela in un mixer con il pane. Frullate fino ad ottenere delle briciole, condite con un filo d'olio e ponetele su una teglia con carta forno, infornate insieme alle rape per 10/15 minuti (fino a che non saranno ben dorate). Tritate la cipolla e ponetela in un wok (o una padella capiente) con un po' d'olio, fatela stufare e unite un terzo delle alici sminuzzate, quando la cipolla sarà pronta unite il riso e fatelo tostare a fuoco medio per 1 / 2 minuti, rigirandolo bene in modo che i chicchi diventino lucidi. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare a fuoco alto senza toccare il riso. Una volta che l'alcool sarà evaporato abbassate il fuoco e iniziate ad aggiungere brodo (potreste anche usare il dado ma alla fin fine cosa costa mettere su carote, cipolle, sedano e tanta tanta acqua?), salate (poco!! Le alici sono già ben salate.. se necessario ne aggiungerete dopo) e portate avanti la cottura fino a che il riso non sarà pronto. Nel frattempo sciogliete in un pentolino il burro con l'ultima parte di alici che vi è rimasta e mettete sul fuoco dell'olio di semi a scaldare. Una volta che il riso sarà pronto spegnete, unite il burro aromatizzato, un terzo delle briciole di pane croccante, un goccio di panna e fate riposare con il coperchio per un minuto. Intanto friggete le foglie di basilico (attenzione che non appena le mettete giù potrebbero schizzare) e scolatele su carta assorbente. Salate leggermente. Dopo di che mantecate il riso facendolo saltare nella padella e, se necessario, aggiungete ancora un mestolo di brodo. Servite subito decorando con le briciole di rapa rossa, le briciole di pane alle alici rimaste ed il basilico fritto. Buon appetito e buona settimana, Valerie :)

Fonte: unpizzicodinocemoscata.blogspot.it

Milano capitale del mondo. L'Italia una grande casa che si apre per ospitare e mettere a tavola. Cosa può desiderare di più una che ama cucinare? Che sia un'iniziativa autentica, vera, nelle sue intenzioni e nei suoi modi. Che sia come una tavolata lunga sei mesi, che apre con la simpatia frizzante di un aperitivo che vuol mettere tutti a proprio agio, il calore di un primo che parli dell'energia che c'è dietro le persone che amano il cibo e fanno di esso poesia. Non a caso, apre Bottura. Una tavolata che prosegue con la sostanza di un secondo che dice la fatica e il sudore di chi le mani nella terra le mette per davvero. Che si contorni della gioia e del colore che sprizza da frutta e verdura. Che chiuda con la nota dolce di una più giusta distribuzione di cibo nel mondo, un rispetto vero per la terra e i suoi prodotti, un no deciso agli sprechi, la voglia di conoscere nuovi cibi e le persone che sono dietro quei cibi, per incontrarle. Una tavolata dalla quale ci si possa alzare portando a lungo in bocca il sapore di qualcosa fatto insieme, che riguarda tutti, che risveglia quella fede in un mondo buono che sembra scomparso ma forse è solo nascosto e ama muoversi senza farsi notare. Se avessi un angolo per un tavolo dentro ai padiglioni dell'Expo', cosa offrirei ai miei ospiti? Il piatto italiano per eccellenza, la pasta al pomodoro. Semplice vero? Non ne sono sicura. Il segreto: pochi ingredienti di ottima qualità, cottura veloce. Perché questo piatto? Perché in questo piatto non risalta il cuoco, canta la natura, con il grano della pasta, la carnosità dei pomodori del Sud, l'avvolgenza dell'olio extra vergine di oliva, lo sprint dell'aglio, il profumo del basilico. Per una volta l'uomo arretra, il cibo parla da solo. Il mio proposito è di ripetere questa ricetta una volta al mese da qui ad ottobre, declinandola in diverse versioni. E' un piccolo omaggio al mondo che viene a trovarmi a casa mia. SPAGHETTI AL POMODORO 1 per 6 persone: 420 g di spaghettoni di semola Senatore Capppelli bio 500 g pomodori pelati olio evo abruzzese 2 spicchi di aglio pepe foglie di basilico fresco Mettere a bollire l'acqua salata per la pasta. Quando si caleranno gli spaghettoni, scaldare a fuoco basso in una padella, l'olio extra vergine di oliva di buona qualità, con due spicchi di aglio schiacciati e privati del germe centrale. Tagliare i pomodori a filetti, unirli all'olio. Quando mancheranno quattro minuti alla cottura della pasta, trasferire gli spaghettoni nella padella del sugo e sempre a bassa temperatura, in modo che tutti i profumi penetrino nella pasta, arrivare a completare la cottura, mantenendo la pasta al dente. Aggiungere le foglie di basilico lavate e strappate con le mani e servire.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Apro il 2016 con una ricetta festosa e calorica, come piace a me, in occasione della giornata nazionale della Mortadella . Potevo mai mancare? Ormai è un ingrediente che sento mio, visto che metà della mia vita l'ho trascorsa qui, a Bologna, dove la Mortadella viene prodotta da millenni. Per sapere tutto ma proprio tutto sulla mortadella vi rimando al sito Aifb; la mitica Francesca del blog Burro e Zucchero ci racconterà tantissime cose! La ricetta che vi propongo oggi è del mio compagno di corso Davide Balducci, uno dei nostri giovanissimi, che ha già all'attivo diverse esperienze come animatore nei villaggi turistici (doti che ha ampiamente mostrato durante tutto lo scorso anno, per nostra fortuna) e in importanti cucine, come il ristorante La Rosa a San'Agostino (Fe). Il ragazzo riesce sempre a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, come dimostra questa foto di repertorio. Tanti auguri, Baldo e ricordati degli amici, quando aprirai il tuo ristorante in Svizzera :D Balducci e Dio Bottura Ricetta per 4 persone Ingredienti: per lo sformato di mortadella: 250 ml di latte 50 g di farina 50 g di burro 100 g di Parmigiano Reggiano DOP 4 uova 250 g di Mortadella Bologna IGP per lo zabaione di Parmigiano Reggiano DOP 285 g di Parmigiano Reggiano DOP 22 g di zucchero 150 ml di brodo vegetale 4 tuorli d’uovo Inoltre: Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Procedimento: facciamo un roux con burro e farina in parti uguali ( rapporto 1:1). Maciniamo la mortadella, uniamola con il roux, aggiungiamo le uova a due a due alla volta e il Parmigiano Reggiano e amalgamiamo il tutto con una frusta, aggiungendo lentamente il latte. Mettiamo tutto il composto nei pirottini monoporzione o in stampini di silicone precedentemente imburrati o spennellati con olio d’oliva e cuociamoli in forno a bagnomaria e coperti per 20 minuti a 90° C a vapore, poi scopriamoli e lasciamoli in forno senza il vapore 5 minuti a 130° C Prepariamo lo zabaione di Parmigiano reggiano: Facciamo un caramello con 40 g di zucchero bianco in una bastardella a bagnomaria o una padella antiaderente con 10 cl d’acqua. Quando lo zucchero è caramellato, aggiungiamo il brodo e lasciamo raffreddare il tutto. Quando il composto è completamente freddo, aggiungiamo il Parmigiano e solo per ultimo i tuorli d’uovo. Mettiamo il composto in tegame antiaderente con i bordi alti e lasciamolo cuocere a fuoco minimo per 20-30 minuti finché non è omogeneo e cremoso. Servizio: su ogni piatto disponiamo un paio di cucchiai di zabaione, lo sformato di Mortadella e completiamo con alcune gocce di aceto balsamico. Abbinamento consigliato: Lambrusco rosé di Modena spumante DOC metodo classico - Cantina della Volta n.b. Trovate altre sfiziosissime ricette con la mortadella qui (uno sformato di patate) e qui (una deliziosa cotoletta!).

Fonte: bigshade.blogspot.it

Conoscerete tutti Lavazza , e le sue bellissime e funzionali macchine per caffè espresso, oggi ve ne presento una nuova, l'ultima nata.. Bellissima nel design, semplice nell'utilizzo e molto compatta, adatta anche a spazi molto ridotti: Éspria . Éspria funziona con le capsule dell’ampia gamma Lavazza A Modo Mio , in cui sono racchiusi oltre cento anni di passione ed esperienza dell’azienda torinese, per portare nelle case degli italiani il piacere di un espresso sempre perfetto. Qualità superiore e gusto autentico che rendono ogni tazzina un’esperienza unica e indimenticabile. Si chiama Éspria l’ultimo modello della gamma A Modo Mio , realizzata in partnership con Electrolux, leader internazionale degli elettrodomestici. Il suo design moderno ed essenziale rende ancora più piacevole una pausa all’insegna del gusto. Lavazza prosegue, così, nel suo percorso di ricerca e innovazione, continuando a investire nel mercato del caffè “porzionato” e ampliando la gamma del sistema espresso casa A Modo Mio, al fine di garantire un vasto assortimento e la copertura di tutte le fasce di prezzo. Éspria va ad aggiungersi così alle altre macchine Favola, Favola Plus e Favola Cappuccino, oltre all’esclusiva Espressgo, il sistema che permette di preparare l’ espresso A Modo Mio in automobile, in camper, in barca o in qualsiasi altro mezzo che disponga di un attacco di alimentazione a 12 V. La nuova macchina Éspria può contare su un design moderno ed essenziale, che ha la sua carta vincente nelle dimensioni ultra-compatte. DISPONIBILE IN 3 COLORI: Ebony Black Off White Love Red DIMENSIONI: E' profonda solo 32 cm e larga 12,8 cm: piccole dimensioni per grandi performance, un piccolo concentrato di tecnologia per garantire un espresso a regola d’arte. COME FUNZIONA: Le modalità di utilizzo di Éspria sono semplici ed intuitive. La temperatura del caffè erogato viene controllata elettronicamente grazie alla tecnologia della caldaia “Thermoblock” perché sia sempre ottimale (79-83 °C). La quantità di espresso è quella che preferite, grazie al tasto “ Stop & Go ” e alla griglia di acciaio inox regolabile su tre diverse altezze, per tazze di tutte le taglie. La qualità dell’espresso è garantita Lavazza. Éspria funziona, infatti, con le capsule dell’ampia gamma Lavazza A Modo Mio, in cui sono racchiusi oltre cento anni di passione ed esperienza dell’azienda torinese, per portare nelle case degli italiani il piacere di un espresso sempre perfetto. Qualità superiore e gusto autentico che rendono ogni tazzina un’esperienza unica e indimenticabile. A modo Mio offre una varietà di pregiate miscele che soddisfa tutte le sfumature di gusto: Intensamente, Deliziosamente, Cremosamente Dek, Appassionatamente, Divinamente, Magicamente, ¡Tierra! Intenso, Caffè Crema Lungo Dolcemente, Soavemente e la più recente Vigorosamente. Le miscele A Modo Mio sono apprezzate anche dai grandi chef italiani, come Davide Oldani, Massimo Bottura e Antonino Cannavacciuolo. Maggiori informazioni su: http://espria.lavazzamodomio.it/

Fonte: megliounuovooggi.blogspot.it

Ingredienti: per 4 persone 250 g di lardo di Mora Romagnola 200 g di Parmigiano Reggiano 36 mesi 2 spicchi di aglio fresco 3 rametti di rosmarino pepe nero Ogni “azdora” che si rispetti ha la sua ricetta per la piadina romagnola. E cambia, sensibilmente, spostandosi lungo la costa. Più si scende verso le Marche più il “pane di Enea” si assottiglia e si fa leggero nell’impasto. La piadina romagnola sopravvisse fino al medioevo quando, a causa delle tasse sul pane e delle quote di grano da versare al signorotto di turno, il pane divenne sempre meno consumato a favore di queste focaccine che potevano essere preparate anche con farina di altri cereali. Preparazione : 45’ + 1 ora e 30’ di cottura Si impastano gli ingredienti per una decina di minuti, realizzando una palla. Si avvolge la sfera con la pellicola e la si lascia riposare per 15-20 minuti. Si passa poi alla formazione di piccole pagnottelle di circa 100 grammi ognuna (saranno le vostre piadine!), e con il mattarello si formano dischi di uno spessore che può variare a piacere dai 4 agli 8 centimetri (ma anche più sottile, se si preferisce, idem per il diametro: tra i 20 ai 30 centimetri). La piadina si pone sul “testo” (di terracotta, ma se proprio non l’avete potete arrangiarvi con una padella di ghisa o antiaderente, anche se in Romagna non ve lo consiglieranno) e la si punzecchia con la punta della forchetta. Dopo 30 secondi (un minuto al massimo), la si gira. Lo si fa due volte per lato, e poi la si toglie. La si posiziona in verticale (tra due bottiglie, andrà benissimo), affinché non diventi molliccia, lasciandola riposare per un minuto. Poi la si taglia e la si farcisce, mangiandola subito. Per farcirla, spazio alla fantasia. Con il classico ripieno di prosciutto crudo, squacquerone e rucola non si sbaglia. Ma se volete una ricetta gourmet, ecco quella di Massimo Bottura, realizzata per l’ultima edizione di Rimini Street Food. Preparazione: tritare il lardo a coltello fino a ottenerne un battuto. Lavare il rosmarino e ricavarne le foglie. Sbucciare gli spicchi d’aglio fresco, togliendone l’anima. Mettere l’aglio e rosmarino su un tagliere di legno e battere finemente, realizzando una pasta quasi uniforme. Mescolare il trito al battuto di lardo e aggiungere il pepe macinato al momento amalgamando bene. Appena la piadina è pronta stendere il pesto su un lato della piadina. Grattare il Parmigiano non troppo fine sul pesto che sta fondendo. Chiudere la piadina in quattro, come uno spicchio. E mangiarla. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Ecco il mio secondo piatto per il contest “Pasta Bufala e Fantasia! Reinventa la tradizione” organizzato da Le Strade della Mozzarella in collaborazione col Pastificio dei Campi ! Ho raccontato spesso che la partecipazione alla convention Le Strade della Mozzarella 2013 ha rappresentato per me l’inizio di un percorso di crescita gastronomica e culturale, per questo volevo rendere omaggio a questa manifestazione, ai suoi organizzatori e alla loro zona di provenienza, così, oltre alla Mozzarella di Bufala Campana DOP della zona di Paestum, ho scelto di usare i carciofi. I carciofi tondi di Paestum sono una delle tante ricchezze della Campania e sono tutelati dal marchio IGP. Dovendo scegliere un piatto da innovare e rivisitare, ho deciso di partire dai carciofi a “furnacella”, ossia semplicemente arrostiti sulla brace. Semplicità assoluta e un profumo che caratterizza le domeniche mattina invernali nelle strade di campagna della mia regione. Dovevo però trasformare un contorno/antipasto in un primo piatto e ho voluto farlo rispettando più che potevo i protagonisti. Niente cotture strane per la pasta, ma una bollitura delicata che non spezzasse le candele e una cottura al dente, che esaltasse il sapore di grano e la consistenza di questo magnifico prodotto. I carciofi, come tutte le verdure, danno il loro meglio se trattati con delicatezza, così mi sono lanciata nella sfida della cottura sottovuoto a bassa temperatura, che concentra ed esalta i sapori. L’idea di partenza viene niente poco di meno che da Niko Romito, ma la vera difficoltà è realizzarla a casa senza un rooner! I carciofi cotti a bassa temperatura sono morbidi e delicati, per richiamare il profumo dei carciofi a furnacella li ho affumicati in maniera casalinga con rosmarino e foglie di limone e ho completato la consistenza con una sorta di glassatura in padella , anche in questo caso ispirata da Romito, ottenuta senza aggiunta di grassi, semplicemente spennellando i carciofi con una salsa ottenuta dai loro gambi. Incredibile ma vero, grazie all’affumicatura che asciuga la parte esterna dei carciofi, si ottiene una piacevolissima crosticina che contrasta con l’interno morbido delle fette di carciofo. Infine, come esaltare la mozzarella di bufala? Nulla di più semplice: servendola freschissima e a temperatura ambiente, visto che l’ anno scorso a LSDM ho imparato che questo prodotto dà il suo meglio a 18-20°C. Ho scelto di usare una treccia per contrapporre la sua callosità a quella delle candele e creare un gioco di consistenze con la crosticina croccante e l’interno fondente dei carciofi. Per completare il piatto, volevo richiamare i sentori dell’affumicatura, limone e rosmarino, così ho usato le zeste di limone grattugiate che danno un tocco fresco e brioso, il sale affumicato delle Hawaii (per rinforzare l’aroma di furnacella) e un’aria di rosmarino. L’utilizzo dell’aria (la schiumetta bianca che man mano sparisce nel corso della lunghissima sessione fotografica :P ) permette di introdurre l’aroma del rosmarino senza che questo risulti invasivo, se non vi fidate di me, pensate che la usa persino Massimo Bottura nella sua Compressione di Pasta e Fagioli :P L’abbinamento pasta/carciofi/mozzarella era già comparso su questo blog , e in questa versione mi convince ancora di più. I tannini dei carciofi puliscono la bocca dalla grassezza della mozzarella e l’insieme è davvero equilibrato. Inoltre, ho scoperto che il carciofo contiene una sostanza amara, la cinarina, che però inibisce i recettori di amaro, aspro e salato e fa sì che gli altri cibi (ma anche i vini) vengano percepiti come “più dolci”. Ne risulta un’esaltazione della dolcezza della mozzarella in un gioco di sapori e consistenze che mi ha dato davvero soddisfazione. In questo periodo di “studio” per il contest ho scoperto che la cucina moderna è anche il frutto di un processo di alleggerimento e questo piatto è realizzato senza alcun grasso aggiunto. Ho voluto provare a non usare nemmeno il mio adorato olio extravergine di oliva e vi assicuro che, in questo caso, non se ne sente la mancanza perché la mozzarella dona rotondità al piatto e gli oli essenziali del limone e del rosmarino gli danno spessore e complessità. Questo contest è stato un gioco divertente che mi ha permesso di imparare qualcosa di nuovo e di crescere ancora un po’. Candele del Pastificio dei Campi con carciofi e mozzarella di bufala Ingredienti (per una persona) 60 g di pasta tipo “Candele” del Pastificio dei Campi, spezzate a mano ½ carciofo (compreso il gambo) 50 g di Mozzarella di Bufala Campana DOP (freschissima e preferibilmente nel formato treccia) La scorza grattugiata di un limone biologico e non trattato Due rametti di rosmarino Una grossa foglia di limone La punta di un cucchiaino di lecitina di soia Procedimento Pulire i carciofi, privandoli delle foglie esterne più dure e, nel caso sia presente, della barbetta interna. Tagliare il gambo a cubetti e affettare il fiore a fette spesse circa 4 mm, riponendole man mano in una bacinella con acqua e un cucchiaio di farina, in modo da non farli annerire. Sciacquare i carciofi, asciugarli e disporre gambi e fiori separati nelle buste per il sottovuoto, avendo cura di disporli in un solo strato, insieme a qualche ago di rosmarino e un pezzetto di scorza di limone. Creare il sottovuoto nelle buste e sigillarle. Portare alla temperatura di 75°C abbondante acqua in una pentola molto capiente, spostare su una fiamma piccolissima e immergere le buste con i carciofi, assicurandosi che siano coperte di acqua, ma non tocchino il fondo della pentola, coprire con un coperchio e monitorare la temperatura costantemente, regolando la fiamma in modo da non far oscillare la temperatura di più di un paio di gradi. Cuocere a 75°C per circa 90 minuti. Aprire la busta contenente i gambi di carciofo, eliminare rosmarino e scorza di limone e frullare i gambi e l’acqua che avranno rilasciato con un frullatore a immersione. Se necessario, aggiungere altra acqua fino a ottenere un composto dalla consistenza fluida e omogenea. Filtrare attraverso un colino e tenere da parte. Disporre un rametto di rosmarino e la foglia di limone in una padella dal fondo spesso, porla sulla fiamma e coprirla con uno spargifiamma, disporre le fette di carciofo sullo spargifiamma e coprire con un coperchio, lasciar affumicare per dieci minuti, rigirando le fette di carciofo dopo circa sette minuti. Spennellare le fette di carciofo affumicate con la salsa ottenuta frullandone i gambi e passarle in una padella antiaderente ben calda senza alcun condimento, rigirandole per far diventare croccanti entrambi i lati. Frullare un rametto di rosmarino con 50 ml di acqua e la lecitina di soia. Lasciar risposare e, mentre la pasta è in cottura, filtrare il liquido, versarli in un contenitore stretto e alto e montarlo con un frullatore a immersione tenendo il contenitore inclinato e cercando di incorporare quanta più aria è possibile. Cuocere le candele spezzate a mano in abbondante acqua salata e scolarle al dente. Su un piatto caldo disporre un cucchiaio di salsa ai carciofi, quindi alternare le candele, le fette di carciofo glassate e la mozzarella tagliata a fette sottili. Distribuire due o tre cucchiaini di aria di rosmarino sulla pasta (se necessario, frullarla nuovamente prima di disporla sul piatto) e completare il piatto con una spolverata di zeste di limone e una macinata di sale affumicato delle Hawaii. Note La difficoltà maggiore nella preparazione di questo piatto sta nel controllo della temperatura di cottura dei carciofi, armatevi di un buon termometro e di tanta pazienza. Ho utilizzato una macchina per il sottovuoto casalinga (che usiamo per conservare i fichi essiccati al sole che prepariamo in estate e salumi e formaggi) e dei sacchetti che già avevo e, fortunatamente, potevano essere utilizzati anche per la cottura. Controllate sulla confezione dei vostri sacchetti, se possono essere usati anche in cottura, dovreste trovare indicati sia la temperatura massima che il tempo da non oltrepassare per la cottura. È importante gestire bene i tempi in modo da servire la pasta al dente e i carciofi caldi, per questo vi consiglio di preparare l’acqua aromatizzata al rosmarino prima di mettere in cottura la pasta, ma di montarla mentre quest’ultima cuoce, altrimenti si smonterà. Io ho provato a realizzarla sia col frullatore a immersione che con un monta latte (di quelli per preparare il cappuccino) e non ho notato grosse differenze. Se non trovate la treccia (vi assicuro che persino a Napoli non è facile), vi consiglio di usare comunque una pezzatura grande di mozzarella di bufala freschissima, in modo da garantirvi il giusto contrasto di consistenze.

Fonte: anexperimentalcook.blogspot.it

Bella, eh? Che non ho certo avuto bisogno di Montalbano, io, per farmi venire voglia di pasta 'ncasciata, o meglio, come la chiamiamo noi, di pasta al forno. Nella mia famiglia questa è sempre stata, e sempre sarà, la pasta della domenica, la pasta con cui santificare le feste, la pasta da cerimonia, quella che se non c'è non solo non è domenica, ma è pure lunedì. E' lei, la pasta al forno, come ancora la faceva mia nonna, quella siciliana, quella che il buon commissario di Vigata si scofana a tegliate intere in una puntata sì e una pure della serie televisiva, ed è questa la pasta che per me batte persino le lasagne al forno, nonostante il loro ricco e altezzoso ripieno di ragù, formaggio e besciamella. Qui, ragù non ce n'è, e manco c'è un sugo di carne. Ma in compenso, ci sono un'infinità di gioielli rappresentati da piccole e croccanti polpettine, prima preventivamente fritte, grosse poco più di una nocciola, che sono una delizia per gli occhi e per il palato. Ci sono i dadini di melanzana fritta. E poi c'è un semplice sugo rosso, pelati o passata, impreziosito da un po' di basilico. E poi c'è la mozzarella, o il caciocavallo, o anche la provola dolce: la pasta al forno non è come la scienza, lei è democratica, e quindi ogni formaggio che piaccia va bene. E lo dimostrano anche i piselli, che noi mettiamo rigorosamente in scatola. Anzi, io sono talmente abituata a quel gusto di scatolame, che se ci trovassi dei piselli freschi, li troverei sicuramente duri e coriacei. Ovviamente, la versione pura prevede piselli freschi, ma questa è la nostra versione, quindi piselli in scatola. Besciamella sì, ce n'è, ma il giusto, una tazza per una teglia e non un mare, sennò viene fuori una brodazza che sa poi solo più di latte. E quella pasta arrostita sul fondo della teglia, resa croccante dal burro e dal pangrattato con cui si è cosparso il fondo della teglia stessa? Una delizia inimmaginabile, un paradiso, una squisitezza. Quanta ragione hai Bottura, sant'uomo, che glorifichi in tutte le salse la tua"parte croccante della lasagna: questa è la parte arrostita della pasta al forno di mia nonna, e vai tranquillo che non ha nulla da invidiare a nessuno. Ma soprattutto, quello che più conta, ci sono loro, gli immancabili, gli imprescindibili, gli unici: gli ziti. Non me la venite a raccontare che van bene penne, torciglioni, maccheroni e compagnia bella, perché non è vero: per la pasta al forno ci vanno solo ed esclusivamente gli ziti, lunghi, lisci e rotti ad uno ad uno in due o tre pezzi, rigorosamente a mano la domenica mattina, raccogliendo anche i piccoli sfridi triangolari di pasta che cadono e che, messi assieme al resto del condimento, contribuiranno a rendere il piatto speciale. Tac, tac, tac... lo sentite? E' il rumore degli ziti spezzati a mano ad uno ad uno, con calma, con metodo, con la serena lentezza delle mattine dei giorni di festa. E' il mio rumore della domenica. E questa, è la mia, la nostra pasta della domenica. Montalbano, favorisca. E le uova sode? Accidenti, questa non è una pasta, è un pozzo senza fondo di bontà. Per questo, spesso, nella versione veloce e "light" io e mia sorella omettiamo colpevolmente polpettine e uova sode. E' buona lo stesso, certo, però.... E il nome? Cosa vuol dire " 'n casciata"? No, non ha a che vedere con il cacio, con il formaggio, ma dal modo in cui si cuoceva una volta, mettendo la casseruola con la pasta, coperta, sulla brace, su "u 'ncacjo". E qui, la ricetta segreta scritta direttamente dalla depositaria dei segreti culinari di famiglia, mia sorella Laura. PASTA AL FORNO (o pasta 'ncasciata) Per 4/6 persone 400 gr di ziti gr 500 passata di pomodoro 1 tazza di besciamella (circa mezzo litro) 1 lattina di piselli in scatola (ebbene sì). In mancanza, vanno anche bene 300 gr di pisellini freschi 200 gr di formaggi morbidi a piacere tipo mozzarella, caciocavallo o provola non affumicata una melanzana grossa due o tre cucchiaiate di Parmigiano (a piacere fare a metà con pecorino romano) una punta di un cucchiaino di zucchero 2 uova sode una quindicina di polpettone fritte in precedenza poco più grandi di una nocciola basilico, sale, pepe, olio d'oliva e pan grattato olio extravergine di oliva burro Per le polpettine: mezzo chilo di cane macinata di vitello un uovo la mollica di un panino ammollato nel latte e strizzato uno spicchio di aglio, prezzemolo tritato, origano, timo, maggiorana o altre erbette a piacere un cucchiaio di Parmigiano (facoltativo) sale Unire a 400 gr di carne tritata di vitello uno spicchio d'aglio schiacciato, un uovo, la mollica strizzata di un panino o di una fetta di pancarrè preventivamente ammollato nel latte, un cucchiaino di sale, un cucchiaio abbondante di parmigiano (facoltativo), un cucchiaio di prezzemolo tritato, qualche foglia di timo fresco o altre erbette quali maggiorana o origano. Mescolare il tutto, aggiustare di sale, fare delle polpettine grosse poco più di una nocciola e friggere in padella con olio, facendo attenzione di che sia cotto anche l'interno. Per la pasta Preparate la salsa. Soffriggere la cipolla affettata finemente in olio extravergine di oliva, aggiungere i piselli, sale e dopo 5/10 minuti unire la passata, sale, pepe e una punta di un cucchiaino di zucchero per smorzare l'acidità del pomodoro. Cuocere per 15/20 minuti, e a fine cottura aggiungere qualche foglia di basilico. Tagliare la melanzana a cubetti (se si tratta di melanzane tonde violette, non sarà necessario far fare l'acqua sotto sale per eliminare il gusto amaro), friggerli e mettere da parte. Nel frattempo, spezzare con le mani gli ziti in due o tre pezzi e lessarli al dente in acqua bollente salata, compresi i pezzettini che si romperanno. Condire gli ziti, appena scolati (per evitar che si attacchino tra di loro), con il sugo, i formaggi a cubetti, la besciamella, le melanzane fritte, le uova sode a pezzetti e le polpettine. Imburrare una teglia, spolverizzarla di pangrattato e scrollare via l'eccedenza. Rovesciarvi la pasta condita, livellandola con un cucchiaio, e spolverizzarla con il Parmigiano, o anche con il pecorino romano se lo usate, e un paio di cucchiaiate di pangrattato. Unire sulla superficie qualche fiocchetto di burro Infornare nel forno già caldo a 190° C per 30 minuti circa Sfornate, lasciate riposare cinque minuti e servite.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

Il pane è il più comune degli avanzi in casa. Succede spesso di trovarsi con uno o più pezzi e non sapere cosa farci, purtroppo, oggi, il pane già il giorno successivo diventa gommoso o troppo duro. Mi capita di riutilizzarlo nella panzanella o nella pappa al pomodoro, lo uso per le polpette ma troppo spesso anche di buttarlo. La sensibilità verso lo spreco eccessivo di cibo ormai è un dovere verso chi non ne ha e verso il pianeta. Se in casa capita di buttare, nei ristoranti o nelle mense questo è all'ordine del giorno. Uno chef famoso e sognatore ha pensato di coinvolgere tanti dei suoi colleghi per realizzare un libro stupendo proprio sul pane, sul riutilizzo del pane avanzato: Il Pane è Oro di Masimo Bottura. Con Avanzi Tutta di Mag about Food abbiamo realizzato un pò di ricette. Guardate qui

Fonte: ilboscodialici.blogspot.it

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