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Ingredienti 150 g Albume 100 g Cioccolato Bianco 250 g Panettone qb Saba (sciroppo D'uva) 4 g Tuorlo 50 g Zucchero Preparazione Montate 4 gr di tuorli con 50 gr di zucchero e aggiungete 250 gr di panettone frullato bene nel mixer. Sciogliete a bagnomaria 100 gr di cioccolato bianco e unitelo al composto di  panettone. Aggiungete delicatamente 150 gr di albumi montati a neve e versate tutto in 8 cocotte monoporzione imburrate e infarinate. Cuocete in forno a 200? per 6 minuti circa. Bottura serve tutto con la "saba" (la tipica salsa emiliana  di mosto cotto) ben ristretta a fiamma media.

Fonte: donnamoderna.com

Ingredienti 4 n Acciughe O Alici Sotto Sale qb Aceto Bianco 2 sp Aglio 1 n Cotechino 100 g Mollica Di Pane qb Mostarda qb Olio Di Oliva Extravergine 100 g Prezzemolo 700 g Vitello Biancostato 4 n Vitello Guancia 1 n Vitello Lingua 1 n Vitello Testina Preparazione 1 lingua di vitello 4 guance di vitello 1 testina di vitello 1 cotechino 700 gr di biancostato 2 spicchi d'aglio 4 acciughe "mascule di serragghia" (presidio Slow Food) 100 gr di mollica di pane aceto di vino bianco biologico 100 gr di prezzemolo olio extravergine d'oliva mostarda di mele campanine   Il bollito di Bottura e cotto sottovuoto a bagnomaria nello speciale forno misto vapore a 75? per 12 ore. In alternativa potete cuocere le carni in acqua bollente: biancostato e lingua per 2 ore, guance per 3 ore, testina per 5 ore, cotechino (da cuocere separatamente in acqua fredda) per 4 ore. Nel frattempo frullate nel mixer l'aglio, le acciughe e la mollica di pane rinvenuta nell'aceto. Aggiungete un po' d'olio extravergine d'oliva, il prezzemolo, sale e altro olio fino alla consistenza desiderata. Lavorate rapidamente per non scaldare la salsa. Servite la carne con la salsa verde e la mostarda di mele.

Fonte: donnamoderna.com

Semplici da fare ed ottime da mangiare! Preparatele per una merenda, per la colazione, per un buffet di dolci o per un pic nic all'aria aperta. Volete mettere, poi, riuscire a far mangiare la ricotta a dei bambini? L'ho già camuffata (con successo, devo dire) proprio qui . E se proprio non vi piace la farina integrale non fatevi problemi ad usare solo la 00 come ha fatto lei , che mi ha dato lo spunto per questi dolcetti!! Mani in pasta, forza, è l'ora delle ciambelline!!! "Ciambelline alla ricotta e cioccolato" Ingredienti per 20 ciambelline: 250 gr zucchero 1 uovo 100 ml latte 125 gr ricotta di Bufala 300 gr farina 00 50 gr farina di grano saraceno 1/2 bustina di lievito per dolci 50 gr burro 100 gr cioccolato fondente a scaglie scorzetta di un limone biologico Montiamo lo zucchero con l'uovo fino a farlo diventare spumoso (cambierà colore, passando da un giallo intenso ad un quasi bianco). Aggiungiamo il burro fuso e facciamo amalgamare, poi il latte e la ricotta di bufala e la buccia del limone. Setacciamo le farine con il lievito e aggiungiamo al composto amalgamando il tutto. Riempiamo le formine per le ciambelline aiutandoci con un cucchiaino. Ricordiamoci di non superare di troppo la metà di ogni stampo. Cuociamo in forno statico a 170° per 25 minuti circa. La mia colazione! Con questa ricetta partecipo al contest Gusto e Salute del blog Cuoco per Caso Rosa "Le contaminazioni sono per me un punto di partenza e non di arrivo, vanno avvicinate con curiosità e saggezza" Massimo Bottura

Fonte: cookinginrosa.blogspot.it

Un giorno mi capitò di leggere un'intervista ad un cuoco (di cui, purtroppo, non ricordo il nome) che spiegava come riuscisse a volare lontano con la mente e con l'immaginazione pur lavorando in una piccola cucina di un ristorante sperduto in un paesino italiano. Ecco, io questo chef, lo capisco a pieno. Perché la cucina è evasione, cucinare apre la mente ed un pochettino anche il cuore. Come vi avevo anticipato nel post precedente ho iniziato a lavorare in un ristorante da quasi un mese, non è importante saperne il nome o dire quale sia il suo piatto forte. È però importante dire che è da questo momento che inizi a capire se cucinare ti piace davvero, al cento per cento. Perché finché cucinavo a casa, anche per dieci persone, ero io a deciderlo. Io decidevo se volevo fare quella cena, io decidevo cosa fare e come farlo. Concepivo la cucina come puro divertimento. Certo, un po' di sacrificio c'era, perché quando ti impegni a fondo in qualcosa è impossibile che non ci sia sacrificio ma, certamente, non lo avvertivo principalmente come tale. Iniziare a lavorare in una cucina professionale significa fare ciò che ti dicono gli altri, che ti piaccia o no, significa umiltà (e credere di averne tanta è fin troppo facile!!), significa pensare di saper fare qualcosa e venire smentiti subito dopo, significa accettare critiche e ricominciare sempre, da capo, senza arrendersi mai. Significa sacrificio. Però, allo stesso tempo, non rinuncerei mai a quel sacrificio. E qui sta il punto. In questo mese di lavoro ho sbagliato (a volte nella pratica, a volte nell'atteggiamento) ma non ho mai pensato che sarebbe stata "troppo dura" per andare avanti o che sarebbe stato più facile rinunciare. La strada per inseguire i propri sogni è ripida sopratutto all'inizio ed io ora mi sento come Dante nel Paradiso Terreste: la vera e propria "scalata" non è ancora iniziata ma ho sicuramente già compiuto il primo passo. Nel frattempo, come vi avevo già anticipato, sfrutto i giorni liberi per continuare a sperimentare a casa ed uno dei miei ultimi "esperimenti" ve lo propongo proprio oggi. Personaggio principale di questo bel piatto: la triglia! Un pesce che non avevo mai considerato troppo ma che, una volta scoperto, dà grandissime soddisfazioni. Poche spine, polpa soda e dolce ed un colore che parla da solo. Tutte queste meravigliose caratteristiche insieme hanno contribuito a renderla un vero must nell'alta ristorazione: a partire da Massimo Bottura con la sua "Triglia alla livornese" (simbolo di Identità Golose 2015) fino ad un bellissimo piatto che ho visto proprio nella cucina del ristorante in cui lavoro. Un piatto di cui non conosco la ricetta, né il sapore.. Non ho nemmeno provato a rifarlo, ma mi è bastato vederlo ed innamorarmi di quel rosa/rosso acceso per pensare "devo fare la triglia!". Come? Lo vediamo subito! Triglia farcita alla Mediterranea con purè all'aglio dolce e salsa di pomodoro. Ingredienti per 6 persone: 6 triglie di scoglio olive taggiasche alici sott'olio capperi sotto sale 1 kg di patate 1 testa d'aglio 6 cucchiai di passata di pomodoro sale q.b. latte q.b. 2 cucchiai di parmigiano grattugiato 2 noci di burro olio e.v.o. q.b. Come prima cosa occupatevi delle triglie: nel caso in cui non fossero già perfettamente pulite squamatele (le squame verranno via molto facilmente anche solo usando le mani), evisceratele ed asciugatele. Con un coltello sfilettapesce dividete il pesce a metà (eliminando la colonna vertebrale con le relative spine) tenendolo però unito per la coda. In questo modo risulterà facile da farcire e manterrà anche la sua forma originaria. Preparate il ripieno: in un mixer tritate le olive taggiasche private del nocciolo, i capperi sotto sale ben sciacquati sotto acqua fredda, le alici, un po' d'olio delicato e un goccio d'acqua. Otterrete un composto piuttosto sapido, tenete presente che è una farcia quindi deve risultare un filo più salata del normale, nel caso lo trovaste troppo forte allungatelo ancora con un po' d'acqua. Ora potete passare al purè, ci tengo a specificare che in questo caso l'aglio è "dolce" non perché fatto bollire più volte nel latte ma perché viene cotto lungamente nel forno, questo rende il sapore meno forte e pungente riducendo l'aglio in una saporita purea. Prendete dunque la testa d'aglio intera e mettetela in forno a 140/150 gradi per un'oretta. Fate cuocere le patate (facendo attenzione che siano tutte della stessa grandezza) in pentola a pressione fino a che non risulteranno morbide. Eliminate la buccia e schiacciate le patate con uno schiacciapatate, ponete su fuoco basso, mescolate con una frusta e iniziate ad aggiungere il latte ben caldo, procedete poco alla volta in modo da ottenere un composto cremoso ma non troppo liquido. Tirate fuori l'aglio dal forno e schiacciate gli spicchi, la purea d'aglio uscirà facilmente. Mantecate il purè con il parmigiano, il burro e l'aglio, girate bene e lasciate riposare con il coperchio per qualche minuto. Intanto scaldate in un pentolino la passata di pomodoro (se dovete comprarla io vi consiglio la Mutti, a mio parere la migliore) e poi tenete in caldo. Farcite le triglie con il ripieno (senza esagerare), richiudetele bene, condite con un filo d'olio e infornate a 180 gradi ventilato per 2/3 minuti. Siete pronti per impiattare: fate una striscia di pomodoro sul piatto con un cucchiaio, ponete a un'estremità della striscia il purè all'aglio e dall'altra la triglia appena sfornata. Servite subito. Perdonatemi la foto non bellissime ma ho preparato questo piatto per una cena e la luce non era delle più favorevoli. Buon inizio di settimana, Valerie :)

Fonte: unpizzicodinocemoscata.blogspot.it

Sono giorni un po' di corse questi, in cui il tempo da dedicare ai miei hobby di certo non abbonda.....non ho tempo di leggere, e mi dispiace molto, non ho tempo di provare nuovi cosmetici fai da te (e sì che sono tornata dal Marocco carica di "ingredienti" interessanti!), non ho tempo di dedicarmi ai miei piccoli angoletti del fai da te (anche se avrei duemila progetti), non ho soprattutto tempo di dedicarmi alla cucina con la calma e l'attenzione che la preparazione di piatti un po' più elaborati richiederebbe. L'altro giorno poi mi è arrivata una mail che mi segnalava una bellissima iniziativa, la Parmigiano Reggiano Night , che si terrà il 27 ottobre. Si tratta della prima cena web 2.0 della storia, di una serata virtuale completamente dedicata a una delle eccellenze del nostro Paese. In tutta Italia, da Nord a Sud, da Aosta a Siracusa, tutte le famiglie e gli amanti del Parmigiano saranno invitate a preparare una ricetta a scelta tra le numerose proposte del sito del Parmigiano Reggiano. Per chi invece avesse voglia di cimentarsi in una ricetta più elaborata c'è la possibilità di provare il Risotto cacio e pepe, ideato del celebre chef Massimo Bottura appositamente per la Parmigiano Reggiano Night. Lo scopo di questa iniziativa è quello di dare un contributo di solidarietà, metaforica e reale, alle famiglie interessate dal sisma dell'Emilia. Grazie al riso, cibo umile ma nutriente, protagonista della ricetta proposta dallo chef, e grazie al Parmigiano Reggiano, simbolo di una terra laboriosa e silenziosa, la Parmigiano Reggiano Night coinvolgerà uomini e donne, grandi e piccini, veneti e siciliani, abruzzesi e piemontesi, in un fantastico evento reso indimenticabile dal sapore della solidarietà. Date queste premesse per me era impossibile non aderire, ma tristemente non ho avuto modo nè di preparare una delle ricette proposte dal sito del Parmigiano Reggiano, nè tantomeno il capolavoro dello chef. Volevo però dare il mio contributo e così mi sono inventata un piatto per questo evento, in cui ho voluto mantenere l'accoppiata riso-Parmigiano. Eccolo: Tempo di preparazione: 30 minuti Ingredienti per 2 persone: 200 gr. di riso Carnaroli alcune cimette di broccolo una fetta di prosciutto semidolce tagliata spessa mezzo bicchiere di vino bianco un bicchiere di latte mezza cipolla 25 gr. di burro un cucchiaio di farina noce moscata brodo vegetale q.b. sale e pepe q.b. abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato In una casseruola far imbiondire la cipollina tritata in 10 gr. di burro. Unire il riso, farlo tostare fino a che non diventerà lucido, quindi sfumare con del vino bianco. A questo punto unire al riso le cimette di broccoli, lavate e ridotte in pezzettini, salare e portare a cottura aggiungendo via via del brodo vegetale caldo e mescolando spesso. Intanto preparare la crema di Parmigiano. In una ciotola mescolare accuratamente 10 gr. di burro a temperatura ambiente e un cucchiaio di farina. In un pentolino far scaldare il latte, farvi sciogliere il Parmigiano, legare con la crema di burro e farina ed insaporire con una piccola spolverata di noce moscata. Per le briciole invece, sminuzzare con la mezzaluna o con il tritatutto il prosciutto e farlo rosolare in una padella antiaderente senza aggiungere nè olio nè burro. Quando il risotto sarà cotto, farlo mantecare con cinque grammi di burro e una manciata di Parmigiano, quindi servirlo irrorato dalla salsa al formaggio e cosparso con le briciole croccanti di prosciutto. A piacere una macinata di pepe fresco. Buona Parmigiano Reggiano Night a tutti!

Fonte: thedreamingseed.blogspot.it

Massimo Bottura Osteria Francescana È senza dubbio tra i più colti chef del nostro Paese e del panorama internazionale, amante della storia (non solo gastronomica), collezionista d'arte contemporanea, raffinato intenditore di musica e appassionato di design. Massimo Bottura in un momento d'oro della sua carriera in cui poteva 'sedersi' a godere i frutti del successo (la sua Osteria Francescana a Modena ha conquistato il vertice della guida Espresso, le tre stelle Michelin e la quinta posizione nella classifica World's 50 Best Restaurants stilata ogni anno dal britannico Restaurant Magazine), sceglie in un certo qual modo di ri-cominciare. "Noi abbiamo interpretato la terza stella Michelin come un punto di partenza, non come un punto di arrivo." Dicono infatti Massimo Bottura e la moglie Lara Gilmore. Anche perché, come ama ripetere lo chef, nel suo futuro c'è altro futuro. Così l'Osteria Francescana dopo la chiusura per ferie - che sono state in realtà un periodo di lavoro, sia pur diverso dalla cucina - è pronta per la riapertura del 5 settembre con una nuova veste, dove sempre più l'alta cucina avanguardista incontra l'arte contemporanea. Ciò vuol dire che assaporare capolavori del gusto come il Capitone laccato o l' Omaggio a T. Monk , come l' Aulla in carpione o il Caldo e freddo di zuppa inglese , avverranno in un piccolo prezioso museo. Cioè tra opere come " Turisti " di Cattellan, i piccioni impagliati esposti alla Biennale di Venezia del 96, " Il sacco del pattume" di Gavin Turk, le "Carte e pennarelli" di Ceal Floyer con Conduct di Peter Halley, "Tavolo con bicchieri senza titolo" di Carlo Benvenuto, "La Vie en Rose" di Francesco Vezzoli , " Globale " di Mario Schifano. Le opere ovviamente non sono affastellate a caso, ma riportano al ricorrente tema nello stile di Bottura della natura e della cultura: ne sono esempi la fotografia aerea di Roma di Grazia Toderi e una serie di paesaggi islandesi di Olafur Elison. Opere invece come " Half a sailboat painting " di Johnatan Borofsky (un dipinto letteralmente tagliato a metà) e quelle di Greggory Crewdson richiamano l'approccio spesso ludico e apparentemente irriverente dello chef alla cultura contemporanea. I lavori di ripristino del locale - sottolineano Massimo e Lara Bottura - sono iniziati a gennaio 2012 con la costruzione di una spaziosissima cucina e un'elegantissima cantina, ricavate in un edificio adiacente al ristorante. Il progetto, nato dalla collaborazione tra i cuochi dell'Osteria Francescana e la MBM di Reggiolo dell'Emilia, è un continuum con la storia e il territorio del ristorante, a partire dalla scelta della ceramica in grande formato (preparato dalla Lea Ceramica e dalla Savoia di Sassuolo) dal colore terroso tendente al sottobosco e all'ostrica, arrivando a un abbinamento classico terra e mare. Tutta del territorio anche l'attrezzatura utilizzata e testata in cucina, dalla "rivoluzionaria" creazione dell'azienda modenese Hotmix Pro, un frullatore che può arrivare dai 100 gradi ai -20, all'abbigliamento del personale firmato Giblors (e si rimane in provincia di Modena), azienda artigianale peraltro duramente colpita dal recente terremoto. Nel mese di Agosto, due fratelli, Luca e Cristian Guidetti, con un nutrito gruppo di artigiani locali, coordinati da Massimo Morandi dell'omonima azienda, ha riposizionato l'ingresso all'originale civico 22. Una riflessione rivolta al futuro senza mai dimenticare il passato, questi lavori di rinnovamento valorizzano la storia inserendo il meglio del moderno design italiano. Catia Baccolini, l'interior designer che da sempre ha lavorato con lo chef, ha progettato l'entrata come un gioiello con vetri opachi a tutta parete circondate da tagli di marmo peruviano color Terra di Siena. Lo spazio dedicato all'accoglienza, come un salotto, è firmato dalla casa vicentina Bottega Veneta con mobili in pelle identificati dal classico intreccio BV. Lo chef e l'interior designer hanno scelto toni di grigio e azzurro polverosi, intensi e pastello per i muri, con colori di Farrow & Ball in vendita nel negozio situato a due passi dall'Osteria sul largo San Francesco a Modena. La cucina economica ha selezionato una ricetta classica dello chef Massimo Bottura, compressione di pasta e fagioli Per il brodo di cappone 1 bicchiere di Sauternes 700 g cappone pulito e tagliato in pezzi 1 sedano 1 carota 1 cipolla bianca 200 g croste di grana bouquet garni con pepe nero, alloro e un rametto di timo Sale Versare il bicchiere di vino nell’acqua fredda e immergervi il cappone. Pulire le verdure e inserirelenella pentola con gli odori. Spazzolare le croste di grana e far sobbollire schiumando ripetutamente. Ridurre del 50% e filtrare. Per la crème royale 50 g foie gras 20 g cotica di zampone cotta 20 g fagioli borlotti 20 g brodo di cappone e croste di grana ristretto 10 g fondo bruno 1 tuorlo d’uovo Pulire il foie gras dalle impurità. Inserire gli ingredienti nel thermomix e frullare velocemente, passare al setaccio e incorporare il tuorlo. Versare il composto in piccoli bicchieri one shot e cuocere in forno a 90°C per circa 45 minuti. Per il radicchio 30 g radicchio 1 goccio di lambrusco di Castelvetro 10 g pancetta sminuzzata Olio extravergine d’oliva Sminuzzare il radicchio. In una casseruola di rame versare un filo d’olio e la pancetta, saltarla brevemente e subito dopo inserire il radicchio. Sfumare con il lambrusco e terminare la cottura. Per i maltagliati Croste di grana Recuperare la crosta dal brodo, spazzolarla e farla bollire. Tagliarla all’affettatrice quando ancora calda e sagomarla con il coltello per ottenere dei maltagliati. Lasciar raffreddare a temperatura ambiente. Per la crema di fagioli 50 g fagioli borlotti già sgusciati 1 bicchierino di malvasia Sorriso di cielo La Tosa 20 g cipolla bianca 20g carota 20 g sedano 20 g pancetta Bouquet aromatico con mezzo rametto di rosmarino e un paio di foglie di salvia Brodo di cappone Preparare una brunoise con il sedano, la carota e la cipolla. In una casseruola scottare la pancetta e successivamente aggiungere il trito. Soffriggere per un attimo e unire i fagioli, sfumare con la malvasia. Aggiungere il bouquet aromatico e poco alla volta il brodo caldo e cuocere per una trentina di minuti. Togliere il bouquet e frullare nel thermomix perfezionando la consistenza con il brodo rimasto. Per l’aria di rosmarino 50 g rosmarino Zucchero 1,5 g lecitina Centrifugare il rosmarino con l’acqua ghiacciata, passare al colino, aggiustare di zucchero e incorporare la lecitina per montare l’aria. Presentazione Prendere il bicchierino con la crème royal, adagiarvi sopra un po’ di radicchio brasato, un po’ di maltagliati e coprire con la crema di fagioli ben calda. Ultimare con un cucchiaino di aria di rosmarino. credit/osteria francescana.it/repubblica.it

Fonte: lacucinaeconomica.blogspot.it

Magari fossero i tortellini di Massimo Bottura! Sono solo un mio tentativo di imitazione mediato da Dissapore . I tortellini li so fare ma ho voluto seguire questa ricetta leggermente diversa dalla mia nelle dosi del ripieno. Poi ho voluto fare una cosa bella a vedersi e ho ridotto le misure della pasta: un tortellino il cui ripieno si posa su un fazzolettino di pasta di 2 cm per 2 cm non è un tortellino, è un gioiellino e come tale è stato apprezzato. Inserisco anche la ricetta della crema, che purtroppo non ho fotografato, anche se l'ho sentita un po' troppo invadente sul sapore dei tortellini. Mi sa che prima o poi ci dovrò andare davvero dal signor Massimo per capire come sono questi tortellini!! TORTELLINI IN CREMA DI PARMIGIANO DI MASSIMO BOTTURA per 8 persone: per la pasta: 4 uova 400 g farina 00 1 pizzico di sale per il ripieno: 100 g lonza di maiale 100 g di prosciutto crudo 100 g di mortadella 60 g parmigiano Reggiano 2 uova sale e noce moscata brodo di carne per la cottura per la crema: 300 g di Parmigiano reggiano 24 mesi (io 30 mesi) 200 g panna fresca Per la pasta: impastare tutto nella planetaria e lasciar riposare coperta da una ciotola per 1 ora. Ripieno: tagliare la lonza a striscioline poi saltarla in una padella antiaderente caldissima. In un tritacarne macinare lonza, il suo sugo, prosciutto e mortadella, poi unire sale, noce, uova e formaggio e amalgamare molto bene con le mani. Tirare la sfoglia, ricavare i quadratini di 2 cm per 2 cm, mettere al centro il ripieno e richiuderli prima a triangolo unendo i vertici opposti del quadrato, poi unendo gli alti due vertici attorno al dito indice. Lasiar riposare sopra alle griglie asciugapasta e coprire con un canovaccio quando saranno ben seccati Per la crema; portare la panna a 60°, unire il Parmigiano e ridurre il tutto a crema con un mixer. Riportare sul fuoco fino a 80° e condire i tortellini già immersi in brodo bollente e scolati.

Fonte: fatemicucinare.blogspot.it

Ingredienti: per 4 persone 250 g di lardo di Mora Romagnola 200 g di Parmigiano Reggiano 36 mesi 2 spicchi di aglio fresco 3 rametti di rosmarino pepe nero Ogni “azdora” che si rispetti ha la sua ricetta per la piadina romagnola. E cambia, sensibilmente, spostandosi lungo la costa. Più si scende verso le Marche più il “pane di Enea” si assottiglia e si fa leggero nell’impasto. La piadina romagnola sopravvisse fino al medioevo quando, a causa delle tasse sul pane e delle quote di grano da versare al signorotto di turno, il pane divenne sempre meno consumato a favore di queste focaccine che potevano essere preparate anche con farina di altri cereali. Preparazione : 45’ + 1 ora e 30’ di cottura Si impastano gli ingredienti per una decina di minuti, realizzando una palla. Si avvolge la sfera con la pellicola e la si lascia riposare per 15-20 minuti. Si passa poi alla formazione di piccole pagnottelle di circa 100 grammi ognuna (saranno le vostre piadine!), e con il mattarello si formano dischi di uno spessore che può variare a piacere dai 4 agli 8 centimetri (ma anche più sottile, se si preferisce, idem per il diametro: tra i 20 ai 30 centimetri). La piadina si pone sul “testo” (di terracotta, ma se proprio non l’avete potete arrangiarvi con una padella di ghisa o antiaderente, anche se in Romagna non ve lo consiglieranno) e la si punzecchia con la punta della forchetta. Dopo 30 secondi (un minuto al massimo), la si gira. Lo si fa due volte per lato, e poi la si toglie. La si posiziona in verticale (tra due bottiglie, andrà benissimo), affinché non diventi molliccia, lasciandola riposare per un minuto. Poi la si taglia e la si farcisce, mangiandola subito. Per farcirla, spazio alla fantasia. Con il classico ripieno di prosciutto crudo, squacquerone e rucola non si sbaglia. Ma se volete una ricetta gourmet, ecco quella di Massimo Bottura, realizzata per l’ultima edizione di Rimini Street Food. Preparazione: tritare il lardo a coltello fino a ottenerne un battuto. Lavare il rosmarino e ricavarne le foglie. Sbucciare gli spicchi d’aglio fresco, togliendone l’anima. Mettere l’aglio e rosmarino su un tagliere di legno e battere finemente, realizzando una pasta quasi uniforme. Mescolare il trito al battuto di lardo e aggiungere il pepe macinato al momento amalgamando bene. Appena la piadina è pronta stendere il pesto su un lato della piadina. Grattare il Parmigiano non troppo fine sul pesto che sta fondendo. Chiudere la piadina in quattro, come uno spicchio. E mangiarla. Se ti è piaciuta la ricetta, iscriviti al feed cliccando sull’immagine per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog: Trovato questo articolo interessante? Condividilo sulla tua rete di contatti Twitter, sulla tua bacheca su Facebook o semplicemente premi "+1" per suggerire questo risultato nelle ricerche in Google, Linkedin, Instagram o Pinterest. Diffondere contenuti che trovi rilevanti aiuta questo blog a crescere. Grazie! CONDIVIDI SU!

Fonte: lacucinadisusana.blogspot.com.ar

Bella, eh? Che non ho certo avuto bisogno di Montalbano, io, per farmi venire voglia di pasta 'ncasciata, o meglio, come la chiamiamo noi, di pasta al forno. Nella mia famiglia questa è sempre stata, e sempre sarà, la pasta della domenica, la pasta con cui santificare le feste, la pasta da cerimonia, quella che se non c'è non solo non è domenica, ma è pure lunedì. E' lei, la pasta al forno, come ancora la faceva mia nonna, quella siciliana, quella che il buon commissario di Vigata si scofana a tegliate intere in una puntata sì e una pure della serie televisiva, ed è questa la pasta che per me batte persino le lasagne al forno, nonostante il loro ricco e altezzoso ripieno di ragù, formaggio e besciamella. Qui, ragù non ce n'è, e manco c'è un sugo di carne. Ma in compenso, ci sono un'infinità di gioielli rappresentati da piccole e croccanti polpettine, prima preventivamente fritte, grosse poco più di una nocciola, che sono una delizia per gli occhi e per il palato. Ci sono i dadini di melanzana fritta. E poi c'è un semplice sugo rosso, pelati o passata, impreziosito da un po' di basilico. E poi c'è la mozzarella, o il caciocavallo, o anche la provola dolce: la pasta al forno non è come la scienza, lei è democratica, e quindi ogni formaggio che piaccia va bene. E lo dimostrano anche i piselli, che noi mettiamo rigorosamente in scatola. Anzi, io sono talmente abituata a quel gusto di scatolame, che se ci trovassi dei piselli freschi, li troverei sicuramente duri e coriacei. Ovviamente, la versione pura prevede piselli freschi, ma questa è la nostra versione, quindi piselli in scatola. Besciamella sì, ce n'è, ma il giusto, una tazza per una teglia e non un mare, sennò viene fuori una brodazza che sa poi solo più di latte. E quella pasta arrostita sul fondo della teglia, resa croccante dal burro e dal pangrattato con cui si è cosparso il fondo della teglia stessa? Una delizia inimmaginabile, un paradiso, una squisitezza. Quanta ragione hai Bottura, sant'uomo, che glorifichi in tutte le salse la tua"parte croccante della lasagna: questa è la parte arrostita della pasta al forno di mia nonna, e vai tranquillo che non ha nulla da invidiare a nessuno. Ma soprattutto, quello che più conta, ci sono loro, gli immancabili, gli imprescindibili, gli unici: gli ziti. Non me la venite a raccontare che van bene penne, torciglioni, maccheroni e compagnia bella, perché non è vero: per la pasta al forno ci vanno solo ed esclusivamente gli ziti, lunghi, lisci e rotti ad uno ad uno in due o tre pezzi, rigorosamente a mano la domenica mattina, raccogliendo anche i piccoli sfridi triangolari di pasta che cadono e che, messi assieme al resto del condimento, contribuiranno a rendere il piatto speciale. Tac, tac, tac... lo sentite? E' il rumore degli ziti spezzati a mano ad uno ad uno, con calma, con metodo, con la serena lentezza delle mattine dei giorni di festa. E' il mio rumore della domenica. E questa, è la mia, la nostra pasta della domenica. Montalbano, favorisca. E le uova sode? Accidenti, questa non è una pasta, è un pozzo senza fondo di bontà. Per questo, spesso, nella versione veloce e "light" io e mia sorella omettiamo colpevolmente polpettine e uova sode. E' buona lo stesso, certo, però.... E il nome? Cosa vuol dire " 'n casciata"? No, non ha a che vedere con il cacio, con il formaggio, ma dal modo in cui si cuoceva una volta, mettendo la casseruola con la pasta, coperta, sulla brace, su "u 'ncacjo". E qui, la ricetta segreta scritta direttamente dalla depositaria dei segreti culinari di famiglia, mia sorella Laura. PASTA AL FORNO (o pasta 'ncasciata) Per 4/6 persone 400 gr di ziti gr 500 passata di pomodoro 1 tazza di besciamella (circa mezzo litro) 1 lattina di piselli in scatola (ebbene sì). In mancanza, vanno anche bene 300 gr di pisellini freschi 200 gr di formaggi morbidi a piacere tipo mozzarella, caciocavallo o provola non affumicata una melanzana grossa due o tre cucchiaiate di Parmigiano (a piacere fare a metà con pecorino romano) una punta di un cucchiaino di zucchero 2 uova sode una quindicina di polpettone fritte in precedenza poco più grandi di una nocciola basilico, sale, pepe, olio d'oliva e pan grattato olio extravergine di oliva burro Per le polpettine: mezzo chilo di cane macinata di vitello un uovo la mollica di un panino ammollato nel latte e strizzato uno spicchio di aglio, prezzemolo tritato, origano, timo, maggiorana o altre erbette a piacere un cucchiaio di Parmigiano (facoltativo) sale Unire a 400 gr di carne tritata di vitello uno spicchio d'aglio schiacciato, un uovo, la mollica strizzata di un panino o di una fetta di pancarrè preventivamente ammollato nel latte, un cucchiaino di sale, un cucchiaio abbondante di parmigiano (facoltativo), un cucchiaio di prezzemolo tritato, qualche foglia di timo fresco o altre erbette quali maggiorana o origano. Mescolare il tutto, aggiustare di sale, fare delle polpettine grosse poco più di una nocciola e friggere in padella con olio, facendo attenzione di che sia cotto anche l'interno. Per la pasta Preparate la salsa. Soffriggere la cipolla affettata finemente in olio extravergine di oliva, aggiungere i piselli, sale e dopo 5/10 minuti unire la passata, sale, pepe e una punta di un cucchiaino di zucchero per smorzare l'acidità del pomodoro. Cuocere per 15/20 minuti, e a fine cottura aggiungere qualche foglia di basilico. Tagliare la melanzana a cubetti (se si tratta di melanzane tonde violette, non sarà necessario far fare l'acqua sotto sale per eliminare il gusto amaro), friggerli e mettere da parte. Nel frattempo, spezzare con le mani gli ziti in due o tre pezzi e lessarli al dente in acqua bollente salata, compresi i pezzettini che si romperanno. Condire gli ziti, appena scolati (per evitar che si attacchino tra di loro), con il sugo, i formaggi a cubetti, la besciamella, le melanzane fritte, le uova sode a pezzetti e le polpettine. Imburrare una teglia, spolverizzarla di pangrattato e scrollare via l'eccedenza. Rovesciarvi la pasta condita, livellandola con un cucchiaio, e spolverizzarla con il Parmigiano, o anche con il pecorino romano se lo usate, e un paio di cucchiaiate di pangrattato. Unire sulla superficie qualche fiocchetto di burro Infornare nel forno già caldo a 190° C per 30 minuti circa Sfornate, lasciate riposare cinque minuti e servite.

Fonte: alcaffedelapaix.blogspot.it

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